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Visualizzazione post con etichetta Deepwater Horizon. Mostra tutti i post
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domenica 6 giugno 2010

If it was my home

2 : commenti
Pochi giorni fa avevo scritto, conti alla mano, che la dimensione della chiazza di petrolio provocata dal disastro della Deepwater Horizon era grande come la Basilicata, Calabria e Puglia, messe insieme. Per verificare la correttezza di questa stima confrontatela con quella fornita dalla U.S. Coast Guard andando sul sito ifitwasmyhome.com e digitando "Basilicata" nella casella Location.

Terribile, ma ahimè vero.

Ricordo che parliamo solo della chiazza in superficie, non degli idrocarburi pesanti che hanno avvelenato i fondali, né di quelli disciolti coi solventi che si sono dispersi in sospensione, né di quelli intercettati in profondità dalle correnti oceaniche e diretti persino verso l'Europa.

Ormai il danno è fatto e ci vorranno secoli per riassorbirne gli effetti. Che almeno serva ad accelerare il processo di abbandono dell'economia basata sul petrolio. A far uscire dall'ombra le tante tecnologie già pronte per sfruttare le fonti di energia pulite e rinnovabili come, per esempio, la fusione fredda.

Si veda anche l'articolo su repubblica.it che ha ispirato questo post.

domenica 30 maggio 2010

Le lattine di coca cola della Deepwater Horizon

0 : commenti
Anche l'operazione top kill è fallita. La potenza più avanzata dell'occidente dimostra d'essere inerme di fronte a un incidente che, pur prodotto dall'apparato economico-industriale civile, suona più pernicioso di un attacco armato militare. Dopo l'11 settembre gli USA hanno dichiarato una III guerra mondiale contro il terrorismo islamico, invaso e occupato Afghanistan e Irak, trascinato nella paura/psicosi del terrorismo l'intera umanità. Cosa faranno dopo che la BP ha aperto una Chernobyl idrocarburica a ridosso delle coste americane senza riuscire ad arginarla? A chi dovrebbero dichiarar guerra gli Stati Uniti se non a se stessi e al loro insensato modello di sviluppo?
Intanto al mondo intero - al suo ecosistema marino in particolare - accade qualcosa di spaventoso. Torno a parlare di numeri, perché ancora una volta ho l'impressione che qualcuno stia giocando a far ballare le cifre, al fine non di rendere ben consapevole l'opinione pubblica di quel che succede. Per esempio, il Corriere della sera del 27 maggio scorso riporta quanto segue: 


43 MILIONI DI LITRI - Intanto si comincia a fare i conti dei danni. Secondo le stime preliminari del governo Usa sono usciti dalla falla tra i 12 e i 19mila barili al giorno (corrispondenti a 2-3 milioni di litri), per un totale al 17 maggio di 270mila barili di petrolio, pari a quasi 43 milioni di litri. La Bp ha sempre dichiarato che la perdita era di 5mila barili al giorno. Un disastro che dunque supera quello della Exxon Valdez nel 1989 in Alaska: allora la perdita totale fu di 40,9 milioni di litri. (articolo completo). 


Facciamo un po' di conti: 


1 barile = 158,99 litri 
12.000 barili al giorno = 1.907.848 litri 
19.000 barili al giorno = 3.020.759 litri 


Stime perdita petrolio dal 22 aprile al 17 maggio (26 giorni) 


stima minima = 49.604.036 litri 
stima massima = 78.539.724 litri 
stima media = 64.071.880 litri


Stime perdita petrolio dal 22 aprile al 30 maggio (39 giorni) 
stima minima = 74.406.054 litri 
stima massima = 117.809.586 litri 
stima media = 96.107.820 litri 


Si noti bene che, pur fornendo la stima giornaliera minima e massima, le agenzie di stampa forniscono la stima della perdita totale minima, invece che una media tra la stima minima e massima come sarebbe corretto. In base alla stima minima la soglia psicologica della quantità di greggio perso dalla Exxon Valdez sarebbe stata infranta verso il 12 maggio, in base alla stima media 3 o 4 giorni prima, in base alla stima massima una settimana prima, già verso il 5 maggio. Per onor di cronaca, dobbiamo riportare anche le stime che riporta Greenpeace (qui), pari a una Exxon Waldez ogni settimana (oltre 36.000 barili al giorno!), quindi a 152.000.000 litri al 17 maggio e a 228.000.000 litri (quasi 6 volte la Exxon Valdez!) al 30 maggio. Ed esistono stime ancora peggiori. Quelle date dalla radio statunitense NPR (vedasi qui), formulate da esperti in base all'analisi delle immagini della perdita diffuse dalla BP: in media 70.000 barili al giorno! Equivalenti a a 289.000.000 litri al 17 maggio e a 434.000.000 litri (oltre 10 volte la Exxon Valdez!) al 30 maggio. Vorrei far notare che, essendo la superficie degli oceani pari a 360.700.000 kmq (il 70% della superficie totale del pianeta), se in questo momento per ogni chilometro quadrato di acque marine galleggiasse un po' del petrolio fuoriuscito dal buco di trivellazione della BP nel Golfo del Messico, esso sarebbe pari in volume a
  • 2/3 di una lattina di coca cola*, in base alla stima minima ufficiale
  • l'equivalente esatto di 1 lattina di coca cola, in base alla stima massima ufficiale
  • 2 lattine di Coca Cola, in base alla stima fornita da Greenpeace
  • 4 lattine di Coca Cola, in base alla stima fornita da NPR
* prendo a unità di misura uno dei simboli per antonomasia del modello economico americano del dopoguerra.


Ipotesi non troppo fantascientifiche: se queste centinaia di milioni di litri di oro nero, come sembra sempre meno improbabile, entreranno nel circuito delle correnti marine atlantiche, l'impatto del disastro diventerà globale.
È la nemesi della ricerca del profitto "ad ogni costo". Tutto questo è accaduto - non dimentichiamolo - perché di fronte dell'esaurimento dei giacimenti e all'aumento del prezzo del greggio, le compagne petrolifere vanno a trivellare dove prima sarebbe stato antieconomico, spingendosi oltre i limiti di sicurezza che la tecnologia può assicurare. Ecco perché non c'è alcun dubbio che il disastro della Deepwater Horizon è il punto di arresto e non ritorno dell'economia del petrolio, come Chernobyl lo fu per quella dell'atomo sporco (anche se in Italia si finge che non sia così). Se non si sceglierà subito di abbandonare il modello di sviluppo centrato sugli idrocarburi (l'industria automobilistica per esempio è già pronta), presto potremmo non avere più sotto ai piedi un pianeta in grado di ospitare un qualsivoglia tipo di sviluppo. Speriamo dunque che si trovi una soluzione quanto prima alla emorragia nera nel Golfo del Messico e, ancora di più, che questa durissima lezione basti ai leader delle nazioni e delle multinazionali ad aprire gli occhi.

sabato 29 maggio 2010

I conti del disastro (II)

2 : commenti
Come ormai viene riportato da ogni fonte giornalistica, se Dio vuole e se le prossime 48 ore non riserveranno sorprese, la British Petroleum sta davvero portando a compimento la sua "mission impossible", ai limiti della tecnologia attuale: mettere un "tappo" alla perdita di petrolio nel Golfo del Messico.
Un mese fa scrivevo a proposito della marea nera che minacciava le coste della Lousiana: da questa ennesima tragedia ambientale, spero almeno che finalmente nasca tra i petrolieri, e soprattutto tra i governi, la volontà di riconvertirsi e puntare tutto, da subito, su idrogeno e altre fonti sostenibili. Unico lato "positivo", ma proprio a cercare il bicchiere mezzo pieno a tutti i costi, in una siffatta catastrofe. Il giorno dopo, facevo un po' di conti sull'entità del disastro, che ancora stentava a essere bene inquadrata dalle fonti di informazioni, evidenziando che in base alle stime ufficiali (5.000 barili di petrolio al giorno pari a quasi 800.000 litri) e ai circa 3 mesi di tempo allora preventivati dalla BP per bloccare la perdita, alla fine l'inquinamento di greggio (1 milioni di litri) sarebbe stato quasi quasi due volte quello provocato dalla Exxon Valdez nel 1989 (quasi 41 milioni di litri). Da allora la stima di 800.000 litri/giorno è stata più volte messa in discussione. E non potrebbe essere altrimenti visto che già da un pezzo è stato annunciato il superamento del triste record della Exxon Valdez. Come riporta oggi Repubblica.it (qui) la stima corretta dovrebbe oscillare addirittura tra i 2 e 3 milioni di litri al giorno. Moltiplicandola per 37 giorni, dal momento dell'inabissamento della Deepwater Horizon a ieri e confidando che la perdita sia definitivamente bloccata, la quantità di petrolio disperso nel Golfo del Messico va da un minimo di 74 milioni a un massimo di 111 milioni di litri, compresi sia gli idrocarburi leggeri a galla sia gli idrocarburi pesanti rimasti, ahimè, sui fondali. Spesso le cifre non trasmettono immediatamente il senso di cosa esse rappresentino, vanno trasformate in immagini concrete. 100 milioni di litri corrispondo a
  • un serbatoio di 10x10 metri di base e 1 km di altezza
  • un velo di 1 centesimo di millimetro di spessore, che ricopre mortalmente una superficie pari a 10.000 kmq, più grande dell'Umbria (8.456 kmq), più grande delle Marche (9.366 kmq), pressoché pari alla Basilicata (9.995 kmq)
Auguriamoci che tutto ciò sia sufficiente affinché l'umanità scelga in un futuro immediato di adottare fonti e vettori di energia esclusivamente rinnovabili e non inquinanti. Ché non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, e non vogliamo che Madre Terra urli ancora più forte. P.S. del 30 maggio 2010. Purtroppo mi tocca aggiornare questo post, perché in base ad altre stime la massa di greggio fuoriuscita nell'oceano ad oggi potrebbe essere 2 volte (per Greenpeace) o persino 4 volte (per NPR) i 100.000.000 litri. Per capirci, se l'ordine di grandezza in questione fosse sul serio pari a 400.000.000 di litri, le immagini che avevo suggerito andrebbero modificate così:
  • un serbatoio di 20x20 metri di base e 1 km di altezza
  • un velo di 1 centesimo di millimetro di spessore, che ricopre mortalmente una superficie pari a 40.000 kmq, pari quasi a quella di Basilicata, Puglia e Calabria messe insieme (44.441 kmq)
E la cosa peggiore è che si parla ormai apertamente di fallimento dell'operazione top kill... vedasi anche il mio ultimo post: Le lattine di Coca Cola della Deepwater Horizon.

lunedì 3 maggio 2010

Non tutto il male vien per nuocere

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Ogni catastrofe ha sempre un lato positivo: che le ceneri vulcaniche fertilizzassero il suolo lo sapevo, ma che fossero un toccasana pure per le acque marine lo ignoravo proprio!
Allo stesso modo quante più conseguenze "nere" avrà l'inabissamento della Deepwater Horizon, tanto più potrà spingere l'opinione pubblica a chiedere a gran voce autovetture elettriche invece che a benzina, i politici a smettere di appoggiare le lobbies dei petrolieri, i petrolieri a riconvertire i loro business verso le energie pulite.
In un mondo che ha bisogno di tanti fiori colorati, non c'è miglior concime del letame.
Questo è l'ottimismo che mi piace.
Non quello dei pescecani e dei caimani! ;-)

venerdì 30 aprile 2010

I conti del disastro (I)

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Ho scritto ieri della catastrofe ambientale in atto nel Golfo del Messico, che già oggi ha raggiunto le coste della Luosiana. I media cominciano a inquadrare l'entità del disastro.
Quando studiavo ingegneria all'Università di Perugia - eh sì, 5 lustri fa facevo pure questo - il nostro docente di Fisica, l'esimio Prof. Franco A. Levi, ci esortava a stimare sempre l'ordine di grandezza di ciò che osservavamo, per esempio valutando a occhio il peso di un palazzo: se ben ricordo, chiamava tale operazione stima approssimata quantitativa. Questa ginnastica mentale ci aiutava anche nel processo inverso: ricostruire da un report numerico l'idea concreta del fenomeno/oggetto misurato. A seguito dell'inabissamento della piattaforma della British Petroleum (BP) nel Golfo del Messico, dal 22 aprile fuoriescono dal fondale marino sottostante 5.000 barili di petrolio al giorno. È chiaro a tutti cosa significhi questa cifra? 1 barile (unità di misura standard del greggio) corrisponde a circa 159 litri. 5.000 barili al giorno corrispondono a 795.000 litri al giorno (5.000 x 159). 795.000 litri al giorno (diviso 24) corrispondono a 33.125 litri all'ora. 33.125 litri all'ora (diviso 60) corrispondono a 552 litri al minuto. 552 litri al minuto (diviso 60) corrispondono a 9,2 litri al secondo. 1 litro corrisponde a 0,001 metri cubi, quindi 9,2 litri al secondo corrispondono a 0,0092 metri cubi al secondo (9,2 x 0,001), ovvero a un getto di 0,0092 metri quadri di sezione e della lunghezza di 1 metro. La superficie di un disco di 0,0092 metri quadri ha un diametro (d) in metri pari a due volte la radice quadrata di 0,0092/π. Perciò d = 0,054 m = 10,8 cm. Abbiamo quindi a che fare con un cilindro lungo 1 metro e di quasi 11 centimetri di diametro. Questo è il volume occupato dai 9,2 litri di petrolio che ogni secondo si aggiungono alle acque del Golfo del Messico. Il portavoce della BP ha dichiarato che ci vorranno almeno 3 mesi per bloccare la perdita nel Golfo del Messico (ha paragonato l'operazione a rimettere un tappo di sughero a una bottiglia di champagne appena aperta!). Auguriamoci che sia stato pessimista nella stima dei tempi, perché in 90 giorni, restando costante la perdita, si disperderebbero in mare 71.550.000 litri di idrocarburo (795.000 x 90), quasi il doppio del carico disperso in mare dalla Exxon Valdez nel 1989 di fronte alle coste dell'Alaska. Ma lì si trattava di zone quasi completamente disabitate, qui l'impatto può essere ancora più devastante. Vedo una sola morale in tutto ciò. Non è solo il nucleare che va contestato, ma tutto il modello economico basato sul petrolio. È ora di andare oltre. P.S. L'incidente della Exxon Valdez detiene il primato del maggior risarcimento per un disastro industriale. La Exxon Mobil, compagna proprietaria della petroliera, dovette assumersi l'onere della bonifica delle coste dell'Alaska,per un totale di circa 2 miliardi di dollari (coperti in gran parte delle assicurazioni); fu inoltre condannata in sede civile e penale a pagare 1 miliardo di dollari. Se tanto ci dà tanto, questo primato sarà infranto.

P.S. del 07.05.10 - "L’istituto svizzero di riassicurazione, Swiss Re, ha annunciato che i danni causati dalla marea nera nel Golfo del Messico potrebbero raggiungere il costo di 3,5 miliardi di dollari (2,7 miliardi di euro). Swiss Re "si attende che le perdite totali garantite da questo evento si attestino tra 1,5 miliardi e 3,5 miliardi di dollari”, ha indicato l’istituto in un comunicato. Il gruppo svizzero ha tuttavia informato che queste cifre potrebbero cambiare a seguito della difficoltà di predire l’evoluzione di questa catastrofe naturale. (fonte quotidiano.net)

giovedì 29 aprile 2010

Quante volte?

0 : commenti

Quante volte bisogna sbattere la testa contro un muro prima di capire che ci si sta facendo male?
I disastri ambientali provocati dalle petroliere, ad esempio quelli che hanno coinvolto la Amoco Cadiz (1978), la Exxon Valdez (1989), la Haven (1991), non hanno minimamente spinto le grandi compagne petrolifere a mettere in discussione l'eticità dei loro profitti.
La notizia di questa settimana è l'esplosione e l'inabissamento il 22 aprile scorso della piattaforma di trivellazione off-shore Deepwater Horizon della British Petroleum (BP). Il petrolio sgorga dal tubo di trivellazione a circa 1550 metri di profondità e pare ci vorranno mesi per riuscire a bloccarne la fuoriuscita. La crescente marea nera, già oggi grande due volte la superficie del Belgio, incombe sulle sfortunatissime coste della Lousiana (le stesse flagellate nel 2005 dall'uragano Katrina che annichilì New Orleans) e, salvo miracoli, contaminerà per anni e anni l'intero Golfo del Messico. Chissà, forse la catastrofe ecologica e il conto che la BP dovrà pagare si annunciano talmente colossali, da far comprendere a chiunque estragga petrolio che molto presto il gioco non varrà più la candela. Lieviteranno i costi per assicurare le attività estrattive off shore degli idrocarburi. Le nazioni chiederanno maggiori garanzie di sicurezza per i loro territori. Tutto ciò sarà riversato sui prezzi del greggio, destinati a salire ancora, con effetti imprevedibili nell'attuale congiuntura economica negativa. Da questa ennesima tragedia ambientale, spero almeno che finalmente nasca tra i petrolieri, e soprattutto tra i governi, la volontà di riconvertirsi e puntare tutto, da subito, su idrogeno e altre fonti sostenibili.
Mutatis mutandis, gli incidenti di Three Mile Island (1979) e soprattutto quello epocale di Chernobyl (1986) non sono bastati a togliere alle lobby industriali dell'atomo facile, né ai politici che ne perseguono e proteggono gli interessi, il pallino di puntare sul nucleare "pulito" per far cassa. È l'umanità a essere stupida? Concediamole il dubbio, di certo acconsente fin troppo facilmente a farsi guidare da persone meschine e senza scrupoli.
Ora mi domando, cosa deve ancora succedere per convincere tutti che, al pari del modello di consumo basato sugli idrocarburi, anche il nucleare non s'ha più da fare?
Eppure, con le tecnologie esistenti, la produzione dell'energia può già essere trasferita in gran parte su fonti energetiche pulite e rinnovabili (solare, eolico, sfruttamento delle correnti marine, fusione fredda ecc.) o vettori energetici ugualmente non inquinanti come l'idrogeno. Va delocalizzata e parcellizzata, a livello di singole unità abitative, incentivando le famiglie a staccarsi dalle reti "pubbliche" dei gestori privati e a rendersi energeticamente autosufficienti, a fronte di un investimento iniziale ormai abbordabile. È scienza non fantascienza, tuttavia si fa ancora molto meno di quanto potrebbe e dovrebbe essere fatto.
Quante volte bisogna sbattere la testa contro un muro prima di capire che ci si sta facendo male?

P.S. Leggete anche "I conti del disastro (I)" e "I conti del disastro (II)" per comprendere la portata di quello che sta succedendo nel Golfo del Messico.
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