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lunedì 24 settembre 2018

Tutti a scuola!


Che l'MTC fosse una scuola l'ho detto tante volte, ma, adesso, lo è diventato ancora di più. Da questo mese, alcuni di noi (ancora non ci credo di essere stata selezionata!) sono riuniti in una vera e propria classe virtuale, dove ci vengono impartite lezioni e quello che impariamo lo applichiamo nei compiti a casa. Stavolta, si è trattato di comporre un cestino del pane, che comprendesse vari prodotti lievitati, ma concepiti in modo da armonizzarsi alle varie portate di un menu scelto da noi. 
Nonostante le temperature ancora decisamente estive, io ho immaginato un menu autunnale, in cui i prodotti tipici di questa stagione - zucca, castagne, funghi, noci - fossero protagonisti. E, quindi, grissini al rosmarino da sbriciolare in una vellutata di zucca, panini alle castagne da pucciare nel sughetto di uno stracotto ai porcini, focaccia alle noci e biove alle erbe di Provenza per accompagnare un tagliere di formaggi dalle varie consistenze e stagionature.

Biove alle erbe di Provenza

500 g di farina 0
280 ml di acqua
20 g di strutto
5 g di lievito di birra
10 g di malto
8 g di sale fino
2 cucchiai di erbe di Provenza

Setacciate la farina e formate una fontana sulla spianatoia; fate una fossetta su un lato e mettetevi il sale. Sbriciolate il lievito di birra nel centro, versate l’acqua con delicatezza per non farla tracimare. Raccogliete un poco di farina dall’interno dell’anello della fontana e cominciate a impastare, aggiungendo via via altra farina; unite il sale, lo strutto e il malto, continuando a incorporare altra farina fino a quando non avrete ottenuto una pastella abbastanza consistente, quindi coprite tutto con la farina della fontana. Aiutandovi con la raschia sollevate parte della pastella e premetela sulla cima della montagnetta; proseguite in questo modo lungo tutto il perimetro della fontana, in modo da fare assorbire l’acqua dalla farina. Cominciate a impastare con le mani e valutate se è il caso di aggiungere un altro poco di acqua: dovrete ottenere un impasto morbido, ma non appiccicoso. Aggiungete le erbe. Lavorate e battete la pasta con forza sul piano di lavoro per 8-10 minuti, infine formate una palla con l’impasto, copritela a campana con una ciotola e fate riposare per un’ora. Trascorso questo tempo dividete l’impasto in due, formate due filoni stretti e stendeteli in rettangoli molto lunghi (1,5-2 metri) e sottili (3-4 mm di spessore), larghi 6 o 7 cm. Riprendete l’impasto e dividetelo in 2. con ciascun pezzo formate una palla e poi un filoncino. Schiacciate il filoncino per formare un rozzo rettangolo e arrotolatelo dal lato lungo per formare di nuovo un filoncino. Con il mattarello stendete il filoncino fino a formare un rettangolo largo 8-10 cm e lungo 55-60 cm. A mano a mano che stendete l’impasto, arrotolatelo come se fosse una garza: otterrete due grossi rotoli. Infarinate abbondantemente un canovaccio pulitissimo. Appoggiate sul piano di lavoro un supporto (può essere un pacco di zucchero), copritelo con un lembo del canovaccio infarinato, che stenderete sul piano di lavoro dal lato lungo. Adagiate sul canovaccio un rotolo di impasto, tenendo la falda sotto e appoggiando la chiocciola contro il lato dove c’è il supporto. Sollevate un lembo di tessuto dall’altra parte della chiocciola creando un divisorio. Appoggiate la chiocciola del secondo rotolo di pasta contro il divisorio di tessuto infarinato, sollevate il canovaccio all’altezza della seconda chiocciola e appoggiateci contro il secondo supporto. Questa disposizione consentirà di dare all’impasto una spinta anche in verticale, in fase di lievitazione. Coprite gli impasti con l’altro canovaccio e fate lievitare, al riparo da correnti d’aria, per un’ora.




Panini alle castagne

200 g di farina manitoba
60   g di farina
60   g di farina di castagne
200 ml di latte tiepido
12 g di lievito di birra
25 g di burro
1 uovo per l’impasto e 1 per spennellare
1 cucchiaino di sale

Impastate tutti gli ingredienti fino a formare un composto morbido
che dovrà lievitare per almeno un’ora (meglio due). Trascorso
questo tempo sgonfiate la pasta lievitata e impastate di nuovo.
Formate delle palline e mettetele in una teglia ricoperta di carta da
forno. Spennellate la superficie con un uovo sbattuto. Lasciate lievitare per un’altra ora, poi mettete
in forno a 200 °C per circa 18-20 minuti, aggiungendo nel forno un
pentolino d’acqua.



Grissini al rosmarino

250 g di farina 0
115 ml di acqua
30 g di olio extra vergine d’oliva
7,5 g di sale
2,5 g di lievito di birra
1 rametto di rosmarino fresco tritato

 Setacciate la farina su un piano da lavoro, formate una fontana, aggiungete l’acqua in cui si è sciolto il lievito di birra, l’olio e il rosmarino, mentre su un lato, sopra la farina, il sale. Impastate fino ad ottenere una massa morbida, che si stacchi facilmente dalle mani. Trasferite in una ciotola, coprite e lasciate lievitare fino al raddoppio. Ribaltate l’impasto sul piano da lavoro, appiattite delicatamente senza sgonfiarlo e con una spatola ricavate dei tronchetti. Rotolate e contemporaneamente allungate la pasta spolverando con della farina di semola, facendo attenzione a non lavorarla eccessivamente. Trasferite nella teglia rivestita di carta da forno e infornare a 200 °C e cuocete per 10 minuti, fino ad ottenere una doratura uniforme. Togliete dalla teglia e lasciate raffreddare completamente. Riporre in un contenitore a chiusura ermetica.

Focaccia alle noci

300 g di farina 0
170 g di acqua
4 g di malto d’orzo
24 g olio extravergine
3 g lievito di birra fresco
2 cucchiai di gherigli di noci secche

In un ciotola mettete l’acqua, il malto e il lievito e sciogliete bene, poi aggiungete l’olio d’oliva ed amalgamate con una frusta. Aggiungete la metà abbondante della farina e amalgamate ai liquidi velocemente con una forchetta. Aggiungete il sale ed incorporate. Versate la restante farina e aiutandovi con una spatola, con cui fate dei tagli idratate incorporando la farina. Appena la farina sarà incorporata (serviranno pochi minuti), rovesciate l’impasto su un piano non infarinato. Massaggiate l’impasto facendo pressione con il polso della mano, basta in tre punti in orizzontale, poi rovesciate l’impasto chiudendolo su se stesso aiutandovi con la spatola. Fate questo passaggio altre due volte. Dopo la terza volta vi accorgerete che l’impasto inizia ad avere un po’ di elasticità (premendo con un polpastrello non rimarrà la fossetta ma l’impasto tende a rialzarsi) vi dovete fermare. Adesso date all’impasto una forma leggermente ovale e con la mano iniziate ad arrotolarlo dall’alto in basso dando una leggera pressione. Ruotate l’impasto appiattitelo leggermente, quel tanto da renderlo un po’ ovale e ripiegatelo su se stesso fino a chiuderlo bene. Chiudete sotto anche i lati del rotolo con i palmi delle mani, creando un impasto a palla. Trasferite l’impasto in una ciotola leggermente infarinata e coprite con pellicola e mettetea lievitare per un’ora. Passato questo tempo rovesciate l’impasto lievitato sul piano di lavoro leggermente infarinato, con delicatezza con i polpastrelli picchiettate tutto l’impasto, si formeranno tante fossette. Arrotolate l’impasto su se stesso partendo dall’alto e chiudendolo senza stringere. Trasferite l’impasto nella ciotola, con la chiusura in basso e fatelo lievitare coperto per un’altra ora. Ripetete questa fase di ossigenazione della pasta per altre due volte a distanza di un’ora. Prima della terza ossigenazione dividete l’impasto per le teglie che userete. Per una teglia 30×40 bastano 650 g, con questo impasto potete preparare anche una teglia più piccola da 25×30. Trascorsa un’ora dalla terza ossigenazione l’impasto è pronto per essere messo nella teglia. Ungete bene con olio le teglie che vi serviranno. Rovesciate con attenzione l’impasto nella teglia. Con i polpastrelli picchiettate tutto l’impasto, partendo dal centro verso i quattro angoli della teglia, premendo solamente senza allargare. La pasta un po’ alla volta si allargherà. Quando si sarà abbastanza allargata è il momento di girarla. Con attenzione appoggiare un lembo dell’impasto sull’avambraccio e alzandolo con l’impasto ruotate la pasta. Riprendete a picchiettare la pasta, se vi sembra che non si allarghi non tiratela ma lasciatela riposare 10 minuti poi riuscirete a stenderla bene. Coprire e fatela riposare per 30 minuti. Dopo 30 minuti spennellate con un’ emulsione di 3 cucchiai d’olio e 3 cucchiai d’acqua e un po’ di sale. Distribuite sulla superficie della focaccia i gherigli di noce, premendo per farli affondare un po' nell'impasto. Coprite e mettete a lievitare per un’ora. Cuocete in forno a 250 °C per 13 minuti circa. Appena cotta spostatela dalla teglia e mettetela su una griglia. 




lunedì 16 ottobre 2017

Il profumo del pane

Il pane è un alimento meraviglioso: acqua, farina, lievito (talvolta nemmeno quello), pochissimi ingredienti che, tuttavia, danno luogo ad una molteplicità quasi infinita di pani diversi. E' una cosa che mi affascina! E panificare mi piace tantissimo: mi piace "avere le mani in pasta", mi piace vederlo lievitare, adoro il profumo che si spande per la casa, quando è in forno. 
Non sono la sola: l'arte bianca ha un sacco di seguaci, persino oggi che, ci dicono le statistiche, di pane se ne consuma sempre meno, vuoi per il diffondersi di intolleranze vere o presunte, vuoi per la crescente demonizzazione dei carboidrati. 
Ma, nonostante tutto, credo che persino i più ligi osservanti di regimi alimentari no-carb o gluten-free non possano non riconoscere la bontà di questo alimento. Tant'è che i celiaci cercano in tutti i modi di di ricrearlo con le farine loro consentite.
Oggi è la giornata mondiale dedicata al pane ed il Calendario del cibo si unisce a questa celebrazione planetaria.
Il mio contributo è un pane che ho trovato sul blog della mia Maestra di lievitati, Paoletta. E' proprio il tipo di pane che piace a me: ben alveolato e con una crosta bella croccante. E' vero, ci vuole un po' di tempo per farlo, ma sono essenzialmente tempi di lievitazione e maturazione, basta programmarsi adeguatamente per avere un ottimo pane con poca fatica. 
Riporto la ricetta di Paoletta integralmente, io ho solo aumentato un po' il sale.

Pane di Paoletta

ore 22 biga:
250 gr di farina W330/350
2,5 gr di ldb
113 gr di acqua
da tenere circa 20 h a 18° (prima dell'uso pelarla dalle croste esterne e prelevarne 300 gr)

ore 18-19 del giorno dopo:
- sciogli, per una ventina di secondi, i 300 gr di biga (non del tutto, fino a che l'acqua è molto lattiginosa e fa la schiuma) in 250 gr di acqua.
- aggiungi 10 gr di ldb, fai sciogliere qualche secondo, poi inserisci 300 gr di farina di tipo 1.
- quando l'impasto inizia a legare, versa 15 gr di sale.
- incorda fino al primissimo velo.
- fai lievitare al caldo 40'.
- fai le pieghe di tipo 1.
- metti in ciotola, copri, poi frigo fino al mattino dopo.
- il mattino dopo fai acclimatare circa 1 h.
- poi forma, vedi qui la formatura che uso io) e chiudi nel canovaccio o metti nel cestino, con la chiusura sopra.
- attendi che sia pronto da infornare: il pane è pronto quando facendo delle fossette laterali, queste tornano indietro lentamente ma lasciando una leggera impronta.
- capovolgilo su una paletta infarinata.
- fai un bel taglio.
- inforna subito a 250° sulla tacca in basso per 10' dove avrai posizionato almeno 1 h prima una pietra o una leccarda da forno capovolta.
- abbassa la t. a 230 per altri 10'.
- sposta nella tacca al centro a 200° per 20'.
- termina la cottura gli ultimi 5/10' a fessura e grill acceso per una bella crosta







venerdì 3 marzo 2017

Le paposce vichesi

Ho parlato in altre occasioni del gruppo Facebook di Paoletta e Adriano, che, per me, è e rimane  il riferimento imprescindibile in tema di lievitati. In quel gruppo, so di poter trovare, in qualunque momento, ispirazione, ricette, consigli e chiarimenti. Sono ben lontana dalla bravura di molti degli iscritti a quel gruppo, ma i lievitati mi affascinano e, nel mio piccolo, mi piace cimentarmi con essi.
Avevo da tempo adocchiato un pane, postato da Marica, e che in tanti avevano rifatto con successo. Non sembrava complicato e, finalmente, mi son decisa a provarlo. Adesso mi pento di non averlo fatto prima, perché è davvero semplice e veloce, oltre ad avere una bella alveolatura a buchi grossi, come piace a me. 
Sto parlando delle paposce vichesi, un pane tipico di Vico sul Gargano. In passato, si usava impiegare un po' dell'impasto delle pagnotte grandi per controllare che il forno avesse raggiunto la giusta temperatura. In pratica, si prendeva un pezzo d'impasto, lo si tirava, formando delle strisce che poi venivano cotte: sono nate così le paposce, che, successivamente, da test per il forno, hanno acquisito una loro dignità individuale, diventando molto diffuse in tutto il Gargano, sia semplici che variamente farcite.
A Napoli, il termine paposcia non è molto elegante, dal momento che designa l'ernia inguinale, ma ho letto che paposcia deriva da babuccia (con riferimento alla forma stretta e allungata di questo pane). Questa etimologia ci allontana dall'ambito urologico, per portarci in quello calzaturiero, giustamente apparentando questo pane alla ciabatta, che gli è effettivamente molto simile.

Paposce Vichesi


 Lievitino
 Farina 0                         62,5 g
 Acqua                            62,5 g
 Lievito                           2,5 g

Preparare il lievitino e attendere il raddoppio.

Ingredienti

 Farina 0                         300 g
 Farina di semola           100 g
 Acqua                            250 g
 Olio evo                        1 cucchiaio
 Sale                               8g


Appena preparato il lievitino mettere dentro la ciotola della planetaria le farine setacciate e aggiungere 200 g di acqua (autolisi).
Quando il lievitino è pronto versarlo sulla massa autolitica, iniziare ad impastare e gradualmente aggiungere la rimanente acqua (50 g), con l'ultimo inserimento di acqua mettere anche il sale. Compattare l'impasto e aggiungere l'olio a filo. Impastare fino ad incordatura ( 15/20 min. )
Arrotondare e lasciar riposare a campana per 15 min.
Fare un giro di pieghe a tre e dopo 30 min. mettere in ciotola coperta e far lievitare in luogo tiepido.
Al raddoppio versare l'impasto sulla spianatoia cosparsa di semola e dividere in pezzi da 200 g, allungarli prendendo l'impasto da sotto e accendere il forno a 250 gradi.
Quando la temperatura sarà raggiunta infornare (possibilmente su pietra refrattaria) e cuocere per 15 minuti.






lunedì 7 marzo 2016

Non fateli!

A dicembre, mi sono procurata del lievito madre, perché ho voluto cimentarmi col panettone. I risultati sono stati buonini, ma assolutamente da migliorare. Sta di fatto che, da allora, mi ritrovo con questo "bimbo" da accudire. Come sa chiunque abbia provato a tenere in vita un lievito madre, il problema è che, quando non panifichi spessissimo, ti ritrovi, a causa dei rinfreschi, con questa massa in crescita esponenziale che spiace buttar via. Di solito, si consiglia di utilizzare questi esuberi per fare crackers o grissini, ma io ho voluto provare  a seguire una ricetta, che, originariamente, appariva sul blog di Paoletta nella versione con lievito di birra e che, invece, sul gruppo FB, è stata riconvertita con il lievito madre. Non l'avessi mai fatto! Son diventati una specie di droga... E, essendo piccolini, appaiono anche ingannevolmente innocui, perché poi finisce che ne mandi giù 5 o 6 come se niente fosse. Per cui, se decidete di farli, sappiate che sarà a vostro rischio e pericolo. Poi non dite che non vi avevo avvisati...
Io ho preferito mettere i semi di sesamo dentro l'impasto, perché, per esperienza, so che, se li metto sopra, finiscono col cadere tutti. Di recente, ho letto che andrebbero ammollati, prima di metterli su pane, grissini ecc. In tal modo, non cadrebbero più, però è una tecnica che ancora non ho provato.

BIBANESI

Farina 0                                 360 g
Acqua                                    170 g
Esubero lm                            150 g
Olio                                       50 g
Burro o strutto                       30
Sale                                        8 g
Semi di sesamo                     1-2 cucchiai

Impastare tutti gli ingredienti nella planetaria, formare una palla e mettere l'impasto in un contenitore unto per circa un'ora.
Formare dei rotolini grossi circa un dito che andranno tagliati  a pezzetti di 5 cm circa e passarli nei semi di sesamo.
(Io, però, i semi li metto nell'impasto) 
Formati i bibanesi, trasferirli in una teglia con la carta da forno e lasciarli levitare per circa due ore.
Infornare a 180 gradi per 20/25 minuti sino alla doratura. Diminuire la temperatura a 150 gradi e lasciarli tostare per altri 10 minuti, controllarli devono essere dorati e diventare croccanti anche dentro. Farli raffreddare in forno spento e semiaperto.




lunedì 18 gennaio 2016

Pane leopardato


C'è poco da fare: quando vedo una ricetta o una preparazione che mi colpiscono devo rifarla subito. Un po' per evitare che cada nel dimenticatoio o si perda nella lista sempre più lunga delle cose da provare ed un po' perché son curiosa come una scimmia e non vedo l'ora di "toccare con mano" quanto ho visto in rete o su un libro o su una rivista.
E' capitato anche con questo pane maculato, che mi è subito piaciuto per la sua originalità. L'ho rifatto un po' a modo mio, usando un impasto molto simile a quello delle brioscine mediterranee che uso di solito. Questo perché l'impasto della ricetta originale mi sembrava troppo bianco e mica la pelliccia del leopardo è bianca! Ok, va bene, esiste il leopardo delle nevi, ma, insomma, quando pensiamo ad un  leopardo, pensiamo innanzitutto a quello col mantello giallino, chiazzato di nero, no? Mi sembrava quindi più corretto mettere dei tuorli nell'impasto e, anzi, per rafforzare la tonalità, ho aggiunto anche un po' di zafferano. Peccato che quest'ultimo non si sia distribuito in maniera uniforme...

PANE MACULATO



Farina 00                      250 g
Farina W 400               250 g
(io Uniqua Blu)
Latte                             220 ml + 3 cucchiai
Burro                            80 g
Tuorli                           3+ 1
Zucchero                      50 g
Cacao                           15 + 5 g
Lievito di birra             10 g
Sale                              8 g  
Zafferano                     mezza bustina 

Con 100 g di farina presa dal totale, 100 ml di latte ed il lievito sbriciolato, preparare un lievitino, coprire la ciotola con pellicola e lasciar crescere per due ore.
Trascorso questo tempo, aggiungere un po' alla volta la restante farina, alternandola con il latte ed i  tre tuorli, avendo cura di non aggiungere altro liquido se il precedente non sarà stato assorbito. Solo così si eviterà di far perdere l'incordatura all'impasto. A questo punto, aggiungere zucchero e sale e, in tre volte, il burro a temperatura ambiente. Bisognerà ottenere un impasto liscio ed elastico. Dividere l' impasto a metà. Prendere una delle due metà ed aggiungere lo zafferano. L'altra metà dell'impasto andrà divisa ancora a metà: ad una di queste due metà andranno aggiunti i 5 g di cacao, più un cucchiaio di latte e, all'altra metà, i 15 g di cacao, più un cucchiaio di latte. A questo punto, quindi, si avranno tre impasti: uno chiaro, uno scuro ed uno ancora più scuro. Dividere ciascun impasto in sei palline.



Con l'impasto al cacao più chiaro, formare un cilindretto, adagiarlo sull'impasto più scuro, steso a formare una striscia e avvolgercelo dentro. Stendere anche una pallina di impasto chiaro e avvolgere la striscia attorno al cilindro formato dai due impasti al cacao.  Rotolare il cilindro così ottenuto sul piano di lavoro, fino a portarlo alla lunghezza dello stampo che si userà. Proseguire così, fino a terminare le palline d'impasto.



Ungere di burro uno stampo da plum cake da 25 cm e disporvi  i cilindri di pasta. Spennellare con il tuorlo restante, sbattuto con un cucchiaio di latte. 



Far lievitare per un paio d'ore. Infornare a 200 gradi per 40 minuti. Dopo i primi 15 minuti, coprire con un foglio di alluminio per evitare che scurisca troppo.




NOTE: non ricordavo che, nella ricetta originale, i cilindri di pasta fossero 7 e, forse, sarebbe stato meglio  se ne avessi fatti 7 anche io, perché avrei ottenuto   una disposizione più irregolare delle "macchie". Come ho già detto, lo zafferano andava distribuito meglio, ma questo pane è venuto buono e soffice, oltre che carino a vedersi.                

lunedì 27 luglio 2015

Shalom, Salaam, Pace...


Avevo tanto sentito parlare delle farine del Mulino Dalla Giovanna, ma non avevo mai avuto l'occasione di  provarle, perché, qui da me, non le avevo mai trovate. Per questo, quando ho letto del contest che proprio questo Mulino aveva bandito, ho pensato che fosse la volta buona per saggiare i loro prodotti.
Quando i campioni di farine mi sono arrivati, ho iniziato a pensare a come avrei potuto impiegarle. 
Da subito, sono rimasta colpita dal titolo del contest: "Tutti i colori di Uniqua", che mi ha immediatamente fatto pensare ad una ricetta che fosse, letteralmente, colorata. Ecco, si, un pane intrecciato di tanti colori. E, poiché il regolamento del contest richiede che ci si ispiri ad uno dei Paesi presenti all'Expo, il mio pensiero è andato ad Israele e alla challah, il tipico pane che gli Ebrei consumano durante la cena rituale del venerdì sera, che precede lo Shabbath. A dire il vero, questo pane intrecciato nasce tra gli Ebrei della Diaspora, ma, quando molti di loro sono migrati in Israele, hanno portato con sé questa tradizione, che si è ormai talmente radicata, da diventare una preparazione che non può mancare sulle tavole israelite, durante la cena del venerdì.
Challah, in origine, significava semplicemente "pagnotta" e, nei tempi biblici, prese ad indicare quella parte di pane, che, secondo un precetto, ogni famiglia e ad ogni fornaio era tenuto ad offrire  al Tempio. Con la distruzione del Tempio e la successiva Diaspora, il ricordo di questo precetto è rimasto nell'usanza di prelevare una piccola parte dell'impasto per il pane e bruciarlo. Presso gli Ebrei askenaziti, questo pane rituale divenne una soffice pagnotta intrecciata, conosciuta, appunto, come challah.
Il numero di "capi" che costituiscono la treccia varia ed ogni tipo di intreccio ha un significato ben preciso: una treccia a due simboleggia l'amore, una a tre simboleggia la giustizia, la pace e la verità, mentre due trecce da sei capi simboleggiano le dodici tribù di Israele.
Mentre preparavo la mia challah multicolore, mi è venuto di pensare ai colori della bandiera della pace e mi è sembrato estremamente appropriato omaggiare con un simbolo di pace quell'area geo-politica così tormentata. Non sono così ingenua da pensare che la pace sia un obiettivo che si possa raggiungere semplicemente auspicandola, ma, come ha detto qualcuno, l'Utopia non esiste, però ci indica la meta alla quale dobbiamo tendere.
Per la ricetta, mi sono affidata a quella, già sperimentata, della mia amica Eleonora, alla quale ho fatto ricorso anche per farmi indicare fonti attendibili, presso le quali documentarmi. Ovviamente, è stato necessario fare degli aggiustamenti, per adattare la ricetta alle aggiunte dei miei "coloranti". E, poiché l'autentica challah non ammette l'aggiunta di ingredienti diversi da quelli tradizionali, non volendo essere irrispettosa, ho seguito il consiglio di Eleonora e l'ho chiamato semplicemente pane  del sabato.

Pane del sabato versione arcobaleno

Farina Uniqua azzurra            500 g + 5 cucchiai
Uova medie                             2 + 1 tuorlo
Zucchero                                 40 g
Acqua                                      125 ml
Olio evo                                   125 ml
Sale                                          12 g
Lievito di birra                         20 g
Succo di barbabietola              3 cucchiaini
Pesto  genovese                       2 cucchiaini
Zafferano                                 1 bustina  
Patè di olive nere                     2 cucchiaini
Concentrato di pomodoro        2 cucchiaini  

Impastare 100 g di farina con il lievito e 50 ml di acqua. Far lievitare per un'ora. Trascorso questo tempo, aggiungere un altro po' di farina ed il primo uovo. Quando l'impasto apparirà incordato, aggiungere ancora un po' di farina ed il secondo uovo. Far riprendere l'incordatura e, poco alla volta, aggiungere l'olio, alternandolo alla farina restante. Da ultimo, aggiungere lo zucchero e il sale. Una volta ottenuto un impasto ben liscio ed incordato, prelevare dei pezzi d'impasto da 100 g l'uno (avanzeranno circa 300 g, con i quali io ho fatto una semplice treccia a tre capi). Prendere uno dei pezzi d'impasto ed aggiungerci il succo di barbabietola ed un cucchiaio di farina, per compensare l'incremento di idratazione provocato dall'aggiunta del succo; impastare in modo da ottenere un colore omogeneo. Ripetere l'operazione, aggiungendo ad un pezzo d'impasto il pesto, ad un altro il concentrato di pomodoro, ad un altro ancora il patè di olive e sempre, ad ogni aggiunta, la farina necessaria ad avere un impasto della giusta consistenza. Sciogliere la bustina di zafferano in un cucchiaio di acqua tiepida ed aggiungerne tre cucchiaini al quinto panetto. Il sesto panetto, invece, andrà lasciato "bianco".
Formare delle palline, che andranno fatte lievitare ancora per 1-2 ore (con questo caldo, a me è bastata un'ora), coperte da pellicola unta d'olio.       



Trascorso questo tempo, schiacciare le palline e formare dei rotolini, come indicato qui


Disporre i rotoli d'impasto sulla spianatoia ed intrecciarli. Sbattere il tuorlo d'uovo con un cucchiaio d'acqua e spennellare la superficie della treccia. Far lievitare ancora 1-2 ore ed infornare a 200 gradi per circa 30 minuti.
Come è possibile vedere dalla foto, benché avessi studiato tutti i tutorial possibili, l'intreccio a sei capi si è rivelato al di sopra delle mie possibilità. Del resto, io son sempre quella che, fino a tre anni fa, non aveva mai fatto una treccia in vita sua... Tuttavia, a me, questa treccia tutta colorata, anche se un po' "spettinata", piace: trovo che metta allegria. E, soprattutto, era buonissima. Temevo che l'aggiunta dei "coloranti" potesse alterarne la sofficità e, invece, è venuta una nuvola, merito, sicuramente, della farina impiegata. 









 Con questa ricetta partecipo al contest indetto da Cucina Semplicemente in collaborazione con Farina UNIQUAhttp://www.dallagiovanna.it/

giovedì 25 settembre 2014

Intrecciando

Era da tempo che volevo provare a fare un cestino di pane. Cercando in rete, ho trovato questo video di Viva la focaccia, che mi è parso molto istruttivo. In realtà, questo cestino è fatto con pasta di sale, che è più facilmente lavorabile di un impasto per pane. Come primo tentativo, sono abbastanza soddisfatta e trovo che la decorazione con le foglioline sia venuta proprio carina. Dentro, ho messo i miei soliti panini semidolci.

Cesto in pasta di sale

Farina 00             500 g
Acqua                 260 + 20 ml
Sale fino             260 g
Tuorlo                1
Impastare tutti gli ingredienti, fino ad ottenere un impasto omogeneo. Rispetto alla ricetta originaria, io ho dovuto aggiungere 20 ml di acqua in più, perché, evidentemente, la mia farina ne assorbiva di più.
Per l'esecuzione, rimando al video, che è molto più esplicativo di qualunque descrizione verbale.
Io ho tolto il cesto dal forno dieci minuti prima, l'ho fatto raffreddare, l'ho smodellato e, con il tuorlo, vi ho attaccato le foglie, spennellando anch'esse di tuorlo. Poi, ho rimesso in forno, a completare la cottura.












giovedì 5 giugno 2014

Galileo ed il pane

Avevo della mozzarella avanzata e che non era più nella condizione ottimale per essere mangiata tal quale. Avrei potuta usarla per una parmigiana o una pasta al forno e, invece, mi sono ricordata di un pane alla mozzarella pubblicato, un po' di anni fa, dalla mia amica Elena di Giovanni e mi è parsa l'occasione giusta per provarlo. Ho fatto qualche lieve modifica: ho allungato i tempi di lievitazione ed aumentato un po' l'idratazione. Risultato: un pane soffice dal gusto piacevole e particolare.

Pane alla mozzarella

Farina W 270                   460 g
Mozzarella di bufala        200 g
Siero                                260 ml
Lievito di birra                 4,5 g
Malto                              1/2 cucchiaino
Sale                                 5 g

Frullare la mozzarella e metterla in infusione nel suo liquido di governo per un'ora. Trascorso questo tempo, mettere la mozzarella a sgocciolare in un colino a maglie fitte e strizzarla per far uscire tutto il liquido che andrà raccolto ed usato per impastare.

La sera prima, preparare un lievitino con 100 ml di siero, 60 g di farina e 0,5 g di lievito. Impastare, coprire con pellicola e far lievitare tutta la notte.
La mattina dopo, aggiungere al lievitino la farina, il lievito, la mozzarella frullata e il malto, avendo cura di aggiungere il siero un po' alla volta e di salare solo alla fine. Una volta che l'impasto è ben amalgamato, sbatterlo sulla spianatoia per almeno 5 minuti. Mettere l'impasto in una ciotola unta d'olio, coprire con pellicola e far lievitare per 2 ore. Trascorso questo tempo, dividere l'impasto in due, formare due filoni, come mostrato qui e far lievitare ancora 2 ore. Infornare a 200 gradi per 30 minuti.
In realtà, nella ricetta originaria, si parlava d'infornare in forno freddo, cosa che mi lasciava alquanto perplessa. Ma, visto che, di fondo, resto pur sempre una scienziata, ho applicato il metodo galileiano ed ho fatto due filoni: uno l'ho messo nel forno freddo, l'altro in forno caldo. Esteriormente, nessuna differenza significativa.
Forno freddo


Forno caldo



Le differenze, però, c'erano ed erano rappresentate da una crosta più croccante e da un'alveolatura più pronunciata nel filone cotto in forno già caldo.



lunedì 28 aprile 2014

Anche i mariti possono aver ragione...

Mio marito è assolutamente incapace di cucinare alcunché, ma proprio zero: non saprebbe farsi nemmeno  due spaghetti al burro. Il suo contributo in cucina si esprime nell'affettare il pane,  nello sbaccellare legumi freschi e, nel caso io abbia dimenticato di acquistare qualcosa, la domenica, si aggira nel supermercato, giocando al tenente Colombo: "mia moglie mi ha detto..." 
Ovviamente, lui è il mio assaggiatore ufficiale, ruolo nel quale lo apprezzo molto, perché so che il suo giudizio è sempre assolutamente sincero e perché so che il suo gusto, in tanti anni vicino alla sottoscritta, si è molto affinato.
Io credo che proprio questa sua "naiveté" ( ci andrebbe la dieresi sulla i, se solo sapessi come si fa...) rispetto alla cucina, unita ad un "pensiero laterale" molto sviluppato, lo rendano particolarmente libero nell'immaginare accostamenti e rivisitazioni che a me non  verrebbero in mente. 
Per questo, quando ieri mi ha detto: "Ma perché non provi a fare un pane con gli ingredienti ed i sapori dei taralli sugna e pepe?", ho accolto subito la proposta e, visto che avevo tutto il necessario, persino la sugna che, a casa mia, è già tanto se entra una volta l'anno, mi son messa all'opera.
L'aver usato un mix di farine è nato più dall'esigenza di liberare la dispensa da alcune confezioni quasi vuote che da un progetto meditato. Come che sia, il risultato è stato notevole ed ho intenzione di replicarli la prossima settimana, per farli assaggiare alla "soror senior", che ama tanto i taralli...

Pantarallo 'nzogna e pepe

Farina Manitoba                    120 g
Farina 00                               90 g
Farina Garofalo W 350          40 g
Strutto                                   40 g
Lievito di birra                       10 g
Acqua                                    150 ml
Mandorle con la buccia         70 g
Sale
Pepe nero di mulinello

Setacciare le farine nella ciotola della planetaria e aggiungervi il lievito sbriciolato e metà dell'acqua. Iniziare ad impastare e, gradatamente, aggiunere il resto dell'acqua, e, da ultimo il sale ed il pepe (abbondante). Aggiungere lo strutto un po' alla volta e, quando l'impasto avrà preso corda, le mandorle grossolanamente tritate. Coprire con pellicola e far lievitare 2 ore. Trascorso questo tempo, dividere l'impasto in 8 pezzi di ugual peso, formare delle palline, rotolarle sulla spianatoia e, col pollice, forarle al centro, allargando il foro, in modo da creare delle ciambelle ( io avrei dovuto allargarlo di più, perché, in cottura, si è "obliterato", lasciando un specie di ombelico...). Far lievitare ancora un'ora ed infornare a 200 gradi, per 30 minuti.



                     

lunedì 7 aprile 2014

Ai miei tempi...


Eh, lo so, dire "ai miei tempi" fa sentire immediatamente vecchi... Eppure, questa volta, non posso fare a meno di ricorrere a questa locuzione.
Il fatto è che, quando ero ragazza io, i superalcolici erano molto poco diffusi tra i miei coetanei, noi, al più, si andava di birra. Che fosse in un pub o in una pizzeria, quella era la bevanda. Oggi, invece, i ragazzi amano molto i cocktails. Io son solita dire che i cocktails sono la prova che i superalcolici NON sono buoni da bere, da qui l'esigenza di "mascherarli" mescolandoli con altro. Certo non è una bella cosa questa sterzata verso bevande ad alta gradazione alcolica, ma è un dato di fatto che i giovani, oggi, ne facciano gran consumo. Proliferano, quindi, locali dove si beve soltanto, per cui, a stomaco vuoto, gli effetti sono ancora peggiori. Da noi, questi locali si chiamano "baretti" e sono, di solito, così angusti che la maggior parte della clientela si riversa sul marciapiede, immagino con grande gaudio degli inquilini soprastanti...
Mi è stato chiesto di ipotizzare uno stuzzichino da servire insieme ai cocktails in uno di questi locali, che non fosse le solite patatine e/o arachidi, ma che fosse  economico e semplice da preparare. Ho pensato, quindi, di fare dei grissini, variamente aromatizzati. Sono partita da una ricetta di Knam, che mi incuriosiva per l'utilizzo della maizena, ma, inorridita di fronte alla quantità di lievito da lui utilizzata (30 g per 400 g di farina + maizena!), l'ho drasticamente ridotta. Inoltre, ho sostituito il burro con dell'olio. Insomma, come al solito, ho fatto di testa mia!

Grissini

Farina 00                   300 g
Maizena                    100 g
Lievito di birra          6 g
Zucchero di canna    10 g
Latte tiepido             200 g
Olio evo                    80 g
Sale                          10 g

Versare la farina, la maizena, il latte tiepido ed il lievito, nella ciotola della planetaria e lavorare per 5 minuti. Aggiungere il sale e lo zucchero e, gradatamente, l'olio. Fare incordare. Mettere a lievitare, coperto con pellicola, per 1 ora.
A questo punto, dividere l'impasto in 5 parti uguali ed aggiungere, ad ognuna, uno di questi ingredienti:

Rosmarino
Erba cipollina
Pepe nero
Paprika piccante
Granella di mandorle

Una volta fatte queste aggiunte, dividere ciascun panetto in dei cilindretti e rotolarli sulla spianatoia, allungandoli verso l'esterno. Spruzzarli con dell'acqua, macinarvi grossolanamente  sopra del sale metterli a lievitare per altre 2 ore. Infornare a 180 gradi per 20 minuti.

Mentre impastavo, mi venivano in mente altre varianti: all'origano, al pomodoro, con vari tipi di semi, con dell'olio aromatizzato al basilico. Inoltre, si può giocare con i vari tipi di farina. Insomma, questi grissini mi son sembrati molto versatili ed adatti allo scopo per cui mi son stati richiesti.






martedì 1 aprile 2014

Il fascino delle panetterie

Credo converrete con me che non c'è nulla di più paradisiaco del profumo del pane. Se non ci fossero altre mille ragioni per fare il pane in casa, basterebbe il profumo che, dal forno, si spande per tutta la casa a giustificare la panificazione casalinga. Entrare in una panetteria, quindi, è un'esperienza sensoriale che investe prima l'olfatto e, poi, la vista, specie se si entra in una di quelle panetterie che mettono in mostra una gran varietà di pani. Devo ammettere che, a Napoli, di queste panetterie non ce ne sono molte e, anche se pochi pani possono superare la bontà e la fragranza di un pane "cafone" cotto a legna, non è facile trovare un grande assortimento: pane cafone, palatone, rosette e sfilatini la fanno da padroni. Di fronte casa di mia sorella, a Milano, invece, c'è una panetteria che, accanto a pani più tradizionali, esibisce una gran quantità di pani conditi, aromatizzati, arricchiti che fan venire voglia di provarli tutti. In realtà non tutti, all'assaggio, si rivelano meritevoli, ma certi bastoncini alle olive sono davvero ottimi. Avevo provato, tempo fa, a rifarli, seguendo una ricetta di Knam, ma, benché buoni, non erano venuti come quelli mangiati a Milano. Capirete che, quando ho visto, sul libro di Paul Hollywood, dei Green Olive Sticks, non ho potuto esimermi dal provarli, riuscendo, finalmente, ad ottenere il risultato voluto! L'unica "controindicazione" è che finiscono in un baleno...

Bastoncini alle olive verdi

Farina Manitoba                     500 g
Sale                                         10 g (io 13)
Lievito di birra                       10 g
Acqua tiepida                         400 ml
Olio evo                                  2 cucchiai
Olive verdi snocciolate          500 g  (io ne usate 400 g)
Semola rimacinata per lo spolvero

Mettere la farina nella ciotola dell'impastatrice col gancio, aggiungere 3/4 dell'acqua, il lievito sbriciolato ed iniziare ad impastare a bassa velocità. Dopo qualche minuto, aggiungere il sale (ho usato 10 g, come da ricetta, ma, la prossima volta, aumenterò un po' la dose) e, poco alla volta, il resto dell'acqua. Essendo un impasto ad alta idratazione, è fondamentale aggiungere l'acqua lentamente, non aggiungendone altra, se quella versata in precedenza non è stata ben assorbita dalla farina. Impastare fino ad incordatura. Aggiungere l'olio ed impastare per altri due minuti. Aggiungere le olive, grossolanamente tritate. Versare l'impasto in una ciotola unta d'olio, coprire con pellicola e far lievitare, fino a che l'impasto è triplicato. Rivestire 2-3 teglie  con carta forno. Infarinare abbondantemente la spianatoia con semola rimacinata di grano duro e rovesciarvi sopra l'impasto, spolverizzandone la superficie con dell'altra semola. Formare un rettangolo e, con l'aiuto di un lungo coltello, tagliare dei bastoncini, lunghi una ventina di cm. Allungarli leggermente, tirandoli alle estremità e disporli sulle teglie, distanziandoli un po'. Coprire le teglie con pellicola unta d'olio e far lievitare per circa 30 minuti. Infornare a 220 gradi, per circa 10-15 minuti, avendo cura di spolverizzare ancora i bastoncini con la semola, prima di metterli in forno.




giovedì 20 marzo 2014

Ale bread

Continua la sperimentazione con i pani del libro di Paul Hollywood. Stavolta, ho provato un pane alla birra, anche questo un pane facile e veloce da fare. Il risultato sono stati dei panini con una bella crosta croccante ed una mollica soffice e saporita, perfetti per essere farciti. Nella ricetta del libro, Hollywood usa, insieme alla farina forte, della farina integrale, io non l'avevo ed ho usato della farina di cereali misti,, ma direi che la sostituzione nulla toglie al risultato finale, anzi. Per i nostri gusti, è risultato leggermente sciapo, per cui, credo che, la prossima volta (perché ci sarà senz'altro una prossima volta, da tanto che ci è piaciuto) userò un tantino più di sale.

Pane alla birra

Farina Manitoba            200 g
Farina di cereali misti    50 g
Sale                               5 g
Lievito di birra              5 g
Burro                            15 g
Birra chiara                   150 g
Olio evo                        1/2 cucchiaio

Mettere nella ciotola della planetaria le farine, il burro ammorbidito e metà della birra ed impastare. Man mano aggiungere il resto della birra e, da ultimo, il sale. Quando l'impasto apparirà incordato, versarlo sulla spianatoia ed impastarlo ancora a mano per un paio di minuti. Formare una palla, ungerla d'olio e metterla in un ciotola unta d'olio. Coprire con pellicola e far lievitare per un paio d'ore. Trascorso questo tempo, rovesciare l'impasto sulla spianatoia leggermente infarinata e dare un giro di pieghe del primo tipo. Dividere l'impasto in 5-6 pezzi di ugual peso e rotolarli sulla spianatoia, formando delle palline. Metterle le palline sulla leccarda rivestita di carta forno e, con le forbici, praticare dei tagli sui panini. Coprire a campana e far lievitare ancora per circa un'ora. Spruzzare i panini con un po' d'acqua ed infornare a 210 gradi per circa 30 minuti. Volendo, prima d'infornare, si possono spolverizzare con semola rimacinata di grano duro.
Aggiornamento: non avendo della Manitoba in casa, l'ho rifatto sostituendola con della comunissima farina del super ed è venuto buonissimo lo stesso.








lunedì 10 marzo 2014

Speedy bread

Per gran parte della mia vita, ho pensato che fare il pane fosse roba solo da professionisti. Una convinzione abbastanza illogica, visto che, per secoli, il pane si è fatto in casa. Anche mia nonna, da giovane, ad Ischia, lo faceva, utilizzando l'acqua di mare, per risparmiare il sale... Altri tempi, altro mare! Poi, ho scoperto le soddisfazioni della panificazione casalinga. Il mio primo pane è stato il biove delle Simili. Da quel punto di partenza, è stato tutto un approfondimento sulla forza delle farine, i tempi di lievitazione, il lievito madre, la biga ecc. ecc. Anche con la "rivoluzione" rappresentata dal pane senza impastare, o dalla macchina del pane (alla quale non sono mai riuscita a convertirmi), panificare mi è sempre sembrata comunque un'operazione che richiedeva tempo e tecniche adeguate. 
Forse è per questo che la lettura dei libri di Paul Hollywood mi sta affascinando tanto. Perché lui la fa semplice... tremendamente semplice... Risolvendo, tra l'altro, quello che, per me, era sempre stato un mistero: come fosse possibile che, in certi romanzi americani che leggevo, il/la protagonista, che, per un centinaio di pagine, era sopravvissuto esclusivamente a furia di pranzi di lavoro a base di sushi e di cene rappresentate da pizza o da cibo cinese take away, avendo a cena una lei o un lui su cui far colpo, si mettesse a fare il pane... Insomma, il pane, per me, aveva una sua sacralità, richiedeva passione e abilità, come poteva essere che simili incolti, gastronomicamente parlando, si dedicassero, di punto in bianco, alla sua "liturgia"? Bè, forse leggevano i libri di Paul Hollywood...
E', quindi, con uno stupore incredulo che mi sto dedicando all'esecuzione dei suoi pani. Dopo il primo, che ci è piaciuto molto, ho voluto provare il più veloce di tutti: il soda bread. Il risultato è stato più che soddisfacente. Forse non sarà il pane migliore che io abbia mai mangiato, però, in meno di un'ora si ottiene un pane più che dignitoso, da tener presente per un'emergenza dell'ultimo minuto.
La ricetta prevede l'uso del buttermilk, che come ho appreso nel corso di un'interessante discussione su Facebook, a proposito di questo pane qui, non è, come credevo, il latticello che si ottiene dalla preparazione delle mie caciottine home made, bensì il siero ottenuto dalla preparazione del burro e poi lasciato acidificare. Io l'ho sostituito con latte diluito con acqua al 50% e acidificato con succo di limone. Resta per me un mistero ( e chi saprà spiegarmelo mi farà un favore) il perché la mollica del pane sia venuta giallognola, pur avendo usato io una normale farina 00 (ho letto altrove che il soda bread non "ama" farine di forza).

Soda bread


Farina 00                        250 g
Latte                              125 ml
Acqua                            125 ml
Succo di limone             2 cucchiaini
Bicarbonato di sodio     1/2 cucchiaino
Sale                               1 cucchiaino

Accendere il forno a 200 gradi. Setacciare la farina con il sale ed il bicarbonato. Aggiungere i liquidi ed impastare velocemente. Formare una palla e, con una spatola, incidere a croce. Infornare per 20-25 minuti. That's all, folks!