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24 gen 2013

La bicicletta

 Nonno Peppe aveva la bici, una Bianchi nera anni 20 ma già col fanale anteriore e la dinamo, pesantissima, aveva anche una carriola di quelle artigianali, tutte in legno, da contadino,  che ora fanno bella mostra come portafiori nei giardini dei romantici. Mai che mi avesse portato in carriola né che io avessi visto salirci lui; la teneva quasi come un ricordo o forse per supportare il detto del nonno in carriola.
Nonno Peppe mi portava in canna ed oltre a me era capace di portare 2 borse una per ogni lato del manubrio per riempirle quando si andava nei campi oppure a funghi e non avevamo bisogno di mettere il caschetto. Quell'odore di porcini di macchia Somaini che mi è entrato nelle narici quando avevo tre anni e che poi non è più uscito, mi basta chiudere gli occhi per sentirlo ancora, anche se nella realtà da 25 anni per via degli accampamenti extracomunitari ho dovuto rinunciarvi. 
Non tutti gli altri anziani del luogo avevano la bici, alcuni si spostavano ancora con l'ingombrante carrettino o qualche calesse di seconda mano, rare le automobili, solo ai più facoltosi la balilla o la lancia aprilia.
I lavoratori pendolari si concedevano un po' di riposo con il solex ed i loro pargoli potevano ritenersi fortunati, infatti, siccome si giocava perennemente in strada, sentivano da lontano quel classico rumore e sparivano di botto per farsi trovare a casa, magari a studiare, dall'affannato genitore. Si diventava ben presto motorumoristi, c'era un grande silenzio le strade servivano per i giochi e potevi contarci sulla punta delle dita le auto che passavano nell'arco della giornata. 

Oggi quella stessa strada di circa 5 metri di carreggiata è inserita nei percorsi internazionali dei tomtom installati nei tir, così sono anni che percorrerla in bicicletta, seppur col casco, significa rischiare la pelle, perchè i tir ti passano sfiorandoti, specialmente quando ci si rallenta per affrontare la salitella che mio nonno arrancava fischiettando con due borse ed un bimbo in canna.
Mi raccomando, non abboccate, non ingrossate le statistiche, quando vi dicono di tornare ai sani mezzi di spostamento di una volta, lasciate queste stronzate ai verdi facoltosi che vivono nei centri storici al sicuro dal traffico e mi rivolgo particolarmente a quegli stronzi che tutte le mattine nel momento di punta pretendono di piazzare la loro bici, anche se pieghevole sul pianerottolo del treno proprio davanti la porta così, tanto per continuare a farci del male tra di noi. 
Tutto si modifica, evolve e non ci sarà mai più un radiocronista che all'apparire del gruppo in fondo al rettilineo, griderà estasiato nel microfono "èssuli, èssuli, li biciclettistuli dalle rote di tappule...    

solo per chi ha un partner molto esigente e pignolo o troppo timido 

10 dic 2010

Enzimi

Misteri della mente, chi potrà mai capire l'immensità della memoria umana e quali meccanismi di stimolazione chimica enzimatica siano capaci di riportare alla luce un evento, un avvenimento vissuto. Niente di paragonabile alla memoria dei computer che è fissa ed indirizzabile in ogni momento purchè ben indicizzata. Così, a forza de batti e ribatti su tutti i canali TV che seguo, dimettiti, vatti a dimettere, falla finita, corri dal presidente che è meglio per te, ci hai rotto er cazzo, etc... e la risposta urlata, negativa e straziante del soggetto che si sente tradito peggio di Cesare o del Cristo, mi si è scatenata in mente una visione atroce di quando ero bimbetto si e no di 3 o 4 anni.
Erano i tempi freddi della ricostruzione ed in campagna ancora si allevava il maiale in casa, anche se di contadini c'erano rimasti solo i nonni, chè tutti gli altri erano già riciclati nel processo di industrializzazione. Proprio di questi tempi si ammazzava la bestia, per affrontare con un po' di carne l'arrivo delle feste ed essa non se lo aspettava di certo, così, preparati gli arnesi, mio nonno si recava alla stalla con i volontari e agganciava l'animale con un uncino (
glie ancin) sotto il muso per trascinarlo e mentre tutti gli altri spingevano, mia madre reggeva la coda. Arrivati al posto approntato, con la bestia che urlava in modo straziante, mio nonno gli rigirava un coltellone (glie scannatur) in gola e mia madre continuava a reggere la coda.
Noi bimbetti guardavamo il tutto da dietro i vetri della finestra, perchè allora non c'erano i teletubbies e si doveva imparare presto a vivere, però quant'era giovane e bella mamma Lavinia e quanto impegno metteva nel reggere quella coda per niente intenerita da quelle urla che invece son tornate a risuonare  nella mia mente.
Grazie Gianfrà, per avermi regalato questo ricordo, ah, scusa, in tanti anni che te sei preoccupato de noi sudditi, che te costava de venne la rai, così, tanto per alleviacce da sto sconcio, pazienza sarà pe' la prossima, mo' intanto a noi ce penza er commitato etico de sto cazzo .