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Visualizzazione post con etichetta cetacei. Mostra tutti i post
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giovedì 2 settembre 2010

* Adottiamo una tartaruga e aiutiamo Fondazione Cetacea!

*NOTA: Questo post era programmato per essere pubblicato il 24 di agosto. Non so cosa sia successo, ma è evidente che non è stato pubblicato, visto che porta la data di oggi! Mi scuso per il ritardo, di cui mi rammarico moltissimo, visto che intendevo fare, nel mio piccolo, qualcosa per aiutare la Fondazione.


Il 18 agosto scorso sul Corriere di Bologna on line è stato pubblicato un articolo sul rischio di chiusura di Fondazione Cetacea. Marco Affronte, il suo responsabile scientifico, nel suo blog Storie di mare ne ha parlato tanto, qui e qui.


La Fondazione è una bellissima e sana realtà dedicata alla salvaguardia dell'ambiente marino, che è patrimonio di noi tutti, non lasciamo che muoia!
Ognuno di noi può fare un piccolo, ma significativo, gesto per aiutarli: è possibile fare una donazione o adottare a distanza una delle tartarughe ricoverate presso il loro ospedale.



Un gesto semplice che sosterrà la Fondazione, impedendo (speriamo!!!) che chiuda e che le persone che ci lavorano con passione da tanti anni debbano arrendersi e gettare la spugna (al momento sono senza stipendio da 6 mesi!!), lasciando orfane  di cure queste splendide creature a rischio di estinzione, insieme a tutti i cetacei che fin'ora hanno aiutato a riprendere il mare.

giovedì 6 maggio 2010

* Emozioni!

Avere un incontro ravvicinato con le creature marine è sempre (per me) emozionante, dalle piccolissime velelle ai delfini, ma vedere da vicino una balena è qualcosa di straordinario, indescrivibile, solo quando si ha la fortuna di viverlo si può comprendere.
A noi è capitato, due volte, durante l'estate del 2007.
E' passato tanto tempo ma l'emozione è ancora viva, ed è venuta fuori prepotentemente guardando questo video scoperto nel blog di Filo, Sapore di mare
E' un incontro ravvicinatissimo con le balene e gli squali elefante nel Golfo di Orosei, a Cala Gonone, vissuto da Gaetano Mura, sua moglie Carla con i loro figli, una nipote e l'amico Pietro dal Pra.

A proposito di balene, altri cetacei e grandi pesci, come i pesci luna e gli squali elefante che si vedono in questo video, l'Istituto Tethys promuove una campagna di prevenzione e segnalazione delle collisioni con imbarcazioni, la principale causa di morte causata dall'uomo della Balenottera Comune (Balaenoptera physalus) e del Capodoglio (Physeter macrocephalus).

 
Non è un bello spettacolo da vedere, dunque per voi e per loro mi auguro non vi capiti mai, ma nel caso... ora sapete dove segnalarlo!

clicca per ingrandire

lunedì 22 marzo 2010

* Fondazione Cetacea non deve morire!!

Già nel luglio del 2008 abbiamo lanciato per la Fondazione Cetacea un appello da questo blog.
Purtroppo le loro difficoltà non si sono risolte e ora, a nemmeno due anni di distanza, rischiano di chiudere, come spiega bene Marco Affronte nel suo blog Storie di Mare
E' possibile firmare una petizione, qui, per sostenerli...
Diamogli una mano, fanno tanto per il nostro mare!

venerdì 5 febbraio 2010

* "Gli umani sono la specie più pericolosa sul globo terrestre", ovvero la verità sullo spiaggiamento di capodogli in Puglia

Qualcuno di voi ricorderà lo spiaggiamento di Capodogli che c'è stato a dicembre sulla costa settentrionale del promontorio del Gargano, nei pressi del lago di Lesina.

Per alcuni giorni se n'è parlato tanto su tutti i media, spesso a sproposito.

L'unica voce sensata che avevo avuto modo di ascoltare, anzi di leggere, era quella di Marco Affronte nel suo blog Storie di Mare, che ne ha parlato qui, qui e qui.

Ieri su segnalazione di Cicciopettola nel suo blog Topkapi, vengo a sapere che il giornale on-line Terra Nostra ha condotto un'inchiesta, ancora in corso, che ha messo in luce una verità taciuta, perché scomodissima, tanto per cambiare.
In sintesi, oltre all'emergenza ambientale in cui versa quel tratto di costa a causa dell' abbandono di scorie nucleari, di residui bellici, di navi affondate imbottite di veleni chimici, di ordigni inesplosi, emerge da questa inchiesta che dal primo al 31 dicembre del 2009 un'ordinanza della Capitaneria di Porto di Termoli aveva interdetto un’area marina vicina alla zona di spiaggiamento, per consentire la realizzazione di un’esercitazione dell’Aeronautica militare italiana, vera causa dello spiaggiamento.
Inoltre una elevata fonte militare italiana ha rivelato che il 9 dicembre erano stati "avvistati 10 capodogli in difficoltà", ma, come tutti sappiamo, la notizia è stata fatta trapelare agli organi di informazione soltanto il 10 dicembre.
Suggerisco a chi è interessato all'argomento di visitare direttamente il sito di Terra Nostra.
La loro amarissima, ma purtroppo vera, conclusione è che "gli umani sono la specie più pericolosa sul globo terrestre"...

mercoledì 8 luglio 2009

* Nostalgia del mare...

Con la forzata permanenza terrestre ci manca il nostro principale ispiratore... il Mare, e ci manca in tutti i sensi.
Ci consoliamo, io con qualche puntata in spiaggia, il Capitano con qualche sporadica uscita in barca, ma non è assolutamente la stessa cosa; la condivisione della navigazione e tutto quello che comporta non è sostituibile con un'uscita una tantum da soli, e per me il mare aperto è lontano (e, finché dura la gravidanza, proibito, visto l'effetto devastante che ha sul mio stomaco) così come sono lontane le sue creature che amo tanto e che mi emoziona ogni volta incontrare durante le nostre traversate più o meno lunghe.


Così mi accontento di "navigare" per la rete, e oggi ho letto una segnalazione del bravo Carmine Volpe nel suo blog "Turismo Lento", che consiglio vivamente di visitare a chi è a corto di idee per le vacanze, anche brevi.
Carmine segnala che dal marzo 2009 l’Acquario di Genova e il WWF hanno programmato delle escursioni in battello alla scoperta dei cetacei del Mar Ligure, per la divulgazione e la sensibilizzazione del pubblico alla conservazione e alla tutela ambientale.
Un’esperienza in mare aperto che dura mezza giornata seguendo le rotte dei mammiferi marini tra Genova e Portofino, nel cuore del Santuario dei Cetacei. Come guida ci sarà un biologo marino che, cosa secondo me importantissima, introdurrà il codice di comportamento corretto per l’avvistamento cetacei in mare.
L'appuntamento è ogni sabato alle ore 13 con rientro alle ore 18 circa.
Per informazioni e prenotazioni, Incoming Liguria, tel. 010/2345.666 Acquario di Genova
Grazie a Carmine per la segnalazione...

giovedì 7 maggio 2009

* Prima crociera primaverile

In enorme ritardo, eccomi qui, a raccontarvi della tanto sospirata prima crociera della stagione, iniziata e proseguita senza sole e con tempaccio... ma comunque prodiga, come leggerete, di belle cose.
Siamo partiti per l'Elba il 22 aprile, cielo nuvolo e poco vento, onda formata di traverso: meglio non dire l'effetto che ha avuto sul mio stomaco che, come oramai sa chi ci segue regolarmente, è diventato ipersensibile. Speravamo in un miglioramento nei giorni a venire, anche confortati dalle previsioni che non erano malvagie, e poi aspettavamo Elena e Vincenzo che meritavano un po' di sole... e invece sole ne abbiamo visto poco e il tempo è stato così incostante e perturbato che i poveri meteorologi si saranno messi le mani nei capelli... non ne hanno azzeccata una che fosse una! soprattutto per quanto riguarda il vento che non solo è stato forte, ma ha soffiato quasi sempre da una direzione diversa da quella prevista... beh, è la primavera, e nessuno si azzardi più a dire che non esiste!
Per farvi un'idea, guardate che nuvoloni incombono alle spalle del nostro amico Ale


incrociato uscendo dalla rada di Portoferraio...
Nei giorni successivi il sole si è concesso solo insieme a un vento ghiaccio che non permetteva di goderselo granché, finché il cattivo tempo non ci ha costretti a restare fermi in porto a Marciana Marina per diversi giorni... e lì abbiamo stretto belle amicizie di pontile, ma solo con questa canina


e con un tordo pavone che difendeva il suo territorio tra le rocce,


perché il resto dei velisti erano tedeschi e tutti ingrugniti! Gli unici italiani che hanno ormeggiato accanto a noi, a causa del vento forte ci sono venuti addosso dando una botta sul musone di prua che ci ha fatto letteralmente saltare da tavola (stavamo pranzando)... un gran rumore ma nessun danno per noi (il musone in acciaio hand made del Capitano ha incassato benissimo il colpo), per loro un bel buco nel gelcoat dell'opera morta...
Quando finalmente i venti da sud ci hanno lasciato in pace e si è alzato un bel maestrale ci siamo spostati di nuovo in rada a Portoferraio e finalmente il 2 maggio c'è stata la tanto agognata giornata di sole pieno, caldo e senza vento freddo!
Da Portoferraio siamo andati verso la baia di Viticcio, e ... delfini!!!! tursiopi, per la precisione ( e se no, che lavagnetta sono!)






A Viticcio abbiamo fatto il nostro primo bagno!!! lo strumento di bordo segnava una temperatura dell'acqua di 18,4°, ma era troppo invitante e poi faceva finalmente caldo: il Capitano quasi per forza, munito di muta, per controllare l'elica che faceva uno strano rumore (infatti ci si era arrotolata una fascetta di plastica, di quelle per legare le merci sui pallet!!!), io e la delfina nella pancia, con la mia muta naturale di ciccia, siamo rimaste nell'acqua quasi un quarto d'ora.. in superficie era quasi tiepidina...

Dopo aver passato questa bellissima giornata, la prima in cui la nausea mi ha anche lasciata un po' in pace, all'1:30 della notte, mentre eravamo all'ancora in rada a Portoferraio, si è scatenato un temporale fortissimo, vento con raffiche a 35 nodi e onda di almeno un metro di prua (e chi va per mare sa bene come balla la barca in queste condizioni), il tutto è durato un'oretta e mezza, tra barche che aravano e che fuggivano per evitare di venire travolte da un'enorme tre alberi che aveva perso l'ormeggio... la nostra ancora Delta ha tenuto bene, non così bene il mio stomaco e il mio intestino che hanno deciso di allearsi e di farmi espellere in vari modi la cena fatta 5 ore prima! povera me!
Poi tutto si è calmato e noi abbiamo potuto dormire fino alle 7:00, ora prevista per partire per il rientro...
La traversata verso Livorno è stata caratterizzata da un bel vento che ci ha permesso di navigare a vela per la metà del tempo e da due begli incontri:
un pesce luna


qui non si vede un granché bene, perché è scappato via quasi subito, ma forse molti di voi li avranno visti all'Acquario di Genova dove ce ne sono due begli esemplari.
I pesci luna spesso nelle giornate di sole nuotano in prossimità della superficie, e visti da una barca, possono esser confusi con gli squali, dato che se ne vede soltanto una pinna, ma sono del tutto inoffensivi. (Qui una foto in cui si vede per intero).
Si nutrono di plancton, di piccoli pesci e di meduse, e l'incontro successivo forse spiega la presenza di questo esemplare, le vedete queste migliaia di bollicine in superficie?


ingrandite la foto... non sono per niente bollicine, ma Velelle, dette anche Barchette di San Pietro; si tratta di una colonia di idrozoi a forma di dischetto ovale di un bel blu intenso e del diametro di 4-7 cm, sormontato da una cresta verticale che sembra una minuscola vela (da cui appunto il nome "velella"). 
Al disotto della vela verticale, composta dalla forma medusoide, sono presenti vari idrozoi che svolgono diverse funzioni nutritive, difensive e riproduttive.
Le velelle vivono in alto mare, ma sospinte da venti e correnti si possono trovare anche vicino alla costa, e finiscono spiaggiate a migliaia. Tra i tentacoli vivono alghe simbionti. Le velelle inoltre hanno una caratteristica assolutamente eccezionale per un animale marino: sono in grado di respirare aria atmosferica!
Ne ho presa qualcuna con un secchio per fotografarle da vicino e poi le ho ributtate in mare, eccole:




giovedì 2 aprile 2009

* in attesa, pensando ai delfini...

In questi giorni un mio zio mi ha segnalato questo video, come tutti sa della mia passione per i cetacei.
In attesa di trovare il tempo di raccontarvi il nostro viaggio terrestre voglio condividerlo con voi...



lo stesso gioco che fanno questi delfini abbiamo avuto la fortuna di vederlo dal vivo fatto dai beluga che erano all'acquario di Valencia, dei bellissimi, ma tristi, beluga chiusi in una vasca troppo piccola per loro, che guardavano mestamente attraverso la grata che li divideva dalle otarie...

domenica 7 dicembre 2008

* Le spadare, incubo del Mediterraneo

Le spadare sono delle reti a maglie larghe, 43-45 cm (la maglia massima consentita è di 18 cm), che si estendono fino a 30 km e sono alte fino a 15 metri, e che vanno alla deriva in alto mare, catturando non solo il pesce spada, come suggerirebbe il nome, ma anche specie in pericolo di estinzione come gli squali, le tartarughe marine e i cetacei…
I capodogli muoiono per sfinimento dopo ore di agonia. I delfini non riescono più a riemergere e soffocano. Si stima che nel solo Mediterraneo queste reti siano arrivate ad uccidere 10 mila cetacei ogni anno. In altri mari rappresentano la prima causa di morte dei cetacei.
E nel mare, si sa, bisogna mantenere un equilibrio altrimenti sono problemi per tutti.
Le spadare alla deriva, infatti, non sono tese, gli animali che nuotano nei loro pressi generano piccole correnti e le attirano restando fatalmente intrappolati, caratteristica per la quale si sono guadagnate l'appellativo di muri della morte.
Per questa ragione 16 anni fa le Nazioni Unite hanno votato per una moratoria contro l’uso di queste reti. La Comunità Europea le ha proibite definitivamente soltanto 6 anni fa, in Italia però c’è chi continua ad usarle…
La pena sarebbe il sequestro della rete e poi c’è una sanzione amministrativa di circa 4 mila euro.
Il condizionale è d'obbligo visto che nonostante dal giugno di quest’anno, dietro pressioni della Comunità Europea (che sosteneva come fosse "ampiamente provato che il sistema di controllo e sanzione applicato in Italia in merito alle reti derivanti sia del tutto, insufficiente") sia stata introdotta la norma che permette il sequestro della rete anche in porto, sanzionando la detenzione (mentre prima si dovevano sorprendere i pescatori in mare con la rete calata) nella pratica molto spesso le reti vengono lasciate in custodia agli stessi proprietari dei pescherecci vietandone l’utilizzo con un sigillo, perché purtroppo in molti casi gli operatori di Polizia non hanno gli strumenti per gestire la rete sequestrata, non ci sono i fondi per la detenzione, né per il trasporto né per la distruzione.
Ma queste reti possono arrivare a costare fino a 20 mila euro, è difficile credere che chi pesca illegalmente si faccia tanti scrupoli e non le utilizzi di nuovo.
Se le 700 spadare esistenti dieci anni fa siano ancora in attività non è facile dirlo.
Ma dai pescatori calabresi i giornalisti in una recente trasmissione di Rai tre, Report, sono venuti a sapere che tra San Lucido, Cetraro e Bagnara ci sono 100 barche che praticano questa pesca illegale.
Report ha messo in evidenza il caso di Bagnara Calabra, a 170 km a sud di Cetraro, che è un "porto franco": qui le reti vengono sbarcate, ma nessuno le sequestra. Gli uomini della Capitaneria stanno a guardare, senza neppure fingere di non vedere: transitano dal porto, danno un’occhiata e vanno via.
Gli acquirenti sono le pescherie e i grossisti, che vengono anche da molto lontano. Le operazioni durano ore, ci sarebbe tutto il tempo per organizzare gli interventi di sequestro, che comprenderebbero anche il pesce se pescato con un attrezzo illegale. Invece si vedono stive di pescherecci che si svuotano per riempire i tir…
Addirittura un’auto della polizia municipale scorta fino in porto il tir che presto si riempirà di pesci spada. Uno finisce anche nel bagagliaio del vigile.

Capita che i pescherecci vengano sorpresi a salpare la rete illegale con il suo bottino, alla vista della motovedetta della Capitaneria tagliano la rete, tentando poi di dimostrare che il pesce spada l’hanno pescato con attrezzi autorizzati: reti a strascico, palangari, ferrettare e attrezzi da posta, anche se alla verifica a bordo hanno chilometri di spadare, e di ferrettare nemmeno l'ombra.
La ferrettara, che e’ una rete simile alla spadara ma con le maglie più piccole (18 cm) e lunga al massimo 2 km, è stata introdotta dall’allora ministro delle politiche agricole del governo Prodi, Michele Pinto, proprio nel periodo in cui il regolamento europeo contro le spadare era in via di definizione
(il decreto sull'uso delle ferrettare è stato poi firmato dall'allora ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro nel maggio 2006). Con la ferrettara non sarebbe possibile pescare il pesce spada ed il tonno, visto che se ne autorizza l’uso soltanto entro le 10 miglia dalla costa, anche se non può avere alcuna redditività sotto costa: risultato i pescatori che pescavano con la spadara, hanno imbarcato le ferrettare e le utilizzano normalmente a distanza ben oltre 10 miglia.
Per dirla in altri termini, Report sostiene che dato che la ferrettara o si usa illegalmente per la pesca del pesce spada o non ha senso utilizzarla, e dato che risulta difficile credere che i tecnici dell’allora ministero non lo sapessero, la ferrettara sia solo un modo per "mimetizzare" l'uso delle spadare.
Inoltre la ferrettara e la spadara quando sono ammucchiate sembrano la stessa cosa, ma le spadare sono riconoscibili dal tipo di filato e dalla larghezza della maglia.

Nel 1997 sono stati distribuiti 100 milioni di euro dei contribuenti italiani ed europei ai pescatori per aiutarli a passare dalle spadare ad altri sistemi di pesca, dopo 5 anni, nel 2002 sarebbe entrato in vigore il divieto di utilizzo, dando così tempo ai pescatori di cambiare metodo o attività.
Hanno aderito quasi tutti facendone richiesta, perché il piano era volontario, sono stati indennizzati per dismettere le spadare e non l’hanno fatto: continuano a buttare km di reti a maglie larghe, una frode vera e propria.
Secondo il regolamento "il pesce spada si può pescare solo con l’amo o l’arpione"; quella con l’arpione è la pesca tradizionale del pesce spada nello stretto di Messina. Non crea alcun danno alla popolazione dei pesci spada o alle altre perché è selettiva, è di sicuro una lotta crudele, ma è alla pari e la morte del pesce è immediata.
E’ illusorio voler credere che la pesca al pesce spada sia questa, non può che fornire un numero limitato di ristoranti.
Barche che praticano questo tipo di pesca ce ne sono circa una quindicina tra lo stretto di Messina e in Calabria.
Ormai sarebbero da considerare un reperto storico da tutelare, ma non hanno avuto particolari finanziamenti per mantenere questa attività, con cui in 4 mesi (una stagione) mediamente si pescano un centinaio di pesci, vale a dire lo stesso numero medio di pesci spada che riesce a recuperare una spadara in una gettata.
Oltre tutto il pesce spada è catalogato come specie in pericolo, e quando un predatore sparisce si interrompe la catena alimentare e si altera tutto il sistema.
La sua cattura è stata regolamentata 10 anni fa, in cambio di indennizzi pagati da tutti noi. Siccome però è prassi non rispettare le regole, per evitare che a qualcuno venisse in mente di cambiare idea, i pescatori si sono dati da fare per tempo e ad inizio stagione hanno bloccato i binari, una settimana dopo hanno incontrato l’On. Fini, e in 48 ore la Camera dei Deputati ha approvato un ordine del giorno con cui impegnava il governo, in sede comunitaria, ad attenuare le sanzioni per chi pesca con attrezzi illegali, ma con che faccia? dopo che la Commissione Europea ci ha richiamato perché non abbiamo abbastanza controlli e non applichiamo le sanzioni...

Secondo Report i nostri governi finora hanno praticamente coperto e agevolato una frode comunitaria ai danni dei contribuenti europei e dei pescatori onesti.
Il controllo in mare non può arginare alcun fenomeno di illegalità, almeno finché le sanzioni saranno inferiori ai ricavi, finché non si arriverà al sequestro della licenza, ci sarà sempre qualcuno che non si farà alcuno scrupoli.

Ma forse potremmo tornare ad avere un equilibrio se verranno gestiti come si deve i 424.342.854 euro che stanno per arrivare per "creare i presupposti per lo sviluppo sostenibile delle zone di pesca".
A gestire i soldi saranno le Regioni ponendo dei limiti allo sfruttamento e poi facendo rispettare le regole, questo aiuterebbe la parte sana del settore, i pescatori onesti, che di solito sono anche quelli che urlano poco.
Continuo ad usare il condizionale... e per citare ancora una volta le parole dei giornalisti di Report "siccome bisogna pur vivere, siccome tutti tengono famiglia, il reato si perde in mare dove furbi e poveracci impoveriscono il patrimonio di tutti"

Per chi volesse approfondire, le associazioni ambientaliste denunciano da anni la situazione: potete leggere il rapporto "Operazione Spadare" di Ilaria Ferri, il "Rapporto spadare di Greenpeace", le "schede spadare del WWF", la legislazione sulle spadare su Legapesca

foto via web di Ilaria Ferri
Direttore Scientifico e Responsabile rapporti internazionali
Ente Nazionale Protezione Animali

martedì 11 novembre 2008

* La grande "civiltà" della Danimarca massacra i globicefali

Quella che vedete qui sopra è una baia delle Isole Feroe, in Danimarca, e quella chiazza rossa non è data da alghe rosse in proliferazione incontrollata...
Da Wikipedia:
"la Danimarca è diventata una monarchia costituzionale nel 1849 dopo che, sin dal 1660, era stata una monarchia assoluta. Dal 1901 è una monarchia parlamentare. Con oltre mille anni di durata la monarchia danese è la seconda più antica del mondo, seconda soltanto a quella giapponese. La Danimarca fa parte dell'Unione europea. A partire dalla seconda metà del XX secolo la società danese è stata parzialmente caratterizzata dall'adozione del cosiddetto Modello sociale scandinavo basato su di un'ampia diffusione dei servizi pubblici. Secondo uno studio pubblicato dall'UNESCO, la Danimarca può fregiarsi del titolo di "paese più giulivo" della Terra."

Ora, nel paese più giulivo della terra, nel 2008, ancora succedono cose come questa:
Questa foto, come le altre che pubblico, parla da sola, ma merita qualche dettaglio in più:
ormai da tantissimi anni, in Danimarca, precisamente nelle isole Feroe (in lingua danese Fær Øer Islands) avviene sotto silenzio una vera e propria strage dei cetacei della specie Globicephala melas (Famiglia Delphinidae), comunemente chiamati in italiano globicefali (in inglese pilot whale e in spagnolo calderones).
I globicefali sono pacifiche creature che raggiungono la lunghezza di 5-7 m e un peso di oltre le 2t; vivono in branchi numerosi, composti per lo più da femmine adulte con i propri piccoli, vivono mediamente 50 anni e sono animali molto socievoli, tanto socievoli e curiosi che hanno la particolarità di avvicinarsi curiosi alle imbarcazioni (io ho avuto la fortuna di vederli al largo della costa calabra).
Questi delfinidi vivono in tutti i mari del mondo, eccetto che nelle acque troppo fredde del polo.

Ogni anno la popolazione delle isole Feroe pesca e si nutre di circa 1000 cetacei. La carne dei globicefali copre circa una quarta parte del consumo totale di carne in questa zona.

La pesca a fini alimentari ha un suo senso, è una cosa più o meno (a seconda dei punti di vista) normale...
Ma qui si parla di creature a rischio di estinzione, che non vengono semplicemente pescate ma massacrate brutalmente.
Una mattanza sconsiderata, crudele e orripilante a cui prendono parte gli adolescenti per dimostrare così di entrare nell'età adulta.


La IUCN, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, organizzazione non governativa internazionale con sede a Gland (Svizzera), è una delle più autorevoli organizzazioni in materia di conservazione della natura e l'unica organizzazione specializzata nelle tematiche dell'ambiente che ha un posto di osservatore nell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La IUCN ha stilato quella che viene chiamata "Lista rossa" dove sono segnalate le specie in pericolo, tra cui anche il globicefalo (qui potete trovare la scheda).
Nella riunione del 25 settembre 2008 le Nazioni Unite nella loro relazione annuale sui progressi compiuti verso gli obiettivi di sviluppo del millennio, hanno incluso di "ridurre significativamente il tasso di perdita della biodiversità entro il 2010".
I progressi saranno monitorati misurando la percentuale di specie minacciate di estinzione - calcolata con la Lista Rossa IUCN - che tra le altre specie include anche il globicefalo.


Su molti siti che ho visitato dove si parla di questa strage annuale, ci si meraviglia che gli organi di stampa e la televisione non ne facciano parola, io ho smesso di stupirmi, oramai mi sembra palese che i mass media comunicano cosa e come conviene...

La Danimarca dal suo canto sostiene da sempre l'uccisione delle balene e delle foche in Groenlandia compresi gli animali in via di estinzione, come le balene.
Ora attacca apertamente l'Unione Europea nella sua difesa delle balene uccise illegalmente dai giapponesi, dagli islandesi e dai norvegesi; parla di "imperialismo culturale" e si difende dicendo che le Isole Fær Øer e la Groenlandia non fanno parte dell'Unione Europea.
Se questa è la "grande cultura" dell'antica Danimarca, ogni commento è superfluo... fanno semplicemente schifo.
Qualche approfondimento lo trovate qui, e per chi ha lo stomaco forte e i nervi saldi qui c'è un video dello scempio.

domenica 9 novembre 2008

* Migaloo la Megattera bianca

Basta con i racconti terricoli.
Questo è un periodo dell'anno in cui il mare, anche se ci vivo praticamente dentro, mi manca tantissimo, perché non navighiamo con frequenza.
Ora con tutto questo parlare di viaggi e festeggiamenti terrestri ne sento la mancanza anche qui, nel diario di bordo, per cui è ora di ricominciare a parlare delle mie passioni...
In rete ho trovato un articolo su una megattera albina...
megattera albina
Migaloo, il cui nome aborigeno significa "compagno bianco".
Pare che sia l'unica megattera completamente bianca al mondo e spesso è avvistata lungo la Costa Est dell'Australia.

megattera albina
Le megattere sono delle creature, secondo me, fantastiche, avrò poi modo di parlarne più approfonditamente in un'altra occasione (sto studiando!) e la cosa che ai miei occhi (e orecchie) le rende tali sono i loro "canti"...
ebbene sì, cantano... spero di riuscire anche a farveli sentire i loro canti, ma ora non è di questo che voglio parlare.
megattera albina
Questa magnifica creatura, insieme alle sue compagne, potrebbe trascorrere la sua vita indisturbata... e invece no!
Il Giappone, che utilizza una scappatoia nelle leggi internazionali della Commissione di caccia alla balena (IWC) (sul cui operato a favore delle balene ci sarebbe molto da discutere, ma sorvoliamo!) per cacciare ogni anno quasi 1000 balene nell'emisfero del sud, spacciandolo per ricerca scientifica, designerà per la prima volta le megattere come bersaglio la prossima estate. Non gli bastano le 50 balenottere comuni e le centinaia di più piccole balenottere minori: quest’anno hanno avuto anche una quota di 50 megattere.
I cacciatori di balene giapponesi hanno rifiutato di dire che intenzioni hanno nei confronti delle megattere bianche nel loro “macello” travestito da ricerca.
Mentre la flotta di baleniere giapponese si prepara a lasciare il porto per l'Antartide, il portavoce della Japan Fisheries Agency, Hideki Moronuki, ha risposto con un fermo "no comment" alle domande che gli sono state rivolte circa quest'argomento, anzi ha aggiunto che la flotta migliorerà i sistemi di sicurezza dopo gli scontri dell'estate scorsa con i dimostranti contro la caccia alla balena in Antartide e ha invitato l'Australia e la Nuova Zelanda ad approntare delle misure per porre freno alle azioni delle navi di protesta, che ha definito "terroristi" ambientali*.

A questo punto dico anche io: -"No comment!"
Per chi volesse approfondire qui ho appreso la notizia.

* si riferisce alla Sea Shepherd, un’organizzazione i cui membri si autodefiniscono eco-pirati e navigano battendo bandiera nera sotto la quale vengono intraprese campagne (che l’associazione dice sono basate sulla Carta Internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Natura (1982) - United Nations World Charter for Nature – ed altre leggi a tutela delle specie e dell’ambiente marino) di affondamento o sabotaggio delle navi che sono ritenute colpevoli di aver violato le normative internazionali in merito alla caccia delle balene.

martedì 16 settembre 2008

* Chi si loda si imbroda!!!!!

Quest'estate, come sapete, il mare ci ha regalato molti incontri emozionanti... non erano i primi e (spero, ma ne sono quasi certa) non saranno gli ultimi...
ogni volta la mia gioia è raddoppiata dal piacere di scattare molte foto, che vado a riguardare quando ho voglia di rivivere l'intensità dei momenti vissuti...
fotografare qualcosa che mi emoziona, o semplicemente suscita la mia curiosità, è come un imperativo per me, qualcosa di cui non riesco a fare a meno, e se mi trovo nell'impossibilità di fermare il momento con quello che io chiamo "il mio terzo occhio", che poi è un po' quello del cuore, provo un misto tra rabbia, impotenza e insoddisfazione... (lo so, lo so, "...Ciro! tu sì malat'..." vedi NSD)
dunque le foto per me sono una specie di prolungamento emotivo, non scatto mai con intenti, diciamo, competitivi...
A luglio una mia cara amica mi ha segnalato un concorso fotografico bandito da in collaborazione con Repubblica.it: “Chi l’avvisto?” per aiutare il Veliero dei Delfini nel monitoraggio delle biodiversità a rischio del Mediterraneo.

chi l'avvisto
Insomma non la voglio tirare per le lunghe... La giuria (composta dal giornalista di Repubblica Arturo Cocchi, dal fotografo e giornalista Alfredo Macchi, da Guido Gnone dell'Acquario di Genova, Stefano Manzi della Fipsas -Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee- e dal vicepresidente del Cts, Stefano Di Marco) ha selezionato 11 vincitori; in palio c'era un viaggio per il primo classificato e 10 macchine fotografiche (NIKON COOLPIX L10) per gli altri 10 ...

io avevo inviato una foto della Mobula che ben conoscete....

Mobula mobular
e mi sono classificata tra i 10!!!!!
qui ci sono tutte le foto premiate, compresa quella del vincitore che è davvero spettacolare!
..... NON CI POSSO CREDERE!!!!... ho proprio....vinto quacchecosa!!!!
quasi quasi ci prendo gusto...
è la seconda volta che partecipo per gioco ad un concorso fotografico con una foto scatta a mare e che vinco una macchina fotografica!!!
la prima è stata diversi anni fa... mi pare nel 2004... secondo premio - sezione Luce e Natura, concorso bandito dalla rivista OASIS in collaborazione con NIKON, infatti vinsi una NIKON F80...
vabbé dai, mo' mi frùscio* un po' e vi faccio vedere anche la prima foto premiata...* me la tiro


Maggio 2003 - al largo della costa calabra - Olimpus OM1n

delfini al tramontoAl vincitore di “Chi l’avvisto?”, Andrea Galli, hanno domandato se ha qualche segreto per scattare belle foto e lui ha detto: -"Per me questo è solo un hobby. Ma sono convinto che l'unico segreto sia fare tanta esperienza poi, per uno scatto ben fatto, ci vuole la giusta dose di fortuna"... e su questo sono pienamente d'accordo con lui....

mercoledì 23 luglio 2008

* Mal di... Spagna: tre giorni a Valencia: l'Oceanogràfic

* tutte le foto possono essere ingrandite cliccandoci sopra

Come promesso vi racconto dell'Oceanogràfic.

pesce triste
Per cominciare ho scelto questa foto per sottolineare che in linea di massima non mi piace che gli animali vivano imprigionati, tuttavia i posti come questo hanno uno scopo didattico importante; non tutti nella loro vita hanno la fortuna di poter osservare da vicino creature affascinanti come quelle marine, e si spera che i grandi acquari come questo insegnino a rispettare il mare come un contenitore di gemme preziose.... si spera!
Sicuramente per un bambino, ma anche per un adulto, poter vedere da vicinissimo una creatura dall'aspetto preistorico come

limulo

un limulo

o camminare in un tunnel dove si ha l'impressione di stare in acqua

nel tunnel sott'acqua
con gli squali che ti passano sulla testa crea curiosità, voglia di conoscere e di capire un mondo misterioso e sorprendente, che va rispettato. Se una minima parte dei visitatori di strutture come questa ne esce arricchita, allora ben vengano. 
Rispetto all'Acquario di Genova, che forse molti di voi conoscono, l'Oceanogràfic è più grande, di conseguenza lo sono anche le vasche. L'impressione generale è di grande pulizia e cura, che tutti gli animali siano trattati molto bene, che godano di ottima salute e non danno l'impressione di essere stressati.
Infatti, nella voliera degli uccelli delle zone umide più di una specie aveva avuto i piccoli, e non sembravano per nulla disturbati dalla nostra presenza.

gli uccelli
Gli uccelli dimorano tra belle piante di mangrovia che affondano le loro radici in vasche d'acqua dolce abitate da pesci enormi e tartarughe dall'aria piuttosto aggressiva.

tartarughe d'acqua dolceLe vasche che ospitano pesci, cetacei, mammiferi e altre creature marine sono divise per settore: Mediterraneo, Temperate e Tropicali, Artico, Mar Rosso.
pesci e mammiferi mariniIl beluga, una femmina, divideva la vasca con un cucciolo ancora grigio (crescendo diventano bianchi). Le loro espressioni erano molto dolci con il muso che sembra atteggiato ad un perenne sorriso; giocavano entrambi facendo con la bocca dei cerchi d'aria che poi si divertivano a rincorrere e a rompere.
i belugaLa femmina adulta però era un po' triste e malinconica, passava molto tempo davanti alla grata che divideva la sua vasca da quella delle otarie, che forse desiderava raggiungere. Loro due erano un po' sacrificati in verità, secondo me la vasca era troppo piccola.
Il beluga è davvero un animale bellissimo, l'unico cetaceo in grado di girare il collo e di muovere la testa, non avendo le vertebre cervicali saldate insieme, e con una gamma varia di espressioni. Grande tristezza a vederli rinchiusi in quel modo.

Mastodontica la mole del tricheco con il suo harem, che sollecitava altro cibo urtando delicatamente col suo testone le gambe dell'addetto all'alimentazione.
trichechiEntusiasmante l'indole socievole e curiosa di una razza, che avendoci visti affacciati a guardarla voleva uscire a tutti i costi e arrampicarsi sulla parete liscia della vasca all'aperto che la ospitava; sforzi vani, poverina, ma ci pensate quanto sono sorprendenti queste creature!!!

la razza curiosaPer finire siamo andati ad assistere alla show dei delfini.
Sapevo che non mi sarei divertita particolarmente, non mi piace l'idea che si esibiscano per il nostro divertimento e non esclusivamente per il loro, così come non mi piacciono i cani o i cavalli ammaestrati, ma lo spettacolo c'era, e quindi ci siamo andati, e la mia reazione è andata al di là della mia immaginazione, nel senso che non mi aspettavo assolutamente che succedesse quanto sto per raccontarvi.
Ci siamo accomodati sulla penultima fila bassa di gradoni, quindi vicinissimi alla vasca; lo spettacolo ancora non era cominciato, ma i delfini, 10, erano tutti nella vasca e nuotavano facendo ogni tanto qualche salto.

il delfinoUno in particolare saltava tutto fuori dall'acqua sulla pedana dove di solito si mette l'istruttore durante lo spettacolo, e si guardava intorno evidentemente abituato a vedere la gente e curioso; ogni tanto emetteva qualche "gorgheggio", quei click particolari che emettono i delfini, non sono in grado di descriverli a chi non ha mai avuto l'occasione di ascoltarli, e già lì io ho iniziato a commuovermi, tanto che ho passato la macchina fotografica a Marco, perché con gli occhiali da sole non riesco a fotografare e davvero non potevo toglierli.
Poi è cominciato lo spettacolo, e io non riuscivo a smettere di piangere. Mi dicevo "Ora mi passa... ora smette..." e invece niente. Ad un certo punto gli istruttori hanno fatto zittire il pubblico e i delfini tutti insieme hanno preso a "cliccare". È stato il colpo di grazia: piangevo a cataratta, con tanto di singhiozzi (strozzati). Lo spettacolo è durato 40 minuti e io per 40 minuti ho pianto, procurandomi anche un bel mal di testa.
Non  so cosa è stato, forse il dispiacere di vederli lì, ma all'apparenza stavano bene e in fondo sembrava si divertissero anche loro, ma sicuramente un'emozione grandissima, che mi ha letteralmente travolta e che non sono riuscita in nessun modo a controllare. Mi sentivo così vicina a quelle creature, e non solo in senso fisico, non so spiegarlo diversamente.
Eppure i delfini li ho visti tante volte, e anche da vicinissimo... béh, che devo dire... non so, è stato in un certo senso pesante, ma anche bellissimo. 
Quel che per me è certo ora, è che questi grandi mammiferi, tutti i grandi mammiferi, non dovrebbero stare chiusi in una vasca. Anzi, nessun animale dovrebbe stare rinchiuso in nessun posto.

E ora vi lascio, con questa bella immagine che dà l'illusione di nuotare in un banco di splendide ricciole...

in mezzo alle ricciole


* Mal di... Spagna: tre giorni a Valencia: la città

Non so da dove cominciare, perché in soli tre giorni abbiamo fatto e visto tantissime cose.
Questo weekend è stato un fuori programma, un regalo per il mio compleanno dei 5 fratelli della Mami.
In principio volevamo andarci in autunno, visto che questo è il periodo dell'anno in cui lavoriamo di più, ma poi ci siamo detti che le occasioni bisogna coglierle al volo e non rimandare, altrimenti si rischia di perderle, quindi siamo partiti.
Gli orari dei voli di andata e di ritorno ci hanno permesso di godere appieno anche del venerdì [alle 18:00 eravamo già a Valencia] e della domenica [l'aereo partiva alle 21:20].
Tre giorni quasi interi.

Valencia
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Valencia è una bella città, piena di palazzi dei primi del XX secolo molto ben tenuti, ma anche di chiese monumentali, tutte con le cupole ricoperte dalle caratteristiche mattonelle azzurre.
Girellare nel vecchio quartiere del Carmen ti porta un po' indietro nel tempo, anche se il vecchio si sposa armoniosamente col nuovo.
Come molte città spagnole è piena di colore e, nota molto positiva, ha trasporti efficientissimi e pochissimo traffico.
Nota negativa, segno tangibile che lì piove poco, molte "azzeccosissime" mosche e in alcune strade secondarie fogne un po' maleodoranti.
Ma non starò qui a raccontarvi tutto tutto tutto, sarebbe troppo lungo.
Abbiamo fatto tantissime foto e la tentazione di farvele vedere tutte è forte, ma mi trattengo.
Vi dirò solo che abbiamo mangiato la paella valenciana, abbiamo bevuto l'horchata (a base di mandorle, ma niente a che vedere con quella comunemente conosciuta da noi), siamo andati in un Tablao flamenco, cioè un posto dove si cena e poi si assiste ad uno spettacolo di flamenco (cena e spettacolo favolosi!), abbiamo girellato per tutta la città, che non essendo grande si visita bene a piedi e abbiamo passeggiato lungo i giardini ricavati dal letto asciutto del fiume Turia, siamo andati al Mercado Central, al Museo della Ceramica ospitato nell'eccentrico Palacio del Marques dos Aguas, al Museo della Scienza e al famoso Oceanogràfic.

Museo della Scienza
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Il Museo della Scienza è stato un po' una delusione: sembra una mostra didattica e alla fine un po' noiosa; gli argomenti che tratta spaziano dalla medicina alla fisica, esposti con dei box, alcuni interattivi, ma con pochissime spiegazioni; sicuramente sono interessanti, ma abbiamo avuto l'impressione che i bambini, cioè la maggior parte dei visitatori, fossero più attratti dalle installazioni che riguardavano i supereroi della Marvel che occupavano tutto il primo piano, piuttosto che da tutto il resto, per cui ci voleva comunque un adulto che desse spiegazioni... ammesso che ne fosse in grado!

Una delle poche cose che ci hanno colpito sono state due grandi teche chiuse e riscaldate con delle lampadine, dove sulla paglia giacevano delle uova e scorrazzavano dei pulcini evidentemente appena nati.. infatti erano uova prossime alla schiusa e anche noi abbiamo assistito all'evento...

come nasce un pulcino
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I pulcini appena nati, asciugati dal calore a riprendevano pian piano le forze, avevano delle vaschette per bere dove si fiondavano appena riuscivano a muoversi, e nel giro di circa 15 minuti erano così:pulcino
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Altra installazione interessante era quella che descriveva le metamorfosi durante la crescita di alcuni animali; in un'acquario c'erano diversi esemplari di un curiosissimo anfibio l'axolotl che vive esclusivamente nel lago di Xochimilco, che si trova a 20 km a sud est di Città del Messico e che decide se diventare adulto o rimanere girino: produce un ormone che gli fa perdere le branchie esterne che si vedono nella foto e gli permette di completare la metamorfosi e diventare una salamandra.

axolotl
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Per oggi basta....
dell'Oceanogràfic vi racconterò in un altro post, dove non potrò fare a meno di pubblicare un po' di foto...