Siamo appassionati d’Amore, onestà, spiritualità, arte, poesia, politica, democrazia, sostenibilità, tecnologia, green-energy, medicina naturale, cambi di paradigma, rivoluzioni scientifiche e “tante cose infinite, ancor non nominate”. Siamo uno specchio capovolto della realtà: fuori c’è il patriarcato e guerre, prevaricazioni e disuguaglianza sociale; qui c’è una "società gilanica". Fuori c’è l’economia del petrolio, qui siamo pro mobilità elettrica, fotovoltaico, sistemi d'accumulo ecc.

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domenica 17 maggio 2015

Serve molta "epoché" a questo mondo!

66 : commenti

Estraggo dal Journal of Nuclear Physics il piccolo ma intenso dialogo intercorso pochi giorni fa tra Andrea Rossi e Koen Vandewalle, che strizza l'occhio a epistemologia storica, natura ideologica dei conflitti, senso della vita, finanche alla "teoria degli antichi astronauti" ecc. Come ha ben scritto ieri mattina Silvio Caggia, "La storia del mondo - passato, presente e futuro - in una domanda ed una risposta... complimenti ad entrambi!".

Koen Vandewalle
May 14th, 2015 at 3:30 PM
[...] Un giorno, Dio visitò la Terra. Arrivò all'asilo, si presentò e spiegò tutto ciò che riguarda l'universo. Come sono fatti i nuclei atomici, come funziona la gravità, come siamo collegati l'un l'altro, perché la vita biologica ha un inizio e una fine, e come le persone dovrebbero organizzare la loro economia e la loro società al fine di vivere felicemente in armonia con la natura e la terra. Tutti i presenti dovettero conservare memoria di tutto ciò che aveva detto. Anni dopo scoprì che le persone, nonostante la spiegazione data da lui in persona, avevano imparato poco. 
Ho scritto "asilo", ma potremmo scrivere quel che vogliamo, il risultato sarebbe lo stesso. Perché? 
Cordiali saluti.
Koen

Andrea Rossi
May 14th, 2015 at 4:32 PM
Perché se si spiega la stessa cosa nello stesso modo a miliardi di persone, capiranno le stesse cose in milioni di modi completamente diversi, poi [le persone che condividono una certa interpretazione] cercheranno pacificamente di prevalere sulle [persone che sostengono] altre interpretazioni, poi, quando ogni modo diplomatico avrà fallito, condurranno guerre e guerre affinché il loro modo di comprendere prevalga. Alla fine, non prevarrà chi avrà capito meglio, ma chi avrà ucciso più nemici. Il vincitore è anche colui che scriverà la Storia.
Cari saluti
Il giorno dopo nel dialogo si inserito anche Domenico Canino...

Domenico Canino
May 15th, 2015 at 1:46 AM
La tua risposta a Koen Vandewalle è giusta. Miliardi di persone capiranno la stessa cosa in milioni di modi completamente diversi. Penso che la causa è la differenza d'intelligenza tra le persone. Dobbiamo lottare affinché le persone più intelligenti prevalgano, e non quelle più aggressive. Perché l'intelligenza è l'unico modo per salvare il mondo.
Personalmente mi trovo molto in sintonia con la risposta...

Andrea Rossi
May 15th, 2015 at 7:28 AM
Non è tanto una questione di intelligenza, credo; è soprattutto una questione di modi di pensare polarizzati, che limitano l'intelligenza. Per tale motivo credo sia importante l'applicazione fenomenologica della "epochè" su tutto ciò che è dato per certo.
Cari saluti.
A.R.

lunedì 14 maggio 2012

La lezione più bella di Randy Pausch

10 : commenti
Ieri un amico mi ha inoltrato un video in cui m'ero imbattuto qualche anno fa: ne ero stato toccato a tal punto che davo per scontato di averlo già pubblicato sul blog... ma Google mi dice il contrario perciò provvedo a farlo adesso. L'ho rivisto ieri, una volta da solo e un'altra con la mia compagna, e ancora una volta oggi insieme a mia figlia: ci siamo commossi tutti fino alle lacrime, io tutte e quattro le volte, e sarà sempre così.


Trovate altre informazioni sulla vita di Randy Pausch (1960-2008) su Wikipedia.

Prima di morire, questo grande uomo ha scritto insieme a Jeff Zaslow, reporter del Wall Street Journal, un libro autobiografico intitolato L'ultima lezione, edito in Italia da Rizzoli. Sarà senz'altro uno dei prossimi libri che comprerò (qui la scheda sul sito Feltrinelli).

Randy Pausch con uno dei suoi tre figli
Alcune frasi famose de L'ultima lezione:

"L'esperienza è quello che ottieni quando non ottieni quello che vuoi".

"Quando sbagli chiedi scusa! Una buona scusa è formata da tre parti: 
«Mi dispiace»; 
«Era colpa mia»;
«Cosa posso fare per rimediare»? 
La maggior parte della gente salta la terza parte; è da questo che puoi capire chi è sincero".

"Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri".

"Quando fai qualcosa di sbagliato e nessuno si prende la briga di dirtelo, significa che è meglio cambiare aria. Chi ti critica lo fa perché ti ama e ti ha a cuore".

"Mi lamentavo con mia madre di quanto fosse difficile quell'esame all'università, e di quanto fosse spaventoso. Lei si inclinò verso di me, mi diede un buffetto sulle spalle e mi disse: «Sappiamo bene come ti senti, tesoro, ma ricorda, tuo padre alla tua età combatteva contro i tedeschi»".

"Sto per morire e mi sto divertendo. E continuerò a divertirmi ogni giorno che ancora mi resta da vivere. Perché non c’è un altro modo per farlo".

"Non perdete mai la capacità di stupirsi tipica dei bambini. È troppo importante. È quella a spingerci ad andare avanti, ad aiutare gli altri".

"Ho una mia teoria sulle persone che provengono dalle famiglie numerose: sono persone migliori delle altre, perché hanno dovuto imparare come andare d’accordo con gli altri".

"Non si può arrivare in cima da soli. Qualcuno deve aiutarti. Io credo nel karma. Credo che si riceve ciò che si è dato".

"Non lamentatevi. Lavorate più duramente. Non cedete. L’oro migliore è quello che giace in fondo ai barili di merda".

"Se vivrete nel modo giusto, il karma si prenderà cura di voi. I sogni verranno da te".

"La fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l’opportunità".

"La fortuna ce la creiamo da soli, chi più sa più vale".

"Impara ad aspettare tutto il tempo che serve e la gente ti sorprenderà davvero: quando si è davvero stufi marci o arrabbiati con qualcuno, significa solo che non si è concesso loro abbastanza tempo, dategliene e vedrete che quasi sempre vi stupiranno".

mercoledì 18 aprile 2012

Ciò che NON sappiamo è più importante

6 : commenti
Le 19+1 sagge regole che seguono, redatte in originale dall'Ingegner Peter Gluck in rumeno e inglese, sono state tradotte, ad oggi, in altre 16 lingue: italiano, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, olandese, polacco, svedese, greco, ungherese, slovacco, ucraino, russo, filippino, malese, cinese.

***

LE MIE REGOLE PER RISOLVERE PROBLEMI
di Peter Gluck - traduzione italiana di Roberto Germano

1. NON ci sono problemi isolati, giungono sempre in grappoli dinamici.

2. NON  ci sono soluzioni finali ai problemi davvero grandi: devono essere risolti sempre nuovamente.

3. NON  risolvere il problema, ma definirlo è il passo fondamentale.

4 NON.  i dati ignoti, ma quelli noti e falsi sono i maggiori ostacoli alla soluzione.

5. NON  ciò che sappiamo, ma ciò che non sappiamo è più importante per risolvere il problema.

6. NON  il principale effetto desiderato, ma quelli secondari negativi e/o indesiderati decidono nella maggior parte dei casi se una soluzione sarà implementata.

7. NON  tutti i problemi hanno una completa, genuina soluzione.

8. NON  le soluzioni che sembrano perfette dall’inizio, ma quelle che sono molto perfettibili sono le migliori in molti casi.

9. NON  le soluzioni esuberanti, splendenti, spettacolari ma quelle elaborate, trovate con difficoltà e sforzo e pazienza sono le più preziose ed hanno un più largo ambito di applicabilità.

10. NON  le soluzioni logiche e perfettamente razionali, ma quelle adeguate ai sentimenti degli utilizzatori potenziali, anche se illogiche, hanno le maggiori possibilità di una veloce implementazione.

11 NON.  la qualità della soluzione ma la velocità della sua implementazione è il fattore decisivo in molti casi. Può essere meglio avere una soluzione parziale applicata velocemente che una soluzione più lenta quasi perfetta.

12. NON  sempre lunghe ore di duro lavoro e grandi sforzi, ma (talvolta) relax e divertimento sono il modo migliore di ottenere soluzioni per problemi (terribilmente) difficili.

13. NON  i nostri problemi personali, ma quelli degli altri sono generalmente risolti da noi in maniera più audace e creativa. 

14. NON le soluzioni prodotte da noi, ma quelle prese in prestito, comprate o rubate da altri sono più facilmente accettate e implementate.

15. NON  l’accrescimento delle forze dell’uomo, ma la riduzione delle sue debolezze è più utile per risolvere con efficienza i problemi.

16. NON  l’attentissima perfetta pianificazione, ma l’intelligente assunzione di rischi e la decisione convinta, sono le chiavi pratiche per risolvere con successo i problemi.

17.  NON sempre i problemi reali, esistenti, ma spesso quelli finti, immaginari sono più difficili da risolvere.

18. NON  accettare le premesse del problema, cambiale quanto necessario e possibile.

19.  NON fermarti alla prima soluzione, cerca alternative.

In ogni caso, per i risolutori di problemi allo stadio avanzato, c’è una SUPER REGOLA - la più importante di tutte;

20. NON  nella saggia applicazione di queste regole, ma nel trovare le specifiche eccezioni ad esse, consta la vera arte di risolvere problemi.

TRADUZIONI IN ALTRE LINGUE:
  1. PROBLEM SOLVING RULES - REGULI PENTRU REZOLVAREA PROBLEMELOR REALE (inglese e rumeno)
  2. REGLER FÖR PROBLEMLÖSNING (svedese)
  3. RÈGLES POUR RÉSOUDRE LES PROBLÈMES (francese)
  4. MINHAS REGRAS PARA RESOLVER PROBLEMAS (portoghese)
  5. ZASADY ROZWIĄZYWANIA PROBLEMÓW (polacco)
  6. A VALOS PROBLEMAK MEGOLDASANAK SZABALYAI (ungherese)
  7. Zásady riešenia problémov (slovacco)
  8. Правила вирішення проблем (ucraino)
  9. Мои Дорогие Друзья отовсюду (russo)
  10. REGELN ZUR LÖSUNG VON PROBLEMEN (tedesco)
  11. REGLAS PARA RESOLVER PROBLEMAS (spagnolo)
  12. ΔΙΕΘΝΕΙΣ ΚΑΝΟΝΕΣ ΕΠΙΛΥΣΗΣ ΠΡΟΒΛΗΜΑΤΩΝ (greco)
  13. REGELS OM PROBLEMEN OP TE LOSSEN (olandese)
  14. Tagalog Language Translation (filippino)
  15. Malay Language Translation (malese)

sabato 12 marzo 2011

Il vero scetticismo scientifico

12 : commenti
"Se tutti gli scienziati bocciano un'idea, questa non dev'essere necessariamente presa come una prova che suddetta ipotesi sia assurda; al contrario, occorre esaminare con cautela le presunte motivazioni di queste opinioni e giudicare come queste reggono all'attento esame."

(Brian Josephson, Nobel per la Fisica 1962)


Ci vorrebbe gente come Josephson dentro il CICAP e la sua rivista Query on line, che dimostra di fare esattamente il contrario di quello che suggerisce Josephson. CICAP e Query on line hanno senso e utilità quando agiscono per smascherare impostori e ciarlatani del paranormale, ma quando cercano di dimostrare che non esistono fenomeni come fusione fredda o principi alla base dell'omeopatia o benefici per la il corpo e la mente derivanti da pratiche di meditazione ecc. (si potrebbe continuare a lungo), annaspano nel buio come un golem lobotomizzato che usi solo l'emisfero sinistro. Giudizio duro, lo riconosco, ma deriva da due mesi di full immersion in quello che Query scrive oppure ospita. Naturalmente vorrei in futuro avere più di un motivo per ricredermi, ma dovrà passare un po' d'acqua sotto i ponti.

P.S. consiglio la lettura di un'intervista a Josephson che trovo imperdibile.

giovedì 6 gennaio 2011

Soltanto un verbo

5 : commenti
Il verbo amare è uno dei più difficili da coniugare: il suo passato non è semplice, il suo presente non è indicativo e il suo futuro non è che un condizionale.




C'è altro da aggiungere!?

venerdì 12 novembre 2010

Se hai scavato una voragine sotto i piedi...

0 : commenti
Vi passo un'altra "perla" trovata al convegno a cui sto partecipando.
Il premio Nobel per l'economia James Heckman, a proposito dellla tentazione di operare tagli al welfare in conseguenza della crisi economica, ha indirizzato al presidente degli USA, Barack Obama, questo saggio esempio:
Se hai scavato una voragine sotto i piedi, la soluzione non è smettere di scavare, ma moltiplicare gli sforzi per uscire dal burrone, arrampicandosi con le unghie e con i denti.
Quelle unghie e quei denti altro non sono che gli investimenti sui nostri figli, ricordiamocelo, mentre tagliamo la spesa sociale per fronteggiare i deficit di bilancio.
Proprio oggi il presidente Napolitano ha criticato i tagli indiscriminati che il governo ha inserito nella prossima legge finanziaria. È evidente che in Italia si sta facendo esattamente il contrario di quello che suggerisce Hackman: tagliando su istruzione, ricerca e cultura si toglie ossigeno ai nostri figli, si tira a campare e si ipoteca il loro futuro. Ma che dovremmo aspettarci, Tremonti non riceverà mai un Nobel per l'economia, e Berlusconi non è di certo Obama.

Location:Via Hermann Sudermann,Riva del Garda,Italia

sabato 6 novembre 2010

Ha tutte le donne che vuole

4 : commenti
Se di qualcuno si dice che ha tutte le donne che vuole, significa che di tutte le donne che vorrebbe avere ha soltanto quelle che vogliono lui.



Citazione letta e copiata immediatamente da un altro blog! Appropriata a stendere un velo bromuroso sulle ultime esternazioni "politiche" del nostro indaffaratissimo premier.

martedì 8 giugno 2010

Quando non c'è più niente da togliere

3 : commenti
La perfezione si ottiene non quando non c’è nient’altro da aggiungere, bensì quando non c’è più niente da togliere.

(attribuita ad Antoine de Saint-Exupéry)


Su questo blog non sempre riesco ad attenermi a questa sacrosanta regola aurea, ma è proprio l'ideale a cui ho teso in tutto ciò che ho scritto, quando lo pubblicavo all'antica. E continuerò a provarci, ostinatamente.

mercoledì 2 giugno 2010

Due non è il doppio ma il contrario di uno

4 : commenti

Riporto la quarta di copertina de Il contrario di uno, di Erri De Luca.
Il due è il contrario di uno. "Questa notizia che," dice Erri De Luca, "contrasta con l’aritmetica, è l’esperienza di questi racconti. Da un cordone di madre ai due nodi in vita di una cordata in montagna si svolge l’avventura di un solitario che si imbatte nella forma del due. È una rivelazione, non sacra e neppure profana." Queste storie sono emergenze che contraddicono la solitudine, imbrogliano la morte. Una donna entrata in una stanza d'inverno a portare l’inatteso calore dell'alleanza fra i corpi. Un padre pittore fedele al suo "pollice arlecchino". Una fanciulla borghese in camicia bianca e gonna blu davanti al ciclostile della rivoluzione che sferra una sua impossibile domanda: "Ma tu non vuoi essere per una volta il prossimo per qualcuno?

"Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato."

Ringrazio Alessia di aver portato alla mia attenzione questa raccolta di racconti brevi: sarà la mia prossima lettura. L'autore voluto dedicarli a quel concetto "anti-matematico" che ho molto a cuore e che da parte mia ho condensato, con formalismo matematico, nella "formula della coppia" (a questo link).


ALTRI LINK:

giovedì 20 maggio 2010

L'amore è poesia

0 : commenti
Un amore che nasce inonda il mondo di poesia, un amore che dura irriga di poesia la vita quotidiana, la fine di un amore ci rigetta nella prosa.

sabato 8 maggio 2010

Amicizia controversa

5 : commenti
Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi. La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se è stata la miglior conversazione mai avuta. È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi. Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo. Non cercare le apparenze, possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi. Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia. Trova quello che fa sorridere il tuo cuore. Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero! Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare. Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice. Mettiti sempre nei panni degli altri: se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così. Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino. La felicità è ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male, quelli che hanno provato, solo così possono apprezzare l'importanza delle persone che hanno toccato le loro vite. Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori. Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.

Martin Luther King (?)

Tanta saggezza in poche righe. Ma il motivo di questo post è che oggi un'amica mi ha fatto notare che l'ispiratissimo brano del grande M. L. King fa pure parte, parola per parola, di un altro più lungo che ho inserito nel blog un anno e mezzo fa, Le cose che ho imparato dalla vita, attribuito però a Paulo Coelho. Ho cercato su internet di venire a capo di questo pasticcio d'autore, così come avevo fatto per l'Ode alla vita erroneamente attribuita a Pablo Neruda (vedasi qui), però stavolta non sono riuscito a trovare il bandolo della matassa. Se qualche persona amica che passa sa la soluzione me la dia per favore.

domenica 25 aprile 2010

Felicità...

0 : commenti
C'è un'ape che se posa 
su un bottone di rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

giovedì 15 aprile 2010

Ozpetekianamente

3 : commenti

Gli amori impossibili non finiscono mai: sono quelli che durano per sempre.
(Da Mine Vaganti, di F. Ozpetek)


Mine vaganti è un film divertente e godibile, ma non molto di più: forse un giorno me lo ricorderò soprattutto per questa frase, detta dalla nonna a Tommaso. Non ho resistito ad appuntarmela mentre la pellicola scorreva, oggi pomeriggio al cinema. È degno contraltare alla citazione di Erri De Luca inserita proprio ieri nel blog. Bella coincidenza!

mercoledì 14 aprile 2010

Ci sono creature assegnate...

6 : commenti
Ci sono creature assegnate che non riescono a incontrarsi mai e s'aggiustano ad amare un'altra persona per rammendare l'assenza. Sono sagge.
(Erri De Luca)


Dopo avere perso quello che per 11 anni avevo creduto l'amore della mia vita, averne incontrato altri che sono durati molto meno, essermi illuso per quasi 5 anni di averlo trovato ancora, sono (o ero?) giunto a credere che, a meno di incontrare una vera anima gemella, sia (o fosse?) meglio per me restare solo, ma pur sempre libero di continuare a cercare. Poi, quando meno te l'aspetti, arriva una frase come quella di Erri De Luca (tratta dal libro Tre Cavalli), come un proiettile a colpire in pieno la tua resistenza... o fissazione? Magari sto diventando saggio.


P.S. confrontate ora le parole di Erri de Luca a quella contenute in Mine vaganti di Ferzan Özpetek! E un'ultima cosa. Il "rammendo" in questione non è riempire un vuoto, ma curarlo e guarirlo. Io almeno lo sento così.

domenica 28 marzo 2010

Se la tivù...

1 : commenti

Così si conclude l'intervento odierno di Ilvo Diamanti su Repubblica.it, ineccepibilmente lucido come al solito.
 
(questo post ha un'appendice)

giovedì 11 marzo 2010

Ti voglio un bene dell'anima

5 : commenti
Ti voglio bene... non con il cuore, ma con l'anima perché un giorno il cuore smetterà di battere invece l'anima vivrà in... eterno!!!

Stamattina mia figlia mi ha dedicato queste parole, inoltrandomele con un sms. Una frase semplice semplice, bella bella... E leggendola, di colpo ho compreso che quando diciamo "ti voglio un bene dell'anima" affermiamo inconsapevolmente una grande verità.

sabato 6 marzo 2010

Il successo è...

3 : commenti

Ci sono alcune cose che il successo non è.

Non è fama, non è denaro o potere.
Il successo è svegliarsi la mattina, talmente eccitata per quello che devi fare che non vedi l'ora di uscire di casa.
È lavorare con gente che la pensa come te.
Il successo è avere un contatto con il mondo e dare emozioni agli altri.
È riuscire a trovare un modo per unire persone che non hanno nulla in comune se non un sogno.
È andare a dormire la sera sapendo che hai dato il meglio di te.
Il successo è gioia e libertà e amicizia.
E il successo è amore.
(dal film Fame
versione 2009)

Condivido pienamente la critica di Edoardo Becattini alla recente riedizione del primo Fame girato da Alan Parker nel 1980, pellicola che 30 anni fa marcò indelebilmente la mia adolescenza. È però senz'altro da salvare il monologo qui sopra riportato, recitato verso la fine del film da Jenny (l'attrice Kay Panakaber, nella foto): è il successo che ho sempre sognato anch'io.

lunedì 14 dicembre 2009

Sulla Colpa e il Castigo

3 : commenti
Da un libro che amo e che mi accompagna, Il Profeta di G. Kahil Gibran (1883-1931), Biblioteca Universale Rizzoli.
Allora un giudice della città si fece avanti e disse: Parlaci della Colpa e del Castigo. E lui rispose dicendo: È quando il vostro spirito vaga nel vento, Che soli e incauti commettete una colpa verso gli altri e quindi verso voi stessi. E per questa colpa commessa dovrete bussare e, inascoltati, attendere a lungo alla porta dei beati. Come l'oceano è la vostra essenza divina; Per sempre resta incontaminata. E come nell'etere, in essa si muovono soltanto gli esseri alati. Come il sole è la vostra essenza divina; Ignora le gallerie della talpa e non cerca le tane del serpente. Ma in voi non dimora soltanto l'essenza divina. Molto è tuttora umano in voi, e molto in voi non è ancora umano, Ma un pigmeo informe che cammina addormentato cercando nelle brume il proprio risveglio.E ora vorrei parlarvi dell'uomo che è in voi. Poiché né la vostra essenza divina, né il pigmeo nelle brume, ma solo l'uomo conosce la colpa e il castigo. Spesso vi ho udito dire di chi sbaglia che non è uno di voi, ma un intruso estraneo al vostro mondo. Ma io vi dico: così come il santo e il giusto non possono innalzarsi al di sopra di quanto vi è di più alto in voi, Così il malvagio e il debole non possono cadere più in basso di quanto vi è di più infimo in voi. E come la singola foglia non ingiallisce senza che la pianta tutta ne sia complice muta, Così il malvagio non potrà nuocere senza il consenso tacito di voi tutti. Insieme avanzate, come in processione, verso la vostra essenza divina. Voi siete la via e i viandanti. E quando uno di voi cade, cade per quelli che lo seguono giacché li mette in guardia contro l'ostacolo. Ma cade anche per quelli che lo precedono i quali, benché più celeri e sicuri nel loro passo non rimossero l'ostacolo. E vi dirò inoltre, nonostante la mia parola vi pesi sul cuore: L'assassinato è responsabile del proprio assassinio, E il derubato non è senza colpa del furto subito. Il giusto non è innocente delle azioni del malvagio. E chi ha le mani pulite non è immune dalle imprese dell'empio. Sì, il colpevole è spesso vittima di chi ha offeso. E ancora più spesso il condannato regge il fardello di chi è senza biasimo e colpa. Voi non potete separare il giusto dall'ingiusto, il buono dal cattivo, Poiché stanno uniti al cospetto del sole come insieme sono tessuti il filo bianco e il filo nero. E se il filo nero si spezza, il tessitore rivedrà da cima a fondo tela e telaio. Se qualcuno di voi volesse portare in giudizio una moglie infedele, Soppesi anche il cuore del marito e ne misuri l'anima. E chi volesse frustare l'offensore scruti nello spirito dell'offeso. E se qualcuno di voi, in nome della giustizia, volesse punire con la scure l'albero guasto, ne esamini le radici. E scoprirà radici del bene e del male, feconde e sterili, tutte insieme intrecciate nel cuore silenzioso della terra. E voi, giudici, che pretendete essere giusti, Che giudizio pronunciate su chi, benché onesto nella carne, in spirito è ladro? Che pena infliggere a chi uccide nella carne, ma in spirito è lui stesso ucciso? E come perseguite chi nei fatti inganna e opprime, Ma è lui stesso afflitto e oltraggiato? E come punite quelli il cui rimorso è più grande del loro misfatto? Il rimorso non è forse la giustizia retta da quella vera legge che servireste di buon grado? Ma non potete imporre il rimorso all'innocente, né strapparlo dal cuore del colpevole. Inaspettato, esso chiamerà nella notte affinché l'uomo si svegli e scruti dentro di sé. E come potrete capire la giustizia, se non esaminate ogni fatto in piena luce? Solo così saprete che il caduto e l'eretto sono un solo uomo che sta nel crepuscolo, sospeso tra la notte della sua essenza non ancora umana e il giorno della sua essenza divina. La pietra angolare del tempio non è più alta della pietra più bassa delle sue fondamenta.

martedì 18 agosto 2009

Mani, mente e cuore... cercasi paternità!

4 : commenti
Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e con la mente è un artigiano, chi lavora con le mani, con la mente e con il cuore è un artista.
Sono sicuro di avere già sentito questa frase. Mi ci sono imbattuto di nuovo proprio stanotte in cui, svegliatomi alle due, non sono riuscito a riprendere sonno a causa del caldo. Si potrebbe disquisire in difesa degli operai che mettono l'anima nel loro lavoro, ma complice l'insonnia ho in mente altro. L'attribuzione a S. Francesco che ho trovato mi è suonata poco verosimile. La ricerca su google mi ha restituito soltanto quattro blog italiani e di contenuto molto simile (questo, questo, questo e questo) che suffragherebbero la paternità del Santo di Assisi... un po' poco direi. Su un sito di gastronomia (questo) la frase viene invece messa in bocca a Michelangelo, il che sarebbe forse appena appena più verosimile... giusto a naso eh! In realtà il nostro aforisma è citatissimo in internet - soprattutto da artigiani che mettono il cuore nel loro lavoro - ma quasi sempre senza citarne la fonte. Sempre meglio non attribuire che farlo erratamente o, peggio, tagliuzzare l'aforisma così: “L’operaio lavora con le mani, l’artigiano con la mente e l’artista con il cuore” (qui e qui). Se cerchiamo la frase in inglese (ad es. qui) rispunta San Francesco e - sorpresa - persino una variante attribuita a San Tommaso!
  • He who works with his hands is a laborer. He who works with his hands and his head is a craftsman. He who works with his hands and his head and his heart is an artist. (St. Francis of Assisi)
  • A man who works with his hands is a laborer; a man who works with his hands and his mind is a craftsman; but a man who works with his hands and his brain and his heart is an artist. (St. Thomas Aquinas)
La cosa curiosa è che mentre la frase in italiano è attribuita solo da una manciata di siti al Poverello, nel mondo anglofono sono tantissimi a farlo. Viene quindi da pensare che il "bollino francescano" le sia stata appiccicato all'estero e solo successivamente sia approdato in Italia. A complicare ancora di più le cose, come autore della seconda variante in lingua inglese oltre e forse più che S. Tommaso viene citato (ad es. qui, qui, qui e qui) un famoso avvocato anglo-americano, di origine ebraica, nato a Londra nel 1902 e scomparso a New York nel 1994, Louis Nizer. E pure il sito italiano di una compagna teatrale (questo) attribuisce la traduzione a lui. Ricapitoliamo S. Francesco d'Assisi (XII sec.), S. Tommaso d'Aquino (XIII sec.), Michelangelo Buonarroti (XVI sec.) o Louis Nizer da Londra (XX sec.)? Non mi stupirei che l'autore fosse proprio quest'ultimo, quello che uno non si aspetta, come di solito succede con le bufale diffuse viralmente nella rete, ad esempio l'Ode alla vita di Martha Medeiros attribuita a Neruda oppure le Desiderata di Max Ehrmann, scritte nel '900, attribuite a fonte anonima del XVII sec. A questo punto, però ho il dubbio che potrebbe trattarsi di un semplice proverbio, la cui fonte è la saggezza universale dei popoli e nessun autore in particolare! Ma se questo blog fosse Voyager e io Roberto Giacobbo, ora sconvolgerei tutti dicendo che l'autore è in realtà... William Shakespeare! La morale? Ipse dixit, nemo dixit: quel che si crede vero lo costruiscono i grandi numeri, mentre la verità appartiene al regno dell'opinabile. (testé inventata dal sottoscritto... oppure la disse Francis Bacon... o forse Giulio Andreotti... o Silvio Berlusconi... chissà...)

giovedì 29 gennaio 2009

Quant'è vero!

10 : commenti
Chi ha moglie e figli ha dato ostaggi alla fortuna. 
 

Avrei parecchie cose da raccontare oggi... ma devo assolutamente recuperare un po' di sonno perduto, perciò mi soffermo solo su questa breve citazione. Mi ci sono imbattuto la settimana scorsa, a un seminario, condividendola in pieno: quant'è vero! Se amiamo qualcuno si crea necessariamente la possibilità che quella stessa fonte di gioia possa trasformarsi in fonte di dolore. Nonostante questo pericolo, è ovvio che valga sempre la pena di amare, anzi è proprio impossibile non farlo, salvo rinnegare la nostra natura umana. Cercando nel web l'aforisma di Bacone, per verificarne l'autenticità, ho però scoperto che, ricondotto al contesto da cui è stato estrapolato, aveva un significato ben diverso e per di più terribilmente maschilista!  
"Chi ha moglie e figli ha dato ostaggi alla fortuna, perché essi sono impedimento alle grandi imprese sia di bene che di male. Ma la causa più ordinaria di celibato è la libertà, certamente in certi spiriti egoisti e bizzarri, che sono sensibili ad ogni restrizione. Gli uomini non sposati sono ottimi amici, ottimi padroni, ottimi domestici, ma non sempre ottimi soggetti, perché son facili a prendere il volo, e quasi tutti i fuggiaschi son di quella condizione. Il celibato va bene per gli ecclesiastici, perché la carità difficilmente irrigherà il suolo se deve prima riempire una pozza. Certamente moglie e figli sono una specie di disciplina dell’umanità, e i celibi, sebbene siano molte volte più caritatevoli poiché i loro mezzi sono meno esausti, tuttavia sono più crudeli e duri di cuore perché la loro tenerezza non è spesso invocata."
(Bacone, Saggi, Del matrimonio e del celibato)

Onde evitare equivoci, il senso che preferisco attribuire alla frase - non me ne voglia Bacone - è questo: Chi ha marito o moglie o figli ha dato ostaggi alla fortuna.
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