Una pagina di storia della musica sta per chiudersi, infatti Don Henley ha parlato apertamente del futuro degli EAGLES, spiegando che il 2026 segnerà la fine del percorso ormai pluridecennale della band.
E io lo scrivo in questo sabato musicale, perché dopo oltre 50 anni di carriera, ed essere stati i musicisti di Linda Ronstadt, Henley ha raccontato il desiderio di rallentare, dedicare tempo alla famiglia, viaggiare davvero, coltivare passioni lontane dai palchi e affrontare con serenità anche i limiti imposti dall'età. Età che ultimamente ha sentito pesare anche Keith Richards dei Rolling Stones che per l'artrite ha dovuto rinunciare al prossimo tour perlomeno finché non si sentirà meglio (se si sentirà meglio), ma nel frattempo la band sta lavorando ad un nuovo disco dopo quel sorprendente HACKNEY DIAMONDS che non è certo il loro lavoro migliore, ma avercene dischi così.
Ma torniamo alle nostre Aquile, perché ALBUM STORICI gli Eagles li hanno incisi (HOTEL CALIFORNIA sta per compiere 50 anni), concerti sold out li hanno avuti, qualcuno di loro purtroppo non c'è più, quindi una decisione così sembra più che lecita.
Ma per i fans non ci sarà alcun pericolo di dimenticarli perché la loro musica rimane, su qualsiasi supporto disponibile, e quella non dirà mai che è arrivato il capolinea.
Chiudo il post di oggi con gli auguri a Lady Gaga per i suoi 40 anni,
artista che porta in scena spettacoli molto diversi da quelli degli Eagles, ma tutto sommato dotata di una versatilità tale che, sono sicuro, potrebbe interpretare benissimo anche le loro canzoni esattamente come già si è cimentata nello swing-jazz con Tony Bennett e in altri generi estranei al suo come nel film A STAR IS BORN.
Fra tanti addii che abbiamo putroppo avuto nei giorni scorsi, lasciatemi finalmente oggi augurare buon compleanno a Whoopi Goldberg che festeggia i suoi 70 anni.
Bella età per la Sister Act che comunque tutti ricordiamo anche nei panni variopinti della finta medium Oda Mae Brown di Ghost, dallo stile che anticipava di un ventennio la futura Lady Gaga.
Evvediche magari la Germanotta era stata pure lei (magari non al cinema, per via dell'età) a sospirare per Patrick e a prendere appunti... Chissà?
Si, lo so che ho già usato questo titolo del post IN PASSATO nello stesso contesto, ma, come si dice? non si butta via niente e comunque ci stava lo stesso.
Ma bando alle ciance perché è arrivato davvero il momento di parlare della nuovissima stagione 2 di Mercoledì (con locandina leggermente bondage) dopo quei commenti negativi di cui avevo SENTITO IN GIRO.
Tutte balle, potete dar retta ad una vecchia canaglia, poiché seppure rimanga sempre quell'effetto da scuola di Harry Potter/X-Men (o Miss Peregrine se vogliamo accostare la cosa più vicina a Tim Burton) il risultato è assolutamente positivo nonostante il nostro regista non metta la sua mano direttiva proprio in tutti gli episodi.
E la differenza di regia si vede perché rimane comunque facile riconoscere quelli diretti da Burton, come il primo dove arriva anche la sua classica sequenza in cui utilizza la tecnica del passo uno.
Poi andando avanti vediamo citare anche Il Silenzio Degli Innocenti
e facciamo conoscenza con i nuovi personaggi interpretati da Steve Buscemi e Billie Piper (la Rose Tyler del DOTTORE).
Nella nuova stagione si nota una presenza molto maggiore di Catherine Zeta-Jones alias Morticia per via del conflitto personale che c'è con la figlia, e anche Pugsley diventa una figura centrale della vicenda.
Purtroppo devo segnare un punto a sfavore per zio Fester
che ho trovato insopportabile anche se è interpretato da Fred Armisen del Saturday Night Live.
Altro punto che non mi ha convinto del tutto è la CGI degli Hyde e dei lupi mannari che hanno un po' un effetto pupazzo, mentre il resto del comparto effetti speciali lavora egregiamente per cui ci posso passare sopra.
Attenzione a Lady Gaga che fa un cameo che pare buttato lì a muzzo e invece poi ti rendi conto che funziona come fosse una promo per la sua canzone THE DEAD DANCE che poi sentiremo durante il balletto di Enid e Agnes, che sono assolutamente deliziose, ma sarà difficile che tale scena diventi un meme come lo era stata la Wednesday Dance nella PRIMA STAGIONE.
Su Agnes poi non ho capito bene se è il makeup a farle gli occhi così grandi o se accade come in Big Eyes, sempre di Tim Burton, dove la CGI crea quest'effetto (opto piu per la seconda ipotesi).
Ed ecco infine la ciliegina sulla torta che ha il nome di Joanna Lumley che i nostalgici come il sottoscritto potranno ricordare in ZAFFIRO E ACCIAIO al fianco di David McCallum (il futuro Ducky di NCIS).
Joanna, splendida settantanovenne, qui è la nonna di Mercoledì, ma fatta tutta al contrario di come era rappresentata nella serie tv nei fumetti dove pareva più Maga Magò.
Da segnalare che nel nutrito mucchio degli attori guest ha trovato posto anche quel Casper Van Dien di solito abbonato ad eclatanti ciofeche, ma forse Tim si era ricordato di averlo diretto in Il Mistero Di Sleepy Hollow.
Livello horror altissimo, quindi ottima qualità burtoniana, e quei commenti negativi vadano pure a quel paese, maledetti troll della malora.
Termine troll che in una serie così tutto sommato ci sta benissimo, eh!!!
Nel titolo del post ho parafrasato un assioma che spesso viene usato riferito a Benito Mussolini (e anche titolo di un libro di Francesco Filippi), perché sarò un ingenuo, uno che di musica non capisce una mazza, un ottimista a tutti i costi, ma non condivido davvero tutto questo accanirsi dei critici musicali contro Katy Perry e il suo nuovo album 143.
Premetto che un suo disco per intero non lo avevo mai ascoltato fino ad ora, cioè nel senso che finora mi ero basato sui singoli che passava la radio e che per me erano tutti delle hit con tutte le cosine a posto.
Un compendio generale sulla cantante l'avevo avuto durante il suo PRISMATIC WORLD TOUR dove un grande impianto scenico cercava di sopperire alle qualità vocali non proprio eccelse di Katy, mentre la sua diretta avversaria Lady Gaga ha pienamente dimostrato che anche dal vivo ha i numeri, e che numeri.
Nonostante quelle mancanze, lo spettacolo era stato di mio gradimento perché comunque riesco a capire quando una canzone realizzata in studio con cura maniacale tra effetti e sovraincisioni poi dal vivo sia difficile da far rendere in maniera identica, per cui preferisco un'esecuzione meno fedele all'originale piuttosto che il PLAYBACK USATO DA MADONNA, e Katy in quel tour sono sicuro che non lo usava.
Secondo le critiche negative, 143 (titolo che si riferisce ad un modo in codice di scriversi I Love You di quando i display dei telefonini erano microscopici) presenta un pop ormai datato fermo agli esordi di Katy, che infatti ha richiamato per parte del disco lo stesso produttore di allora.
Ma questa si può chiamare invece coerenza dato che altri artisti, tipo i Coldplay, ma lo stesso mostro sacro Bob Dylan ai suoi tempi, per non parlare di NEIL YOUNG ROBOTICO, sono stati accusati di aver cambiato le carte in tavola facendo dischi che non rispettavano più il genere al quale erano legati.
Legati? Ma scherziamo?
Cioè un artista deve fare dischi per compiacere il pubblico e poi se lo fa lo si accusa di essere ripetitivo?
Insomma, mai contento sto pubblico o i giornalisti.
Beh Katy Perry in questo disco non fa che ripetere gli stili, gli arrangiamenti i temi che ha portato avanti finora, perciò cosa c'è di male?
Ok, non sarà certo un capolavoro, ma per esempio il singolo WOMAN'S WORLD ha un bel tiro radiofonico e pecca forse solo per essere un po' tanto stile Lady Gaga, ed è accompagnato da un videoclip pazzesco che trasuda erotismo da tutte le parti e che ad un certo punto, giuro, cita addirittura una foto così.
Di vero c'è che altre cose invece sono abbastanza noiose come I'M HIS, HE'S MINE che è una rilettura dichiarata di Gypsy Woman di Crystal Waters, canzone che già nella sua versione originale reggevo veramente poco, ma lei forse ci confida parecchio perché è uscita a settembre come terzo singolo, anche qui supportata da un video ad alto tasso ormonale.
Forse tale remake col testo cambiato non è tanto gradito nemmeno a Manuel Agnelli che durante le AUDIZIONI di X-Factor ha regolarmente criticato tutti quelli che presentavano cover con il testo modificato/rinnovato.
Dall'altra parte invece vi ho trovato con piacere un bel po' di canzoni fresche, gradevoli come per esempio ALL THE LOVE, dove certi passaggi mi hanno ricordato lo stile di Annalisa, la nostra pop star che quest'anno ha messo in riga tutti, il che probabilmente dimostra che la cantante ligure non ha nulla da invidiare alle star internazionali come Katy, la multitasking Lady Gaga e la super osannata TAYLOR SWIFT.
Anzi, a proposito di Annalisa, che lo scorso marzo aveva incontrato Katy a Los Angeles, qualcuno ha fatto notare molta somiglianza fra le copertine dei loro dischi.
Copertine che tra l'altro, nel caso della cantante americana, cambiano a seconda dell'edizione che acquistate se siete ancora amanti dei vinili, mentre io invece ho optato per la versione digitale standard, certo meno stilosa, ma più pratica.
Insomma, siamo a conoscenza che Katy Perry ha passato i suoi brutti momenti di depressione durante i quali ha lasciato momentaneamente il mondo discografico, salvo rare featuring ogni tanto, e dedicandosi ad AMERICAN IDOL dove per diverse edizioni ha fatto la giudice presentandosi anche con outfits decisamente originali,
ed ora ci riprova e per farlo fa quello che sa fare meglio, cioè la pop star leggera leggera.
Magari, chissà? sarà il caso come per quella famosa RECENSIONE NEGATIVA su The Unforgettable Fire degli U2 passata alla storia di cui avevo parlato pochi giorni fa QUI?
So solo che adesso che mi sto preparando me lo riascolto per l'ennesima volta il disco di Katy Perry mentre macineró qualche chilometro (ha il mood gusto), ma a piedi che le cuffiette in bici non si devono usare mai perché è pericolosissimo, eh!
Oggi, anche se è appena uscito un nuovo disco dei Beatles di cui avevo già anticipato QUALCOSA a giugno, mi va di parlare invece di Hackney Diamonds, il nuovo album dei Rolling Stones pubblicato dopo 18 anni dall'ultimo lavoro, escludendo Living In A Ghost Town Che era uscita in tempo di lockdown e rimasta una canzone a sé (pure accusata di plagio).
Me lo sono ascoltato tutto questo disco, a casa, in macchina, facendo jogging e devo dire che tutto sommato non è male, ma non è il capolavoro a cui molti hanno pensato e scritto sui giornali. Piuttosto si tratta di una testimonianza che gli Stones "ci sono" anche nel 2023 e suonano ancora. Adesso entriamo nei particolari come il singolo ANGRY che, rispetto ad altri brani del disco, non è niente di che se non giusto un pezzo che chiunque se lo impara in quattro e quattr'otto e che anche solo a sentirlo ti fa immaginare Mick Jagger che si sbraccia gridando e facendo le smorfie sul palco e Keith Richards che fa il riff curvo sulla chitarra. Non è niente male piuttosto il terzo estratto, cioè MESS IT UP, molto più pop di tutte le altre tracce, al punto che la vedrei cantata da Katy Perry (pensa te) e adattissima ad essere passata nelle radio. Sul secondo singolo, quello con Lady Gaga e Stevie Wonder, ovvero SWEET SOUNDS OF HEAVEN, invece c'è di nuovo una questione di plagio molto più evidente di quello citato sopra, nel senso che è identica a I'VE GOT DREAMS TO REMEMBER di Otis Redding, il che magari può essere giustificato dal background della band che fra le cover che suona in concerto ha anche Route 66 che era stata cantata anche da Redding, ma qui la canzone viene spacciata per una ballad di Jagger - Richards e questo non va granché bene, nonostante Lady Gaga dia il suo bel contributo gospel al pezzo.
Il resto del disco invece è spesso più debole con pezzi che sembrano lì giusto per riempire il minutaggio e con un paio di brani ovviamente presi dal passato dove suona ancora Charlie Watts alla batteria e uno con Bill Wyman che da tempo aveva lasciato la band. Poi ok c'è ospite Paul McCartney al basso distorto in BITE MY HEAD OFF ad unire in questo modo quelle due band iconiche che hanno fatto la storia, e il già citato Stevie Wonder a dare ognuno il suo apporto, ma il mio brano preferito del disco invece l'ho già identificato in DEPENDING ON YOU che mi sono riascoltato già più volte e, tutto sommato, da questa galassia lontana lontana, questo nuovo album lo consiglio a tutti.
Perché magari detto francamente questi non saranno certo Wolfgang Amadeus Mozart che proprio 240 anni fa eseguiva in questa precisa data a Linz per la prima volta la sua Sinfonia n°36, e lui perlomeno di nome lo conosciamo tutti ancora oggi, magari grazie alla canzone di FALCO o il film di Forman, o per via del famoso presentatore 😜, ma comunque quello che conta è che questi sono ancora una volta quei matti dei Rolling Stones (o quello che ne resta, per dirla tutta) e nessuno, ma proprio nessuno sarà mai come loro.
Sabato in musica da dedicare doverosamente oggi a Tony Bennett che ci ha lasciati a 96 anni dopo aver lottato con l'Alzheimer e aver portato avanti una carriera da crooner di tutto rispetto, con alti e bassi, certo (ma chi non li ha avuti), e anche problemi di droga superati.
Di origini italiane (Anthony Dominick Benedetto era il suo vero nome) e grande amico di Robert DeNiro con il quale è apparso in TERAPIA E PALLOTTOLE, ha fatto anche un cameo in Una Settimana Da Dio ed ha avuto la sua rinascita musicale con l'era dei duetti marcata con due album dai molti ospiti, duetti fra cui famosi sono quelli con la mutaforma LADY GAGA
con la quale inciderà anche un intero album jazz, e la grande AMY WINEHOUSE che qui sfodera un'interpretazione decisamente alla Shirley Bassey. In coda ricordo anche Andrea Purgatori, giornalista e conduttore televisivo deceduto a 70 anni in circostanze ancora da chiarire per le quali si parla di cure sbagliate e personale medico indagato.
Andrea era stato anche sceneggiatore per il cinema (Fortapasc porta la sua firma).
La vittoria agli OSCAR di EVERYTHING, EVERYWHERE, ALL AT ONCE che anche in italiano ha mantenuto il titolo originale, mi ha fatto pensare ancora una volta ad un film molto vintage (1971) come La Vestale Di Satana che si porta appresso un titolo italiano messo lì a muzzo solo per attirare il pubblico poiché del demonio e di relativi riti fatti da discinte fanciulle non vi è traccia in questa pellicola ambientata in una Ostenda nebbiosa e grigia in contrasto con il colore rosso del titolo originale Les Levres Rouges.
Difatti è un film su Elizabeth Bathory, una contessa vampira che il rosso lo porta come rossetto, come abito e lo beve come sangue per mantenersi giovane, ma sopratutto lei è un personaggio che ricorre spesso in letteratura, cinema e serie tv, come anche nella quinta stagione di American Horror Story dove Lady Gaga
interpretava una identica contessa vampira (Elizabeth Johnson) che era palesemente ispirata a tale inquietante e sexy signora.
Il doppiaggio italiano non è dei migliori purtroppo, ma se si riesce a sorvolare (o a sentire la traccia originale) il film non è male fra erotismo e un po' di splatter buttato lì.
Quindi, nel caso vi capitasse fra le mani questa pellicola, ora sapete un po' meglio di cosa tratta e, tornando al VINCITORE degli OSCAR, mi immagino per esso un titolo italiano di quelli che i ben noti distributori si ingegnano sempre ad inventare come quando c'era la moda del "se fai questo faccio quello", oppure (per fortuna meno eclatante) quando a PROMISING YOUNG WOMAN hanno dato, secondo me, una valenza da commedia volendolo tradurre in italiano a tutti i costi e chiamandolo Una Donna Promettente con quell'articolo davanti che alleggerisce tutto il concetto, e invece è un film che, specie sul finale ti tira una tale mazzata nello stomaco come pochi sulle note di Angel Of The Morning; ecco, per IL FILM dei Daniels poteva capitare ancora peggio come vedersi affibbiato qualcosa tipo Una Mamma Tutta Matta, oppure Grosso Guaio Alla Lavanderia Cinese, o anche Tutto In Una Volta, o ancora Tutti Pazzi Nel Multiverso Della Follia.
Certo... Lo so che ricordano tutti qualcosa di già visto, ma sono proprio queste le bieche strategie dei distributori italiani, anche nel caso de La Vestale Di Satana dato che in quel periodo i film demoniaci proliferavano grazie anche a Roman Polansky e il suo Rosemary's Baby (1968), e se poi ci mettevi in mezzo anche le evocative sacerdotesse servitrici era incasso assicurato, perciò in tutti questi casi meglio l'originale senza dubbio.
"...E sull'ascensore di Tale E Quale Show entra Lady Gaga ed esce Patrizia Reggiani!!!" direbbe un Carlo Conti della tv che proprio sabato ha condotto la finale del suo programma nella versione senza i vip, ma con gente, per così dire, normale.
Perché un pochino quell'effetto c'è, ma poi te ne dimentichi e ti vedi un film diretto da Ridley Scott che supera le due ore e mezza senza però stancarti.
Non so dire però precisamente se è per la bellezza (?) del film o più per la curiosità di sapere fin dove il regista voglia arrivare in una pellicola che procede didascalica e spezzettata come se nel montaggio si fosse perso qualcosa.
Qualcosa anche tipo la seconda figlia della Reggiani che qui non risulta, ma forse con una seconda gravidanza dovevamo toccare le tre ore, perciò...
Ecco si, il film è pieno di scelte discutibili, e magari qui Ridley non è alla sua miglior regia, questo no, però c'è un cast fenomenale a partire da lei, la primadonna del pop che ha ormai dimostrato di saper recitare bene, e d'altronde la Germanotta ha o non ha sempre interpretato un personaggio nei panni variopinti e fetish con i quali è diventata famosa?
Intorno a lei ci sono poi Adam Driver, che se sta lontano da quella galassia lontana lontana fa solo cose ottime, Al Pacino istrionico come sempre, e non è da meno Jeremy Irons seppure con un minutaggio minore.
E Jared Leto?
Mica l'avevo riconosciuto nei goffi panni di Paolo, il cugino idiota di Maurizio Gucci che probabilmente (spero per lui) da Leto qui è reso ancora più idiota di quello vero.
Di questo film si è poi parlato anche a causa del bizzarro accento italiano con cui gli attori recitano e che, specie nel caso di Lady Gaga, pare più dell'est che nostrano.
Il che ti mette davanti al dubbio se preferire l'audio originale o il doppiaggio che per la verità non è proprio eclatante, perché anche se Giancarlo Giannini cerca di rendere al meglio la recitazione di Al Pacino, e in passato è stato così, qui si ha l'impressione che vengano recitate delle frasi improvvisate dai doppiatori, il che non è assolutamente vero certamente, ma forse ciò è un modo per tentare di dare un'impressione di realismo cercato anche con la solita macchina da presa balenga che va tanto di moda adesso.
Curiosa la scelta musicale che, nello stesso periodo ti piazza Caterina Caselli e George Michael che hanno decenni di distanza, ma vabbè, anche in BOHEMIAN RHAPSODY la sequenza temporale dei brani e pure degli eventi non era rispettata, e lo stesso Scott si era inventato una Roma tutta sua per Il Gladiatore, per cui anche Battisti direbbe Prendila Così (e a sto punto poteva benissimo esserci pure lui nella soundtrack).
L'apparizione della suora che fuma una sigaretta poi mi ha fatto sobbalzare perché mi son rivisto Crozza che fa la parodia di Sorrentino (solo a me è venuto in mente?).
Già sapendo il finale, poiché la vicenda dell'omicidio organizzato da Patrizia la si conosce (non sto spoilerando nulla), manca anche un po' la tensione del thriller che qualcuno magari si aspettava; tornando al film su Freddie Mercury infatti, gli eventi erano stati manipolati per rendere la vicenda più d'effetto (cosa che ha portato anche parecchie critiche), mentre qui Ridley segue (quasi) passo passo la storia come fosse un semplice osservatore esterno.
A ripensarci, anche questa pellicola era stata presentata in pompa magna da Fabio Fazio con la stessa Lady Gaga ospite in studio, e già le altre fiction e film promossi dal bravo presentatore buonista si erano rivelati nella maggior parte dei casi dei pacchi clamorosi.
Insomma un film pieno di alti e bassi e uno dei bassi è senza dubbio la scena di sesso nell'ufficio di Patrizia a metà fra il ridicolo e l'imbarazzante per chi la vede.
O forse siamo noi che ormai ci siamo troppo abituati alle scene a letto con le luci soffuse (tipo Adrian Lyne), il sottofondo di un sax e i corpi sudati con i riflessi in penombra, o anche alle scene ardite tipo 50 Sfumature, mentre qui ti viene sbattuta lì e paff!!!
Che per un attimo ti pare uno di quei film dove la protagonista "recita" frasi tipo "Oh Ja", "Oh My God!"...
Cose da cinema "d'essai".
Di alto invece c'è la resa di Lady Gaga negli abiti e makeup vintage della Reggiani, e poco importa a me se qualcuno dice che pare una giovane Marisa Laurito.
A parte che Marisa in gioventù è stata una bella donna, ok, una di quelle solitamente definite "dalle forme generose", e tuttora non si può dire male di lei tenendo conto dei suoi 70 anni, Lady Gaga secondo me rimane la scelta di casting migliore per il personaggio che doveva interpretare e infatti lei ci crede fino in fondo modificando anche la sua postura stringendosi nelle spalle, agli antipodi dal personaggio musicale che porta sul palco.
Oggi, dopo i saluti e i festeggiamenti di ieri per l'ottimo Valentino Rossi e l'ospitata di Lady Gaga per promuovere House Of Gucci da Fabio Fazio che la fa commuovere fino alle lacrime mostrandole un collage di immagini della sua carriera (ma, d'altronde lei è premio Oscar e sa come piangere a comando... Uh che canaglia che sono!!!), diamo anche un ultimo saluto a Wilbur Smith, scrittore sudafricano morto lo scorso sabato ad 88 anni, la cui vena narrativa avventurosa, quasi sempre ambientata in Africa, aveva anche ispirato alcune sceneggiature per cinema e televisione e, in particolare, ricordo un film del 1976, Ci Rivedremo All'inferno con un ex colonnello americano che ha quella ben nota faccia da duro di Lee Marvin,
immortalato nel poster nell'iconica posa con mitragliatore, ed un aristocratico inglese, personaggio su misura per Roger Moore che all'epoca era già diventato James Bond da due episodi e, guarda caso, il regista era sempre Peter Hunt, cioè quello del poco apprezzato (per via di un interprete poco convincente) Al Servizio Segreto Di Sua Maestà.
Il film, come il libro, presenta una coppia di protagonisti agli antipodi, ma che funziona proprio per questo, e se aggiungi che le voci italiane erano di Glauco Onorato per Lee ( voce di Bud Spencer) e di Cesare Barbetti per Roger (il doppiatore di BRETT SINCLAIR), la strana coppia era perfettamente delineata.
Anche se nel caso di uno scrittore il più delle volte la propria immagine è sconosciuta al grande pubblico, eccolo in una delle sue foto più recenti:
Addio da queste pagine un po' meno cartacee (e decisamente meno famose) delle tue, Wilbur.
Penso di essere uno dei pochi che apprezzano THE CELL di Tarsem Singh, che, lo ammetto, come storia è abbastanza stupidotta, ma visivamente è uno spettacolo assoluto. Sono poi andato a vedermi anche The Fall, dove anche qui ci sono scene stupende con colori e costumi che non puoi non apprezzare, tuttavia l'ho sentito un po' meno d' impatto. E Mirror Mirror invece mi ha riportato un Tarsem come piace a me, sopra le righe come un videoclip di Lady Gaga. Ed ecco che il cerchio si chiude proprio con la Germanotta che lo chiama a dirigere 911,
https://youtu.be/58hoktsqk_Q il suo ultimo singolo, in un tripudio di colori e costumi bizzarri dove ho notato subito lo stile di Singh ancora prima di sapere che dietro la macchina da presa c'era lui, Tarsem che nella musica ha realizzato anche per i R.E.M. lo splendido Losing My Religion.https://youtu.be/xwtdhWltSIg E qui però casca l'asino perché con 911 non siamo esattamente a quei livelli in fatto di qualità della canzone che, se ascoltata senza le immagini, non lascia praticamente nulla, anzi per onestà direi che è proprio una brutta canzone. Passa e va...