Titolo: Carrie
Titolo originale: Carrie
Autore: Stephen King
Traduttrice: Donatella Rizzati
Autore: Stephen King
Traduttrice: Donatella Rizzati
Anno pubblicazione originale: 1974 - questa edizione: 2000
Editore: Bompiani (collana I grandi tascabili)
Pagine: 176
Prezzo: 7.90 €
Trama: Carrie White è una liceale che vive in una piccola città del Maine con una madre ossessionata dalla religione. Goffa, solitaria, vittima dei tiri mancini dei suoi coetanei, Carrie scopre gradualmente di avere poteri telecinetici, poteri che si erano già manifestati all'età di tre anni, dopo il primo choc della sua vita. Un giorno, l'innocente e beffeggiata Carrie userà il suo potere e sarà ovunque orrore, distruzione e morte.
Il mio commento
E finalmente anch'io posso dire "ho letto Stephen King". Certo, il Re del Brivido ha scritto una miriade di libri, e io son ben lontano dal conoscerlo realmente, però è un passo avanti. Posso ritenermi un pochino soddisfatto. Soprattutto tenendo conto del fatto che è la terza volta che tento un approccio. Avevo provato con i racconti di A volte ritornano (mi piacevano storie e scrittura, ma parevano interminabili!) e poi con il mastodontico IT, ed entrambi i tentativi si erano conclusi con l'abbandono. Ma non stavolta. Mi ci voleva un romanzo breve, meno prolisso, per addentrarmi nel suo mondo. E Alice di Stargazer's Tides - che ringrazio di cuore! - ha saputo darmi il giusto consiglio.
I ragazzini sanno essere davvero cattivi, certe volte. E Carrie - una liceale timida, impacciata e maledettamente sola - lo sa fin troppo bene. Derisa, sbeffeggiata, maltrattata, è un po' lo zimbello di tutti. A scuola, i ragazzi e, soprattutto, le ragazze fanno di tutto per emarginarla e farla sentire una disadattata. E come se ciò non bastasse, ha anche una madre completamente folle, psicopatica, fissata con la religione (per lei tutto è peccato, tutto va espiato e merita preghiere su preghiere); una madre opprimente, che la considera un frutto del peccato e non perde un'occasione per schernirla e farle sentire il peso della sua nascita, e che spesso e volentieri la rinchiude nel ripostiglio affinché rifletta sulle sue colpe.
Insomma, quella di Carrie è un'esistenza difficile.
Presto la ragazza si accorgerà di avere un potere telecinetico e inizierà a sperimentarlo, a farlo crescere.
Dopo essere caduta in balia dell'ennesima burla di cattivo gusto, una compagna di scuola, Sue Snell, presa dai sensi di colpa, decide di darle una mano: chiede al proprio fidanzato di portare Carrie al ballo di fine anno in modo tale da farla sentire 'come tutti gli altri', donarle una serata di felicità. Carrie ovviamente è su di giri, inizia ad intravedere un barlume di speranza, un punto di partenza per la sua rinascita, verso l'accettazione. Ma un altro scherzo è in agguato... e sarà fatale.
Ho adorato lo stile di King, sboccato quanto basta per essere schietto e incisivo, ma senza scadere nel volgare.
E ho trovato geniale l'idea di accostare la narrazione in terza persona (con focalizzazione multipla, che permette di entrare in contatto con la psicologia dei personaggi più disparati) ad altre forme di scrittura (stralci di giornali, atti processuali, interviste, testi scientifici sulla telecinesi, estratti da testimonianze, e via dicendo): questa scelta ha reso il tutto più interessante e, soprattutto, dà al lettore una visione a 360° dell'intera vicenda. Però devo ammettere che questa sua trovata è un po' anche un'arma a doppio taglio: da un lato lancia indizi, sorprende, anticipa avvenimenti e prepara alla catastrofe, aumenta l'ansia, incalza il lettore (spesso mi son chiesto "oddio, ma quando succede?!?!"), ma è anche vero che dall'altro lato carica di aspettative il finale. E si sa, aspettative troppo alte finiscono per deludente un pochino. Mi spiego meglio: il finale è perfetto, è esattamente come deve essere, il cerchio si chiude... polvere alla polvere, cenere alla cenere - o forse, in questo caso, dovrei direi sangue al sangue. Però me l'aspettavo più dettagliato, volevo più scene e particolari cruenti, ecco. Ma questa è davvero un'inezia, una questione di gusti personali, rispetto alla Grandezza di questo libro.
Mi è piaciuto tanto. Ti lascia con un malessere dentro, e ti porta a riflettere a lungo. I carnefici si trasformano in vittime, e la vittima in carnefice, ma anche dopo la catastrofe è dura non provare comunque compassione, pena, rabbia per la sorte di Carrie, un personaggio che non si dimentica facilmente.
In fondo, lei voleva solo un po' d'amore, un po' di comprensione. Voleva solo essere... come tutti gli altri.
































