Lunedì di pasquetta, con il tempo buono tornano anche i merendini sui prati e ben pochi staranno a leggere i blog di qualsiasi genere, per cui oggi lo dedico ad un film misconosciuto uscito dieci anni fa dal titolo The Bad Batch con anche Jason Momoa e Keanu Reeves (su Netflix).
È il secondo lungometraggio di Ana Lily Amirpour, dopo A Girl Walks Home Alone At Night che aveva destato un certo interesse dei critici.
Intanto siamo nella solita civiltà distopica vista mille e mille volte in pellicole simili a Mad Max (anzi io ci ho forse notato un riferimento a DRIVE-IN 2000), in un deserto texano trasformato in una sorta di discarica umana per gli “indesiderabili” della società americana (appunto i “Bad Batch” cioè il "lotto difettoso") che potrebbe benissimo essere quella che vuole Make America Great Again.
In questa categoria c'è Arlen (Suki Waterhouse) che viene espulsa oltre il confine e abbandonata,
ma catturata quasi subito da un gruppo di cannibali che le tagliano via un braccio e mezza gamba perché la fame è una brutta bestia.
Nonostante il grave handicap la ragazza riesce lo stesso a fuggire, ma non dico come perché DEVE essere una sorpresa.
Incontra un vagabondo silenzioso
(irriconoscibile Jim Carrey) che la raccoglie e poi un salto di cinque mesi (con protesi alla gamba) con una comunità semi-civilizzata dominata dalle luci al neon e da un enigmatico guru (Keanu Reeves col baffo che pare un attore porno degli anni 70).
Ed è qui che la sua strada si incrocia con quella di Miami Man (Jason Momoa con nome tatuato sul petto), un cannibale muscoloso alla ricerca della figlia.
Il film francamente a parte le discrete musiche ipnotiche non è un granché perché dopo un inizio così "forte" si perde spesso in lentezze inutili che forse vorrebbero fare l'effetto di Sergio Leone (2 ore così qui sono troppe) oppure strizza l'occhio (riuscendovi solo in parte) a Tarantino e Rodriguez.
Tuttavia lo cito oggi perché il mezzo su cui viaggia Jason Momoa
è il mitico CN 250 dell'Honda (unica volta che l'ho visto in un film a dire il vero) che fu introdotto sul mercato secondo alcuni nell'aprile del 1986 mentre per altre fonti era il 1988 (forse la messa in commercio italiana).
È uno scooter che a quasi 40 anni dalla sua messa in produzione, continua a richiamare appassionati e detrattori e ha avuto il pregio che quando arrivò sul mercato non esisteva nulla di simile.
In Giappone, di CN 250 se ne vedono ancora tantissimi, molti di questi anche estremamente elaborati, rappresentando un vero e proprio culto, e anche l'Italia non é da meno.
Esportato in altri Paesi anche con il nome Helix o Spazio, ha un baricentro bassissimo, seduta da poltrona con gambe distese che ti permette, volendo, anche lunghissime percorrenze senza nessun problema al cavallo (anche un bel giro nel lunedì dall'angelo, quindi), manubrio tipo chopper, un fanale di vetro (e non quelli di plastica che col tempo si opacizzano) incastonato nel muso lungo mezzometro con quel becco che per molti è brutto, ma chi lo guida rimane perfettamente protetto dall'aria proprio grazie a quella forma, ai deflettori laterali (i cosiddetti boomerang) e al parabrezza suo di serie (che nel film è stato rimosso), mentre il passeggero invece rimane esposto ad ogni turbolenza possibile come su tutti gli scooter.
Se guarderete il film (mi rivolgo a chi ne sa qualcosa di motori) non fate caso al rumore che fa lo scooter che pare quello di un due tempi, poiché capita quasi sempre che i rumori vengano ridoppiati (anche specialmente esplosioni, vento eccetera) e chissà perché hanno scelto quello per il CN che invece è un quattro tempi molto tranquillo.
Allora... Avete aperto i regali di Natale?Contenti? Delusi?
Mah... forse può anche capitare, ma "Un regalo non si butta mai via" cantava Mal negli anni 60 rifacendo in italiano una canzone dei Bee Gees del periodo in cui non cantavano ancora in falsetto.
E tra poco arrivano pure quelli della Befana che in genere però sono dolcetti.
Tra i tanti regali che non passano di moda ci sono sempre i libri, nonostante la tecnologia sia imperante, ma tanto per restare al passo esistono anche le versioni e-book.
A riguardo avevo parlato di un libro a fumetti su QUENTIN TARANTINO, ma anche il Tenente Colombo ci può fare scoprire tanti segreti della serie grazie a Carmelo Calanni che ce li racconta in Devo Dirlo A Mia Moglie
(frase ricorrente nei telefilm con Peter Falk nonostante quella moglie non si sia mai vista).
E a proposito... c'è un libro fra quelli che avete letto che poi avete riletto più volte?
Io si, ce l'ho anche in e-book ed è Alice Nel Paese Delle Meraviglie
con le illustrazioni di John Tiennel il cui Cappellaio Matto qui sopra andrà a finire nel logo della Charisma Records distributrice fra gli altri dei Genesis e de Le Orme per il mercato estero fino al 1983, anno in cui ha chiuso i battenti.
E non per niente il Bianconiglio ispirerà sia i Jefferson Airplane che gli allora fratelli Wachowski.
Un altro è Il Libro Delle Bestie di Rudyard Kipling
proprio in questa edizione qui sopra e li trovate entrambi nominati nella mia presentazione del profilo insieme ad altre mie letture che ho avuto il piacere di ripetere più volte.
Perché comunque leggere un libro (ma spesso anche un blog) ha sempre il suo fascino.
Notiziaccia brutta brutta quella dell'omicidio del regista (anche attore) Rob Reiner, 78 anni, e sua moglie Michele Singer, 68, avvenuto domenica nella loro casa di Los Angeles.
Stranamente nei tg nessuno lo ha detto (ma sul web si), ma di Rob era appena uscito a settembre negli States (da noi si trova su diverse piattaforme, ma devo ancora vederlo) il SECONDO EPISODIO ufficiale sugli Spinal Tap dopo quel divertentissimo PRIMO film/finto documentario che non tutti conoscono anche perché non esiste doppiato in italiano.
Rob ha diretto pellicole molto diverse tra loro come HARRY TI PRESENTO SALLY (questa invece super citata dai tg), LA STORIA FANTASTICA (che qualche giornalista da quattro soldi ha accomunato a La Storia Infinita), Misery Non Deve Morire e appunto quelle due di cui parlavo prima dove anche recitava.
E mentre, come il titolo di un poliziottesco franco-italiano vintage, la polizia indaga,
è stato arrestato il figlio Nick con problemi gravi di tossicodipendenza.
Sul commento di Donald Trump invece meglio stendere un velo pietoso e domandarsi se quel presidente tutto matto non ha un qualcuno che verifichi i suoi post prima che vengano pubblicati.
E già che siamo in tema, è morto in circostanze molto diverse anche Peter Greene,
60 anni, ovvero il sadico stupratore Zed di Pulp Fiction, ma, abbonato ai ruoli da cattivo, era stato anche il boss malavitoso in The Mask.
Natale si avvicina ed è tempo di pensare ai regali, magari mirati verso le preferenze della persona a cui tale regalo verrà dato.
Bene, nel mio caso un regalo gradito potrebbe essere questa nuova graphic novel dedicata a Quentin Tarantino dove ogni capitolo porta il titolo di un suo film e ne spiega la gestazione, i retroscena, e tutto quanto c'è dietro alle pellicole del regista amato perché senza tante paturnie per la testa, e anche discusso perché secondo alcuni sta solo cavalcando da anni il trash, lo splatter e altro degli anni 70 senza dare nulla di nuovo.
Queste qui sopra sono alcune tavole del volume e se non me lo regala nessuno lo farò io stesso.
Notizia col botto quella della scomparsa di Michael Madsen, 67 anni, attore molto spesso presente nei film di Quentin Tarantino e di cui riporto la foto
con quella frase iconica da Kill Bill 2, dove la donna della frase era La Sposa interpretata da Uma Thurman che faceva fuori uno dopo l'altro (lui compreso) i membri di quella banda di killers in una coppia di film che saranno pure tamarri, ma non mi stancherei mai di rivedere.
A stroncarlo nella vita vera è stato invece un infarto la notte scorsa mentre era nella sua casa.
Improvvisa anche la morte di Saverio Indrio, 62 anni e doppiatore di Dwayne Johnson, ovvero The Rock, nella maggior parte dei suoi film con quel particolare timbro che appena lo senti pensi subito all'ex wrestler.
Da Rock a Rick il passo è breve e infatti dobbiamo dare l'addio anche a Rick Hurst,
79 anni e attore noto sopratutto per il ruolo del vicesceriffo Cletus Hogg in Hazzard.
Nel marzo del 1975, e per essere precisi era il giorno 6, nel nostro Paese la maggiore età veniva abbassata da 21 a 18 anni, con quindi anche l'aggiunta di maggiori responsabilità (ma senza i classici grandi poteri di Spiderman) per i ragazzi che raggiungevano tale traguardo.
Limitazione quella dell'età per noi, già allora pseudocinefili, che in quegli anni, con quelle famose striscette di carta nella foto, divideva i film tra vietati ai minori di 14 e 18 anni, a seconda che si trattasse di commedie sexy all'italiana nel primo caso, oppure pellicole violente/horror nel secondo come poteva essere ARANCIA MECCANICA o L'ESORCISTA, oppure anche perle dell'erotismo esplicito come EMMANUELLE E HISTOIRE D'O
(vedi la striscetta come copriva bene nei punti giusti?), ma ben lontani dall'essere porno schietto.
Allo stato attuale delle cose invece la tolleranza si è abbassata molto dato che THE SUBSTANCE, candidato deluso agli Oscar che ha racimolato solo una misera statuetta per il makeup e hairstyle, risulta vietato solo ai minori di 14 anni, ma, se lo avete visto, sapete bene che contiene un tale tasso di violenza e scene di nudo che se fosse uscito negli anni 70 difficilmente avrebbe superato il divieto ai minori di 18 anni e anche PROFONDO ROSSO che ha appena compiuto 50 anni adesso ha tale divieto, ma quando era uscito non potevi vederlo se non ne avevi 18 di anni.
Quindi la censura è evidentemente diventata più clemente nel corso degli anni, infatti negli anni 40 perfino un bacio troppo appassionato sullo schermo poteva creare dei seri problemi.
C'è stata poi la diversa censura televisiva che sforbiciava malamente certi film come LA COSA di Carpenter, Nightmare di Craven e il succitato L'Esorcista per mandarli in onda lo stesso e il risultato era un vero scempio tanto che alcuni vedendo quei film solo in tv hanno pensato che in fondo non erano così spaventosi come si raccontava e, se non ricordo male, fra questi c'è anche qualcuno dei miei lettori soliti.
Per questo motivo molti registi hanno giustamente diffidato le emittenti dal mandare in onda i loro film a meno che non fossero in edizione integrale con tutto il corredo di tette, sangue e morti ammazzati male.
Cioè anche Le Iene di Tarantino nella famosa scena dell'orecchio aveva subito una censura di Italia 1 mandandone (pensa te) solo l'audio su un fermo immagine grigio.
Ma adesso con le piattaforme tutto è cambiato e anche il bimbo che fino a ieri ha visto i Teletubbies può guardarsi Squid Game senza problemi se non è inserito il parental control.
La nuova stagione di Squid Game è riuscita a lasciare tutti col fiato sospeso, ma non tanto per la tensione durante la visione.
Il fatto è che Netflix ci ha preso gusto a fare due blocchi di episodi e anche stavolta, essendo sua la produzione, interrompe la narrazione a metà.
La stagione 2 e la terza sono state infatti girate come un blocco unico, ma poi ne è stata rilasciata solo la prima metà.
Per concludere la storia dovremo aspettare fino al prossimo giugno (!!!).
Nel frattempo, se su Google digitate Squid Game 2 vi apparirà in sovrimpressione il biglietto con i tre simboli e se lo cliccate potrete giocare a Uno Due Tre Stella!
Niente di che in realtà.
La nuova storia, oltre al ritorno in gioco di Gi-hun, il vincitore della scorsa edizione animato dall'intento di salvare gli scellerati che partecipano alla carneficina con la speranza della vittoria, diventa iper attuale con molti dei giocatori che sono finiti lì per rifarsi delle grosse perdite economiche a causa di investimenti nelle crypto valute, argomento di grande attualità, e delicato per i miraggi di facili guadagni che può portare se mal veicolato.
Rispetto alla stagione precedente adesso, per i sopravvissuti, dopo ogni gioco c'è la possibilità di votare per andarsene dividendosi il basso montepremi accumulato solo fino a quel momento o continuare a giocare per una cifra molto più alta, ma naturalmente a costo della vita.
Tale possibilità, anche se sembra democratica, innesca una serie di situazioni per cui i giocatori cercano di farsi fuori anche senza l'aiuto dei giochi, rivelando una volta di più l"avida natura umana che già viene mostrata durante i reclutamenti
(la scena del pane e dei gratta e vinci).
Quindi voltafaccia e tradimenti saranno all'ordine del giorno tra i giocatori.
In parallelo ai giochi, una squadra d'accordo con Gi-hun sta cercando di localizzare l'isola misteriosa dove si stanno svolgendo i giochi, ma anche qui si scoprirà che non tutto è come sembra.
La violenza è padrona come nella prima stagione e perciò siete avvisati perché se già allora eravate disturbati, qui si calca ancora di più la mano senza mezzi termini.
Ma noi che conosciamo il cinema orientale,
come anche Quentin Tarantino, lo sappiamo bene e da sempre siamo abituati a vedere sullo schermo sangue che scorre a fiumi.
Tanto noi lo sappiamo che è per finta e la vera violenza invece è quella che ormai troppo spesso si consuma tra le mura domestiche.
Diventando a volte anche quella una serie tv come Qui Non È Hollywood,
che tanti hanno acclamato come bellissima, ma io ho preferito evitare perché quella vicenda di Avetrana mi ha sempre disturbato molto.
In occasione del suo trentesimo anniversario, anche Pulp Fiction torna al cinema da stasera per tre giorni.
Usciva infatti il 14 ottobre negli Stati Uniti e dopo due sole settimane anche qui in Italia.
Violenza qui ne abbiamo a iosa e infatti il film ebbe il divieto ai minori di 18 anni, però riesci anche a sghignazzare e rimane il fatto che è uno dei film più belli a cui tengo e lo rivedrei anche altre mille volte perché ogni scena è diventata iconica.
Magari non al punto di tornare al cinema però, anzi ormai questo ritorno di pellicole del passato sembra un segno negativo per il nuovo cinema.
Cioè, perlomeno le riedizioni come questa e quelle viste nelle settimane scorse, mantengono il film originale migliorato nell'immagine e nel suono, ma purtroppo arrivano anche sempre più spesso sequel inutili (qualcuno ha detto Star Wars?), remake veramente pessimi come quello di ROLLERBALL o Ghostbusters al femminile (e qualcuno sta pensando di rifare pure IL PIANETA PROIBITO... sacrilegio!)...
Insomma per caso mancano nuove idee?
Spero che questo non diventi un problema, sennò ci toccherà chiamare qualcuno per risolverlo...
Ecco la chicca cinematografica che avevo anticipato ieri, ed è L'Aldilà- E Tu Vivrai Nel Terrore di Lucio Fulci dato che da un paio di anni ne è stata realizzata un'edizione speciale in Blu-ray con colonna sonora allegata in vinile rosso sangue e booklet fotografico, e che adesso viene riproposta nuovamente in vendita, ma solo online.
Magari l'idea di partenza del film può ricordare Shining per l'albergo costruito dove era meglio non farlo, ok, ed è ancora più dichiaratamente ispirato a Inferno di Dario Argento, ma la pellicola vale lo stesso una visione.
Anche perché Fulci è stato citato diverse volte nel cinema anche da nomi come Tarantino e Raimi.
Attenzione però che il box è costosissimo, perciò solo per veri collezionisti.
Direi che con questo film sono ufficialmente concluse in bellezza le citazioni e i post a tema Halloween per quest'anno.
E pensare che una volta noi non sapevamo nemmeno cosa fosse sta festa horror...
In origine c'era un solo Mr. Wolf, quello di Pulp Fiction interpretato da Harvey Keitel, ma nel 2024 succede che tale personaggio si sdoppia grazie a George Clooney e Brad Pitt in Wolfs.
La grossa differenza fra i due film è che in quello di Tarantino Mr. Wolf "risolveva i problemi" dando solo le indicazioni a quelli che in quel momento ne avevano bisogno (Travolta, Jackson e lo stesso Quentin), ma senza muovere un dito.
Nel film di Jon Watts invece George si sbatte non poco per risolvere quel problema per cui è stato chiamato in causa, mentre Brad lo percula a più non posso nelle prime sequenze che già ti fanno capire che non si tratta di un vero e proprio thriller.
Cioè di fondo lo è, ma con tanta ironia che i due ci mettono a piene mani vista anche la grande amicizia che c'è fuori dal set fra quei due testimonial di caffè ormai da molto nelle nostre case con i prodotti che pubblicizzano (capsule e macchinette).
L'amicizia, l'intesa la si sente in ogni fotogramma di una pellicola perfetta che non ti annoia nemmeno per un secondo anche grazie ad una durata decente (1 ora e 45).
E il fatto che i due abbiano quel nome d'arte di Wolf spiega anche quello che, specie con l'aggiunta del solito titolo italiano non richiesto, sembrerebbe un errore di ortografia dato che lupi in inglese sarebbe Wolves.
Grande disco Ohio Players, disco che avrò già ascoltato una decina di volte il nuovo dei Black Keys, il duo nerd di Akron,
quella località dell'Ohio appunto con un nome che pare uno di quei pianeti inventati per la fantascienza degli anni 60, il che potrebbe anche essere poiché è da lì che arrivavano anche i bizzarri Devo e già all'epoca il tutto mi faceva quell'effetto interstellare.
Dicevo che i due, Dan Auerback e Patrick Carney, principalmente chitarra e batteria, hanno un aspetto da nerd nel senso che niente hanno di patinato come invece certe rockstar tutte curate nel look, specie quelle degli anni 80.
No, i due li potresti incontrare per la strada e manco sai che sono quelli che in passato hanno scritto Lonely Boy oppure Gold On The Ceiling ed ora escono con un nuovo disco bellissimo che oltre a dare un sequel al video della succitata Lonely Boy con ON THE GAME, dove nel nuovo videoclip torna il ballerino per caso di allora, ti fanno sentire pure certe atmosfere alla Tarantino di Le Iene e Pulp Fictition con READ EM AND WEEP, canzone con casualmente lo stesso titolo di un brano di Meat Loaf (scritto da Jim Steinman) e cantato anche da Barry Manilow un una versione leggermente modificata, ma comunque questa dei Black Keys non ne è assolutamente un'altra cover, oppure Dan sfodera una voce soul in I FORGOT TO BE YOUR LOVER che è una cover, questa invece si, di una canzone del 1968 di William Bell, mettendo qui e là anche armonie alla Beatles in un album pieno di ospiti (ci sono anche Beck e Noel Gallagher), molto diverso dai primi lavori da garage band dei due dove Dan suonava tutto lui sovraincidendo ogni strumento eccetto la batteria. Tutto diverso invece il mondo dei Vampire Weekend la cui A-PUNK era nota per uno spot pubblicitario, e se ci cliccate sopra a quel link ve lo ricordate di sicuro, ed ora escono con Only God Was Above Us dove spaziano dalle semplici ballad da birreria agli arrangiamenti orchestrali super curati passando per certe cose quasi oniriche come il singolo CAPRICORN. Essendo comunque una band alternativa il cui nome deriva da un cortometraggio ideato, ma mai girato dal leader cantante chitarrista Ezra Koenig (un COGNOME illustre per la fantascienza in tv), e dalla formazione a quattro ora ridotta a trio dal 2016, non manca anche quello che più si avvicina al vecchio stile del primo album del 2008 che ritroviamo in GEN-X COPS. Sorpresa nella musica italiana invece con Francesco DeGregori che dopo Dalla e Venditti, trova un nuovo partner musicale in Checco Zalone che fondamentalmente qui suona il piano e occasionalmente canta in alcune canzoni di Pastiche, il loro album realizzato in coppia.
Il Principe pare molto a suo agio anche nel cantare le canzoni firmate da Checco dando quel giusto contrasto fra il suo essere abbastanza austero e la dissacrante ironia del comico.
Di non buono c'è solo che dopo una buona partenza con GIUSTO O SBAGLIATO, brano inedito che prende una chiara ispirazione da My Way che però ti fa le chiuse alla Jannacci, e che presenta un arrangiamento molto carico con fiati, Hammond, basso, chitarra e batteria, poi si finisce subito sul minimalismo voce e pianoforte (infatti è quello che c'è scritto sul disco) che se su Pezzi Di Vetro rende bene perché già il brano di Francesco nasce scarno di suo, su canzoni come RIMMEL invece senti tanto la mancanza dell'originale anche per come Francesco la canta che pare tanto svogliato (saranno anche 50 anni che puntualmente deve farla nei concerti, sennò non lo fanno uscire vivo, ok, però...). Eppure il cantautore ha detto che con Checco si è divertito molto.
Cover varie completano il disco, fra Pino Daniele, Paolo Conte e persino Nino Manfredi con la deliziosa la Ballata Di Pinocchio che ti fa fare un salto indietro nel tempo all'epoca dello sceneggiato tv di Comencini.
Magari non è un disco fondamentale per la storia della musica, ma meno peggio di quello che si poteva pensare.
Chiudo per oggi con Doja Cat che per me è stata un colpo di fulmine all'epoca di HOT PINK e anche ogni videoclip suo era per me uno spettacolo da vedere.
Peccato che con il nuovo disco, Scarlet, anticipato alcuni mesi fa dal singolo PAINT THE TOWN RED dove gira in loop un campione di Walk On By di BURT BACHARACH con la voce di Dionne Warwick, non ci sia più traccia di quel funky e quella sensualità che c'era in Say So e company, e infatti il videoclip della canzone è decisamente horror seppure sexy, puntando invece ad essere una specie di novella Nicki Minaj tutta rime piene di "bitch" che da un po' di tempo nello slang non è più un'accezione negativa, ma quasi un complimento per quanto una sia sexy da infarto e anzi se lo appendono scritto anche al collo come ciondolo o ne fanno una fibbia per i cinturoni. Testi e titoli explicit come WET VAGINA, che appena ascoltata da anima candida mi sembrava dicesse invece Wait For China, fanno capire che non è un disco da Zecchino D'oro, ma a volte il troppo stroppia.
Per fortuna la ragazza è giovane e può sempre recuperare come ha fatto BEYONCÉ.
Ho seguito il consiglio di Lory e, come le avevo promesso, ho fatto i compiti e sono andato a vedermi As Bestas, su Raiplay fino a pochi giorni fa dopo essere passato su Rai 4, film del 2022 franco-spagnolo parecchio crudo e violento, ma di una violenza lenta, subliminale, tutt'altro che splatter, dove le liti fra vicini sono protagoniste e mica solo nel cinema, mi direte.
È vero e infatti anche le recenti cronache hanno riportato di certi battibecchi degenerati in tragedia persino per futili motivi tipo un parcheggio, mentre qui le motivazioni sono molteplici e prima fra tutte è la differenza culturale nonché etnica fra francesi con un certo grado di istruzione e bifolchi (che ho già SPIEGATO che non è un vero e proprio insulto) spagnoli della Galizia con i quali non c'è verso di andare d'accordo.
Ho già parlato più volte anche della recitazione sia spagnola che francese che è sempre nei dialoghi parecchio difficile da far rendere bene in italiano perché in entrambi i casi gli attori infarciscono le frasi di "eh, uh, oh, ah" che manco in una canzone di Vasco e comunque da come viene doppiato un film ti accorgi subito da dove arriva l'originale.
Questa pellicola di Rodrigo Sorogoyen, che in italiano ha la solita aggiunta così tanto per scriverci qualcosa, ha come protagonista Denis Menochet, ovvero colui che avevamo già visto con molti chili in meno in apertura del Bastardi Senza Gloria di Tarantino,
ed è un film dalla continua atmosfera pesante come la sua fotografia sempre livida e sicuramente non per tutti i palati specie se cercate una serata d'evasione (valà che un film Marvel da cervello spento nel caso lo trovate sempre su Disney+), ma che, nonostante una lunghezza eccessiva per cui l'ho visto in due volte, riesce a farti interessare alla vicenda che è molto più reale di quanto assurda possa apparire.
Qualche giorno fa Fiorello durante Viva Rai 2 aveva citato un vecchio film prodotto dai fratelli Shaw che era Cinque Dita Di Violenza, ovvero una di quelle pellicole che furoreggiavano nei primi anni 70 quando tutti eravamo convinti che in Cina passassero davvero le giornate a menarsi di brutto.
Film del 1971 vietato ai minori di 14 anni arrivato sulla scia dei successi di Bruce Lee, e ne arrivavano davvero tanti pure molto improbabili, anche con altre numerazioni tipo Le Quattro Dita Della Furia dello stesso anno, oppure citando altre parti anatomiche tipo LA MANO SINISTRA DELLA VIOLENZA.
Quelle cinque dita invece erano quelle delle mani del protagonista che si allenava per imparare la tecnica del Palmo D'Acciaio,
mentre il cattivo della situazione aveva un'altra simpaticissima tecnica di combattimento che consisteva nel cavare gli occhi al suo avversario (come si vede nella locandina italiana lassù in alto), ma senza tenere conto della geniale contromossa che lo metterà un pelo in difficoltà.
Titolo comunque inventato per l'Italia perché l'originale tradotto dal cinese era Il Pugno Numero Uno Nel Mondo, semplificato per la distribuzione internazionale in The Invincible Boxer, con il rischio che in Italia diventasse La Mutanda Invincible (un Capitan Mutanda antesignano).
Quentin Tarantino riprenderà la tecnica del Palmo D'Acciaio in Kill Bill con tanto di EFFETTO SONORO creato da Quincy Jones per la serie tv Ironside e inserito furbescamente nel film cinese che tanto all'epoca, a quanto pare, non si incazzava mai nessuno, oppure forse non trovavi nessuno (nemmeno Quincy) che andasse da sti cinesi maneschi a far valere i propri diritti.
Quindi il Tarantino non ha cominciato lui a rubacchiare idee qua e là...
Se ricordate il finale di C'ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD, l'ultimo film di Quentin Tarantino che si prendeva la licenza di cambiare la storia mostrando una Sharon Tate scampata a quell'aggressione in casa che nella realtà invece le costò la vita, l'attrice, interpretata da Margot Robbie, andava al cinema a vedere quel film in cui recitava lei stessa,
cioè The Wrecking Crew che in italiano era stato intitolato da qualche genio del male Missione Compiuta Stop. Bacioni Matt Helm, ed era il penultimo film in cui appariva Sharon (l'ultimo uscirà postumo).
Quarto film su Matt Helm con anche una serie tv dove ad interpretarlo sarà invece Anthony Franciosa, cioè un agente segreto ben poco segreto dato che tutti sanno chi è nonostante lui si spacci per fotografo, e forse ciò è dovuto al fatto che ha la faccia (un po' da bollito in verità) di Dean Martin, il quale infarcisce la colonna sonora di sue canzoni (fuori luogo) quando non ci sono le musichette col coretto anni 60 che fa pappà pappà pappà (ancora più fuori luogo).
Bollito pare il Dean, dicevo, perché certi dialoghi dove lui dovrebbe controbattere, invece di dinamici paiono lenti come se Dino Crocetti (il suo vero nome) ci dovesse pensare un po'.
Per non parlare poi delle scazzottate che risultano fintissime e brutte forte nonostante il consulente per i combattimenti sia un certo Bruce Lee che all'epoca non era ancora partito per la tangente con le avventure di Chen e si accontentava di quello che gli facevano fare a Hollywood come per esempio Kato in Green Hornet.
Se state molto attenti noterete nella sequenza qui sopra anche un biondino amico di Bruce che si chiama Chuck Norris, ma sbarbato (in tutti i sensi perché giovanissimo), nella parte di uno degli scagnozzi del villain nel locale cinese dove trova modo di esibirsi in uno dei suoi calci rotanti prima di essere messo a tappeto.
E a proposito delle locations indoor, durante il film si può ammirare una serie di set palesemente farlocchi tipo le ultime stagioni di Happy Days, del quale ricordo un episodio con una scena ambientata in una stalla dove c'erano le balle di fieno ok, ma il pavimento (mioddio) era LUCIDO!!!
Come in ogni film di agenti segreti che si rispetti non mancano le bellezze femminili che, oltre a Sharon Tate
(qui sopra con Martin), contano anche su Elke Sommer, attrice tedesca nella mirabile sequenza qui sotto, con molti film all'attivo anche in Italia specialmente nella prima parte della sua carriera.
Ma tutto l'insieme di cose negative di cui parlavo sopra non contribuisce certo a fare un buon film che nelle intenzioni vorrebbe cavalcare l'onda dei vari James Bond, ma anzi Dean più che Sean Connery pare una caricatura di Roger Moore che però all'epoca era ancora lontano dai set di 007 dato che questo film è del 1968, mentre l'ex Simon Templar passerà al doppio zero solo nel 1973.
Alla resa dei conti quindi sto film è persino peggio dei vari simil-Bond all'italiana che fiorivano in quegli anni e dei quali ho già avuto occasione di parlare alcune VOLTE, sia nel MALE che nel BENE.
E nemmeno le gloriose voci della versione italiana con Rita Savagnone, Maria Pia Di Meo, Giuseppe Rinaldi e Nando Gazzolo riescono a salvarlo perché si devono tutti adattare a quei tempi di reazione lenti di cui parlavo prima e anche a certi dialoghi al limite del cretino.
Ma già si capisce di che levatura è il film da una delle prime scene con Matt Helm e le ragazze oggetto che lo circondano.
E ragazza oggetto qui non è solo un modo di dire poiché si tratta di bellezze abbigliate in maniera stravagante e facenti davvero funzioni di oggetti come telefono e accendino.
Altri tempi e altri stereotipi femminili che provaci a farlo oggi un film così... Non ci esci vivo!