lunedì 27 luglio 2015

Luci al neon e scritte cinesi nel caldo africano come simbolo del nostro destino.

Il corso scorre lungo e lento, grazie anche alla selva di grigi pali degli autovelox che ormai spuntano ogni dieci metri.
E il corso più lungo d’Europa, di certo un posto decente dove fermarci lo troveremo, no?
Invece no, solo  squallidi chioschi di pizza e kebab o bar e pizzerie inondati da luci artificiali a tutto campo.

Ma perché chiudersi in un locale? Proprio in questa bella sera d’estate poi?
Che se non hai l’aria condizionata al massimo rischi di scioglierti sulla sedia, per cui meglio cercare il fresco della campagna o della collina, con magari una bella bottiglia di vino ghiacciato acquistata per strada.

Ma io non sono adatto ad improvvisare queste cose, dovrei ricordarmelo. Se non mi preparo prima, cercando un posto con tranquillità, magari alla luce del sole, rischio poi di girare a vuoto per chilometri.
E infatti vaghiamo per stradine sempre troppo affollate e frequentate. Ma tutti in giro questa sera? E dire che è quasi mezzanotte.
Abbandoniamo la collina e il primo bivio mi obbliga a scegliere tra un deciso ritorno verso la città o un ulteriore allontanamento verso la campagna.

C’è una consapevolizza palpabile che aleggia tra di noi, un morbido velo di resa che ci avvolge e attutisce la necessità di gesti, parole o espressioni che mitighino una tensione figlia dell’azzardo, della voglia di osare che si scontra con la paura di eccedere e sconfinare in campi pericolosi.
E i campi sono dannatamente pericolosi, eppure ci stiamo buttando in mezzo a testa bassa con aria quasi rassegnata, come se ormai fosse inutile resistere ancora.

‘Fanculo mi dico, svoltando deciso verso il panorama aperto dei campi. Poco dopo una stradina sterrata si apre alla nostra sinistra, e anche se conduce ad un grosso agriturismo, per i primi cinque-seicento metri sembra bella e tranquilla grazie alla fila di alberi che la costeggia.

Il posto è pure bello: il prato digrada leggermente verso il grosso complesso illuminato. Una seconda linea di collina morenica si staglia nera di fronte a noi, nascondendo la lunga pianura punteggiata di centri abitati. In cielo banchi intermittenti di nuvole riflettono le luci della città, nascondendo le stelle e rendendo vana la scusante di essere lì solo per quello.
Lei scende dalla macchina con la bottiglia in mano, facendo il giro e venendo verso di me. Beviamo e ridiamo, mentre sulla stradina vicino a noi passano alcune macchine provenienti dall’agriturismo, forse al termina di qualche festa.
Per fortuna il mio fuoristrada è alto e ingombrante, facile nascondervisi dietro.

Non immaginavo potesse succedere tutto così in fretta.

Il corpo steso sui sedili posteriori è bianchissimo sotto la luce delle stelle.
Sistemo meglio la gamba destra, quella verso lo schienale, sulla mia spalla, allargando l’altra il più possibile in modo da muovermi dentro di lei nella maniera più agevole.

Da quant'è che andiamo avanti? Ho perso il senso del tempo.

E’ piacevolmente stretta e calda, quasi rovente. Faccio aderire il mio bacino al suo, e con un movimento rotatorio riesco a catturare il meglio delle sensazioni che il contatto della mia cappella all'interno della sua figa riesce a trasmettermi.
E’ un piacere netto ed intenso, una sensazione dai contorni delineati con tratti decisi e marcati che la fanno discostare dal rumore di fondo che potrebbe offuscarne la vera essenza.
Chiudo gli occhi e la faccio mia: nessun pensiero, nessuno stimolo esterno che mi privi di questa visione tattile che ha origine da me stesso e per me stesso, a senso unico.
Eppure il riverbero arriva anche a lei, e il suo urlo di piacere e le unghie che si conficcano nella mia spalla mi spingono ad invertire il senso delle mie azioni: non verso di me, ma da me a lei, al suo corpo e ai suoi bisogni.
Inarca la schiena spalancando la bocca in muto grido di piacere, l’ampio spazio tra i seni piccoli e sodi è ricoperto da un sottile strato di sudore che rende ancora più irreale la pelle pallida e perfetta.
Distendo la mano a palmo aperto sul torace bagnato, per poi chinarmi e stringere tra i denti i piccoli capezzoli rosa uno dopo l’altro, senza interrompere il movimento profondo dentro lei.
Ad un tratto alza il capo guardandomi con un misto di odio e godimento, riabbandonandosi poi indietro sui sedili in preda agli spasmi dell’orgasmo.

Esco dal suo corpo e dalla macchina, lasciandola tremante con una mano premuta tra le gambe.
L’aria fresca sul mio corpo nudo e sudato mi dà un po’ di sollievo.
Per un attimo mi chiedo se le macchine che passano sulla strada principale dietro di me riescano a vedermi, poi lei mi afferra rimettendomi la lingua in bocca e rubandomi la bottiglia di vino.

Adesso voglio che mi scopi da dietro.

Si appoggia al sedile del guidatore sporgendo quel culo perfetto, bianco, incorniciato da arabeschi neri e sinuosi. Mi guida dentro con fare autoritario e poi per me non rimane altro che abbattere l’ultimo ostacolo alla totale perdizione.
Viene un’altra volta, crollando in ginocchio per poi rimanere a terra ridendo e tenendosi la testa.
La rialzo facendola sedere appena sul sedile e scopandola quasi in piedi.
E’ davvero calda, bollente, una cosa particolarmente piacevole, continuiamo a scopare baciandoci a fondo, io che quasi le stacco la lunga lingua e il piercing che l’attraversa.

Voglio che mi vieni in bocca, capito? mi sussurra tra le labbra.

Senza dire niente le permetto di inginocchiarsi ai miei piedi, lasciando che sia lei a finire appoggiandomi esausto all’auto con le  le braccia stese in avanti.
Il mio orgasmo è devastante, mi scuote in ogni angolo del corpo e si riversa in quella bocca che sembra non voler più lasciarmi andare via.

Mi chiede se sto bene, se è tutto ok (Richiesta che ha fatto spesso durante la serata, con una premura a volte quasi fastidiosa.)

Tutto ok?
Ma ti rendi conto che razza di scopata?
In piena vista, in mezzo ad un campo aperto, completamente nudi, andando avanti per quasi un’ora, con i tuoi (quattro, cinque?) orgasmi, tu che continui a succhiarmelo infilandomi un dito nel culo mentre io con nonchalance guardo la macchina che si ferma di fianco alla mia, le tue urla e gli schiocchi liquidi che si ripetevano a ritmi impazziti...

No, non è tutto ok.
Qui c’è da impazzire e cadere in un turbine di depravazione sempre più incontrollabile...


...e io non vedo l’ora.

venerdì 17 luglio 2015

comunque...

...i boxer sportivi arancio-shocking di cui si parlava QUI li ho poi comprati, e devo dire che sono fantastici per andare a correre con questo caldo tropicale 





martedì 14 luglio 2015

calpestami



... si, mi piace molto il tuo acquisto compulsivo di mezz'estate.

Completamente nuda e con solo quelle scarpe saresti perfetta.



venerdì 10 luglio 2015

Vai avanti tu che mi vien…

E’ stata solo uno studio di sociologia applicata, vorrei fosse chiaro.
Io infatti, ribadisco e sottolineo, non sono un maniaco.
Ripeto, non sono un maniaco, né depravato o erotomane o importunatore seriale.

Che si sappia.

Fattostà che quella giovane donna di età indefinibile (diciamo dai 20 ai 35) spiccava nella ressa del grande magazzino, in quel  regno della grande distribuzione orrbile e aberrante, causa probabilmente del nostro stato di nazione repressa ad un passo dalla bancarotta, e io non ne potevo essere immune.

Che io poi odio questi posti.

Odio la grande distribuzione, soprattutto quando di origine francese.
Perché la Francia è bella e ci sono anche imparentato, ma ha tanti di quei lati tristi e deprimenti che ti vien voglia di scappare a gambe levate certe volte. E il primo aspetto triste e negativo sono i grandi centri commerciali di fine anni ottanta che scoprivo, in bilico tra meraviglie e presagio apocalittico, quando ero bambino, e che adesso ci ritroviamo qui da noi tali e quali.

Ma ogni tanto ci vengo in questi posti, e riesco pure a spendere un sacco di soldi rammaricandomi di non essere passato dal mio solito negozietto di paese, che tanto alla fine non è che si risparmi, e almeno faccio felice la signora negoziante-consorte che mi sembra sia stupida come una capra, però ha due polle d’acqua cristallina al posto degli occhi e un culo trionfale d’arte marmorea neoclassica.

Tutta colpa del destino (sempre lui) comunque, che mi ha fatto capitare da queste parti in attesa di altro e quindi per non aver di meglio da fare tanto valeva spendere un po’ di tempo  che tanto ero in zona e avevo bisogno di alcune cosette che da tempo non riuscivo a trovare altrove.

E poi ci sarebbe tutto un discorso sulla popolazione suburbana che affolla questi posti in periodi particolari come questo: alla soglia di saldi e ferie, ma poi decado nel mio lato snob e radical chic che non voglio m’appartenga e non ne usciamo più.

Insomma poteva essere un disastro di decadenza e folle consumismo impersonale, se quella figura d’altri luoghi e altri tempi non  avesse incrociato il mio sguardo mentre soppesavo l’acquisto di un paio di boxer sportivi color arancio–soccorso (che se cado giù per una scarpata mi basta togliere i pantaloni per essere ben visibile).

E’ alta e flessuosa, di quei visi senza tempo e senza epoca che potresti trovare a fianco di un re Longobardo così come sotto la consolle del resident-Dj più in voga a Milano Marittima.
La pelle chiara,  gli occhioni sgranati che si guardano in giro perplessi, i capelli  color del miele di castagno lasciati crescere a loro piacere e abbandonati sulle spalle, un vestitino di tela marrone in tinta con i sandali a suola alta intrecciati sulla caviglia fine.

L’ammiro con il mio consueto distacco da persona seria, da distanza notevole e all’ombra di decine di figure amene che scorrono tra i nostri possibili futuri fantastici, eppure mi dà l’impressione di percepire il mio sguardo.
Mi sembra di scorgere una certa tensione nei muscoli del collo, come volesse capire la fonte di una sensazione non ben definita, sfruttando al massimo la visione laterale senza dover voltare palesemente la testa.
Ci muoviamo entrambi, lei forse con mete e metodi precisi, io a cazzo solo per fare un giro largo e intercettarla nuovamente,  riuscendoci abilmente di fronte al cestone dei costumi da bagno in saldo, proprio mentre lei si piega leggermente in avanti per scegliere alcuni modelli di slip dai colori vivaci.

Attenzione.
Solo slip.
Non un completo.
Solo slip.
Questo potrebbe lasciare aperti scenari affascinanti.


Il vestito che indossa non riesce  a nascondere la linea perfetta dei fianchi e la rotondità del piccolo culo sodo, esaltato ancora di più dalla riga nera del tanga che indossa e che spicca tra la trama traditrice della stoffa.

(da ripetere velocemente: tralatramatraditrice)

No, basta.
Mi impongo di non guardarla. Butto a casaccio calzini rinforzati alla caviglia, magliette militari e canotte giallo fluorescente nella cesta della spesa, facendo affidamento sulla mia condizione di uomo-italiano-medio e prendendo quindi tutte taglie M senza pensare di provare qualcosa.
Mi soffermo su volti paffuti e lucidi di sudore, make-up dozzinali, occhi cerchiati da eye-liner o qualche strana malattia tropicale. Ragazze con clavicole sporgenti e altre che le clavicole non le troverebbero neanche dopo tre mesi di digiuno e lavori forzati, e poi mi dirigo a testa bassa verso le casse dove le code cominciano ad essere importanti in vista della chiusura.

E questa volta giuro che non sono io.
E’ lei che si mette in coda nella fila di fianco, poco più indietro.
Posso far altro se non ammirarla in tutta la sua semplicità?
Non credo abbia reggiseno, il poco seno può farne a meno.
La pelle ha una tonalità sana, un colore uniforme ed è praticamente priva di imperfezioni.
Si sporge di lato per vedere il proseguo dei pagamenti, e la gamba d’appoggio si tende di muscoli tonici e armoniosi.

Mi volto, fingo un interesse spropositato per le barrette dietetiche al cioccolato (??? ) e alle altre cianfrusaglie negli espositori vicino le casse.

Però rialzo lo sguardo e incontro i suoi occhi.
Solo qualche secondo, poco più che un passaggio casuale, ma l’istante in cui i due sguardi sono fissi uno nell’altro ha una sua dimensione ben precisa.

Poi tocca a me, tocca a lei, non c’è più altro.

Ma io posso arrendermi?
Finisco un attimo prima di lei, e mi fermo a sistemare inutilmente la mia borsa nei pressi dell’uscita in modo da attenderla.

Al suo passaggio mi accodo, e i pochi metri del corridoio d’uscita dietro quel culo perfetto sono le scale per il paradiso.





E adesso un po' di musica che non c'entra un cazzo, ma che io continuo ad ascoltare in loop (cosa che si verifica ad ogni album dei Muse ormai, anche se poi l'album in sé non mi convince mai e dopo poche settimane cade tutto nel dimenticatoio) e prego che qualcuno mi fermi...







venerdì 3 luglio 2015

E poi è Luglio e la notte esplode di meraviglie

L’ho già detto: è il destino a guidare il tutto.

Io volevo prendere le distanze, non invischiarmi in qualcosa che potrebbe portarmi più problemi che altro.
Fondamentalmente perché non mi fido di lei, non mi fido della sua stabilità mentale ed emotiva, non mi fido delle sue intenzioni.
E paradossalmente mi spaventano entrambe le possibilità: che sia sincera e veramente attratta da me a livello empatico, o che non lo sia e che voglia solo dimostrare che può ottenere tutto ciò che vuole, e che nessun uomo le può dire di no.

E in effetti come fai a dirle di no?
Alla fine ho scoperto che abita a poche centinaia di metri dalla sede della mia riunione settimanale, e non dall'altra parte della città come mi ero immaginato.

- Quindi puoi liberarti un attimo prima e ci prendiamo qualcosa da bere, no?

E come dirti di no?

Come resistere a questa serata estiva, all'atmosfera di questi sobborghi che sembrano quasi paesini di provincia, ai vestiti larghi e succinti che fanno venire voglia di libertà e di follie adolescenziali?
La aspetto su una panchina del viale, tra i nonni che discutono e le mamme che accompagnano i bambini a prendere il gelato.
La vedo da lontano, nello stesso istante in cui volta l’angolo.
E come se avesse un’aura luminosa, un’enorme freccia lampeggiante al neon che la sovrasta e la indica, e che urla al mondo che Ehi! questa è di un altro pianeta, non c’entra niente con voi e forse è meglio starne alla larga! 

Cammina svelta e decisa, le gambe nascoste da pantaloni larghi e leggeri, un top nero che comprime delinea le piccole tette sode. Mi cerca nel posto sbagliato, e posso passare qualche istante ad osservarla divertito ed ammirato.
Poi finalmente mi vede, e con il suo solito sguardo criminale mi raggiunge.
E dopo è subito completa sintonia e confidenza, come sempre.
Passiamo un paio d’ore davanti ad una bottiglia di vino bianco gelato, tra risate e ammiccamenti vari senza mai smettere di parlare a raffica...
Ed è questo il mio punto debole, non tanto il suo culo perfetto, il suo corpo magro e tonico e quella lingua prensile che dovrebbero obbligare a portarla solo con porto d’armi al seguito, ma è il fatto di poter aprirmi e parlare liberamente con un’altra persona, un’amica e una complice con cui non devi trattenerti.
Ho sempre avuto troppe difficoltà in questo campo, e spesso questa mia esigenza diventa un punto debole, soprattutto perché mi ritrovo il più delle volte con una controparte femminile, e la deriva sessuale o sentimentale è sempre dietro l’angolo.

La gente la guarda quando passa per andare al bagno, gli uomini la mangiano con gli occhi e le donne storgono la bocca (se sapessero di essere potenzialmente le vittime più probabili...)
E questo mi rende orgoglioso, fa scattare il meccanismo dell’uomo che esibisce il suo trofeo e si illumina di luce riflessa.
Ecco, c’è anche questa componente, un trofeo per il mio ego,  la voglia di misurarmi rispetto a lei, di sentirmi migliore perché nel giro delle nostre conoscenze tutti cercavano di conquistare lei, ma per lei il premio più ambito ero io, che quindi per logica dovrei essere di un altro livello, ma di un livello superiore e più ambito.
Mi distoglie dai pensieri arrivandomi silenziosa alle spalle e mordendomi il collo con aria famelica, e nonostante il caldo opprimente mi riempio di brividi.

Quando usciamo siamo decisamente brilli tutti e due, la signora del locale ci saluta con aria bonaria e divertita, quasi contenta per noi.
Facciamo due passi nel parco, ormai deserto tranne qualche gruppo di ragazzi sparso qua e là, un po’ abbracciandoci per la vita e un po’ tenendoci per mano.
Le dico che mi sembra di essere un adolescente in vacanza al mare che finalmente è riuscito ad uscire con la figa del gruppo.
Un po’ ride, un po’ mi insulta e un po’ mi infila la lingua in bocca mentre le stringo una chiappa.
Poi scappa, si sottrae guardandosi intorno, la riafferro e la bacio a fondo succhiandole la lingua e gustandomi la sensazione del piercing per me così nuova.
Intanto infilo le mani nei pantaloni per godere di quel culo così fantastico, e stringerla bene a me per permettere al cazzo di strusciare un po’ sulla sua pancia.

-Lo sapevo lo sapevo, tu sei pericoloso...

Andiamo avanti così per un po’, spostandoci da albero ad albero e da panchina a panchina
Mi minaccia di non tirare troppo la corda, che non immagino cosa potrei scatenare, ma questo mi fa venire ancora più voglia.
E a me manca ancora una cosa, scoprire quelle tettine e succhiarle come si deve. Lo faccio contro il muro del vicolo ormai in vista della macchina, e lei ne gode decisamente,  ansimando mentre mi massaggia il cazzo da sopra i pantaloni di lino.

Basta andiamo! Mi implora ridendo. S’è fatto tardi per tutti e due, e anche per lei fare la matta a due passi da casa non è il massimo.

Le dico che vorrei ancora vederle per bene la figa, leccarla e sentirne il gusto. Tutto a suo tempo, mi dice. Magari la settimana prossima replichiamo e ce ne andiamo in quel parco dall'altra parte della città?

Ci sentiamo, ok, ciao, grazie, a te, alla prossima, certo.

Sono euforico, pieno di energia e con il cazzo durissimo.
Domani mattina sarà un disastro riuscirsi ad alzare e smaltire l’alcool... ma ne vale ben la pena.