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giovedì 7 maggio 2009

* Prima crociera primaverile

In enorme ritardo, eccomi qui, a raccontarvi della tanto sospirata prima crociera della stagione, iniziata e proseguita senza sole e con tempaccio... ma comunque prodiga, come leggerete, di belle cose.
Siamo partiti per l'Elba il 22 aprile, cielo nuvolo e poco vento, onda formata di traverso: meglio non dire l'effetto che ha avuto sul mio stomaco che, come oramai sa chi ci segue regolarmente, è diventato ipersensibile. Speravamo in un miglioramento nei giorni a venire, anche confortati dalle previsioni che non erano malvagie, e poi aspettavamo Elena e Vincenzo che meritavano un po' di sole... e invece sole ne abbiamo visto poco e il tempo è stato così incostante e perturbato che i poveri meteorologi si saranno messi le mani nei capelli... non ne hanno azzeccata una che fosse una! soprattutto per quanto riguarda il vento che non solo è stato forte, ma ha soffiato quasi sempre da una direzione diversa da quella prevista... beh, è la primavera, e nessuno si azzardi più a dire che non esiste!
Per farvi un'idea, guardate che nuvoloni incombono alle spalle del nostro amico Ale


incrociato uscendo dalla rada di Portoferraio...
Nei giorni successivi il sole si è concesso solo insieme a un vento ghiaccio che non permetteva di goderselo granché, finché il cattivo tempo non ci ha costretti a restare fermi in porto a Marciana Marina per diversi giorni... e lì abbiamo stretto belle amicizie di pontile, ma solo con questa canina


e con un tordo pavone che difendeva il suo territorio tra le rocce,


perché il resto dei velisti erano tedeschi e tutti ingrugniti! Gli unici italiani che hanno ormeggiato accanto a noi, a causa del vento forte ci sono venuti addosso dando una botta sul musone di prua che ci ha fatto letteralmente saltare da tavola (stavamo pranzando)... un gran rumore ma nessun danno per noi (il musone in acciaio hand made del Capitano ha incassato benissimo il colpo), per loro un bel buco nel gelcoat dell'opera morta...
Quando finalmente i venti da sud ci hanno lasciato in pace e si è alzato un bel maestrale ci siamo spostati di nuovo in rada a Portoferraio e finalmente il 2 maggio c'è stata la tanto agognata giornata di sole pieno, caldo e senza vento freddo!
Da Portoferraio siamo andati verso la baia di Viticcio, e ... delfini!!!! tursiopi, per la precisione ( e se no, che lavagnetta sono!)






A Viticcio abbiamo fatto il nostro primo bagno!!! lo strumento di bordo segnava una temperatura dell'acqua di 18,4°, ma era troppo invitante e poi faceva finalmente caldo: il Capitano quasi per forza, munito di muta, per controllare l'elica che faceva uno strano rumore (infatti ci si era arrotolata una fascetta di plastica, di quelle per legare le merci sui pallet!!!), io e la delfina nella pancia, con la mia muta naturale di ciccia, siamo rimaste nell'acqua quasi un quarto d'ora.. in superficie era quasi tiepidina...

Dopo aver passato questa bellissima giornata, la prima in cui la nausea mi ha anche lasciata un po' in pace, all'1:30 della notte, mentre eravamo all'ancora in rada a Portoferraio, si è scatenato un temporale fortissimo, vento con raffiche a 35 nodi e onda di almeno un metro di prua (e chi va per mare sa bene come balla la barca in queste condizioni), il tutto è durato un'oretta e mezza, tra barche che aravano e che fuggivano per evitare di venire travolte da un'enorme tre alberi che aveva perso l'ormeggio... la nostra ancora Delta ha tenuto bene, non così bene il mio stomaco e il mio intestino che hanno deciso di allearsi e di farmi espellere in vari modi la cena fatta 5 ore prima! povera me!
Poi tutto si è calmato e noi abbiamo potuto dormire fino alle 7:00, ora prevista per partire per il rientro...
La traversata verso Livorno è stata caratterizzata da un bel vento che ci ha permesso di navigare a vela per la metà del tempo e da due begli incontri:
un pesce luna


qui non si vede un granché bene, perché è scappato via quasi subito, ma forse molti di voi li avranno visti all'Acquario di Genova dove ce ne sono due begli esemplari.
I pesci luna spesso nelle giornate di sole nuotano in prossimità della superficie, e visti da una barca, possono esser confusi con gli squali, dato che se ne vede soltanto una pinna, ma sono del tutto inoffensivi. (Qui una foto in cui si vede per intero).
Si nutrono di plancton, di piccoli pesci e di meduse, e l'incontro successivo forse spiega la presenza di questo esemplare, le vedete queste migliaia di bollicine in superficie?


ingrandite la foto... non sono per niente bollicine, ma Velelle, dette anche Barchette di San Pietro; si tratta di una colonia di idrozoi a forma di dischetto ovale di un bel blu intenso e del diametro di 4-7 cm, sormontato da una cresta verticale che sembra una minuscola vela (da cui appunto il nome "velella"). 
Al disotto della vela verticale, composta dalla forma medusoide, sono presenti vari idrozoi che svolgono diverse funzioni nutritive, difensive e riproduttive.
Le velelle vivono in alto mare, ma sospinte da venti e correnti si possono trovare anche vicino alla costa, e finiscono spiaggiate a migliaia. Tra i tentacoli vivono alghe simbionti. Le velelle inoltre hanno una caratteristica assolutamente eccezionale per un animale marino: sono in grado di respirare aria atmosferica!
Ne ho presa qualcuna con un secchio per fotografarle da vicino e poi le ho ributtate in mare, eccole:




giovedì 2 aprile 2009

* in attesa, pensando ai delfini...

In questi giorni un mio zio mi ha segnalato questo video, come tutti sa della mia passione per i cetacei.
In attesa di trovare il tempo di raccontarvi il nostro viaggio terrestre voglio condividerlo con voi...



lo stesso gioco che fanno questi delfini abbiamo avuto la fortuna di vederlo dal vivo fatto dai beluga che erano all'acquario di Valencia, dei bellissimi, ma tristi, beluga chiusi in una vasca troppo piccola per loro, che guardavano mestamente attraverso la grata che li divideva dalle otarie...

venerdì 6 giugno 2008

* Peripezie e sorprese

Rieccoci qui, finalmente...
nell'ultima settimana sono successe un mucchio di cose, non sarà facile raccontarle sinteticamente, ma ci provo...
Avevamo da lavorare all'Elba per il ponte del 2 giugno; le previsioni davano pioggia fino a giovedì 29 maggio e poi bel tempo per tutto il fine settimana...
In genere partiamo un giorno prima, dormiamo in rada a Portoferraio e il giorno prefissato per l'imbarco siamo all'ormeggio nella Darsena Medicea di Portoferraio per preparare la Filibusta ad accogliere gli ospiti.
Stavolta saremmo dovuti partire giovedì 29, ma viste le previsioni ci siamo detti "Partiamo all'alba di venerdì, così evitiamo il cattivo tempo"... avete presente Le ultime parole famose? ecco... partiamo alle 6:30 di venerdì 30, vento da Sud-Est tra i 10 e i 15 nodi, per cui si va di bolina; appena usciti dal porto di Livorno, con la randa ridotta di un terzarolo e tutto il genoa a riva, comincia a piovere, prima poche gocce, poi un acquazzone vero e proprio ininterrotto per almeno 4 ore..., in più una bella onda formata di prua dava delle belle sberle alla Filibusta...
Questa piacevole prima parte della traversata ha procurato nell'ordine:

  • un bel taglio al piede destro del Capitano, immediatamente fasciato nonostante la barca sbandata di bolina e la pioggia; all'arrivo a Portoferraio, tolta la fasciatura, ci siamo resi conto che ci voleva una medicazione più opportuna: 4 punti al Pronto Soccorso!
  • lo sfondamento del serbatoio dell'acqua di prua; a bordo abbiamo due serbatoi, quello principale da 200 e quello di prua più piccolo. Usurato a causa del calcare ha deciso di cedere. Per cui questo weekend abbiamo messo alla prova le doti di morigeratezza nell'uso dell'acqua di tutto l'equipaggio.
  • il battesimo da mal di mare della sottoscritta: in tre anni mai avuto nulla; stavolta un po' le condizioni meteo che non erano di tutto riposo, un po' una fetta di crostata di fragole, evidentemente passata, mangiata il giorno prima mi hanno fatto provare l'ebrezza di sporgermi sottovento con lo stomaco in mano...
  • Finalmente verso le 11:00 ha smesso di piovere, io mi sono ripresa, il vento ha girato verso Sud Ovest, l'onda si è attutita e filando di bolina alla velocità di 8 nodi abbiamo veleggiato verso l'Elba dove siamo arrivati intorno alle 15:30. Solo un'ora in più del solito!
    I nostri primi due ospiti, i simpaticissimi Fausto e Pina, sono arrivati sabato mattina, il 31.
    Abbiamo passato la giornata a veleggiare tra Viticcio e Procchio, e nel tardo pomeriggio abbiamo dato ancora in rada a Portoferraio dove ci hanno raggiunti anche Sandro e Anna Maria.
    Domenica mattina, il 1° giugno, sorpresa!!!
    Un gruppetto di tursiopi in rada a Portoferraio! mai capitato fino ad oggi di incontrarli lì, ed in effetti è un posto insolito visto il traffico continuo di traghetti e imbarcazioni di tutti i tipi... si sono avvicinati parecchio alla barca e abbiamo potuto riconoscerli grazie alle macchie bianche sul rostro di uno e sulla pinna dorsale di un altro... erano gli stessi avvistati e fotografati a Capo della Stella durante il weekend del 1° maggio.
    tursiopi a Portoferraio
    Lunedì 2 giugno il tempo è stato ancora peggio dei giorni precedenti: ha piovuto nella prima parte della giornata e il sole si è concesso solo quando per Fausto, Pina, Sandro e Anna Maria era ormai ora di sbarcare per ritornare verso casa...
    e meno male che le previsioni avevano dato sole splendente tutto il fine settimana!!!
    Il vento però non è mancato, e credo proprio che Fausto e Sandro al timone della Filibusta abbiamo avuto modo di divertirsi.
    Io e il Capitano abbiamo cenato a bordo della Filibusta in compagnia del nostro amico Alessandro, anche lui con la sua barca alla fonda in rada a Portoferraio e il giorno dopo, grazie a un bel vento da Nord Ovest ci siamo fatti 8 ore filate di bolina strettissima fino a Livorno... per fortuna stavolta senza pioggia e senza onde nel muso!
    Ma mica è finita qui!!!
    Rientrando ci siamo accorti che il genoa aveva la balumina tutta sfilacciata, per cui l'abbiamo ammainato e mercoledì, cioè l'altro ieri, siamo stati tutta la giornata in macchina a girare tra Viareggio e Firenze per comprare un nuovo serbatoio, e portare a riparare la vela....
    ma anche stavolta Madre Natura ci ha fatto un regalo: andando a Marina di Vecchiano per pranzare dalla sorella del Capitano, lungo la strada che porta alla spiaggia ci ha attraversato la strada una tenerissima coppia, che purtroppo non ho potuto fotografare perché ero senza macchina fotografica: mamma daino con il suo piccolino! ragazzi che spettacolo... mi sono commossa...
    e poi... e poi basta!!! se no poi è troppo...
    ieri il Capitano ha montato il nuovo serbatoio, ora non ci resta che rimettere a riva il genoa... e siamo pronti per navigare di nuovo... se almeno l'estate si decidesse a venire...

lunedì 12 maggio 2008

* Nel ventre della ... balenottera


balenottera azzurra
Ieri pomeriggio, approfittando della giornata dal sole velato, che tendeva al nuvoloso, abbiamo fatto una passeggiata tra i Monti Pisani, a Calci per la precisione, dove ha sede una bella Certosa edificata nel 1366 e ora sede del Museo di Storia Naturale e del Territorio dell'Università di Pisa.
Il museo ospita una ricchissima collezione di reperti naturalistici formatasi nell'ambito della ricerca zoologica, paleontologica e mineralogica dell'Ateneo pisano dal 1591 ad oggi.
La Certosa denuncia immediatamente il suo legame col mare all'ingresso dove svetta sul frontone del complesso una rosa dei venti.

Certosa di Calci - Rosa dei venti



Gli ambienti, che un tempo erano destinati ad ospitare le attività produttive e artigianali come granai, cantine, botteghe dei fabbri e dei falegnami, sono di per sé molto belli.



Al suo interno una quantità di diorami ed esemplari imbalsamati di mammiferi, uccelli, rettili, roditori, alcuni dei quali purtroppo estinti piuttosto stupefacente.


Tra questi inutile dire cosa ha attirato maggiormente la mia attenzione... La Galleria dei Cetacei.

Le sale che ospitano questa stupenda galleria sono luminosissime, un lungo corridoio di circa 100 metri chiuso da due vetrate che si affacciano sulle colline ricche di vegetazione... i frati certosini non erano mica stupidi...
Ci sono gli scheletri di quasi tutti i cetacei presenti nell'Arcipelago Toscano, più quelli di altri mari un po' più lontani e freddi:
balenottera comune
una Balenottera comune (Balaenoptera physalus)
capodoglio
un Capodoglio (Physeter catodon), il più grande degli odontoceti
delfino comune
un Delfino comune (Delphinus delphis)
megattera
guardate l'articolazione della pinna pettorale di una Megattera (Megaptera novaeangliae) in confronto al Capitano!
balenottera minore
la pinna pettorale di una Balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata), una mano gigantesca! ha le falangi!
mesoplodonte
e per finire un Mesoplodonte (Mesoplodon densirostris), una specie rara in cui il maschio ha due denti nella mascella inferiore molto sporgenti, cosa che si nota benissimo anche in questo esemplare.

Le foto naturalmente non sono esaustive, ci sono molti altri scheletri e reperti: di un'orca, di una balena franca, di un iperodonte, il dente ritorto di un narvalo e degli antenati dei cetacei...
La cosa migliore da fare è andare a visitare questo bel museo, oltretutto nel raggiungerlo avrete l'occasione di fare una bella passeggiata tra i verdi Monti Pisani, che in questo periodo esplodono di mille colori di fiori spontanei.

martedì 29 aprile 2008

* "Lavagnetta" all'opera... piccola lezione sui cetacei

Una premessa... lavagnetta è uno dei miei innumerevoli soprannomi...
Mi spiego. Questo soprannome mi è stato dato in tempi recentissimi, ma la caratteristica che lo ha fatto nascere mi accompagna da quando avevo solo un anno e da poco l'uso della parola: a una zia che mi faceva notare una farfallina sul vetro della finestra dissi: "Non è una farfalla, è una falena!"... me lo rinfaccia ancora...
Insomma sono un po' maestrina, e il Capitano dice a tutti che lui ha la "Treccani con le tette".
Ovviamente non è affatto vero che sono come la famosa enciclopedia (magari!), so un mucchio di cose sparse e spesso inutili: è che mio papà rispondeva alle mie curiosità sulle cose che vedevo spiegandomele sempre per filo e per segno, sono curiosa e ho una buona memoria, quindi passo per essere una tuttologa.... immeritatamente.
Dunque oggi sfoggio un po' di erudizione su uno dei miei argomenti preferiti: i cetacei... così quando vi capiterà di leggere dei nostri "incontri marini" saprete di che sto parlando...

Balene, delfini e focene sono mammiferi acquatici e sono raggruppati nell'ordine dei Cetacei (Cetacea).
Come gli altri mammiferi sono animali a sangue caldo che respirano attraverso i polmoni e allattano i propri piccoli.
L'ordine dei Cetacea è composto da almeno 83 specie viventi, raggruppate in due sottordini: i Misticeti e gli Odontoceti.
I Misticeti comprendono le balene e le balenottere, caratterizzate dalla presenza dei fanoni, piastre cornee che usano per filtrare enormi quantità di piccoli pesci e crostacei che costituiscono il loro nutrimento. Le loro dimensioni variano dai 7 metri della caperea (Caperea marginata) a oltre i 30 metri della balenottera azzurra (Balaenoptera musculus).
Gli Odontoceti sono i cetacei che possiedono i denti, sono attivi predatori e si cibano di pesci, crostacei e, soprattutto, calamari. Le loro dimensioni variano da oltre 18 metri del capodoglio (Physeter catodon) a poco più di un metro e mezzo della focena (Phocoena phocoena).
In Mediterraneo sono state segnalate 19 specie, di cui 8 frequenti in Mar Ligure, cioè il tratto di mare dove naviga la Filibusta per la maggior parte del tempo, Isola d'Elba compresa.

Nel sottordine degli Odontoceti si distinguono 3 famiglie, i delfinidi (Delphinidae), gli zifidi (Ziphidae) e i fiseteridi (Physeteridae).

Le specie più comuni nel Mar Ligure sono, tra i delfinidi:
la stenella striata (Stenella coeruleoalba)
il tursiope (Tursiops truncatus)
il grampo (Grampus griseus)
il globicefalo (Globicephala melas)
il delfino comune (Delphinus delphis)

tra gli zifidi:
lo zifio (Ziphius cavirostris)

tra i fiseteridi:
il capodoglio (Physeter catodon)

Nel sottordine dei Misticeti invece in questo mare è frequente la balenottera comune (Balaenoptera physalus).

Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare spesso le stenelle striate e i tursiopi. Due volte soltanto (ma speriamo di incontrarle ancora) le balenottere comuni, e una volta i globicefali.

Le stenelle sono lunghe massimo 2,60 m, e un peso massimo di 157 kg; raggiungono una velocità massima di 45-50 km/h e si incontrano di solito in banchi piuttosto numerosi che saltano tutt'intorno alla barca, giocando con la prua e facendo belle evoluzioni.
Sono delfini piuttosto piccoli dalla corporatura slanciata ed elegante. La livrea presenta striature nere-grigio-bianche sui fianchi, che invece sono grigio-azzurro chiari; il dorso è invece scuro, mentre il ventre è bianco. La pinna dorsale è di medie dimensioni, triangolare con una falcatura appena accennata; hanno il rostro sottile ed allungato e ben proporzionato.

I tursiopi sono lunghi massimo 3,30 m, e un peso massimo di 400 kg; raggiungono una velocità massima di 30 km/h e si incontrano in genere in gruppi da 2 a 10 individui. Possono essere o un gruppo di femmine adulte con i rispettivi piccoli, o giovani che formano gruppi misti, o coppie di maschi di pari età, che si uniscono ai gruppi di femmine, solo per il periodo riproduttivo. Questi maschi, quando invecchiano, conducono generalmente una vita solitaria.
Sono delfini di mole grande, con corporatura possente e tozza. Il dorso è di colore grigio scuro piuttosto uniforme ma più chiaro sui fianchi, il ventre invece è bianco, talvolta con riflessi rosacei. Hanno rostro tozzo e corto e la pinna dorsale alta e ricurva all'indietro.

I globicefali sono lunghi massimo 6,70 m, e un peso massimo di 2000 kg; raggiungono una velocità massima di 35 km/h e si incontrano in genere in gruppi di una ventina di individui.
La loro livrea è nero-ebano con riflessi bruni, ma nella regione golare e ventrale, hanno un disegno biancastro. Hanno un caratteristico capo globoso (da cui il loro nome) , con un melone sporgente che copre quasi completamente il rostro. Il corpo è allungato e la pinna dorsale inconfondibile, posta in posizione avanzata e caratteristicamente bassa.

Le balenottere comuni raggiungono la lunghezza massima di 22 m, e un peso massimo di 80000 kg!; raggiungono una velocità massima di 37 km/h e si incontrano di frequente la coppia madre-figlio, individui isolati o gruppi di 6 o 7.
Il corpo è color ardesia non uniforme e le mandibole presentano una colorazione asimmetrica: grigio ardesia quella di sinistra, bianca la destra. Il loro soffio è altissimo e verticale, forma un possente pennacchio unico, alto fino a 6 m.

Per ora mi fermo qui... gli altri esemplari di cetacei che nuotano in questo mare ve li descriverò se avremo la fortuna di incontrarli...
io me lo auguro davvero!

* Le notizie riportate in questo post sono state tratte da "Guida al riconoscimento di balene e delfini del Mediterraneo" di Nadia Repetto e Maurizio Würtz edito da Auriga Publishing International S.r.l., e da "Whales & Dolphins, cetacean world guide" di Ralf Kiefner edito da IKAN.

* Oggi piove, ma ieri...

Oggi siamo all'ancora in rada a Portoferraio, e piove... (sigh*!), ma ieri...
h. 13:00, anche se con pochissimo vento andavamo a vela, e nel silenzio assoluto del mare, fatto solo di fruscio dell'acqua sullo scafo e del vento sulle vele....
guardate qui chi abbiamo incontrato tra l'Isolotto di Palmaiola e Capo Castello...
tursiope
clicca sulla foto per ingrandirla
si sentiva chiaramente il soffio del loro respiro ...una coppia di tursiopi, presumibilmente due maschi, viste le dimensioni e il fatto che nuotavano solitari. Li abbiamo visti prima separati, uno più sotto costa, l'altro verso l'isolotto, poi si sono pian piano avvicinati uno all'altro, facendo saltare fuori dall'acqua banchi di alici che tentavano di sfuggirgli...

giovedì 27 marzo 2008

* I giorni del delfino... qualche appunto per chi volesse saperne di più

incontrati in traversta al largo della Corsica
Dal libro appena letto, qualche riga che ho annotato...

Non sono una biologa marina, né ho nessun titolo simile, per cui tutto quello che segue risulta dalle mie letture: se qualcuno dovesse cogliere delle inesattezze o volesse apportare dei contributi ne sarò felicissima, mi permetterà di imparare meglio e di più.

I delfini oggetto di studio di Norris sono le Stenelle dal lungo rostro (stenelle longirostris) presenti alle Hawaii.

La paura della morte
"[...]I delfini in situazioni strane possono lasciarsi sopraffare completamente dalla paura. Detestano passare attraverso spazi stretti, anche se possono vedere dall'altra parte i loro compagni, oppongono resistenza, anche se lo hanno fatto già mille volte e sempre a gran velocità. In qualche modo c'entra la paura della morte[...]"
Queste considerazioni si riferiscono all'osservazione fatte durante un soggiorno su un peschereccio per trovare una soluzione all'altissimo numero di delfini morti durante la pesca dei tonni. I delfini, seguiti dai tonni, permettono ai pescatori di individuare i banchi e finiscono nelle reti a circuizione, restando in stato catatonico, immobili, nella parte bassa della rete: pur avendo la possibilità di saltare al di là della rete attraverso uno spazio creato appositamente dai ricercatori, non lo facevano.

La comunicazione e la pesca
I delfini emettono una serie di suoni diversi, schiocchi, fischi, click di ecolocalizzazione, che hanno diverse funzioni. Secondo gli studi effettuati da Norris gli schiocchi e i click sono emessi in fasci direzionali e utilizzati per localizzare il cibo o i predatori, mentre i fischi, che non sono direzionali, sono dei richiami di contatto, denunciano la propria identità, posizione e condizione agli altri.
Ogni delfino sviluppa un suo fischio particolare man mano che cresce. I fischi della madre e del piccolo presentano delle analogie, ma non sono confondibili. Inoltre il fischio può essere modulato per assumere diversi significati: uno studio ha rivelato che due delfini posti sotto osservazione si chiamavano tra di loro con i fischi, sebbene avessero entrambi richiami differenti, tendevano ad imitarsi; il primo delfino lanciava un richiamo e il secondo dava la sua versione dello stesso richiamo aggiungendo di suo quanto bastava perché la sua identità risultasse riconoscibile.
Questo sistema di comunicazione è detto fàtico; fra gli animali gregari certi suoni costituiscono una forte comunicazione, un complesso di legami che intercorrono tra tutti gli individui secondo cui ogni esemplare in ascolto può stabilire le condizioni fondamentali del gruppo (come per esempio condizioni e identità di notte, nel buio o a notevole distanza), in modo da reagire in maniera adeguata.
Durante la notte, che è un momento di forte interazione sociale ed è il tempo dedicato all'alimentazione, i delfini emettono numerosissimi suoni. I gruppi nuotano in schemi ordinati e il sincronismo notturno è possibile grazie ai fischi, mentre la localizzazione del cibo e di eventuali predatori è possibile attraverso i click direzionali.
Tutti gli odontoceti, e quindi i delfini, si servono dei suoni anche per catturare le prede: le investono con dei forti click, in alcuni casi sbattono le mandibole, cosa che fanno anche quando si sentono minacciati, dunque per difesa.
Una facoltà esclusiva dei mammiferi e degli uccelli è la protezione delle orecchie da suoni intensi grazie a dei minuscoli ossicini presenti nell'orecchio medio; le fibre muscolari ad essi collegate sono in grado di interrompere il sincronismo della concatenazione di quegli ossicini in un millesimo di secondo: quando un suono troppo acuto colpisce un uccello o un mammifero, in quel millesimo di secondo il suo udito cessa di funzionare per riprendere solo quando le fibre muscolari dell'orecchio medio si rilassano. Pesci e squali sono privi di questo sistema e non hanno il riflesso protettivo, per cui i suoni acutissimi emessi dai cetacei possono avere un effetto distruttivo o per lo meno dissuasivo.
Ci sono cetacei che possono emettere suoni di incredibile intensità: alcuni schiocchi emessi dai tursiopi risultano talmente forti da raggiungere quello che viene detto il "limite finito del suono", cioè il valore massimo oltre il quale una maggiore energia nella produzione dei suoni produce semplicemente calore, anziché aumentarne l'intensità.

Nelle ore diurne, in fase di riposo, i delfini sostano preferibilmente in acque chiare e tranquille, perché si affidano, per difendersi, alla vista e non all'ecolocalizzazione, emettono infatti pochissimi suoni, solo una serie di schiocchi discontinui e a volte un fischio. Per lo più regna il silenzio. Per questo motivo i gruppi in riposo nuotano molto vicini uno all'altro: devono potersi vedere bene.
Il gruppo costituisce un rifugio, il banco unito garantisce l'anonimato e protegge dagli attacchi dei predatori naturali, orche, pesudorche e squali (strategia dei pesci).
Quando si svegliano (i delfini non dormono come noi, riposano, ed è stato osservato che spesso tengono solo un occhio aperto) pian piano i suoni aumentano: ondate di schiocchi, ripetutamente interrotti da fischi, strida rauche, suoni metallici e muggiti.

Il respiro

I delfini, respirano attraverso uno sfiatatoio posto nella parte più alta della testa.
Si aprono una "strada" espirando nell'acqua un istante prima di forarne la superficie. L'aria esalata, che nel caso di alcuni cetacei viaggia a 320 km orari, è usata per creare uno spazio vuoto in cui il delfino comincia la sequenza di inspirazione. In questo modo possono respirare anche quando il vento riempie l'aria di schizzi. In caso di tempesta, con vento di 60 nodi (circa 120 km orari) balzano fuori dall'acqua in superficie per respirare a metà del salto.
I delfini, a differenza degli uomini, ad ogni respiro ricambiano completamente l'aria nei polmoni; l'espirazione avviene in circa 3/10 di secondo, le inspirazioni durano circa due volte di più dell'espirazione esplosiva. Tuttavia non importa se un po' d'acqua entra nell'angolo dello sfiatatoio.

I cuccioli e le strategie per nuotare velocemente

Gran parte dei banchi percorre oltre 60 km al giorno. Come può un delfino neonato compiere un'impresa simile?
La madre non può abbandonare il banco, che è il suo scudo protettivo.
I delfini neonati si collocano al di sopra della madre, vicino alla testa, di fronte a quello che è il diametro maggiore del suo corpo. L'acqua che scorre lungo il corpo della madre si incanala tra il suo fianco e il piccolo: si produce un effetto che tiene insieme madre e figlio mentre l'acqua scorre tra loro, premendo la pinna pettorale interna del piccolo contro il rigonfiamento del corpo della madre, in modo che questa nuotando lo trascina con sé (effetto Bernoulli, lo stesso che solleva le ali degli aerei).
A volte il piccolo procede senza neppure muovere la coda.
I piccoli delfini si servono di questo comodo "mezzo di trasporto" solo quando la madre nuota molto velocemente, o forse quando sono stanchi. Nella maggior parte dei casi, quando il banco se ne va qua e là a 4/6 km orari, i piccoli nuotano in giro dando fastidio agli adulti e attirandosi i rimproveri della madre, sempre attenta, in genere un colpo con la coda.
Di solito stanno poi dietro alle madri, sotto la loro arma più potente, la coda, vicinissimi alla punizione ma anche alla protezione; anche in questa posizione non vengono mai persi d'occhio, dato che i delfini hanno un'ottima visuale posteriore.

mercoledì 26 marzo 2008

* I giorni del delfino

Ieri ho restituito in biblioteca, molto a malincuore, questo libro, trovato girellando tra gli scaffali della sezione dedicata alle scienze naturali....
un po' vecchio (del '91), ma bellissimo e molto interessante.
I giorni del delfino

Norris per anni ha studiato le stenelle oceaniche dal lungo rostro (Stenella longirostris), da una bellissima baia di un isola delle Hawaii: questo libro è una sorta di diario e resoconto delle ricerche svolte con i suoi collaboratori sui Nai'a, i delfini in lingua hawaiana. Da comprare, ma fuori catalogo ahimé...

Kenneth S. Norris - I Giorni del delfino - Bompiani

sabato 9 febbraio 2008

* Vita terrestre 3 - il pensiero, alla fine, torna sempre al mare...

Inizialmente avevo parlato di questo libro nel post precedente, poi ho pensato che valesse la pena dedicare alle balene e ai delfini un post tutto loro.
Io e il Capitano stiamo leggendo, più o meno in tandem, un bel libro di Diane Ackerman "La notte delle balene, e altre avventure di pipistrelli, coccodrilli e pinguini"
La notte delle baleneL'autrice riporta notizie e esperienze appassionanti, condivise con scienziati, zoologi, osservatori e studiosi "sul campo".
Nella parte dedicata alle balene Roger Payne (autore di un libro che mi piacerebbe leggere e che ho inutilmente cercato ovunque, ma ormai, ahimè, fuori catalogo, "La vita segreta delle balene") espone una teoria che conferma un mio pensiero sull'intelligenza dei cetacei: "Ci sono buone ragioni per sospettare che il cervello dei cetacei - delfini compresi- sia uguale al cervello umano, se non addirittura più complesso. Tanta complessità deve avere una funzione importante nella vita delle balene e dei delfini. Ma nessuno ha la minima idea di quale possa essere questa funzione. Non esiste nemmeno una teoria convincente. [...] il cervello è un organo costosissimo da mantenere e da far funzionare. Per esempio, durante le prime settimane di vita il cervello degli esseri umani, che hanno un rapporto cervello-corpo non dissimile da quello dei delfini appena nati, ha bisogno di circa un terzo dell'intero metabolismo per funzionare. E' una cosa molto dispendiosa. Quindi non ci si ritrova con un cervello di lusso così, per caso. Se hai un cervello di lusso ci deve essere una ragione molto importante. E' la selezione naturale che te lo dà, e se i vantaggi che questo cervello ti offre spariscono, lo perdi, e lo perdi in fretta. Ciò significa che le balene e i delfini usano il loro cervello per fare qualcosa che ha un'importanza fondamentale nella loro vita. [...] Ma non sappiamo cosa sia."

Payne da anni studia e raccoglie i canti delle megattere. Vi assicuro che ascoltarli è una cosa da brividi!
Incontrare i delfini è fantastico. Ogni volta si rivive la stessa emozione, soprattutto quando si incontrano le stenelle, più giocose e socievoli dei tursiopi placidi, schivi e riservati.
Tutte le volte che è capitato che siano venute sotto la prua della barca io ho avuto la certezza assoluta che mi guardassero, e si divertissero un mucchio!
La conferma che sono loro a cercare noi, perché ne ricavano un vero piacere, l'abbiamo avuta una notte, durante una traversata tra la Sardegna e Livorno.
Era una notte particolarmente buia e senza vento, io e Marco, inserito il pilota automatico, eravamo seduti sul passavanti destro e guardavamo il plancton illuminarsi al passare dello scafo nell'acqua (è una cosa che mi piace particolarmente). Ad un certo punto, nel buio assoluto abbiamo visto saltare "qualcosa" di luminescente a circa tre metri da noi; io ho esclamato "deve essere un pescione, per saltare così!"
Altro che pescione! molto di più! dopo pochi secondi due delfini si sono letteralmente "illuminati" lungo la murata destra della Filibusta, per poi passare sotto lo scafo, saltare a sinistra e andare verso la prua.
Lasciavano una scia luminosa nell'acqua che sembrava una polvere d'argento. Loro due sotto e noi due stesi sopra la prua con le braccia protese verso l'acqua, quasi a toccarli, abbiamo passato per lo meno 5 minuti a "comunicare" la gioia reciproca di esserci incontrati, e di sicuro loro volevano farsi vedere, perché se non si fossero avvicinati e palesati, in quel buio fitto non li avremmo mai scorti!
Mi emoziono ancora adesso a pensarci, e sono passati quasi due anni!
Auguro a tutti un incontro notturno così ravvicinato, è uno dei regali che il mare può fare.