Mi piacciono le frattaglie e le ricette che ne prevedono l' utilizzo,  mangio con gusto coratella,  fegatini di pollo, di maiale,  di vitello, torcinelli ( specialità molisana) ,  cotiche, lingua . Mancava all'appello la coda.
Mi reco, tutta baldanzosa nel supermercato  dove sono certa di trovarla e,  con altrettanta  sicurezza prelevo il vassoio dal banco frigo e lo metto nel carrello,  fidandomi  dei miei occhi.
Per poi tornare a casa, anche con un bel mazzo di sedano, e rendermi conto che non avevo comprato la coda,  ma due colli di tacchino.
Poco male,  li ho utilizzato per un ottimo brodo e sono andata dal macellaio a recuperare una coda che,  per fortuna,  ho trovato:  felicità .

La ricetta della tradizione romana prende il nome dai vaccinari,  gli uomini addetti alla macellazione, che risiedevano nel quartiere "Regola".
Piatto principe del quinto quarto,  prevede due versioni,  entrambe originali : con o senza aggiunta di cacao,  pinoli,uvetta e spezie, può essere preparata nel modo tradizionale o con la pentola a pressione,  io ho usato quest' ultima.

Se vi dovesse venire la voglia e non siete a Roma,  procuratevi una coda,  fatevela tagliare  in rocchi , pezzi,  dal vostro macellaio  e procedete con la preparazione.
Io ho seguito questa ricetta .




Coda alla vaccinara
Per 3/4 persone 

  • 1,5 kg coda di vitello , tagliata a pezzi 
  • 1 litro di passata di pomodori
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 8 coste di sedano
  • 1 spicchio di aglio 
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • ½ lt di brodo di carne
  • Olio extravergine d'oliva 
  • Sale
Lavare la coda  sotto l' acqua corrente  e lessarla per pochi minuti,  scolarla è tamponarla  per asciugarla. 
Fare un trito di carota,  cipolla e aglio e far soffriggere  con olio nella pentola a pressione,  senza il coperchio. 
Unire la coda e farla rosolare bene, quando  risulterà sigillata da tutti i lati,  sfumare con il vino bianco e farlo evaporare. 
Aggiungere la passata di pomodoro e il brodo,  chiudere la pentola a pressione  e proseguire la cottura per due ore circa,  su fuoco al  minimo, una volta raggiunta la pressione. 
Nel frattempo tagliare il sedano in pezzi di circa un cm e lessare per pochi minuti,  scolare e riservare. 
Dopo le due ore porre la pentola a pressione  sotto un getto di acqua fredda,  per far diminuire la pressione, controllare la cottura,  la carne dovrà quasi staccarsi dall'osso e il fondo dovrà  essere abbastanza addensato, nel caso prolungare la cottura,  al termine  inserire il sedano e proseguire la cottura per 10'.
Servire calda e godersela. 


Lo so che ultimamente su questo blog si trovano solo ricette di dolci,  ma posso assicurare di avere una dieta varia e abbastanza corretta,  ma con una particolare  predilezione  per frattaglie,  quinto quarto e ammennicoli  vari.
Quando ho visto su Facebook la ricetta della trippa alla trevigiana  condivisa da Daniela sul suo blog, ho avuto subito la voglia di replicarla  .
Unica variante  alla ricetta é sulla crosta di formaggio  da inserire nel brodo di gallina,  Montasio  nella ricetta originale,  parmigiano  per me.
Spero non me ne vogliano i puristi.




Zuppa di trippa alla trevigiana  
Dose per una persona 

  • 300 g trippa lessata
  • ½ cipolla steccata con un chiodo di garofano
  • 1 carota piccola
  • 1 costa di sedano 
  • ¼ di limone bio a fette
  • 1 foglia di alloro 
  • 2 foglie di  salvia 
  • Brodo di gallina  ( circa il doppio della trippa) 
  • Crosta di parmigiano ( montasio stagionato nella ricetta originale) 
  • Crostini di pane
In una pentola versare la trippa,  coprire  di acqua,  aggiungere  cipolla, carota,  sedano,  alloro,  1 foglia di salvia  e il limone a fette. 
Far bollire per 35'.
Scolare e tagliare la trippa a dadini. 
Versare circa 600 ml di brodo di gallina filtrato  in una pentola,  portare a bollore.  Aggiungere la trippa, la crosta di parmigiano lavata e grattata per rimuovere lo strato esterno superficiale, la salvia spezzettata. 
Far bollire per 30'.
Servire con crostini di pane. 
Quello che le blogger non dicono.
No, non è il rifacimento di una nota canzone, ma è quello che un post e relativa ricetta e foto nascondono.
Segreti incoffessabili che neanche la fantasia più fervida potrebbe intuire.

La famiglia che si intravede dietro il mio blog è soggetta ad invidia da parte di conoscenti .
"Beati voi che mangiate tutte quelle prelibatezze!"
"Che fortuna avere tutti i giorni chi cucina queste bontà!"

La realtà è un'altra e meno splendida di quanto si possa immaginare, lo dichiaro una volta per tutte per far cessare immediatamente i pensieri di invidia e tramutarli all'istante in una sorta di compatimento, piuttosto.
Faccio outing e chiedo venia.

Cucino prevalentemente monoporzioni.
Cucino abitualmente intorno alle 9 di mattina, per avere una buona luce e poter fotografare.
Mangio quello che ho cucinato subito dopo averlo fotografato, alle 10 del mattino, solitamente... anche stavolta e per entrambe le ricette che sto per mostrare.
Spesso mi dimentico di preparare pranzo o cena e si risolve rapidamente con quello che si trova in frigo.
Il piatto più amato dai miei figli è costituito da pane a cassetta con salsa di pomodoro e origano, passato in forno a mò di pizzette...forse qualcosa non funziona proprio come dovrebbe, ma questa è la realtà vera.
Non provate più ad invidiare i miei e siate felici dei piatti che preparate o vi preparano due volte al giorno le persone che vi sono vicine , con un pensiero a quella sforunata famiglia ( la mia) tirata su a pane, acqua e foto per il blog ;)


E adesso passiamo alla sfida di questo mese per l'MTC.
Cristiana ci ha messo di fronte al cibo povero per eccellenza, quello delle nostre nonne , quello che maggiormente ripugna e che richiede particolari cure nella pulizia, nella preparazione, oltre che stomaci forti per la degustazione: il quinto quarto, ma che sa appagare come e meglio di qualunque piatto gourmet, per sapere tutto, ma proprio tutto leggete tutti gli approfondimenti iniziando da questo di Eli.

Personalmente ne sono stata felicissima, mangio di tutto e mi spiace aver avuto poco tempo per sperimentare la coda alla vaccinara, a questo turno, ma tanto posso sempre provarci.

Mi sono cimentata che quello che è maggiormente reperibile in questo periodo, la coratella di agnello.
Ho realizzato due ricette, una che si richiama alla tradizione molisana ( tanto per non smentire le mie origini) , semplicemente rivisitata un pò  e un'altra di pura invenzione e divertimento, perchè in cucina gode solo chi osa sperimentare ( se poi si evitasse di sperimentare la mattina, con solo un'ora e mezza a disposizione per preparare, cucinare, fotografare e pulire prima di andare al lavoro alle dodici, sarebbe moooolto meglio).


Millefoglie di fegato di agnello in agrodolce alla molisana
Per due porzioni
  • un fegato di agnello
  • fette di pane casereccio raffermo
  • un uovo
  • aceto di vino bianco
  • mostocotto
  • olio extravergine di oliva
  • sale
Lavare e tamponare il fegato.
Tagliarlo a pezzi molto piccoli.
Versare in una pentola con dell'acqua e portare ad ebollizione, proseguire la cottura per 5 minuti dopo aver fatto tornare a bollore.
Scolare il fegato conservando l'acqua di cottura.

Tagliare le fette di pane allo spessore di 2 mm, passarle in forno e farle tostare.
Una volta pronte inzupparle nell'acqua di cottura del fegato, rapidamente, farle sgocciolare.
In una ciotola battere le uova e aggiustare di sale, bagnarvi le fette di pane sgocciolate e friggerle in abbondante olio di oliva caldo, tenere da parte.
Proseguire con tutte le fette di pane.
Al termine friggere, nello stesso olio il fegato precedentemente lessato, facendo attenzione agli schizzi, fino a che non risulti ben rosolato.
Salare.

Nel frattempo, in un pentolino portare a bollore una parte di mosto cotto e due parti di aceto, far bollire qualche minuto e lasciare intiepidire leggermente.

Comporre il piatto alternando una fetta di pane e dei cubetti di agnello.
Terminare con l'agnello.
Versare su tutto il mosto cotto e l'aceto, facendo impregnare bene le fette di pane.



Fegato di agnello su letto di albicocche all’anice stellato , con riduzione di mosto cotto, arancia e finocchietto selvatico


Per 2 persone

•Un fegato di agnello
•10 albicocche secche
•100 ml liquore all’anice stellato ( se non si reperisce è possibile sostituirlo con del liquore all’anice allungato con dell’acqua,1 parte di anice, due parti di acqua)
•Succo di un’arancia
•Aceto di vino bianco
•Mosto cotto
•Finocchietto selvatico
•Sale
•Olio evo

In un contenitore porre le albicocche secche e versarvi il liquore all’anice stellato, lasciar ammorbidire per almeno 30 minuti ( volendo anche di più).
Sgocciolare le albicocche, ridurle in poltiglia con un robot da cucina, allungando con qualche cucchiaio di liquore della marinata.
Tenere da parte il liquore avanzato.

Lavare il fegato.
Tamponarlo con della carta assorbente.
Tagliare delle fette spesse poco più di un centimetro e larghe 5 cm x 5 cm, ricavando 6 cubotti in totale.
 Unire10 ml di aceto bianco, 20 ml di mosto cotto, portare a bollore per alcuni minuti e far intiepidire( io ho usato quello avanzato dalla preparazione precedente)
In una ciotola versare il succo d’arancia e l'agrodolce preparato, fatto intiepidire.
Porre le fette di fegato nella marinata per 10 minuti.
Scaldare una padella antiaderente a fuoco vivo, adagiarvi il fegato sgocciolato dalla marinata.
Far cuocere pochi minuti per lato, voltare, salare, versare un paio di cucchiai del liquore all’anice avanzato dalle albicocche e proseguire la cottura facendolo evaporare.


Versare su un piatto un cucchiaio di purea di albicocche, adagiarvi il fegato.
Nella padella utilizzata per la cottura del fegato, versare 40 ml del miscuglio di arancia, mosto cotto e aceto, salare e far ridurre.
Versare qualche cucchiaio della riduzione sul fegato.
Cospargere con finocchietto selvatico.
Servire.



Con queste ricette partecipo alla sfida dell'MTC del mese di aprile .


Eccoci al 20 del mese e al consueto appuntamento con la rubrica L'Italia nel piatto.
Questa volta iniziamo a solleticarvi con ricette regionali a base di uova, in fondo Pasqua è alle porte e quale modo migliore per festeggiarla se non provando tante ricette regionali tipiche?

In fondo al post troverete un'altra novità: CERCASI BLOGGER per le regioni mancanti.


Ecco il nostro consueto giro d'Italia e...buon appetito!
 
Valle d'Aosta-Frittata alla savoiarda
Piemonte - Insalata del venerdì di magro
Trentino Alto Adige Frittata allo speck
Marche  Il pancotto 
Campania Uova in purgatorio 

E il Molise con la coratella cacio e uova.

Questa ricetta viene direttamente dalle mani di una prozia di mio marito.

Si sa come sono le vecchie zie, basta esprimere un desiderio gastronomico e voilà, alla prima occasione, la pietanza desiderata si materializza sotto i vostri occhi, anche se magari è Ferragosto e  sarebbe stato meglio un piatto un pò più " leggero".

Ma le vecchie zie sono così, capaci di realizzare un desiderio in qualsiasi momento e a qualsiasi temperatura.

Il piatto che segue è esattamente questo, un desiderio realizzato.

Piatto tipico della tradizione molisana, preparato prevalentemente nel periodo di Pasqua, prevede l'utilizzo delle parti meno nobili dell'agnello, ma sicuramente le più gustose.


Coratella cacio e uova
  • coratella di agnello
  • 6 uova
  • 200 g pecorino grattugiato
  • un bicchiere di olio extravergine di oliva
  • vino bianco
  • sale q.b.
  • pepe
Pulire accuratamente le frattaglie, tagliarle a tocchetti.
Scaldare l'olio in un tegame, adatto anche ad essere passato in forno, e unire le frattaglie, farle  rosolare dolcemente, quando iniziano a "scoppiettare" sfumare con una spruzzata di vino bianco.
Salare, pepare e lasciar cuocere a fuoco basso.

Nel frattempo mescolare alle uova sgusciate il pecorino , eventualmente aggiustare di sale, ma potrebbe non essere necessario, considerando che il pecorino è già molto saporito.

Quando le frattaglie risulteranno cotte al punto giusto e il fondo sufficientemente ritirato, versare il composto di uova e pecorino e passare in forno caldo a 180°C per 45 minuti o fino a quando non risulterà cotto e con una bella superficie dorata.


E adesso passiamo alle novità:

A.A.A. foodblogger delle regioni LOMBARDIA e CALABRIA CERCASI .

Avete voglia partecipare alla nostra rubrica L'Italia Nel Piatto?
Allora ti aspettiamo, queste sono le regole!

Per motivi organizzativi potrà partecipare solo chi ha un blog
I partecipanti dovranno essere residenti o originari delle regioni richieste
I partecipanti dovranno creare ricette tradizionali (dolci o salate) della regione di appartenenza e dovranno contenere: accenni alla tradizione e/o alla storia del piatto proposto ed almeno 2 foto
Varranno ricette pubblicate dal 1 aprile sino al 30 aprile compreso
Non saranno valide le ricette già pubblicate, ma con la ricetta si potrà partecipare ad altri contest
I partecipanti dovranno inviare un minimo di 2 ricette, massimo di 3
Si dovrà esporre il banner del gioco linkato alla pagina facebook di L'Italia Nel Piatto, sia nel post della ricetta sia nella barra laterale del blog
Si segnalerà la partecipazione e le ricette preparate, lasciando un commento alla pagina de "L'Italia nel piatto" con link alla ricetta relativa, sotto al post in cui si pubblicizza il contest.
Speriamo che tutte queste indicazioni non vi disorientino perché vi vogliamo numerosi!!


Questo il banner da prelevare


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