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Nel vallone di Scammacca i carrettieri ogni tanto lasciavano i loro bisogni e i mosconi ci volavano sopra andavamo a caccia di lucertole il vagone della circum-etnea i saggi ginnici al Nabucco la scuola sta finendo man mano che passano i giorni questa febbre mi entra nelle ossa Anche se fuori c’è guerra mi sento una stranezza d’amore…l’amore e quando ti incontro per strada mi viene una scossa nel cuore con tutto che fuori si muore non muore questa stranezza d’amore…l’amore.
di Franco Battiato - L’era del cinghiale bianco – 1979
Non mi lassari sulu
Ascutami,
parru a tia stasira
e mi pari di parrari o munnu.
Ti vogghiu diri
di non lassàrimi sulu
nta sta strata longa
chi non finisci mai
ed havi i jorna curti.
Ti vogghiu diri
chi quattr'occhi vidinu megghiu,
chi miliuna d'occhi
vidinu chiù luntanu,
e chi lu pisu spartutu nte spaddi
è diventa leggìu.
Ti vogghiu diri
ca si t'appoji a mia
e io m appoju a tia
non putemu cadiri
mancu si lu furturati
nn'assicutanu a vintati.
L'aceddi volanu a sbardu,
cantanu a sbardu,
nu cantu sulu è lamentu
e mori'ntall'aria.
Non calari ]'occhì,
ti vogghiu amicu a tavula;
e non è vero mai'
ca si deversu di mia
c'allongu i vrazza
e ti chiamu: frati...
Non mi lasciare solo
Ascoltami,
parlo a te stasera
e mi pare di parlare al mondo.
Ti voglio dire
di non lasciarmi solo
in questa strada lunga
che non finisce mai
e ha i giorni corti.
Ti voglio dire
che quattro occhi vedono meglio,
che milioni d'occhi
vedono più lontano,
e che il peso diviso sulle spalle
diventa leggero.
Ti voglio dire
che se ti appoggi a me
e io m'appoggio a te
non possiamo cadere
nemmeno se la bufera
c'insegue a ventate.
Gli uccelli volano a stormo,
cantano a stormo,
un canto solo è lamento
e muore nell'aria.
Non abbassare gli occhi,
ti voglio amico a tavola;
e non è vero mai
che sei diverso da me
che allungo le braccia
e ti chiamo fratello...
(...) in genere si dice di persona senza coscienza, capace di tutto, amorale. Viene definito, come superlativo, "cosa fitusa" chi perde connotati umani nell'agire male e assume caratteri astratti di assoluta malvagità. Raramente "fitusu" è sinonimo di stupido, sprovveduto. Come nel caso di Tanino Sciacca, operaio portuale, che venne coinvolto nella recita di un mortorio (rappresentazione popolare e in dialetto della Passione di Cristo). Doveva fare la parte di Caifas, capo del sinedrio, e la sua prima battuta era: "Io fussi Caifassu", io sarei Caifa, ma alla vista del pubblico s'impappinò, si fece travolgere da una serie di papere tipo "io fassi ca fussi", "io cafassi fussi", e via di seguito dinchè scorato e quasi piangente si levò il camicione che indossava e disse: "Cu fussi fussi, u fitusu fu i' ca mi ci misi" (Chiunque io sia stato, il fesso sono io che mi ci sono messo, in questa storia).
ANNACARI Cullare, dondolare. E' il metodo universale per convincere i piccoli al sonno, ma è altrettanto universale convinzione che una donna che si "annaca" tutta nel camminare, pubblicamente proclama la sua scarsa serietà. Per un uomo il discorso si fa più complesso. "Io domandai un favore al sindaco e lui mi annacò per un anno senza concludere": mi illuse, mi cullò nella speranza, in definitiva mi prese in giro. Colui che dichiara di essere stato "annacato" (per una domanda di matrimomio, per la compera di un terreno o di una barca, per la riscossione di un credito), corre il rischio di autopatentarsi di stupidità o, nella migliore delle ipetesi, d'ingenuità. In ogni caso di "annacamento", la palma della vittoria spetta sempre a colui che ha saputo abbindolare l'altro. Nell'ufficio di un ministro siciliano, ho assitito alla scena di un postulante che perorava una sua causa davanti al ministro stesso e al suo segretario. Il ministro con molto calore promise di prendersi a cuore la questione. Accompagnato il postulante alla porta, il segretario (pure lui, manco a dirlo, siciliano) tornò indietro. "Che dobbiamo fare?" domandò. "Ci occupiamo subito della cosa o annachiamo il bammineddru?". "Annachiamolo tanticchia, un poco" decise il ministro. Ora è da notare che "bammineddru", bambinello, dalle nostre parti si dice solo di Gesù Bambino e non di un bambino qualsiasi, perchè allora verrebbe chiamato "picciliddru", "carusu", "addrevu". Quel "bamminereddru" stava a significare il rito sacrale della raccomandazione politica, dai tempi lunghissimi se non corroborato da forti indulgenze quali lo scambio di favori o l'offerta di un considerevole numero di voti.
Un populu mittitilu a catina, Mettete un popolo in catene, spugghiatilu, spogliatelo, attupatici a vucca, tappategli la bocca, è ancora libiru. è ancora libero. Livatici u travagghiu, Levategli il lavoro, u passaportu, il passaporto, a tavula unni mancia, la tavola dove mangia u lettu unni dormi: il letto dove dorme: è ancora riccu. è ancora ricco. Un populu Un popolo diventa poviru e servu, diventa povero e servo, quannu ci arrobbanu la lingua quando gli rubano la lingua addutata di patri: adottata dai padri: è persu pi sempri. è perso per sempre. Diventa poviru e servu Diventa povero e servo quannu i paroli non figghianu paroli quando le parole non figliano parole e si mancianu tra d'iddi. e si mangiano tra di loro. Mi nn'addugnu ora, Me ne accorgo ora, mentri accordu a chitarra du dialettu mentre accordo la chitarra del dialetto ca perdi na corda lu iornu. che perde una corda al giorno.