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lunedì 31 ottobre 2016

Fusilli integrali con zucca e robiola cremosa al timo limone

Come molti di voi lettori, ho un account su Facebook.
Con poca attività e non molti contatti.
Seguo alcune pagine, alcune persone e alcune discussioni di gruppi che mi interessano.
Pubblico le mie ricette, tengo i contatti con amici lontani.
Raramente chiedo l'amicizia a qualcuno.
Molti di più sono quelli che la chiedono a me, quasi tutti sconosciuti.
Quando le richieste arrivano alla spicciolata, non me ne accorgo nemmeno.
Uno ogni tanto.
Neanche lo noto.
Ma quando in un solo giorno ho ricevuto quaranta richieste di amicizia da parte di sconosciuti, allora non ho potuto non notarlo, mentre mentalmente mi ponevo per quaranta volte la domanda E questo/questa chi è?
Nessuno di quelli che chiedono l'amicizia su Facebook a una persona che non conoscono si presenta.
Davanti a quelle quaranta richieste di amicizia mute, complice un raro giorno in cui non avevo letteralmente niente da fare, ho deciso di divertirmi.
Le ho accettate tutte.
E a tutti ho inviato un messaggio in cui chiedevo loro di presentarsi e di spiegarmi il motivo della richiesta di amicizia.
Ho raccolto per voi le risposte più belle!

Non tutti mi hanno risposto.
Forse la metà di loro.
Per la maggior parte, meravigliandosi molto della mia richiesta.
Quando addirittura non si sono offesi per lo sgarbo che facevo loro chiedendo chi fossero, e quando non mi hanno rimosso dai loro contatti subito dopo avermi aggiunto, scusandosi per il disturbo di avermi chiesto l'amicizia!
Tra loro,  "colleghi" e "colleghe" foodblogger che pubblicizzano il loro blog e le loro ricette.
Operatori professionali della gastronomia e della ristorazione che puntano a far conoscere la propria attività.
Appassionati di cucina e di cibo in cerca di persone che condividano gli stessi interessi.
Enologi e fotografi, perfino.
Varie persone a cui piacciono le mie ricette e che mi chiedono l'amicizia per questa sola ragione.
Altri che me la chiedono perché attratti dalla mio foto del profilo (un dettaglio della mia Torta speziata alla montanara - e ci credo che ne sono attratti!).
A tutti la stessa domanda: Chi sei, e perché mi chiedi l'amicizia?
Mi è apparso il tuo post e avendo appetito ho pensato che non potevo perderti.
Ho visto la foto del tuo profilo con i biscotti e ti ho chiesto l'amicizia.
Perché mi chiedi perché? Io sono uno chef professionista e sul tuo profilo c'è cibo.
Chiedo l'amicizia esclusivamente a tutti coloro che lavorano sui fornelli.
Mi piaceva il tuo profilo.

Molti chiedono l'amicizia per... avere più amici!
Solo che dopo essere stati accettati non si fanno più sentire... mah... che modo originale di crearsi delle amicizie! ;)
Più amici meglio è... E poi mi piaceva anke il tuo nome.
Non mi sono presentata perché non ti conosco ho messo la richiesta d'amicizia solo per avere più amici, se non vuoi fa niente.

Insomma, devo ringraziare Facebook se ho tutti questi amici... e amici di amici!
Ti o vista nelle amicizie e ti o mandato l amicizia o fatto male... tranquilla sn un tipo tranquillo non cerco niente vbn cosi ? (qui ho rischiato uno sturbo grammaticale)
Scusami cara piacere sn XXX... siccome ho accettato un pò di Amici ke abbiamo in comune e mi sei uscita tu vorrei aggiungerla tutto qua! (idem come sopra)
Ti ho chiesto l'amicizia perché amo la cucina ho un gruppo di ricette e poi abbiamo 36 amici in comune.
Sono una pagina di ricette del mio blog... ti ho aggiunta perché eri nei suggerimenti di amicizia.

Le motivazioni per chiedermi l'amicizia sono veramente varie...
Per informarla dei miei eventi qualora dovessero interessarla.

Poi ci sono quelli che... non lo sanno neanche loro perché! :D
Ee... come te lo dico? Sono io... ti vedo sul gruppo.
Così per caso. Non ricordo nemmeno in quale gruppo sei.
Ti ho chiesto l'amicizia perché secondo fb io e te ci "potremmo" conoscere. Ogni volta che apro fb mi propone la tua amicizia così te l'ho chiesta e l'ho fatto contento :-D :-D :-D
Sai che non mi ricordo? Cioè, ovvio che mi ricordo di essere XXX, ma non mi ricordo chi sono per te, cioè perché t'ho chiesto l'amicizia... forse sarà successo secoli fa!

Non mancano nemmeno i tipi... originali!
Ciao, chi sei?
Ioooooooo... E tu... Chi sei... Ahahah... Che ho combinato... Ahahah... Ti ho forse chiesto l'amicizia...?
Eh già...
Sai a volte sono un pasticcione, avrò sbagliato persona... Ahahah... Ma adesso sta al tuo buon cuore, se accettare o meno... Ormai il danno è fatto... Cerchiamo di rimediare diventando amici seppur virtuali... Ahahah... Scherzo, fai tu, non sentirti obbligata... Ti posso solo assicurare che sono una persona corretta e seria... Ma dicono tutti così... Ahahah...
Vabbè, m'hai fatto ridere, puoi restare!
Grazie... Com'è umana lei... Ahahah!

Infine... quella che all'inizio mi sembrava l'apoteosi:...
Sono su Facebook!

... ma mi sono poi dovuta correggere: la vera apoteosi Ã¨ questa qui:
Ciao, chi sei?
In che senso?

E pensare che mi sembrava una domandina semplice semplice! :D

In questa carrellata di simpatica umanità voglio riportare anche alcuni messaggi che mi hanno fatto veramente piacere: quelli delle persone che mi hanno chiesto l'amicizia perché apprezzano l'attività che giorno dopo giorno, nel silenzio della mia cucina, porto avanti sul blog da più di due anni:
Sono un appassionato di enogastronomia. Mi complimento con te perché pubblichi cose davvero interessanti!
Ho visto qualche tua ricetta e ho capito che sei brava.
Ho visto che posti delle preparazioni bellissime, così ti ho chiesto l'amicizia.
Lieto di conoscerti. Mi piacciono molto le tue preparazioni, molti complimenti. Ho un ristorante a XXX e se verrai sarai nostra ospite.

Ringrazio di cuore queste persone, così come ringrazio, per le risate che mi regalano, quelli che mi chiedono l'amicizia... per sbaglio, poi vedono le mie ricette e diventano lettori del blog! :)
Scusami ma credo di essermi sbagliato con una tua omonima, ma ora che vedo che fai la foodblogger mi sono incuriosito. Amo la cucina, sono andato a curiosare sul tuo blog e ho visto piatti molto interessanti, proverò le tue ricette!
Ho visto la tua foto profilo scorrendo tra le varie Francesca (ne cercavo un'altra a dir la verità) e mi ha incuriosito la tua torta, potresti darmi la ricetta? Non era mia intenzione essere invadente però mi piaceva troppo, ho avuto una mega bava alla bocca!

Quindi, cari lettori, se avete intenzione di chiedermi l'amicizia su Facebook ma non volete finire in questo post... scrivetemi anche due righe di presentazione! :D :D :D

Fusilli integrali con zucca e robiola cremosa al timo limone



Ingredienti per 2 persone:
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
un quarto di una cipolla rossa media, tritata
peperoncino a piacere
mezzo cucchiaino di coriandolo in polvere
350 g di zucca, mondata e pesata al netto degli scarti, tagliata a dadini
100 g di robiola
2 rametti di timo limone
150 g di fusilli integrali

Preparazione:
In una padella fate rosolare leggermente la cipolla con l'olio e il peperoncino. Unite il coriandolo, mescolate, e dopo 1 minuto aggiungete la zucca e cuocetela a fuoco basso e con il coperchio finché non sarà ben morbida.
Spegnete il fuoco, schiacciate la zucca direttamente nella padella usando una forchetta e unite la robiola. Mescolate bene per sciogliere la robiola e amalgamatela alla zucca schiacciata finché il tutto non sarà omogeneo.
Sfogliate il timo limone e unitelo al composto di zucca e robiola, tenendone da parte qualche ciuffetto.
Nel frattempo cuocete i fusilli e scolateli nella padella. Mescolate bene, unendo se serve un po' di acqua di cottura della pasta per rendere il condimento più cremoso.
Disponete la pasta nei piatti e aggiungete al piatto finito i ciuffetti di timo limone messi da parte. Servite subito.


Una nota: ho schiacciato la zucca con la forchetta anziché frullarla perché in questo modo si riesce a distinguerne il sapore anche dopo averla mescolata con la robiola. Se però preferite una crema più liscia, frullatela pure!

martedì 6 ottobre 2015

Conchiglie integrali con pomodori secchi, capperi, olive di Gaeta e robiola

Un'ideuzza per pranzo.
Una ricettina issima, di quelle facilissimevelocissimeleggerissime che si preparano nel tempo di cottura della pasta.
Aggiungendo il tempo necessario per portare l'acqua a ebollizione, ovviamente.
Però io oggi non voglio parlare della ricetta.
In realtà, non voglio parlare neanche del pranzo.
Voglio parlare di una parola.
Sì, mi piace parlare delle parole.
Forse perché sono gli ingredienti dei miei post, così come gli alimenti sono gli ingredienti delle mie ricette.
Mi piace conoscerne l'origine, gli ambiti di uso, il significato.
E mi piace molto quando dietro alle parole c'è una storia che può essere raccontata.
Oggi ho scelto la parola Postprandiale, che si avvicina molto alla sfera gastronomica, pur senza immediati richiami "mangerecci", e che mi è stata proposta dal servizio Una parola al giorno.it al quale, come sapete, sono abbonata, e dal quale cito per voi.
Postprandiale 
Significato: "Che segue il pranzo; che accade durante la digestione" 
Dalla locuzione latina post prandium "dopo il pranzo". 
Questo non è un semplice aggettivo: siamo davanti ai caratteri di un cardine culturale, e di un'affermazione del fisico. 
Il rito del desco, nella cultura mediterranea, è fondamentale. E di particolare delicatezza è il momento che segue il pranzo - un momento di pace che si impone nel mezzo della giornata, conteso dalle urgenze quotidiane, e che è importante saper gestire al meglio. C'è chi ama fare una passeggiata postprandiale, per digerire e smuovere il sangue con tranquillità senza dormire; c'è chi invece si concede (può concedersi) una pennichella postprandiale per fare il chilo e avere energie fino a tarda notte; e c'è chi si intrattiene col caffè in amabili chiacchiere postprandiali, mentre chi invece continua a lavorare potrà essere irritato da imprevisti postprandiali. 
Questo aggettivo, che descrive semplicemente qualcosa che segue il pranzo (anche se pare piuttosto aulico), ogni volta che viene usato diventa una chiave di lettura del momento stesso di questo pasto, e di ciò che la digestione - accadimento nostro e fisico ma non sostenuto da alcuna volontà - ci provoca. Quando lo usiamo dobbiamo avere la consapevolezza di star toccando una delle corde più antiche e profonde della nostra cultura - perché il modo in cui il pranzo e il dopo-pranzo è considerato da noi non è certo condiviso da tutte le culture del mondo. 
Anche nel lessico medico troviamo questa parola: in questo caso, essa descrive specificamente il carattere di qualcosa che si verifica durante o dopo la digestione - come ad esempio l'innalzamento della glicemia.
E voi, cari venticinque cinquantasette lettori, cosa farete dopo aver cucinato e gustato questa pasta per pranzo?
Qualunque sia la vostra risposta, vi auguro una felice attività postprandiale!

Conchiglie integrali con pomodori secchi, capperi, olive di Gaeta e robiola



Ingredienti per 2 persone:
150 g di conchiglie integrali
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva + 1 cucchiaio di acqua
4 mezzi pomodori secchi sott'olio, sgocciolati e tagliati a pezzetti
10 olive di Gaeta, denocciolate e tagliate a metà
1 cucchiaio di capperi sotto sale, dissalati
1 cucchiaino di origano secco
1 scalogno, affettato sottilmente
peperoncino tritato
1 cucchiaio abbondante di prezzemolo fresco, tritato + un po' per decorare il piatto
100 g di robiola

Preparazione:
Cuocete la pasta in abbondante acqua salata.
Nel frattempo riunite in una padella larga tutti gli ingredienti tranne la robiola e i cucunci e cuocete a fuoco basso e padella coperta finché lo scalogno non sarà morbido.
Sciogliete la robiola con un po' di acqua di cottura della pasta fino a renderla cremosa.
Scolate la pasta al dente e saltatela nella padella con il condimento, aggiungendo eventualmente poca acqua di cottura. Unite la robiola in crema e mescolate bene su fuoco molto basso, per scaldare la robiola.
Disponete la pasta nei piatti individuali, spolverate con il prezzemolo tenuto da parte, aggiungete i cucunci e servite.

ENGLISH VERSION

For my readers from the US, I'm adding the english version of the recipe.
I hope you all enjoy, and as this is my first recipe in English, please be kind and forgive Google Translator's mistakes! :D :D :D


Whole-wheat pasta with sundried tomatoes, capers, black olives and Robiola cheese

Ingredients (serves: 2)
150 grams whole-wheat pasta, shell-shaped
1 tablespoon extra virgin olive oil + 1 tablespoon water
2 sundried tomatoes in oil, drained, halved and chopped
10 black olives, pitted and halved
1 teaspoon dried oregano
1 shallot, thinly sliced
crushed red pepper
1 tablespoon fresh parsley, chopped + some more to decorate the dish
100 grams Robiola cheese
10 cucunci (caperberries)

Directions:
Cook the pasta in salted water.
Meanwhile, put all the ingredients in a large pan, except the Robiola and the caperberries, and cook with the lid and over low heat until the shallot will be soft.
Mix the Robiola cheese with 1-2 tablespoons of cooking water, until it becomes smooth and creamy.
Drain the pasta "al dente" and immediately toss it in the pan with the sauce, adding a little cooking water if necessary. Add the creamy Robiola and stir well on very low heat, just to warm the Robiola.
Place the pasta in individual plates, sprinkle with the parsley kept aside, add the caperberries and serve.

venerdì 26 settembre 2014

Rotolo di uova d'oca alla rucola con robiola e pomodori secchi... e decorazione zen!

"Franci, ti interessano delle uova di oca? Me le hanno regalate ma noi non sappiamo come farle... e io so che tu hai la magia!"

Premesso che a me gli ingredienti interessano quasi tutti.
Sì, io ho la magia.
Quella forza misteriosa che fa incrociare i destini degli ingredienti e di chi li cucina.
Quella sottile attrazione che porta a coloro che cucinano la ricetta appropriata agli ingredienti che hanno in mano.
Quella felice combinazione di eventi che ha fatto sì che mio padre mi regalasse due uova di oca proprio il giorno in cui ho letto sulla mia rivista di cucina preferita una ricetta a base di uova che mi ha attratto al punto di decidere di ripeterla immediatamente.
E proprio dopo aver scritto la parola uova sulla mia lista della spesa.
E proprio nella dose giusta per sostituire le uova di gallina previste dalla ricetta.
La magia.
La magia che ha fatto sì che, nonostante l'ampia ricerca di ricette alternative adatte a valorizzare l'ingrediente particolare e ricercato che era giunto fino a me, io tornassi alla ricetta letta nella rivista, con la quale era stato subito amore.
Care, preziose uova di oca, con amore mi siete state donate, con amore vi ho cucinato, fotografato e mangiato, e con amore adesso vi condivido con i miei lettori...
Ma sarà mica questa, la magia? ;o)

Dalle mie ricerche ho appreso che le uova di oca, dal sapore deciso e gradevole, si possono usare nelle stesse preparazioni per le quali si impiegano le uova di gallina.
Se la magia funzionerà anche per voi, siate soltanto attenti alle dosi, perché le uova di oca sono grandi circa il doppio delle uova di gallina e hanno un tuorlo enorme!

Rotolo di uova d'oca alla rucola con robiola e pomodori secchi



adattata da una ricetta di "Cucina Naturale"

Ingredienti (per 2 persone come secondo, o per un numero maggiore se ne fate un antipasto):
Per il rotolo
50 g di foglie di rucola
5 foglie di basilico
7 g di maizena (amido di mais)
30 ml di latte
2 uova di oca
un pizzico di sale
50 g di robiola
6 falde di pomodori secchi sott'olio
Per la decorazione zen
olio extravergine d'oliva
steli di erba cipollina

Preparazione:
Lavate, asciugate e spezzettate grossolanamente le foglie di rucola e mettetele da parte.
Spezzettate anche il basilico e unitelo alla rucola.
In una ciotolina stemperate la maizena nel latte, senza formare grumi.
Unite il composto alle uova in una ciotola capiente, unite il sale e mescolate il tutto senza sbattere troppo, per non formare bolle d'aria.
Aggiungete la rucola e il basilico e mescolate bene.
Rivestite con carta da forno una teglia (24 x 17 cm, la mia) e versatevi il composto.
Infornate in forno preriscaldato a 190° per 20 minuti circa, o finché il composto non si sarà rappreso.
Sfornate, togliete dalla teglia con tutta la carta e lasciate raffreddare.
Spalmate la robiola sulla frittata e distribuitevi i pomodori secchi, dopo averli ben scolati dall'olio, tamponati con carta da cucina e tagliati a pezzetti.
Aiutandovi con la carta da forno, arrotolate la frittata su se stessa nel senso della lunghezza.
Ripiegate i bordi della carta e lasciate insaporire il rotolo in frigo per qualche ora.
Toglietelo dalla carta, tagliatelo a fette dello spessore che desiderate, disponetelo su un vassoio e decoratelo a piacere con gocce di olio e steli di erba cipollina.
Preparatelo in anticipo:  il giorno dopo è ancora più buono!


"Amore, ti piace questo rotolo?"
"Mmmmhhhhhhh... quanto è zen!"


Questa ricetta partecipa al 100% GLUTEN FREE FRI(DAY) di Gluten Free Travel and Living.

I Love Gluten Free (FRI)DAY – Gluten Free Travel & Living

venerdì 11 aprile 2014

Millefoglie di formaggi freschi con fragole e mirtilli

Gentile operatore di call center che mi sta telefonando sul cellulare da dieci giorni, compresi il sabato pomeriggio e l'ora di cena dei giorni feriali,
Vorrei invitarLa a riflettere sull'eventualità che, non avendo risposto alle Sue otto telefonate, forse io non desideri affatto farlo.
Forse non mi interessa essere informata sulle ultime offerte della rispettabile compagnia telefonica per la quale Lei lavora.
Forse non intendo cambiare gestore dell'energia elettrica.
Forse non ho voglia di rispondere a un sondaggio sulla qualità dell'acqua nel mio Comune.
Forse non ho intenzione di comprare un aspirapolvere, né di ospitare in casa mia una dimostrazione gratuita delle strabilianti prestazioni offerte dal medesimo.
E sicuramente non ho intenzione di fornirLe nomi e numeri di telefono dei miei amici in cerca di lavoro che potrebbero essere interessati a lavorare per la Sua rispettabile azienda.
Forse non voglio dirLe per chi ho votato alle ultime elezioni, né per chi voterò alle prossime.
Forse alle otto di sera ho altro da fare che parlare con Lei della qualità del servizio allo sportello offerto dalla mia banca.
Forse non ho mai autorizzato la Sua rispettabile azienda a usare il mio numero di cellulare per essere contattata da un gentile operatore di call center.
Forse, a dire il vero, non ho mai fornito il mio numero di cellulare a nessuna rispettabile azienda e dovrei essere io a chiedere a Lei come diavolo lo ha avuto.
Forse sarei nel pieno diritto di sentirmi molestata da tanta insistenza.
Forse dovrei sporgere denuncia nei confronti della Sua rispettabile azienda.
Forse dovrei dare ascolto al marito che mi suggerisce di installare quell'applicazione per smartphone che filtra i numeri chiamanti e blocca quelli inseriti in un'apposita lista nera.
Vorrei quindi chiedere a Lei, gentile operatore di call center che lavora per la Sua rispettabile azienda, di non chiamarmi da un interno telefonico diverso per trarmi in inganno.
Di far presente ai Suoi rispettabili superiori che la pazienza e la capacità di sopportazione di ogni essere umano nonché consumatore ha un limite, e che quel limite, nel mio caso, è pericolosamente vicino a essere oltrepassato.
Di astenersi, in conclusione, dall'effettuare altri tentativi di contattarmi telefonicamente.
Perché non mi piacerebbe sentirmi costretta a risponderLe "Non mi interessano offerte su tariffe telefoniche, mi sto trasferendo all'estero!"

Millefoglie di formaggi freschi con fragole e mirtilli

ricetta tratta dal "vomitatoio delle ricette", che è quel posto nel cassettone della cucina in cui accumulo alla rinfusa ricette ritagliate da confezioni di prodotti vari, stampate da Internet, strappate da riviste o scribacchiate alla svelta su fogli volanti, per la maggior parte dei quali, come nel caso di questa ricetta, ho annotato gli ingredienti ma non il procedimento e tanto meno la fonte. I casi quindi sono tre: o me la sono inventata di sana pianta, o l'ho vista in qualche programma televisivo, o ho trovato da qualche parte la ricetta della crema e mi è venuto in mente di metterla tra due dischi di pasta sfoglia. Al riguardo, la ricetta che scrissi sul foglio volante, svariati anni fa, riporta un'altra versione di questa crema deliziosa, con dosi di formaggio leggermente diverse e soprattutto con la buccia dell'arancia al posto di quella del limone e 25 g di cioccolato fondente a pezzettini + 50 g di frutta candita (arancia) al posto di fragole e mirtilli. In questa variante l'ho preparata almeno quattro volte, sempre con indici di gradimento molto elevati, considerando che tra coloro che l'hanno assaggiata e apprezzata c'erano almeno tre persone a cui non piace il formaggio. E così con un post solo vi ho regalato due ricette. Fortunati voi.


Ingredienti per una torta da 28 cm di diametro
2 basi di pasta sfoglia rotonde pronte da cuocere
400 g di ricotta di mucca
150 g di Philadelphia
200 g di robiola
la buccia grattugiata di un limone grande
un cucchiaino di estratto liquido di vaniglia (in mancanza, una bustina di vanillina)
4 cucchiai colmi di zucchero a velo setacciato, più altro per la decorazione finale
125 g di mirtilli
3 vaschette di fragole (ops, non le ho pesate... e non le ho nemmeno usate tutte... diciamo che ne avrò usate una metà per la torta e una metà per i vari... ehm... test di collaudo! :D )
foglie di menta fresca per la decorazione

Preparazione
Lavate e asciugate le fragole e i mirtilli.
Dividete le fragole in base alla grandezza, riservando le più piccole alla decorazione finale. O le più grandi, se vi piace così. Controllate accuratamente che le fragole rispondano agli standard di qualità richiesti per l'esecuzione di questa torta assaggiandone almeno una ogni quattro.
Srotolate la pasta sfoglia e rifilate ogni base in modo da ottenere due cerchi perfetti del diametro di 28 cm ognuno. Io faccio questo accoppando su ogni base uno stampo per crostata merlettato e tirando poi via la pasta sfoglia in eccesso (che puntualmente metto in frigo riservandola per altri usi futuri e puntualmente dimentico). In questo modo il bordo della torta viene tutto merlettato... e sarete già un passo avanti per la decorazione.
Bucherellate i due dischi di sfoglia e trasferiteli su due teglie con la carta da forno in dotazione.
Preriscaldate il forno a 200° e cuocete le basi in forno ventilato (se le cuocete contemporaneamente su due livelli) per 10 minuti. Se come me vi ostinate a cuocere tutte le basi in bianco senza coprirle di fagioli secchi per non farle gonfiare durante la cottura, sappiate che la pasta sfoglia, infida come poche, se ne starà lì, pallida e amorfa, finché voi la guarderete, per gonfiarsi alla velocità del lampo non appena distoglierete lo sguardo per un attimo, foss'anche soltanto per grattarvi la punta del naso. Perciò lasciate stare ogni altra attività e per quei dieci minuti non distogliete lo sguardo dai due dischi di sfoglia e non esitate ad aprire il forno e a bucherellarli senza pietà ad ogni tentativo di gonfiarsi. Tentativi che, sappiatelo, le basi ripeteranno almeno per i primi sette minuti di cottura. Quando le vedrete arrendersi e smettere di gonfiarsi potrete anche distogliere lo sguardo e lasciarle nel forno fino a doratura, dopodiché sfornatele, trasferitele su una gratella, eliminate la carta da forno e lasciatele, ormai innocue, a raffreddarsi.
Nel frattempo (cioè mentre le basi si raffreddano, non mentre cuociono!) preparate la crema di formaggi.
In una ciotola ampia setacciate la ricotta (io uso il passaverdure con i buchi piccoli) e montatela con lo sbattiuova elettrico. Deve diventare morbida e cremosa.
Aggiungete la robiola e sbattete.
Aggiungete il Philadelphia e sbattete.
Aggiungete la buccia del limone e la vaniglia e sbattete.
Aggiungete lo zucchero a velo e sbattete.
Assaggiate la crema col dito e se non vi sembra abbastanza dolce aggiungete altro zucchero a velo e sbattete.
Ripulite i bordi della ciotola con una spatola in silicone e amalgamate bene il tutto. Già che ci siete, sbattete un altro po'. Alla fine la crema sarà bella gonfia e morbida da farvi venire il desiderio di mangiarvela tutta a cucchiaiate. Resistete.
Tagliate a pezzettini le fragole non riservate alla decorazione finale. Mi raccomando, continuate i vostri test sulla qualità del prodotto. In qualsiasi momento potreste essere contattati telefonicamente da un gentile operatore di call center che lavora per una rispettabile azienda e che vi chiederà la vostra opinione, e dovrete essere pronti a fornire una risposta (oggi mi girano...! :D ).
Mettete un disco di sfoglia al centro del piatto o vassoio sul quale servirete la torta (non si sporcherà, ma se avete timore di sbrodolamenti infilate un po' di stagnola sotto il disco: lo sfilerete via al termine della preparazione), con la parte a contatto della carta da forno verso il basso e quella che si sarà gonfiata in cottura verso l'alto.
Spalmate delicatamente una parte della crema sul disco, facendolo arrivare quasi fino ai bordi. Ricordatevi di tenere da parte un po' di crema per la rifinitura finale.
Ricoprite la crema con i mirtilli e le fragole a pezzetti. Tutta (tranne i bordi). Non fate vedere il bianco. Infilate i mirtilli più piccoli negli spazi vuoti tra fragola e fragola. Mostrate a Madre Natura quanto apprezzate i doni della primavera. Beati coloro i quali, essendo nati in primavera, possono prepararsi o ricevere torte di compleanno traboccanti di fragole. Io, al massimo, le mele! :D
Spalmate delicatamente altra crema sopra le fragole e i mirtilli, fino al bordo, pressando molto leggermente. State tenendo da parte un po' di crema per la rifinitura del bordo? Non dite Ops! quando è troppo tardi! (Occhio che oggi mi girano!)
Coprite con il secondo disco di sfoglia, posizionando la parte gonfiatasi in cottura verso il basso e cercando di regolarne la posizione in modo che la torta non sembri pendere da una parte. Non premete troppo o romperete il disco (caspita, quanto mi girano! :D ).
Mettete la crema residua in un sac-à-poche con bocchetta lunga (ammazza!!!) e siringatela contro il bordo della torta riempiendo tutti i buchi, colmando i vuoti e nascondendo tutti i pezzetti di frutta che dovessero eventualmente fare capolino dagli strati di crema (se volete l'effetto sorpresa; altrimenti, lasciateli intravedere). Questa è la parte che mi piace di più. Ho imparato ad eseguire questa operazione osservando il marito sigillare i vetri con la pistola del silicone. :D
A questo punto, se vi è avanzata un po' di crema nella ciotola, ve la potete mangiare (finalmente!), dopodiché ricoprite tutta la sommità della torta con lo zucchero a velo e mettetela in frigo fino a poco prima di servirla, in modo che  l'eventuale umidità delle fragole e dei mirtilli tenuti da parte per la decorazione non sciolga lo zucchero a velo.


Al momento giusto, disponete artisticamente fragole, mirtilli e foglie di menta sulla torta e ai lati (ma il cerchio ce li ha, i lati?) e spolverizzate anche la frutta, leggermente, con lo zucchero a velo. Mentre cercate la risposta alla domanda sui lati del cerchio, non dimenticate, come ho fatto io, di disporre artisticamente i piccoli frutti e le tenere foglioline in vari punti intorno alla torta (si è capito che mi girano? :D )!
Ora, se siete esseri umani normali, potete servire la millefoglie, tagliarla, servirla e gustarla.
Se invece siete foodblogger dovete prima fotografarla!
E mi raccomando, se la portate a casa di qualcuno, che nessuno la tocchi prima che il foodblogger abbia fotografato anche tutte le fette! :D


La foto dell'interno della torta non è la migliore che abbia mai fatto, un po' perché oggi mi girano, un po' perché le luci del ristorante non erano adatte all'allestimento del set fotografico, ma ho voluto comunque mostrarvi come si presenta.

Potete preparare la crema di formaggi e cuocere le basi di sfoglia il giorno prima.
In questo caso tenete la crema in frigorifero, fatela poi tornare a temperatura ambiente e sbattetela (manco a dirlo) prima di usarla per renderla di nuovo morbida.
Assemblate la torta solo poche ore prima di servirla, per evitare che la crema faccia inumidire la pasta sfoglia.


Se state pensando di mescolare fragole e mirtilli con la crema di formaggi, tenete presente che i frutti, soprattutto le fragole a pezzetti, tingeranno la crema con artistiche striature rosso-viola e si incastreranno nella bocchetta lunga della vostra sac-à-poche. Si vede che gli girano pure a loro.