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martedì 20 settembre 2011

Il pianetà Felicità

17 : commenti
Vi confesso una cosa, dal giorno che feci il firewalking si sta realizzando sul serio un mio grandissimo desiderio: ho avvistato il pianeta Felicità e comincio ad entrare nel suo campo gravitazionale... :-)

Così la marcia della pace Perugia-Assisi, domenica prossima, non poteva capitare quest'anno in un momento migliore per la mia anima: mia figlia non vede l'ora di camminarla, io non vedo l'ora di camminarla con lei e pure con... con ventiduemila passi d'amore! Pensate che dico così per dire? Be' lo pensavo anch'io, prima che facessi quattro conti e avessi ancora una volta dimostrazione di come il mio intuito la sappia lunga! Tra poco vedrete perché.

Ho fatto fare la prima marcia della pace ad Arianna quando aveva 7 anni, nel 2005. Ci vedete immortalati nella foto durante quell'impresa: devo dire che provo un'infinita tenerezza a rivederci, io con un po' di rughe in meno e mia figlia, ora adolescente e più alta di me, così piccolina. 

Domenica prossima ripeteremo lo stesso tragitto ridotto di allora, fino alla frazione di Santa Maria degli Angeli di Assisi, evitando la lunga salita finale fino alla Rocca; infatti verrà con noi un bambino della stessa età di mia figlia allora. La destinazione, poco pittoresca eppure decisamente efficace per spronare un bambino ad arrivare alla meta -- lo collaudai con mia figlia -- sarà per la precisione il McDonald's di Santa Maria degli Angeli. 

Abito nella parte bassa di Perugia che dà sul Tevere (zona Ponte San Giovanni) e da casa mia fino all'ipercalorica meta Google Maps mi indica 14 km di itinerario: considerando in media 63-64 cm per ogni passo detta distanza corrisponde a: 22 mila passi!!!

Sono abbastanza folle o posso ancora migliorarmi? ;-)

Ora vi saluto, ché prima di andare a dormire devo ripassare un po' d'arpeggi. Sto imparando a suonare alla chitarra questo pezzo celtico e sono ormai a buon punto: mi mancano soltanto le variazioni finali (ultimi 40 secondi del brano). M'inchino alla maestria delle mani di Lamberto Maggi, pluri-strumentista raffinato e insostituibile colonna dell'Associazione Theamus; è sua anche la trascrizione per chitarra del brano, che Alan Stivell suona all'arpa celtica. POTETE SCARICARE LO SPARTITO QUI.

lunedì 1 agosto 2011

Ricordo di Nick Drake

3 : commenti
Quando stasera Robi mi ha parlato di Nick Drake (1942-1974), mi è subito tornata alla memoria la bellissima Things Behind the Sun, brano che ero convinto di avere caricato in questo blog un paio di anni fa; evidentemente avevo solo pensato di farlo, perché non ne ho trovato traccia. 

Cantautore introverso e depresso, un po' come il nostro Luigi Tenco (1938-1967): due giovani suicidi. Artista molto particolare, con una sensibilità incredibile di cuore, voce e dita: il suo stile fingerpicking, ricchissimo e abbinato all'abitudine di inventarsi accordature aperte fuori d'ogni standard, ne fa un chitarrista irripetibile e maestro di generazioni di altri esecutori che gli sono succeduti.

Ero incerto tra la famosa Things Behind the Sun e un'altra sua canzone, River Man; sono entrambe struggenti e ipnotiche quindi vi invito ad ascoltarle tutte e due.

giovedì 19 maggio 2011

SiX#6 Alicepedia

28 : commenti
Ad Alberto,
con cui riuscirò prima o poi a suonare insieme!


Durante la convalescenza passata forzatamente a casa non mi sono dedicato solo a internet.

Questo per esempio è un piccolo virtuosismo che ho composto con la chitarra e vi spiego perché l'ho intitolato S i X # 6 .

SiX come 6, ma anche come sinistro... 

Sinistro cioè incidente: quello che ho avuto due settimane fa cadendo dalla moto.
E sinistro come il piede che ne è uscito, miracolosamente senza fratture, ma contuso il giusto: un quintale e mezzo che ti piombano giù sulla caviglia non è uno scherzo.

SiX come numero 6.

Le sei corde della chitarra. In questo pezzo però suono solo le tre più acute, usando solo 3 dita della mano destra e solo 3 dita della mano sinistra (quindi 6 dita in tutto).

È da suonare sempre più veloce, come il sirtaki per intenderci!

P.S. perché si intitola anche Alicepedia me lo tengo per me! ;)

sabato 27 novembre 2010

Bilancio di assestamento fine 2010

1 : commenti
Mi ritrovo con un'emergenza scolastica in atto e devo impegnarmi seriamente per riportare in carreggiata mia figlia in primis a matematica e geometria. Se riesco a farle attecchire, una buona volta, un metodo in queste due materie, poi potrà spenderselo in tutte le altre. La madre, di fatto, ha già rinunciato a credere che Arianna possa raggiungere traguardi più alti della sufficienza: io invece credo ci sia ancora un margine di manovra e il tentativo comunque lo voglio fare e mia figlia stessa vuole provarci.

Ci sono anche un po' di problemi di salute dei miei genitori... ma quella è questione troppo delicata per parlarne qui.

Per quel che riguarda me, confermo a maggior ragione il letargo in cui ho messo le  questioni di cuore, per ora ibernate in stato di animazione sospesa... avrò tempo per rianimarle: ora priorità a mia figlia, che non rifarà la seconda media mai più (per lo meno questo sarebbe l'auspicato obiettivo!!).

Nel tempo che mi resta libero da lavoro e doveri genitoriali, devo portare a buon fine un po' di lavoretti lasciati a metà in casa, e mettere - la sera dopo cena - da un lato delle buone basi all'apprendimento della lingua spagnola e dall'altro dedicarmi con costanza al perfezionamento con la chitarra. Il flamenco va oltre le mie aspettative: il modo diverso con cui sto imparando ad arpeggiare con la destra (l'uso del pollice in particolare) ha ricadute fantastiche su tutti i tipi di musica che so suonare, sul finger-picking in generale. Stanotte ho scoperto per esempio quanto differente esca Every breath you take dei Police suonandola solo col pollice invece che arpeggiandola con più dita come ero abituato a fare, e che sia possibile arrangiare Un senso di te di Elisa solo con pollice e indice... il bello del flamenco (e altre tecniche simili, anche col plettro) è che imparando a utilizzare molto di più il pollice ti trovi le altre dita libere di fare tante cosucce!

Ah dimenticavo, dedico sempre 10 o 20 minuti al giorno alla giocoleria: lei e lo yoga sono i miei migliori anti-stress!

Così mi prendo qualche settimana di vacanza dalla blogsfera. E senza sensi di colpa considerato che, senza accorgermene, a novembre, col presente ho scritto  32 post (troppi!) e visto abbondantemente battuti già la settimana scorsa tutti i record di accesso al blog: è stata ufficialmente infranta la soglia delle 10.000 pagine lette al mese!

Infine, se ci sarà da scendere in piazza qui a Perugia per portare finalmente al governo chi veramente abbia a cuore il governo, per quello il tempo lo troverò di certo. 

Post scriptum

sabato 20 novembre 2010

Come due somari

0 : commenti
Ringrazio Kylie per avermi fatto scoprire una bella canzone che non mi sovveniva, stranamente perché Samuele Bersani mi è sempre piaciuto parecchio sia come autore che interprete... e non si  inciampa mai per caso in una canzone!

A parte il testo, interessante e originale come ci ha abituato questo bravo cantatutore romagnolo, da notare l'essenziale quanto avvolgente arrangiamento d'impronta molta latina: solo voce e due chitarre.



Come due somari

Andiamo a stenderci comodi in profondità
giù fra i crepacci bui col diavolo che ci ospita;
se poi riusciremo a riportarlo su
si divide come un premio… non lo dico più.

Occorre spingere ai limiti la carrucola
con le scintille fra le mani e poi la corda se ne va.
Noi due come due somari siamo senza strategia
e abbiamo perso l’indirizzo per andare via.

“È l’occasione di lasciar perdere?”
si chiedono gli amanti chiusi a chiave in hotel.
Con l’inflessione dialettale che ho
non prendermi sul serio sono un impostore.

Sarò la causa di ogni preoccupazione
una specie di provocatore di risse da bar.
Se non fosse che tu sei pacifica
avrei un bernoccolo e un taglio da suturare
con dei punti ma voglio sperare
che questo con te sia impossibile.

Avendo l’ultimo fiammifero non lo sprecherei
su un muro umido ad accenderlo io non ci proverei
e poi non parlarmi adesso della claustrofobia:
lì c’è l’uscita e là l’ingresso, siamo a un crocevia.

“È l’occasione di lasciar perdere?”
si giurano gli amanti chiusi a chiave in hotel.
Con l’inflessione dialettale che ho
ti posso ipnotizzare, sono un traditore.

Sarò la causa di ogni allucinazione
una specie di dirottatore di tapis-roulant
comperati di notte al telefono.
La solitudine no che non è un affare,
ti fa credere di risparmiare
e invece non è che uno sperpero
di stagioni inutili e di anni andati via
davanti a un calendario e la colpa è soltanto mia.

venerdì 22 gennaio 2010

Abbandonarci oppure resistere?

4 : commenti
È un po’ immaginare la tua anima come una donna che viene spogliata, un conto è che venga spogliata con violenza, diverso è essere spogliata dalla persona che ti ama davvero più della sua vita per una notte d’amore che dura per l’eternità; opporresti la stessa resistenza pensando a questo?

(citato a memoria da una cara amica a proposito dell'Amore con cui Dio ci ama
e di come Egli ci dona la libertà d'abbandonarci oppure resistere a tale Amore)

Sì, a certe condizioni si può mischiare il sacro col profano.
C'è un punto dove erotismo e misticismo s'incontrano, cercando lo Spirito nella carne il primo, oltre la carne il secondo.
Momenti in cui l'Amore incondizionato e l'amore carnale di una donna e di un uomo si coniugano insieme.


Imbattendomi stasera nelle immagini e nella canzone di questo video di Sophie Zelmani, per me è stato istintivo collegarle alle parole in testa al post, che mi erano arrivate pochi giorni fa... istintivo e inevitabile.

P.S. A questo punto mi viene voglia di rileggermi il Cantico dei Cantici...

mercoledì 13 gennaio 2010

Rodrigo y Gabriela

2 : commenti
Cimentarsi in una cover è sempre un salto mortale, ecco qui qualcuno che ci riesce benissimo. Ieri ho sentito alla radio di sfuggita parlare di Rodrigo y Gabriela, un duo di chitarristi di origine messicana, che hanno cercato fama fuori patria trovandola, se ricordo bene, in Irlanda e da lì in tutto il mondo. Ho spulciato su youtube e ho scelto una loro incredibile Starway to Heven per chitarra classica che non può che far applaudire d'ammirazione gli stessi Led Zeppelin!

Da ascoltare a bocca e cuore aperti...

domenica 25 ottobre 2009

Blogger in stato di agitazione...

2 : commenti
SOL LA muSIca adesso MI FA# DOlce il naufragaRE
(hai kupito?)

mercoledì 20 maggio 2009

Cuban Landscape with Rain

1 : commenti
All'orizzonte si avvicina solo pioggia che cade da rimorsi nuvolosi...


Leo Brouwer è un compositore fantastico! A eseguirlo nel video è The San Jose State University Guitar Quartet.

giovedì 1 gennaio 2009

Inizio il 2009 con una doverosa ammenda (e 4 chiacchiere)

4 : commenti
A letto alle 4 dopo la festa di stanotte. Un rumore da fuori mi ha svegliato alle 9. Ormai non ho più sonno. Perciò vengo a cercare su internet chi fossero Santo & Johnny. A Donnachenina, che ieri mi aveva chiesto se ricordassi e mi piacesse la musica di questo duo di chitarristi di un po' di anni fa, ho improvvidamente risposto che non mi pareva di conoscerli. Ahimè, è quasi come se avessi detto di non conoscere B.B. King! Purtroppo la mia difficoltà a ricordare nomi è proverbiale, però i brani musicali li memorizzo abbastanza bene, per questo mi sono morso le mani quando ho capito che i fratelli Santo & Johnny Farina erano gli autori del tema de Il Padrino (1972) di F.F. Coppola e soprattutto di Sleepwalk, il brano che nel 1959 li lanciò in tutto il mondo, diventato uno dei più rappresentativi del sound americano a cavallo tra i fifties (i mitici anni '50 del rockabilly e di Happy Days) e i sixties!
Sleepwalk tra l'altro è un brano utilizzato in tantissimi film (specie quelli ambientati nei fifties), e ripreso da vari gruppi, in primis gli Shadows, che dubito avrebbero mai registrato nel 1960 la loro celeberrima Apache senza l'ispirazione di Santo & Johnny. Tecnicamente, il duo dei fratelli Farina, credo abbia anche il merito (non sono certo non ci siano altri autori cui attribuirlo) di avere sdoganato dalla musica country, proiettandola anche su molti altri generi musicali, la steel guitar, in particolare la table steel guitar: per capire di che si tratta, consiglio di vedere questo video di repertorio dove Santo & Johnny suonano Sleepwalk dal vivo con table steel guitar e chitarra elettrica (una bella Gibson Les Paul).
A proposito di chitarra. Eravamo quasi 30 persone alla festa a casa di Grazia ieri (che fortuna avere una casa grande come la sua!) e mi sono divertito, anche se sono rimasto un po' troppo sulle mie. La maggior parte degli invitati frequentava la stessa scuola di ballo latino da diversi anni, e pur conoscendo bene la padrona di casa e qualche altro suo amico e amica, mi sono sentito un pesce fuor d'acqua quando, dopo il cenone e il brindisi di mezzanotte, tolti i tavoli il salone si è trasformato in una sala da ballo. Ma sono in un periodo di scarso protagonismo, così non ho avuto il coraggio (o meglio la voglia) di organizzare una scissione della festa con gli altri ospiti che come me non ballavano: scapparcene al piano di sopra, prendere la chitarra del figlio di Grazia e farci una bella cantata. :-) Ho invece fatto una bella chiacchierata con la maestra di ballo di quel gruppo, che - comprensibilmente - non è che avesse tanta voglia di buttarsi in pista tra i salseri e sicuramente avrebbe apprezzato l'idea di una cantata. Mi ha chiesto per quale motivo non ballassi, così le ho spiegato perché mi ritrovo a 40 anni e passa senza sapere ballare danze figurate, pur avendo senso del ritmo e un buon orecchio; al massimo mi butto nella disco come mi viene (e ho imparato insieme alla madre di mia figlia). E perché invidio comunque chi sa ballare (leggasi questa poesia di Gibran), e le mie esperienze col tango, abortite anche e soprattutto per mancanza di tempo da dedicarvi. Riguardo tutto ciò potete pure leggere - se avete il coraggio! - il più logorroico post di questo blog, scritto più di un anno fa. Alla fine ci siamo ritrovati a parlare di tutt'altro: massaggi (linfodrenaggio, ayurvedico, shatzu, cranio-sacrale), reiki, matrimoni andati a male... entrambi ci siamo scoperti separati in quanto "piantati" e traditi dai rispettivi consorti (ma poi ben felici di avere aperto gli occhi!). Davvero una bella persona questa ragazza, che ha avuto anche la fortuna di trovare un nuovo compagno con cui, glielo si leggeva negli occhi, è felice: auguro a entrambi uno scintillante 2009 insieme. E ora via a iniziare questa giornata e quest'anno.

sabato 29 novembre 2008

Ancora Pat Metheny: If I can

0 : commenti
Oggi, in attesa di uscire e aspettando che mia figlia finisca i suoi compiti di scuola, mi sento in sintonia con la musica di Pat Metheny: su YouTube c'è davvero l'imbarazzo della scelta, questa If I could (Se potessi) in cui mi sono imbattuto per caso è toccante quasi quanto la canzone che ho postato poco fa... mi sarebbe piaciuto vederla eseguita dal vivo.

Pat Metheny suona Ennio Morricone

1 : commenti
Ma quant'è bella! Dico questa versione "live" del love theme della colonna sonora scritta da Ennio Morricone per il pluripremiato Nuovo Cinema Paradiso (1988) di Giuseppe Tornatore. Alla chitarra l'inconfondibile tocco di Pat Metheny, al contrabbasso Christian McBride...



P.S. Dedicato a Paolo Simoncini, in arte Blu

domenica 23 novembre 2008

La volontà di Billy McLaughin

3 : commenti
Fino a ieri di Billy McLaughlin sapevo che era un chitarrista americano, grande interprete dello stile tapping, sul genere del compianto Michael Hedges. Nulla di più. Stamattina, cercando qualche sua esibizione registrata su YouTube ho scoperto la sua incredibile storia. Dopo oltre 20 anni di carriera di musicista e compositore, con concerti eseguiti in ogni parte del mondo, nel 1999 iniziò ad avere problemi di coordinazione alla mano sinistra (quella principale per i chitarristi) sempre più accentuati, fino a perderne quasi del tutto la mobilità. Nel 2001, i medici gli diagnosticarono la distonia focale, una malattia neurologica incurabile che impedisce al cervello di comandare gli arti e le varie parti del corpo. La sua carriera di musicista era finita. Ma Billy non si è scoraggiato. "Salve, distonia focale, benvenuta nella mia vita," si è detto e poiché era ancora capace di utilizzare al 100% la mano destra, per quattro anni si è totalmente dedicato a imparare a suonare ex novo il suo strumento e la sua musica da mancino, nota dopo nota; allo stesso tempo ha rieducato con determinazione la sinistra in modo che potesse accompagnare sulle corde dei bassi le melodie costruite dalla destra. Dal 2006 Billy McLaughlin è tornato a calcare i palchi e a incidere dischi. Il video che propongo qui di seguito riguarda proprio la sua seconda vita musicale! APPROFONDIMENTI Qui il video (in inglese) che ho utilizzato come fonte principale per ricostruire la vicenda di Billy McLaughlin. Qui la pagina dedicata su Wikipedia a questo grande musicista e ancor più grande uomo. Qui un altro bel video, però di prima della malattia, quando suonava con la mano sinistra. P.S. Vedere e ascoltare questo video pensando alla volontà e al coraggio che stanno dietro alla performance mi ha commosso fino alle lacrime. Billy, giustamente ha detto che per lui suonare ancora è un miracolo e che si considera molto fortunato.

sabato 25 ottobre 2008

September Fifteenth

0 : commenti
No words... solo dolci nostalgie, di quando ascoltavo spesso September Fifteenth, uno dei brani del monumentale album As falls Wichita, so falls Wichita falls (1981) di Pat Metheny e Lyle Mays.

mercoledì 22 ottobre 2008

Music for a Found Harmonium

2 : commenti
Sono di poche parole in questo inizio settimana. Lascio parlare le note. Non so cosa darei per suonare la chitarra come questo questo tipo qui!
Vale però la pena di ascoltare il brano originale dei Penguin Cafè Orchestra, caratterizzato dall'insistente DO-SOL (mi pare) a bordone (basso continuo), lo ascoltate qui.

martedì 26 agosto 2008

Bartender, please fill my glass for me

0 : commenti
Oggi. Tornato dal lavoro mi sono cambiato al volo, ho inforcato la bici e sono partito per un giro d'una decina di chilometri, da completare prima che tramontasse il sole. A metà esatta del percorso, i segni di un incidente appena avvenuto... una ragazza posava a terra un triangolo di segnalazione... un'auto ferma in mezzo alla strada... una moto a terra... persone che si prendevano cura di un motociclista supino sul bordo della carreggiata in attesa dell'ambulanza... Spero tanto sia tutto finito bene. Un nuovo giro di pensieri ha accompagnato quello delle ruote fino a casa... questo ne è il condensato. L'essere umano a volte è davvero sciocco. Invidia le gioie altrui senza avvedersi che per lo più sono apparenti. Si lamenta per un nonnulla dimenticando le sofferenze attorno a lui. Ricorda fin troppo bene i torti che ha subìto. Ma scorda facilmente ciò che gli è stato donato, a partire dalla vita. L'essere umano a volte dà il meglio di sé. Gli basta dedicarsi alle cose che lo appassionano per sentirsi vivo e felice. E una telefonata di una persona amica per tornare a ridere. Sopporta le traversie quotidiane, perché s'accorge che c'è sempre qualcuno che sta peggio da aiutare. Sa ricompensare chi lo ama con lo stesso zucchero. L'essere umano è fantastico. Guardate ad esempio che sonorità ti tirano fuori Dave Mathews e Tim Reynolds con due chitarre (e la voce di Dave)!
Lascio anche il testo e la traduzione dall'inglese, fatta ora al volo... Quando ascolto una canzone in lingua straniera non bado alle parole, è la musica a colpirmi. Una volta visto il testo, mi sono reso conto che era più consona al mio stato d'animo malinconico di ieri che a quello sorridente di stasera, pazienza... la canzone è bella lo stesso!
BARTENDER If I go Before I'm old Oh, brother of mine Please don't forget me if I go Bartender, please Fill my glass for me With the wine you gave Jesus that set him free After three days in the ground Oh, and if I die Before my time Oh, sweet sister of mine Please don't regret me if I die Bartender, please Fill my glass for me With the wine you gave Jesus that set him free After three days in the ground Bartender, please Fill my glass for me With the wine you gave Jesus that set him free After three days in the ground I'm on bended knees, I pray Bartender, please When I was young, I never think about it Now I can't get it out of my mind I'm on bended knees Father, please Oh, and if all this gold Should steal my soul away Oh, sweet mother of mine Please redirect me in this gold... Bartender, you see The wine that's drinking me Came from the vine that strung Judas from the Devil's tree His roots deep, deep in the ground Bartender, you see The wine that's drinking me Came from the vine that strung Judas from the Devil's tree His roots deep, deep in the ground In the Ground... I'm on bended knees Oh, Bartender, please I'm on bended knees Father, please When I was young, I never think about it Now I just wanna run and die I'm on bended knees Oh, Bartender, please Bartender, please...
BARISTA
Se me ne andassi prima di diventare vecchio oh fratello mio, per favore, non dimenticarmi se me ne vado. Barista, per favore, riempi il mio bicchiere per me con il vino che desti a Gesù, quello che lo rese libero tre giorni dopo la sepoltura. Oh, e se morissi prima del mio tempo oh mia cara sorella, per favore, non rimpiangermi se muoio. Barista, per favore, riempi il mio bicchiere per me con il vino che desti a Gesù, quello che lo rese libero tre giorni dopo la sepoltura. (2 V.) Sono in ginocchio e prego: barista, per favore... Quando ero giovane non ci avrei mai pensato adesso non riesco a levarmelo dalla mente. Sono in ginocchio: Padre, per favore... Oh, e se tutta questa ricchezza dovesse sedurre la mia anima oh mia cara madre, per favore indicami di nuovo la via in mezzo a questa ricchezza. Barista, tu capisci che il vino "che mi sta bevendo" viene dal tralcio di vite che appese Giuda all'albero del Diavolo... profonde le sue radici... profonde sottoterra. Sottoterra... Sono in ginocchio: barista, per favore... Sono in ginocchio: Padre, per favore... Quando ero giovane non ci avrei mai pensato adesso voglio solo correre e morire. Sono in ginocchio: oh barista, per favore... barista, per favore...

sabato 2 agosto 2008

Scoprire Josè Gonzàlez

3 : commenti
Qualche settimana fa, mentre tornavo a casa nottetempo, ho acceso l'autoradio e sono stato colpito da una canzone trasmessa in quel mentre su RAI Radio Tre; ne sono stato rapito e una volta parcheggiato in cortile ho aspettato che si concludesse. Per fortuna i conduttori della trasmissione ne hanno citato titolo e autore: Cycling Trivialities di Josè Gonzàlez. Qualche ora dopo, gironzolando su YouTube, sul sito personale dell'artista e in giro per la rete, sapevo parecchio di questo ottimo chitarrista classe 1978, figlio di genitori argentini, nato e cresciuto in Svezia, che canta rigorosamente in inglese, con due album all'attivo: Veneer (2003) e In Our Natur (2007) da cui è tratto Cycling Trivialities. Le sue canzoni sono malinconiche ma altrettanto suggestive e ipnotiche. In quanto appassionato di chitarra, sono particolarmente conquistato dalla sua tecnica e dall'eleganza del tocco. Per quel che posso capire, suona col fingerpicking americano (soprattutto), qualche accenno di flamenco spagnolo e un'impostazione di scuola classica. Sembra inoltre avvalersi di "accordature aperte" (in particolare RE SOL RE SOL SI RE) e alla fine ribatte su giri simili (variando di qualche semitono la tonalità col capotasto); ma nonostante un po' di ripetitività, trovo che sappia creare delle atmosfere magiche, pure se spesso un po' cupe. Si aiuta bene anche con la voce, forse non eccezionale ma molto espressiva e avvolgente. Gli manca appena un po' più di solarità a Josè Gonzàlez per diventare un mito... ma è solo al suo secondo disco e ha solo 30 anni, perciò chissà! Questo è il video di Cycling Trivialities, la canzone che ho ascoltato per prima alla radio (peccato che è tagliato il bel finale ad libidum). Inserisco anche il testo e la mia traduzione: come sempre non garantisco della sua bontà, stavolta in particolare (se avete suggerimenti... prego!).




Too blind to know your best. 
Hurrying through the forks without regrets. 
Different now, every step feels like a mile. 
All the lights seem to flash and pass you by. 


So how’s it gonna be. 
When it all comes down you’re cycling trivialities. 


Don’t know which way to turn. 
Every trifle becoming big concerns. 
All this time you were chasing dreams, 
without knowing what you wanted them to mean. 


So how’s it gonna be. 
When it all comes down you’re cycling trivialities. 


Who cares in a hundred years from now. 
All the small steps, all your shitty clouds. 
Who cares in a hundred years from now. 
Who’ll remember all the players. 
Who’ll remember all the clowns. 


So how’s it gonna be. 
When it all comes down you’re cycling trivialities.



Troppo cieco per conoscere il tuo meglio.
Superando di corsa i bivi senza rimpianti.
Ora è diverso, ogni passo pesa come un miglio.
Ogni luce pare lampeggiare e attraversarti.


E allora, come andrà a finire. 
Quando tutto va in rovina sei solo un ricorrente danno collaterale.

Non sai quale strada prendere.
Ogni sciocchezza diventa una grossa questione.
Sei stato tutto questo tempo a inseguire sogni,
senza sapere cosa volevi che significassero.


E allora, come andrà a finire. 
Quando tutto va in rovina sei solo un ricorrente danno collaterale.

Chi si preoccuperà tra cent'anni.
Tutti i piccoli passi. Le tue nuvole di merda.
Chi si preoccuperà tra cent'anni.
Chi ricorderà tutti i giocatori.
Chi ricorderà tutti i clown.


E allora, come andrà a finire. 
Quando tutto va in rovina sei solo un ricorrente danno collaterale.


Su YouTube si trova praticamente tutta la discografia di Josè Gonzàlez, tra cui queste cover: la famosissima Teardrop dei Massive Attack, Hand On Your Heart di Kilye Minogue, Heartbeats dei meno noti The Knife (gruppo svedese). Questo e il link alla pagina su Wikipedia. Questi infine i link al sito ufficiale di Josè Gonzàlez e alla pagina su MySpace (su entrambi è possibile ascoltare molte canzoni). P.S. del 10/08/08. Mi piace molto la traduzione di When it all comes down you’re cycling trivialities che mi propone Chiara sul suo blog al posto della mia Quando tutto va giù stai macinando banalità, che ho quindi trasformato in Quando tutto va in rovina sei solo un ricorrente danno collaterale.

giovedì 10 luglio 2008

Blackbird

3 : commenti
Ma ci può essere qualcosa di più bello, fresco, e immortale di un brano come Blackbird? L'uccello nero (merlo), composto da Paul McCartney, è uno dei capolavori del White Album, il mitico doppio LP stampato nell'anno epocale che fu il 1968... avevo solo 3 anni allora e un anno dopo il LEM Eagles sarebbe allunato sul nostro satellite. Il mondo sarebbe più povero di note, colori e sorrisi se non fossero nati i Beatles... altro che la Luna, loro hanno conquistato i nostri cuori!
Blackbird singing in the dead of night Take these broken wings and learn to fly All your life You were only waiting For this moment to arise Blackbird singing in the dead of night Take these sunken eyes and learn to see All your life You were only waiting For this moment to be free Blackbird fly Blackbird fly In to the light of a dark black night Blackbird fly Blackbird fly In to the light of a dark black night Blackbird singing in the dead of night Take these broken wings and learn to fly All your life You were only waiting For this moment to arise You were only waiting For this moment to arise You were only waiting For this moment to arise E sono orgoglioso di saperla suonare sulla chitarra tale e quale a Paul... cantarla come lui però non ci riesco! :-)

lunedì 2 giugno 2008

Se leggera ti farai io sarò vento

5 : commenti


Incantevole è una canzone del 2005 dei Subsonica che mi ha colpito da subito per la sua eleganza cristallina, l'atmosfera tesa in cui la forza dell'amore sembra cancellare ed esorcizzare quello che non va... al limite mi ricorda (libera associazione di idee!) When the world is running down, you make the best of what's still around dei mitici Polici.

Incantevole
(Subsonica)

Se leggera ti farai io sarò vento 
per darti il mio sostegno senza fingere 
se distanza ti farai io sarò asfalto 
impronta sui tuoi passi senza stringere mai. 
Se battaglia ti farai io starò al fianco 
per darti il mio sorriso senza fingere 
se dolore ti farai io starò attento 
a ricucire i tagli senza stringere mai.

Fuori è un giorno fragile ma tutto 

qui cade incantevole 
come quando resti con me. 
Fuori è un mondo fragile 
ma tutto qui cade incantevole 
come quando resti con me.

Se innocenza ti farai io sarò fango 
che tenta la tua pelle senza bruciare. 
Se destino ti farai io sarò pronto 
per tutto ciò che è stato a non rimpiangere mai.

Fuori è un giorno fragile 
ma tutto qui cade incantevole 
come quando resti con me. 
Fuori è un mondo fragile 
ma tutto qui cade incantevole 
come quando resti con me.

Fuori è un giorno fragile 
fuori è un mondo fragile. 
Fuori è un giorno fragile 
fuori è un mondo fragile 
(ad libidum mentre riprende il rit. a sfumare)


PER CHI SUONA LA CHITARRA

Il giro della strofa è SI9 - SOL7+ - FA#m - MIm9; quello del ritornello è SI9 - MIb9 - Do#9 - SOL#; quello dell'inciso è SIm - FA# - SI7/DO - DO#.
Attenzione: si passa dalla strofa al ritornello per un DO#9 e tra un giro del ritornello e l'altro ci sta bene far sentire, quando si è in SOL# e prima di riprendere dal SI9, un LA# di passaggio, come abbellimento o come accordo.

Sono tutt'altro che sicuro del nome che do a questi accordi quindi ne specifico le diteggiature (ovviamente queste sono solo alcune di quelle possibili, comunque nel complesso abbastanza fedeli a quelli suonati da Samuel):
SI9 (2-2-4-4-2-2) 
SOL7+ (3-x-4-4-1-x) 
FA#m (2-4-4-2-2-2) 
MIm9 (0-2-2-0-0-2) 
MIb9 (6-6-8-8-6-6) 
Do#9 (4-4-6-6-4-4) 
SOL# (4-6-6-1-4-4) 
SIm (2-2-4-4-1-2) 
FA# (2-4-4-1-2-2) 
SI7/DO (2-3-4-2-4-2) 
DO# (4-4-6-6-6-4)

lunedì 7 gennaio 2008

In ricordo di Michael Hedges

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Tra i miei chitarristi moderni preferiti c'è l'indimenticabile Michael Hedges (1953-1997), grande innovatore dell'uso della chitarra acustica e virtuoso della tecnica del tapping, che consiste nel suonare lo strumento tramite la percussione delle corde sulla tastiera - sia con le dita della mano sinistra che della destra - piuttosto che pizzicandole in maniera canonica solo con la mano destra all'altezza del centro della cassa. 

Il rischio in cui spesso cade chi fa uso del tapping è quello di strafare; il tocco caratteristico di Hedges è invece un esempio cristallino di equilibrio tra percussione e arpeggio (fingerstyle) delle corde. Fino a ottenere le sonorità eteree, ma allo stesso tempo calde, intense e piene di dinamica dal lieve al forte, di quello che ritengo il pezzo più famoso in assoluto di Hedges: Aerial Boundaries, dall'omonimo album del 1984 e godibilissimo nel sottostante video, che permette di capire bene perché questo musicista sia un punto di riferimento per tutti i chitarristi che vogliano cimentarsi con tali sonorità. 


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