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mercoledì 12 maggio 2010

* i Rompiscatole

Più di un anno fa Greenpeace ha iniziato a confrontarsi con le aziende produttrici di tonno in scatola, tra le quali il tema della sostenibilità ambientale era considerato poco e niente. A gennaio scorso ha lanciato una classifica "Rompiscatole" sulla sostenibilità delle scatolette italiane di tonno. A distanza di tre mesi le aziende hanno cominciato a muoversi nella giusta direzione.
As do Mar è al primo posto, cito ["è una delle poche aziende che utilizza in parte dei propri prodotti il tonnetto striato, pescato con metodi sostenibili (lenza e amo). Il tonnetto striato - a differenza del pinna gialla ormai sovrasfruttato – è considerata in buono stato. Tra le scelte più importanti c’è la decisone di Esselunga di non comprare tonno trasbordato in mare, una pratica che favorisce molto spesso attività illegali. Callipo, invece, è il primo a decidere di utilizzare nella propria produzione non più del 25 per cento di tonno pescato con sistemi di aggregazione per pesci (o FAD). I FAD, infatti, causano la cattura accidentale di tartarughe, squali ed esemplari immaturi di tonno. Passi avanti anche tra i più grandi! Bolton che, con il marchio Riomare copre più del 30% del mercato, si è impegnato formalmente a predisporre prima della fine dell’anno una politica di sostenibilità. In fondo alla classifica Nostromo e tonno Mare Aperto di STAR."]
Cliccando sul banner qui sotto potete consultare la classifica stilata da Greenpeace.

Fonte Greenpeace Italia

giovedì 19 marzo 2009

* Il mare di fine inverno e la pesca col giacchio

Domenica scorsa siamo stati sulla spiaggia di Marina di Vecchiano, tra la foce del fiume Serchio e Viareggio.
La stanno pulendo, con le ruspe (!!!!), dall'enorme quantità di legna e bambù portati a mare dai fiumi vicini e poi risputati sulla spiaggia dalle mareggiate.
Purtroppo in mezzo alla massa di rifiuti naturali, oltre agli alberi interi, piuttosto inquietanti da vedere arenati sulla battigia, c'era tanta ma tanta schifezza prodotta dall'uomo: scarpe, scaldabagni, sedie rotte, copertoni con e senza cerchione, bombole del gas, e un immensa varietà di forme e dimensioni di oggetti di plastica.
Questo tristissimo spettacolo non l'ho immortalato, a differenza di Kix che lo ha fatto egregiamente in altri lidi (è proprio il caso di dirlo), potete vedere le sue bellissime foto qui.
Per fortuna c'erano altre cose belle da osservare e cogliere con il "terzo occhio".
Un gruppo di bellissimi cani che si allenavano al salvamento

e numerosi pescatori dediti al giacchio...


un'antica rete da pesca di forma circolare che viene lanciata a mano aiutandosi con una torsione del busto, un gesto che, se fatto a regola d'arte, risulta elegante e bellissimo da ammirare.


Il giacchio, chiamato anche iacco, jacco, sparviero o rezzaglio, si raccoglie con le mani utilizzando una procedura ben precisa che ne favorisce la successiva apertura al momento dell'uso e, una volta raccolta, si lancia in acqua aiutandosi con la torsione del busto. Il peso dei piombi posizionati nel perimetro esterno, fa si che l'estremità della rete cali velocemente in assetto parallelo alla superficie, mentre il centro che non ha pesi aggiuntivi, ma una corda per il recupero, forma il vertice di un grande cono che disorienta il pesce.
Una volta raggiunta la profondità sufficiente, il pescatore recupera la rete per mezzo della corda che ne permettono il restringimento all'estremità inferiore, chiudendo la base del cono e formando un sacco che imprigiona definitivamente il pesce, il quale può essere agevolmente issato a terra o a bordo della barca su cui ci si trova.



Quella col giacchio è un tipo di pesca antichissimo, di cui è documentato l'uso intensivo nelle acque del Lago Trasimeno fino alla fine del 1800, poi l'avvento di altri tipi di rete, più efficaci e meno impegnative fisicamente, ha definitivamente soppiantato questo affascinante strumento che oggi rimane soltanto una fonte di attrazione turistica, infatti è oggetto di una manifestazione con una gara di lancio.

In Italia ora è proibito nelle acque dolci o interne ma è ammesso, per legge, in mare ed è ancora utilizzato con successo nelle vicinanze delle le foci dei fiumi e dei torrenti.
Può avere una maglia e una circonferenza totale di varie dimensioni in relazione alla grandezza dei pesci che si intende pescare.
I giacchi più usati hanno una circonferenza di 14/16 metri, e vi si possono catturare anche cefali e spigole o altri pesci simili di notevoli dimensioni.

I pescatori che domenica erano sulla spiaggia prendevano dei pesciolini adatti alla frittura, che qui chiamano crognoli, probabilmente novellame di latterino, raccogliendoli in retini messi a mezz'acqua come questo qui sotto


usati per tenere i pesciolini vivi e puliti dalla sabbia



Tutte le informazioni storico-tecniche sul giacchio sono tratte dal sito http://www.rezzaglio.com dove, chi fosse interessato, può trovare moltissimo altro ancora.

Per finire tre immagini della legna e del bambù accumulatisi sulla spiaggia


qualcuno col bambù ha anche provato a farci una capanna...