domenica 11 agosto 2013
Brunfelsia calycina
Mi sono affezionato a questa solanacea perchè, pur essendo un'esotica, si è dimostrata molto resistente ai nostri inverni. La coltivo in vaso ed è sufficente ricoverarla al coperto, dove lascia cadere le foglie, quando la temperatura comincia ad avvicinarsi allo 0°. E' importante evitare che si ghiacci il terreno perciò d'inverno le dò poca acqua e di rado. All'inizio del mese di aprile la riporto all'esterno ed ecco che ricomincia a vegetare per fiorire verso il mese di giugno. In seguito, annaffiando e concimando regolarmente, offre altri fiori nel corso dell'estate.
La mia Brunfelsia calycina è della varietà "macrantha" che ha i fiori più grandi della pianta specie, sono blu-viola e virano, con il tempo, all'azzurro chiaro ed hanno un leggero profumo. Le foglie che in climi più caldi sono persistenti, sono coriacee e di un bel verde scuro. E' meglio sistemare la pianta in mezz'ombra, evitando il sole del pomeriggio che può danneggiare la giovane vegetazione e scolorire velocemente i fiori. L'arbusto ha una crescita molto lenta, forse a causa della lunga pausa invernale.
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signore delle rose
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lunedì 20 febbraio 2012
La patata viola
Case&Country novembre 2011
E' ora di mangiarla!
Parecchi anni fa praticamente nessuno conosceva la patata viola in Italia, ma i pochi che ne avevano sentito parlare volevano averla. Io ero uno di quelli.
Mi trovavo a Lugano quando ne vidi un cestino in un negozio di primizie. Costavano 36 franchi al chilo. Un furto. Misi le mani in tasca e presi due franchi: - quante me ne da per due franchi, le più piccole? Il negoziante le scelse, le pesò e mi diede 3 patate microscopiche. Erano sufficienti per me.
Il primo anno le dedicai molte attenzioni, il secondo meno, fino a dimenticarmi di loro. Non rappresentavano più una novità per me. La prima sorpresa fu quando le misi a bollire in una pentola: l'acqua diventò di un inquietante color verde molto scuro. Il gusto era banalmente di patata, solo più farinosa.
Qualche anno fa vedo spuntare degli steli di patata sopra la fitta chioma di una edgeworthia, d'istinto voglio estirparla, ma poi penso a quanta fatica ha fatto per emergere alla ricerca della luce, mi chiedo anche come sia potuta arrivare li, ben lontana da dove le avevo coltivate un paio di anni prima e decido di “tenerla d'occhio”. Cresce sempre più e ha bisogno di tutori per non ricadere. Supererà i due metri e mezzo di altezza. La seconda sorpresa viene in autunno, quando vado a scavare i tuberi, con fatica per non danneggiare le radici dell'edgeworthia: non trovo le solite patate viola, di piccola dimensione, trovo dei tuberi, si viola, ma bitorzoluti come un "ciapinabò” (topinambur). Non sono riuscito a spiegarmi come possa essere successo: certamente la pianta che si era sviluppata risaliva a quelle che avevo coltivato, ma perché era mutata? Forse si era sviluppata da semi, forse era regredita ai caratteri primitivi? Per inciso il fatto di essere bitorzoluta non è positivo in cucina.
Per il gusto non cambiava nulla. Ora, passati alcuni anni, cerco di conservare la specie che caparbiamente ha voluto crescere a casa mia, piantandone un paio ogni anno.
Una grande risorsa il suo colore per la cucina di chi vuole stupire i commensali; pensate solo agli gnocchi viola, al puré viola! Le presentazioni poi lasciano spazio all'inventiva dei cuochi, anche i più improvvisati, con abbinamenti cromatici di effetto bellissimo, come le capesante su un letto di purè viola o una zuppa con panna fresca, lasciando separati i colori. Se vi mancano le idee su internet, cercando nei siti francesi e inglesi, potete trovare molti suggerimenti.
Ora, non questa che è cresciuta a me, ma quella normale, non è più una grande novità, anche se la maggior parte delle persone non ne conosce l'esistenza. E' decisamente più diffusa in Francia, dove le è pure stato dato un nome: ”patata vitelotte”.
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Renato Ronco
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domenica 16 ottobre 2011
La Mela di Sodoma: Solanum linnaeanum
I più direbbero che è una pianta inutile e pericolosa. È vero... è addirittura velenosa! Il Solanum linnaeanum proviene dal Sud Africa, ma cresce ormai spontaneamente in tutte le zone calde della costa mediterranea. Ha uno sviluppo robusto ed arbustivo e può raggiungere i 2 metri di altezza ed ha rami, fusti e foglie totalmente e pericolosamente spinosi. I fiori producono dei frutti gialli al momento della maturazione, una sorta di piccoli pomodori non più grandi di 4 centimetri, il cui interno tende presto a seccare e a convertirsi in una polvere oscura.
È conosciuto anche come Solanum sodomeum e il suo nome proviene probabilmente dall'episodio biblico della distruzione della città di Sodoma. Secondo gli scritti di Tacito, dopo l'incendio di Sodoma, la regione fu resa totalmente sterile e l'unica pianta a cui fu permesso di crescere dalla volontà divina, fu appunto il "pomo di Sodoma" i cui frutti, una volta aperti, contenevano solo fuoco e fumo.
Fu poi a lungo utilizzata in epoca medievale per la realizzazione di pozioni mortali e per la preparazione di piatti (soprattutto in Spagna) velenosi, come la letale "Coca de Metzines", una specie di pizza con verdure tipica dell'isola di Maiorca.
Un paio di anni fa incontrai una pianta di Solanum linnaeanum piena di pomodorini gialli e sapendo tutto ciò... come potevo resistere e non raccogliere un po' di semi di una pianta così inutile e pericolosa? La primavera successiva la stavo già seminando ...e agli ospiti la presento sempre come la Mela di Sodoma, ma non preoccupatevi, io le pizze le faccio solo con il pomodoro tradizionale!!!
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taro
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sabato 5 dicembre 2009
Scopolia carniolica
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Renato Ronco
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lunedì 23 novembre 2009
Tomatilli e chichingeri
Botanicamente si chiamano tutti Physalis, e devo dire che c'è molta confusione su questo genere.
Alcuni conoscono l'alchechengi Physalis alchechengi, una pianta erbacea perenne che si può trovare nei terreni incolti, al bordo dei boschi. E' molto visibile in autunno, con i frutti somiglianti a piccole, luminose lanterne cinesi, di colore arancio vivo, quasi rosso; la maggior parte ritiene, sbagliando, che questi siano i frutti usati dai pasticceri. Sono invece ben conosciuti dai fiorai perché in autunno gli steli, con più frutti e privati delle foglie vengono usati per le composizioni floreali.
Quasi tutti conoscono gli alchechengi che si possono trovare in pasticceria, con le brattee del calice rivoltate ed usate come un piccolo manico e il frutto giallo/arancio ricoperto di cioccolato. Molti meno sanno che si tratta del Physalis pubescens, oppure peruvianus, siamo nell'incertezza della nomenclatura. Si tratta di una pianta erbacea dal forte sviluppo, con grandi foglie tomentose e sensibile al gelo. Nel paese di origine (Perù) vive diversi anni, da noi si può coltivare con un ciclo annuale come il pomodoro.
I suoi frutti sono sempre contenuti dentro il calice, ma invece di avere un bel colore rosso/arancio è di un giallo pagliaceo.
Quando queste brattee iniziano a seccare è il momento di raccoglierli.
Sicuramente pochi conoscono il tomatillo (Physalis ixocarpa, sin. Physalis philadelphica) che è abbastanza diverso dai precedenti, sia come pianta che come frutto.
Spesso viene confuso con il tamarillo Cyphomandra betacea, con cui non ha nulla da spartire tranne l'appartenenza alla stessa famiglia, le solanaceae.
Questa grande famiglia di piante, prevalentemente arrivate in Europa dopo la scoperta dell'America, è stata una sorta di rivoluzione per la produzione degli ortaggi. Ricordo le patate, le melanzane, i pomodori, i peperoni. La diffusione della patata ha cambiato abitudini alimentari e sfamato popoli interi.
I frutti del tomatillo sono poco più grandi di un chichingero e un po' più piatti, verdi, per virare al chiaro a maturità avanzata quando cadono a terra. Il frutto quando ha raggiunto la sua massima dimensione esce parzialmente dalla corolla, che non è sufficientemente sviluppata per poterlo contenere.
Sono adatti da consumare come verdura, crudi in insalata, anche se compaiono ricette per speciali salse. Il gusto è piacevole, difficile da descrivere, un po' agrodolci, con qualcosa del peperone quando è verde; sono da provare.
Il tomatillo, almeno quello che da qualche anno è un ospite ormai abituale del mio “orto che non c'è”, è una pianta minuta, con piccole foglie verde chiaro, glabre, e deboli steli che bisognava aiutare con un sostegno. E' una pianta autosterile, il polline di un fiore non riesce a fecondare un altro fiore della stessa pianta, per cui occorre piantarne almeno due per poter avere i frutti con i semi. Io preferisco piantarne una sola, i frutti senza semi sono più piccoli e meno tondeggianti ma li trovo migliori.
Insalata del giardiniere.
Per due persone
15 tomatilli, meglio se non sono completamente maturi.
Una dozzina di pomodori ciliegina, ben maturi.
6 chichingeri, per essere chiaro physalis pubescens.
Un mazzetto di crescione.
Dividere a metà ogni frutto, tagliare il crescione scartando i gambi più duri. Condire con solo olio extravergine di oliva e un filo di aceto, poco sale.
Un insieme di sapori particolari, delicati ma diversi tra di loro, legati dal gusto deciso e un po' aspro del crescione.
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Renato Ronco
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giovedì 16 aprile 2009
Physalis sp. Fiore
Dopo i contributi di Renato sul Chichingeri, può sembrare superfluo aggiungere qualcosa di nuovo al blog, ma mi sono accorto che mancava una foto del fiore del Physalis pubescens / Physalis peruvianus. Non saprei dire a quale delle due specie appartengano le piantine che crescono rigogliose nel mio giardino, ma vi posso assicurare che i frutti... sono buonissimi!
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taro
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mercoledì 11 febbraio 2009
Ullucus tuberosus? Storia di un insuccesso
Non si trova certo in fascino e la varietà di articoli che si possono osservare nei suk di paesi esotici, ma sotto casa cominciano a nascere empori gestiti da persone di tutte le razze, che utilizzano canali di rifornimento diretti e vendono merci adatte alla più svariata clientela.
In uno di questi posti, gestito da un cinese, comprai delle strane patatine con delle macchie rosse sulla buccia.
Ne assaggiai qualcuna, bollite, il gusto,di scarso sapore, era diverso da quello delle comuni patate.

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Renato Ronco
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Storia di una patata viola
L’avevo cercata per qualche anno, finché avevo trovato tre piccoli tuberi rotondeggianti. Li avevo piantati e all’autunno la prima sorpresa, i tuberi che si erano sviluppati, di dimensione medio piccola, erano molto diversi di forma dalle patate che siamo abituati a vedere, erano più simili al Topinamboli, (Chapinabo in piemontese), in quanto erano cresciuti bitorzoluti.
Una sorpresa anche il colore che prendeva l’acqua di bollitura, un inquietante verde scuro.
Il gusto non riservava grandi sorprese, non si scostava molto da una normale patata.
Soddisfatta la curiosità, dopo qualche hanno ho smesso di coltivarle, ma l’anno scorso ne è nata una vicino a un grosso arbusto di edgeworthia. Ho pensato di lasciarla crescere, anche per non perdere la qualità. Ogni tanto davo un’occhiata, aveva sviluppato un solo gambo, che si era inserito tra i folti rami della edgewortthia. Mi pareva un po’ debole, ho pensato che non sarebbe riuscito a svilupparsi.

Poi un giorno lo vedo spuntare sopra la chioma, alta un metro e venti circa, aveva anche preso vigore. Ho pensato che la sua caparbietà meritava qualche attenzione e gli ho messo un tutore.
Ha continuato a crescere, ho dovuto cambiare sostegno due volte, in autunno aveva superato i tre metri di altezza!
Ho dovuto cercare i tuberi tra le radici dell’edgeworthia, non erano tantissimi, poco più di un Kg.
Gli anni precedenti, le avevo coltivate come normali patate, senza tutore, non avevano dato l’impressione di allungare così tanto i fusti.
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Renato Ronco
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sabato 10 gennaio 2009
Streptosolen jamesonii
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lunedì 27 ottobre 2008
Physalis ixocarpa, Physalis philadelphica
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Physalis alchechengi
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Physalis pubescens, Physalis peruvianus
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mercoledì 18 giugno 2008
lunedì 16 giugno 2008
Solanum dulcamara
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Renato Ronco
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sabato 14 giugno 2008
mercoledì 12 marzo 2008
Juanulloa mexicana
Una solanacea particolare, che non sopporta il freddo, si può trovare solo nei vivai specializzati in piante da collezione.
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Renato Ronco
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