

Titolo originale: Le Comte de Monte-Cristo
Autore: Alexandre Dumas
Traduttore: Lanfranco Binni
Edizione uscita nel: 2011
Editore: Garzanti (collana I grandi libri)
Pagine: 1316
Prezzo: cartaceo 19.50 €, e-book 1.99 €

Ambientato nella Francia della Restaurazione e della monarchia di Luigi Filippo, è la storia di un'ingiustizia subita, riscattata da una vendetta portata alle sue estreme conseguenze. È anche una storia di onnipotenza: Edmond Dantès, vittima innocente dell'invidia dei suoi calunniatori, li distrugge sul loro stesso terreno, li annienta utilizzando gli stessi strumenti grazie ai quali sono diventati ricchi e potenti. Come un eroe senza tempo, riassume nella sua vendetta bene e male, si confronta con i limiti stessi della condizione umana, superandola: la vittoria è giusta ma amara, la vera liberazione è sempre oltre, altrove.
Il mio commento
Venti giorni fa leggere un classico dell'Ottocento di milletrecento pagine mi pareva una follia. Col mio bel carico di stupidi pregiudizi sulle spalle, me l'immaginavo pesante, noioso, prolisso; mi prefiguravo periodi complessi, un
linguaggio arcaico, pagine e pagine di inutili farfugliamenti.
Una mattina, però, mi sono svegliato con questo titolo che mi fluttuava nella mente. Un po' per gioco un po' per curiosità, durante un viaggio in treno, ho iniziato a leggerlo, con la convinzione che sicuramente lo avrei abbandonato dopo qualche capitolo o me lo sarei trascinato appresso fino allo sfinimento per mesi. Mentre leggevo le prime pagine, intrigato ma allo stesso tempo impaurito, non immaginavo ancora l'effetto che mi avrebbe fatto, non sapevo ancora che non mi avrebbe lasciato scampo e che di lì a poco mi sarei imbarcato in un viaggio indimenticabile.
Dopo un paio di giorni, usati per prendere confidenza con Dumas e la sua scrittura, le pagine hanno iniziato a volare via, velocemente. Un capitolo tirava l'altro. In famiglia sono iniziati i mangiate pure senza di me, io devo leggere Dumas!. La sera, con gli occhi stanchi ma ancora “infuocati”, pur avendo talmente tanto sonno da intravedere ormai gli scogli dell'Isola di Montecristo anche fuori dalla finestra, niente, proprio non ce la facevo a smettere di leggere. In dieci giorni il viaggio si era già concluso.
Una mattina, però, mi sono svegliato con questo titolo che mi fluttuava nella mente. Un po' per gioco un po' per curiosità, durante un viaggio in treno, ho iniziato a leggerlo, con la convinzione che sicuramente lo avrei abbandonato dopo qualche capitolo o me lo sarei trascinato appresso fino allo sfinimento per mesi. Mentre leggevo le prime pagine, intrigato ma allo stesso tempo impaurito, non immaginavo ancora l'effetto che mi avrebbe fatto, non sapevo ancora che non mi avrebbe lasciato scampo e che di lì a poco mi sarei imbarcato in un viaggio indimenticabile.
Dopo un paio di giorni, usati per prendere confidenza con Dumas e la sua scrittura, le pagine hanno iniziato a volare via, velocemente. Un capitolo tirava l'altro. In famiglia sono iniziati i mangiate pure senza di me, io devo leggere Dumas!. La sera, con gli occhi stanchi ma ancora “infuocati”, pur avendo talmente tanto sonno da intravedere ormai gli scogli dell'Isola di Montecristo anche fuori dalla finestra, niente, proprio non ce la facevo a smettere di leggere. In dieci giorni il viaggio si era già concluso.
È passata poco più di una settimana da quando ho terminato la lettura di questo romanzo. Sono stati giorni particolari, di assestamento, dopo il terremoto emotivo che mi ha provocato. Giorni in cui ho cercato di mettere da parte il forte senso di inadeguatezza, la paura di non riuscire a descrivere nemmeno una minima parte di ciò che mi ha trasmesso. Giorni in cui mi sono pentito d'aver divorato questa meraviglia in poco tempo, ché avrei potuto tenerla lì a farmi compagnia ancora per un po'. Giorni in cui mi sono sentito vuoto, orfano di quelle emozioni, di quella frenesia e di quell'avidità di sapere.
Quando leggo, ora, ricerco quelle sensazioni, faccio paragoni. E rimango, ovviamente, deluso. Perché romanzi come questo - che è una perla rara - ti capitano tra le mani quando meno te l'aspetti, ma hanno la capacità di stravolgerti, segnarti dentro, entrarti nelle vene, e quando li finisci, quando ti lasciano tornare a respirare, ormai si sono portati via una parte di te.
Un viaggio, dicevo, indimenticabile. Tra Marsiglia, l'Isola di Montecristo, Roma e Parigi. E poi attraverso le vite di tanti personaggi, storie nella storia, tutte magistralmente concatenate tra loro.
Il personaggio che rimane più impresso è Edmond Dantès, il protagonista. Chi non conosce a grandi linee la sua storia? Giovane marinaio, gran lavoratore, figlio devoto, innamorato della sua Mercedes. Un ragazzo gentile, genuino, ma anche sfortunato. L’invidia, l’ambizione e la gelosia altrui gli giocano un brutto scherzo, e così si ritrova incarcerato, privato della sua vita onesta, dimenticato dalla giustizia. Gli anni di prigionia sembrano infiniti e lo mettono a dura prova, lo gettano nello sconforto, più volte tenta il suicidio. Poi, il barlume di speranza: un rumore. Sembra che qualcuno stia cercando di scavare un tunnel. Più tardi, una voce. Un uomo, un amico, un padre, destinato a cambiare il corso degli eventi. L’abate Faria, che promette grosse somme di denaro alle guardie in cambio della sua scarcerazione, viene creduto pazzo da tutti, ma in realtà nasconde una grande sapienza e, soprattutto, un gran cuore. È un personaggio assolutamente straordinario, forte, che colpisce e ammalia. Insieme a lui, Edmond pianificherà la fuga e inizierà a pensare alla vendetta nei confronti di coloro che gli hanno rovinato la vita.
Non voglio aggiungere altro riguardo la storia, che è complessa e va gustata parola dopo parola, evento dopo evento. Voglio soffermarmi, però, sull'evoluzione di Dantès. I quattordici anni di reclusione ingiustificata, oltre a cambiare la sua vita, modificano soprattutto la sua indole, la sua anima. L'uomo che riesce a fuggire dalla prigione ha solo il corpo (invecchiato) dell'Edmond che ho conosciuto nella prima parte del romanzo. Il giovane onesto, ingenuo, buono, pian piano, per forza di cose, si lascia morire nel Castello d'If. Verrà "sostituito" dal conte di Montecristo, un uomo completamente differente, capace di stregare chiunque con i suoi modi di fare educati, col fascino e l'ambiguità, col carisma e la stravaganza, l'ironia e anche un po' d'impertinenza. Avvolto da un'aura di mistero, ha un immenso patrimonio, vive nel lusso più sfrenato e gioca a fare l'amico di tutti, elargendo soldi e consigli, ma in realtà ha a cuore solo poche persone, alle quali riserva la più profonda devozione. Le altre non sanno ancora di avere di fronte un abile calcolatore che vuole prendere il posto di dio, della provvidenza, per mettere in atto una spietata vendetta.
Un personaggio immenso, un antieroe intrigante e sconvolgente, magnificamente caratterizzato da Dumas.
Sulla sua strada, Edmond incontra tante persone, buone e cattive, che si fanno amare o odiare, e che prendono forma e vivono anche fuori da carta e inchiostro. Tratteggiate in modo preciso e dettagliato, pian pian diventano familiari. Ho riso e pianto e tanto mi sono incazzato con loro. Non dimenticherò mai Maximilien e Valentine, il loro amore delicato e proibito; il signor Noirtier, muto e paralizzato, e i suoi sguardi; Haydée, la sua bellezza e la sua venerazione nei confronti del conte; Alì, la sua fedeltà e dedizione; Eugenie e il suo spirito libero; Dantès padre e il suo orgoglio. Ma anche Caderousse, Danglars, il conte di Morcerf, Villefort, simboli del viscidume, dell'animo corrotto dall'ambizione a tutti i costi.
Insomma, e cerco di concludere perché se non mi contengo un po' sarei capace di continuare all'infinito, non posso far altro che consigliarvi di leggere questo splendido romanzo. Non lasciatevi impaurire dalla mole, dopo un po' non ci farete già più caso e, anzi, desidererete altre mille pagine pronte dietro l'ultima.
Ho letto diverse critiche nei confronti di questo libro: troppo prolisso, ripetitivo, tanto appassionante quanto mal scritto. Non so, a me non è parso, forse non ci ho fatto caso. Ero talmente abbagliato, talmente preso dalla storia, dalla potenza dei personaggi, dai dialoghi, che non ho manco avuto il tempo di stare a pensare ai suoi difetti. L'ho trovato perfetto, forse nella sua imperfezione.
Buttatevi, regalatevi questo viaggio. Son sicuro che ne rimarrete estasiati. Proprio come me.
Un piccolo consiglio riguardo le edizioni italiane.
Tra il 2010 e il 2011 sono uscite due nuove edizioni (una della Garzanti, quella che ho letto io, e una della Donzelli) con traduzioni nuove che han ripristinato le parti tagliate e censurate nelle traduzioni precedenti. (Per maggiori info sui tagli, leggete questo.) Ovviamente vi consiglio di leggere una di queste o la Feltrinelli del 2012, che utilizza la traduzione Donzelli.






























