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venerdì 6 marzo 2015

Insalata di pollo con arance, pistacchi e feta

Sera di una giornata invernale qualunque.
Fredda.
Molto, molto fredda.
E' già buio quando uscite dall'ufficio, avvolti nel vostro sciarpone di lana.
L'aria gelida vi colpisce in faccia come uno schiaffo.
Il vento, tagliente, implacabile, lotta per strapparvi il cappello.
Ve lo calcate sulla testa con la mano guantata, mentre in fretta vi recate alla fermata dell'autobus.
Aspettate immersi nel gelo.
Il naso comincia a colare.
Vi sfilate un guanto e iniziate a frugare nel vostro zaino con la mano screpolata, in cerca di un fazzoletto.
A casa stanno prendendo il tè con i biscotti...
Pietosamente, l'autobus arriva a raccattarvi.
Vi scaldate stringendovi contro gli altri passeggeri.
L'unico vantaggio del non avere neanche lo spazio per muovere un dito.
L'autobus vomita il suo carico umano nei pressi della fermata della metropolitana.
Pochi interminabili minuti di freddo e vi immergete nelle viscere della terra.
Là dove è sempre estate.
Con tutto il vostro cappotto, il vostro sciarpone, il cappello felpato e i guanti di lana.
A casa staranno preparando una minestra...
Quando state ormai per sudarvi anche l'anima arriva un convoglio, sbuffando.
Come le onde che si infrangono contro la spiaggia solo per fare ritorno al mare, venite risucchiati all'interno del vagone, fumigante del vapore acqueo emanato dai corpi accalcati.
Contate le fermate a ritroso mentre il convoglio sferraglia verso la stazione ferroviaria.
E pensate alla casa lontana, laggiù in Palude.
Ci saranno i fagioli o i ceci, nella minestra? Il radicchio o i funghi?
Quando la metropolitana raggiunge la fermata della stazione ferroviaria e le porte scorrevoli si aprono, venite espulsi e proiettati contro una muraglia umana alla velocità della luce, in una sorta di novello, cittadino big bang destinato a ripetersi ogni tre minuti nell'ora di punta.
La corrente tumultuosa di un fiume in piena vi trascina verso l'uscita, vi incanala sulla rampa della scala mobile, vi trasporta fino all'atrio della stazione.
Ore 18:49, binario 14... Chissà se ci mette la pasta o il riso...
Il vostro treno non è ancora pronto sul binario.
Sfidando il vento, camminate lungo la banchina fino all'inizio del settore C.
Se salite a quell'altezza del treno, scenderete proprio all'ingresso del sottopassaggio, nella stazione di arrivo.
La banchina si popola a poco a poco di viaggiatori.
Quando il treno arriva al binario c'è una piccola folla infreddolita raccolta in attesa.
Puntate una delle porte con lo sguardo, calcolando mentalmente se si fermerà proprio davanti a voi o se sarà necessario che vi spostiate di qualche centimetro, o di qualche metro, per essere tra i primi ad entrare nel vagone e avere una possibilità di sedervi.
Il vostro calcolo si rivela impreciso e siete costretti a inseguire la porta, ondeggiando col vostro zaino, difendendo la vostra posizione con le spalle e con i gomiti.
Il treno si ferma in un assordante stridio di freni.
Le porte si sbloccano, il viaggiatore più vicino salta sul predellino e con un gesto energico e deciso alza la maniglia che apre la porta del vagone.
Braccio contro braccio e spalla contro spalla, strattonati ai fianchi e spinti da tergo, balzate sul predellino, volate sugli scalini, vi catapultate all'interno del vagone e conquistate un posto a sedere.
Vi guardate intorno.
Il vagone è già pieno di gente.
Guardate fuori dal finestrino come per schernire l'aria fredda all'esterno.
Voi godete dell'eterna primavera di Trenitalia.
... Magari col parmigiano sopra, o una bella spolverata di pecorino...
Il treno parte faticosamente, ansimando.
Mentre sferraglia verso la Palude, il vostro pensiero va alla casa che si avvicina, alla tavola imbandita, al calore di quella minestra agognata.
Non vedo l'ora...
Dalla stazione ferroviaria alla vostra auto parcheggiata nel buio ci sono dieci interminabili minuti a piedi.
Quanto basta per precipitare di nuovo nell'inverno, con il suo rigore, il suo gelo e il suo vento tagliente.
Le mani intorpidite dal freddo faticano a inserire la chiave d'accensione.
Ci sono quasi... la minestra... la minestra...
Venti minuti e dieci chilometri vi separano dalla vostra casa, dalla vostra tanto desiderata minestra.
Nove chilometri.
Otto.
Sette.
Sei.
Cinque.
Sto arrivando... manca poco...
Quattro chilometri.
Tre.
Due.
Uno.
La strada di casa vostra.
Il vostro garage.
L'ultima sferzata di vento che vi colpisce in pieno.
La minestra... la minestra è mia...
Aprite la porta di casa, entrate, vi ritrovate avvolti in un abbraccio.
"Amore, indovina cosa ho preparato per cena? Mica la solita minestra! Stasera ho fatto l'insalata di pollo di Martha Stewart!"

Insalata di pollo con arance, pistacchi e feta



ricetta originale di Martha Stewart

Ingredienti per due persone:
50 g di pistacchi al naturale
30 ml di olio extravergine d'oliva
30 ml di aceto bianco
sale
2 sopracosce di pollo spellate, disossate e tagliate a pezzetti
1 cucchiaino di semi di coriandolo macinati (per macinarli meglio tostateli in un padellino per 4 minuti e fateli raffreddare)
80 g di lattughino
le foglie di un mazzetto di prezzemolo, tritate
10 g di erba cipollina fresca, tagliata a rondelle
120 g di feta tagliata a dadini
2 arance, pelate al vivo e affettate

Preparazione:
Tostate i pistacchi in un padellino antiaderente a fuoco medio-basso per circa 4 minuti, mescolandoli spesso. Lasciateli raffreddare in un piatto.
Emulsionate in una ciotolina l'olio con il sale e l'aceto, unite il prezzemolo e l'erba cipollina e tenete da parte.
Cospargete il pollo con il coriandolo macinato.
Scaldate un cucchiaio d'olio in una padella, rosolatevi il pollo e portatelo a cottura. Se la padella non è abbastanza grande, cuocete i pezzetti di pollo un po' per volta.
In una ciotola ampia unite il lattughino e i pistacchi e versatevi sopra la salsa tenuta da parte. Mescolate bene, regolate di sale e dividete nei piatti individuali.
Adagiatevi sopra il pollo e completate con la feta e le arance.


Questa ricetta partecipa al 100% GLUTEN FREE FRI(DAY) di Gluten Free Travel and Living.

I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

sabato 19 aprile 2014

Il macellaio innamorato, ovvero Le girandole di pollo con mele e mandorle



Per la buona riuscita di questa ricetta è necessario che vi procuriate un macellaio innamorato.
Uno che vi accolga, quando al mattino vi presentate al suo banco presso il locale mercato ortofrutticolo, con un largo sorriso e un cordiale "Buongiorno, bella signora! Cosa posso fare per lei?"
Uno che, sentendosi richiedere proprio l'unica cosa che manca sul suo bancone ottimamente fornito di preparazioni varie di eccellente qualità, vi dica che "La salsiccia di pollo stamattina non l'ho ancora preparata perché sono innamorato e distratto, ma se ripassa più tardi la preparo apposta per lei e gliela faccio trovare."
Uno che, alla vostra domanda "Tra quanto posso passare a prenderla?", vi risponda "Un'oretta, a voler essere proprio veloci tre quarti d'ora, ma non meno di questo perché gli ingredienti si devono conoscere!"
Uno che, sentendosi dire "Allora, visto che la fa per me, ne vorrei quattrocento grammi in un solo pezzo lungo, oppure in due pezzi da duecento grammi, della stessa lunghezza o al massimo uno leggermente più lungo dell'altro, e senza strozzature in mezzo perché poi verranno arrotolate strettamente a forma di girandola e infilzate con uno spiedino di legno prima di essere cotte in forno dentro una teglia" (e tacete sul fatto che le sue salsicce verranno cucinate con le mele, cosparse di mandorle, fotografate e mandate a un contest per foodblogger), sentendosi dire tutto questo, non solo non vi mandi a quel paese direttamente e senza passare dal via, ma vi guardi dritto negli occhi e, appuntandosi la mano larga contro il petto, vi risponda con voce ferma e sguardo sicuro: "Stia tranquilla, bella signora, ci penso io!"
Uno che, consegnandovi dopo un'ora il prezioso pacchetto, vi trattenga ancora un attimo per svolgerlo davanti ai vostri occhi e tirar fuori dall'incarto due meravigliose salsicce di pollo formate in due pezzi da duecento grammi, di cui una leggermente più lunga dell'altra, senza la più piccola strozzatura in mezzo perché sono destinate a essere arrotolate strettamente a forma di girandola e infilzate con uno spiedino di legno prima di essere cotte in forno dentro una teglia (nonché cucinate con le mele, cosparse di mandorle, fotografate e mandate a un contest per foodblogger...).
Uno che, infine, vedendovi in procinto di lasciare il mercato col vostro involto tra le mani, vi rivolga un ultimo, allegro e solare sguardo e vi saluti con un "Ciao, dolce!" che vi farà convincere che sì, macellai bravi ce ne sono parecchi in giro, ma le salsicce di pollo preparate da un macellaio innamorato devono essere davvero speciali, se tra i vari ingredienti a conoscersi ci ha messo anche l'amore! :o)

Girandole di pollo con mele e mandorle

da "Bene Insieme", con qualche modifica


Ingredienti per due persone
400 g di salsiccia di pollo (tipo luganiga, cioè stretta e lunga) in due pezzi uguali (o al massimo... :D )
3 mele golden mature
2 cucchiai di Marsala semisecco
6 foglie di salvia fresca più altre per la decorazione
50 g di mandorle pelate
senape per servire (opzionale)

Preparazione
Sbucciate le mele e tagliatele a spicchi sottili.
Unite la salvia spezzettata, spruzzate con il Marsala e tenete da parte.
Arrotolate strettamente ogni pezzo di salsiccia in forma di girandola e fermate ogni girandola con uno spiedino di legno.
Bucherellate la superficie di entrambi i lati con uno stuzzicadenti.
Versate le mele in una teglia da forno e cospargetele con le mandorle.
Adagiate le girandole sulle mele e ponetevi sopra due foglie di salvia e qualche mandorla.
Riscaldate il forno a 200° e infornate per 30 minuti.
Sfornate, fotografate e servite!


L'aggiunta della senape alle salsiccette le arricchirà di sapore, se vi piace la senape. Altrimenti, il piatto non perderà di gusto se la omettete. Ma assolutamente non omettete l'amore! ;o)

Ai nostri  venticinque lettori
BUONA PASQUA!

Con questa ricetta partecipo al contest Per un pugno di mandorle.


giovedì 20 marzo 2014

Mommy's style chicken soup, ovvero La zuppa di pollo di Mommy

Settembre 2011, aeroporto di Wilmington, North Carolina, Stati Uniti d'America.
Percorro il corridoio che porta alla zona degli arrivi.
Il cuore mi batte forte, e stringo la mano del marito.
L'unico aeroporto, tra quelli visti finora, dove l'area per il ritiro dei bagagli si trova dopo la zona degli arrivi.
Così non mi aspetto che subito dopo la curva a gomito del corridoio ci sia l'uscita.
E le persone in attesa.
Una donna con i riccioli grigi mi osserva. Il marito, un omone alle sue spalle.
Viene verso di me sorridendo, gli occhi che le brillano.
La voce rivela l'emozione. "Oh, Francesca!"
Un attimo dopo il suo abbraccio mi avvolge.
Si scosta da me solo per osservarmi.
Come se fosse la prima volta.
Ed Ã¨ la prima volta.
La prima volta che ci tocchiamo.
La prima volta che ci guardiamo negli occhi.
La prima volta che i nostri visi non sono mascherati da un monitor.
La prima volta che le nostre voci non sono deformate da microfoni e altoparlanti.
La prima volta che ci scambiamo parole senza digitarle su una tastiera.

In macchina verso casa siede con me sul sedile posteriore.
Mi prende la mano e la tiene stretta tra le sue.
Fino alla fine della serata non la lascerà più.
Ride, e piange.

Lei è Mimi per tutti.
Per noi è Mommy.
E suo marito è Papa per tutti. E anche per noi.
Che poi Papa significhi nonno, poco importa. Anche lei lo chiama così!

La mattina seguente ci svegliamo in casa sua.
La colazione, un tripudio di americanate.
Poi usciamo per un giretto nei dintorni.
Ma prima mette su la cena.
Cipolla, aglio, peperoncino, carote, funghi, petti di pollo surgelati, crema di pollo, olio d'oliva (eh sì, lo usa anche lei!), per una classica zuppa americana.
Tutto insieme, in una strana pentola ovale.
E' una slow cooker, mi spiega.
Una pentola elettrica che cuoce a bassa temperatura per molte ore.
Al mattino metti tutti gli ingredienti dentro e te ne vai a lavorare.
Quando rincasi la sera la cena è pronta.
Anch'io la voglio!, dico. Come sempre!
Me la vuole regalare. Peccato che in Italia non funzionerebbe.

Quando arriva la sera, una zuppa calda è proprio ciò che desidero.
Ci sono solo diciotto gradi ed ho un po' freddo.
Solo che è estate e fuori i gradi sono il doppio.
Ma siamo in America e qui tutto è grande... anche i bocchettoni dell'aria condizionata!

Mommy se n'è andata quasi due anni fa.
Mi restano tanti ricordi di lei.
Il suo sorriso, le chiacchierate, le risate, le confidenze, le discussioni sui vari aspetti della nostra vita.
La sua casa, i vicini, gli amici, la famiglia. I suoi nipotini.
Il suo coraggio, la forza e la determinazione nel convivere ogni giorno con la malattia.
E la stanchezza della propria condizione, la debolezza e l'umana fragilità che ha condiviso con me.
Tanti bei momenti vissuti in quei quindici giorni trascorsi in casa sua, come parte della sua famiglia. My Italian kids, ci chiamava. I miei ragazzi italiani.
Il viaggio in auto a Richmond, cinque ore su una statale americana con gli occhi spalancati a guardare fuori dal finestrino e le mani che stringono una small cup di Chai Tea Latte comprato da Starbucks lungo la strada.
La seduta per due dal parrucchiere, lei che mi guarda compiaciuta e io che inorridisco alla vista della mia chioma trasformata in una nuvola di zucchero filato.
Gli strozzapreti preparati nella sua cucina, con Papa che aiuta a formarli con le mani.
La pizza fatta in casa e sfornata appena in tempo per il fischio d'inizio della partita di football.
Il mio piccolo cheesecake alla Nutella cotto nel suo forno enorme.
E la ricetta della zuppa di pollo.
Che non serve a farmi sentire meno la sua mancanza.
Ma è una ricetta di famiglia.
Ed è calda e confortante, come lo era lei.

La zuppa di pollo di Mommy



Ingredienti per due persone
mezza cipolla piccola
uno spicchio d'aglio (tritato, oppure intero da togliere in seguito)
peperoncino tritato
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
3 carote grandi
125 g di funghi misti surgelati
mezzo litro di brodo di pollo
300 g di petto di pollo a fette
60 g di pasta mista
parmigiano grattugiato

Preparazione
Tritate la cipolla e fatela appassire in una pentola con l'olio, il peperoncino e l'aglio.
Aggiungete le carote pelate e affettate sottili e fatele cuocere per circa cinque minuti.
Unite i funghi ancora congelati. Alzate la fiamma per far asciugare l'acqua e cuoceteli fino ad  ammorbidirli.
Coprite a filo con il brodo di pollo e portate a bollore.
Aggiungete il petto di pollo tagliato a pezzetti e lasciatelo cuocere.
Tirate via metà della zuppa, frullatela fino a ridurla a una crema e tenetela da parte.
Nel frattempo cuocete la pasta nella pentola con il resto della zuppa. Quando è quasi cotta, unite la crema di pollo e verdure e portate a cottura la pasta.
Servite con parmigiano grattugiato a parte.

E' una di quelle ricette issime che mi piacciono tanto: facilissima, velocissima e leggerissima. E anche gustosissima. Provare per credere!