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martedì, aprile 14, 2026

Nella mente di Umberto Eco

Il viaggio in una mente prodigiosa, come poche altre. Così Alessandro Baricco ricordava Umberto Eco.

“Era il più grande. Lo era in uno sport particolare che ad alcuni può sembrare un lusso noioso come il polo. E che invece può essere incantevole. Lo dico senza vergogna. Fare gli intellettuali. Forse ad alcuni sono sfuggite le regole, quindi le ricordo. Si vince quando si comprende, racconta o nomina il mondo. Fine. Periodicamente, in quello sport, arriva a qualcuno che non si limita a giocare da Dio. Quelli entrano in campo, giocano, e quando escono il campo non è più lo stesso. Non nel senso che lo hanno rovinato. Nel senso che, nessuno prima di loro, aveva pensato a usarlo in quel modo. Nessuno aveva visto prima quelle traiettorie, quella velocità, quelle tattiche, quella leggerezza, quella precisione.”

Consiglio l’ascolto di questa serie radiofonica.

domenica, gennaio 25, 2026

La dimestichezza con i numeri di alcuni giornalisti

Se parlando vi dicessi che il 74% di 4000 è 54 vi accorgereste subito che qualcosa non va?

Eppure, nella puntata di prima pagina di Radio 3 di oggi, Paolo Valentino del Corriere della Sera non ha battuto ciglio quando un ascoltatore ha riportato questi e altri strafalcioni numerici.

Anzi, lo ha pure elogiato per aver fornito una conferma numerica.

Nel dettaglio…

In una telefonata in diretta, un ascoltatore propone un confronto tra le percentuali dei caduti italiani e statunitensi sui rispettivi numeri di truppe inviate truppe inviate in Afghanistan.
L’ascoltatore afferma che tra gli 80.000 militari statunitensi inviati in Afghanistan si sono registrati 2465 caduti.

"Cioè il 32%".

E tra i 4000 militari  italiani si sono registrati 54 caduti 

"Cioè il 74%".

"Questi sono i calcoli che si fanno!" ha sentenziato l'ascoltatore. "È stato semplice dimostrare che in proporzione abbiamo avuto più morti degli americani".
"Certo", conferma il giornalista. "È giusto indignarsi. Lei con questi dati conferma l’errore del presidente americano".

La telefonata è al minuto 16 di questo podcast:



domenica, maggio 04, 2025

La capacità di uscire da se stessi e dal proprio ruolo

Da Uomini e Profeti del 15/09/2024 - alle giornate del Festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo.

Tema di discussione con Serenella Iovino: la tendenza paranoica di certi sistemi di burocrazia.

 "L'ambivalenza del soggetto è la capacità di riconoscere la legittimità di alcune istanze paranoiche ma, allo stesso tempo, di essere capace di disidentificarsi.
Questa capacità è abbastanza comune tra gli italiani ma non sempre abita altre culture. Chi ha a che fare con certa burocrazia statunitense ne sa qualcosa. È un'esperienza psichica. Perché tu dai la stessa informazione non 10 ma 30 volte. E ogni volta, sempre dallo stesso ufficiale, questa viene richiesta seriamente. Con un'identificazione totale nella funzione di chi deve controllare. È un po' spaventoso. Non sono cose irrilevanti. Hanno a che fare con un certo modo di stare al mondo e di interpretare la propria identità senza la capacità di uscire da se stessi."

sabato, febbraio 01, 2025

Il possibile esodo dalle reti sociali vicine al trumpismo

Negli ultimi giorni Loredana Lipperini, ha trattato il tema in due puntate di Pagina 3: Librerie fantascientifiche e I percorsi del potere.

Nell'ultima puntata ha consigliato la lettura di questi tre articoli.

Zuckerberg non ha mai creduto in niente - Lucy
Racconta bene tutte le metamorfosi Zuckerberg: "alfiere di tutto il contrario di cui era stato il capofila fino al giorno prima". Passato dalla telefonata dopo la vittoria del 2016 in cui Zuckerberg si è congratulato con Trump per il suo “innovativo” uso di Facebook; al dietrofront, dopo lo scandalo di Cambridge Analytica), con la promessa che la sua multinazionale avrebbe fatto di più per contrastare la disinformazione; al riavvicinamento a Trump, durante la pandemia, con la famosa esternazione che Facebook non avrebbe fatto da “arbitro della verità” di fronte alle bugie di Trump sui voti per corrispondenza; al voltafaccia, seguito all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 con la corsa di Zuck per arrivare primo nella gara a bandire il presidente dalle sue piattaforme; fino all’ultima campagna elettorale in cui Trump ha accusato apertamente Zuckerberg di aver “tramato” contro di lui nelle elezioni di quattro anni prima, spiegando che se l’avesse rifatto avrebbe “passato il resto della sua vita in prigione. Zuckerberg gli ha risposto epurando i vertici di Meta in favore di figure come il nuovo responsabile degli affari globali Joel Kaplan, trumpiano di ferro, donando un milione di euro al fondo per l’insediamento della nuova amministrazione e alleandosi alla crociata in favore della “libertà di espressione”.

Perché è il momento per un social network europeo - L'INDISCRETO

Addio Facebook e Instagram: è ora di ricostruire le nostre case digitali - Valigia Blu

Il tema proposto da Loredana Lipperini mi coinvolge e mi fa riflettere. Continuerò a seguire il dibattito. Non escludo di maturare decisioni che mi portino ad abbandonare lentamente le reti social vicine al trumpismo.

Mentre scrivo queste riflessioni sul blog mi viene da pensare quanto siano diversi la mia postura e il mio atteggiamento quando scrivo sulle reti sociali rispetto a quando scrivo su un blog. 

Nel primo caso uso quasi sempre il cellulare e tendo a scrivere in modo più veloce e superficiale. Quel tipo do scrittura non mi spinge alla riflessione e all'approfondimento. E da lettori, si rischia di non andare oltre le tre righe e saltare compulsivamente da un post all'altro. Se leggo da un blog, posso sempre salvarmi la pagina e tornarci. Pratica rara e complicata quando si legge dalle reti sociali.    

martedì, agosto 20, 2024

Le basi della meditazione 4 - L’accettazione II

Uomini e Profeti del 17122024 propone un brano di Corrado Pensa sulla risposta negativa verso l’accettazione.

"Per sviluppare l’accettazione della realtà che ci capita di vivere, occorre un lungo viaggio nella nostra NON accettazione. Nella nostra non adesione alla vita. Nel conseguente disagio che questo ci provoca. Disagio che la pratica ci aiuta a vedere meglio.

È un lungo viaggio in salita perché il nostro resistere all’accettazione è frequentissimo. A cominciare dalla compulsione al giudizio mentale negativo su tutto e tutti, che è una delle forme più sorde e potenti di non accettazione.

Come procedere? Il primo passo, che rappresenta le fondamenta del lavoro interiore, quello di acquisire una grande dimestichezza e familiarità con la non accettazione che è in noi. In pratica, avere la perseveranza di sostenere lo sguardo sul nostro chiuderci. Guardare e riguardare il nostro no.

Infatti, che cosa succede se continuiamo a contemplare la non accettazione in noi? Succede che da un prevalere iniziale di sorpresa e disappunto si passa a un sentimento diverso nel quale il disappunto appare mescolato con una sorta di soddisfazione e fiducia. La fiducia che è proprio questo semplice e difficile lavoro di farsi specchio sempre più fermo a una virtù correttiva e guaritiva. Cominciamo a comprendere che, se è vero che non riusciamo a piegare a martellate la non accettazione, è tuttavia anche vero che il puntuale e sollecito contemplare la non accettazione è  il segreto per arrivare spontaneamente all’accettazione.
Il retto sforzo da compiere non può essere sforzo di accettare a meno che non si tratti di piccole cose. Lo sforzo da fare sarà quello di osservare la non accettazione prontamente, tranquillamente e, ove possibile, per tutto il tempo che essa dura. Ed è dallo sforzo di guardare in questo modo la non accettazione che può sgorgare spontaneamente l’accettazione.
Io sospetto che tanti disincanti e abbandoni sul cammino spirituale abbiano a che fare con la mancata comprensione, o la mancata spiegazione, di questo punto così cruciale. Il dettato fondamentale non è sforzati di accettare, bensì, sforzati di guardare meglio che puoi la non accettazione."

sabato, giugno 15, 2024

Le basi della meditazione 4 - L’accettazione

 Uomini e Profeti del 17122024 

 “Man mano che il lavoro interiore si consolida e la meditazione di consapevolezza si approfondisce, la dimensione dell’accettazione tende a emergere emergere in modo spiccato. È molto facile tuttavia cadere in grossolani fraintendimenti circa l’accettazione. Se, per esempio, veniamo aggrediti verbalmente da qualcuno, l’accettazione non significherà inghiottire. Inghiottire è solo segno di paura. L’accettazione, invece, è soprattutto accettare il disagio che quell’aggressione produce dentro di noi. È non resistenza, nel senso di non contrazione davanti alla sensazione spiacevole che improvvisamente comincia a pulsare in noi. Questo mantenersi aperti e morbidi invece di indurirsi ci mette in grado di rispondere adeguatamente alla situazione, invece di reagire meccanicamente. E dunque, non solo non inghiottìremo, ma diremo probabilmente ciò che è appropriato e giusto dire in quella circostanza. In tal modo non cadremo nella passività impaurita e non cadremo neppure nella reattività cieca che, anch’essa, ha molto a che fare con la paura. 

Ora, la messa in pratica di questa manovra di apertura interiore, che è relativamente facile da descrivere, richiede un tirocinio di consapevolezza il più continuo possibile durante la giornata. Tirocinio che metterà radici salde allorché cominciamo a percepire tutta la sofferenza che si accompagna alla non accettazione. Ossia al chiudersi e all’irrigidirsi nell’avversione e nella paura. Infatti, chiudersi significa separarsi, dividersi, porsi contro ciò che sta accadendo. Noi siamo disposti a credere che il problema sia nella sensazione spiacevole. Ma tale credenza è effetto di ignoranza. Il problema è invece nell’avversione e nella paura. Si può dire con tranquillità che gran parte del disagio e della differenza che sentiamo nel corso di una giornata è generata dalla nostra relazione sbagliata o non accettante con ciò che accade dentro di noi. La difficoltà principale sta nel fatto che accettare silenziosamente il disagio e il turbamento è l’ultima cosa che vogliamo fare. Se però si tocca con mano che l’accettazione rende più liberi, allora crescerà l’interesse nei suoi confronti. Nell’esempio fatto sopra è evidente che grazie alla consapevolezza accettante del nostro turbamento per essere stati aggrediti noi avremo più facoltà di scelta riguardo a ciò che diremo e faremo in quella circostanza difficile. Avere possibilità di scelta significa anche lo sviluppo di un senso di responsabilità circa le nostre azioni, parole e, in una certa misura, pensieri. Avere più scelte e responsabilità significa essere più liberi e più creativi.”

sabato, febbraio 24, 2024

Le basi della meditazione 2 - Il ruolo della paura e del desiderio

Uomini e Profeti | E2 | Meditare sulle emozioni | Rai Radio 3 | RaiPlay Sound

Il ruolo della paura
Abbiamo concluso l’incontro precedente presentando l’impedimento diffuso del malanimo. del disagio di percepire un perpetuo disagio esistenziale. Tale disagio è molto collegato alla paura. Senza che ci rendiamo conto siamo culturalmente trascinati nella marea del lamento. È molto difficile che una persona dica che tutto va bene. 

È vero che siamo assistendo a grandi crisi e a grandi problemi politici, ma è anche vero che i problemi a cui partecipiamo sono spesso sottolineati dalla mente che incornicia il negativo e svaluta il positivo, come dice Corrado Pensa. Siamo abituati a vedere le cose che non vanno. Ma se noi coltiviamo l’abitudine al negativo, allora sorge la paura. Perché è come se noi, con la nostra stessa proliferazione mentale, con le nostre stesse parole, con i nostri stessi atteggiamenti del volto, vivessimo una perpetua difficoltà.
La paura ne diventa una conseguenza. Essa è data molto dalla ricerca della perfezione, dalla speranza che la vita soddisfi i nostri desideri, le nostre aspettative. Questo genera il malanimo. Ma la vita è, punto. Non possiamo pretendere che la vita ci garantisca la felicità.

Se ci muoviamo nel nostro quotidiano sperando continuamente che le cose accadano per soddisfare la nostra felicità, ecco che incontreremo sempre e solo pensieri negativi e la paura la farà da padrone. La felicità non viene vista come qualcosa che possa essere sperimentata qui e ora, ma viene vissuta come una condizione che sarà possibile allorquando tutti i miei desideri siano nel tassello giusto. Cioè siamo quotidianamente addestrati all’attesa di tempi migliori.
Mi viene in mente un mio amico che aveva sempre il malumore addosso. Se gli chiedevi la ragione ti diceva: non vedo l’ora di andare in pensione. Ma quando è andato in pensione è stato profondamente infelice. Perché aveva addestrato la pratica dell’infelicità e dell’ingratitudine. 

Il ruolo del desiderio

Il desiderio di ciò che non abbiamo non ci fa apprezzare il momento presente. Ci rende ciechi nei confronti della quantità di benessere e di privilegio che viviamo quotidianamente. Se lo desideriamo possiamo essere felici adesso, in questo momento. Perché occorre tornare a vedere quello che nel concreto possiedi. Siamo costantemente bombardati da notizie su tragedie e disastri che generano una sensazione di paura costante. una paura che acceca e non fa capire dove si è. Bisogna imparare a fermarmi in un certo momento e a capire innanzitutto se quella paura è concreta ed a capire poi se esista una modalità per accoglierla.
L’obiettivo non è debellarla. L’obiettivo è imparare ad accogliere e riconoscere le nostre emozioni per renderele partecipi di un processo che porti a una liberazione interiore, a una guarigione interiore. Non significa essere felici per forza nel modo in cui ci dicono dovremmo essere felici. Significa conoscerci.

Risposta
Secondo il Buddha la sete inestinguibile. Il desiderio inteso come spinta costante al di più. È un tipo di sofferenza su cui il buddhismo ci addestra molto a lavorare innanzitutto riconoscendola. 
Innanzitutto la paura è un’emozione sana perché è parte di un istinto di sopravvivenza. Senza paura faremmo cose troppo pericolose. e serve anche il coraggio di vedere la paura. Perché spesso abbiamo paura della paura, come ci insegnano i maestri.

Innanzitutto dobbiamo riconoscerla, fermarci a sentirla, a vederla ed ascoltarla. e a volte ci accorgeremo che è solo un’abitudine che produce scenari che sono irreali. Come nell’esempio del pittore che era riuscito a dipingere così bene una tigre che poi si spaventava a guardarla.
Grazie alla mente coltivata dovremmo riuscire a riconoscere come nutriamo la paura nella nostra vita quotidiana. La paura spesso ci propone scenari immaginari ma possibili. Come gestirli? In che cosa dobbiamo avere fiducia?
Intanto non dovremmo alimentarla. Facciamo l’esempio del figlio che gira in motorino e la paura è che possa avere un incidente. Grazie alla mente più coltivata ci accorgiamo che quella paura possibile sta invadendo però tutto il nostro cuore. la vediamo, la riconosciamo. Quella paura ci fa incontrare la sofferenza e la precarietà della vita. Tutte le condizioni sono permanenti. se io parto da una prospettiva che tutto deve soddisfare i miei desideri allora allora l’imprevisto non è previsto e cresce la paura.
Ma se mi fai familiarizzo con la natura cangiante attraverso la pratica quotidiana che la mente educata, mi familiarizzo. accetto questa questa paura. ma se non l’alimento e mi limito a incontrarla, conoscerla, in realtà sto coltivando risorse interiori che nel momento che dovesse succedere qualcosa di doloroso sicuramente mi verranno in aiuto. Perché arrivare nei momenti difficili della propria vita che tutti noi prima o poi affrontiamo.

giovedì, febbraio 08, 2024

Le basi della meditazione 1 - Gestire il malanimo coltivando il buon animo

"Osserviamo che molti, a meno che non si trovino in condizioni particolarmente favorevoli, considerano normale vivere trascinando con sé il proprio senso di perpetua insoddisfazione. Invece è importantissimo coltivare il buon animo, che, innanzitutto, giova sia al proprio sia all’altrui benessere ed è inoltre condizione fondamentale per accogliere il qui e ora.


Malanimo non significa necessariamente pensare male ma è la costante di percepirsi insoddisfatti che è tipico della mente non coltivata. Perché se noi, come occidentali, ci fermassimo un attimo a riflettere. Se a mezzogiorno pensassimo alle fortune che abbiamo avuto dal momento in cui la sveglia è suonata fino a quel momento. Di quanti privilegi godiamo come se fossero dovuti. Noi in quel momento sentiremmo il cuore traboccare di gratitudine e sentiremmo anche crescere in noi il desiderio di condividere tanta fortuna. Quindi, imparare a gestire il malanimo, l’insoddisfazione, è una via reggia per incontrare la possibilità di una vita più serena, di una vita più felice. una vita in cui la gratitudine sia centrale."

Uomini e Profeti | E1 | Le basi della meditazione e gli ostacoli per entrare nella pratica | Rai Radio 3 | RaiPlay Sound


Gli impedimenti a dimorare nel momento presente

"Un notevole ostacolo alla continuità nella pratica meditativa, e quindi a dimorare nel momento presente, è la fretta. La fretta intesa sia come spinta che ci porta a fare velocemente una cosa dopo l’altra, sia come di vedere subito risultati concreti. L’impedimento della fretta è insidioso perché è culturalmente e socialmente condiviso. Un altro impedimento a darsi con regolarità e fiducia al momento presente è rappresentato dall’abitudine a programmare e a considerare l’evoluzione della vita come una successione di tappe e progressi prestabiliti. A tale proposito leggiamo le parole di Larry Rosberg.

“La mente fa continuamente calcoli, vogliamo andare da B. Oppure, se siamo davvero ambiziosi, da A a Z. La nostra pratica riguarda l’andare da A ad A. Sperimentare la gamma di ciò che accade richiede un approccio esteso al momento presente. Noi tendiamo a considerare il momento presente un mezzo per ottenere infine. Se nel momento A compio una determinata azione sarò felice nel momento B. Nella nostra pratica invece ogni momento è un mezzo e un fine e lo scopo del momento A è appunto il momento A.

L’insegnamento del Budda riguarda il risveglio o la liberazione e questo sembrerebbe un obiettivo. Ma il solo modo per raggiungere è essere totalmente dove siamo in questo momento”.

Ci sembra che la prospettiva offerta da Rosemberg sia completamente diversa da quella abituale, che ci spinge a vivere il presente come momento da usare per esaudire i nostri desideri e non già come un’occasione per risvegliarci alla realtà.

Un ulteriore impedimento molto diffuso a stare nel qui e ora è costituito dalla fortissima abitudine a mettere radici non già nel momento presente, ma piuttosto nel momento pensato. Incontriamo l’attimo usando la griglia delle nostre idee precostituite, dei nostri progetti, delle nostre aspettative o paure, e così facendo, sovrapponiamo il nostro pensiero della realtà alla realtà stessa.

La pratica della consapevolezza nutre la fiducia nella possibilità di accogliere e conoscere con sincerità. Infatti, come potremmo stare nel momento presente senza essere sinceri con noi stessi? Vale a dire che se ci scopriamo abitati dalla rabbia dobbiamo essere sinceri e riconoscere che qui e ora c’è la rabbia. Sincerità e umiltà ci permettono di essere a autenticamente presenti a quello che c’è anche se non è quello che vorremmo ci fosse che ci fosse. Un pesante ostacolo a vivere nel qui e ora è infine rappresentato da una vita vita non improntata a valori etici tutto questo genere di vita rafforza di disordine e la confusione e ci rende meno sensibili alla realtà nella quale viviamo. Queste insensibilità sfociano in vere e proprie separazioni tra i nostri desideri totalmente autocentrati e tutto il resto esiste solo se considerato utile ai nostri fini."

domenica, dicembre 03, 2023

Intelligenza come capacità di conformarsi all’esoscheletro di un’impresa

“La postmodernità chiama intelligenza la capacità di disintegrarsi quanto basta per potersi conformare all’esoscheletro di un’impresa.
Indipendentemente dall’affinità o dall’interesse verso ciò che l’impresa produce. Rinunciare alle nostre caratteristiche e peculiarità che avevamo all’inizio della nostra vita per adattarci agli obiettivi pianificati da quell’azienda seguendo i quali dovremmo raggiungere l’idea illusoria del successo. Lasciare da parte se stessi per adeguarsi a un falso se.
L’esoscheletro non è solo una struttura esterna ma anche un’entità mobile. Un gesto che non compiamo noi spontaneamente ma viene costruito e diretto al di fuori di noi.
Quando ciò accade il costo da pagare è altissimo, al netto dei grandi successi economici o professionali che si possono raggiungere.
I successi, se non raggiunti come me stesso, non mi daranno molto in cambio. Aldilà di ciò che possano pensare gli altri che mi guardano dall’esterno; che possono ammirare il successo raggiunto.”

martedì, agosto 08, 2023

Il libero arbitrio è solo un'illusione?

Ci sono due scuole di pensiero con conclusioni diametralmente opposte sul libero arbitrio.
Secondo una il libero arbitrio sarebbe totale, secondo l'altra il libero arbitrio sarebbe del tutto assente e illusorio.

David Chalmers sostiene che il libero arbitrio è probabilistico e la probabilità è guidata dalle emozioni.
Piú forti sono le emozioni più il libero aribitrio diminuirebbe. 
Ad esempio, una forte paura o una forte attrazione spingerebbero il nostro libero arbitrio verso una fuga in un caso e verso un avvicinamento nell'altro.



giovedì, maggio 11, 2023

Lo Stato parallelo: una serie radiofonica da non perdere

"A più di quarant'anni dall'accaduto, questo "action-podcast" fa rivivere in 10 puntate la scoperta dei meccanismi segreti che legarono la P2 alle istituzioni dello stato. Tra indagini, ritrovamenti e processi, a guidarci è proprio chi di quei fatti è stato protagonista: l'ex magistrato Gherardo Colombo, che, col collega Giuliano Turone, condusse nei primi anni 80 un'operazione senza precedenti che portò, tra ostacoli e intimidazioni, a svelare la più potente e pericolosa organizzazione massonica italiana.

Attraverso il racconto di Gherardo Colombo e la ricostruzione degli eventi con documenti e testimonianze, la serie svela tutti gli aspetti più controversi di quel sistema occulto di potere che si era impadronito delle istituzioni, tra stragi, scandali, servizi segreti, potenze straniere, politici, imprenditori, magistrati e giornalisti corrotti e complici, stragismo nero e terrorismo rosso, con la connivenza dei vertici delle istituzioni italiane ed estere. Luci e ombre di un passato non troppo lontano che conserva ancora forti legami con il presente."

Lo Stato parallelo | RaiPlay Sound

venerdì, aprile 22, 2022

Marino Sinibaldi diuscute sul paragone tra nostra storia partigiana e chi combatte contro l'invasione del proprio paese

Da Tutta la città ne parla di oggi:
"Si può fare un paragone tra la nostra storia partigiana e chi combatte contro l'invasione del proprio paese? Luciano Canfora professore Emerito di Filologia greca e latina all'Università di Bari, Albertina Soliani vicepresidente Anpi. Marino Sinibaldi presidente Cepell, già direttore di Radio3, Beppe Giulietti giornalista, presidente FNS, Angelo D'Orsi, storico, Carlo Greppi, storico"

Riporto una sintesi della risposta di Marino Sinibaldi a Luciano Canfora.

"Mi meraviglia che uno storico come Luciano Canfora trovi un antefatto che giustifichi quanto accade oggi. La catena degli antefatti in quelle terre martoriate è lunghissima. Gli antefatti sono talmente numerosi che ci paralizzano. Mi sembra che si tenti di risalire indietro nella storia per negare ciò che è così evidente.
Primo che c’è una resistenza. Secondo che non si può usare la categoria della complessità per evitare di vedere la realtà. La realtà è una guerra di annientamento.
Io tenderei a vedere quanto sta accadendo, vedrei il regime di paura e di ferocia che Putin ha esibito nel suo paese. Trovo che le immagini di quel dialogo di ieri con il suo ministro siano qualcosa di spaventoso o di grottesco. Emerge tutta la trama di paura, di ferocia, di obbedienza. E di fronte a questo, un antifascista, un resistente, un democratico, non può che sentirsi scandalizzato. Dopodiché, siamo tutti tormentati da quale scelta fare, però se gli ucraini non avessero resistito Putin avrebbe vinto e avrebbe dimostrato che la guerra paga.
E tutti gli autocrati e i guerrafondai del mondo guardano a Putin e vogliono imitarlo.
Con il sentimento della paura le autocrazie prosperano mentre le democrazie sono in crisi."

Per la versione integrale: Tutta la città ne parla di oggi.



lunedì, febbraio 28, 2022

"Empatia in un mondo a rischio"

"L'empatia è un atto individuale legato all'incontro corporeo con un altro essere umano. Un atto quindi che produce emozione, aspettative e può portare a conoscenze e quindi anche all'azione. ...
Quando io penso di mettermi nei panni dell’altro, mi metto nei miei panni o nei suoi panni? Cioè mi immagino che cosa proverei nella sua situazione oppure immagino che cosa prova lui/lei nella sua situazione? Questa sembra una differenza minimale ma, invece, è molto importante perché io non sono l’altro o l’altra, però tento di avvicinarmi alla situazione e al luogo in cui lui/lei sta. Ecco, facendo questo movimento mi si apre un orizzonte più ampio rispetto a l'esperienza che faccio in prima persona. Ed è interessante il fatto che è l’immaginazione, la capacità della mente che mi permette di viaggiare in una differenza tra me e l’altro."

Citazione dalla puntata "Empatia in un mondo a rischio" (intorno al min 40) della trasmissione radiofonica Uomini e profeti.

giovedì, febbraio 17, 2022

I rituali nella fruizione della musica "classica"

Credo sia comprensibile che, attraversando i secoli, delle ritualità si accumulino intorno a certe forme d'arte. Ma forse per la musica cosiddetta classica abbiamo raggiunto livelli che ne compromettono la freschezza e la spontaneità.

Giusto per citare un esempio: ai tempi di Mozart gli applausi durante un'esecuzione erano auspicati e graditi al compositore. (Vedi commento di Giovanni Bietti intorno al minuto 26 della puntata "Le sinfonie di Wolfgang Amadeus Mozart"). Mentre i pochi malcapitati che ai nostri giorni provano ad applaudire prima che un brano sia completamente terminato vengono guardati con un misto di rimprovero e compassione dagli eruditi delle sale da concerto. Per non parlare di tutto il resto della ritualità indiscussa ma altrettanto fossilizzata.
Forse ormai è parte della nostra cultura ed è bene conoscerla. Tuttavia mi chiedo se questo alone di sacralità sia davvero utile o piuttosto contribuisca ad allontanare potenziali fruitori da questa musica d'arte.

giovedì, gennaio 20, 2022

"La vera vita" di François Jullien

"Può capitare talvolta, in quei rari momenti in cui riusciamo a ignorare i problemi e le faccende quotidiane, che si faccia in strada in noi un sospetto terribile e vertiginoso. Cioè che non stiamo vivendo veramente la nostra vita. Ne scaturisce un disagio molto diffuso su cui le pseudo filosofie del "vivere bene" si gettano offrendo manuali con formule risolutive. Mentre la vera vita non è definibile in questo modo. Non ci sono ricette. È il tentativo continuo di cercare una coincidenza tra quello che sentiamo di essere e le cose concrete che poi nella vita ci troviamo a fare. Un esercizio che poi non finisce mai perché a ogni nuova situazione la vita fatalmente tende a scollarsi e a de-coincidere da se stessa"


Citazione da "La vera vita" di François Jullien letta da Pietro Del Soldà nella puntata "Le scelte dei padri" della trasmissione radiofonica Zarathustra.

martedì, settembre 21, 2021

Stravinsky nel Paese di Pulcinella: Carlo Gesualdo da Venosa

Riporto una commento di Sandro Cappelletto su Stravinsky e Carlo Gesualdo da Venosa: due compositori, due giganti, che dialogano nonostante i quasi quattro secoli di distanza. Il commento si trova nella quarta puntata della bellissima serie "Stravinsky nel Paese di Pulcinella" di Sandro Cappelletto.

"Stravinskij scoprì un autore che stava uscendo dall’oblio dopo secoli: Gesualdo da Venosa. Lo definisce musicista senza padri e senza figli. Pianeta senza satelliti nella storia della musica. Oggi sappiamo che non è così, ma Stravinskij rimane fedele al proprio motto: io non rispetto, amo! Viaggiò fino a Gesualdo, il paese in provincia di Avellino dove sorgeva e sorge tuttora il castello di famiglia del principe compositore. Principe, musicista e assassino. Colpevole di un doppio delitto a fil di spada. La moglie, Maria d’Avalos, e il suo amante Fabrizio Carafa. Così bello da venire chiamato l’angelo di Napoli. E lei più che bella: irresistibile, fatale. Un gran caso di cronaca nera che coinvolge l’aristocrazia napoletana di fine cinquecento. Stravinskij sente una forte affinità con la musica di Gesualdo. Gesualdo l’inattuale, che continua a scrivere madrigali in stile polifonico mentre si sta affermando l’opera con le arie cantante dai singoli protagonisti. Anche Glenn Gould la pensava allo stesso modo. Gesualdo è come Bach, diceva. Impossibile collocarli in un preciso contesto storico. Dapprima Stravinskij completa tre brevi brani sacri di Gesualdo, ai quali mancano delle parti vocali, e battezza l’opera Tres sacrae cantiones. Non vuole rifare Gesualdo, ma confrontarsi con lui. Le mie parti, dice, non sono un tentativo di ricostruzione: vi sono dentro io quanto Gesualdo."


giovedì, settembre 24, 2020

Adriano Banchieri e il Contrappunto bestiale alla mente

Avendo appena ascoltato il Contrappunto bestiale alla mente nella puntata di Wikimusic su Adriano Banchieri non posso esimermi dal proporre questo godibilissimo brano:

Contrappunto bestiale alla mente

Tra l'altro ho scoperto che molto del lavoro del Banchieri, musicista, compositore, poeta e monaco italiano del Rinascimento, non è stato ancora studiato in modo soddisfacente. 

venerdì, luglio 10, 2020

Arvo Pärt

"Il Miserere, come tante opere successive, è uno di quei lavori in cui Arvo Pärt percorrere la strada della possibile sintesi creativa tra silenzio e morte. Ma con l’intenzione di riaffermare la base spirituale della nostra esistenza. L’essenzialità della sua musica, che contro la volontà del compositore, è stata classificata come minimalismo sacro, ha, in ultima istanza, come obiettivo, quello di inabissarsi nelle radici profonde della musica così come in quelle dell’animo umano. Al fondo quindi vi è una stretta connessione tra la verità della dimensione sacra, la verità della vita e la verità della musica."

Dalla puntata di Giacomo Fronzi per Wikimusic sul Miserere di Arvo Pärt

sabato, luglio 04, 2020

Mendelssohn e il saltarello

“Avreste dovuto vedere come Louise Vernet, figlia del pittore francese Horace Vernet, danzava il saltarello con suo padre. Quando dovette smettere un istante, ella afferrò il grosso tamburo e prese a percuoterlo dando il cambio a noi che non ne potevamo più per la fatica. Avrei voluto essere un pittore. Ne sarebbe venuto fuori un quadro meraviglioso.“

Dalle memorie del viaggio italiano di Felix Mendelssohn Bartholdy. La scena avviene a Roma.

Al saltarello Mendelssohn dedicherà il quarto movimento della sua sinfonia italiana.

Abbado, Mendelssohn-Bartholdy Symphony No.4 "Italian" in A major Op.90

venerdì, luglio 03, 2020

Stravinskij e Čajkovskij: quando la retorica diventa sublime

"Qui Stravinskij raddoppia i violini all'ottava, come fa Čajkovskij nei momenti più retorici. Ma, così come Čajkovskij, Stravinskij non aveva paura della retorica. Perché la sua profondità strutturale rende la retorica sublime."