Quello di oggi è il secondo appuntamento con la rubrica Strangers Words, dedicata alle recensioni delle letture in lingua inglese.
Editore St. Martin's Griffin
Editore St. Martin's Griffin
Pagine 337
Euro 5,62 (formato kindle)
TRADUZIONE DELLA TRAMA:
E' la fine del mondo. Sei studenti hanno trovato rifugio al liceo di Cortege, ma un rifugio è un piccolo conforto quando i morti là fuori non vogliono saperne di smettere di picchiare contro le porte. Un morso è tutto quello che ci vuole per uccidere una persona e riportarla indietro come una mostruosa versione del suo io passato.
Per Sloane Price, tutto questo non suona così male. Sei mesi prima, il suo mondo è collassato e da allora, non è riuscita a trovare una ragione per andare avanti. Adesso sembra il momento perfetto per arrendersi.
Mentre Sloane aspetta impaziente che le barricate cadano, è costretta a essere testimone dell'Apocalisse attraverso gli occhi di 5 persone che vogliono veramente vivere. Ma mentre i giorni passano, le ragioni per sopravvivere si trasformano in modi sorprendenti, e presto il destino del gruppo viene determinato sempre meno da quanto accade fuori e sempre più dagli imprevedibili e violenti accordi per la vita - e per la morte - all'interno.
Quando tutto sarà finito, a cosa ti aggrapperai?"
Devo ammettere che inizialmente ho avuto qualche difficoltà con questo titolo, perché faticavo a capire quello che leggevo e spesso ho dovuto interrompermi per cercare un sacco di parole o per tornare indietro e rileggere due o tre volte un passaggio per dargli un senso. Ma poi, man mano che avanzavo nel romanzo ed entravo nel pieno della storia, è stato sempre più facile procedere e nella seconda metà non è mai stato necessario il dizionario… quindi visto che dubito che l’autrice abbia iniziato a scrivere in un inglese più semplice, devo dedurre che sono io ad aver preso il ritmo giusto. Quindi anche questa volta è stata una soddisfazione arrivare alla fine.
Il romanzo è un autoconclusivo (sì! Avete capito bene! A meno che l’autrice non decida di resuscitare la storia come i morti che la popolano!) del tipo apocalittico con invasione di zombie… o meglio dovrebbe esserlo, ma in realtà lo è e non lo è. Sì, perché gli zombie sono solo la cornice di questa storia che si concentra su altre cose, tanto che ci sono momenti in cui quasi ci si scorda che fuori dalle porte c’è la fine del mondo.
Ma partiamo dal principio.
“I woke up and the last piece of my heart disappeared. I opened my eyes and I felt it go”
La narrazione inizia in una mattina come tante, mentre la protagonista (Sloane) sta facendo colazione con il padre. È chiaro fin da subito che non ci troviamo davanti ad una famiglia normale perché la paura che la ragazza nutre nei confronti del genitore è palese, così come è evidente che il suo pensiero principale riguarda la sorella maggiore Lily che se ne è andata di casa sei mesi prima senza nemmeno salutare e la conseguente voglia di morire della protagonista stessa, che si rammarica del fatto che Lily si sia portata via tutte le sue pillole, con cui lei avrebbe invece potuto mettere fine alla sua ormai inutile vita… un quadro terribile?? Non abbastanza, perché in poche pagine inizia l’invasione degli zombie e quando Sloane guarderà fuori casa, si renderà conto che il mondo che conosceva sta collassando. Il disastro è così improvviso da creare un prologo da cardiopalma e nelle frasi corte e concise che rappresentano il momento, una dietro l’altra, si legge tutto lo shock e l’urgenza di quell’istante.
“In a perfect world, I’m over. I’m dead. But in this world, Lily took the pills with her and I’m still alive.”
Quindi ci si prepara alla tipica zombie story tutta sangue e gemiti e adrenalina… ma dopo il prologo il romanzo si ferma. Questo arresto non è però un difetto, ma è l’espediente che trasforma il romanzo horror in un romanzo estremamente introspettivo. Il lettore vive ogni momento attraverso gli occhi e soprattutto la mente di Sloane (che narra in prima persona) e con sgomento si rende conto che la protagonista è sconvolta non tanto dalla fine del mondo, quanto dal fatto di non essere ancora morta, perché questo rimane comunque il suo desiderio principale. La sorella era tutto il suo universo e la sua partenza ha tolto qualsiasi significato all’esistenza di Sloane, quindi lei la sua apocalisse l’aveva già vissuta e il fatto che i morti tornino a camminare non cambia le sue priorità: una vita di soprusi e botte e terrore, tutti gentili omaggi di un padre psicotico e gratuitamente violento, le impedisce di trovare dentro di sé il desiderio di combattere per la propria vita, ora che basta un non nulla per strappargliela. L’unica persona su cui facesse affidamento l’ha tradita e abbandonata, quindi per cosa dovrebbe sopravvivere?
