Breve pausa dal letargo forse?
Eppure non mi credevo in pausa, per nulla, molto attivo fisicamente e
intellettualmente, per quanto mi consentano alcuni vincoli impellenti.
Ma forse questo dinamismo dimostra, come non mai, la presenza di un
lato a sé stante ben definito, quel lato oscuro e folle che a volte mi sembra
di percepire in modo così netto, e che solo un infantile senso di negazione e
di autoprotezione mi porta a identificare come un’entità separata.
Sono sempre io.
Sono solo mio.
E la strada, la notte, il freddo, mi riportano piacevolmente in me.
Vorrei soltanto vagare per questi luoghi abbandonati a sé stessi, godere del piacevole tepore
donatomi dall'alcol, aumentarne il livello oltre il limite di guardia, magari
trovando un pub dimenticato dal mondo in cui potermi sedere al bancone per chiacchierare
di tutto e di niente con il barista di turno.
Esistono ancora posti del genere?
Credo di si, la solitudine dell’uomo è sempre di moda.
Guardo il cellulare, un messaggio della Cacciatrice mi avverte che i
suoi piani sono stati stravolti dal lavoro, e che sarà impossibile incontrarci.
Peccato?
Sollievo?
Ineluttabilità.
La voglia di ignoto si rafforza.
Vorrei perdere la strada del ritorno,
farmi trasportare da asfalto sconosciuto.
Ripenso a corpi caldi che ho incontrato tempo fa. Ricordi di seni
morbidi e pieni, fica calda e umida che mi accoglieva e mi sfamava, il culo
soffice che si divaricava sotto la mia presa mentre affondavo dentro di
lei, dentro di loro.
Voci e odori che si mischiano e si sommano nei miei ricordi. Sensazioni
tattili che avvolgono i sensi e
rafforzano la mia erezione sterile.
Sale la voglia di perdizione, mi seduce attraversando gli angoli bui
delle periferie.
Riconosco il pulsare vivo della bestia che vive di notte: un organismo
unico fatto di una moltitudine umana apparentemente disconnessa,
ma in realtà perfettamente in sincronia con una ben determinata tensione
vibrante diffusa dell’aria.
La vedo nei movimenti lenti tra le ombre dei parcheggi poco illuminati,
lungo i viali deserti, oppure nei viottoli stretti pronti a perdersi nei campi.
Riconosco queste dinamiche, riconosco il ritmo che assume chi ne è
parte.
E’ affascinante, a tratti inquietante.
L’attrazione è forte, ma il gioco è farsi lacerare da essa.
Immagino me stesso fermarsi nel cono d’ombra giusto, attendere con
trepidazione l’auto che si affianca.
Il terno al lotto, il tiro cieco a cui non ci si può più sottrarre.
Affrontare l’altro uomo che si avvicina al finestrino, estraendo senza cerimonie
il cazzo semi eretto, già posizionato all'altezza dei tuoi occhi.
Sei pronto a prenderlo in mano?
Sentire la carne morbida e calda riempirti il palmo?
Conosci alla perfezione le sensazioni che stai dando scoprendo poco a
poco la cappella gonfia, tirando a fondo la pelle per spremere al massimo l’erezione
mentre lo avvicini alla bocca.
E’ un bel cazzo?
E’ grosso?
Ti piace vero?
Senti il tuo ano che pulsa e si schiude, mentre l’eccitazione ti
invade?
Potresti accoglierlo facilmente, sentirti aprire e usare come una puttana,
segarti lentamente con una mano e sostenerti con l’altra al muretto scrostato,
per non crollare sotto i lunghi affondi.
Vedi tutto in un attimo, come un gabbiano che sfiora la superficie dell’oceano
per assaporare il potere magnetico e l’intensità viva ed aliena che risale prepotente
da quegli abissi.
Ma il tuo mondo è aria e nuvole.. e il leggero tocco di un’ala che ti
porta lontano.