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lunedì 17 luglio 2017

Crisp di ciliegie al Porto con pistacchi e farro

La vita è una ciliegia
La morte il suo nocciolo
L'amore il ciliegio.
(Jacques Prévert)

Del crisp ho parlato qui.
Del Porto ho parlato (indirettamente) qui.
Delle ciliegie, scusate, non riesco a parlare.
Ho la bocca piena!

Crisp di ciliegie al Porto con pistacchi e farro



Ingredienti: (per una teglia rettangolare di 29 x 23 cm + le due mini cocotte in foto - in totale circa 20 porzioni)
Per la copertura:
75 g di pistacchi non salati
255 g di farina di farro
1 cucchiaino raso di sale fino
150 g di zucchero di canna Demerara
130 g di fiocchi interi di cereali
210 g di burro bavarese
Per il ripieno:
1,2 kg di ciliegie della varietà duroni (o duracine), denocciolate (qui qualche consiglio) e tagliate a metà
10 g di amido di mais
90 ml di Porto Ruby
50 g di zucchero di canna

Preparazione:
Copertura
Tostate i pistacchi in una padella a fuoco medio-basso per qualche minuto. Trasferiteli ancora caldi in un canovaccio, chiudetelo a sacchetto e sfregate i pistacchi all'interno uno contro l'altro per eliminare il più possibile le pellicine. Lasciateli raffreddare su un piatto piano e infine tritateli grossolanamente al coltello.
Fondete il burro a bagnomaria e lasciatelo intiepidire.
Riunite in una ciotola la farina setacciata, il sale, lo zucchero, i fiocchi di cereali e i pistacchi, mescolate bene il tutto e versatevi sopra il burro fuso e tiepido. Mescolate con una forchetta e poi amalgamate bene con una spatola. Dovete ottenere un composto morbido e slegato. Non dovete impastare (qui il passo passo fotografico).
Preparate un quadrato di pellicola sul piano di lavoro. Per facilitarvi, inumidite il piano con una pezza umida in modo che la pellicola vi aderisca restando ben tesa. Versate un terzo del composto al centro del foglio di pellicola e compattatelo in un panetto schiacciato aiutandovi con i lembi della pellicola. Avvolgete il panetto nel foglio di pellicola, ripetete l'operazione con il composto rimanente e mettete i tre panetti ottenuti a solidificare in congelatore per 10-15 minuti, senza sovrapporli.
Ripieno
Mentre i panetti si consolidano, stemperate in una ciotolina l'amido di mais con il Porto aggiungendo quest'ultimo un po' per volta, fino ad ottenere una cremina liscia e priva di grumi. Unite il resto del Porto e lo zucchero, mescolate e versate il tutto sulle ciliegie, già denocciolate e tagliate a metà, poste in una ciotola ampia. Mescolate bene e distribuite omogeneamente le ciliegie in una pirofila che possa andare in tavola (non serve imburrarla).
Assemblaggio
Riprendete i panetti dal congelatore e sbriciolateli sulle ciliegie, formando briciole sia grandi che piccole. Distribuite le briciole in modo da ricoprire uniformemente tutte le ciliegie.
Cuocete il crisp in forno statico preriscaldato a 190° per 35-40 minuti o finché la copertura non sarà dorata e i succhi della frutta non staranno ribollendo vigorosamente.
Sfornate il crisp e servitelo dopo 20-30 minuti di raffreddamento prendendolo direttamente dalla pirofila con un cucchiaio. Potete accompagnarlo all'americana con una pallina di gelato alla vaniglia e al cioccolato, oppure all'italiana con un bicchierino di Porto Ruby.
Se avanza, conservate il crisp di ciliegie in frigorifero e fatelo tornare a temperatura ambiente prima di consumarlo.

venerdì 12 maggio 2017

Cuori integrali con farro e miele, ovvero I Graham cracker per Un tè tra donne

In principio fu il Tè delle Comari.
Un consesso di donne riunite a casa GaudioMagno in un pomeriggio domenicale intorno a una lunga tavola coperta di dolci e di tazze da tè, tra chiacchiere, risate e allegria.
Tra un biscotto e una fetta di torta emerge chiaramente un concetto, espresso e condiviso da tutte le partecipanti: quanto sia utile e importante dedicare del tempo a noi stessi.
Tempo di qualità, tempo da usare per creare benessere dentro e intorno a noi stessi, per arricchire la propria vita e la propria personalità.
Tempo da ritagliare in mezzo alle attività della giornata, della settimana, del mese.
Un tempo personale, da conquistare, custodire e proteggere.
Fosse anche soltanto il tempo di una tazza di tè.
Magari con qualche biscotto.
Magari insieme a qualche amica.
Magari conversando intorno ad argomenti diversi dalla chat di gruppo delle mamme dell'asilo o dall'ultima puntata de L'isola dei famosi.
Magari conoscendo anche qualche persona nuova, ché si sa che socializzare apre la mente e mantiene giovane il cervello.
E perché non lo fai tu?
"Come, scusa?"
La voce sottile del Neurone Social si insinua nella conversazione, coprendo per un attimo le voci delle amiche riunite alla mia tavola.
Ho detto: Perché non lo fai tu? Il tempo per se stessi, il tè, i biscotti, le amiche, la conversazione intelligente, la socializzazione eccetera... Quello che hai organizzato questo pomeriggio, perché non lo ripeti periodicamente e raccogli nel tuo salotto un gruppo di donne disposte a prendersi del tempo per se stesse, a scambiarsi delle idee, a condividere le loro esperienze, a conoscere altre persone? Tè e biscotti non ti mancano, a giudicare da quello che ho visto nella tua dispensa. Idee e amiche nemmeno... Senza contare il fatto che sarebbe una buona occasione anche per te di arricchire il tuo mondo e ampliare le tue conoscenze. Dici sempre che in questa città non si fa mai niente: potresti fare qualcosa tu, ora, cominciando a far girare qualche idea in un salotto di questa città. E le persone che parteciperanno ai tuoi incontri potrebbero a loro volta organizzarne di propri, e il movimento di idee si allargherebbe a macchia d'olio. Sarebbe il tuo contributo personale all'evoluzione della Palude. Non dico che devi cambiare il mondo, però potresti dare una bella rinnovata al tuo mondo personale. In fondo, il Mondo universale è fatto di tanti piccoli mondi individuali, no? Pensaci.
E io ci ho pensato!

Un tè tra donne Ã¨ l'iniziativa che ho avviato nel dicembre del 2016 con lo scopo di favorire e promuovere la socializzazione attraverso l'incontro tra donne diverse che periodicamente si riuniscono per condividere tutto quanto fa parte della loro vita e della loro personalità. Ad ogni appuntamento ognuna di noi ha la possibilità di conoscere persone nuove, di presentare se stessa e far conoscere le sue attività, i suoi interessi, le sue passioni, la sua creatività. Condividiamo le nostre idee e le nostre esperienze intorno a un tema di conversazione e partecipiamo insieme a giochi e attività che ci aiutano a socializzare tra noi. Arricchimento è la parola d'ordine, perché condividiamo il nostro mondo e tutto ciò che lo rende  ricco.
Tutto si svolge nello spazio di un paio d'ore e nell'atmosfera intima e raccolta del salotto di casa GaudioMagno, tra un biscotto e una tazza di tè. Non per niente, è la casa di due foodblogger!
E quando l'incontro finisce... ci  ritroviamo di nuovo insieme nel "salotto" virtuale del gruppo Facebook di Un tè tra donne, dove possiamo continuare a conoscerci e a dialogare tra di noi e con tutte le amiche che non riescono ad essere fisicamente presenti!


E che foodbloogger sarei, se non condividessi le ricette di Un tè tra donne con i miei lettori... e soprattutto con le mie lettrici?
Inizio da questi biscotti, croccanti e gustosissimi, la cui ricetta devo all'amica e biscottatrice seriale Maria Teresa e che ho preparato per l'edizione di Un tè tra donne svoltasi nella settimana di San Valentino. Un omaggio al romanticismo dilagante in quel periodo, con una piccola nota culturale: i Graham cracker sono i biscotti che gli Americani usano per preparare le basi delle cheesecake (altre informazioni su questi biscotti le trovate nel bel post di Maria Teresa).

Biscotti integrali con farro e miele (Graham cracker)



Ingredienti:
230 g di farina integrale di frumento
55 g di farina integrale di farro
2 g di lievito istantaneo
1 g di bicarbonato di sodio
0,5 g di ammoniaca per dolci
1 cucchiaino abbondante di cannella
60 g di miele di acacia
mezzo cucchiaino di sale fino
4 cucchiai (circa, a seconda di quanto ne assorbono le farine) di latte
80 g di burro bavarese freddo ma appena morbido
50 g di zucchero a velo
farina di riso per la stesura dell'impasto
zucchero semolato per la finitura dei biscotti

Preparazione:
Mescolate le farine con il lievito, il bicarbonato, l'ammoniaca e la cannella nella ciotola della planetaria.
Fate sciogliere il miele e il sale nel latte tiepido.
Unite alle farine il burro a pezzettini, freddo di frigo ma plasmabile, e avviate la planetaria con la foglia portandola lentamente a velocità medio-bassa. Fate lavorare la macchina per alcuni minuti, fino a ottenere un composto dall'aspetto simile a sabbia bagnata.
Aggiungete lo zucchero a velo, mescolate bene e poi, con la macchina al minimo della velocità, versate a filo il latte tiepido e fate girare fino a che il tutto non si compatta in un impasto omogeneo. Se il composto risulta troppo sgranato e tende a sbriciolarsi quando viene pressato tra le dita aggiungete ancora un cucchiaio di latte.
Rovesciate l'impasto su un pezzo di pellicola steso sul piano di lavoro e compattatelo in un panetto schiacciato, aiutandovi con i lembi della pellicola. Avvolgete bene il panetto nella pellicola e fatelo riposare in frigorifero per almeno 30-40 minuti (e fino a 2 giorni).
Dopo il riposo togliete il panetto dal frigo e immediatamente spezzettatelo con le mani, lavorandolo per qualche secondo per renderlo di nuovo plasmabile (ma senza scaldarlo) sul piano spolverato con poca farina di riso, poi stendetelo con il mattarello allo spessore di 3 mm e ritagliate i biscotti disponendoli via via su una placca ricoperta di carta da forno.
Praticate, con il retro di uno spiedino di legno, dei forellini nei biscotti (impediscono che i biscotti si gonfino troppo in cottura) e cospargete la superficie con lo zucchero semolato, che in cottura caramellerà leggermente rendendo i biscotti più aromatici e deliziosamente croccanti.
Parcheggiate i biscotti in frigorifero per mezz'ora prima di infornarli e poi cuoceteli in forno preriscaldato statico (ventilato se cuocete i biscotti su due livelli) a 170° per 10-15 minuti, lasciando per gli ultimi 2 minuti di cottura lo sportello del forno aperto a spiffero. Alla fine i bordi dei biscotti dovranno risultare ben dorati ma non troppo scuri.
Sfornate i biscotti e lasciateli raffreddare sulla teglia prima di riporli in una scatola di latta: diventeranno croccantissimi e saranno pronti per essere disposti su un vassoio e serviti al vostro Tè tra donne!


Le ricette di Un tè tra donne, però, non sono soltanto preparazioni culinarie. Ci sono "ricette" per la conversazione, per le attività, per i giochi sociali. Condividerò anche quelle, un po' per volta, sulle pagine del blog, e le riunirò tutte nella nuova pagina dedicata a Un tè tra donne che da oggi figura nell'home page di Cum Gaudio Magno.
Amiche lettrici, vi lascio oggi con l'augurio specialissimo di riuscire a creare, nel tempo della vostra quotidianità, quel tempo personale che è una preziosa risorsa e un diritto fondamentale per ciascun essere umano, uomo o donna che sia... e con un suggerimento: se ricevete un invito per Un tè tra donne, accettatelo e unitevi a questo allegro e colorato movimento! ;-)

mercoledì 11 maggio 2016

Ciambella "Tressette" con prefermento per il #pmday2016



Pomeriggio del 31 maggio 2014, nel capoluogo della Palude flagellato dalla pioggia.
In un locale del centro diverse persone assistono, interessate e curiose, alla preparazione dimostrativa di un impasto di pane con lievito naturale.
Tutte guardano attente. Molte prendono appunti su piccoli quaderni mentre alcune ragazze spiegano cos'è il lievito naturale, come usarlo, come gestirlo, condividendo esperienze e ricette.
Accanto al tavolo attrezzato per le dimostrazioni pratiche un altro tavolo, su cui fanno bella mostra di sé pani, pizze, focacce, grissini.
Fuori la pioggia cade senza posa, ma dentro c'è fermento.
Si susseguono domande, richieste di consigli e spiegazioni.
Si apre la degustazione dei prodotti e i discorsi continuano, a bocca piena.
Fuori, la pioggia scroscia incessante, ma dentro c'è calore.

Un'ora prima, sull'uscio della casa di due foodblogger.
"Allora, sei pronta? Guarda che facciamo tardi."
"Arrivo, arrivo... Ma sia chiaro che io un altro lievito non lo voglio. Sono ancora in lutto per Herman e non se ne parla proprio di adottarne un altro. Non ne voglio sapere niente! Andiamo soltanto per guardare, capito?"
"E allora perché ti porti dietro quel barattolino di vetro?"
"Perché... perché... perché non si sa mai, ecco!... Senti, non è che potremmo chiamarlo Orlando?"


Due anni dopo, sul computer della foodblogger della Palude.
Ciao Franci! Dato che sto organizzando il Pasta Madre Day 2016 per sabato 14 maggio a Sermoneta, vorrei chiederti se avresti piacere di fare un intervento raccontandoti, impastando o come vuoi. Magari fai un impasto in diretta e spieghi i passaggi!

"Amore, sono stata invitata a partecipare al Pasta Madre Day con un impasto dimostrativo. Si svolgerà proprio il giorno del tuo compleanno. Che ne dici, ti va di andarci insieme o preferisci fare qualcos'altro?"
"Beh, se partecipi al Pasta Madre Day a me fa piacere. Potrei scattare qualche foto per il blog. In effetti però, pensandoci bene, preferirei fare qualcos'altro, sì. Preferirei... impastare anch'io!"

E così, due anni dopo quel pomeriggio del 31 maggio 2014, in un piccolo e suggestivo borgo medievale sulle colline che circondano la Palude, si ripete la magia del lievito madre, della condivisione di esperienze e conoscenze, dei discorsi intorno a una tavola infarinata, delle chiacchiere e dei consigli dispensati a bocca piena.
E stavolta dietro a quella tavola infarinata ci saranno anche Gaudio e Magno, e tra i prodotti offerti in degustazione ci saranno anche le loro creazioni!

"Amore, ti ricordi quando uccidevo i lieviti e distruggevo gli impasti? E quando stendevi l'impasto della pizza con il mattarello? Ne abbiamo fatta di strada, eh?"
"Sì, ne abbiamo fatta tanta. Ma se non ti sbrighi a rinfrescare Orlando per il Pasta Madre Day non andiamo da nessuna parte!"

Ciambella di pane ai tre cereali e sette semi con lievito naturale e prefermento




è la ciambella di pane che ho pubblicato qui
realizzata stavolta con il prefermento
ossia più alta, più soffice e più buona!

Ingredienti:
Per il prefermento:
30 g di licoli, prelevato direttamente dal frigo
100 g di acqua
65 g di farina manitoba (Mulino Marino)
22 g di farina di farro bianco (Mulino Marino)
22 g di farina di frumento semintegrale di tipo 2 (Buratto Mulino Marino)
22 g di semola rimacinata di grano duro (Antico Molino Rosso)
Per l'impasto:
130 g di farina di farro bianco
130 g di semola rimacinata di grano duro
130 g di farina di frumento semintegrale di tipo 2
260 g di acqua
1 cucchiaino di malto d'orzo fluido
5 g di sale
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
5 g di germe di grano
7.749.435.526 semi di papavero (50 g)
Per la finitura:
1 albume
semi di zucca
semi di girasole
semi di sesamo bianco
semi di lino scuro
semi di Nigella damascena
semi di sesamo nero
Per la lavorazione:
semola rimacinata di grano duro per lo spolvero
burro o strutto per lo stampo

Preparazione:
Prefermento
Versate le farine in una ciotola e mescolate con una frustina a mano per dissolvere eventuali grumi.
Formate un buco nel mezzo, versatevi il lievito e aggiungete l'acqua a poco a poco, mescolando bene con una forchetta per non creare grumi.
Trasferite il composto in un barattolo di vetro con le pareti dritte, chiudetelo con un coperchio, segnatene il livello con un elastico e lasciatelo fermentare finché non sarà raddoppiato di volume. Ci vogliono circa 12 ore, ma questo tempo varia a seconda della temperatura dell'ambiente, quindi dovrete controllare. Il prefermento è pronto quando comincia a collassare al centro e sulla superficie si forma una piccola piega.
Autolisi
Circa un'ora prima di usare il prefermento, con una frusta a mano mescolate le farine in una ciotola, unite 215 g di acqua e mescolate grossolanamente: non dovete impastare, ma soltanto idratare la miscela di farine. Dovrete ottenere un composto grossolano e grumoso, senza farina asciutta sul fondo della ciotola. Se necessario, aggiungete ancora qualche goccia dell'acqua rimasta. Coprite il composto con la pellicola e dimenticatelo per un'oretta. Durante questo tempo avverrà la cosiddetta autolisi: nell'impasto grezzo comincerà a formarsi spontaneamente la maglia glutinica per effetto del contatto tra la farina e l'acqua, il che ci permetterà di risparmiare un bel po' di lavoro durante l'impastamento. I tempi dell'autolisi vanno da un minimo di 30-40 minuti a un massimo di 3-4 ore.
Impasto
Passata l'ora, versate il composto autolitico nella ciotola della planetaria e unite il prefermento mescolato con il malto e un po' dell'acqua rimasta. Montate la foglia e cominciate a impastare a bassa velocità, aumentandola gradualmente mentre aggiungete poca per volta l'acqua rimanente, aspettando, prima di aggiungerne altra, che venga completamente assorbita dall'impasto e che quest'ultimo si presenti tutto attaccato alla foglia, e il fondo e le pareti della ciotola siano pulite e asciutte. Con l'ultima parte di acqua aggiungete anche il sale.
Unite l'olio, versandolo a filo lungo le pareti della ciotola. Aspettate sempre che l'olio versato venga assorbito dall'impasto prima di versarne altro.
Impastate finché l'impasto non sarà diventato liscio e non riuscirete a vedere, allargando un pezzetto di impasto tra le dita inumidite, che forma il cosiddetto "velo". A questo punto l'impasto dovrà, quando azionerete la macchina, staccarsi dalla ciotola e raccogliersi tutto intorno alla foglia come fosse un nastro, lasciando il fondo e le pareti della ciotola puliti e senza che vi rimangano pezzetti di impasto attaccati.
Sostituite la foglia con il gancio e, a bassissima velocità, aggiungete i semi e il germe di grano. Lasciate girare la planetaria per qualche minuto, giusto il tempo che i semi vengano incorporati, e ribaltate l'impasto a mano un paio di volte per farli distribuire in modo omogeneo nell'impasto.
Alla fine, rimettete l'impasto nella sua ciotola, copritelo con un piatto e lasciatelo riposare per 15 minuti.
Pieghe in ciotola
Versate un filino d'olio lungo la circonferenza della ciotola per ungere lievemente l'impasto lungo il bordo, se vi sembra necessario, e fate un giro di pieghe in ciotola (guardate questo video), poi coprite la ciotola con il piatto e lasciate riposare l'impasto per 10 minuti.
Effettuate un secondo giro di pieghe e un secondo riposo di 10 minuti, poi un terzo giro di pieghe, al termine del quale lascerete riposare l'impasto per 30 minuti, sempre coprendo la ciotola con il piatto.
Pieghe di rinforzo e pirlatura
Rovesciate l'impasto su un piano di lavoro spolverato di semola rimacinata e allargatelo, picchiettandolo con i polpastrelli lungo i bordi e al centro, fino a dargli una forma quadrangolare, e praticate un giro di pieghe di rinforzo come mostrato in questo video (fate tutto come nel video, senza però ribaltare l'impasto dopo il giro di pieghe e senza riporlo ogni volta a riposare nella ciotola). Spolverate l'impasto con poca semola se vi si attacca alle dita.
Coprite l'impasto con la ciotola rovesciata e lasciatelo riposare per 30 minuti.
Praticate un secondo giro di pieghe di rinforzo e un secondo riposo di 30 minuti, sempre coprendo l'impasto con la ciotola, poi un terzo giro di pieghe e una pirlatura, come spiegato in questo video.
Dopo la pirlatura coprite l'impasto con la ciotola e attendete 15 minuti prima di formarlo.


Formatura
Spolverate di semola il piano di lavoro. Imburrate uno stampo a ciambella di circa 24 cm di diametro.
Prendete dal frigo l'impasto e pesatelo (1 kg, grammo più, grammo meno); dividete il peso per 6 (160 g, sempre grammo più, grammo meno).
Rovesciate l'impasto sul piano di lavoro, allargatelo con i polpastrelli e tagliatelo con un tarocco in 6 parti; pesatele una per una e fate in modo che ognuna abbia lo stesso peso calcolato in precedenza (suvvia, basta una bilancia digitale e la calcolatrice del cellulare!).


Formate con ogni pezzo una pallina come descritto in questo video (preparate l'aspirapolvere perché questo è il momento in cui tutti i 7.749.435.526 semi di papavero proveranno il desiderio irresistibile di schizzare fuori dall'impasto e autoseminarsi negli anfratti più nascosti della vostra cucina... e la forza centrifuga sviluppata nell'ultima fase della formatura li aiuterà!) e disponete tutte le palline in una teglia imburrata.


Lievitazione e cottura
Appoggiate un pezzo di pellicola sulla teglia senza sigillarla e mettete l'impasto a lievitare nel forno spento con la lucina accesa finché l'impasto non avrà raggiunto un paio di centimetri dal bordo dello stampo (considerate la parte delle palline che aderisce alla teglia, non le loro cupolette).
Quando l'impasto sarà pronto, accendete il forno a 200° in modalità statica.
Mentre il forno si scalda spennellate la ciambella con l'albume (serve a tenere i semi incollati; il sapore non si sente) e cospargete ogni pallina con un diverso tipo di semi, accostando i colori come preferite.
Infornate la ciambella nella parte bassa del forno e cuocetela per 10 minuti a 200°, poi abbassate la temperatura a 180° e proseguite la cottura per altri 30 minuti (inebriatevi del profumo dei semi tostati... c'è da svenire)!



Sfornate la ciambella, fatela raffreddare per 5-10 minuti, poi sformatela capovolgendola (effettuate questa operazione sul tavolo della cucina perché qualche seme si staccherà, e in questo modo potrete raccoglierli comodamente uno per uno e magnarveli cum gaudio mentre la ciambella si raffredda!). Appoggiatela su una gratella e fatela raffreddare del tutto prima di affettarla.


Gaudio e Magno saranno presenti all'anteprima pontina del #pmday2016 organizzata per sabato 14 maggio presso il ristorante "Il Mulino" in piazza del Cauto n° 9 a Sermoneta (LT).
La mattina sarà dedicata ai laboratori per i bambini, mentre nel pomeriggio ci saranno discussioni sulla pasta madre, dimostrazioni di impasti e degustazioni. Per tutto il giorno sarà attivo lo spaccio di pasta madre e tutto sarà assolutamente gratuito.
Voi lettori che vivete nella zona, se amate la pasta madre, se amate mettere le mani in pasta, se amate condividere esperienze, ricette e consigli, fate una passeggiata, venite a impastare con noi, godetevi una giornata diversa!


Con questa ricetta partecipo a Panissimo#41, la raccolta di lievitati dolci e salati ideata da Sandra di Sono io, Sandra e da Barbara di Bread & Companatico, questo mese ospitata nel blog I biscotti della zia.

giovedì 3 marzo 2016

Crisp di pere al fior d'arancio... e Dulcis in fundo!

Il crisp ("croccante" in inglese) è un dolce tipico degli Stati Uniti che consiste di uno strato di una o più varietà di frutta fresca cotta in forno con una copertura croccante (da cui il nome). La copertura si prepara solitamente con burro, farina, fiocchi d'avena, zucchero di canna e spesso spezie come la cannella e la noce moscata. Durante la cottura, i succhi rilasciati dalla frutta ribollono fino a raggiungere la copertura, formando sulla superficie del dolce piccole sacche di sapore e conferendo al crisp il suo tipico aspetto irregolare, sgraziato e rustico.
Il crisp Ã¨ molto simile al più noto crumble, dolce di origine inglese. La primitiva differenza tra le due preparazioni è nella presenza, nel crisp, dei fiocchi d'avena, che mancano invece nel crumble. In un autentico crisp, infatti, i fiocchi d'avena presenti nella copertura si tostano durante la cottura diventando, appunto, crispy, cioè croccanti. Con il passare del tempo, però, la linea di demarcazione tra i due dolci si è fatta sfocata, e i termini crisp e crumble sono diventati intercambiabili.


Per il mio crisp di pere non ho seguito nessuna ricetta "classica", anzi.
Ho preso spunto da una ricetta di Heidi Swanson e da una di Anna Maria Pellegrino per creare una base di frutta morbida e delicatamente profumata e una copertura croccantissima e golosa.
Ho aggiunto nocciole tostate nella copertura per renderla ancora più crispy e saporita.
Ho usato ingredienti di qualità, come pere dolci e mature, burro bavarese, fiocchi di cereali misti, grandi e fragranti, e zucchero di canna con una buona aromaticità e cristalli più grandi e croccanti.


E dulcis in fundo un ottimo vino liquoroso umbro che si è sposato alla perfezione con gli altri profumi del crisp!

Crisp di pere al fior d'arancio



Ingredienti per una teglia di 20x20 cm:
Per le pere
20 g di burro bavarese
35 g di miele di arancio
1 cucchiaio di acqua di fiori d'arancio (ho usato questa)
1 cucchiaino di cannella in polvere
mezzo cucchiaino di anice stellato in polvere (l'ho tostato e polverizzato in un mortaio)
750 g di pere, pesate al netto degli scarti
60 ml di Dulcis della cantina Lungarotti (o un altro vino dolce liquoroso)
10 g di maizena
Per la copertura
50 g di nocciole sgusciate
170 g di farina di farro
mezzo cucchiaino di sale fino
100 g di zucchero di canna Demerara
85 g di fiocchi di cereali misti (meglio se interi anziché frantumati)
140 g di burro bavarese

Preparazione:
Cominciate preparando il composto aromatico che servirà per insaporire le pere. In una pentola abbastanza ampia da contenere tutte le pere fondete il burro a fuoco bassissimo. Unite il miele, mescolate e aggiungete l'acqua di fiori d'arancio, la cannella e l'anice stellato. Amalgamate bene il tutto, spegnete il fuoco, coprite la pentola e lasciate insaporire per 20 minuti.
Nel frattempo lavate e sbucciate le pere e tagliatele a pezzetti. Riportate a bollore il composto aromatico, unite le pere e cuocetele a fuoco medio e senza coperchio per 7 minuti, mescolando spesso con delicatezza. Togliete dal fuoco, versate 50 ml di vino, mescolate ancora e lasciate raffreddare.
Mentre le pere si raffreddano tostate le nocciole infornandole a 150° per 12-15 minuti. Trasferitele in un canovaccio, chiudetelo a sacchetto e sfregate le nocciole una contro l'altra all'interno del canovaccio fino a eliminare tutte o quasi le pellicine. Lasciate intiepidire le nocciole e tritatele al coltello non troppo finemente.
Fondete il burro a bagnomaria. Riunite in una ciotola la farina setacciata, il sale, lo zucchero, i fiocchi di cereali e le nocciole, mescolate bene il tutto e versatevi sopra il burro fuso e tiepido. Mescolate con una forchetta e poi con una spatola per amalgamare bene il tutto. Dovete ottenere un composto morbido e slegato. Non dovete impastare.


Preparate un quadrato di pellicola sul piano di lavoro. Per facilitarvi, inumidite la superficie di lavoro con una pezza umida in modo che la pellicola vi aderisca restando ben tesa. Versate un terzo del composto al centro del foglio di pellicola e compattatelo in un panetto schiacciato aiutandovi con i lembi della pellicola. Avvolgete il panetto nel foglio di pellicola, ripetete l'operazione con il composto rimanente e mettete i tre panetti ottenuti a solidificare in congelatore per 15 minuti, senza sovrapporli.


Trascorso il tempo, stemperate la maizena in una ciotolina unendovi poco per volta il vino rimanente fino a ottenere una cremina liscia e priva di grumi. Se necessario, potete unire qualche goccia di vino in più per sciogliere bene tutta la maizena. Versate il composto di vino e maizena sulle pere, mescolate bene e distribuite il tutto in una pirofila che possa andare in tavola (non serve imburrarla), livellando con una spatola o un cucchiaio.
Riprendete i panetti di impasto dal congelatore e sbriciolateli sulle pere, formando briciole sia grandi che piccole. Distribuite le briciole in modo da ricoprire uniformemente tutte le pere.


Cuocete il crisp in forno statico preriscaldato a 190° per 35-40 minuti o finché la copertura non sarà dorata e i succhi della frutta non staranno ribollendo vigorosamente. Sfornate il crisp e servitelo dopo 20-30 minuti di raffreddamento, accompagnato con gelato alla vaniglia o al cioccolato, nella più autentica tradizione americana, o da un bicchierino di Dulcis, nella più autentica tradizione nostrana!


Aho', ma che te stai a scorda' der vino?
Ma certo che no, lettore che commenti sempre dal fondo!
Non me ne sono dimenticata affatto!
Ma poiché dulcis in fundo, come dicevano i Latini, mi sembra giusto parlare ai lettori del Dulcis... in fundo al post!
Anche perché, dopo i miei recenti pistolotti culturali di introduzione alle ricette, mo è mejo che a questi prima li famo magna' e poi je raccontamo der vino! :D :D :D


Il Dulcis è un vino dolce liquoroso prodotto dalla cantina Lungarotti di Torgiano, in provincia di Perugia, con uve Trebbiano e altre varietà tradizionali raccolte in settembre-ottobre, e nobilitato da un affinamento di ventiquattro mesi in botticelle di rovere che gli consente un tessuto dolce con un bel finale secco che lascia il palato pulito e leggero. Di colore topazio intenso e brillante, ricorda i fiori di arancio, con un delicato aroma di mandorle e frutta candita. All'attacco è morbido, caldo e delicatamente alcolico, con retrogusto molto lungo e finale di albicocca e fico. Si abbina benissimo con dolci secchi o a base di pere o frutta secca, ma anche con i formaggi erborinati e il foie gras.
Il mosto viene lavorato secondo il cosiddetto metodo liquoroso, che consiste nell'aggiungere alcol a un vino di base al fine di aumentarne la gradazione alcolica: l'alcol blocca la fermentazione del mosto fresco e mantiene inalterata la componente zuccherina del mosto. Lo scopo della trasformazione dei vini in vini liquorosi (o fortificati o alcolizzati) originariamente era quello di conservarli durante i lunghi viaggi in nave dal luogo di produzione alla destinazione finale (generalmente l'Inghilterra): infatti l'aggiunta di alcol al vino consentiva di bloccare la fermentazione e ne favoriva la stabilizzazione. L'alcolizzazione (o fortificazione), oltre ad aumentare il grado alcolico del vino, produce anche una serie di rilevanti trasformazioni nel vino stesso, ne allunga di moltissimo i tempi di conservazione e ne determina un'evoluzione positiva. Data l'ossidazione raggiunta nel processo di maturazione, il vino liquoroso può conservarsi per molti anni in bottiglia e anche dopo l'apertura si mantiene per mesi inalterato, conservato al fresco.
Il Porto, il Marsala, lo Sherry e il Madeira sono tra i più noti vini liquorosi, che non vanno confusi con i vini passiti né con i liquori in quanto si tratta di prodotti completamente differenti.
Un'ultima nota sul nostro Dulcis: un tempo era noto con il nome Vin Santo, che è stato mutato in Dulcis a seguito di una normativa comunitaria del 2002, recepita con un decreto ministeriale del 2003, sui vini liquorosi, normativa che toglie all'Italia l'uso del nome Vin Santo per i vini liquorosi e lo consente solo per i passiti VQPRD (Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate).


Questa ricetta partecipa al contest Ingrediente Divino del blog Enoitaca.


Fonti
- sul crisp: the kitchn
- sul Dulcis: Lungarotti
- sul vino liquoroso: Wikipedia

martedì 9 febbraio 2016

Ciambella "Tressette", ovvero Pane ai tre cereali e sette semi



Per prima arriva la Nigella.
Rapida e inattesa, dopo soli cinque minuti di cottura.
Guardi nel forno e no, non ci credi che possa venire da lì.
Sono passati solo cinque minuti, pensi.
Allora ti avvicini allo sportello e piazzi il naso proprio là dove avverti lo sbuffo dell'aria soffiata fuori dal forno.
Sembra il profumo della pizza!
Insolito, incredibile e curioso.


Dieci minuti e la cucina è pervasa dal profumo intenso dei piccoli semi neri tostati.
La ciambella intanto comincia a gonfiarsi, le sei cupolette colorate fanno capolino da sopra al bordo dello stampo.
Le guardi e pensi che un pane così profumato davvero non lo avevi fatto mai.
E sono passati soltanto dieci minuti.


Nei venti minuti successivi il profumo del pane che cuoce nel forno fuoriesce dalla cucina e inonda il salotto, il corridoio, le camere, la casa intera.
Il sesamo, il lino, la zucca e il girasole danzano nell'aria insieme alla Nigella.
Ti trattieni a fatica dall'aprire il forno e soltanto perché sai che proprio non è ora.
Ma hai già aspettato tanto e l'attesa finale ti sembra interminabile.
Tieni lo sguardo incollato al vetro del forno, mentre i diversi aromi delle farine, del lievito madre e dei semi tostati ti avvolgono come un maglione caldo nell'aria rigida del primo mattino invernale.


Finalmente il suono che aspettavi da quaranta minuti.
Dovrebbe trillare come un campanello, ma il timer del tuo forno ha la voce di un sordo e sgraziato ronzio.
Ma non ti è mai sembrato così melodioso come stamattina.


Quando puoi finalmente avvicinarti alla ciambella ti viene incontro l'odore inconfondibile del  lievito madre.
Che in quella lingua universale qual è la lingua dei profumi ti confida ciò che tu già sai: che quello non è un pane qualunque.
E' il pane delle attese.
E' il pane dei pensieri.
E' il pane del dono.
Perché mentre attendevi con pazienza e seguivi il ritmo lento e pigro dell'impasto, hai avuto tempo di pensare.
A coloro che lo avrebbero ricevuto in dono.


Mio Dio, che meraviglia! Ne voglio un  pezzo!
Una foto inviata.
Un desiderio come risposta.
Una richiesta nemmeno tanto velata.
Un messaggio niente affatto subliminale.
E tu che decidi all'istante: La rifaccio!
Soltanto per donarla a chi al primo sguardo l'ha amata quanto te.


L'attesa del raffreddamento è una lunga, dolce tortura.
Non puoi tagliarla finché è calda, lo sai.
Ad uno ad uno raccogli i semi che sono caduti sul tavolo della cucina mentre la toglievi con dolcezza dallo stampo.
Li riunisci tutti insieme nel palmo incavato della tua mano.
Basta la punta della lingua per tirarli su.
Sono tiepidi, croccanti e sanno di buono.


Quando tagli la prima fetta avverti sotto la lama del coltello la croccantezza della superficie.
La sollevi con delicatezza, e con apprensione ne osservi l'interno.
Ti conquistano tutti quei piccoli alveoli regolari.
Te ne stupisci ogni volta, come di un piccolo capolavoro di geometria.


Palpi la morbidezza della mollica.
Ammiri il colore, opera d'arte di buone farine.
Ti diverte l'effetto di migliaia di minuscoli puntini di papavero sparsi ovunque tra gli alveoli.
E ti commuove il profumo unico del tuo lievito madre, delle farine di tre cereali e dei sette tipi di semi tostati.


Assaggi, e sei senza parole.
Un attimo dopo vorresti gridare da quanto è buono quel pane.
Vorresti scrivere in poesia i nomi di tutti gli ingredienti.
Farro, Grano duro, Frumento semintegrale...
Lino, Sesamo, Nigella, Zucca, Papavero, Girasole...
Malto d'orzo, Olio d'oliva e Germe di grano...
Acqua pura, Sale e Lievito madre...



Crosta fragrante e sottile, semi croccanti, morbida mollica.
Una miriade di semi di papavero cantano altrettanti crock! sotto i tuoi denti.
Sei felice di aver preparato quel pane, felice di aver atteso, felice di averlo assaporato.
Sei felice di averlo preparato di nuovo dopo due giorni per donarlo.


Sono felice di averlo fatto e rifatto, felice di averlo fotografato, felice di averne scritto la ricetta.
Felice di aver letto che I pani decorati sono il tema di Panissimo di questo mese.
Felice che Panissimo questo mese sia ospite a casa di Silvia, Tamara e Maria Teresa.
Felice che senza averlo saputo, senza averlo immaginato, senza averlo previsto né programmato, questo mese non solo ho realizzato un lievitato che posso mandare alla raccolta, ma sono addirittura in tema!


Ho già donato questo pane reale a una cara amica, che lo ha ricambiato con la lasagna di Carnevale e il migliaccio napoletano che non avevo mai assaggiato.
Oggi lo dono, replica virtuale e fedele, alle tre amiche del Condominio, perché mentre lavoravo con vigore (la planetaria) e con delicatezza (io) le farine profumate, mentre attendevo con pazienza e seguivo il ritmo lento e pigro dell'impasto, mentre ad una ad una formavo le palline e con attenzione le deponevo nello stampo, mentre le cospargevo con i coloratissimi semi un attimo prima della cottura, io pensavo a loro.
Pensavo a quante foto ho inviato loro, a quante lagne ho fatto loro sorbire sulle ciambelle che non vengono come dico io (eheheh!), a quanta pazienza hanno avuto nel rispondermi ogni volta e a quanto supporto mi hanno dato da quando le ho incontrate.
E pensavo al sorriso che faranno, ognuna di loro, appena vedranno questo pane rotondo e colorato, e del quale mi sento, finalmente!, pienamente soddisfatta e orgogliosa!

Ciambella di pane ai tre cereali e sette semi



Ingredienti:
Per l'impasto:
170 g di farina di farro bianco Mulino Marino
170 g di semola rimacinata di grano duro Antico Molino Rosso
170 g di farina di frumento semintegrale (ovvero tipo 2) Mulino Marino
345 g di acqua
50 g di licoli (il mio, non rinfrescato e freddo di frigo; il vostro, come vi pare)
1 cucchiaino di malto d'orzo fluido
5 g di sale
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
5 g di germe di grano
7.749.435.526 semi di papavero (50 g)
Per la finitura:
1 albume
semi di zucca
semi di girasole
semi di sesamo bianco
semi di lino scuro
semi di Nigella damascena
semi di sesamo nero
(tutti comprati al Conad o al NaturaSì, tranne quelli di Nigella damascena che ho trovato al Tiger; come per le farine, non è pubblicità ma informazione, n.d.G.)
Per la lavorazione:
semola rimacinata di grano duro per lo spolvero
burro per lo stampo

Idratazione: 70%

Preparazione:
Autolisi
Con una frusta a mano mescolate le farine in una ciotola, unite 275 g di acqua e mescolate grossolanamente: non dovete impastare, ma soltanto idratare la miscela di farine. Dovrete ottenere un composto grossolano e grumoso, senza farina asciutta sul fondo della ciotola. Se necessario, aggiungete ancora qualche goccia dell'acqua rimasta. Coprite il composto con la pellicola e dimenticatelo per un'oretta. Durante questo tempo avverrà la cosiddetta autolisi: nell'impasto grezzo comincerà a formarsi spontaneamente la maglia glutinica per effetto del contatto tra la farina e l'acqua, il che ci permetterà di risparmiare un bel po' di lavoro durante l'impastamento. I tempi dell'autolisi vanno da un minimo di 30-40 minuti a un massimo di 3-4 ore.
Impasto
Mescolate il licoli con il malto e un po' dell'acqua rimasta.
Versate il composto autolitico nella ciotola della planetaria e unite il licoli mescolato con il malto e l'acqua.
Montate la foglia e cominciate a impastare alla velocità minima, aggiungendo l'acqua rimanente un goccino per volta, senza aggiungerne altra finché la precedente non sarà stata del tutto assorbita dall'impasto: quest'ultimo dovrà essere tutto attaccato alla foglia e il fondo della ciotola pulito e asciutto. Aumentate gradualmente la velocità, tenendola però sempre piuttosto bassa, per facilitare l'inserimento dell'acqua. Insieme all'ultima parte di acqua aggiungete il sale.
Unite l'olio, versandolo a filo pochissimo per volta e facendolo scorrere lungo le pareti della ciotola. Aspettate sempre che l'olio versato venga assorbito dall'impasto prima di versarne altro. Anche qui, potete aumentare gradualmente e leggermente la velocità per facilitare l'assorbimento dell'olio da parte dell'impasto.
Impastate finché l'impasto non sarà diventato liscio e non riuscirete a vedere, allargando un pezzetto di impasto tra le dita, che forma il cosiddetto "velo". A questo punto l'impasto dovrà, quando azionerete la macchina, staccarsi dalla ciotola e raccogliersi tutto intorno alla foglia come fosse un nastro, lasciando il fondo e le pareti della ciotola puliti e senza che vi rimangano pezzetti di impasto attaccati.
Sostituite la foglia con il gancio e, a bassissima velocità, aggiungete i semi e il germe di grano. Lasciate girare la planetaria per qualche minuto, giusto il tempo che i semi vengano incorporati, e ribaltate l'impasto a mano un paio di volte per farli distribuire in modo omogeneo nell'impasto.
Alla fine, rimettete l'impasto nella sua ciotola, copritelo con un piatto e lasciatelo riposare per 15 minuti.
Pieghe in ciotola
Versate un filino d'olio lungo la circonferenza della ciotola per ungere lievemente l'impasto lungo il bordo, se vi sembra necessario, e fate un giro di pieghe in ciotola (guardate questo video), poi coprite la ciotola con il piatto e lasciate riposare l'impasto per 10 minuti.
Effettuate un secondo giro di pieghe e un secondo riposo di 10 minuti, poi un terzo giro di pieghe, al termine del quale lascerete riposare l'impasto per 30 minuti, sempre coprendo la ciotola con il piatto.
Pieghe di rinforzo e pirlatura
Rovesciate l'impasto su un piano di lavoro spolverato di semola rimacinata e allargatelo, picchiettandolo con i polpastrelli lungo i bordi e al centro, fino a dargli una forma quadrangolare, e praticate un giro di pieghe di rinforzo come mostrato in questo video (fate tutto come nel video, senza però ribaltare l'impasto dopo il giro di pieghe e senza riporlo ogni volta a riposare nella ciotola). Spolverate l'impasto con poca semola se vi si attacca alle dita.
Coprite l'impasto con la ciotola rovesciata e lasciatelo riposare per 30 minuti.
Praticate un secondo giro di pieghe di rinforzo e un secondo riposo di 30 minuti, sempre coprendo l'impasto con la ciotola, poi un terzo giro di pieghe e una pirlatura, come spiegato in questo video.
Depositate l'impasto nella ciotola, copritelo con pellicola a contatto unta d'olio e mettetelo nella parte più fredda del frigo, lasciandolo a maturare per 12-24 ore.


Formatura
Spolverate di semola il piano di lavoro. Imburrate uno stampo a ciambella di circa 24 cm di diametro.
Prendete dal frigo l'impasto e pesatelo (1 kg, grammo più, grammo meno); dividete il peso per 6 (160 g, sempre grammo più, grammo meno).
Rovesciate l'impasto sul piano di lavoro, allargatelo con i polpastrelli e tagliatelo con un tarocco in 6 parti; pesatele una per una e fate in modo che ognuna abbia lo stesso peso calcolato in precedenza (suvvia, basta una bilancia digitale e la calcolatrice del cellulare!).


Formate con ogni pezzo una pallina come descritto in questo video (preparate l'aspirapolvere perché questo è il momento in cui tutti i 7.749.435.526 semi di papavero proveranno il desiderio irresistibile di schizzare fuori dall'impasto e autoseminarsi negli anfratti più nascosti della vostra cucina... e la forza centrifuga sviluppata nell'ultima fase della formatura li aiuterà!) e disponete tutte le palline in una teglia.


Lievitazione e cottura
Appoggiate un pezzo di pellicola sulla teglia senza sigillarla e mettete l'impasto a lievitare nel forno spento con la lucina accesa finché l'impasto non avrà raggiunto un paio di centimetri dal bordo dello stampo (considerate la parte delle palline che aderisce alla teglia, non le loro cupolette). Il tempo di lievitazione dipende molto dalla temperatura: se la fate arrivare intorno ai 26° ci vorranno circa 6 ore.
Quando l'impasto sarà pronto, accendete il forno a 200° in modalità statica.
Mentre il forno si scalda spennellate la ciambella con l'albume (serve a tenere i semi incollati; il sapore non si sente) e cospargete ogni pallina con un diverso tipo di semi, accostando i colori come preferite.
Infornate la ciambella nella parte bassa del forno e cuocetela per 10 minuti a 200°, poi abbassate la temperatura a 180° e proseguite la cottura per altri 30 minuti (inebriatevi del profumo dei semi tostati... c'è da svenire)!


Sfornate la ciambella, fatela raffreddare per 5-10 minuti, poi sformatela capovolgendola (effettuate questa operazione sul tavolo della cucina perché qualche seme si staccherà, e in questo modo potrete raccoglierli comodamente uno per uno e magnarveli cum gaudio mentre la ciambella si raffredda!). Appoggiatela su una gratella e fatela raffreddare del tutto prima di affettarla.
Gustatela con salumi, formaggi, salse, patè, verdure, creme, confetture...


Con questa ricetta partecipo a Panissimo#38, la raccolta di lievitati dolci e salati ideata da Sandra di Sono io, Sandra e da Barbara di Bread & Companatico, questo mese ospitata nel blog Un Condominio in cucina.

martedì 19 gennaio 2016

Bauletto pandicarota al farro e grano duro a lievitazione naturale

In principio fu il Plumcake alla carota con cioccolato e pistacchi.
E la bottiglia di succo di carota entrò in casa di Gaudio.
Gaudio fece il plumcake alla carota con cioccolato e pistacchi, e il succo di carota avanzò.
Gaudio fece un altro plumcake alla carota con cioccolato e pistacchi, perché aveva visto che era molto buono.
Ma il succo di carota avanzò di nuovo.
Gaudio temporeggiò, e poi rifece il plumcake alla carota con cioccolato e pistacchi, perché era molto, molto buono.
E il succo di carota non bastò.
Allora Gaudio corse al supermercato biologico, e un'altra bottiglia di succo di carota entrò in casa sua.
E avanzò.

Gaudio fece decine di plumcake alla carota con cioccolato e pistacchi, perché vide che oltre ad essere una cosa buona, era anche sana, senza uova, senza burro, senza latte, con lo zucchero di canna, era adatto agli amici intolleranti, vegetariani, vegani, biofili e fissati, era facile e veloce da preparare e perfino da trasportare.
Gaudio fece decine di plumcake alla carota con cioccolato e pistacchi.
Alcuni li mangiò.
Molti altri li regalò, per non avere sensi di colpa.
Ma ogni volta, ogni volta il succo di carota... avanzò!

Un giorno Gaudio si stufò.
Ora basta co' 'sti plumcake alla carota con cioccolato e pistacchi. Voglio fare un'altra ricetta per consumare 'sto succo di carota.
E il Sorbetto alla carota con limoncello e ricordo di vaniglia del Madagascar fu.
E fu.
E fu.
E fu.
E ogni volta, ogni volta il succo di carota... avanzò!

E fu estate, e fu inverno.
Il succo di carota si stabilì in casa di Gaudio e dimorò con lei.
E Gaudio imparò a conoscerlo e ad apprezzarlo e a cucinare con lui.
E soprattutto... a consumarlo senza troppe calorie!

Pandicarota di farro bianco e grano duro a lievitazione naturale con semi misti, germe di grano e fiocchi di cereali integrali



Ingredienti:
Per l'impasto:
250 g di farina di farro bianco Mulino Marino
250 g di semola rimacinata di grano duro Antico Mulino Rosso
345 g di succo di carota *
50 g di licoli, rinfrescato, non rinfrescato, come vi pare; per me non rinfrescato, vecchio di due settimane e pure freddo di frigo! :D
1 cucchiaino (15 g) di malto d'orzo fluido
5 g di sale fino
2 cucchiai (20 g) di olio extravergine d'oliva
25 g di semi di lino
25 g di semi di sesamo
5 g di germe di grano *
* per questo ingrediente vedi qui
Per la lavorazione:
semola rimacinata di grano duro
Per la copertura:
poco albume
fiocchi di cereali integrali misti (segale, avena, frumento, orzo)

Idratazione: 70%

Preparazione:
Autolisi
Con una frusta a mano mescolate le farine in una ciotola, unite 275 g di succo di carota e mescolate grossolanamente: non dovete impastare, ma soltanto idratare la miscela di farine. Dovrete ottenere un composto grossolano e grumoso, senza farina asciutta sul fondo della ciotola. Se necessario, aggiungete ancora qualche goccia del succo di carota rimasto. Coprite il composto con la pellicola e dimenticatelo per un'oretta. Durante questo tempo avverrà la cosiddetta autolisi: nell'impasto grezzo comincerà a formarsi spontaneamente la maglia glutinica per effetto del contatto tra la farina e l'acqua contenuta nel succo di carota, il che ci permetterà di risparmiare un bel po' di lavoro durante l'impastamento. I tempi dell'autolisi vanno da un minimo di 30-40 minuti a un massimo di 3-4 ore.
Nel frattempo tostate i semi in un padellino su fuoco basso per circa 4 minuti, poi stendeteli in un piatto largo e fateli raffreddare.
Impasto
Mescolate il licoli con il malto e un po' del succo di carota rimasto.
Versate il composto autolitico nella ciotola della planetaria e unite il licoli mescolato con il malto e il succo di carota.
Montate la foglia e cominciate a impastare alla velocità minima, aggiungendo il succo di carota rimanente un goccino per volta, senza aggiungerne altro finché il precedente non sarà stato del tutto assorbito dall'impasto: quest'ultimo dovrà essere tutto attaccato alla foglia e il fondo della ciotola pulito e asciutto. Aumentate gradualmente la velocità fino a 1. Insieme all'ultima parte del succo di carota aggiungete il sale.
Unite l'olio, versandolo a filo pochissimo per volta e facendolo scorrere lungo le pareti della ciotola. Aspettate sempre che l'olio versato venga assorbito dall'impasto prima di versarne altro.
Impastate finché l'impasto non sarà diventato liscio e non riuscirete a vedere, allargando un pezzetto di impasto tra le dita, che forma il cosiddetto "velo". A questo punto l'impasto dovrà, quando azionerete la macchina, staccarsi dalla ciotola e raccogliersi tutto intorno alla foglia come fosse un nastro, lasciando il fondo e le pareti della ciotola puliti e senza che vi rimangano pezzetti di impasto attaccati.
Sostituite la foglia con il gancio e, a bassissima velocità, aggiungete i semi e il germe di grano. Lasciate girare la planetaria per qualche minuto, giusto il tempo che i semi vengano incorporati distribuendosi in modo omogeneo nell'impasto.
Alla fine, rimettete l'impasto nella sua ciotola, copritelo con un piatto e lasciatelo riposare per 15 minuti.
Pieghe in ciotola
Versate un filino d'olio lungo la circonferenza della ciotola per ungere lievemente l'impasto lungo il bordo, se vi sembra necessario, e fate un giro di pieghe in ciotola (guardate questo video), poi coprite la ciotola con il piatto e lasciate riposare l'impasto per 10 minuti.
Effettuate un secondo giro di pieghe e un secondo riposo di 10 minuti, poi un terzo giro di pieghe, al termine del quale lascerete riposare l'impasto per 30 minuti, sempre coprendo la ciotola con il piatto.
Pieghe di rinforzo e pirlatura
Rovesciate l'impasto su un piano di lavoro spolverato di semola rimacinata e allargatelo, picchiettandolo con i polpastrelli lungo i bordi e al centro, fino a dargli una forma quadrangolare, e praticate un giro di pieghe di rinforzo come mostrato in questo video (fate tutto come nel video, senza però ribaltare l'impasto dopo il giro di pieghe e senza riporlo ogni volta a riposare nella ciotola). Spolverate l'impasto con poca semola se vi si attacca alle dita.
Coprite l'impasto con la ciotola rovesciata e lasciatelo riposare per 30 minuti.
Praticate un secondo giro di pieghe di rinforzo e un secondo riposo di 30 minuti, sempre coprendo l'impasto con la ciotola, poi un terzo giro di pieghe e una pirlatura, come spiegato in questo video.
Ora potete scegliere se mettere l'impasto in frigo per la maturazione e rimandare formatura, lievitazione e cottura al giorno dopo, oppure se formare subito il filone, aspettare che lieviti e cuocerlo, come ho fatto io questa volta, oppure ancora se formare il pane e metterlo in frigo per la maturazione già bello formato, pronto a lievitare... il giorno dopo!
Se decidete di mettere l'impasto in frigo per la maturazione e rimandare formatura, lievitazione e cottura al giorno seguente, subito dopo la pirlatura depositate l'impasto nella ciotola, coprite con la pellicola e mettetelo nella parte più fredda del frigo. La mattina seguente fate tornare l'impasto a temperatura ambiente, poi rovesciatelo sul piano di lavoro e formatelo.
Formatura
Per formare il pane a filone, trasferite l'impasto su un piano di lavoro spolverato con la semola rimacinata, staccatene un pezzettino che userete come spia di lievitazione e allargate il resto dell'impasto delicatamente con i polpastrelli formando un rettangolo con il lato corto rivolto verso di voi.
Ripiegate gli angoli superiori del rettangolo verso il centro fino a unirli e cominciate ad arrotolare il rettangolo partendo dall'alto, serrando bene l'impasto in basso con i pollici (se non serrate bene l'impasto, il rotolo in formazione incorporerà aria che farà poi "srotolare" la fetta!) mentre con il palmo delle mani accompagnate il rotolo che state formando senza però pressarlo né schiacciarlo.

Fotografie di un altro impasto
Una volta arrotolato l'impasto, ruotatelo di 90° portando la piega di chiusura verso l'alto, allargatelo di nuovo con le dita, delicatamente (farà un po' di resistenza e lo sentirete più duro e sodo sotto le mani), e arrotolate nuovamente nello stesso modo.

Fotografie di un altro impasto

Sigillate bene la chiusura del rotolo strusciandola contro il piano di lavoro, deponetelo nel cestello della macchina del pane dopo aver tolto le palette impastatrici (la mia ne ha due) dal fondo e aver rivestito i perni con due pezzetti di carta da forno, e lasciatelo lievitare finché non sarà raddoppiato di volume (controllate la spia).
Se decidete di rimandare la lievitazione e la cottura al giorno seguente, infilate il cestello con l'impasto formato, coperto con la pellicola, in una busta di plastica, chiudetela bene e riponetela insieme alla spia di lievitazione nella parte più fredda del frigo fino al giorno dopo, quando procederete con la lievitazione e la cottura.
Cottura
Quando l'impasto sarà raddoppiato di volume, sbattete leggermente l'albume con la forchetta e spennellatelo delicatamente su tutta la superficie del pane. Cospargete abbondantemente con i fiocchi di cereali, infilate il cestello nella macchina del pane e avviate il programma di sola cottura.
Al termine estraete il cestello, attendete 10 minuti, non uno di più, e sformate il pane su una gratella eliminando i quadratini di carta da forno dal fondo del pane. Lasciatelo raffreddare completamente prima di affettarlo.


Profumato, saporito, colorato, gustoso e sfizioso.
Potete mangiarlo con qualsiasi cosa: affettati, formaggi, confetture, mostarde, salse, terrine e patè.
Potete frullarlo nel mixer insieme ad erbe aromatiche, olive, pomodori secchi, capperi, e realizzare originali panature per carne e pesce.
Potete sbocconcellarlo da solo o colandovi sopra un filo di olio novello.
Anzi, se lo mangiate da solo e chiudete gli occhi, riuscite anche a sentire un delicatissimo sapore di carota.
Come piace a me?
Beh...


E la spia??
Ah, già... la spia!!
Mentre il pane cuoce, riscaldate su fuoco basso il padellino usato per tostare i semi e fatevi scivolare sopra la spia lievitata, estraendola delicatamente dal bicchierino con la lama di un coltello senza sgonfiarla. Coprite con un coperchio e cuocete per qualche minuto, finché il fondo non sarà dorato. Rovesciate l'impasto e cuocetelo anche sull'altro lato per pochi minuti, poi toglietelo dal padellino, fatelo raffreddare su una gratella e mangiatelo così, nell'attesa, come un salatino.
Confesso che a me la spia piace quasi più del pane! ;o)


Questa ricetta partecipa alla raccolta di Gennaio 2016 di Panissimo, raccolta mensile ideata da Sandra e da Barbara e questo mese ospitata da Sandra.