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lunedì 23 novembre 2009

Quel che so di Jodorowsky... (II)

8 : commenti
(continua dalla prima parte)

Finalmente concludo, come promesso (e grazie al giusto "richiamo" di una visitatrice del blog) il resoconto sul seminario con Jodorosky a Firenze, a cui ho partecipato il 7-8 marzo di quest'anno. E se volete sapere perché ho scelto l'immagine a lato vi toccherà leggere fino alla fine...


Davvero non si direbbe che a febbraio 2009 Jodo abbia compiuto 80 anni! A Firenze, benché reduce da un intervento all'anca, sprizzava comunque un'energia invidiabile. Chiaramente le energie fisiche non sono più quelle che aveva all'inizio del suo cammino, così sta progressivamente riducendo i suoi impegni pubblici e passando il testimone al figlio Cristobal e al suo assistente Moreno Fazieri. Mi ritengo dunque fortunato ad averlo incontrato di persona.

Sicuramente il seminario non è stata occasione di imparare nuove nozioni sulla psicomagia, ho semmai consolidato quelle che avevo già messo insieme leggendo l'omonimo libro di Jodorowsky (rimando a questa mia piccola recensione).

Quanto alla psicogenealogia, a onor del vero, non mi è sembrata molto dissimile dal filone delle costellazioni familiari e altri simili approcci psicologici a cui mi è capitato d'interessarmi. Di certo però Jodo ha una capacità di analisi e intuizione sorprendente: lui come persona è un valore aggiunto.

Ad entusiasmarmi senza riserve è stata la spiegazione sui 22 Arcani maggiori dei Tarocchi: profonda e densa di contenuti (di più in tre d'ore sarebbe stato impossibile dire). Il suo modo di intendere la taratologia è simile a come l'astrologia umanista intende l'interpretazione del tema natale: l'analisi è focalizzata a dare a colui che chiede un consulto qualche jolly di consapevolezza sulle sue modalità psicologiche e tendenze (innate e acquisite) ad affrontare gli eventi. Il consulente non va a colludere con l'ansia del consultante di conoscere il futuro, non s'arzigogola a predirglielo, non consiglia cosa fare o non fare; al più di fronte a un bivio cerca di aiutarlo a vedere le possibili conseguenze dell'una o dell'altra scelta, lasciando però a lui la responsabilità di decidere su quale strada incamminarsi.

Molto illuminante lo schema quaternario (i 4 semi delle carte) e duale (materia e spirito) che Jodo ci ha proposto per riassumere insieme il movimento dello spirito che discende per incarnarsi nella materia e quello della materia che aspira ad ascendere e spiritualizzarsi. L'anima stessa è il frutto di questo matrimonio, così come il Cristo è il frutto dello Spirito sceso in Terra, incarnato nella madre umana ascesa in Cielo, la Santa Vergine Maria.


--------------------------------------------------------
SPIRITO

- EMOZIONI / CUORE ------- PENSIERO / MENTE --
(Coppe) ------------------- (Spade) -

--------------------------------------------------------

MATERIALITÀ ------.------ SESSUALITÀ -
(Denari) ----------------- (Bastoni)

MATERIA
--------------------------------------------------------

Anche tutto ciò è esposto estesamente in un altro libro di Jodorowsky, La via dei Tarocchi, edito da Feltrinelli.

Allora perché dico che partecipare a questo incontro è stato utile? Perché l'aspetto più interessante dello stage è stata osservare Jodo parlare all'impronta, improvvisare esempi, fare consulti di psicogenealogia e prescrivere rituali psicomagici, trovare non solo le diagnosi e le terapie opportune, ma anche le parole giuste per chi confidava un proprio problema (e il proprio dolore). Tutto questo mi ha convinto che l'autore di Psicomagia è proprio la bella persona che ci si immagina leggendolo.

Memorabile infine, la mattina di domenica 8 marzo, il vivace dibattito sul concetto di Karma tra Jodo e il Lama Ghesce Tenzin Tenphel dell'Istituto buddista di Pomaia (il ricavato del seminario era destinato ai restauri a seguito dell'incendio di fine 2008). Per quanto il buddismo sia la più "laica" e disincantata delle Fedi (infatti è più filosofia che religione) anch'essa ha i suoi dogmi e il buon Lama non se ne discostava. Al contrario il nostro psicomago, pur animo di grande spiritualità e uomo credente, è per sua natura iconoclasta rispetto alle religioni che separano le genti del mondo. Così pur ponendosi, con grande umiltà, nella posizione di chi ascoltava per imparare qualcosa di più sul Karma, con le sue puntualizzazioni intelligenti ha trasformato quello che si annunciava come un Lama-monologo in un gustoso match vinto da entrambi e da tutto il pubblico insieme, beato di tanta overdose di saggezza. Naturalmente l'ironia di Jodo ogni tanto veniva fuori. Dimentico con grande facilità le cose, ma ancora otto mesi dopo, ricordo uno scambio che suonava più o meno così:

LAMA: "Il karma è commisurato alla qualità delle azioni che lo generano. Se per esempio volessi uccidere un elefante a mani nude per riuscirci dovrei davvero metterci tanto impegno, e proprio ciò mi dà la misura di quanto karma l'uccisione dell'elefante mi getterebbe addosso. Ma se volessi uccidere una piccola mosca, sarebbe decisamente più semplice. Così come molto minore sarebbe il karma che me ne verrebbe..."

JODO: "Eh no, mi perdoni ma non sono d'accordo, devo spezzare una lancia in favore della mosca!"

LAMA: "...!"

JODO: "Glielo vada a spiegare Lei alla mosca che la sua vita valeva meno di quella dell'elefante... e che ne sappiamo poi che non si trattava di una mosca illuminata, di una mosca-Buddha. Sì, per me la vita della mosca vale quella dell'elefante e di ogni altra creatura vivente. Se io, volontariamente, uccido la mosca o l'elefante il karma che ne deriva è uguale."

martedì 14 aprile 2009

Quel che so di Jodorowsky... (I)

8 : commenti
È passato poco più di un mese da quando ho partecipato allo stage formula-weekend (7/8 marzo) con Alejandro Jodorowsky a Firenze e tra una cosa è l'altra sono mai riuscito a trovare il tempo per parlarne; comincio a farlo ora, cogliendo l'utile sollecitazione di una visitatrice del blog. Intanto butto subito giù il mio Jolly: la cosa più importante che ho riportato da Firenze è la certezza che Jodorowsky non è un bluff e spiego perché.
Alla fine degli anni '90, partecipando a un seminario sulla conduzione di gruppi, per la prima volta capii veramente (non a livello razionale, dico proprio "con la pancia") che quel che sai non vale niente per gli altri se come persona non dimostri di valere le cose che dici... il "predica bene ma razzola male" della saggezza popolare, dove per razzolare male s'intenda trasmettere con tono di voce, postura e non-verbale corporeo un messaggio che contraddice quel che affermi. Insomma, saper essere e saper comunicare è importante quanto sapere, a volte persino di più. Se non sai, meglio tacere, questo sempre. Ma se sai non è detto che tu sia in grado di trasmetterlo agli altri: non basta la buona volontà, servono tanta esperienza di vita e attitudine all'ascolto (non puoi dare se non sai ricevere). Un "conferenziere" comunica veramente, se riesce a toccare nel profondo il suo interlocutore e ciò avviene quando lo scambio nasce da motivazioni sincere, amorevoli e disinteressate, quando uno è autenticamente se stesso e in quel "se stesso" ci mette soprattutto il cuore. Se vogliamo insegnare qualcosa il COME SIAMO è molto più importante del COSA SAPPIAMO, anche se naturalmente queste due dimensioni retroagiscono l'uno sull'altra. Estremizzando, la maggior parte di seminari, conferenze, workshop ecc. su temi "spirituali" sono in primis business per chi li organizza e per chi partecipa un semplice passatempo o appagamento intellettuale o appiglio esistenziale. Però ci sono le eccezioni - tra queste senz'altro Alejandro Jodorowsky - in cui il valore aggiunto è un "conferenziere" che dà prova vivente del risultato di un percorso, stile di vita, fede, conoscenze, ecc. oltre che descriverti queste cose a parole. Vedere e ascoltare Jodorowsky dal vivo mi ha dato la precisa sensazione di una "persona vera" che - come spesso sottolinea egli stesso - non si avventa a raccontare e spiegare nulla non direttamente sperimentato da lui medesimo. Quest'uomo, cercando se stesso, ha avuto delle intuizioni felicissime gettando in particolare un ponte tra psicoanalasi e sciamanesimo/magia (se volete Jodo è l'anello di congiunzione tra Jung e Castaneda!).

mercoledì 11 marzo 2009

Come incontrare
Alejandro Jodorowsky a Parigi...

21 : commenti
al Cafè Le Temeraire
e alla Librairie Les Cent Ciels


Quanto segue è una personale rielaborazione della mail (divulgabile) inviata da Alessandro Lampugnale (1) ai partecipanti all'incontro con Alejandro Jodorowsky (nella foto, mentre firmava autografi) tenutosi a Firenze il 7-8 marzo scorso (2) presso il Palazzo dei Congressi di Piazza Adua 1.

***

Jodorowsky ha superato lo scorso mese di febbraio la soglia degli 80 anni: in ragione dell'età da circa cinque non incontra più nessuno privatamente, a qualsivoglia titolo, e dedica la sua energia agli stages che continua a tenere in giro per il mondo (3) e alla produzione letteraria ancora ben florida (di prossima uscita un libro di psicogenealogia scritto con l'ex moglie Marianne Costa). Per consulti di psicogenealogia e/o atti psicomagici - N.B. non in alcun modo per stabilire un contatto con Jodo - si può fare riferimento a Moreno Fazieri (4), suo primo assistente da oltre 18 anni a Parigi.

Restano due occasioni "tradizionali", a Parigi, che Jodo ha lasciato gratuitamente a disposizione di tutti, per incontrarlo in un contesto pubblico.

La prima è quella di poter fare gratuitamente i Tarocchi con lui. Occorre recarsi al Cafè Le Temeraire, n. 32 Avenue Daumesnil, tel. +33.1.43075687 (dodicesima circoscrizione quartiere, Reuilly, métro Gare de Lyon); qui ogni mercoledì alle 15 circa, purché Jodo sia a Parigi o non abbia impedimenti, un numero variabile tra 20 e 25 persone può beneficiare gratuitamente della lettura delle carte. Per concretizzare questa opportunità, occorre recarsi al bar dalle 10 in poi, scrivere il proprio nome e cognome su un foglietto, piegarlo e metterlo in un apposito cesto. Verso le 15 o anche più tardi, lui arriva e prende letteralmente una manata di biglietti dal cesto; chi è fra quei nomi ha la lettura gratuita dei Tarocchi, gli altri tornano a casa, da qualunque parte del mondo siano venuti. I biglietti depositati variano secondo il periodo dell'anno, normalmente sono circa un paio di centinaia coloro che tentano la fortuna ogni mercoledì disponibile. Jodo è molto spesso fuori Parigi, magari anche senza troppo preavviso, quindi è preferibile chiamare prima al +33.1.43075687 (al bar parlano solo francese).

La seconda alternativa è assistere alle sessioni del Cabaret Mystique. Va precisato che non si tratta più delle grandi adunate di un tempo, che si vedono in DVD e talvolta appaiono in televisione, e non capita più che durante queste performances Jodorowsky consigli atti psicomagici o faccia "indagini psicogenealogiche" a qualcuno che glielo chieda. Da circa sei, sette anni il Cabaret Mystique si è trasferito in una saletta da 70 posti circa all’interno della Libreria Les Cent Ciels al n. 12 di Avenue Jean Aicard (undicesima circoscrizione, République, métro Ménilmontant o Saint Maur); posta elettronica: lescentciels@free.fr. Le date sono irregolari, talvolta decise con un preavviso minimo, si può però controllare il calendario via internet al sito www.lescentciels.com (menùevénements”). Il prezzo di entrata è 15 euro (vanno alla libreria per la sala) e l’orario d’inizio à sempre alle 19; non è possibile prenotare, occorre andare personalmente a comprare i biglietti con qualche ora di anticipo, perché l’ingresso è fino ad esaurimento posti. La pièce di Alejandro dura un’ora o poco più su argomenti che decide lui sul momento; alla fine, rimane un piccolo spazio per gli autografi e i saluti; tutto in francese senza traduzione. Salvo altri impegni, sono presenti generalmente Moreno Fazari e Alessandro Lampugnale.

BIBLIOTECA:

NOTE

(1) Alessandro Lampugnale si occupa di strategie d’impresa e sviluppo dei potenziali umani all’interno di consulenze di direzione aziendale; i suoi seminari in Italia ed all’estero sono visibili su www.lampugnale.it al menù “seminari e sviluppo potenziali”.
(2) Le mie impressioni le trovate qui.
(3) Moreno Fazari (morenofaz@hotmail.fr) vive e lavora a Parigi; viene in Italia tre o quattro volta all’anno, in genere in Veneto.
(4) Jodorowsky non ha un sito ufficiale. Per conoscere le date degli eventi in Italia è consigliabile scandagliare periodicamente internet con i motori di ricerca o prestare attenzione alle rubriche di cultura dei vari media. Osservo che ad organizzare gli stages nella nostra penisola è soprattutto Madreterra (ma non è una regola fissa, l'evento a Firenze faceva capo ad esempio all'ILTK). Costo: sui 350 euro a weekend.

sabato 7 marzo 2009

Unghie nel sole... da Firenze

0 : commenti
unghie nel sole  
piovigginiamo vita  
fin quando duole

Mi connetto al volo da Firenze, da qui per la precisione, per una breve anticipazione di quanto scriverò su Alejandro Jodorowsky a fine trasferta: è un uomo di grande umanità, saggio, intelligente, sboccato, divertente. Sono contento di essermi "regalato" questi due giorni con lui: siamo tanti, più di 150 persone, ma tutti attenti ed educati, al punto che in certi momenti - sarà anche che lui è davanti a me a pochi metri - pare di essere in un salotto.  

N.B. L'haiku mi è venuto stamattina in treno.

martedì 12 agosto 2008

La psicomagia di Jodorowsky

12 : commenti
"Non sono un ubriaco, ma neppure un santo. Un medicine-man non deve essere un 'santo'... Deve poter cadere in basso quanto un pidocchio ed elevarsi come un'aquila... Deve essere dio e diavolo insieme. Essere un buon medicine-man significa trovarsi nel mezzo di una tormenta e non mettersi al riparo. Significa sperimentare la vita in tutte le sue espressioni. Significa fare il pazzo ogni tanto. Anche questo è sacro."


CAPRIOLO ZOPPO
(stregone della tribù lakota)

Con questa epigrafe si apre un libro indispensabile per chi voglia approcciare Alejandro Jodorowsky, detto semplicemente Jodo, artista eclettico, autore teatrale, regista cinematografico, interprete di tarocchi e psicomago. Ma potete considerarlo "semplicemente" un fine conoscitore dell'animo e dell'inconscio umano, sempre che siate in grado di navigare, almeno a vista, tra psicoanalisi (jungiana) e sciamanesimo. In caso contrario sarete facilmente tra i suoi detrattori e lo considererete un mero ciarlatano. Scritto a metà degli anni '90 e pubblicato in Italia da Feltrinelli nella sua Universale Economica, Psicomagia è strutturato nella forma di una lunga e avvincente intervista fattagli dall'amico Gilles Farcet, che dà modo a Jodorowsky (80 anni il prossimo 7 febbraio) di ripercorrere le cinque tappe - atto poetico, atto teatrale, atto onirico, atto magico, atto psicomagico - che l'hanno portato a codificare la psicomagia come una vera e propria forma artistica di psicoterapia. La mia sarà una breve sintesi del libro, ottenuta intervallando i miei commenti ad alcuni dei passi che ho sottolineato durante la lettura.

L'ATTO POETICO. Figlio di profughi russi, Alejandro si riconosce la fortuna di essere nato in Cile, un paese che negli anni '50 aveva una fiorente scuola poetica e la cui stessa società (cosa non infrequente in america latina) era potentemente impregnata di poesia. Se oggi ci mettessimo ad attraversare in linea retta una città, dico proprio in senso letterale come facevano Jodo e il suo amico poeta Enrique Lihn, scavalcando muri, passando sopra le automobili parcheggiate, suonando alle porte per chiedere di poter entrare e uscire dalla finestra opposta, camminando "sempre in linea retta senza preoccuparsi degli ostacoli, agendo come se non esistessero", qualcuno chiamerebbe subito la polizia! Ispirate al motto futurista "la poesia è azione" del nostro Marinetti, siffatte azioni volevano "evidenziare il lato imprevedibile del mondo reale, contrario al rigido mondo dei nostri genitori". Un atto poetico crea "un'altra realtà in seno alla realtà ordinaria" però non deve mai arrecare danno alle persone, anzi "deve provocare un'impressione sempre positiva". Esempi recenti di atto poetico in Italia sono stati colorare di rosso l'acqua della fontana di Trevi (19/10/07) o ricoprire Trinità dei Monti di migliaia di palline colorate (16/01/08) come ha fatto Graziano Cecchini. Oppure a livello di villaggio globale il ballo attorno al mondo di Matt di cui mi sono occupato un mese fa.

L'ATTO TEATRALE è un atto poetico rappresentato in maniera strutturata, per rivolgersi a un pubblico... chiaramente, visti i presupposti eversivi di un atto poetico nel senso inteso da Jodorowsky, questo nuovo atto non può che dar vita a un teatro di avanguardia, messo in scena più facilmente su un autobus che sopra un palco, e a film totalmente sui generis e surreali quali El Topo (1971) o Sangue santo (1989)!

L'ATTO ONIRICO. In un certo senso Jodorowsky mette insieme il pensiero di Jung e Castaneda e ci spiega che interpretare un sogno non significa spiegarlo ma "continuare a viverlo in uno stato di veglia per capire dove ci porta. La fase successiva, che supera ogni tipo di interpretazione, consiste nell'entrare nel sogno lucido, in cui si è coscienti del fatto che si sta sognando, e questa consapevolezza ci dà la possibilità di lavorare sul contenuto del sogno." Arrivando ad un tale controllo dello stato onirico si scopre che "...nella vita come nel sogno, per rimanere lucidi bisogna prendere le distanze, agire senza identificarsi con l'azione" e che allora "Ciò che ci intimorisce perde qualsiasi potere nel momento in cui spettiamo di combatterlo."

L'ATTO MAGICO. A questo punto Jodo si chiese chi "fosse l'artista benefico, il mago buono, capace di creare opere d'arte dotate di forze così positive da indurre l'osservatore all'estasi". "Nella psicomagia spetta all'inconscio decifrare l'informazione trasmessa dal cosciente". "E se ti rivolgi all'inconscio con il suo linguaggio, ti risponderà subito". Dopo avere osservato a lungo all'opera, sia come paziente che come aiutante, una stregona messicana di nome Pachita che curava ogni giorno decine e decine di persone, capì che "in ogni adulto, perfino in quello più sicuro di sé, dorme un bambino desideroso d'amore, e che il contatto fisico è più efficace di qualsiasi parola per stabilire una relazione di fiducia e rendere il soggetto disponibile a ricevere". Se a questo aggiungiamo che quando uno stregone "finge un'operazione, il corpo umano reagisce come se fosse sottoposto ad un intervento autentico" ci avviciniamo a comprendere le basi psicologiche su cui si fonda l'efficacia della magia. Il segreto degli sciamani è quello di sapere "come rivolgersi direttamente all'inconscio tramite il suo linguaggio, (...) attraverso le parole, gli oggetti o le azioni." "In tutte le culture si ritrova il concetto della forza della parola, la convinzione che l'espressione di un desiderio in una determinata forma possa provocarne la realizzazione".

L'ATTO PSICOMAGICO. "Che tu abbia o non abbia fede (nell'atto 'magico' da compiere per ottenere un risultato psicoterapeutico), devi avere la volontà di seguire alla lettera le istruzioni (prescritte dallo 'psicomago')". "Per risolvere un problema non basta identificarlo. Non serve a niente essere consapevoli se non si passa all'azione". "La gente desidera smettere di soffrire, è vero, ma non è disposta a pagarne il prezzo, a cambiare, a cessare di definirsi in funzione delle sue adorate sofferenze". Per vincere questa sorta di inerzia, serve assumersi la responsabilità di realizzare un'azione concreta, in grado di scardinare abitudini, automatismi e coazioni a ripetere: l'atto psicomagico diventa il mezzo per trasformare la consapevolezza conscia in un comando dato all'inconscio,perché solo la "collaborazione" dell'inconscio può guarire i nostri "blocchi" psichici. Jodorowsky ci racconta molti esempi di atto psicomagico, riporto il seguente perché è uno dei più brevi. "Un ragazzo si lamenta di 'vivere tra le nuvole', di non riuscire a 'tenere i piedi per terra' né ad 'avanzare' verso un'indipendenza economica. Prendo le sue parole alla lettera e gli propongo di trovare due monete d'oro e di incollarle alle suole delle scarpe, perché calpesti oro tutto il giorno. A partire da quel momento, scende dalle nuvole, mette i piedi per terra e comincia a camminare... In questo atto mi sono servito addirittura delle parole usate dal mio paziente." In conclusione, la psicomagia parte dall'assunto che nessuna presa di coscienza di noi stessi vale a cambiarci a meno che non si sostanzi in un'agire concreto. Più o meno quel che comprese Freud quando prese atto che, a differenze delle sue prime supposizioni, per rimuovere una nevrosi (abreazione) non bastava rendere consapevole il paziente del trauma da cui s'era originata. Si tratta di un concetto implicito nel pensiero magico dello sciamanesimo, che opera proprio tramite riti che parlano direttamente "ai nostri dei". Al pari dello sciamano uno psicomago prescrive un rito che usa il linguaggio simbolico dell'inconscio per comunicare direttamente con esso, superando e vincendo le censure e le resistenze della nostra parte conscia. Se dopo tanta "teoria" volete rifarvi la bocca, leggetevi (o rileggetevi) questa saggia storia che Jodo ama raccontare durante i suoi seminari.

lunedì 29 ottobre 2007

Questo è buono!

0 : commenti
Riordinando la posta elettronica ho ritrovato una email ricevuta da un'amica di mailing list un paio di anni fa. Aveva appena partecipato a una presentazione di un libro di Alejandro Jodorowsky (nella foto), personaggio incredibile ed eclettico, creatore della psicomagia, esperto di tarocchi (li legge gratuitamente da anni, ma per aiutarci a conoscere noi stessi, non per predire il futuro), scrittore, regista cinematografico. Le era rimasta impressa una storiella inerente al bene e al male che Jodorowsky aveva raccontato a proposito degli ostacoli della vita. L'ho cercata invano su internet; la riporto perciò (con minimi adattamenti) nella versione che m'è arrivata dalla mia amica.
C'era un villaggio sulle Ande con a capo un vecchio saggio. Un giorno uno del paese andò dal saggio dicendogli: le galline del villaggio sono tutte morte! Il vecchio saggio stette in silenzio e rispose: "Questo è buono!" L'uomo andò via sconsolato chiedendosi cosa ci fosse di buono nella morte delle galline. Il giorno dopo lo stesso uomo corse di nuovo dal vecchio saggio urlandogli e ansimando che tutti i cani del paese erano morti! Il vecchio saggio, pensò un attimo e rispose: "Questo è buono!" Il contadino non osò contraddire il saggio, ma era seriamente preoccupato della salute mentale del vecchio... "Cosa c'è di buono," si disse, "nella morte di tutti i cani? I bambini piangono! Gli adulti hanno perso i loro fedeli amici!" Il giorno dopo, questa volta veramente fuori di se, il contadino tornò dal vecchio saggio e con impeto gli urlò: "Vecchio non si riesce ad accendere il fuoco nelle case del villaggio, non c'è modo né di scaldarsi, né di nutrire i nostri figli!" Il saggio lo guardò attentamente e rispose: "Questo è buono!" Stavolta l'uomo sbraitò contro in vecchio urlandogli contro di tutto e di più e tornò al paese convinto che tutti dovevano far allontanare il vecchio saggio perché era impazzito. Il giorno dopo giunsero da lontano dei banditi che volevano depredare, derubare tutti gli abitanti del paese, ma guardandosi intorno notarono, le galline morte, i cani morti, i comignoli delle case che non fumavano... si guardarono perplessi e il capo banda disse: "Questo paese è disabitato! Andiamocene via!" L'universo ha un disegno perfetto: tutto quello che accade è perfetto sia nel bene che nel male! A buon intenditor...
Se questo post ti è piaciuto leggi anche La psicomagia di Jodorowsky.
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