mercoledì 8 giugno 2016

Nodi

Lei era così, tutto si ingarbugliava nella bella testolina ricoperta da quel cespuglio arruffato.
I pensieri si contorcevano l’uno sull'altro, creando nodi sempre più grandi che le mozzavano il fiato all'altezza del collo, non permettendo al resto del suo corpo di dialogare con il cervello, mandandola nel panico.

A volte riusciva a ritardare il processo, ma non appena le sensazioni diventavano troppo forti e importanti da gestire i nodi s’ingrossavano e s’infittivano, bloccando il corpo e facendo impazzire la mente.
Un modo per ingannarla era arrivare a lei piano piano, quasi distrattamente, assolutamente senza aspettative.
Orgasmi di lingua, comprensivi e accomodanti.
Lenti dialoghi tra corpi che accompagnano, sussurro dopo sussurro, ad un inaspettato trionfo di piacere.

Un altro modo era cederle il controllo, darle l’illusione di non essere dipendente da nessuno.
Allora la sua mano si metteva in contatto direttamente con il sesso, dando forse l’illusione di avere un controllo totale. 
In questo ménage era accettato il mio penetrarla lento e sapiente, toccando il punto giusto che in quel momento era il retrobottega oscuro del suo sordido godimento.

Ma ben presto questa variante fu uccisa dall'ennesimo nodo.
Non è giusto toccarsi da sola, non è così che deve andare, è un artifizio laddove la naturalità dell’unione di due corpi dovrebbe far fluire un naturale e ininterrotto rivolo di piacere!

E proprio i suoi rivoli mi davano l’idea della contraddizione radicata nel suo corpo tanto piacente quanto inaccessibile.
Più lei si inondava al mio tocco o al mio penetrarla, e il mio operare si dirigeva nel profondo per non accontentarsi della superficie, più il nodo s’ingrossava bloccando tragicamente l’esplosione dirompente che già lanciava indiscutibili avvisaglie.

E’ troppo!
Non lo so gestire!

Può il piacere essere troppo?
Nel mio immaginario non esiste ossimoro più grandioso.

E così l’ultima volta ho ceduto all'esasperazione.
La sua voglia e le sue titubanze erano palesi, il grondare dei suoi umori direttamente proporzionale (e funzionale) alla mia erezione.
Era finito il tempo delle remore, non era il momento ma era l’attimo perfetto, non era il caso ma era l’unica cosa necessaria a entrambi.

Deve aver visto il lampo nel mio sguardo, nella tensione della mascella, perché di colpo diventò remissiva e ubbidiente.
Va’ sul letto, affonda la testa nel materasso e alza il culo al cielo!
Dimentica la prima, ora non esiste più, sei solo culo e fica aperta, ragiona con questa!
Le sibilavo parole dure e gentili mentre le afferravo la tempia, fermandola sul materasso morbido.
Le chiudevo gli occhi mentre affondavo il cazzo dentro di lei, assecondando la voglia di quella carne fino al suo cuore più tenero.

Il ritmo forte di una cavalcata.
Che corra più dei pensieri.
Forza che la tenga ancorata, che le entri nella carne e nelle ossa come il piacere che le viaggia accanto.
Prima ancora che se ne renda conto, prima che possa pensare di rifiutarla.

Vedi? Devi solo farti scopare! C’è qualcosa di male?
C’è qualcosa di male nel riconoscere che ti piace?
Ti piace farti scopare, godi nel farlo.
Godi nell'essere usata ed usare per un banale fine che si riduce a questo momento.
Potrebbe essere un cazzo sconosciuto, potrebbe essere il cazzo che conosci da una vita, potrebbero essere due tre quattro cazzi.

Le stringevo i capelli voltando il capo per sentire meglio i suoi sì e i suoi gemiti incontrollati.
Spruzzò sul copriletto pulito quando le infilai un pollice nel culo facendola venire urlando.
Ci voleva tanto?
Non era semplice?

No, non è mai semplice.
Quando la rividi dopo mesi, seduta in quel locale, la mano grossa di quell'uomo rozzo frugare il suo sesso mentre rideva  sguaiata, ripensai ai momenti passati tra quelle gambe.
Lo vidi alzarsi e prenderla per mano,  le spalle larghe che la sovrastavano, la mano ingorda che le  stringeva la chiappa avvolta dal vestito nero, elegante.

Non resistetti, seguendoli da lontano fino all'angolo buio del parcheggio dov'era parcheggiata la macchina grande e vistosa di lui.
Nell'ombra osservai il corpo grosso e sgraziato rigirare il suo bianco e minuto all'interno dell’abitacolo.
Schiacciarle il viso contro il finestrino mentre la pompava con decisione da dietro.
Ascoltai ipnotizzato le grida soffocate fino all'urlo finale, vedendo poi distintamente la  testa di lei abbassarsi ritmicamente sul cazzo e concludere la prestazione frettolosa.

Quando l’auto mi passò accanto i suoi occhi brillanti sembrarono incrociare i miei con un lampo di malizia.


Ma forse era solo un’illusione.

mercoledì 1 giugno 2016

Non credevo fosse possibile.
Passare da lei a te come se fosse il normale proseguimento del mio essere più vero e sincero.

Senza limiti e barriere, come di rado mi è successo.
In un breve istante sono stato veramente Io, con tutte le mie facce fuse in una...

Con tutte le mie anime donate a te.


Il mio corpo ancora caldo, la pelle sensibile e ricettiva, il naso pieno dell’odore di lei, il cazzo ancora gonfio dopo la lunga e intensa scopata.

Guardarti estasiato mentre lo afferri e lo ingoi con gusto, senza sapere che appena un’ora prima un’altra faceva lo stesso, prima di lasciarselo scivolare tra le gambe.

Ma tutto questo non intacca minimamente l’effetto che hai su di me.
Anzi, lo esalta.

C’è forse prova più grande di Fedeltà?
Tentare di abbatterne direttamente le fondamenta nel modo più brutale e diretto...

E scoprire che l’unico effetto è rafforzarla.




L’impossibilità della negazione che delinea l’Assoluto.