Bloccate per tre giorni, “in via del tutto precauzionale”, le vaccinazioni con il prodotto AstraZeneca. Vanno avanti quelle con Pfizer (parecchie dosi) e Moderna (pochissime), in attesa che presto l’Ema – Agenzia europea del farmaco – autorizzi lo Sputnik russo e altri prodotti ormai in dirittura d’arrivo (il tedesco Curevac, lo statunitense Novavax, un paio di quelli cinesi).
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martedì 16 marzo 2021
domenica 7 marzo 2021
Ricostruire l'universalità del Sistema Sanitario Pubblico: idee per un radicale cambio di sistema
E' ormai fuori da ogni dubbio che un sistema di sviluppo irrispettoso degli equilibri del pianeta, con l’invasione delle foreste tropicali, la sottrazione degli animali al loro habitat e dunque la distruzione degli ecosistemi con conseguente liberazione dei virus dai loro ospiti naturali, ha aumentato la probabilità per questi microrganismi di adattarsi a nuovo ospite, l’Uomo, per poi avere grazie al mondo globalizzato una corsia preferenziale per dar luogo ad una Pandemia.
giovedì 9 gennaio 2020
Per una sanità libera dal profitto
È difficile immaginare un diritto più universale di quello alle cure. Data la scarsità di memoria storica in questo paese, è sempre bene ricordarsi che tale diritto, garantito dalla Costituzione (art.32), è frutto di una storica avanzata del progresso che in Italia si è concretizzato con le lotte operaie e studentesche degli anni Settanta. Parlando con chi si occupa di sanità, i governi hanno iniziato a smantellare il Servizio Sanitario Nazionale (1978) il giorno dopo averlo istituito. In effetti la legge 833/78 è informata sui principi di “universalità”, “uguaglianza” ed “equità”, ma è evidente che la sua ragione sociale sia andata perduta.
lunedì 30 dicembre 2019
La sanità DEVE essere per tutti
Il comparto sanità, negli ultimi anni, ha subito in Italia gravi tagli. In termini di spesa pro capite, dal 2006 ad oggi, la riduzione è stata di quasi l’11%. Eravamo troppo spendaccioni? Non si direbbe visto che in termini pro capite spendiamo meno della metà degli Stati Uniti, il 60% in meno della Svizzera e il 25% in meno della Germania. E forse il motivo di questa spesa contenuta sta nel suo carattere ancora (ma per quanto?) prevalentemente pubblico.
domenica 3 febbraio 2019
A morte i poveri!
Quando si parla di “malasanità”, il senso comune non rappresenta adeguatamente la realtà: le formiche in bocca e le garze nello stomaco sono solo le vette sublimi, il guizzo poetico, si può dire, di un sistema che è nella sua quotidianità, nella sua ordinarietà, che riesce a dare veramente il peggio di sé.
martedì 8 gennaio 2019
ALLARME Sanità, è al collasso
Il nostro sistema sanitario si trova nel pieno di una grave crisi delle proprie risorse professionali mediche che rischia di accentuarsi nei prossimi anni. Il pericolo è stato segnalato dall’Anaao Assomed fin dal 2011. A fronte dell’indifferenza mostrata dai governi, invischiati in relazioni di potere costruite più sulla difesa di interessi autoreferenziali che su politiche di attenzione alle esigenze del Paese, la realtà inesorabilmente sta evidenziando, anno dopo anno, le innumerevoli criticità rilevate, sostenute da molteplici fattori. Tra questi c’è sicuramente il depauperamento degli organici.
CARENZA DI MEDICI SPECIALISTI
Nei prossimi anni mediamente si laureeranno circa 10.000 medici ogni anno, ma il numero di contratti di formazione post lauream, che solo nel 2018 è arrivato a circa 7.000, è da tempo insufficiente, secondo una ricerca di Anaaoo-Assomed, a coprire la richiesta di specialisti e di percorsi formativi rispetto al numero di laureati. Si è determinato, così, un “imbuto formativo”, che nel tempo ha ingabbiato in un limbo circa 10.000 giovani medici, che aumenteranno nei prossimi 5 anni fino ad oltre 20.000 senza un forte incremento dei contratti di formazione (Figura 1). Giovani medici laureati, posti “tra color che son sospesi”, destinati a ritentare l’ammissione alle scuole di specialità l’anno successivo o a lasciare il nostro Paese, regalando ad altre nazioni, in particolare Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia, l’investimento per la loro formazione scolastica ed universitaria, circa 150.000/200.000 € per medico, il costo di una Ferrari.
A questo, va aggiunta la carenza di vocazioni verso determinate branche specialistiche, testimoniate dal recente censimento ALS (Associazione Liberi Specializzandi), relativo ai contratti di formazione specialistica assegnati all’ottavo scaglione 2018, pubblicate lo scorso ottobre. Da tali dati risulta evidente come, al momento del censimento, dopo il primo scorrimento della graduatoria, alcune specialità chirurgiche risultassero scarsamente appetibili, come ad esempio chirurgia toracica (assegnate il 15,1% delle borse), chirurgia generale (assegnato il 31%), chirurgia vascolare (assegnato il 34,4%) e ortopedia e traumatologia (assegnato il 47,2%),
Anche per quanto riguarda le specialità legate all’emergenza urgenza va registrata una bassa attrattività: medicina d’urgenza riportava infatti una percentuale di assegnazione del 32,8% e anestesia e rianimazione del 40,2%. Risultavano invece da tempo saturati al 100% i posti in chirurgia plastica, dermatologia, oculistica, endocrinologia, pediatria, oftalmologia e cardiologia, discipline che aprono sbocchi di carriera anche sul territorio e nel privato, con prospettiva di maggior guadagno e di una migliore qualità di vita.
Inoltre, il peggioramento delle condizioni di lavoro, con aumento dei carichi individuali, associato al mancato rispetto della normativa europea sui riposi ed alimentato da un sentimento di sfiducia rispetto ad un possibile miglioramento della situazione, ha spinto numerosi medici a lasciare gli ospedali pubblici in favore del privato o a emigrare in altre regioni alla ricerca di soddisfazioni professionali ed economiche maggiori. Il fenomeno, inizialmente marginale e “fisiologico”, sta assumendo ora dimensioni preoccupanti, soprattutto in alcune regioni italiane dove arriva a rappresentare circa il 10% delle dimissioni annuali, coinvolgendo in particolare le UU.OO. di Anestesia e Rianimazione, quelle di Ortopedia, con chiare conseguenze sulle attività chirurgiche, quelle di Pronto soccorso e di Pediatria/Neonatologia. Una delle regioni più colpite è il Veneto, dove la carenza di personale e di specialisti disponibili a lavorare negli ospedali è tale da produrre un ulteriore problema: a fronte della carenza ufficialmente riconosciuta di 1295 medici specialisti, nei concorsi indetti per la selezione a tempo indeterminato si sta presentando un numero di candidati inferiore a quello richiesto. La stessa regione denuncia infatti che 357 posizioni vacanti non sono state coperte. I numeri più elevati riguardano ancora una volta le specialità dell’emergenza, anestesia e rianimazione e medicina d’urgenza su tutte, seguite da ginecologia, pediatria, radiologia e ortopedia.
L’EMORRAGIA DEI PENSIONAMENTI
La fuoriuscita legata al pensionamento di personale medico dalle strutture del SSN si prospetta in netto peggioramento nei prossimi anni per il superamento dello scalone previdenziale introdotto dalla riforma “Fornero” e rischia di subire un’ulteriore brusca accelerazione per l’approvazione nella Legge di Bilancio 2019 dei provvedimenti miranti al suo superamento, come la cosiddetta “quota 100” che prevede il pensionamento anticipato con 62 anni di età e 38 di contributi.
Attualmente i dirigenti medici escono dal sistema con una età media di 65 anni. Nel 2018 è iniziata la quiescenza dei nati nel 1953. La curva dei pensionamenti raggiungerà il suo culmine tra il 2018 e il 2022 con uscite valutabili intorno a 6000/7000 ogni anno. Siamo di fronte, infatti, ad una popolazione professionale particolarmente invecchiata per il blocco del turnover: già nel 2015 ben il 67% dei medici dipendenti aveva più di 50 anni (Figura 1). Dallo studio della curva demografica (Figura 2) si evince come l’emorragia di medici raggiungerà la cifra di circa 52.000 unità entro il 2025. L’arco di tempo considerato nel presente studio (2018/2025) è tale da sterilizzare gli effetti della “quota 100” sul numero globale delle uscite, rimanendo il nuovo criterio pensionistico in vigore per tre anni. Inevitabile, invece, l’effetto di accelerazione delle uscite che si concentreranno soprattutto tra il 2019 e il 2022. E’ evidente, quindi, che non basteranno i giovani medici a sostituire i pensionamenti, per colpa dell’errata programmazione degli specialisti perpetrata negli anni passati, ma soprattutto crollerà la qualità generale del sistema perché la velocità dei processi presenti e, soprattutto, futuri non concederà il tempo necessario per il trasferimento di competenze dai medici più anziani a quelli con meno esperienza sulle spalle. Si tratta, infatti, di esperienze, di conoscenze pratiche e di sofisticate capacità tecniche che richiedono tempo e un periodo di osmosi tra diverse generazioni professionali per essere trasferite correttamente.
STIMA DELLA CARENZA DI SPECIALISTI PER SINGOLA SPECIALITÀ. PROIEZIONE AL 2025
Ma quanto impatterà quest’esodo di medici ospedalieri, legato non solo al pensionamento ma anche ad uscite precoci verso il privato, sulle diverse specialità? Incrociando la proiezione del numero di specialisti che, a programmazione invariata, potrebbero uscire dalle scuole universitarie nei prossimi otto anni, con una previsione dei possibili pensionamenti di specialisti attivi nel SSN al 2025. L’Anao-Assomed ha stimato che solo il 75% degli specialisti formati scelga di lavorare per il SSN.
Proiettando al 2025 il numero di specialisti che potrebbero essere formati dalle scuole MIUR, considerato il numero totale di medici specialisti attivi nel SSN (n°=105.310) e stimando i pensionamenti dal 2018 al 2025 in 52.500 unità (circa il 50% dell’attuale popolazione attiva), il risultato è una carenza di circa 16.500 specialisti.
UNA LEGGE DI BILANCIO 2019 DELUDENTE
L’Anaao Assomed ha più volte sollecitato l’attuale Governo, come quello precedente, a porre dei correttivi per far fronte a questa emergenza, stimolando un vivace dibattito.
Un primo risultato è stato ottenuto nella Legge di Bilancio per il 2019 con la previsione della partecipazione degli specializzandi dell’ultimo anno a concorsi per dirigenti medici del SSN. “L’iniziativa è condivisibile, in quanto permetterebbe di anticipare l’entrata nel mondo del lavoro – si legge nella nota Anaao-Assomed – rendendo più rapido il già macchinoso sistema concorsuale previsto per garantire il turnover nei reparti ospedalieri. Poiché gli organici sono carenti in molti settori nevralgici degli ospedali, ogni ritardo di sostituzione dei medici posti in pensione determina carichi di lavoro incrementali difficili da sostenere per le équipe mediche coinvolte, con un conseguente aumento del rischio clinico per operatori e pazienti legato ad un peggioramento della sicurezza delle cure. Sarebbe comunque auspicabile una previsione più esplicita di assunzione in servizio a tempo determinato degli specializzandi, anche prima del conseguimento del titolo. Ma, soprattutto, manca nella legge appena approvata dal Parlamento una decisa svolta nelle politiche assunzionali che superi l’anacronistico blocco introdotto con la Legge Finanziaria 2006. Anche l’incremento previsto del numero dei contratti di formazione, circa 900 a partire dal 2019, è largamente insufficiente per ridurre il deficit di specialisti che ci attende nell’immediato futuro”.
CONCLUSIONI
Secondo il sindacato dei medici ospedalieri, le condizioni di lavoro nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali stanno rapidamente degradando. Il blocco del turnover, introdotto con la Legge n. 296 del 2006, ha determinato, ad oggi, una carenza nelle dotazioni organiche di circa 10 mila medici. I piani di lavoro, i turni di guardia e di reperibilità vengono coperti con crescenti difficoltà e una volta occupate le varie caselle “si incrociano le dita sperando che nessuno si ammali buttando all’aria il complicato puzzle che bisogna comporre ogni mese”. Quindici milioni di ore di straordinario non pagate, numero di turni notturni e festivi pro-capite in crescita, fine settimana quasi sempre occupati tra guardie e reperibilità, difficoltà a poter godere perfino delle ferie maturate “rappresentano gli elementi su cui si fonda oggi la sostenibilità organizzativa ed economica degli ospedali italiani”.
Regioni e Aziende, dal 2007 ad oggi, hanno risparmiato tagliando sul personale, il Bancomat che è stato ferocemente sfruttato per raggiungere l’equilibrio di bilancio. Non si tratta solo di turnover ma anche di gravidanze o di assenze per malattie prolungate mai sostituite. Il risparmio per le aziende relativamente al mancato turnover dei medici e dirigenti sanitari per il solo 2018 è valutabile intorno al miliardo di euro, mentre gli straordinari non retribuiti rappresentano un regalo di 500 milioni che ogni anno viene dai medici e dirigenti sanitari elargito alle aziende.
“Ormai la situazione è pesante ed i numeri del presente lavoro indicano che la prospettiva rischia di avvitarsi verso il dramma, arrivando addirittura alla difficoltà di reperire specialisti pur in presenza di uno sblocco del turnover, in mancanza di interventi che determinino rapidamente un cambiamento. Le soluzioni sono state indicate in due punti qualificanti del cosiddetto “Contratto di Governo””. Si afferma, infatti, che “Il problema dei tempi di attesa è susseguente anche alla diffusa carenza di medici specialisti, infermieri e personale sanitario. È dunque indispensabile assumere il personale medico e sanitario necessario, anche per dare attuazione all’articolo 14 della legge n. 161/2014”. Si ribadisce, inoltre, che “I posti per la formazione specialistica dei medici dovrebbero essere determinati dalle reali necessità assistenziali e tenendo conto anche dei pensionamenti, assicurando quindi un’armonizzazione tra posti nei corsi di laurea e posti nel corso di specializzazione”.
Secondo Anaao-Assomed è necessario non solo sbloccare il turnover ma incrementare anche il finanziamento per le assunzione ed attivare i diversi miliardi di risparmi effettuati dalle Regioni nell’ultimo decennio. Per quanto attiene la formazione post laurea, oltre ad incrementare ad almeno 9500/10.000 i contratti annuali, “è arrivato il momento di una riforma globale passando ad un contratto di formazione/lavoro da svolgere fin dal primo anno in una rete di ospedali di insegnamento in modo da mettere a disposizione degli specializzandi l’immensa casistica e il patrimonio culturale e professionale del SSN”. L’attuale sistema formativo, nella parte specialistica post lauream, se confrontato con quello degli altri Paesi Europei, “appare obsoleto ed espressione di un arroccamento dell’Università che, pur di non perderne l’egemonia, è disposta a barattare la qualità formativa e la performance dell’intera programmazione di medici specialisti. Occorre apportare una modifica sostanziale all’impianto legislativo del D.lgs. 368/99 in cui risulti evidente una compartecipazione equa tra Università e Ospedali del SSN nel percorso formativo e nel controllo della qualità dello stesso”.
CARENZA DI MEDICI SPECIALISTI
Nei prossimi anni mediamente si laureeranno circa 10.000 medici ogni anno, ma il numero di contratti di formazione post lauream, che solo nel 2018 è arrivato a circa 7.000, è da tempo insufficiente, secondo una ricerca di Anaaoo-Assomed, a coprire la richiesta di specialisti e di percorsi formativi rispetto al numero di laureati. Si è determinato, così, un “imbuto formativo”, che nel tempo ha ingabbiato in un limbo circa 10.000 giovani medici, che aumenteranno nei prossimi 5 anni fino ad oltre 20.000 senza un forte incremento dei contratti di formazione (Figura 1). Giovani medici laureati, posti “tra color che son sospesi”, destinati a ritentare l’ammissione alle scuole di specialità l’anno successivo o a lasciare il nostro Paese, regalando ad altre nazioni, in particolare Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia, l’investimento per la loro formazione scolastica ed universitaria, circa 150.000/200.000 € per medico, il costo di una Ferrari.
A questo, va aggiunta la carenza di vocazioni verso determinate branche specialistiche, testimoniate dal recente censimento ALS (Associazione Liberi Specializzandi), relativo ai contratti di formazione specialistica assegnati all’ottavo scaglione 2018, pubblicate lo scorso ottobre. Da tali dati risulta evidente come, al momento del censimento, dopo il primo scorrimento della graduatoria, alcune specialità chirurgiche risultassero scarsamente appetibili, come ad esempio chirurgia toracica (assegnate il 15,1% delle borse), chirurgia generale (assegnato il 31%), chirurgia vascolare (assegnato il 34,4%) e ortopedia e traumatologia (assegnato il 47,2%),
Anche per quanto riguarda le specialità legate all’emergenza urgenza va registrata una bassa attrattività: medicina d’urgenza riportava infatti una percentuale di assegnazione del 32,8% e anestesia e rianimazione del 40,2%. Risultavano invece da tempo saturati al 100% i posti in chirurgia plastica, dermatologia, oculistica, endocrinologia, pediatria, oftalmologia e cardiologia, discipline che aprono sbocchi di carriera anche sul territorio e nel privato, con prospettiva di maggior guadagno e di una migliore qualità di vita.
Inoltre, il peggioramento delle condizioni di lavoro, con aumento dei carichi individuali, associato al mancato rispetto della normativa europea sui riposi ed alimentato da un sentimento di sfiducia rispetto ad un possibile miglioramento della situazione, ha spinto numerosi medici a lasciare gli ospedali pubblici in favore del privato o a emigrare in altre regioni alla ricerca di soddisfazioni professionali ed economiche maggiori. Il fenomeno, inizialmente marginale e “fisiologico”, sta assumendo ora dimensioni preoccupanti, soprattutto in alcune regioni italiane dove arriva a rappresentare circa il 10% delle dimissioni annuali, coinvolgendo in particolare le UU.OO. di Anestesia e Rianimazione, quelle di Ortopedia, con chiare conseguenze sulle attività chirurgiche, quelle di Pronto soccorso e di Pediatria/Neonatologia. Una delle regioni più colpite è il Veneto, dove la carenza di personale e di specialisti disponibili a lavorare negli ospedali è tale da produrre un ulteriore problema: a fronte della carenza ufficialmente riconosciuta di 1295 medici specialisti, nei concorsi indetti per la selezione a tempo indeterminato si sta presentando un numero di candidati inferiore a quello richiesto. La stessa regione denuncia infatti che 357 posizioni vacanti non sono state coperte. I numeri più elevati riguardano ancora una volta le specialità dell’emergenza, anestesia e rianimazione e medicina d’urgenza su tutte, seguite da ginecologia, pediatria, radiologia e ortopedia.
L’EMORRAGIA DEI PENSIONAMENTI
La fuoriuscita legata al pensionamento di personale medico dalle strutture del SSN si prospetta in netto peggioramento nei prossimi anni per il superamento dello scalone previdenziale introdotto dalla riforma “Fornero” e rischia di subire un’ulteriore brusca accelerazione per l’approvazione nella Legge di Bilancio 2019 dei provvedimenti miranti al suo superamento, come la cosiddetta “quota 100” che prevede il pensionamento anticipato con 62 anni di età e 38 di contributi.
Attualmente i dirigenti medici escono dal sistema con una età media di 65 anni. Nel 2018 è iniziata la quiescenza dei nati nel 1953. La curva dei pensionamenti raggiungerà il suo culmine tra il 2018 e il 2022 con uscite valutabili intorno a 6000/7000 ogni anno. Siamo di fronte, infatti, ad una popolazione professionale particolarmente invecchiata per il blocco del turnover: già nel 2015 ben il 67% dei medici dipendenti aveva più di 50 anni (Figura 1). Dallo studio della curva demografica (Figura 2) si evince come l’emorragia di medici raggiungerà la cifra di circa 52.000 unità entro il 2025. L’arco di tempo considerato nel presente studio (2018/2025) è tale da sterilizzare gli effetti della “quota 100” sul numero globale delle uscite, rimanendo il nuovo criterio pensionistico in vigore per tre anni. Inevitabile, invece, l’effetto di accelerazione delle uscite che si concentreranno soprattutto tra il 2019 e il 2022. E’ evidente, quindi, che non basteranno i giovani medici a sostituire i pensionamenti, per colpa dell’errata programmazione degli specialisti perpetrata negli anni passati, ma soprattutto crollerà la qualità generale del sistema perché la velocità dei processi presenti e, soprattutto, futuri non concederà il tempo necessario per il trasferimento di competenze dai medici più anziani a quelli con meno esperienza sulle spalle. Si tratta, infatti, di esperienze, di conoscenze pratiche e di sofisticate capacità tecniche che richiedono tempo e un periodo di osmosi tra diverse generazioni professionali per essere trasferite correttamente.
STIMA DELLA CARENZA DI SPECIALISTI PER SINGOLA SPECIALITÀ. PROIEZIONE AL 2025
Ma quanto impatterà quest’esodo di medici ospedalieri, legato non solo al pensionamento ma anche ad uscite precoci verso il privato, sulle diverse specialità? Incrociando la proiezione del numero di specialisti che, a programmazione invariata, potrebbero uscire dalle scuole universitarie nei prossimi otto anni, con una previsione dei possibili pensionamenti di specialisti attivi nel SSN al 2025. L’Anao-Assomed ha stimato che solo il 75% degli specialisti formati scelga di lavorare per il SSN.
Proiettando al 2025 il numero di specialisti che potrebbero essere formati dalle scuole MIUR, considerato il numero totale di medici specialisti attivi nel SSN (n°=105.310) e stimando i pensionamenti dal 2018 al 2025 in 52.500 unità (circa il 50% dell’attuale popolazione attiva), il risultato è una carenza di circa 16.500 specialisti.
UNA LEGGE DI BILANCIO 2019 DELUDENTE
L’Anaao Assomed ha più volte sollecitato l’attuale Governo, come quello precedente, a porre dei correttivi per far fronte a questa emergenza, stimolando un vivace dibattito.
Un primo risultato è stato ottenuto nella Legge di Bilancio per il 2019 con la previsione della partecipazione degli specializzandi dell’ultimo anno a concorsi per dirigenti medici del SSN. “L’iniziativa è condivisibile, in quanto permetterebbe di anticipare l’entrata nel mondo del lavoro – si legge nella nota Anaao-Assomed – rendendo più rapido il già macchinoso sistema concorsuale previsto per garantire il turnover nei reparti ospedalieri. Poiché gli organici sono carenti in molti settori nevralgici degli ospedali, ogni ritardo di sostituzione dei medici posti in pensione determina carichi di lavoro incrementali difficili da sostenere per le équipe mediche coinvolte, con un conseguente aumento del rischio clinico per operatori e pazienti legato ad un peggioramento della sicurezza delle cure. Sarebbe comunque auspicabile una previsione più esplicita di assunzione in servizio a tempo determinato degli specializzandi, anche prima del conseguimento del titolo. Ma, soprattutto, manca nella legge appena approvata dal Parlamento una decisa svolta nelle politiche assunzionali che superi l’anacronistico blocco introdotto con la Legge Finanziaria 2006. Anche l’incremento previsto del numero dei contratti di formazione, circa 900 a partire dal 2019, è largamente insufficiente per ridurre il deficit di specialisti che ci attende nell’immediato futuro”.
CONCLUSIONI
Secondo il sindacato dei medici ospedalieri, le condizioni di lavoro nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali stanno rapidamente degradando. Il blocco del turnover, introdotto con la Legge n. 296 del 2006, ha determinato, ad oggi, una carenza nelle dotazioni organiche di circa 10 mila medici. I piani di lavoro, i turni di guardia e di reperibilità vengono coperti con crescenti difficoltà e una volta occupate le varie caselle “si incrociano le dita sperando che nessuno si ammali buttando all’aria il complicato puzzle che bisogna comporre ogni mese”. Quindici milioni di ore di straordinario non pagate, numero di turni notturni e festivi pro-capite in crescita, fine settimana quasi sempre occupati tra guardie e reperibilità, difficoltà a poter godere perfino delle ferie maturate “rappresentano gli elementi su cui si fonda oggi la sostenibilità organizzativa ed economica degli ospedali italiani”.
Regioni e Aziende, dal 2007 ad oggi, hanno risparmiato tagliando sul personale, il Bancomat che è stato ferocemente sfruttato per raggiungere l’equilibrio di bilancio. Non si tratta solo di turnover ma anche di gravidanze o di assenze per malattie prolungate mai sostituite. Il risparmio per le aziende relativamente al mancato turnover dei medici e dirigenti sanitari per il solo 2018 è valutabile intorno al miliardo di euro, mentre gli straordinari non retribuiti rappresentano un regalo di 500 milioni che ogni anno viene dai medici e dirigenti sanitari elargito alle aziende.
“Ormai la situazione è pesante ed i numeri del presente lavoro indicano che la prospettiva rischia di avvitarsi verso il dramma, arrivando addirittura alla difficoltà di reperire specialisti pur in presenza di uno sblocco del turnover, in mancanza di interventi che determinino rapidamente un cambiamento. Le soluzioni sono state indicate in due punti qualificanti del cosiddetto “Contratto di Governo””. Si afferma, infatti, che “Il problema dei tempi di attesa è susseguente anche alla diffusa carenza di medici specialisti, infermieri e personale sanitario. È dunque indispensabile assumere il personale medico e sanitario necessario, anche per dare attuazione all’articolo 14 della legge n. 161/2014”. Si ribadisce, inoltre, che “I posti per la formazione specialistica dei medici dovrebbero essere determinati dalle reali necessità assistenziali e tenendo conto anche dei pensionamenti, assicurando quindi un’armonizzazione tra posti nei corsi di laurea e posti nel corso di specializzazione”.
Secondo Anaao-Assomed è necessario non solo sbloccare il turnover ma incrementare anche il finanziamento per le assunzione ed attivare i diversi miliardi di risparmi effettuati dalle Regioni nell’ultimo decennio. Per quanto attiene la formazione post laurea, oltre ad incrementare ad almeno 9500/10.000 i contratti annuali, “è arrivato il momento di una riforma globale passando ad un contratto di formazione/lavoro da svolgere fin dal primo anno in una rete di ospedali di insegnamento in modo da mettere a disposizione degli specializzandi l’immensa casistica e il patrimonio culturale e professionale del SSN”. L’attuale sistema formativo, nella parte specialistica post lauream, se confrontato con quello degli altri Paesi Europei, “appare obsoleto ed espressione di un arroccamento dell’Università che, pur di non perderne l’egemonia, è disposta a barattare la qualità formativa e la performance dell’intera programmazione di medici specialisti. Occorre apportare una modifica sostanziale all’impianto legislativo del D.lgs. 368/99 in cui risulti evidente una compartecipazione equa tra Università e Ospedali del SSN nel percorso formativo e nel controllo della qualità dello stesso”.
venerdì 26 ottobre 2018
Contrastare e le disuguaglianze in Sanità
Tempi di attesa, gestione delle cronicità, accesso ai farmaci innovativi, coperture vaccinali e screening oncologici: è in questi settori che si registrano disuguaglianze sempre più nette fra le varie aree del Paese . E non sempre al Nord va meglio che al Sud.
sabato 20 ottobre 2018
Sanità lombarda: è davvero eccellenza?
La necessità della nazionalizzazione dei settori strategici, resa evidente dal crollo del ponte Morandi, così come dalla vicenda ILVA, va di pari passo con la richiesta di re-internalizzazione dei servizi pubblici e del welfare, come condizione necessaria per renderle diritti universali e strapparli al controllo del profitto e dei mercati.
sabato 11 agosto 2018
Verso la privatizzazione della sanità
Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nasce con la Legge 833 del 27 Dicembre 1978 in un clima politico teso, ma fecondo di avanzamenti politici. Il SSN viene avviato al termine di un percorso di graduale integrazione delle Casse Mutue e delle Opere Pie, fino ad allora titolari del finanziamento e dell’erogazione delle prestazioni sanitarie in Italia. Le Casse Mutue e delle Opere Pie rappresentavano un modello “bismarckiano” corporativo di finanziamento ed erogazione, basato sul modello produttivo fordista in cui la figura centrale era il cittadino-lavoratore, tendenzialmente maschio, che contribuiva direttamente al finanziamento del servizio tramite un prelievo dal proprio salario. Con il SSN si passa a un modello “Beveridge” universalista, basato sulla tassazione generale e diretto a tutta la popolazione, di cittadini e non, come recita l’articolo 32 della Costituzione.
venerdì 8 giugno 2018
La guerra tra poveri è già tra noi, Ecco i desolanti numeri della sanità
La salute è una preoccupazione e ogni suo problema fa aprire il portafoglio. E’ una constatazione banale, ma la distorsione culturale imposta da anni di pensiero unico liberista riesce a pervertire anche la percezione collettiva di un bisogno vitale (se non ti curi muori) e consegna davanti a noi una realtà agghiacciante.
venerdì 20 aprile 2018
La doppia sanità. Al Sud si vive di meno e peggio
La spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia è un po’ salita, ma resta più bassa che in altri paesi europei. Lo segnala il Rapporto Osservasalute (curato dall’Osservatorio nazionale sulla salute delle Regioni italiane, dall’Università Cattolica “Sacro Cuore” e dall’Istituto di sanità pubblica) precisando che su base nazionale, la spesa sanitaria pubblica pro capite è aumentata dello 0,38% tra il 2015 e il 2016, attestandosi a 1.845 euro. Ha, quindi, proseguito la leggera crescita registrata nel 2015, riportandosi ai livelli del 2012.
venerdì 16 giugno 2017
Dilaga il morbillo in italia.. GRAZIE NO-VAX
Sono in aumentano i casi di morbillo nel nostro Paese. A dirlo sono i dati contenuti nel 12/mo bollettino settimanale (5-11 giugno) a cura di ministero della Salute e Istituto superiore della sanità (ISS), nato per monitorare l’epidemia di morbillo in corso nel nostro Paese. I numeri parlano molto chiaro: sono quasi 3.000 i casi di morbillo registrati dall’inizio 2017, ovvero in meno di 6 mesi. Di questi 180 hanno riguardato neonati sotto l’anno di vita.
Nonostante i casi in aumento, il trend dei contagi è decrescente visto l’arrivo dell’estate. Occorre ricordare però che in tutto il 2016 i contagi erano stati 844. Solo nel mese di maggio dello scorso anno i casi erano stati 82, a maggio 2017 invece cinque volte tanto, ben 565. Lazio, Toscana, Lombardia e Piemonte risultano le regioni maggiormente colpite dall’epidemia.
Ci sono altre informazioni che emergono dallo studio: rispetto ai 2.988 del 2017, nei mesi di riferimento, l’età media è di 27 anni; l’89% non era stato vaccinato; il 6% aveva ricevuto una sola dose di vaccino (non sufficiente ad assicurare copertura); il 35% ha avuto almeno una complicanza; il 40% è stato ricoverato; il 15% si è recato in pronto soccorso.
Le complicanze che sono state riscontrate più di frequente sono state diarrea, stomatite, congiuntivite, polmonite, epatite e insufficienza respiratoria. Infine 237 sono stati i casi registrati tra gli operatori sanitari.
Ora si che comincia davvero a configurarsi un crimine. E’ sulla pelle dei bambini che si esercita una macabra raccolta di voti e di audiance. Certi politici e certa stampa si arrogano il diritto e la (in)competenza di assecondare e dar voce ai no-vax, lo sappiano o no, ne siano o no coscienti, portano la responsabilità non più tanto indiretta del riapparire oggi di malattie e del coltivare epidemie.
Nonostante i casi in aumento, il trend dei contagi è decrescente visto l’arrivo dell’estate. Occorre ricordare però che in tutto il 2016 i contagi erano stati 844. Solo nel mese di maggio dello scorso anno i casi erano stati 82, a maggio 2017 invece cinque volte tanto, ben 565. Lazio, Toscana, Lombardia e Piemonte risultano le regioni maggiormente colpite dall’epidemia.
Ci sono altre informazioni che emergono dallo studio: rispetto ai 2.988 del 2017, nei mesi di riferimento, l’età media è di 27 anni; l’89% non era stato vaccinato; il 6% aveva ricevuto una sola dose di vaccino (non sufficiente ad assicurare copertura); il 35% ha avuto almeno una complicanza; il 40% è stato ricoverato; il 15% si è recato in pronto soccorso.
Le complicanze che sono state riscontrate più di frequente sono state diarrea, stomatite, congiuntivite, polmonite, epatite e insufficienza respiratoria. Infine 237 sono stati i casi registrati tra gli operatori sanitari.
Ora si che comincia davvero a configurarsi un crimine. E’ sulla pelle dei bambini che si esercita una macabra raccolta di voti e di audiance. Certi politici e certa stampa si arrogano il diritto e la (in)competenza di assecondare e dar voce ai no-vax, lo sappiano o no, ne siano o no coscienti, portano la responsabilità non più tanto indiretta del riapparire oggi di malattie e del coltivare epidemie.
martedì 30 maggio 2017
Non si abbandonino i neonati, esiste il metodo di partorire in anonimato
Un neonato, appena partorito, è morto a Settimo, in provincia di Torino. Un’altra piccola vittima è deceduta a Trieste, circa un mese fa, ritrovata all’interno di un cortile condominiale.
Morti che si potevano evitare, conseguenza di gravidanze inaspettate e certamente indesiderate. Ma la legge prevede esplicitamente che la donna che decida di portare a termine la gravidanza, possa partorire nel più totale anonimato, non riconoscere il nascituro e lasciarlo nell’ospedale dove partorisce, così da garantire assoluta sicurezza al bimbo.
Il nome della madre, ricorda il ministero della Salute, rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto ‘Nato da donna che non consente di essere nominata’.
“Il diritto a rimanere una mamma segreta prevale su ogni altra considerazione o richiesta e ciò deve costituire un ulteriore elemento di sicurezza per quante dovessero decidere, aiutate da un servizio competente ed attento, a partorire nell’anonimato”, sottolinea il ministero.
Poi scatta l’immediata segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni della situazione di abbandono del neonato non riconosciuto.
Ciò consente l’apertura di un procedimento di adottabilità e la ricerca di una coppia idonea all’adozione.
Può inoltre accadere, per scelta o per necessità, che il parto non avvenga in una struttura ospedaliera. Anche in questo caso il neonato non deve correre alcun pericolo, lo si può lasciare in speciali culle, versione moderna e tecnologica delle Ruote degli esposti, che in genere si trovano in prossimità di ospedali, parrocchie o conventi.
Una volta depositato il neonato, la finestra si chiuderà mettendolo in sicurezza. Il personale che sorveglia la culla si prenderà immediatamente cura del piccolo secondo la procedura adottata per il neonato non riconosciuto e verrà avviato il procedimento di adozione.
Morti che si potevano evitare, conseguenza di gravidanze inaspettate e certamente indesiderate. Ma la legge prevede esplicitamente che la donna che decida di portare a termine la gravidanza, possa partorire nel più totale anonimato, non riconoscere il nascituro e lasciarlo nell’ospedale dove partorisce, così da garantire assoluta sicurezza al bimbo.
Il nome della madre, ricorda il ministero della Salute, rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto ‘Nato da donna che non consente di essere nominata’.
“Il diritto a rimanere una mamma segreta prevale su ogni altra considerazione o richiesta e ciò deve costituire un ulteriore elemento di sicurezza per quante dovessero decidere, aiutate da un servizio competente ed attento, a partorire nell’anonimato”, sottolinea il ministero.
Poi scatta l’immediata segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni della situazione di abbandono del neonato non riconosciuto.
Ciò consente l’apertura di un procedimento di adottabilità e la ricerca di una coppia idonea all’adozione.
Può inoltre accadere, per scelta o per necessità, che il parto non avvenga in una struttura ospedaliera. Anche in questo caso il neonato non deve correre alcun pericolo, lo si può lasciare in speciali culle, versione moderna e tecnologica delle Ruote degli esposti, che in genere si trovano in prossimità di ospedali, parrocchie o conventi.
Una volta depositato il neonato, la finestra si chiuderà mettendolo in sicurezza. Il personale che sorveglia la culla si prenderà immediatamente cura del piccolo secondo la procedura adottata per il neonato non riconosciuto e verrà avviato il procedimento di adozione.
mercoledì 5 aprile 2017
La sanità e le piste ciclabili...
L’attività degli HUB (ospedali diciamo "mozzo") è fortemente integrata, attraverso connessioni funzionali, con quella dei centri ospedalieri periferici (SPOKE)....Siciliaaaa!!!! A Palermo, così tanto per fare un esempio, il Gucciardi (trapanese), ha pensato bene di rendere il polo Villa Sofia - Ospedale Cervello un raggio...ovvero alcuni reparti per altro altamente specializzati , perchè i palermitani tendono ad essere esterofili?
sabato 7 gennaio 2017
Crisi, italiani non si curano più
Nel 2016 ben 10 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi. Perchè? Per le liste di attesa troppo lunghe o perché non si fidano del sistema sanitario della loro regione di residenza e non hanno le risorse economiche per spostarsi e per affrontare i costi della “migrazione sanitaria”.
giovedì 22 settembre 2016
Scocca l'ora del #fertilityday
Mettiamo in chiaro: esser genitori può rappresentare veramente il senso della vita. Nessuno nega sia una delle esperienze più intense e meravigliose della propria esistenza. Sarebbe però opportuno accettare che ci son donne che, esattamente come ci son uomini -ma su loro non pesa l'accusa della società- che, di figli, non ne vogliono. O ci sono donne che, quegli stessi figli, per vari motivi non possono averli. Non per questo possono essere considerate donne a metà, come invece vorrebbe una certa corrente di pensiero, prettamente medioevale.
sabato 10 settembre 2016
Menarini e Le truffe alla sanità delle multinazionali
Prendiamo la notizia come viene data dai giornali, in questo caso da Repubblica:
Condannati i vertici della casa farmaceutica Menarini. La presidente Lucia Aleotti condannata a 10 anni e mezzo per riciclaggio da frode fiscale, 7 anni e mezzo al fratello, Giovanni Aleotti, vipresidente, per gli stessi reati. Lucia Aleotti è stata condannata anche per corruzione. Ordinata la confisca per un miliardo di euro nei conti all'estero della famiglia. La più grande casa farmaceutica italiana, la Menarini di Firenze, sarebbe diventata tale perpetrando pe trent'anni, dal 1984 al 2010, una colossale truffa ai danni del sistema sanitario nazionale. Usando società estere fittizie per l'acquisto dei principi attivi dei farmaci, ne avrebbe aumentato il prezzo finale grazie a una serie di false fatturazioni. Lo Stato, rimborsando medicinali con prezzi gonfiati, ci avrebbe rimesso 860 milioni di euro. La famiglia Aleotti, proprietaria della Menarini, ci avrebbe guadagnato oltre mezzo miliardo di euro: quei soldi sarebbero stati riciclati all’estero insieme con altri proventi illeciti accumulati grazie alla corruzione e a numerosi reati di frode fiscale, per un totale di circa 1.2 miliardi di euro.
domenica 12 giugno 2016
No alla privatizzazione della salute
Gli italiani tradizionalmente considerati ossessionati consumatori di medicine ed esami, Ora è rovesciato. Stretti tra interminabili liste d’attesa e crescente riluttanza dei medici di base a prescrivere esami clinici per timore di essere sanzionati, sempre più italiani rinunciano a farsi curare e a mettere in atto misure di prevenzione.
lunedì 21 marzo 2016
Farmaci come diamanti: uccidere per profitto
Ci sono molti modi di far soldi e ci sono altrettanti modi per ridurre la popolazione. Sembrano due cose lontanissime tra loro, Eppure, senza alcuno sforzo, in regime capitalistico le due cose vanno a coincidere, con la massimizzazione del profitto che contribuisce a sfoltire la massa dei viventi facilitando i decessi.
martedì 16 febbraio 2016
Lega e sanità
PARLARE E' UNA COSA RESISTERE AI SOLDI FACILI...UN ALTRA
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| foto ILFATTOQUOTIDIANO |
Il gip di Monza non ha dubbi: ha emesso venti avvisi di garanzia , ha portato in carcere la dentista Canegrati e ha associato alle patrie galere l'ennesimo deputato regionale leghista. La sanità sembra sia troppo appetibile in Lombardia per non farne terreno di magagne. E la lega non si sottrae al suo piccolo contributo. Salvini non sarà d'accordo sull'aggettivo. Ma si sà, si fa quel che si può. Il dirigente regionale commentando ha detto: “Quelle corone fatte con il culo”.
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