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giovedì, gennaio 01, 2009

Capodanno solitario a frittélli e champagne e nevralgia posterpetica

Quest'anno, per la prima volta da quando siamo insieme, abbiamo trascorso sia S. Silvestro che Capodanno da soli in casa.

Per allietare un po' la serata ho pensato di preparare un piatto tradizionale del mio paese per le cene del 24 ed il 31 dicembre: i "frittélli co é cime" (frittelle di cavolfiori). Ho voluto però sperimentare un pochino accostando al cavolfiore anche altri due membri della famiglia (brassica oleracea, che secondo la teoria del triangolo di U, è strettamente imparentata con altre cinque speciedi Brassica) mettendo a confronto cavolfiore (brassica oleracea botrytis), broccolo romanesco (variante di brassica oleracea botrytis, la cui prima documentazione si registra in Italia nel XVI sec. d.C.) e broccolo siciliano (brassica oleracea italica, la cui prima probabile documentazione si registra in Italia ad opera di Plinio il vecchio nel I sec. d.C.).
Purtroppo mancavano i nostri amati broccoletti (brassica rapa ruvo), che una volta fritti donano il meglio della loro gradevole anima amarognola.
Abbiamo voluto provare un'accostamento ardito e totalmente fuori dalla tradizione: frittélli e champagne!
All'antipasto di frittélli abbiamo aggiunto dell'affettato di petto d'oca e abbiamo infine concluso con le tradizionali lenticchie con salsicce sabine ed una sovrabbondanza (soprattutto mia) di dolci.

Alla fine comunque la cena non è stata totalmente solitaria. Sugarbrother ha infatti insistito affinché acquistassimo una webcam per brindare insieme. Io ero scettico, ma alla fine il 31 pomeriggio abbiamo effettuato l'acquisto.
Abbiamo così cenato collegati in diretta con la tavola di Sugarbrother.

Alle 22:30 eravamo già a letto con la panza piena. Verso le 23:30 ci siamo addormentati e alle 00:15 Zucchero si è svegliata di nuovo e ha nuovamente attivato la diretta per il brindisi. Io invece non ce la facevo e ho continuato a sonnecchiare.

Per Capodanno abbiamo iniziato il pranzo con un antipasto di frittélli avanzati. L'accostamento stavolta è stato leggermente più vicino alla tradizione: Brunello di Montalcino.

L'antipasto è stato seguito da uno dei cavalli di battaglia di Zucchero: cannelloni di grano saraceno con porcini.

Per quanto riguarda il mio contagio con il sacro ((s)f(u)og(c)o di S. Antonio) pare che l'infezione sia passata. Il dolore invece persiste.
L'altro ieri sono andato alla clinica dermatologica per questo motivo e mi hanno detto che alla Salem Krankenhaus hanno sbagliato a non somministrarmi una terapia antidolorifica preventiva per evitare che il dolore perduri dopo la guarigione dall'infezione.
Ho sviluppato quindi la cosiddetta Nevralgia posterpetica.
Ora sto seguendo la terapia antidolorifica, ma mi hanno detto che se fosse stata somministrata prima sarebbe stata molto più efficace.
Sull'articolo di wikipedia ho letto che alcune testimonianze di pazienti hanno suggerito che il fumo di marijuana allevia il dolore allo stesso modo in cui lo allevia per la sclerosi multipla. La mia terapia però non prevede l'uso di tale metodo....

lunedì, dicembre 15, 2008

Salem Krankenhaus - quinto, sesto e settimo giorno

Sabato 13 dicembre (S. Lucia – giorno in cui il sole tramonta prima)

Il russatore partenopeo è l’unico paziente che mi accompagna durante tutta la mia degenza.
Il terzo paziente della camera è all’inizio un rumoroso cinquantenne che tiene la radio accesa per tutto il giorno. Sostituito da un malato piuttosto grave che una mattina cade in stato allucinatorio.
Sostituito da un pedagogo infantile di 40 anni. Alto, sportivo, orecchino, tatuaggio, sicuro di se, un po’ coatto secondo i miei parametri con ragazza ancora più coatta. Il pedagogo ha problemi al cuore causati secondo lui da stress. Ha a che fare con bambini che hanno anche malattie gravi.
Durante la sua degenza però, fortunatamente durata solo due giorni, lo stress riesce a trasmetterlo pure a me. Mi dice che secondo lui ricevo troppe telefonate ed SMS e che sto troppo al computer, che questo mio comportamento lo stressa e che se continuerò così tra qualche anno avrò anch’io problemi di cuore.
Durante questa discussione il russatore partenopeo si sbellica dalle risate ed io cerco di controllare la collera che sale rispondendo al pedagogo solo che ho già passato troppo tempo in ospedale e che spero che la sua previsione non si avveri.
Inoltre tra me e me penso: sei stressato ora? Temo che tu non abbia la più vaga idea di quello che ti aspetterà stanotte.
Chiedo al russatore partenopeo se disturbo pure lui. Mi risponde:

“Ma quale disturbo!! Sono i tedeschi che si voglio sempre imporre su tutti!!”

e parte con la sua giaculatoria sui vicini tedeschi che si sono coalizzati contro di lui perché italiano....
In realtà alla fine di questa degenza quei vicini avranno tutta la mia comprensione... anzi penso quasi di contattarli per coalizzarmi anch'io.

Il pedagogo si dice stressato dal mio comportamento, ma lo sventurato non sa ancora che notte dovrà affrontare.
Le notti qui sono piuttosto movimentate. A contribuire sono le infermiere, con le loro incursioni notturne, ma soprattutto le bizzarre abitudini del russatore partenopeo.
Il signore spende i pomeriggi e le serate a dormire negli intervalli tra un pasto, un caffè ed una visita della rumorosissima e scostumata famiglia. Il suo russare credo lo si senta per tutto il reparto. Verso mezzanotte si sveglia e non riesce più a dormire. Si diletta così in una serie di attività che vanno dall’accendere la luce, alzarsi, ridistendersi rumorosamente, aprire cassetti e sportelli, richiuderli sbattendoli, andare in bagno a scatarrare ed a soffiarsi rumorosamente il naso nel lavandino.

L’apice lo raggiunge la notte in cui dopo aver di nuovo sbattuto cassetti e sportelli, fa prima cadere un contenitore, poi lo apre rumorosamente e comincia a mangiare la pastasalat preparata dalla nuora Lituana. I rumori prodotti dalle mascelle del partenopeo sono paragonabili a quelli di una stalla di ruminanti in azione. Per la camera comincia inoltre ad aleggiare un nauseabondo afrore di creme acide e pseudo-maionesi mescolato ad essenze podologhe et al.
A quel punto non ho resistito, mi sono alzato e ho cominciato ad aprire le finestre bestemmiando in diverse lingue, compreso il mio dialetto e un dialetto di ceppo ugro-finnico parlato solamente in un villaggio della Patagonia la cui conoscenza è infusa in me da un fenomeno mistico-gastrico-glossolalico.

Per tornare quindi al pedagogo, questo è il dialogo che ha luogo nella nostra camera all’indomani della sua prima ed unica notte trascorsa qui a Salem.

Pedagogo: “Guten Morgen”
Dioniso: “Guten Morgen”
Pedagogo: “Che brutta notte!”
Dioniso: “Qui tutte le notti sono così. Anzi, questa forse è stata una delle migliori da quando sono qui.”
Russatore partenopeo rivolto a Pedagogo: “Perché?!”
Pedagogo: “Non ho chiuso occhio!”
Russatore partenopeo: “Come mai? Soffre d’insonnia?”

Domenica 14 dicembre

Ieri sera è arrivato un nuovo paziente. L’hanno portato in barella, l’hanno aiutato a sistemarsi sul letto e dopo un po’ si è addormentato.
Capisco subito che durante la notte avrà luogo un’epica gara tra titani. La scuola partenopea del suono pieno, vibrante, profondo e continuo sfiderà la raffinata arte della scuola tedesca con le sue variazioni tonali e timbriche che passano dai toni acuti alla gamma grave, da rassicuranti lunghe pause ad esplosivi fortissimi, con ritardandi seguiti da repentini stringendi, spesso coronati dai meravigliosi e impetuosi finali con fuoco.

Per la cena come al solito Zucchero mi accompagna nella sala TV al quinto piano. Appena finito il pasto scorgiamo nel corridoio l’imponente figura del russatore partenopeo che si avvicina alla porta della sala.
Entra, si rivolge a me e dice:

“Questa notte non dormiremo! Hai sentito come russa quello nuovo!?”
Dioniso: "Eh! Bisogna avere pazienza!"

Zucchero ed io cerchiamo di trattenere le risate ma non riusciamo.

Verso le 20 torno in camera e trovo i due sfidanti già ai loro rispettivi posti di combattimento: sul primo letto il partenopeo, già dormiente e russante; e nel secondo letto il teutonico, che intimorito dallo sfoggio di muscoli dell’avversario esclama: ahiahiahiahiahi!

Io nel frattempo ho corrotto un infermiere compiacente facendomi prescrivere razione doppia di sonniferi.

Durante la prima parte della notte la competizione vede il dominio leale, netto, totale e incontrastato a favore del russatore partenopeo: le sue belle note pedali piene con finale glissato riescono a non far prender sonno all’avversario che si trova quindi in drammatico e irrecuperabile svantaggio.
Nella seconda parte della notte sembra esserci un colpo di scena: il russatore partenopeo si sveglia. Tutti si aspettano con il fiato che l’avversario ne approfitti. Invece la grande varietà di mezzi e l'enorme esperienza del partenopeo non danno all’avversario neppure il tempo di riorganizzarsi. Tra lo stupore di tutti il partenopeo comincia a far sfoggio di una serie di tecniche non convenzionali che disorientano il teutonico e lo mantengono comunque sveglio. Il partenopeo usa il meglio del suo repertorio non ortodosso: cassetti e sportelli sbattuti, accensioni di luce, passeggiate per la stanza, sdraiate con acuti e periodici cigolii, scatarrate e soffiamenti vari.

La tecnica del partenopeo è talmente raffinata che anche quando parrebbe giacere immobile e dormiente sul letto, in realtà gioca invece con la maniglia sopra la sua testa spingendola a mo’ di altalena e facendole emettere un acuto e ripetitivo cigolio.

Verso la mattinata il teutonico riesce finalmente ad addormentarsi e a sferrare qualcuno dei suoi colpi, che non riescono comunque a colmare l’enorme vantaggio accumulato. Il vincitore per KO tecnico è quindi senza dubbio il Russatore Partenopeo!!!!

Per pranzo mi danno un permessino. Posso così andare a gustare a casa la pasta al forno di Zucchero con polpette e mozzarella.

Lunedì 15 dicembre

Alle 9 mi allacciano l'ultima flebo. Ora sono in attesa dei risultati dal laboratorio e della conferma che me ne potrò andare a casa.
Se tutto va bene stasera partiremo alla volta della Svizzera.

sabato, dicembre 13, 2008

Salem Krankenhaus - primo e secondo giorno

Martedì 9 dicembre

Non avendo letti disponibili, alla clinica dermatologica universitaria scelgono di farmi ricoverare in un ospedale con cui hanno rapporti.

Scelgono Salem Krankenhaus. Ancora non sono riuscito a capire bene perché non abbiano invece scelto la Medizinische Klinik. La Punktionatrice poi mi dirà che potrebbe essere pericoloso per i pazienti immunosoppressi... ma anche qui ci sono i pazienti immunosoppressi!

Mercoledì 10 dicembre

Il paziente che occupa il letto alla mia destra è un taciturno signore ultrasettantenne piuttosto sovrappeso con un po’ di problemi nel muoversi. Giace quasi tutto il giorno sul letto.
L’ho sentito conferire solo con il figlio con cui bofonchiava in un incomprensibile dialetto tedesco locale.
Ieri e stamane avevo narrato più volte al telefono e in sua presenza le prodezze del signore nell’arte del russare.

Nel pomeriggio il russatore con un linguaggio quasi mimico mi fa capire che avrebbe gradito che gli prendessi una tazza di caffè dal tavolo lungo il corridoio. Lo faccio con piacere. Ritorno con la tazza e il signore mi chiede se gli prendo anche il “milch” (latte, ma in realtà è una sorta di panna liquida) ...
ah! e anche lo zucchero!
Gli procuro gli accessori desiderati e chiedo all’altro signore se anche lui ha bisogno di qualcosa.

Dopo aver bevuto il suo caffè teutonico con Sahne (panna) il russatore mi fa cenno con la mano di avvicinarmi a lui. Mi avvicino, il signore mi fissa per qualche secondo, dall’espressione intuisco che vuole che mi avvicini ancora di più. Lo faccio. Al che quasi in un sussurro mi chiede: “ma sei italiano?”
- AH! è italiano pure lei?
- Ma sei proprio italiano? O sei nato qui?
Dopo essersi accertato della purezza del mio sangue e dei miei Natali mi rivela la sua identità di partenopeo emigrato alla fine degli anni ’50 e si esibisce in un monologo sul tema differenze culturali tra italiani e tedeschi e soprattutto tra donne italiane, che se gli dai uno schiaffo se lo tengono, e donne tedesche che impongono invece il loro dominio sui coniugi.
Due scene nannimorettiane si materializzano tra i miei tre neuroni: „Paaallaaaaaaa!!!“ della messa è finita e il monologo di Moni Ovadia in Caro Diario a cui Moretti assiste mentre scarta del formaggio, ne taglia un pezzo e lo mangia.

venerdì, dicembre 12, 2008

Sono stato contagiato dal Sacro - Gomorra

Martedì 9 dicembre

Non ci crederete ma sembrerebbe che una qualche forma del Sacro si sia manifestata in me.

A partire da mercoledì della settimana scorsa, durante la visione di Notturno Bus inizio a percepire un strano fastidio sul retro della coscia.
Ho subito associato il dolore con la mia ultima biopsia del midollo di due settimane prima che era stata un po’ più cruenta del solito.
Il fastidio si manifesta solo quando sto seduto o sdraiato. Comincio a pensare che la mia cara punkzionatrice mi abbia toccato un nervo, forse il nervo sciatico, provocandone l’infiammazione.
Venerdì il fastidio persiste ancora. Decido allora di scrivere un’email alla punkzionatrice.
Come pregiudizialmente prevedevo la punkzionatrice mi dice che secondo lei il dolore non c’entra nulla con la biopsia. Io non sono convinto. Concorda comunque che potrebbe essere un’infiammazione di un nervo e che potrebbe aver senso prendere degli antinfiammatori. Mi consiglia inoltre di prendere un appuntamento con un ortopedico. Riesco a prenderne uno per mercoledì

Sabato comincio così a prendere delle pasticche di Voltaren e il dolore effettivamente scompare.
Sabato sera noto delle chiazze rosse sullo stinco. Se le tocco bruciano un po’. Comincio ad allarmarmi: che c’entrano ora queste chiazze con l’infiammazione del nervo? È una coincidenza, o i due eventi sono collegati?

Passo la domenica con i miei tre neuroni che lavorano per trovare una possibile interpretazione che riuscirebbe a spiegare e connettere i due sintomi.
Le chiazze saranno un effetto collaterale del Voltaren?
Ma allora perché si sono manifestate solo sulla gamba dolente?!
Sono causate dal fegato? Ma allora che c’entra il dolore?
Insomma, non riesco a trovarne un’interpretazione soddisfacente.

Nel pomeriggio andiamo al cinema a vedere Gomorra.
Il film mi piace molto. Non avevo mai visto sinora una pellicola sulla criminalità organizzata che evitasse così bene il pericolo di mostrare i criminali come eroi negativi. Anzi il problema dei piccoli criminali che imitano i miti negativi cinematografici affiora proprio tra le righe della narrazione.
I camorristi di Gomorra sono tutt’altro che miti, tutt’altro che eroi.
La pellicola lascia comunque senza speranze. Il che non ha effetti molto benefici sul nostro umore, già di per se non propriamente gioioso.

Il lunedì decido di prendere una sola pasticca invece che due e la notte il dolore torna.
Tra le varie ipotesi me ne viene in mente una. A suo tempo, sospettando di averlo, avevo letto che il Fuoco di S. Antonio produce l’infiammazione di un nervo e la comparsa di sfoghi cutanei lungo il percorso dello stesso. Non sarebbe questa una possibile interpretazione che riuscirebbe a spiegare e connettere i due sintomi?

Il martedì mi decido a risolvere il problema in giornata. Non voglio aspettare l’appuntamento dell’indomani.
Cerco di parlare con il mio medico di famiglia. Le assistenti non riescono a trovarmi uno spazio libero prima delle 18:00.
È troppo tardi!
Prendo lo stesso l’appuntamento, ma decido di esplorare parallelamente il canale della clinica dermatologica. Per esperienza so che se si va senza appuntamento ci sono ore ed ore d’attesa. Le segretarie fortunatamente mi supportano e mi fanno varie stime sempre sbagliate per difetto:

Ci sono quattordici pazienti prima di lei. Torni almeno tra un’ora.

Ci sono undici pazienti prima di lei. Torni almeno tra tre quarti d’ora.

Ci sono sei pazienti prima di lei. Torni almeno tra un’ora e mezza.

Finalmente verso le 13:15 riesco a raccontare la storia e mostrare la mia gamba alla dermatologa di turno.

Nonappena le affascinanti chiazzette rosse si scoprono alla sua vista la giovane dermatologa sentenzia il suo sacro verdetto: Gürtelrose; e cioè Fuoco di S. Antonio, anche noto come Herpes Zoster. Causato dai simpatici virussetti che nel 1978, e per l’esattezza ai tempi del rapimento Moro, mi infettarono immediatamente dopo un’ingessatura della mia gamba a causa di un salto che provocò una osteocontrite, facendomi sperimentare il piacevole binomio di varicella con gamba ingessata. Penso che pochi nella vita abbiano provato l’ebrezza delle pustole di varicella sotto la corazza del gesso.

La prognosi è 5 giorni di ricovero con 3 flebo al giorno di Aciclovir (farmaco antivirale).
Al quinto giorno si vedrà se si potrà continuare la terapia da casa per via orale.
Per ora abbiamo dovuto comunque rimandare la nostra partenza prevista per venerdì.