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venerdì 22 ottobre 2010

Ex voto (di Eugenio Montale)

2 : commenti
Ho letto oggi sul blog Pioggia blu, questa poesia di Montale. Anzi, ho riletto, perché sono quasi certo di averlo già fatto da ragazzo. Quella volta però non mi colpì tanto, ora sì. Evidentemente la vita mi ha lasciato solchi in cui questi versi ora possono germogliare…


Ex voto

Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade. 

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca 

più del fresco germoglio. Tanto e altro
puó darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.


Mi era già successo la primavera scorsa di essere parecchio toccato da una poesia di Montale. Non ci sarà due senza tre?

P.S. Non ne sono certo, ma credo che anche questa poesia faccia parte della raccolta Satura.

lunedì 12 aprile 2010

Ho sceso

4 : commenti
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.


Forse vi è capitato già di leggere questa poesia. È citata su vari blog per esempio, spesso però con gli "a capo" scorretti, a distruggere la ritmica e musicalità che possiedono: nella poesia forma e sostanza vanno sempre a braccetto, dandosi forza l'un l'altro.

Eugenio Montale (1896-1981) scrisse questi versi in ricordo della moglie Drusilla Tanzi, scomparsa nel 1963. Appartengono alla raccolta Satura (per la precisione alla sezione "Xenia", interamente dedicata a Drusilla), pubblicata nel 1971 da Mondadori.

Che l'essenziale è invisibile agli occhi è fatto evidente per chi ascolta ciò che gli suggerisce il cuore. Un sentimento di vero amore provato per qualcuno, come quello tra Eugenio e Drusilla, è una di quelle esperienze capaci di rivelare questa semplice grande verità, anche a chi può essere solo testimone di quell'amore. E noi, leggendo la poesia in questione, ne siamo testimoni.

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