Case&Counytry dicembre 2008
Un curioso parassita che si può anche seminare.
Tutte le piante parassite, hanno nel tempo incuriosito e affascinato. Nel caso del vischio (Viscum album), il fatto di crescere su altri alberi ha attirato ancora di più l'attenzione e la curiosità.
La nascita del vischio è una piccola magia. Pochi sanno che si può seminare, anche se il risultato non è facilissimo da ottenere; ma è bene non dimenticare che è un parassita.
Il seme grigio verdastro e piatto è contenuto in una bacca, una opalescente perla piena di una sostanza appiccicosa detta viscina.
La semina è molto semplice, basta posare il seme su un ramo, di preferenza io uso meli o querce. L'errore che di solito si commette pregiudicandone la nascita, è la scelta del ramo: deve essere giovane, altrimenti le piccole radici che si sviluppano dal seme - si chiamano austori - non riescono a oltrepassare la corteccia. Durante il primo anno, il seme non farà altro che infiltrare gli austori nella corteccia del ramo che lo ospita e da adagiato che era si raddrizzerà. Pare che la pianta avverta la pericolosità di quella minuscola presenza, infatti tenterà inutilmente di respingerlo, generando un piccolo rigonfiamento nel ramo per impedire agli austori del vischio di raggiungere i canali legnosi di conduzione, da dove assorbiranno la linfa grezza che sale dalle radici dell'albero. Il secondo anno aprirà due minuscoli cotiledoni. L'anno successivo emetterà le prime due piccolissime foglioline. Sono passati tre anni, e praticamente se non si è più che attenti il nostro vischio non si vede ancora, ma ormai si è insediato, non lo spodesterà più nessuno. Le sue ramificazioni dicotomiche raddoppieranno ogni anno, ci vorranno 5-6 anni prima che raggiunga una dimensione apprezzabile di 10-12 cm. Da questo momento in avanti l'accrescimento è molto veloce e l'albero che lo ospita comincerà a patirne la presenza ma è ormai condannato a questa convivenza. Ci vorranno anni, anche molti, ma alla fine il vischio avrà la meglio, e...morirà insieme all'albero!
Devo dire che un mio melo ospita un cespuglio di vischio enorme, ma per ora non sembra risentirne; apparentemente sembrano vivere in armonia.
Contrariamente alla maggioranza delle piante parassite (cuscuta, orobanche e la neottia nidus avis, una rara orchidea che si può incontrare nei prati prealpini) che sono prive di clorofilla e quindi obbligate ad assorbire linfa elaborata dai vasi di conduzione librosi, il vischio ne è provvisto, e quindi si limita a sottrarre linfa grezza alle piante.
La sua diffusione è alquanto varia, ci sono zone, ad esempio nel nord ovest della Francia, dove la presenza è tale da provocare gravi danni. Nei boschi del torinese non l'ho mai visto, mentre lo si può osservare nell'alta Val Susa, in particolare sul Pinus silvestris.
E' una pianta sempreverde, di un indefinibile verde pastello, che con il freddo può assumere una leggera tonalità gialla. Dove è presente si può vedere con facilità d'inverno, quando gli alberi sono spogli, si noteranno dei globi sferici: da lontano sembrano grandi nidi di uccello, a volte avvolgenti i rami degli alberi, a volte sembrano letteralmente appesi ai rami stessi, perché sotto il suo peso i rami si piegano verso il basso. Le foglie sono insolite, oblunghe ottuse, con nervature principali parallelinervie poco evidenti, lunghe 6-8 cm. e consistenti.
Ancora oggi, anche da noi, viene considerata una pianta bene augurante e non può mancare nella notte di fine anno; guai a buttare via i rami dell'anno precedente, dovranno essere bruciati, magari nel camino.
Nella mitologia dei popoli nordici era una pianta magica, generata dai fulmini, poteva essere raccolta solo dai druidi, sacerdoti dei Celti, rispettando un severo cerimoniale, usando un falcetto d'oro e si raccoglieva esclusivamente dalle piante di quercia.
Nella Valle d'Aosta il comune di Saint-Denis festeggia il vischio ogni anno; la tradizione vuole che nell'antichità guarisse le malattie e proteggesse dalle epidemie che decimavano le popolazioni.
La famiglia delle lorantacee oltre a raggruppare una trentina di specie di vischio comprende anche i numerosi loranthus, tutti tropicali, tranne il loranthus europaeus (vischio quercino) simile, ma con foglie più piccole e caduche.
venerdì 7 dicembre 2012
Il vischio.
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Renato Ronco
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venerdì 19 ottobre 2012
Ancora funghi in vivaio!
Ho trovato, raccolto i chiodini (Armillaria mellea) su ogni tipo di pianta, compreso rose, spiree sambuchi...
Mi hanno ucciso un sacco di piante grandi, come una sequoia di 40 anni, forse un taxodium, tanto che noi, giardinieri, quando ci chiamano per la morte di una pianta, se non troviamo una causa sentenziamo: armillaria.
| Armillaria mellea su paeonia lactiflora |
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Renato Ronco
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mercoledì 17 dicembre 2008
Vischio - Viscum album
E’ una pianta molto strana il vischio, e come tale ha sempre attratto la curiosità degli uomini. Già il fatto di crescere su altri alberi giustifica questa curiosità. Se poi si osserva con attenzione come nasce, si resta affascinati dalle caratteristiche di questa pianta.

Potete anche seminarlo, ma è bene che ricordiate che è un parassita, qualcuno lo definisce un semi parassita, poi vedremo perché.
Il seme grigio verdastro e piatto è contenuto in una bacca, una opalescente perla piena di una sostanza appiccicosa detta viscina, così appiccicosa che veniva usata per catturare uccelli e anche topolini.
Una volta posato il seme su un ramo, preferibilmente di melo o quercia, (il ramo deve essere giovane, altrimenti le piccole radici che si sviluppano dal seme - si chiamano austori - non riescono a oltrepassare la corteccia) armatevi di pazienza e aspettate. Durante il primo anno, il seme non farà altro che infiltrare gli austori nel ramo che lo ospita e da adagiato che era si raddrizzerà. Però... la pianta che lo ospita ha capito che quella minuscola presenza è pericolosa! Tenterà di respingerlo, generando del tessuto in più, provocando un piccolo rigonfiamento per impedire agli austori di raggiungere i canali legnosi di conduzione, da dove assorbiranno la linfa grezza che sale dalle radici. Di solito, ma non sempre, vince il vischio e il secondo anno aprirà due minuscoli cotiledoni. L’anno successivo emetterà le prime due piccolissime foglioline. Sono passati tre anni, e praticamente se non si è più che attenti il nostro vischio non si vede ancora, ma ormai si è insediato, non lo spodesterà più nessuno. Le sue ramificazioni dicotomiche raddoppieranno ogni anno, ci vorranno 5-6 anni prima che raggiunga una dimensione apprezzabile di 10-12 cm. Da questo punto in avanti l’accrescimento è molto veloce e l’albero che lo ospita comincerà a patirne la presenza. Non pensate a questo punto, soddisfatta la curiosità, di poterlo eliminare per non mettere in pericolo la vita della pianta stessa: anche se viene asportato dalla base ricrescerà sul ramo dove si è insediato, allargandosi sempre di più. L’albero che lo ospita è condannato, ci vorranno anni, anche molti , ma alla fine il vischio avrà la meglio, e...morirà insieme a lui!
Da alcuni viene definito semi parassita perché sottrae all’albero linfa grezza, essendo provvisto di clorofilla la elaborerà “in proprio”, contrariamente a quelle piante parassite che ne sono prive (cuscuta, orobanche e la neottia nidus avis, una rara orchidea che si può incontrare nei prati prealpini) e che sono obbligate ad assorbire linfa elaborate dai vasi di conduzione librosi.
La diffusione del vischio è alquanto varia, ci sono zone, ad esempio nel nord ovest della Francia, dove la presenza è tale da provocare gravi danni. Nei boschi del torinese non l’ho mai visto, mentre si può osservare nell’alta Val Susa, in particolare sul Pinus silvestris.
Anche i poeti sono rimasti colpiti da questa pianta, tanto che il Pascoli gli ha dedicato dei versi in uno dei Primi Poemetti.
E’ una pianta sempreverde, di un indefinibile verde pastello, che con il freddo può assumere una leggera tonalità gialla. Dove è presente si può vedere con facilità d’inverno, quando gli alberi sono spogli (tranne i pinus); si noteranno dei globi sferici, simili a grandi nidi di uccello, a volte avvolgenti i rami degli alberi, a volte appesi ai rami stessi con degli esili fusticini. Le foglie sono insolite, oblunghe ottuse, con nervature principali parallelinervie, poco evidenti, lunghe 6-8 cm. e un po’ carnose.
Ancora oggi, anche da noi, viene considerata una pianta bene augurante e non può mancare nella notte di fine anno, dove resterà appesa alla porta; guai a buttare rami dell’anno precedente! Dovranno essere bruciati.
Come poteva una pianta così curiosa passare inosservata ai popoli antichi, così attenti verso ogni manifestazione della natura?
Infatti nella mitologia dei popoli nordici era una pianta magica, generata dai fulmini, poteva essere raccolto solo dai druidi, sacerdoti dei Celti, in certi giorni dell’anno, rispettando un severo cerimoniale, usando un falcetto d’oro e si raccoglieva esclusivamente dalle piante di quercia.
Nella Valle d’Aosta il comune di Saint-Denis lo festeggia ogni anno, la tradizione vuole che nell'antichità guarisse le malattie e proteggesse dalle epidemie che decimavano le popolazioni.
Veniva usato in pozioni e infusi, e ancora oggi sono elencate le molte qualità curative del vischio, ma è sempre più difficile trovarlo in erboristeria, sostituito in questo uso, da altre piante dagli effetti più sicuri e certi.
La famiglia delle lorantacee oltre a raggruppare una trentina di specie di vischio comprende anche i numerosi loranthus, tutti tropicali, tranne il loranthus europaeus (vischio quercino) simile al vischio ma con foglie più piccole e caduche, difficile da vedere, tant’è che io non l’ho mai notato.
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martedì 18 novembre 2008
Armillaria mellea

L'armillaria mellea è un ottimo fungo commestibile (chiodino - famigliola), ma è anche un terribile parassita. La foto riprende un gruppo di questi funghi che in pochi anni mi ha "ucciso" una Sequoia sempervirens di oltre 40 anni.
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Renato Ronco
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mercoledì 28 maggio 2008
Lathraea clandestina
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Renato Ronco
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