Il corso scorre lungo e lento, grazie anche
alla selva di grigi pali degli autovelox che ormai spuntano ogni dieci metri.
E il corso più lungo d’Europa, di certo un
posto decente dove fermarci lo troveremo, no?
Invece no, solo squallidi chioschi di pizza e kebab o bar e
pizzerie inondati da luci artificiali a tutto campo.
Ma perché chiudersi in un locale? Proprio in
questa bella sera d’estate poi?
Che se non hai l’aria condizionata al massimo
rischi di scioglierti sulla sedia, per cui meglio cercare il fresco della
campagna o della collina, con magari una bella bottiglia di vino ghiacciato
acquistata per strada.
Ma io non sono adatto ad improvvisare queste
cose, dovrei ricordarmelo. Se non mi preparo prima, cercando un posto con
tranquillità, magari alla luce del sole, rischio poi di girare a vuoto per
chilometri.
E infatti vaghiamo per stradine sempre troppo affollate e frequentate. Ma tutti in giro questa sera? E dire che è quasi
mezzanotte.
Abbandoniamo la collina e il primo bivio mi
obbliga a scegliere tra un deciso ritorno verso la città o un ulteriore
allontanamento verso la campagna.
C’è una consapevolizza palpabile che aleggia tra
di noi, un morbido velo di resa che ci avvolge e attutisce la necessità di
gesti, parole o espressioni che mitighino una tensione figlia dell’azzardo,
della voglia di osare che si scontra con la paura di eccedere e sconfinare in
campi pericolosi.
E i campi sono dannatamente pericolosi, eppure
ci stiamo buttando in mezzo a testa bassa con aria quasi rassegnata, come se
ormai fosse inutile resistere ancora.
‘Fanculo mi dico, svoltando deciso verso il
panorama aperto dei campi. Poco dopo una stradina sterrata si apre alla nostra
sinistra, e anche se conduce ad un grosso agriturismo, per i primi cinque-seicento metri sembra bella e tranquilla grazie alla fila di alberi che la costeggia.
Il posto è pure bello: il prato digrada
leggermente verso il grosso complesso illuminato. Una seconda
linea di collina morenica si staglia nera di fronte a noi, nascondendo la lunga
pianura punteggiata di centri abitati. In cielo banchi intermittenti di nuvole
riflettono le luci della città, nascondendo le stelle e rendendo vana la
scusante di essere lì solo per quello.
Lei scende dalla macchina con la bottiglia in
mano, facendo il giro e venendo verso di me. Beviamo e ridiamo, mentre sulla
stradina vicino a noi passano alcune macchine provenienti dall’agriturismo,
forse al termina di qualche festa.
Per fortuna il mio fuoristrada è alto e
ingombrante, facile nascondervisi dietro.
Non immaginavo potesse succedere tutto così in
fretta.
Il corpo steso sui sedili posteriori è
bianchissimo sotto la luce delle stelle.
Sistemo meglio la gamba destra, quella verso lo
schienale, sulla mia spalla, allargando l’altra il più possibile in modo da
muovermi dentro di lei nella maniera più agevole.
Da quant'è che andiamo avanti? Ho perso il
senso del tempo.
E’ piacevolmente stretta e calda, quasi
rovente. Faccio aderire il mio bacino al suo, e con un movimento rotatorio
riesco a catturare il meglio delle sensazioni che il contatto della mia
cappella all'interno della sua figa riesce a trasmettermi.
E’ un piacere netto ed intenso, una sensazione
dai contorni delineati con tratti decisi e marcati che la fanno discostare dal
rumore di fondo che potrebbe offuscarne la vera essenza.
Chiudo gli occhi e la faccio mia: nessun
pensiero, nessuno stimolo esterno che mi privi di questa visione tattile che ha
origine da me stesso e per me stesso, a senso unico.
Eppure il riverbero arriva anche a lei, e il
suo urlo di piacere e le unghie che si conficcano nella mia spalla mi spingono
ad invertire il senso delle mie azioni: non verso di me, ma da me a lei, al suo
corpo e ai suoi bisogni.
Inarca la schiena spalancando la bocca in muto
grido di piacere, l’ampio spazio tra i seni piccoli e sodi è ricoperto da un
sottile strato di sudore che rende ancora più irreale la pelle pallida e
perfetta.
Distendo la mano a palmo aperto sul torace
bagnato, per poi chinarmi e stringere tra i denti i piccoli capezzoli rosa uno
dopo l’altro, senza interrompere il movimento profondo dentro lei.
Ad un tratto alza il capo guardandomi con un
misto di odio e godimento, riabbandonandosi poi indietro sui sedili in preda
agli spasmi dell’orgasmo.
Esco dal suo corpo e dalla macchina,
lasciandola tremante con una mano premuta tra le gambe.
L’aria fresca sul mio corpo nudo e sudato mi dà
un po’ di sollievo.
Per un attimo mi chiedo se le macchine che
passano sulla strada principale dietro di me riescano a vedermi, poi lei mi
afferra rimettendomi la lingua in bocca e rubandomi la bottiglia di vino.
Adesso voglio che mi scopi da dietro.
Si appoggia al sedile del guidatore sporgendo
quel culo perfetto, bianco, incorniciato da arabeschi neri e sinuosi. Mi guida
dentro con fare autoritario e poi per me non rimane altro che abbattere
l’ultimo ostacolo alla totale perdizione.
Viene un’altra volta, crollando in ginocchio
per poi rimanere a terra ridendo e tenendosi la testa.
La rialzo facendola sedere appena sul sedile e
scopandola quasi in piedi.
E’ davvero calda, bollente, una cosa particolarmente
piacevole, continuiamo a scopare baciandoci a fondo, io che quasi le stacco la
lunga lingua e il piercing che l’attraversa.
Voglio che mi vieni in bocca, capito? mi
sussurra tra le labbra.
Senza dire niente le permetto di inginocchiarsi
ai miei piedi, lasciando che sia lei a finire appoggiandomi esausto all’auto con le le braccia stese in avanti.
Il mio orgasmo è devastante, mi scuote in ogni
angolo del corpo e si riversa in quella bocca che sembra non voler più lasciarmi
andare via.
Mi chiede se sto bene, se è tutto ok (Richiesta
che ha fatto spesso durante la serata, con una premura a volte quasi fastidiosa.)
Tutto ok?
Ma ti rendi conto che razza di scopata?
In piena vista, in mezzo ad un campo aperto,
completamente nudi, andando avanti per quasi un’ora, con i tuoi (quattro,
cinque?) orgasmi, tu che continui a succhiarmelo infilandomi un dito nel culo
mentre io con nonchalance guardo la macchina che si ferma di fianco alla mia,
le tue urla e gli schiocchi liquidi che si ripetevano a ritmi impazziti...
No, non è tutto ok.
Qui c’è da impazzire e cadere in un turbine di
depravazione sempre più incontrollabile...
...e io non vedo l’ora.
