Grazie di cuore alla gentilissima Giulia dell'ufficio stampa della Piemme per avermi inviato una copia del romanzo! :)
Titolo: Quel che resta di teTitolo originale: Ostrich Boys
Autore: Keith Gray
Traduttore: Simona Brogli
Data di uscita: 19 giugno 2012
Editore: Piemme (collana Freeway)
Pagine: 288
Prezzo: cartaceo 15 €, e-book 6.99 €

Trama: Dopo il funerale ipocrita e deprimente di Ross, Kenny, Sim e Blake sentono di dover fare qualcosa di speciale per il loro migliore amico. Rubano così l'urna contenente le sue ceneri e affrontano 261 miglia per portarla in uno sperduto paesino della Scozia. Era il viaggio che Ross avrebbe da sempre voluto fare. Durante questo rocambolesco percorso, i tre ragazzi realizzeranno l'effetto che l'amico ha avuto sulle loro vite e quanto ancora conti per loro, ma dovranno anche confrontarsi con una sconvolgente verità che nessuno di loro aveva voluto vedere...
Il mio commento
Ross, Blake, Kenny e Sim sono quattro quindicenni legati da una forte amicizia che dura da anni. Un giorno, però, a causa di un incidente, Ross perde la vita, lasciando gli altri tre nello sconforto. Partecipano al funerale e notano la presenza ipocrita di coloro che non hanno di certo reso la vita facile al loro amico: c'è il bullo che più volte si era divertito a picchiarlo, il professore che l'aveva accusato ingiustamente di aver copiato un compito, la ragazza che l'aveva mollato, e c'è da dire che anche la sorella non si era affatto comportata bene con lui, deridendolo davanti a tutta la scuola. I tre ragazzi allora sentono il bisogno di fare qualcosa di speciale e decidono di partire per la Scozia, più precisamente per raggiungere Ross, il paesino omonimo dove il loro migliore amico voleva andare alla "ricerca di se stesso", e spargere le sue ceneri lì, organizzargli un funerale degno. Rubano l'urna contenente i suoi resti, e partono.
Quel che resta di te inizia così, ed è la storia di un'amicizia e di un viaggio. Un viaggio che ovviamente non andrà come pianificato, liscio come l'olio (sennò sai che noia!), ma che subirà interruzioni e deviazioni, che porterà i ragazzi a conoscere gente nuova, a mettersi in gioco e a provare nuove esperienze, tra delusioni, soldi persi, salti al bungee jumping, leggende metropolitane su una casa infestata, scooter rubati "a metà" e inseguimenti della polizia. Ma non solo. Il loro è un viaggio soprattutto interiore, che non ha soltanto lo scopo di fargli ripercorrere i passi della loro amicizia, ma che serve anche per aiutarli a crescere, a rivivere momenti, e a riflettere sulle parole taciute, sulle emozioni non condivise, sulle azioni tralasciate o non portate a termine, e quindi sulle conseguenze che scaturiscono da tali comportamenti. Un viaggio caratterizzato dal divertimento, dallo spirito d'avventura, da quell'eccitazione mista a menefreghismo classicamente adolescenziale di fare qualcosa di "sbagliato" incuranti delle reazioni e del dolore che si provocano negli altri, ma in cui non mancano momenti di delusione, frustrazione, rabbia, paura e voglia di tirarsi indietro quando le cose forse si sono spinte un po' troppo oltre.
È stata una lettura piacevole, leggera, ma nient'affatto banale, grazie anche alla scrittura scorrevole, semplice e ironica dell'autore. Mi aspettavo forse un maggior coinvolgimento emotivo, soprattutto per quanto riguarda lo stato d'animo dei tre nei confronti della perdita dell'amico. Secondo me quest'aspetto non è stato sviluppato abbastanza, non si capisce davvero quanto fosse importante Ross nella loro vita e soprattutto se il viaggio è stato dettato più dall'amore o più dai sensi di colpa. E sì, lo so che spesso non è la meta ad essere importante, ma è il viaggio in sé, però, ecco, io il finale l'ho trovato affrettato e quindi un po' deludente.
Ma a parte ciò, penso che Keith Gray abbia saputo alternare bene i momenti spassosi a quelli più seri, e in più ha anche fatto sì che la morte non risultasse troppo drammatizzata (ho apprezzato molto il fatto che i ragazzi non avessero paura di fare battute sulla morte, sulle ceneri, ecc., senza però cadere nel macabro o nel cattivo gusto). Insomma, un libro che sa far divertire, ma anche riflettere.
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| cover originale |
Poi, durante la lettura, m'è venuta in mente diverse volte Rosso di Niccolò Fabi, e lì altre domande, ma mi fermo qui, che sennò divento troppo patetico, e non voglio che questo sembri il libro più triste del mondo, quando invece non lo è affatto, anzi. Sono io che certe volte mi lascio trasportare un po' troppo dai pensieri lacrimogeni... sono malinconico "per costituzione", che ci posso fare?!











Come forse avrete notato, ultimamente ho letto diversi libri targati 



















