Ciao e benvenuti nel nostro spazio di Free-Italia, dove cerchiamo sempre di affrontare i temi più complessi con onestà e coraggio. Oggi voglio parlarti di qualcosa che mi ha profondamente turbato e che credo meriti la nostra attenzione più sincera. È un argomento difficile, che tocca nervi scoperti e che forse ti farà sentire a disagio. Ma è proprio per questo che dobbiamo parlarne. Ti chiedo di rimanere con me fino alla fine, perché solo attraverso un confronto aperto possiamo sperare di costruire una società più giusta per tutte le donne.
lunedì 16 giugno 2025
sabato 8 marzo 2025
Oltre l'8 marzo: Quando le donne saranno davvero libere dagli stereotipi?
Un Futuro Da Conquistare: La Libertà Delle Donne Oltre Gli Stereotipi
Benvenuti, care lettrici e cari lettori di Free-Italia! Oggi affrontiamo un tema che tocca profondamente la nostra società: la libertà delle donne dai pregiudizi e dagli stereotipi che ancora oggi, nel 2025, continuano a condizionare la loro vita. In questo articolo esploreremo cosa significa davvero rispettare la dignità femminile, al di là delle celebrazioni formali dell'8 marzo. Vi invito a leggere fino in fondo per scoprire come possiamo tutti contribuire a costruire quel "giorno" in cui le donne saranno finalmente libere da giudizi e costrizioni.
venerdì 7 marzo 2025
8 Marzo 2025: Perché Dobbiamo Combattere Ancora per i Diritti?
Ciao a tutti voi, cari lettori e lettrici! Siamo di nuovo qui insieme, in questo spazio libero e aperto, per parlare di temi che ci stanno a cuore. Oggi affrontiamo un argomento speciale, vicino al cuore di ciascuno e ciascuna di noi. Parliamo dell'8 marzo 2025, una giornata ricca di significato simbolico e storico, ma anche di battaglie ancora aperte. Ti invito a restare con me fino alla fine, perché riflettere insieme è il primo passo per costruire un futuro migliore.
venerdì 11 gennaio 2019
Congedo di maternità: ora è peggio...
martedì 21 agosto 2018
BASTA, Le donne NON sono bambole
Per inciso quel vecchio conservatore sabaudo era molto più moderno di tanti nostri politici, preti e intellettuali che credono che i maschietti che giocano con le bambole diventino omosessuali.
Voglio parlarvi di altre bambole, che invece sono il trastullo non dei bambini, ma dei loro padri. Giorni fa abbiamo letto su Repubblica e La Stampa una dettagliata “marchetta” in cui si annunciava l’imminente apertura a Torino di una “casa” in cui i clienti avranno a disposizione una decina di “bambole”, da utilizzare nel modo che preferiscono. Il giornalista marchettaro ci ha spiegato che i titolari dell’attività garantiranno al massimo la riservatezza e l’igiene.
Ho letto nei commenti che qualcuno la considera una buona cosa. Le bambole quando nessuno ci “gioca” vengono chiuse in una stanza e non fanno come le puttane che se stanno in strada a rendere degradate le vie dove abitano i puttanieri e le loro famigliole.
Credo che queste ludoteche del sesso dovrebbero essere vietate e i loro gestori arrestati.
In una società come la nostra, così pericolosamente maschilista e sessista, in cui i corpi delle donne sono considerati merci da vendere e comprare, la diffusione di questi bordelli tecnologici è un ulteriore attacco alle donne e alla loro dignità e un pericolo.
L’articolo, fingendo di fare cronaca, spiega che ci sono bambole di forme diverse, per soddisfare i gusti dei tanti potenziali clienti. C’è anche un uomo – perché i “veri” maschi non disdegnano neppure questo – e una donna incinta. E naturalmente il cliente può servirsi di quelle bambole come vuole, da solo, in coppia, con gli amici – pare sia un’originale idea per l’addio al celibato. Praticamente il porco – pardon, il cliente – può sfogare su queste bambole ogni propria perversione, le può picchiare, violentare, uccidere perfino. Poi può rivestirsi, ritornare dalla propria bella famiglia, rigorosamente tradizionale, andare a messa e firmare petizioni per “ripulire” il suo quartiere dalle puttane. Ma poi qualcuno di questi “bravi” padri di famiglia rimarrà deluso dal fatto che quelle bambole non piangono, non soffrono, non muoiono, e deciderà di tornare a essere violento “alla vecchia maniera”, picchiando e stuprando la propria moglie, la propria figlia, o magari una puttana trovata sotto casa. Costa anche meno.
E poi queste bambole sono già oggetti: quanto è più soddisfacente per il “vero” uomo far diventare un oggetto una donna vera.
In una società in cui avremmo bisogno di insegnare ai maschi come gestire il sesso, come rapportarsi con le donne, non serve avere luoghi in cui fare scatenare i loro peggiori istinti, in cui possano diventare stupratori. Limitandosi a pulire tutto quando hanno finito.
lunedì 21 maggio 2018
Legge 194. È la nostra libertà (delle donne) a fare paura. DIFENDIAMOLA
venerdì 8 settembre 2017
la violenza sulle donne NON ha razza nè colore
venerdì 1 settembre 2017
La triste e isterica conta degli Stupri, in 8 mesi: 2.438: italiani 1.534, stranieri 904
mercoledì 30 agosto 2017
Le sirene vanno SOLO ascoltate
I miti greci – come sapete – sono stati raccontati da maschi per maschi. Di Omero non sappiamo quando è nato e dove ha vissuto, non sappiamo cosa esattamente abbia scritto o se si sia limitato a raccogliere canti tramandati prima di lui, però sappiamo certamente che era un maschio. E infatti in questa storia celebra l’astuzia di un maschio che ha voluto a tutti i costi ascoltare il canto delle sirene.
Questa storia è stata sopravvalutata: Ulisse sarebbe stato un vero eroe se fosse riuscito ad ascoltare le sirene senza essere legato. Perché quelle donne non ingannavano gli uomini, anzi dicevano soltanto la verità: le sirene erano onniscienti e gli uomini si perdevano non per colpa di quelle donne, ma perché volevano diventare come loro. L'eroe quando supplicava i suoi compagni di slegarlo e di lasciarlo andare dalle sirene, aveva l’ambizione smodata di sapere tutto quello che le sirene sapevano e che lo avrebbe perduto.
In fondo questa leggenda antica rispecchia bene il rapporto complesso, morboso e spesso malato che noi uomini abbiamo con le donne. Quante volte abbiamo ascoltato condannare episodi di stupro, e poi aggiungere, quasi incidentalmente, consigli alle donne affinché non corrano il rischio di essere stuprate. Quante volte abbiamo ascoltato, dopo la doverosa condanna dello stupro, una frase che comincia con “certo se lei non avesse…”. Quante volte abbiamo ascoltato queste parole e abbiamo taciuto, forse perché ci sembravano sensate. Eppure queste sono le parole più pericolose, quelle che fanno più male alle donne, perché in qualche modo le colpevolizzano, limitano la loro libertà, perché le donne non potrebbero indossare certi vestiti, non potrebbero frequentare certi luoghi. Ad ascoltare queste queste parole le donne non avrebbero neppure la libertà di rimanere sole, magari per pensare, perché una donna sola scatena una pulsione che i maschi non sono in grado di controllare.
Lo abbiamo ripetuto molte volte, eppure pare ancora che non sia sufficiente, quando un maschio stupra una donna il colpevole è l’uomo, non la donna. E non ci sono eccezioni che tengano, non ci possono essere “ma”.
Non è la donna che si deve giustificare: non c'è buon senso che ci fa dire che è meglio che una donna non si vesta in un certo modo, non vada in un certo posto, non frequenti certe persone. E cosa possiamo farci noi maschi? A sentire il buon senso l’unica soluzione possibile sarebbe quella di farci tappare le orecchie o di farci legare stretti affinché non possiamo sfogare il nostro bisogno “naturale” di possedere quelle donne, che conoscono ogni cosa, che sono migliori di noi. Ma non si è eroi quando si è legati. Al limite smettiamo di essere un pericolo, ma continuando a pensare in questo modo non si cambia il mondo. E il mondo ha bisogno di uomini che imparino ad ascoltare con libertà e responsabilità le sirene.
lunedì 10 aprile 2017
STOP al femminicidio

Il termine femminicidio è uno di quei casi di omicidio doloso in cui una donna viene uccisa da un uomo. Nel femminicidio la vittima è una donna e avviene all’interno di relazioni sentimentali più o meno stabili. Nel 1848 l’uccisione di una donna divenne reato giuridicamente perseguibile . La prima citazione del termine femminicidio veniva usato per l’uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio,disprezzo,piacere o senso di possesso delle donne.
sabato 4 marzo 2017
VIRGINIA WOOLF, PER LA FESTA DELLE DONNE
Poi, Virginia era morta da quasi settanta anni.
Mi aveva dato dieci minuti di tempo, dovevo sbrigarmi, lo sapevo.
Purtroppo ero più impacciata del solito, e maggiormente cercavo di essere seria, più era evidente la mia goffaggine.
Lei, invece, era impeccabile, posata, ma dentro aveva quel perenne turbamento, che io restavo imbambolata.
giovedì 2 marzo 2017
Di obiezione si può morire
giovedì 16 febbraio 2017
La contraccezione è di nuovo tabù?
venerdì 27 gennaio 2017
Il fascismo avanza: Russia cancella il reato di picchiare. Trump boicotta aborto
venerdì 6 gennaio 2017
Riflessione sul utilità del lavoro sociale
venerdì 25 novembre 2016
#NOallaViolenzasulledonne: occorre cambiare mentalità
giovedì 24 novembre 2016
Femminicidio
Per femminicidio si intende la violeza sistematica sul genere femminile e se anche suona male, indica con precisione quella parte della criminologia che si interessa della vittimologia femminile, un delitto che si consuma contro una donna, colpevole di essere tale.
Le donne da chi vengono uccise?
Secondo uno studio nel 2016 sono circa 100 le donne ammazzate:
giovedì 22 settembre 2016
Scocca l'ora del #fertilityday
mercoledì 31 agosto 2016
Fertilityday.... nell'anno 2016 A.C.
Siamo serie, da sempre le donne devono fare figli, restare a casa, pulirla, cucinare e fare i piatti.Sarebbe anche meglio non studiare troppo che, come diceva Gaston a Belle : "non è giusto che una donna legga, le vengono in testa strane idee e comincia a pensare".
Ovviamente la Famiglia è una cosa seria.
Fare figli dovrebbe essere una cosa seria.
















