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venerdì 19 ottobre 2018

Crostatine sbricioline ai mirtilli rossi

Poscia che fummo al quarto dì venuti,
Gaddo mi si gittò disteso a' piedi,
dicendo: "Padre mio, ché non m'aiuti?".

Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid'io cascar li tre ad uno ad uno
tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi,

già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti.
Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno.

(Dante, Inferno XXXIII, vv. 67-75)

Ahò... mo te metti pure a fa' le citazzioni der sor Dante... C'hai er blogghe de cucina, mica de letteratura!
E' vero, lettore che romp commenti sempre dal fondo: questo è un blog di cucina e non di letteratura.
Però stamattina mi sono imbattuta in questi versi che mi hanno colpito perché a un certo punto Dante usa una parola brutta, ma brutta brutta...
Ammazza ahò... e che parola è, dimme 'n po'?
Ora te lo dico, caro lettore scass puntiglioso.
E' una parola brutta.
Terribile.
Tremenda.
Digiuno!
Ih che parola brutta! Ma come j'è venuto, ar sor Dante, de parla' der diggiuno?
Vedi, lettore, a questo punto della Commedia Dante è arrivato nell'ultimo cerchio dell'Inferno e qui incontra il conte Ugolino, che i Pisani hanno rinchiuso e condannato a morire di fame insieme ai suoi tre figli. E quell'ultima frase Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno, anche se Dante non lo dice esplicitamente, ci schiude davanti una terribile prospettiva: quella di Ugolino che, per non morire di fame, divora i corpi dei suoi stessi figli.
Ammazza ahò! A me, più che 'na Commedia, me pare 'na traggedia! Ma come t'è venuto, pure a te, de mette er diggiuno dentro a 'n blogghe de cucina!
Perché stamattina la newsletter di Una parola al giorno parlava appunto del dig...
Ma bbasta co' 'sto diggiuno! Io vojo magna'! Famme magna' quarcosa!
E va bene, lettore, ti accontento! Però dopo aver mangiato te ne torni a commentare sottovoce nel fondo della sala mentre io racconto ai miei venticinque non-so-più-quanti-sono lettori quello che ho letto stamattina sulla parola digiuno. E vedi di non sbriciolare!


Crostatine sbricioline ai mirtilli rossi



Ingredienti per 16 crostatine:
250 g di farina 00
25 g di fecola di patate
3 g di lievito istantaneo
75 g di zucchero
la scorza grattugiata di 1 limone
125 g di burro tedesco, freddo di frigo e tagliato a dadini
1 uovo
1,5 g di sale fino
1 cucchiaino di vaniglia liquida
confettura di mirtilli rossi (o altra confettura acidula)
zucchero a velo

Preparazione:
Mescolate la farina, la fecola, il lievito setacciato, lo zucchero e la scorza del limone. Versate tutto nel boccale del mixer con le lame, unite il burro e frullate a scatti fino a ridurre il burro in briciole.
Trasferite il composto in una ciotola ampia e unite l'uovo sbattuto con il sale e la vaniglia. Mescolate con una forchetta e poi amalgamate delicatamente con i polpastrelli, senza impastare: dovete ottenere un composto di briciole non troppo grandi.
Rivestite con le briciole i vani di una teglia per muffin (o i pirottini di alluminio) ricoprendo il fondo di ognuno, compattate leggermente senza schiacciare troppo e distribuite la marmellata lasciando scoperto qualche millimetro lungo il bordo della base.
Ricoprite con altre briciole e infornate in forno statico preriscaldato a 170° per 30-40 minuti o finché la superficie non avrà preso un bel colore leggermente dorato. Sfornate e fate raffreddare completamente le crostatine prima di sformarle.
Servite le crostatine con una leggera spolverata di zucchero a velo.


E adesso che il digiuno Ã¨ stato spezzato... 😂😂😂

Digiuno
Significato:  Come aggettivo, che non ha mangiato da un certo tempo, privo, sprovvisto; come sostantivo, astensione dal cibo.
Etimologia:  l'aggettivo è dal latino [ieiunus] 'digiuno', ma anche 'sterile, arido'; il sostantivo deriva da 'digiunare', che è dal latino [ieiunare].
Curiosità etimologica: stiamo parlando di due parole, un aggettivo (per l'esame del sangue, presentarsi digiuni) e un sostantivo (osservo il digiuno un giorno a settimana); ma mentre l'aggettivo deriva direttamente  dall'omologo latino ieiunus, il sostantivo rinasce per derivazione dal verbo 'digiunare', in maniera indipendente rispetto all'omologo sostantivo latino ieiunium.
Il concetto di digiuno è basilare: come sostantivo descrive l'astensione dal cibo, come aggettivo denota chi non ha mangiato per un certo tempo, più o meno lungo. Ha implicazioni vastissime, attagliandosi a pratiche religiose e mediche, alla condotta quotidiana e straordinaria, a situazioni volute e no, e suggerisce usi figurati versatili e incisivi. Infatti il digiuno diventa, come aggettivo, anche il privo, lo sprovvisto - specie da un punto di vista intellettuale: sono digiuno di storia asiatica, sono digiuno delle ultime novità cinematografiche. Come sostantivo, sconfina nel desiderio: dopo il lungo digiuno posso finalmente concedermi di giocare al mio amato videogioco, e dopo l'interminabile trasferta a digiuno si ritrova l'amato.
La quotidianità di questa risorsa non deve impantanarne il proteiforme valore.
Grazie, come sempre, a Una parola al giorno.it.

venerdì 3 febbraio 2017

Crostata all'arancia con granella di pistacchi e volo di farfalline di cacao

"Franci! Buonissima quella crostata che mi hai portato ad assaggiare l'altro giorno! Un sapore e un profumo unici! Ma l'hai fatta tu?"
"Sì."
"Non ci credo, impossibile!"
"..."
"Me la rifai per il mio compleanno, vero? Troppo buona!"


Con buona pace della mia dirimpettaia, che si è pappata questa crostata per ben due volte, l'ho fatta io, sì.
E mica una sola volta.
Cinque.
Perché questo è uno di quei dolci che non si dimenticano facilmente.
Un guscio di pasta frolla profumata di agrumi, di burro e di vaniglia racchiude una morbidissima crema dall'intenso aroma di arancia, dal colore allegro e dalla consistenza leggera di una nuvola, sulla quale danzano farfalline di polvere di cacao, librandosi in volo su un prato di profumatissimi pistacchi tostati.
Un dolce da fine pasto elegante e raffinato, che ha sempre conquistato tutte le persone alle quali l'ho servito.
Uno di quelli la cui ultima fetta vi farà spuntare una lacrima all'angolo degli occhi.
La ricetta, che viene da qui e che ho conosciuto grazie a Piero, è una di quelle ricetteperfette che non falliscono mai e che si piazzano meritatamente ai primi posti di qualunque lista di cavalli di battaglia culinari.
La pasta frolla è quella scientifica che ormai i miei lettori conoscono, la ricettaperfetta sia nell'esecuzione che nel risultato.
L'unica modifica l'ho fatta alla dose della crema, che ho aumentato della metà perché volevo che il guscio fosse ben pieno, e chissenefrega delle calorie, per una volta.
La decorazione è opera mia e mi dispiace non aver avuto la mano ferma quando ho liberato in volo le farfalline di cacao, ma dopo aver sempre rinunciato a pubblicare la ricetta per un motivo o per un altro (la prima volta è solo una provala devo regalare e non posso tagliarne una fetta per mostrare l'interno, non ne è avanzata nemmeno una fetta da fotografare per mostrare l'interno, si è fatto tardi e non c'è più luce per le foto, c'è luce ma le foto che ho fatto non mi piacciono, porcamiseria mentre la sformavo si è spatasciata sul tavolo!...) stavolta non avevo proprio voglia di rimandarla per uno sbuffo di cacao!
Una raccomandazione: se volete sformarla senza timore di romperla usate uno stampo con il fondo mobile, soprattutto se aumentate la quantità di crema come ho fatto io.

Crostata all'arancia con granella di pistacchi



Ingredienti per uno stampo col fondo mobile di 28 cm di diametro:
Per la pasta frolla:
225 g di farina 00
25 g di fecola di patate
1,5 g di lievito istantaneo
5 g di succo di limone
125 g di burro bavarese a pezzettini, freddo ma appena morbido
75 g di zucchero a velo
60 g di uova intere (corrispondono a 1 uovo grande, più o meno)
1,5 g di sale fino
la scorza grattugiata di un limone
1 cucchiaino di estratto di vaniglia (vedi qui)
farina di riso per lo spolvero
Per il ripieno:
240 g di uova intere (4-5 uova)
150 g di zucchero semolato
la scorza grattugiata di 3 arance non trattate
375 g di succo di arancia (serviranno più o meno 6 arance), filtrato con un colino per eliminare la polpa
150 g di panna fresca
3 cucchiai di Cointreau
un pizzico di sale
marmellata di arance
Per la finitura:
50 g di pistacchi al naturale
cacao amaro in polvere

Preparazione:
Pasta frolla
Una o due ore prima di iniziare la preparazione della pasta frolla, preparate e pesate tutti gli ingredienti e metteteli in frigo, in modo da lavorare con ingredienti ben freddi. Mettete in frigo anche tutti gli utensili che vi serviranno.
Con la planetaria:
Versate nella ciotola la farina, la fecola e il lievito, già setacciati insieme e mescolati bene con una frusta a mano.
Sempre mescolando con la frusta a mano, versate a filo il succo di limone e distribuitelo bene nella farina.
Unite il burro, freddo di frigo ma plasmabile, e avviate la planetaria con la foglia portandola lentamente a velocità medio-bassa (2 per il Kenwood). Fate lavorare la macchina per alcuni minuti, fino a ottenere un composto dall'aspetto simile a sabbia bagnata.
Aggiungete lo zucchero a velo e mescolate bene con la frusta a mano o di nuovo a macchina, sempre con la foglia.
Formate un cratere al centro e versatevi le uova già sbattute con il sale, l'estratto di vaniglia e la scorza di limone grattugiata.
Avviate la macchina al minimo e fatela girare brevemente, fino a quando il tutto non si compatta in un impasto omogeneo.
Rovesciate l'impasto su un pezzo di pellicola steso sul piano di lavoro e compattatelo in un panetto schiacciato, aiutandovi con i lembi di pellicola. Avvolgete bene il panetto nella pellicola e trasferitelo in frigorifero per almeno 2 ore e fino a 2 giorni. Oppure, congelatelo fino a due-tre mesi e mettetelo a scongelare in frigorifero 24 ore prima di stenderlo.
A mano:
Versate in una ciotola ampia e fredda la farina, la fecola e il lievito, già setacciati insieme e mescolati bene con una frusta a mano.
Sempre mescolando con la frusta, versate a filo il succo di limone e distribuitelo bene nella farina.
Unite il burro, freddo di frigo ma plasmabile, e tagliatelo nella farina usando un  pastry cutter o un coltello a lama lunga o una spatola metallica, fino a ridurlo in briciole. Con le punte delle dita fredde strofinate per bene le briciole di burro fredde con la farina finché quest'ultima non assumerà un aspetto sabbioso.
Aggiungete lo zucchero a velo, mescolando delicatamente con la frusta.
Unite l'uovo, che avrete precedentemente sbattuto insieme al sale, alla scorza di limone e alla vaniglia e tenuto in frigo, e cominciate a mescolare con una forchetta fredda finché è possibile, poi continuate usando il pastry cutter oppure una spatola con la quale schiaccerete e trascinerete il composto strusciandolo sul fondo della ciotola o su un piano di lavoro (qui ci sono delle foto che illustrano la tecnica ). Non dovete impastare, ma soltanto amalgamare per bene tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto morbido e dal colore omogeneo, anche se ancora slegato. L'impasto sarà pronto quando, raccogliendone un po' di briciole e schiacciandole nel pugno, resterà insieme senza sbriciolarsi; se così non fosse, lavoratelo ancora un po' con il pastry cutter o la spatola.
Rovesciate l'impasto su un pezzo di pellicola steso sul piano di lavoro e compattatelo in un panetto schiacciato, aiutandovi con i lembi di pellicola. Avvolgete bene il panetto nella pellicola e trasferitelo in frigorifero per almeno 2 ore e fino a 2 giorni. Oppure, congelatelo fino a due-tre mesi e mettetelo a scongelare in frigorifero 24 ore prima di stenderlo.
Stesura:
Al momento di stendere la pasta frolla, tiratela fuori dal frigo e immediatamente spezzate il panetto con le mani, lavorandolo per pochi secondi su un piano di lavoro leggermente spolverato con poca farina di riso fino a renderlo plasmabile, senza però scaldarlo troppo con le mani.
Appiattitelo leggermente e iniziate a stenderlo con il mattarello, girandolo in continuazione e dando alla sfoglia una forma per quanto possibile circolare.
Confrontate la larghezza della sfoglia con quella dello stampo, calcolando anche l'altezza del bordo.
Quando le dimensioni della sfoglia saranno appropriate, arrotolatela sul mattarello, sollevatela al di sopra dello stampo e srotolatela delicatamente dal mattarello calandola dentro la teglia.
Sistemate la frolla sui bordi dello stampo e tagliate via l'eccedenza rotolando il mattarello sul bordo della teglia.
Il video qui sotto mostra tutto il procedimento in maniera molto chiara (grazie, Piero!):


Aggiustate la frolla sui bordi e mettete la teglia in frigo, ben avvolta nella pellicola, per almeno 30 minuti, meglio se per qualche ora.
Quando sarete pronti per cuocere la base, preriscaldate il forno a 180° in modalità statica, togliete la teglia dal frigo, bucate la base con una forchetta, copritela con un foglio di alluminio facendolo arrivare oltre i bordi e riempite tutto lo stampo con fagioli secchi, prestando attenzione a spingerli bene contro i bordi della crostata, in modo che questi ultimi non crollino durante la cottura in bianco.
Infornate la base sulla placca del forno al livello centrale, abbassate la temperatura a 17o° e cuocete per 20 minuti, dopodiché eliminate i fagioli (toglieteli dallo stampo un po' per volta usando un cucchiaio, con cautela perché saranno roventi) e l'alluminio e continuate la cottura  per 10 minuti circa o fino a quando la base non sarà leggermente colorata, poi sfornatela e lasciatela raffreddare leggermente.
Ripieno
Mentre la base è in forno preparate il ripieno.
In una ciotola mescolate lo zucchero con la scorza delle 3 arance, sfregando con le dita per impregnare bene lo zucchero.
In un'altra ciotola sbattete leggermente le uova con una frusta a mano, poi unite lo zucchero con la scorza di arancia e il sale e mescolate bene per amalgamare il tutto, senza montare.
Sempre mescolando con la frusta a mano, versate a filo il succo di arancia filtrato, la panna e il liquore.
Spalmate un velo di marmellata di arance sul fondo e sui bordi del guscio di pasta frolla, poi versatevi il ripieno arrivando fino a 4-5 mm dal bordo e infornate la crostata. Per evitare che la crema, completamente liquida, trabocchi dal guscio mentre infornate la teglia, procedete in questo modo: mettete la teglia con il guscio vuoto sulla placca del forno acceso a 170°, aprite lo sportello e infilate la placca nelle guide del livello centrale, in modo che stia perfettamente in orizzontale ma senza spingerla fino in fondo, lasciando quindi che la placca con la teglia sopra fuoriesca dal forno. Trasferite la crema in un contenitore tipo caraffa con beccuccio e lentamente versate la crema nel guscio; se non avete la caraffa, riempite il guscio prendendo la crema con un mestolo. Spingete delicatamente la placca dentro al forno, chiudete lo sportello, abbassate la temperatura a 150° e cuocete la crostata per 30-35 minuti circa. Poiché ogni forno è diverso dall'altro dovrete regolarvi "a occhio": la crostata sarà pronta quando la crema smetterà di sembrare liquida. Controllate la cottura dopo i primi 20 minuti scuotendo leggermente la teglia: se la crema è liquida e la superficie è completamente lucida continuate la cottura fino a quando la superficie della crema diventerà opaca e scuotendo delicatamente la teglia vedrete la crema ondeggiare come un budino. Al giusto punto di cottura la crema deve essere compatta ma ancora tremolante: con il raffreddamento si compatterà ulteriormente.
Sfornate la crostata, lasciatela raffreddare completamente, poi toglietela dallo stampo e fatela scivolare sul piatto di servizio.
Mentre la crostata si raffredda tostate i pistacchi in una padella o un pentolino dal fondo pesante, tenendoli per 4-5 minuti su fiamma medio-bassa e smuovendoli spesso. Trasferiteli in un piatto, allargateli e fateli raffreddare, poi tritateli al coltello ottenendo unna granella con cui decorerete la crostata.
Per realizzare la decorazione della foto, appoggiate uno stencil al centro della crostata fredda e disponete la granella di pistacchi tutto intorno al suo bordo, poi completate la decorazione cospargendo lo stencil con il cacao in polvere e rimuovetelo (possibilmente con mano più ferma della mia).


A questo punto potreste aver avanzato una certa quantità di crema, di panna e di uovo sbattuto, oltre alla marmellata di arancia e alla granella di pistacchi.
E potreste essere intenti a porvi la domanda cruciale E mo che ce faccio co' tutta 'sta roba?
Ci fate il


Budino di recupero degli avanzi della crostata all'arancia con granella di pistacchi


la foto non l'ho fatta perché il dolce di recupero è meno bello della crostata
ma è talmente buono che la ricetta ve la scrivo lo stesso!

Ingredienti:
crema, panna, uovo sbattuto, marmellata di arancia, granella di pistacchi avanzati
fette biscottate (o fette di pane, pan di spagna, plumcake, pandoro, panettone eccetera)

Preparazione:
Alla crema avanzata aggiungete la panna e l'uovo sbattuto e mescolate.
Rivestite uno stampo (andrà bene anche una piccola teglia di alluminio monouso) con carta da forno bagnata, ben strizzata e asciugata, facendola sporgere dai bordi abbastanza da poter in seguito coprire tutta la superficie del dolce, e disponete sul fondo uno strato di fette biscottate.
Versate un po' di crema fino a bagnarle bene e distribuitevi sopra la marmellata. Fate un altro strato di fette biscottate, versate altra crema e aggiungete altra marmellata, e così via fino ad esaurire gli avanzi, terminando con le fette biscottate.
Coprite il dolce con i lembi di carta da forno e infornatelo a 150° in modalità statica per 35-40 minuti.
Fatelo raffreddare bene in frigorifero prima di capovolgerlo su un piatto e servitelo tagliato a fette e cosparso con la granella di pistacchi... e se lo desiderate ancora più porco, irroratelo con la salsa al cacao che trovate qui!


E se vi avanza anche la salsa al cacao?
Beh... con tante fette biscottate  a disposizione, o fette di pane, pan di spagna, plumcake, pandoro, panettone eccetera, mica devo dirvelo io, cosa ci dovete fare! :-D

martedì 25 ottobre 2016

Galette alle mele con pasta frolla di grano duro

Il presente post viene pubblicato senza introduzione in quanto la Comare ha chiesto questa ricetta per prepararla in occasione del compleanno del Comparino Maggiore, e poiché il compleanno del Comparino Maggiore è fra tre giorni è bene che l'autrice si dia una mossa a pubblicarla senza perdere tempo a scrivere le solite minchiatine introduttive.
I lettori affezionati alle minchiatine potranno comunque trovarne il consueto assortimento alla fine del post, mentre intanto la Comare si organizza per fare la galette.
L'autrice desidera avvertire la Comare che essendo questa una ricetta scientifica lei può pure esimersi dallo scrivere le minchiatine ma non può astenersi dal fornire ai lettori tutte le spiegazioni scientifiche del caso!


Galette alle mele con pasta frolla di grano duro



La galette Ã¨...
Aho', guarda che la Commare sta a aspetta'! Movite!
Ma giusto due parole sulla galette...
None! Te devi da'na mossa!
Ma vorrei farle capire di che cosa si tratta...
Aho', se l'è magnata tre giorni fa, ha capito!
Ma le note per i lettori sulla frolla scientifica, sugli accorgimenti per contrastare lo sviluppo della maglia glutinica nella pasta frolla, sugli ingredienti, sugli utensili...
Je metti er linc e se le vanno a legge da soli se je 'nteressa'Namo 'n po' ch' è tardi! Ma che 'o vòi fa' diventa' maggiorenne a 'sto regazzino mentre sta a aspetta' la ricetta tua? Daje, scrivi!
Ufff...!


Ingredienti per una galette di circa 24 cm di diametro:
Per la base:
180 g di semola rimacinata di grano duro
20 g di fecola di patate
1,2 g di lievito istantaneo (circa un quarto di cucchiaino)
4 g di succo di limone (un cucchiaino scarso)
100 g di burro bavarese appena morbido (cioè ancora ben freddo, ma plasmabile)
60 g di zucchero a velo
la scorza grattugiata di 1 limone
52 g di uova intere (ossia un uovo medio, del peso di 59-60 g con il guscio)
1,2 g di sale fino (un pizzico)
1 cucchiaino di estratto liquido di vaniglia (vedi qui)
poca farina di riso (o 00) per la lavorazione
Per la salsa di mele:
400 g di mele Golden, pesate al netto della buccia e degli scarti
poco succo di limone
20 g di zucchero semolato
1 bacca di anice stellato
40 g di Calvados
Per la farcitura:
tutta, o quasi, la salsa di mele
4 mele piccole a buccia rossa (Gala) biologiche
poco succo di limone
2 cucchiai di zucchero di canna Demerara (quello con i cristalli grossi e scuri che si trova comunemente)
1 cucchiaino di cannella in polvere
20 g circa di burro bavarese
poco latte, o panna fresca, per spennellare i bordi della galette
4-5 rametti di timo limone fresco per decorare

Preparazione:
Base
Poiché il lettore che commenta sempre dal fondo non mi lascia scrivere ciò che dovrei per spiegare perché nella preparazione della pasta frolla ho fatto quello che ho fatto, vi chiedo per questa volta un atto di fede nei miei confronti... Potete leggere tutte le spiegazioni scientifiche del caso direttamente dall'autore. Le spiegazioni a parole mie invece le trovate qui e qui. Rispetto alla ricetta originale della pasta frolla fatta con la farina di grano tenero è necessario aumentare di qualche grammo la dose di uova perché la semola rimacinata di grano duro assorbe più acqua.
Una o due ore prima di iniziare a impastare mettete in frigo tutti gli ingredienti e gli utensili che vi serviranno.
Setacciate la semola, la fecola e il lievito e mescolatele con una frusta a mano in una ciotola fredda.
Versate il succo di limone e mescolate ancora con la frusta per distribuirlo bene.
Unite il burro tagliato a fettine o a pezzettini e tagliatelo nella semola, usando un pastry cutter o un coltello a lama lunga o una spatola metallica, fino a ridurlo in briciole. Con le punte delle dita fredde strofinate per bene le briciole di burro con la semola finché quest'ultima non assumerà un aspetto "sabbioso".
Aggiungete lo zucchero a velo e la scorza di limone grattugiata, mescolando delicatamente con la frusta.
Unite l'uovo, che avrete precedentemente sbattuto insieme al sale e alla vaniglia e tenuto in frigo, e cominciate a mescolare con una forchetta fredda finché è possibile, poi continuate usando il pastry cutter oppure una spatola. Non dovete impastare, ma soltanto amalgamare per bene tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto morbido e dal colore omogeneo, anche se ancora slegato.
Rovesciate il composto su un piano di lavoro o direttamente su un foglio di pellicola per alimenti e compattate il tutto pressandolo con le mani fredde o con la spatola. Formate un panetto schiacciato, avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigo a rassodare. Lasciatelo in frigorifero per almeno due ore e fino a due giorni.
Al momento di stendere la pasta frolla, tiratela fuori dal frigo e immediatamente spezzate il panetto con le mani, lavorandolo per pochi secondi su un piano di lavoro leggermente spolverato di farina di riso fino a renderlo plasmabile, senza però scaldarlo con le mani.
Stendetelo con il mattarello dandogli una forma circolare e ricavate un cerchio di circa 30 cm di diametro e  4-5 mm di spessore, fatelo scivolare su un foglio di carta da forno (potete anche stenderlo direttamente sulla carta da forno) e trasferitelo con tutta la carta su una placca di cottura. Tenete il disco di frolla in frigorifero durante eventuali pause nella preparazione della galette.
Salsa di mele
Tagliate le mele a dadini, riunendole via via in una ciotola e spruzzandole con poco succo di limone per evitare che anneriscano. Trasferitele in una padella ampia e con il fondo pesante insieme allo zucchero e alla bacca di anice stellato. Bagnatele con il Calvados e cuocetele a fuoco medio, coprendo se necessario la padella con un coperchio dopo aver fatto evaporare l'alcool. Alla fine dovranno essere morbide e tutto il liquido rilasciato in cottura dovrà essersi asciugato.
Eliminate l'anice stellato (aggiungetelo nuovamente dopo aver frullato le mele se desiderate un profumo più marcato) e frullate le mele fino a ottenere una salsa liscia e setosa. Lasciatela raffreddare e poi trasferitela nel frigorifero in un recipiente coperto fino al momento di usarla. Potete preparare la salsa con un giorno di anticipo.
Farcitura
Spalmate la salsa di mele sul disco di pasta frolla lasciando libero un bordo di 3-4 cm.
Tagliate a metà le mele, lavate e asciugate, eliminate il nocciolo e le estremità e affettatele finemente. Disponetele sulla salsa in modo decorativo, facendo in modo che la buccia risulti visibile e stringendole tra loro il più possibile.
Ripiegate sulle mele il bordo di frolla formando delle pieghe, spennellate le mele con il succo di limone e trasferite la galette in frigorifero coperta con la pellicola per una mezzora prima di cuocerla.
Riscaldate il forno a 190°. Mentre si riscalda spennellate i bordi della galette con il latte o la panna, spolverizzate le mele con lo zucchero di canna mescolato con la cannella e distribuite il burro a dadini sulle mele.
Cuocete la galette in forno statico per 40 minuti circa o fino a quando avrà preso un bel colore dorato e i succhi della frutta staranno leggermente ribollendo in superficie. Fatela raffreddare completamente sulla placca di cottura, poi trasferitela su un vassoio e decoratela con le foglioline di timo limone.
Potete servire la galette fredda o tiepida, da sola o accompagnata dalla salsa di mele (in questo caso preparatene una quantità maggiore) oppure da panna acida o panna montata, gelato alla vaniglia o al cioccolato.


Ed ora... le minchiatine!!
La parola galette in Francese viene usata per indicare varie preparazioni di pasticceria (ma anche salate) piatte e rotonde, che siano torte o biscotti o altro. Nel caso che indichi una torta, si tratta di una sorta di crostata rustica, dalla forma libera e dalla crosta più croccante rispetto a quella di una crostata tradizionale.
Quanto alla pasta frolla di grano duro, mi sento di dire che ha un sapore divino e che può veramente segnare il punto di non ritorno... quello passato il quale non si torna più indietro!


Idea presa da qui.

giovedì 7 luglio 2016

Crostata estiva con crema fresca di ricotta, fragole e pistacchi e frolla a scelta

Mi piacciono le ferie.
Quelle degli altri.
Quelle che rendono la città un posto migliore.
Quelle che permettono di trovare un parcheggio a pochi metri da qualunque luogo in cui ci si debba recare.
Fosse anche un affollato mercato ortofrutticolo cittadino.
E neanche un parcheggio qualsiasi.
Un parcheggio libero.
Un piccolo rettangolo di asfalto contornato di bianco, come un'isoletta al centro di un mare di strisce blu.
Libero dall'ansia della ricerca di un parcometro funzionante.
Libero dall'ossessione del disco orario.
Libero dalla vampa del sole, perfino.
E' cominciata la stagione delle ferie.
Quelle degli altri.
Possano esserci ancora molti, molti giorni di ferie nella loro vita!

Crostata con crema fresca di ricotta, fragole e pistacchi



Ingredienti per uno stampo di 24 cm di diametro:
Per la base:
400 g di pasta frolla, a scelta tra:
- la pasta frolla scientifica classica
- la pasta frolla scientifica di grano duro (provatela perché è divina)
- la pasta frolla scientifica di riso e mais (senza glutine)
40 g di cioccolato fondente o bianco
Per la farcitura:
550 g di ricotta di pecora freschissima, posta a sgocciolare in frigorifero per 24 ore
150 g di zucchero a velo
1 cucchiaino di estratto liquido di vaniglia
scorza grattugiata di un limone grande
300 g di fragole
40 g di zucchero bianco semolato
40 g di pistacchi sgusciati al naturale

Preparazione:
Base
Preparate la pasta frolla secondo la ricetta che avrete scelto e che troverete aprendo il link corrispondente. Dopo il riposo in frigo stendetela, rivestite uno stampo per crostata con il fondo mobile e mettete tutto in frigo per una mezzora.
Accendete il forno a 170° in modalità statica. Coprite il fondo e i bordi della crostata con un foglio di alluminio e riempite completamente lo stampo con fagioli secchi, prestando particolare attenzione a che i fagioli premano bene contro i bordi, in modo che questi ultimi non scendano durante la cottura.
Infornate e cuocete per 30 minuti, poi sfornate la crostata, lasciatela raffreddare per qualche minuto ed eliminate i fagioli e il foglio di alluminio.
Fate raffreddare completamente la base di frolla prima di toglierla dallo stampo.
Quando la base sarà fredda, sciogliete a bagnomaria il cioccolato spezzettato e con un pennello da cucina spennellatelo sulla base, ricoprendo il fondo e i bordi con uno strato sottilissimo e omogeneo di cioccolato fuso che una volta solidificato renderà la pasta frolla impermeabile ed eviterà che si ammorbidisca a contatto con il ripieno umido. Al termine della spennellatura mettete la base in frigo per una decina di minuti.
Farcitura
Setacciate la ricotta e mescolatela con lo zucchero a velo, la vaniglia e la scorza del limone. Rimettetela in frigo fino al momento di usarla.
Lavate le fragole, eliminate il picciolo, tamponatele con carta da cucina e tagliatele a pezzetti in una  larga padella antiaderente. Aggiungete lo zucchero semolato e cuocete a fiamma vivace per qualche istante, fino a quando lo zucchero si sarà sciolto e le fragole inizieranno a rilasciare un po' di succo. Trasferite le fragole con il loro sciroppo in un'altra padella o in un piatto largo e fatele raffreddare. (Se lo sciroppo resta molto liquido scolate bene le fragole  in modo da recuperarlo tutto e fatelo ridurre in padella, unendolo nuovamente alle fragole sgocciolate quando si sarà raffreddato)
Tostate i pistacchi ponendoli in un padellino antiaderente a fuoco basso per qualche minuto. Trasferiteli in un piatto per farli raffreddare e tritateli al coltello fino ad ottenere una granella.
Assemblaggio
Montate la ricotta con le fruste elettriche per renderla più morbida e cremosa e versatela nel guscio di frolla ricoperto di cioccolato, usando un cucchiaio, una spatola o una sacca da pasticceria.
Lisciate la superficie con una spatola a gomito e ricopritela con le fragole, lasciando liberi un paio di centimetri dal bordo.
Ricoprite i bordi rimasti liberi con la granella di pistacchi tostati.


Conservate la crostata in frigorifero fino al momento di servirla e consumatela entro un paio di giorni.


Che goduria...!! :D


Questa ricetta partecipa al contest immaginario Dolci speciali per persone speciali ed è dedicata al mio best friend speciale che oggi compie gli anni, con l'augurio speciale di poter un giorno venirsela a mangiare!

जन्म दिन मुबारक!

martedì 7 giugno 2016

Crostata PORCA di cioccolato e fragole: facile, veloce e senza cottura!

Il presente post viene pubblicato senza introduzione
in quanto l'autrice ritiene che il titolo
e gli ingredienti usati per la ricetta
parlino da soli.

Crostata di cioccolato e fragole senza cottura



la ricetta originale è di Alessandra

Le etichette "Senza uova" e "Ricette vegetariane" si riferiscono alla ricetta preparata usando biscotti senza uova.

Ingredienti per uno stampo di 22 cm di diametro:
Per la base:
200 g di biscotti al cioccolato
100 g di burro fuso tiepido
Per la farcitura:
500 g di fragole mature (una parte per il ripieno, una parte per la decorazione e una parte per testarne la qualità - ossia per magnarvele cum gaudio)
e una ganache fatta con
200 g di cioccolato al 72% di cacao
200 g di panna fresca
30 g di burro a temperatura ambiente
1 cucchiaino di estratto liquido di vaniglia (vedi qui)

Preparazione:
Base
Polverizzate i biscotti, mescolateli bene con il burro e stendete il composto sul fondo di uno stampo per crostate, antiaderente e con il fondo mobile, pressandolo con le mani (ottimo anche il fondo piatto dei misurini americani) e ricoprendo il fondo e i bordi dello stampo.


Mettete lo stampo in frigo per un'ora almeno.
Farcitura
Tritate il cioccolato (potete usare un coltello per il pane per ricavare delle scaglie da ridurre in pezzetti più piccoli, o ancora potete ricavare delle piccole scaglie usando una mandolina) e mettetelo in una ciotola resistente al calore.
Portate la panna quasi a bollore e versatela sul cioccolato tritato. Unite il burro a pezzetti, senza mescolare, coprite la ciotola con un piatto e aspettate 10 minuti.
Mentre aspettate, lavate le fragole, mondatele e tamponatele con carta da cucina per asciugarle. Tagliatele a metà e ricoprite la base della crostata adagiandole con il lato tagliato rivolto verso il basso. Mettete da parte le altre per la decorazione.


Trascorsi i 10 minuti mescolate il composto di cioccolato con una frusta a mano, lentamente e delicatamente, partendo dal centro della ciotola e poi estendendo il movimento fino a raggiungere le pareti della ciotola, finché il composto non diventerà una crema liscia e setosa. Se restano dei piccoli grumi frullate la ganache per pochi secondi con un frullatore a immersione e filtratela con un colino.
Versate la ganache sulle fragole e mettete la crostata in frigo per un paio d'ore, poi con delicatezza sfilatela dallo stampo e adagiatela sul piatto di portata.
Dieci minuti prima di servirla toglietela dal frigo e decoratela con le fragole messe da parte.


Note per i lettori:
La crostata va consumata entro il giorno successivo poiché le fragole durano al massimo un paio di giorni. Se non riuscite a mangiarla tutta (ma vi dovete proprio impegnare per farla avanzare, eh!) potete tagliarla a fette e congelarla. Fate poi scongelare le singole fette in frigorifero.
Per aiutarvi a sformare la crostata senza romperla potete metterla in congelatore per una mezz'oretta in modo da rendere la base più solida.
Note per Gaudio:
Ricordati di non servire le crostate con questo tipo di base sul vassoio con i bordi rialzati, altrimenti non riesci a sfilare da sotto la base il tarocco che hai usato per staccarla dal fondo dello stampo.
Aggiungendo alla ganache 50 g di glucosio quest'ultima acquista morbidezza e cremosità... accattatelo una buona volta 'sto glucosio! :D

venerdì 17 aprile 2015

Crostata di pompelmi rosa - o arance amare - e cioccolato con frolla di riso e mais

Abbiamo letto trattati di chimica per imparare cos'è il glutine, come si forma, quando ci è utile e in quali preparazioni ci è nemico.
Abbiamo preparato la pasta frolla in pieno inverno, con le finestre spalancate e i piedi nudi sul pavimento gelato, affinché la temperatura nella nostra cucina restasse al di sotto dei venti gradi e le nostre mani si mantenessero fredde, così da ostacolare lo sviluppo del glutine nel nostro impasto.
Abbiamo smontato i ripiani del frigorifero per ottenere uno spazio libero sufficiente a infilarvi dentro ciotole, spatole, piatti, coltelli, forchette, ciotoline, pastry cutter, cucchiaini, grattugie metalliche, spazzolini, pacchi di farina, barattoli di zucchero a velo, panetti di burro tagliati a fettine, uova, limoni e bottiglie di estratto liquido di vaniglia, al fine di avere tutti gli ingredienti stabilmente al di sotto di quei famigerati venti gradi.
Abbiamo girato supermercati e confrontato etichette al fine di procurarci la farina più debole, quella col minor contenuto possibile di proteine.
L'abbiamo tagliata con l'amido per indebolirla ulteriormente, pesandolo al grammo con un bilancino di precisione, quasi fossimo dei narcos nascosti in un fumosissimo covo.
Abbiamo pelato e spremuto limoni per creare un ambiente acido, lavorando con indefessa energia dopo essere venuti a sapere che l'acido citrico neutralizza il glutine.
Abbiamo frullato lo zucchero fino a ridurlo in una polvere talmente sottile che ci si infilava nel naso, negli occhi, nelle orecchie e in tutti i pori della pelle del viso e delle mani, ma non ce ne è importato niente, perché più lo zucchero è fino, più velocemente si scioglie, e più in fretta sottrae l'acqua al glutine.
Abbiamo maneggiato albumi come fossero bombe a mano pronte ad esplodere, in nome della plasmabilità della frolla, ma tenendoli sempre sotto controllo affinché all'acqua che contenevano non venisse in mente di andare a unirsi alla farina per formare glutine senza autorizzazione.
Abbiamo sabbiato la farina utilizzando spatole, coltelli, lamette e pastry cutter per impermeabilizzarne i granuli e limitarne il contatto con l'acqua.
Abbiamo impastato col pensiero affinché l'energia impressa fosse la minore possibile e la velocità dell'esecuzione la maggiore possibile, per evitare che si formasse quella maglia glutinica che avrebbe reso la nostra pasta frolla elastica, coriacea e dura, rovinando in maniera irreparabile l'esperimento culinario del momento.
E poi finalmente abbiamo collegato il cervello e scaricato un'idea dalla rete neuronale.
Ma se il glutine è tanto nemico della pasta frolla, perché non la prepariamo usando farine prive di glutine?
E chi glielo dice, adesso, ai maestri pasticceri...? :D :D :D


Se la pasta frolla deve frollare, questa frolla, anzi frollissima, sbriciolandosi in bocca e disperdendo i composti aromatici formatisi durante il lungo riposo in frigo a beneficio di ogni singola papilla gustativa, inondandola di stimoli e inebriandola di sapori.
Dapprima finge di resistere al morso, poi cede, va in pezzi e si disintegra, liberando impalpabili granuli di mais e di riso che si trattengono lì, a cantare sulla lingua e sotto i denti una dolce canzone d'amore, mentre il naso ancora indulge al ricordo degli aromi del burro danese, del limone, della vaniglia, dello zucchero di canna, del riso e del mais macinati finissimi, danzanti nell'aria della cucina e impressi sulle mani, e gli occhi ancora sognano il caldo color crema del mais fumetto, i bianchi diversi del riso e dello zucchero, il giallo chiassoso della scorza di limone e quello pallido del burro, l'oro del tuorlo e il bruno della vaniglia, accostati, mescolati e fusi in un vorticoso, caleidoscopico arcobaleno mangereccio...
Tutto ciò per esprimere in maniera chiara e inequivocabile che questa pasta frolla mi è piaciuta moltissimo!
Dopo settimane di esperimenti scientifici (leggasi torte, crostate e biscotti!), durante le quali ho provato, modificato, testato, trascritto e cancellato ricette e appunti, ho elaborato questa ricetta che rappresenta una sorta di base dalla quale ripartire per nuove, mirabolanti avventure nel mondo della pasta frolla senza glutine!


Non indico le fonti di tutto questo lavorio perché sarebbe arduo e complicato e privo di senso. Sono partita da una ricetta che ho in seguito modificato fino a stravolgerla cambiando dosi e procedimento, ispirandomi ad altre ricette da cui ho preso, a seconda dei casi, una dose, un ingrediente, un dettaglio del procedimento. Le conoscenze tecniche che ho inizialmente acquisito sulla pasta frolla sono raccontate qui. Ciò che ho fatto in seguito è stato gironzolare tra blog, libri, siti internet e trasmissioni televisive, annotare spunti, suggerimenti e idee, chiedere consigli, mettere insieme e testare ricette, combinare casini e imparare dagli errori... con grave danno per il mio girovita, ma a tutto beneficio del mio blog e dei miei venticinque lettori! ;o)


Per la crostata che vedete nelle foto ho usato la marmellata di pompelmi rosa, ma l'ho fatta diverse volte anche con quella di arance amare e con quella di pompelmi gialli.
Della marmellata, in entrambe le versioni, ho parlato qui.
Sull'accostamento tra arancia e cioccolato è stato scritto di tutto e anche di più, e io mi limito ad aggiungermi al coro degli entusiasti.
Quanto all'abbinamento del cioccolato con il pompelmo, a parer mio è semplicemente delizioso, almeno in questa crostata dove il dolce, l'aspro-agrumato e l'amarognolo-cioccolatoso si fondono in maniera perfetta e dove si apprezzano chiaramente le diverse consistenze, dal frolloso della pasta frolla, appunto, al solido-duro delle gocce di cioccolato, alla fresca morbidezza della marmellata.
Dal punto di vista dell'estetica, per me la marmellata di agrumi all'inglese non si batte. Se nel barattolo della marmellata si vedono chiaramente le scorzette in sospensione, in questa crostata ho giocato con le gocce di cioccolato, che nuotano immobili, cristallizzate e sospese nel mare vetrificato e gelatinoso del pompelmo rosa.


Vi ho convinto?
Ecco la ricetta!

Crostata di pompelmi rosa - o arance amare - e cioccolato con frolla di riso e mais



Ingredienti per uno stampo di 22 cm di diametro:
Per la pasta frolla:
150 g di farina di riso
90 g di farina di mais fumetto *
1,5 g di lievito istantaneo
120 g di burro danese
80 g di zucchero di canna chiaro a velo (fatto in casa frullando lo zucchero nel macinacaffè elettrico)
1,5 g di sale fino
1 uovo medio (65 g col guscio, 57 g sgusciato)
la scorza grattugiata di un limone non trattato
1 cucchiaino di estratto liquido di vaniglia *
Per il ripieno:
30 g di gocce di cioccolato fondente
500 g di marmellata di pompelmi rosa o di arance amare, preparata secondo questa ricetta
* per questo ingrediente vedi qui

Preparazione:
Pasta frolla (tecnica di impasto con foto qui, video della tecnica di stesura qui)
Un'ora almeno prima di preparare l'impasto mettete in frigo tutti gli ingredienti e tutti gli utensili che vi serviranno, poi tagliate il burro a fettine sottili (potete usare una mandolina) e rimettetelo in frigo.
Setacciate e mescolate le farine e il lievito in una ciotola metallica (potete anche mettere in frigo le farine già mescolate con tutta la ciotola, ben coperta con un piatto o con pellicola alimentare).
Unite il burro a fettine, dopo averle spezzettate con un coltello, e lavoratelo nella farina con una spatola (meglio ancora se avete un pastry cutter) per tagliarlo in pezzetti piccolissimi. Se necessario, completate il lavoro sfregando il tutto rapidamente con le punte delle dita, fino ad ottenere delle briciole di burro e farina. (Nella preparazione della pasta frolla classica, questa operazione - la sabbiatura - serve per impermeabilizzare la farina ed evitare che venga in contatto con l'acqua, ciò che avvierebbe lo sviluppo della maglia glutinica. In questo caso il glutine non è un problema, ma l'ho fatto comunque per sbriciolare il burro, che essendo freddo di frigo è duro, e amalgamarlo nell'impasto. Il glutine non è un problema, ma il surriscaldamento del burro sì!)
Aggiungete lo zucchero a velo e mescolate delicatamente con una forchetta.
Formate una fontana e versate al centro l'uovo sbattuto con il sale, il succo e la buccia del limone e la vaniglia.
Iniziate a mescolare con la forchetta, finché è possibile, e poi con il pastry cutter, o con un coltello a lama larga.
Con la spatola trascinate rapidamente l'impasto, un po' per volta, sul piano di lavoro o direttamente nella ciotola fino ad incorporare tutta la farina, poi compattatelo formando un panetto.
Se necessario usate le mani (raffreddatele passandole qualche istante sotto l'acqua fredda), lavorando rapidamente l'impasto.
Mettete il panetto all'interno della ciotola, coprite quest'ultima con la pellicola (evitiamo che il panetto sia a contatto diretto con la plastica!), e lasciatelo in frigo a riposare per tutta la notte. (Il lungo riposo della pasta frolla in frigo permetterà agli aromi di amalgamarsi.)
Prima di stendere la pasta frolla preparate lo stampo. Consiglio vivamente uno stampo antiaderente e col fondo mobile, perché questa pasta frolla è un po' più fragile di quella col glutine (soprattutto se la stendete sottile e la riempite di marmellata come ho fatto io! :D ). In mancanza, ritagliate un disco di carta da forno e posizionatelo sul fondo della teglia, senza imburrare quest'ultima o la carta da forno vi si incollerà saldamente. Piazzate poi sul disco due lunghe strisce di carta da forno disposte a croce, lasciandole debordare, per aiutarvi a sformare la crostata una volta fredda. Potete anche ribaltare la crostata, ma con cautela e rapidamente.
Una volta che avrete preparato la teglia, tirate fuori dal frigo il panetto e immediatamente iniziate a spezzettarlo, compattando i pezzi con le mani.
Lavorate il panetto con un po' di farina, cercando di ammorbidirlo con il calore delle mani.
Appiattitelo leggermente e iniziate a stenderlo con il mattarello, girandolo in continuazione e dando alla sfoglia una forma per quanto possibile circolare e uno spessore uniforme di circa mezzo centimetro.
Confrontate la larghezza della sfoglia con quella dello stampo, calcolando anche l'altezza del bordo.
Quando le dimensioni della sfoglia saranno appropriate, eliminate con una rotella tagliapasta il bordo della sfoglia appena stesa nel caso si fosse creata qualche spaccatura stendendo la frolla. Le spaccature lungo il bordo costituiscono altrettanti punti di rottura che indeboliscono la sfoglia di pasta frolla e potrebbero causarne la rottura mentre la si posa nello stampo.
Una volta rifilato il bordo della frolla, arrotolatela sul mattarello, sollevatela al di sopra dello stampo e srotolatela delicatamente dal mattarello calandola dentro la teglia. Effettuate questo passaggio rapidamente e con cautela, perché come ho già scritto questa frolla è un tantino più delicata di quella col glutine e in questa operazione si potrebbero creare delle piccole crepe superficiali (piccolissime, eh! le vedrebbe soltanto un perfezionista!). Se ciò dovesse accadere, una volta che avrete sistemato la frolla all'interno della teglia basterà premere leggermente con le dita per compattare la frolla in corrispondenza delle crepe (nei casi più "gravi" fate un piccolo rattoppo con un pezzetto di frolla ritagliato dal bordo).
Sistemate la frolla sui bordi dello stampo e tagliate via l'eccedenza rotolando il mattarello sul bordo della teglia.


Aggiustate di nuovo la frolla sui bordi e mettete la teglia in frigo per 4-5 ore coperta con la pellicola. Questo ulteriore passaggio in frigo serve a far sì che la pasta frolla non si rattrappisca durante la cottura, ritirandosi e staccandosi dal bordo dello stampo.
Passato questo tempo, accendete il forno in modalità statica a 170°. Cospargete la base di pasta frolla con le gocce di cioccolato e poi versate la marmellata, distribuendola uniformemente con una forchetta (per stenderla più facilmente, lavoratela con un cucchiaio all'interno del barattolo in modo da ammorbidirla).
Infornate la crostata e cuocetela per circa 25 minuti: la frolla deve colorirsi leggermente e la marmellata deve appena accennare a bollire.
Sfornatela e lasciatela raffreddare perfettamente prima di toglierla dallo stampo.
Si conserva a temperatura ambiente per diversi giorni (se ci arriva), anzi con il tempo il gusto migliora!


Con gli avanzi della pasta frolla ritagliati dal bordo della crostata ho fatto degli pseudo-shortbread.
Una volta che avrete sistemato la base della crostata, compattate tutti gli avanzi in un panetto, schiacciatelo leggermente, avvolgetelo nella pellicola e mettetelo in frigo per un'ora, in modo che il burro possa di nuovo solidificarsi.
Trascorso questo tempo prendete il panetto,  lavoratelo un po' con le mani e stendetelo in forma circolare allo spessore di mezzo centimetro o poco meno.
Con una spatola di plastica o con le mani compattate il bordo per eliminare le eventuali spaccature (il mio shortbread da rotondo è diventato quadrato!) e trasferite la sfoglia su una teglia antiaderente o una leccarda coperta con carta da forno.


Usando un coltello affilato incidete tutta la sfoglia ricavando dei quadrati, poi bucherellatene la superficie in maniera regolare (io ho usato la punta di uno dei miei cucchiaini, che si sono rivelati perfetti per questa operazione; in alternativa potete usare uno spiedino di legno senza punta).
Infornate in forno statico preriscaldato a 170° per circa 20 minuti o finché i bordi esterni non diventano dorati.
Sfornate e ripassate il coltello sui tagli praticati in precedenza per dividere i biscottini, poi lasciateli raffreddare. Non essendo dei veri shortbread non corrono il rischio di sbriciolarsi se li toccate, ma comunque fateli almeno intiepidire prima di rimuoverli dalla teglia.


Questa ricetta partecipa al 100% GLUTEN FREE FRI(DAY) di Gluten Free Travel and Living...

venerdì 13 marzo 2015

Sbriciolata integrale con sesamo e nocciole tostate e crema al cacao, ovvero Il Biancocuore al cacao di Marco Bianchi

Mezzo litro di latte di soia, regalo di un'amica.
Sono incerta su come usarlo, nonostante le centinaia di ricette che ho letto.
Incerta e, lo ammetto, anche un po' diffidente nei confronti della soia.
Dicono che il sapore non sia un granché.
Dicono che sia geneticamente modificata.
Dicono...
Io però, visto che l'ho avuta in regalo, una possibilità gliela voglio dare, a questa confezione da mezzo litro di latte di soia.
Ma voglio una ricetta che mi permetta di farlo fuori tutto in una volta sola, senza avanzi.
Uhmm...

17 febbraio 2015.
Mentre preparo il pranzo orecchio distrattamente uno di quei programmi televisivi dove insegnano a cucinare a noi che siamo a casa.
Ai fornelli dello studio c'è Marco Bianchi.
Da quello che sento, preparerà dei dolcetti monoporzione, farciti con...
"... una crema al cacao, che prepareremo con mezzo litro di latte di soia..."
Alt!
Il mio pranzo può aspettare!

Quindici giorni dopo, nella cucina di casa mia.
Tutti gli ingredienti sono in ordine sul tavolo, preparati e pesati.
Solo che io non farò i dolcetti monoporzione presentati in televisione, ma una crostata.
Preparo la base sbriciolata, preparo la crema, la raffreddo, rivesto lo stampo della crostata.
Al momento di versare la crema nel guscio, qualcuno mi bussa sulla spalla col dito.
Il Neurone Sobillatore.
Aspetta a versare la crema. Sei sola in casa. Non ti vede nessuno. Perché non provi a fare quella cosa?
"Tu dici? Ma veramente io non so se..."
Ci puoi riuscire. Lo hai visto fare mille volte.
"Ma non so se sono pronta per..."
Se non osi, non imparerai mai.
Ha ragione lui.
Apro un cassetto e tiro fuori una scatola rotonda di latta.
Sollevo il coperchio.
E' piena di carabattole ammucchiate alla rinfusa.
Ne prendo una che affiora dal mucchio.
La soppeso brevemente, poi infilo la mano nella scatola, rovisto fra gli attrezzi, ne tiro fuori un paio.
Rimetto il coperchio sulla scatola, chiudo il cassetto.
Ti serve un bicchiere alto e stretto.
Non ne ho.
Trovo una tazza adatta allo scopo.
La appoggio sul tavolo della cucina, accanto alle mie carabattole.
Col cuore che mi batte forte, inserisco il beccuccio più largo nella sac-à-poche, lo fermo con l'anello scanalato, infilo la sacca nella tazza con la bocchetta rivolta verso il basso, ripiego la stoffa all'indietro, riempio la sacca con la crema al cacao, raddrizzo il risvolto, prendo in mano la sac-à-poche e ne spremo il contenuto nel guscio della crostata, formando una spirale dal centro verso il bordo dello stampo per poi creare un disegno a rete con i residui di crema.
Appoggio la sac-à-poche vuota sul tavolo e respiro liberamente.
Hai visto? Te l'avevo detto che eri pronta!

Sbriciolata integrale con sesamo e nocciole tostate e crema al cacao, ovvero il Biancocuore al cacao di Marco Bianchi



ricetta originale di Marco Bianchi

Ingredienti per uno stampo di 22 cm di diametro:
Per la base:
200 g di farina integrale biologica
120 g di farina 0
160 g di nocciole tostate e tritate finemente
30 g di amido di frumento
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
60 g di zucchero integrale di canna (mascobado *)
60 g di olio extravergine d'oliva dal sapore delicato
40 g di tahin (crema di sesamo) chiaro *
un pizzico di sale
7 cucchiai (circa) di acqua fredda di frigo
Per la farcitura:
20 g di cacao amaro in polvere
50 g di zucchero di canna semolato
40 g di amido di frumento
500 ml di latte di soia leggermente zuccherato
Per la decorazione:
zucchero a velo
una ventina di lamponi
* per questo ingrediente vedi qui

Preparazione:
Base
In una ciotola molto ampia riunite le farine, le nocciole, l'amido e il lievito setacciati e lo zucchero e mescolate molto bene con una frustina per arieggiare e dissolvere i grumi.
Versate al centro l'olio e la crema di sesamo e iniziate a mescolare con una forchetta.
Sciogliete il sale in 4 cucchiai di acqua e aggiungetela al composto un cucchiaio per volta, tenendo separati gli altri 3 cucchiai. Potrebbe servirne un po' di più o un po' di meno a seconda della capacità delle farine di assorbire l'acqua.
Mentre versate l'acqua, lavorate il composto sfregando il tutto con le dita (oppure usate un pastry cutter... lo amo alla follia!) per inumidire la farina. Dovete ottenere delle briciole umide, e smettere di aggiungere acqua quando, prendendo un po' di impasto e stringendolo nel pugno, vedrete che rimane insieme senza sbriciolarsi.


A questo punto coprite la ciotola con pellicola alimentare e mettetela in frigo mentre preparate la farcitura.
Farcitura
Riunite in un pentolino dal fondo spesso lo zucchero con il cacao e l'amido setacciati e mescolate con una frustina.
Sempre mescolando per non creare grumi versate a filo il latte di soia.
Mettete il pentolino sul fuoco e a fiamma medio-bassa portate a ebollizione, mescolando continuamente.
Cuocete finché non vedrete la crema addensarsi (continuerà ad addensarsi raffreddandosi).
Togliete la crema dal fuoco, versatela in una ciotola, immergete quest'ultima in acqua fredda e fate intiepidire la crema mescolandola continuamente con la frustina. Ci vorranno pochi minuti.
Quando la crema sarà tiepida potrete togliere la ciotola dall'acqua e smettere di mescolare. Mettete da parte la crema.
Assemblaggio
Ungete e infarinate una tortiera e, versandovi dentro un po' di briciole per volta, rivestite il fondo e i bordi pressando bene il composto con le mani e formando uno strato di circa mezzo centimetro.


Tenete da parte circa un terzo delle briciole per la copertura.
Versate la crema nel guscio di briciole (usate quello che vi pare!), livellatela bene e copritela uniformemente con le briciole messe da parte.


Infornate in forno statico preriscaldato a 180° per 30 minuti. Sfornate, fate raffreddare e cospargete di zucchero a velo.
Decorate il dolce con i lamponi appena prima di servirlo.


Se sarete stati bravi a rivestire la tortiera, riuscirete a tagliare e servire il dolce a fette integre. Altrimenti, prendete pure in considerazione l'idea di farlo fuori... a cucchiaiate!


Se pensate di usare la ricetta della base per qualcosa di diverso, per esempio un crumble di frutta, vi consiglio di aumentare la dose di zucchero. In questa ricetta la quantità di zucchero indicata permette di ottenere un sapore giustamente dolce quando la base si combina alla crema e allo zucchero a velo di copertura, ma in assenza di altre componenti dolci è davvero un po' scarsa, perfino per me che non amo i dolci "dolci"!
Ciò premesso, questa torta è una cannonata fenomenale.
Il profumo intenso delle nocciole è da svenimento e la crema al cacao è una goduria sofficissima.
Mi raccomando, la crema mettetecela tutta!