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20110919

La 'mmìdia


La 'mmidia = l'invidia (letterale) . . . praticamente il "malocchio"


Una volta (ma forse ancora adesso), da queste parti, se qualcuno aveva un mal di testa persistente, se un bambino era particolarmente vivace, se due innamorati stavano attraversando un periodo di crisi, se un uomo non era più "prestante" sia a casa che al lavoro o se una donna era fiacca, depressa, maliconica . . . era chiaro che qualcuno gli aveva fatto la 'mmìdia.

Quando la persona era colpita dalla 'mmìdia, bisognava intervenire in fretta. Il rimedio veniva chiamato "far passare la mmìdia" e veniva praticato da donne che avevano la "dote" e che sapevano le parole adatte . . . tramandate da madre a figlia.

La prevenzione contro la 'mmìdia consisteva nel tenere un profilo basso (quello che adesso chiamano " understatement " . . . così da non farsi "invidiare", oppure, nel tenere addosso una manciata di sale, un qualcosa di rosso (come un fiocchetto rossso nella carozzella del neonato), meglio se di corallo da qui l'usanza di regalare ai bambini appena nati un braccialettino con del corallo.

20110822

Pantafa


Pantafa (o Pandafa) = Entità sconosciuta che ti soffoca mentre dormi

Si dice "sci comme na pantafa mamma mia oh!!!" di qualcuno che è insistente, che ci ronza intorno che ci toglie il fiato. Proprio come la mitica "Pantafa" che ti si siede sul petto quando dormi e ti ruba il respiro!
Io credo che sia una storpiatura di "fantasma" . . . infatti, quelli che l'hanno provata riferiscono che se riesci a svegliarti, la vedi scappare via lungo i muri o sul soffitto . . . c'è anche qualcuno che dice: "a m'ha pijato e te giuro che gn'è bella per niente. . . nun putì resperà e nun me movevo!!!" Ma c'è qualcun'altro che consiglia: "magna de meno senno te vene la pandafa!"

20110705

Cerqua

cerqua (s.f.) | quercia

Dopo aver letto il post precedente (drénto) ho ricordato uno dei primi "scontri" col dialetto Sambenedettese . . . eravamo in compagnia, l'Uomodellamiavita, alcuni amici suoi con moglie e fidanzate ed io, a prendere qualcosa al bar era una sera d'estate, se parlavano in dialetto non capivo niente e loro mi traducevano . . . ad un certo punto, dopo una serie di battute ironiche, uno dice "La sinde cerqua? L'accett(e) tajia!" e tutti giù a ridere . . . io perplessa me ne sto zitta. Due o tre tra i commensali chiede se ho capito, al mio diniego, spiegano "La senti quercia? L'accetta taglia!" (che dovrebbe corrispondere a "battere la sella per far capire all'asino").

Altri proverbi che hanno per protagonista la "cerqua" e che ho imparato negli anni: La cèrqua n(e)n fa le melaranc(e) "La quercia non fa le arance" e La cèrqua fa la ghiànna "la quercia fa la ghianda".



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20110619

Cococcie

Cococcie = Zucchine

Stagione di cococcie, quest'anno abbiamo provato a piantarne anche qualcuna di queste tonde . . . si dovrebbero raccogliere quando sono grosse come un pugno . . . io ho raccolto anche quelle lillipuziane, da alcune piante. Non sono impazzita, ma, come diceva la Suocera, le prime vanno raccolte ancora piccole, per incrementare una produzione maggiore nella pianta.
Il problema è che poi, da un giorno all'altro, le zucchine crescono spropositatamente e allora, da queste parti, c'è un modo di dire "mi faccio qualche amico!", si regalano le zucchine a chi non ha l'orto . . . creando quella rete amicale di mutuo soccorso, per la quale (come nei tempi antichi) se questi amici avranno qualcosa in esubero, la divideranno con noi . . .vanno per la maggiore in questi scambi, quelle cose che deperiscono facilmente, frutta, verdure o pesci e, in momenti particolari, le uova.

Se una persona si dimostra dura di comprendonio, si usa dire:" Sì probie 'na cococcia!"

20110610

Temperà

Temperà - Innaffiare


“Vanne a temperà l’orto” (Vai a innaffiare l’orto), ecco, questa è un’esortazione che in questo periodo piovoso non sentiamo spesso!

Anni fa, quando l’ho sentito per la prima volta, non capivo da dove arrivasse, poi ho pensato alla pittura a tempera e ho trovato un collegamento. Ma non molto di più. Non so nemmeno se si usa solo in questa zona o in altre. Il vocabolario del Sig. Palestini , in questo non mi aiuta!

20110305

Marenare

Marenare = Marinai

* Parò, letteralmente dovrebbe corrispondere a "padrone" (che in dialetto si dice patrò) e significa comandante di una paranze o langètte o di una barca da pesca in genere.
Sulle paranze, che pescano a coppie, c'è un solo parò; sull'altra barca c'è lu sòtta-parò; la scala gerarchica, a discendere, comprende poi: lu seguàce (marinaio anziano), lu jivenétte (o zaùtte) e lu merè.

* Zaùtte, bracciante di mare in genere; zaguotte a Monsampolo e Castorano vale ‘ragazzino'; zagutte a Montefiore, 'uomo rozzo'; zaguotte ad Ascoli, 'ragazzino'; zagutte, 'ragazzotto', a Montegallo; zauttu, 'giovanetto', a Force.

* Merè. Così viene chiamato il bambino utilizzato nelle fatiche più umili e di poco conto sulle paranze e sulle langètte; sovente non era trascorso troppo tempo da quando aveva imparato a camminare sulla terra ferma che già lo portavano a bordo a camminare sulla instabile coperta, sottoposto alle affettuose angherie di tutto l'equipaggio.

* Credo che questi "appellativi" della "gente di mare" siano della tradizione, ma mi informo meglio. Logicamente adesso non si imbarcano più bambini sulle barche da pesca.

Cfr. Nella Marina Militare Italiana, "padrone" è chiamato il marinaio cui è affidata l'imbarcazione che serve, ad esempio, per portare gli ufficiali a terra da una nave in rada."Marò" viene detto tradizionalmte mozzo in tutto l'Adriatico. Nella Marina Militare Italiana sono detti marò i marinai di alcune categorie tra le più umili e generiche e quindi prettamente marinare.

20110114

Cucale

Cucàle = gabbiano
Sono sicura di non avervi mai detto che la passeggiata sul molo sud (o molo turistico, mentre il molo nord è l'attracco dei pescherecci e/o altre "cose" galleggianti da lavoro) è chiamata "Jonathan's Way", perché alla fine del primo braccio, quello appunto dove ci sono i moli d'attracco delle barche da diporto, c'è il monumento al famoso gabbiano che prende vita nel libro "Il gabbiano Jonathan Livinstong" di Richard Bach. (Opera di Mario Lupo - 1986)
Se non siamo in piena stagione e non c'è molta gente, passeggiando si possono vedere i gabbiani sugli scogli, che, ormai abituati alla gente aspettano il cibo che alcune "gattare" portano alla colonia di gatti che abitano tra i massi . . . infatti sul molo c'è un tale numero di pescatori (della terza età o della domenica) che questi gatti sono sempre più numerosi e cicciotti!
Quasi quasi, esco e faccio una bella passeggiata giù al molo!



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20101215

Negn(a)

negn(a) = nevica

Negn'... o meglio, "negn(e)tte" ieri, pomeriggio più o meno a quest'ora, tanti bei fiocchi, larghi; ha fatto un paio di centimetri di neve, e il traffico in città è andato in tilt. Più tardi, ne ha rifatta un po', e stamattina era tutto gelato, cristallizzato, me ne sono accorta appena ho alzato le tapparelle, troppo bianco!!!
È una cosa rara qua da noi, che stiamo sul mare, a qualche grado sotto il 43° parallelo, ...mica in Scandinavia!
La prima neve per il mio nipotino PiccoloLord e per Bella, la canina più piccola tra i cani di casa, che sono nati l'anno scorso.
Ieri mentre nevicava, la mamma ha portato fuori il PiccoloLord che rideva e i cani sono usciti abbaiando a questo biancore che cascava dal cielo...
Stamattina, Bella è uscita, curiosa di quel "tappeto" bianco che copriva tutta l'erba, avanzava cauta, spogeva il musetto, annusava e provava a morsicare la neve ghiacciata. S'incamminava in punta di zampe e continua l'esplorazione... nessuno ferma una canina curiosa.


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20100613

Sajetté

Sajetté, peperoncino

Si pronuncia come se "je", fossero due "I" e la "é", quasi muta... almeno così in casa del marito, in campagna.
In quest'estate che si presenta così calda, abbondiamo con lu sajettè, a me piace solo nel sugo rapido: Aje, oje e sajetté (se ci fosse bisogno di traduzione: aglio, olio e peperoncino!)
È anche saettì a Montefiore; saittì ad Ascoli.

20100603

Pappagn(e)

Pappagn(e) = Indolenza pesante


Indolenza, pigrizia, fiacchezza, inerzia, accidia... insomma è negativa questa voglia di non fare niente... eppure, a volte prende e l'unica cosa da fare è assecondarla!

Prende dopo qualche giorno di festa, casa piena di gente e allegria e poi, il giorno dopo, si torna alla normalità di sempre.
Prende d'estate quando fa così caldo e l'umidità ti toglie il respiro; quando non riesci nemmeno a pensare e il caldo ha un'odore di estate d'altri tempi, che ti fa pensare a quella poesia di Montale:
"Meriggiare pallido e assorto".
Prende pure nelle giornate autunnali, quando si tornerebbe sotto le coperte al calduccio, visto che fuori il tempo è uggioso e ci si concede un bel te, da "meditazione" e le cose da fare sono rimandate!

Poi, basta che esca un raggio di sole, una telefonata, una visita, l'invito a mangiare un gelato sotto la pineta... e la pappagn(e) è scordata!

Io oggi la combatto, a colpi di canzoni anni '70... e voi???


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20100322

crespigne

Crespigno (Sonchus oleraceus)

In cucina, se teneri, si usano crudi come insalata, e cotti se più sviluppati.

Curiosità: proprietà depurativa della cistifellea.

Detto marchigiano: “Le crespigne de gennà non è bona per villà”

In questi giorni di fine inverno, nei prati intorno casa, oltre alle pratoline, all'acetosella (zuchì) e alle violette, un sacco di altre erbe spontanee, una, "l'erba crespigna", usata in una ricetta della suocera... "le fujie" che, marito e figlio a grande richiesta hanno mangiato l'altro giorno!

Si raccolgono le "crespigne", si mondano le foglie senza i gambi più duri, eliminando anche fiori e boccioli, eventuali. Si lavano e si fanno bollire con un po' di bietole e con patate tagliate a pezzi piccoli... si "cacciano" col "cacciamaccheroni" e si condiscono con olio e sale, mischiando delicatamente, perchè non devono venire "impappate", ma devono risultare delicatemte unite.

I tempi non sono indicati, perchè sto procendendo a naso... non avendo la Suocera, alla sua epoca, codificato questa semplice ricetta. La cognata, sua figlia, dice che lei prova e decide.

Per le dosi dell'olio per il condimento, mi rifaccio alla frase di una bisnonna di mio marito: "L'olio si deve vedere, se non si vede, non è bastante!"

Curiosità trovata in rete:
Plinio il Vecchio, naturalista dell’antica Roma del I secolo d.C. sosteneva che un piatto di crespigno nutrì Teseo, mitico eroe greco, prima che andasse ad affrontare il Minotauro. Nel medioevo veniva coltivata negli orti dei semplici all’interno dei monasteri, per utilizzarla come diuretico e depurativo.

20100215

V'lurd

V'lurd = BEGORDO = fasci di canne in fiamme che vengono portati in spalla da uomini e donne, vestiti di un particolare costume, detto "guazzarò", percorrrendo di corsa la strada principale del centro storico, per poi essere buttati a terra, a formare un grande falò che i partecipanti devono saltare...

A 20 Km dalla città della Costa, c'è la cittadina di Offida, sede di un carnevale storico e particolare, i festeggiamenti prevedono un sacco di cose, ma quelle legate a tradizioni che si perdono nella notte dei tempi sono... "Lu Bove Fint" e i "V'lurd".

VLURD è una locuzione dialettale derivante dal vocabolo BIGURDO o BIGORDO o BEGORDO con cui nel medioevo, si indicava una giostra cavalleresca, che, in occasione di importanti festeggiamenti, si svolgeva nelle strade dei castelli. Al calar della sera, poi, la manifestazione era illuminata dalle fiamme dei fasci di canne accesi, che, in senso traslato, vennero chiamati con lo stesso nome dato alla giostra. Nel linguaggio moderno, col nome di BAGORDO è sinonimo di gozzoviglia, baldoria, con cui si concludevano, quasi sempre, quelle manifestazioni paesane. La consuetudine di accendere e di portare i VLURD, per le vie di Offida, nella sera del martedì di Carnevale è documentata da un avviso da parte della podesteria di Offida che dice (2/2/1814):
1° - Il clamore notturno non potrà essere progredito oltre le ore 2 di notte; scorso questo periodo ciascuno dovrà restituirsi alle proprie famiglie, senza perturbare la pubblica e privata quiete;
2° - Le fiaccole non potranno essere dell'altezza che di 3 braccia, e sarà vietato appiccare il fuoco alle porte degli abitanti.

Io, sono stata un pomeriggio di tanti anni fa in Offida, a ballare in piazza, mascherata, ero arrivata qui da pochi mesi, e avevo poco più di vent'anni. Ricordo il mio stupore nel vedere così tanta gente adulta, in maschera, la via del Serpente Aureo (da cui pare arrivi il nome di Offida) coperta da una spanna di coriandoli e la meraviglia di scoprire a questa latitudine una nevicata in piena regola, che ci avvolse per una bella oretta!
Mio fratello, che è arrivato qui a 7 anni, non perde un Carnevale, per potersi divertire, ballare ma (da quando ha l'età da poterlo fare), soprattutto per partecipare al rito della corsa dei v'lurd e al salto del fuoco!


Spero di avervi spiegato per bene tutto... ;-)

20091224

Fr(e)sting'

Lu fr(e)sting' = Il fristingo

Lu fr(e)sting' è un dolce tipico del Natale, lo si fa un po' in tutte le Marche, ma ogni zona ha la sua variante, pare che quello della zona picena sia comunque il migliore. A anche qui, però, ogni casa costudisce un segreto, se anche mangiaste una fetta di 10 fristinghi, non ne trovereste due uguali.Mia suocera preparava il fristingo iniziando dall'estate, quando raccoglieva (o faceva raccogliere al figlio) i fichi neri... belli cicciotti (detti "fillaccià") e li faceva seccare al sole, come pure la seconda produzione, di fichi più piccoli (detti "turchetti"), questi li seccava al forno, poi, per essere sicura che non si rovinassero, li metteva sotto Rum o liquori vari, fino all'inizio di dicembre, quando la metà dei fichi veniva tagliata grossolanamente, gli altri, col trita carne... poi, ogni giorno, aggiungeva uno o due ingredienti, e girava l'impasto... più volte al giorno e se passavano i figli, gli faceva dare una voltata anche a loro! Insomma, quando aveva aggiunto: cioccolato grattato, cacao, caffè in polvere e liquido, noci, mandorle tostate, uvetta, buccia di arancio, (delle sue piante), canditi vari, mosto cotto, rum, farina di tritello, zucchero, sale e olio; con tutti gli ingredienti, ridotti in parti piccole piccole e ben mischiate, compattate, unte e stra-unte... prendeva delle pentole vecchie, larghe una spanna o più e alte più o meno lo stesso, ben unte, ci pressava dentro questo impasto, aggiungeva ancora un po' d'olio, e decorava il tutto di mandorle tostate... che formavano dei fiorellini! Si portavano le pentole al forno, dal panettiere e si ripassava dopo un paio d'ore, il fristingo era cotto! La prelibatezza non poteva essere assaggiata prima della vigilia... ma nel frattempo (se non si voleva schiattare) ogni giorno bisognava farlo asciugare... dall'olio, per cui, cambiargli la carta sotto, e aspettare pazientemente! Devo dire, che quello che mi regala mia cognata (adesso che la suocera non c'è più) è più "light"! E c'è un'altra cosa che mi preoccupa, i figli non amano questo dolce, mio marito lo gusta a piccole dosi, e io, per paura che si rovini... mi "sacrifico" e lo mangio a tocchi!

Con questo dolce, voglio augurare a tutti voi
Buon Natale!

20091121

Wikiliva, l'enciclopedia degli Ascolani


Oggi, vi segnalo un "serbatoio" di parole, modi di dire, filastrocche ecc in dialetto ascolano... ;-)

Vi devo specificare che molte parole, benchè graficamente simili, hanno la pronuncia completamente diversa, per accenti e/o per pronuncia delle vocali tra la città di Ascoli e dintorni e la Città sulla Costa e zone limitrofe... tant'è che all'epoca che le due squadre giocavano i derby, si riconoscevano le diverse tifoserie dal modo di pronunciare la parola "biscotto"... I cittadini del Capoluogo pronunciano " b'scuott' ", mentre i sambenedettesi, " B'scutt' ".

C'è animosità al di là del campanilismo, tra le due cittadine, una cosa così assurda ai giorni nostri. Ma è una cosa che tratterò, forse, su mio blog principale, prima o poi! Qui non è il caso di fomentare risse! ;-)

20091013

Scijò

Scijò, tromba marina

"Lu Scijò, è la tromba marina, un tornado sul mare.
I pescatori, ritenendo ancora le credenze dei primi che solcarono l'Adriatico, credono invece che lu Scijò sia un turbine apocalittico di spiriti malefici. (Vedi la narrazione che G. Milanesi fa della leggenda adriatica in Mar Sanguigno). II fatto che un soprannome al femminile suona Sciùne ci fa pensare - e basta solo togliere il femminilizzante indoeuropeo per recuperare il maschile del nome - al dio egizio dei venti Shu, che quindi ci riporta all'antica pronuncia del nome".
E' stata una tromba d'aria (lu scijò), che ha imperversato sulla costa orientale, ieri pomeriggio, che ha affondato il peschereccio "Diana Madre". Sui tre pescatori a bordo, due si sono fortunosamente salvati, uno è disperso.
Disperso, che troppo spesso è come dire morto, ma non ancora trovato!
Penso alla madre, alla sorella, ai suoi fratelli, ai suoi nipoti! E spero, al di là di ogni ragionevolezza, che possa essere trovato vivo!

E ripenso a questa poesia della Bice (Beatrice Piacentini Rinaldi):

Lu nustr' jè 'nu mestîre tradetòre
'n'âtre ppiù 'nfame 'n ze po' trevà!
Ma chi ce ha nate 'sogne che cce mòre.
Stènte, patisce e nne lu po' lassà'!

Lu mare jè bberbò, jè 'ngannatòre,
'ngòrde, de tante 'n tante vo' magna'.
Ma quanne je va bbòne te dà l'òre!
Che je vû dì? 'Sogna lassallu fà.

Tu scillu mmaleditte, 'njurïate
quanne se 'ncagne e che te fa 'mmattì'!
Vê' la bbunazze e te ne scì scurdate.

Còmme fusce 'na donna trista e bbèlle
che te turmènte, che te fa suffrì'
eppù te 'ncante 'nche 'na resatèlle.


Qui, di seguito una mia traduzione, a braccio:

Il marinaio
Il nostro è un mestiere traditore, un altro più infame non lo puoi trovare! Ma chi c'è nato, bisogna che ci muore, stenta patisce e non lo può lasciare.
Il mare è birbone e ingannatore. Ingordo, di tanto in tanto vuol mangiare. Ma quando gli va bene, ti da l'oro! Che gli vuoi dire? Bisogna lasciarlo fare.
Tu l'hai maledetto, ingiuriato, quando si arrabbia e ti fa ammattire. Viene la bonaccia e te lo sei scordato.
Come fosse una donna, "trista" e bella, che ti tormenta e che ti fa soffrire, e poi, ti incanta con una risatella.

20090919

Accufecchià, 'ccufecchià

accufecchià, 'ccufecchià : coprire bene

Accufecchià, 'ccufecchià, coprire bene. Nel Dizionario del dialetti piceni fra Tronto e Aso, di F. Egidi, troviamo che la voce significherebbe 'appiattarsi'; e così anche a Montefiore e Montegallo; ugualmente "ccheficchià" ad Offida e Monsampolo.

Sarà che la temperatura, dopo il tramonto, non è più quella di qualche settimana fa, ma sul letto ho messo la copertina di lana, e di sera, mi sistemo bene sotto il suo tepore, tutta 'ccuficchiate.

Ricordo la prima volta che ho sentito questa espressione, dopo poche settimane dal mio matrimonio, ero in montagna con la cognata (sorella di mio marito) e due bambine, sua figlia e una sua nipote, un mattino, dalle coperte del letto, di questa nipote, spuntava si e no, il naso... mia cognata si mise a ridere e disse: "che sti a fà, nepo' tutta 'ccuficchiate? Sinte fredde?" (che stai facendo, nipote, tutta coperta? Senti freddo?), e al mio sguardo attonito, tradusse, iniziadomi così allo studio del dialetto Sambenedettese! Adesso queste due bambine, sono mamme, la nipote di mia cognata, ha 2 figli mentre, la figlia di questa congnata, mia nipote, ne ha 3... come passa il tempo!

20090912

Pignùtte

"Pignùtte" : frutto del pino.

20090713

Ciurlijàte

Ciurlijàte = cinguettio di tanti uccellini o vociare di bambini, gazzarra, riferibile agli uccelli, dal significato 'cinguettano'... si può ascoltare la sera, quando tutti gli uccellini tornano al nido o al mattino appena svegli!
Per traslato, quando i bambini nel giocare parlano o gridano tutti insieme infastidendo i grandi... ma anche di un gruppo di donne che parlano concitatamente e contemporaneamente!

20090521

Alle, ajene

Àlle = gallo
Ajéne = gallina

Post "agrario", visto che in questo periodo, grazie al caldo e alle finestre aperte, per chi sta, come me, in prossimità della campagna, capita spesso, di primo mattino di sentire il canto del gallo, e durante la giornata il "coccodè" delle galline che hanno fatto l'uovo!

20090417

Trettecà

Trettecà: oscillare, muovere

E' il vocabolo/verbo adatto a questi giorni, visto che da quando si è risvegliata, la notte del 6 aprile, la terra tertica parecchio, non come nel vicino Abruzzo, qui da noi si sente la coda (di solito di quelli sopra i 3,8 di magnitudo), con maggior o minor intensità a secondo che si stia più sulla roccia (Ascoli e l'alta valle del Tronto) o sulla sabbia (San Benedetto del Tronto e la bassa valle del Tronto, alluvionale).

Comunque, per sicurezza, Ascoli è sotto la protezione di Sant'Emidio (sante 'Middie) e fin'ora è andata bene!

Ricordo che mia Suocera usava un metodo tutto suo per far addormentare i neonati, li prendeva e seduta su una sedia della cucina, si dondolava con un certo vigore, tanto da alzare i piedi della sedia stessa e i piccoli si addormentavano. Lei ci diceva: "mò lu terteche ie, e lu facce addormì!" (più o meno, la pronuncia è così, con la "e" di "facce", quasi muta!) trad: "adesso lo dondolo io e lo faccio addormentare"

 
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