Sì, avete capito bene. Non ha rubato. Non ha mentito. Non ha diffamato nessuno. Ha semplicemente fatto il suo lavoro. E questo, a quanto pare, in Italia è diventato un reato punibile con la perdita del sostentamento. Vi chiedo di leggere questo articolo fino alla fine. Non per me, ma perché quello che è successo a Gabriele Nunziati riguarda tutti noi. Ogni singolo cittadino.
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venerdì 7 novembre 2025
Licenziato per una Domanda: La Censura che Uccide il Giornalismo
Ciao a tutti, sono Gerd Dani. Oggi devo parlarvi di qualcosa che mi fa ribollire il sangue. Una storia che dovrebbe far tremare chiunque abbia a cuore la democrazia. Qui, a Free-Italia, ci impegniamo ogni giorno a semplificare temi complessi, ma questa vicenda è di una semplicità disarmante: un giornalista ha posto una domanda e per questo è stato licenziato.
domenica 1 aprile 2018
Come nascondere un massacro? Media hanno raccontato in modo vergognoso quanto accaduto a Gaza
Media internazionali e nazionali hanno raccontato in modo vergognoso, parziale e profondamente scorretto quanto accaduto ieri a Gaza. Ma i fatti e le immagini parlano più di qualunque menzogna
La popolazione palestinese è stata abituata negli anni alla disinformazione per quanto riguarda la narrazione dominante rispetto alle proprie vicende.
Quanto accaduto ieri, nel primo giorno della Great Return March ha ampiamente superato il limite della vergogna e della decenza e non solo in Italia.
I fatti sono abbastanza espliciti ed inequivocabili, quasi 20.000 persone si sono avvicinate alla barriera tra la Striscia e Israele a partire da sei accampamenti lungo il perimetro, invadendo quella buffer zone, o zona cuscinetto che percorre tutta la frontiera, permanentemente interdetta alla coltivazione e all’accesso. A parte un singolo isolato caso di due militanti della Jihad islamica che erano armati (e sono stati subito uccisi dall’esercito israeliano) tutti i manifestanti hanno utilizzato esclusivamente modalità di protesta popolari e nonviolente,avvicinandosi al muro di separazione disarmati, a volto scoperto, assieme a bambini e donne.
La repressione si è trasformata in un vero e proprio massacro, si parla ad oggi di 16 morti e più di mille feriti. Hamas, pure ovviamente presente durante la marcia, non ha avuto un ruolo centrale: questa è stata convocata da una larga coalizione che include anche tutti i pezzi laici e di sinistra della società civile palestinese. Non a caso, parti della sinistra israeliana si sono organizzate nei giorni scorsi per manifestare il proprio supporto dall’altra parte del muro. Nessun soldato israeliano è stato ferito nella giornata di ieri.
Vediamo cosa riportano i giornali. Repubblica parla di «violenti scontri» «violentissima battaglia». Perché un massacro di persone disarmate diventa improvvisamente una battaglia? Una battaglia linguisticamente parlando è un confronto tra due entità armate. La Stampa titola «Hamas sposta le masse al confine e punta al ritorno dei profughi del 1948» mentre l’articolo è ancora peggiore: «La strategia adottata da Hamas ha messo in difficoltà Israele e costretto i suoi militari nella difficile posizione di chi deve sparare sui civili. L’esercito se lo aspettava, perché i preparativi andavano avanti da giorni, ma non era facile trovare contromisure». Del resto, cosa altro si può fare davanti a migliaia di persone disarmate che vanno verso un confine invalicabile, se non sparare?
Il Corriere (che oggi ha già spostato molto giù l’articolo) riporta «La “Marcia del ritorno” finisce in un bagno di sangue: l’esercito ebraico risponde con caccia e blindati all’attacco dei manifestanti: bombardati 3 siti di Hamas». A quale attacco si risponde con caccia e blindati? A quello di migliaia di persone disarmate?
Il Messaggero si unisce alla definizione «scontri al confine» e riporta un articolo in cui sono virgolettati solo comunicati dell’esercito israeliano e di media israeliani, i palestinesi non meritano neanche il microfono, strana deontologia professionale.
Anche a livello internazionale la giornata è stata riportata in modo non meno grave, come Mondoweiss sottolinea, riportando la lettura estremamente parziale e ingiusta dello stesso New York Times.
Ieri la popolazione di Gaza ha dimostrato coraggio e capacità di mobilitazione impensabili dopo anni di prigionia dentro la Striscia dove le condizioni di vita sono impossibili, come ha raccontato recentemente Dinamo.
La popolazione palestinese è stata abituata negli anni alla disinformazione per quanto riguarda la narrazione dominante rispetto alle proprie vicende.
Quanto accaduto ieri, nel primo giorno della Great Return March ha ampiamente superato il limite della vergogna e della decenza e non solo in Italia.
I fatti sono abbastanza espliciti ed inequivocabili, quasi 20.000 persone si sono avvicinate alla barriera tra la Striscia e Israele a partire da sei accampamenti lungo il perimetro, invadendo quella buffer zone, o zona cuscinetto che percorre tutta la frontiera, permanentemente interdetta alla coltivazione e all’accesso. A parte un singolo isolato caso di due militanti della Jihad islamica che erano armati (e sono stati subito uccisi dall’esercito israeliano) tutti i manifestanti hanno utilizzato esclusivamente modalità di protesta popolari e nonviolente,avvicinandosi al muro di separazione disarmati, a volto scoperto, assieme a bambini e donne.
La repressione si è trasformata in un vero e proprio massacro, si parla ad oggi di 16 morti e più di mille feriti. Hamas, pure ovviamente presente durante la marcia, non ha avuto un ruolo centrale: questa è stata convocata da una larga coalizione che include anche tutti i pezzi laici e di sinistra della società civile palestinese. Non a caso, parti della sinistra israeliana si sono organizzate nei giorni scorsi per manifestare il proprio supporto dall’altra parte del muro. Nessun soldato israeliano è stato ferito nella giornata di ieri.
Vediamo cosa riportano i giornali. Repubblica parla di «violenti scontri» «violentissima battaglia». Perché un massacro di persone disarmate diventa improvvisamente una battaglia? Una battaglia linguisticamente parlando è un confronto tra due entità armate. La Stampa titola «Hamas sposta le masse al confine e punta al ritorno dei profughi del 1948» mentre l’articolo è ancora peggiore: «La strategia adottata da Hamas ha messo in difficoltà Israele e costretto i suoi militari nella difficile posizione di chi deve sparare sui civili. L’esercito se lo aspettava, perché i preparativi andavano avanti da giorni, ma non era facile trovare contromisure». Del resto, cosa altro si può fare davanti a migliaia di persone disarmate che vanno verso un confine invalicabile, se non sparare?
Il Corriere (che oggi ha già spostato molto giù l’articolo) riporta «La “Marcia del ritorno” finisce in un bagno di sangue: l’esercito ebraico risponde con caccia e blindati all’attacco dei manifestanti: bombardati 3 siti di Hamas». A quale attacco si risponde con caccia e blindati? A quello di migliaia di persone disarmate?
Il Messaggero si unisce alla definizione «scontri al confine» e riporta un articolo in cui sono virgolettati solo comunicati dell’esercito israeliano e di media israeliani, i palestinesi non meritano neanche il microfono, strana deontologia professionale.
Anche a livello internazionale la giornata è stata riportata in modo non meno grave, come Mondoweiss sottolinea, riportando la lettura estremamente parziale e ingiusta dello stesso New York Times.
Ieri la popolazione di Gaza ha dimostrato coraggio e capacità di mobilitazione impensabili dopo anni di prigionia dentro la Striscia dove le condizioni di vita sono impossibili, come ha raccontato recentemente Dinamo.
mercoledì 18 gennaio 2017
E' FACEBOOK LA NUOVA REALTA' D'INFORMAZIONE E.. CENSURA
Facebook non è più solo un social network: conserva i nostri ricordi, stimola la nostra vita sociale, funziona da promemoria e ci permette di comunicare con i nostri amici in qualsiasi continente essi si trovino. Facebook, insomma, è quasi una nostra estensione. Del resto, se non gli schermi dei nostri telefonini, i dati parlano chiaro: sono 1.71 miliardi gli utenti attivi al mese e 1 miliardo il numero di iscritti che si collega quotidianamente da un dispositivo mobile.
lunedì 11 luglio 2016
LA VITA DI UN SOCIOPATICO NARCISISTA
Crescere è una rottura di palle.
Dico veramente.
All'asilo pensi di poter guidare un esercito di macchine e mostri giocattolo, alle elementari credi di poter diventare uno scrittore famoso.
Alle medie ti scontri con la professoressa di italiano e storia, che ti dice che sei sconessa, e litighi anche con quella di arte: ovviamente di senti K.O. perchè le sole materie bellissime ti odiano.
Dico veramente.
All'asilo pensi di poter guidare un esercito di macchine e mostri giocattolo, alle elementari credi di poter diventare uno scrittore famoso.
Alle medie ti scontri con la professoressa di italiano e storia, che ti dice che sei sconessa, e litighi anche con quella di arte: ovviamente di senti K.O. perchè le sole materie bellissime ti odiano.
venerdì 4 marzo 2016
Ogni giorno perdiamo...
L'Italia ha perso la sua libertà....all'informazione mettono le manette
Isaiah Berlin:
«L'essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c'è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l'illusione di averla»
«L'essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c'è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l'illusione di averla»
mercoledì 11 febbraio 2015
Con la scusa dell'antiterrorismo.. tolgono la nostra libertà
Chi non vuole esser protetto dai "terroristi"? Chi non è disposto a sacrificare un pezzetto di privacy pur di garantirsi uno scudo efficace contro il "nemico esterno"? Sono queste le premesse psicologiche di massa - FREE-ITALIA ne ha già discusso - che facilitano la concentrazione dei poteri in poche mani, sempre meno pulite; nonché la definizione di "fattispecie di reato" decisamente affidate alla libera interpretazione dei governanti, della magistratura, delle innumerevoli polizie di questo paese.
giovedì 22 gennaio 2015
Così l'Europa rischia di perdere la libertà
La tragica vicenda di Charlie Hebdo ha interrogato l'Europa su quali siano i limiti della satira. È possibile scherzare su tutto? Ci sono argomenti che è meglio non toccare per garantire l'incolumità non solo di chi fa satira ma anche della popolazione tutta?
venerdì 16 gennaio 2015
Censura made in europa
La nuova minaccia alla rete arriva dai potenti d’Europa, che dunque presto emaneranno leggi per tentare di chiedere agli internet service provider di farsi carico del monitoraggio delle conversazioni che scorrono in rete. FREE-ITALIA è allarmata che cavalcando la ricerca di maggior sicurezza degeneri in una politica repressiva e brutale dove vengono minati le libertà facendoci piombare in nuovi regimi totalitari.
martedì 13 gennaio 2015
Verso una riduzione delle libertà?
Che vuol dire “guerra terrorismo”? In primo luogo riduzione delle libertà in difesa delle quali si dice di voler combattere.
Neanche il tempo di fare la breve passeggiata in favore dei fotografi, ed ecco i leader europei sparare vaccate per ridurre gli spazi di libertà per tutti.
Censura online, il ritorno
Il governo francese vuole il blocco immediato di tutti i siti web che istigano alla violenza terroristica e quelli che ne giustificano l'ideologia. La bozza di decreto è già stata trasmessa a Bruxelles, ma già FREE-ITALIA si interroga sugli rischi per la libertà di espressione e di stampa.
sabato 26 aprile 2014
L’informazione e la censura, i limiti della democrazia in internet
Nel corso dell’ultimo decennio la presenza di internet nel campo dell’informazione ha fatto passi da gigante. Attraverso tutti i tipi di terminali messi a nostra disposizione dalla tecnologia (computer, Tablet, Smartphone e internet point) siamo in grado di avere informazioni su quasi tutto in tempo reale. Si, quasi tutto perché anche nel nostro Paese questo potente strumento di comunicazione capillare è soggetto a censura come avviene in diversi altri Stati meno “democratici” dell’Italia (Cina, Vietnam, Turchia e Corea del Nord, per citarne alcuni) ma questa censura avviene in maniera “sotterranea” senza che gli utenti della rete ne siano a piena conoscenza. A molti sarà capitato di cercare un sito indicizzato da Google e trovarsi di fronte a una pagina bianca che avverte che non è più disponibile.venerdì 25 aprile 2014
Russia, internet è sotto controllo
mercoledì 26 marzo 2014
Turchia. Il tribunale ordina lo sblocco di Twitter
sabato 22 marzo 2014
Erdogan blocca Twitter
Il governo di Ankara, per bocca dell’onnipresente primo ministro Erdogan, prova ad alzare un muro contro l’utilizzo dei social media (assunti come diabolici nemici) e cerca di bloccare twitter.
sabato 8 marzo 2014
Turchia: Erdogan pronto ad oscurare Facebook e Youtube
“Ci sono delle nuove misure che noi prenderemo in questo campo dopo il 30 marzo, compresa un’interdizione di Youtube e Facebook”, ha detto Erdogan alla tv privata turca ATV. Il 30 marzo è la data in cui in Turchia si svolgeranno le prossime elezioni municipali.
domenica 9 febbraio 2014
Turchia. In piazza contro la legge che mette il bavaglio a Internet
venerdì 7 febbraio 2014
Turchia: nuovo scandalo per il premier Erdogan
Il governo del contestatissimo premier Recep Tayyip Erdogan è nuovamente al centro di uno scandalo, dopo le tangenti intascate dai politici del suo esecutivo, il bavaglio alla magistratura, le purghe contro la polizia e le violente repressioni delle manifestazioni di piazza, è ora il turno della violazione della libertà di stampa.
giovedì 6 febbraio 2014
La Turchia mette il bavaglio alla Rete
Giro di vite su internet in Turchia: il parlamento di Ankara ha approvato un controverso pacchetto di norme sostenute dal governo di Recep Taiyyp Erdogan che rafforzano il controllo dello Stato sul web. Il via libera era pressoché scontato grazie alla maggioranza che il partito islamico del premier Erdogan dispone in parlamento.
giovedì 14 novembre 2013
Internet: l'accordo globale super segreto
C'è un trattato internazionale, il Trans-Pacific Partnership Agreement, che si sta formando tramite trattative segrete alle quali partecipano rappresentanti di diversi governi. E c'è un capitolo che riguarda Internet, la circolazione del sapere e il diritto di autore.
martedì 25 giugno 2013
Riecco l’ammazza-blog sotto una proposta di legge

C’è una specie di virus che circola da anni nel sistema politico italiano: è la norma ammazzablog. Ciclicamente in Parlamento vengono depositate proposte di legge che contengono nuove disposizioni sulla legge sulla stampa del 1948 per quanto riguarda la diffamazione. Stavolta è Scelta Civica e il deputato Stefano Dambruoso, primo firmatario, a rinvigorire una posizione sul tema che sta diventando un genere letterario.
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