
Titolo: Dottor Futuro
Titolo originale: Dr. Futurity
Autore: Philip K. Dick
Traduttore: Fabio Zucchella
Data di uscita: 23 giugno 2011
Editore: Fanucci (Collezione Immaginario Dick)
Pagine: 183
Pagine: 183
Prezzo: 17 €
Jim Parsons è un medico di talento, abile nelle più avanzate tecniche mediche e occupato a salvare vite umane. Ma un incidente stradale lo proietta improvvisamente a centinaia di anni di distanza nel futuro, dove Parsons scopre con orrore una civiltà incredibilmente avanzata, che abbraccia il culto della morte. Si trova quindi incastrato tra il suo istinto, che lo spingerebbe a guarire le persone, e il conflitto con una società in cui è illegale impegnarsi a salvare vite umane. Ma Parsons non è l'unico a credere che la vita abbia un valore da preservare, e coloro che condividono le sue convinzioni stanno mettendo a punto dei piani per sfruttare le sue competenze mediche, e per salvare il futuro della loro società.
Il mio commento
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| una recente cover americana |
Tra le mie nuove scoperte, la letteratura fantascientifica è finora quella che mi ha dato più spunti di riflessione, che mi ha coinvolto e appassionato di più. È un viaggio continuo, non solo dentro futuri e società inventati da altri, ma anche dentro me stesso. Per addentrarmi ancor di più in questo viaggio, in questa scoperta, m'è cresciuta dentro la voglia di conoscere anche quelli che possono essere considerati i Padri del genere, ovvero autori come Bradbury, Asimov, Dick. Ed è proprio per avvicinarmi a quest'ultimo che ho scelto di leggere Dottor Futuro.
La storia, a primo impatto, è apparentemente semplice: il protagonista, Jim Parsons, è un medico trentaduenne che, a causa di un incidente stradale, si ritrova inspiegabilmente catapultato nel futuro, a ben 4 secoli dal suo presente (il 2012!). Mentre cerca di trovare un modo per tornare 'a casa', inizia a studiare le persone che incontra, la loro astrusa lingua, il modo in cui sono fatte, come vivono, ma ben presto dovrà fare i conti con un'amara verità: la società in cui si trova esalta la morte e considera la vita come un qualcosa di cui doversi liberare. Una società assurda, soprattutto dal punto di vista di un dottore, il cui scopo è quello di salvare vite (cosa che qui è illegale). Ovviamente ne nasce un completo spaesamento oltre che un conflitto interiore, non solo nel protagonista, ma anche nel lettore.
E fin qui, l'ho trovato semplicemente geniale. Anzi, oserei dire che ci ho visto dentro anche un qualcosa di... poetico.
Il problema viene dopo, quando Parsons si troverà coinvolto in una serie di viaggi temporali che hanno lo scopo di (cercare di) modificare gli eventi passati affinché abbiano ripercussioni positive sul futuro. La componente distopica iniziale viene abbandonata per dar spazio a futuri, presenti e passati che iniziano a intrecciarsi fra loro in un groviglio che si segue a fatica. Diventa caotico, ecco. E poi... questi viaggi appaiono a tratti finti, realizzabili in modo troppo semplice e veloce.
Nei capitoli finali si riprende, commuove anche, e la storia si conclude in maniera perfetta, ma rimane un po' d'amaro in bocca.
Le idee ci sono, sono interessanti, e Dick è stato capace anche di infilarci dentro temi forti come il colonialismo, il razzismo, la dicotomia vita-morte, ma a mio parere perdono forza a causa della natura troppo confusionaria della parte intermedia del romanzo. Peccato.
Insomma, non è di certo un capolavoro, ma è stata comunque una bella lettura, estremamente affascinante, che mi ha lasciato dentro una gran voglia di leggere altre opere dell'autore.









































