Già alla fine della giornata lavorativa ero distrutto, ma come se non bastasse ci avevano anche organizzato per ogni sera cene con tutto il gruppone. Erano pure piacevoli, ma alla fine mi sentivo totalmente stremato: fisicamente e psicologicamente. Sono riuscito ad esimermi una sola volta.
A tutto questo si univa la sfasatura da fuso orario per cui i primi giorni mi svegliavo sempre alle 4:30. Alla fine ero riuscito a protrarre il sonno fino alle 6. Sfruttavo il tempo antelucano per esercitare un'ora di camminata su nastro, che comunque non è bastata a farmi smaltire il megaeccesso calorico: alla fine ho accumulato quasi tre chili di liquidi e grassi.
Non so perché, ma quando mi trovo lì non riesco a controllarmi e passo la giornata a mangiucchiare cibi sgraffignati in cucina: gallette, frutta secca, mele e a volte qualche dolcetto; e a bere caffè americano decaffeinato: un'ignobile schifezza.
Per non parlare delle colazioni pantagrueliche: una scodella di cereali affogata in mezzo litro di latte e caffè, pane tostato, burro e miele.
Poi stavolta si sono unite pure le cene con i megadessert americani trabordanti panna.
Per quanto riguarda il viaggio di ritorno non si può dire che sia filato proprio liscio.
Ero all'aeroporto alle 12 per prendere il volo diretto a Chicago. Ci hanno fatto imbarcare in orario. Dopo vari annunci di ritardo ci hanno gentilmente invitati a scendere e dopo 45 minuti di fila mi hanno detto che il volo era stato annullato e che la combinazione migliore che avrebbero potuto offrirmi per arrivare a Francoforte avrebbe previsto la partenza alle 20:35 con scalo mattutino a Londra.
Ho approfittato dell'attesa per un rilassante e costoso massaggio su tutto il corpo. Devo dire che è stato un ottimo investimento e che non mi sono minimamente pentito di averlo intrapreso.
I tutto questo trambusto mi hanno pure perso la valigia, che fortunatamente mi è tornata circa mezzora fa.








