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lunedì 3 settembre 2012

Ho messo via


In questo post: pomodori secchi sott'olio, tapenade di pomodori secchi, marmellata di prugne gialle al Marsala, marmellata di albicocche alla lavanda, marmellata di albicocche alla vaniglia e al Gewurztraminer

PicMonkey Collage

venerdì 8 luglio 2011

Confettura albicocche e lamponi

Di Daniela

DSCF5516Velocissimo post serotino solo per raccontarvi di una confettura, questa volta non della Ferber, ma del mio primo amore tra le guide per le conserve, Paola Balducchi.
Ve la segnalo perchè è una ricetta veramente gustosa e piacevolissima, l'albicocca dolce e il lampone leggermente acidulo e la mescolanza tra i due frutti ha qualcosa di profumato e fresco che mi ha, o meglio ci ha, assolutamente conquistati.
Si tratta di una confettura


Albicocche e lamponi

400 gr di lamponi
600 gr di albicocche
800 hr di zucchero
1/2 bicchiere d'acqua
lamponi
Lavate la frutta, eliminate il nocciolo alle albicocche e il peduncolo ai lamponi. Mettete la frutta in una casseruola con l'acqua, portate ad ebollizione, quando bolle aggiungete lo zucchero e cuocete a fuoco dolce per circa un'ora.
Fate la prova del piattino e, se sarà positiva togliete la confettura dal fuoco. Versatela subito nei vasi caldi, chiudetela ermeticamente, sterilizzate, lasciate raffreddare e riponeteli in dispensa.
Buona serata
Dani

martedì 21 dicembre 2010

Marmellata di clementine

Di Daniela
Scroll down for English version

Per nevicare, ha nevicato
neve e rosa
però la neve non ha "attaccato" per terra e non posso mostrarvi le belle immagini della città imbiancata o del mio giardino bello come nella fiaba della regina delle nevi.... Però, come in quella fiaba, per ghiacciare, diciamocelo pure, ha ghiacciato, anche se per fortuna non è stata scattata la foto di me che leggiadra svolazzo prima di atterrare graziosamente su un ...gluteo, sulla scalinata davanti al portone...:-)
Mi consola dell'assenza di neve il pensiero di mia nipote, che , volata a New York con i suoi amici ,mi ha portato una slitta, proprio come quella di Babbo Natale, con su tutta la famiglia, ma non con i nostri nomi, bensì con quelli che lei usa quando ci chiama: bellissima vero?
DSCF0582
Dice che ha avuto qualche difficoltà per spiegare la cosa al ragazzo che li ha trascritti ....
Comunque, tra un livido che sta diventando sempre più blu, gli ultimi regali da sistemare sotto l'albero e la cena della vigilia da preparare, ho trovato il tempo di dedicarmi al volo a questa squisitezza, che vi consiglio di provare appena recupererete l'olimpica calma che ci contraddistingue in ogni altro periodo dell'anno...;-))))

MARMELLATA DI CLEMENTINE

marmellata di clementine 1

Ingredienti
clementine 1 kg
zucchero 500 g
acqua 500 g
limone 1
mela 1/2
mqrmellata di clementine5
Sbucciare le clementine e tagliare le scorze a listarelle sottili.  Bollire le bucce per qualche minuto in acqua, ripetere una seconda volta  cambiando l'acqua tra le due bolliture. Frullare nel frullatore metà  delle bucce. (io le ho private quasi del tutto della parte bianca e poi le ho tagliate tutte finissime al coltello)
Collage di Picnik
Tagliare grossolanamente i clementini, (privati quanto più possibile dei "filini" bianchi) metterli in un tegame con 250 g  di acqua e 250 g di zucchero, il succo di mezzo limone e la mezza mela.  Far bollire circa 30 minuti, poi passare il tutto nel passaverdure,  tralasciando la mela.
Unire le bucce frullate, la polpa dei clementini passata, le bucce  tagliate a listarelle, 250 g di acqua, 250 g di zucchero, il succo del  rimanente mezzo limone. Far bollire fino al raggiungimento della  consistenza desiderata (la prova del piattino è sempre utile in questi casi). Potete invasare la marmellata nei vasetti sterilizzati ancora calda oppure spalmarla immediatamente su una bella fetta di pane, o su un formaggio stagionato (il lieve retrogusto amarognolo la rende perfetta anche per questo uso), o ancora accompagnarla ad una torta secca per dar profumo e morbidezza.... scegliete voi!
PS. Leggo sulla ricetta originaria che si possono utilizzare queste stesse dosi per preparare ottime marmellate anche con le arance, il pmpelmo e anche il cedro! Tentar non nuoce !
Buon appetito
Dani

English version

CLEMENTINE MARMALADE


marmellata di clementine6


Ingredients
2.3 pound clementines
2 1/4 cups sugar
1.1 pound water
1 lemon
1 / 2 apple


Peel the clementines and cut the peel into thin strips. Boil the peels in water for a few minutes, repeat a second time changing the water between the two boiling. Blend in blender half of the skins.
Roughly cut the clementines, put them in a pan with 250 g of water and 250 g of sugar, lemon juice and half apple. Boil about 30 minutes, then mash it, exept the apple.
Combine puree with the skins, the pulp of clementines mashed, the skins cut into strips, 250 g water, 250 g of sugar, juice of remaining half lemon. Boil until it reaches the desired consistency.You can pot the jam in sterilized jars while still hot or spread immediately on a slice of bread or on a matured cheese (the slight bitter aftertaste makes it perfect for this use), or on a dry cake  to give fragrance and softness .... take your pick!  You can use the same procedure for lime, orange and grapefruit marmelade: they are all delicious!
Enjoy your choice, anyway
Dani

lunedì 15 novembre 2010

Apple Curd e Tangerine Curd SENZA BURRO e l'ultima sorpresa...

(st)renne di natale

Poi, basta.
Giurin giuretto.
Ma mi spiegate, voi, come potevamo non farci venire un'idea per Natale? Che è la festa delle sorprese e dei regali per eccellenza? Quella in cui si fa la conta di tutti gli amici, vicini, lontani, vecchi e nuovi, per non dimenticare proprio nessuno?
Non potevamo, nonnonno.
Non solo: già che è l'ultima (dell'anno) l'abbiamo studiata proprio bene, facendo una cosa a più voci, noi e un po' dei tanti amici che abbiamo incontrato in questi anni sul web, decidendo di postare ciascuno un regalino al giorno, dal lunedì al venerdì, per quattro settimane di fila. Il lunedì qui, il martedì da Fabio&Annalu, il mercoledì da Stefania, il Giovedì dalla Eli/Fla e il Venerdì dalla Mapi. Venti regali - golosi e non- che ci auguriamo possano darvi un'idea in più da mettere sotto l'albero.
Come ogni iniziativa che si rispetti, anche questa ha un nome: le (St)Renne di Natale, sulla cui paternità penso che ormai non possano esserci dubbi. Siccome però ci ha pensato un giorno intero, ha versato lacrime di commozione sulla potenza del suo ingegno, ha fatto pure il banner e- bontà sua- partecipa alla raccolata con una sua specialità, siete pregati di non infierire e, magari, di dire anche che lo trovate spiritoso: si è o no, più buoni a Natale????

APPLE CURD E TANGERINE CURD SENZA BURRO (ma anche con...)

Collage di Picnik

Per quei due o tre che ancora non lo sapessero, il curd è la Madre di Tutte le Porcate Sotto Vetro. Stranamente, non ha fatto parte della mia educazione alimentare, visto che mia madre non lo ha mai preparato: c'è voluto il primo soggiorno in Inghilterra lontana dalle gonne materne per farmelo scoprire e da allora non sono più stata la stessa, dal girovita in poi. In pratica, è una crema a base di uova, burro e, in origine, limone, che gli Inglesi spalmano sul pane o sugli scones, al posto della marmellata o, più spesso, usano per farcire le loro torte. Rispetto alle marmellate, però, si conserva molto meno, ufficialmente per la presenza delle uova, ufficiosamente perchè finchè non lo avete finito, non riuscite a smettere di passeggiare inquieti davanti al frigo: il che spiega la mia gioia sfrenata, lo scorso anno, quando sono riuscita a preparare una versione di Lemon Curd senza neppure un grammo di burro, completamente sostituito da due cucchiaini di maizena.
Da allora, è stato tutto un esperimento, volto a sancire la Scoperta dell'Acqua Calda, progressivamente articolatasi su due punti
1. la maizena o qualunque altro addensante di questo tipo fa il suo dovere, al pari del burro
2. l'assenza di burro si sente. Meno sul limone e sui frutti acidi, molto di più sui frutti più dolci, come appunto la mela. E qui, si sconfina nell'arbitrio del gusto, su cui, si sa, non si discute. E quindi, per tagliare la testa al toro, vi metto entrambe le versioni, con e senza, per entrambi i curd- e poi, scegliete voi quello che preferite.

APPLE CURD

apple curd (senza burro)
1 kg di mele
450 g di zucchero
1 cucchiaino raso di cannella
2 uova grosse (o 3 medie)
75 g di burro oppure 2 cucchiaini di maizena

Quali mele, anzitutto: l'ideale, sarebbero le Renette, se le trovate, oppure le Golden Delicious. In un caso ho usato anche le Stark (quelle della foto) e sono andate bene lo stesso.

Procedimento con il burro
Sbucciate le mele, affettatele sottilmente e fatele cuocere a fuoco basso, con poca acqua (150 ml circa), fino a quando non si disfano: dopodichè, aggiungete il burro e lo zucchero direttamente nella padella, mescolate bene e passate tutto al setaccio, fino ad ottenere una purea morbida. Fuori dal fuoco, aggiungete un uovo alla volta, incorporandolo con una frusta ma senza montare-e poi rimettete sul fuoco a fiamma bassa fino a quando non addensa, per una ventina di minuti circa. Filtrate di nuovo, attraverso un colino a maglia fine e invasate a caldo.

Procedimento senza burro
E' identico a quello col burro, con la differenza che bisogna sostituire la maizena.


TANGERINE CURD

tangerine curd (senza burro)

succo e buccia di 8 mandarini
150 g di zucchero
150 g di burro (o un cucchiaino di maizena)
4 tuorli d'uovo


Procedimento col burro
Filtrare il succo dei mandarini e metterlo in una casseruola, insieme alle zeste. Portarlo a bollore e aggiungere il burro e lo zucchero. Mescolare bene, fino a far sciogliere completamente burro e zucchero e, fuori dal fuoco, aggiungere i tuorli ad uno ad uno, incorporandoli bene al composto. Riportare sul fuoco e, senza far prendere il bollore, fare addensare il curd (20 minuti circa). Invasare a caldo

Procedimento senza burro
E' identico a quello col burro, con la differenza che bisogna sostituire la maizena.

tangerine curd (senza burro)

Note

- l'unico vero problema, per la preparazione del curd, è la cottura: trattandosi di un composto a base di uova, c'è il rischio che prenda il bollore e che le uova quindi si separino. Molti usano il Bimby, proprio per questo motivo. Io l'ho fatto- e non sono rimasta per niente soddisfatta, perchè è rimasto troppo liquido. Per me, il caro, vecchio Bagno Maria è la panacea di tutti i rischi da separazione delle uova: usate quello e andrete tranquilli.

- l'altro problema- che propriamente problema non è, ma comporta comunque un po' di fatica- è che lo si deve mescolare spesso, specialmente se usate la maizena. Il cucchiaio di legno va bene, ma io preferisco la frusta, che uso come un cucchiaio, senza montare il composto, cioè. E' importante che nella fase di amalgama di tutti gli ingredienti, uova incluse, stiate attenti a mescolare con cura: poi, una volta sul fuoco, potete dare una mescolata ogni tanto, specie se cuocete a bagnomaria. L'essenziale è non perderlo di vista per essere pronti a intervenire, quando serve

- quello che i ricettari non dicono è che bisogna filtrare anche dopo la cottura: e vi spiego il perchè. Fatta eccezione per i pasticceri provetti (che però non leggono mentutiristico), il rischio che l'uovo possa lasciare qualche filamento c'è, specie per l'albume. Ora a me non capita più, perchè "ho la mano", ma i primi tempi, soprattutto con il curd agli agrumi (quindi massa meno compatta) mi capitava, eccome. Ho risolto il problema filtrando, con risultati fantastici. Restano nel colino anche le bucce degli agrumi o eventuali impurità degli altri frutti e il risultato è un composto liscio e setoso, assolutamente fantastico. Ovviamente, lo rimettete sul fuoco, quel tanto che basta per invasare a caldo.

- quanto si conserva? tre settimane e pure in frigo, per essere sicuri. So di chi lo conserva di più e meglio, ma io non mi fido, specie della conservazione a temperatura ambiente. Tenetelo in frigo e se passano più di tre settimane, assaggiatelo, prima di utilizzarlo.

- quanti barattoli? pochi. Purtroppo, rende pochissimo. Due barattoli da 250 g con le mele, due ancora più piccoli con il mandarino. Se ne consuma in quantità minime, sia chiaro, perchè molto dolce e dopo un po' stucca (bugia clamorosa, nel mio caso, ma fa figo dirlo). In ogni caso, è una di quelle preparazioni da "vale la pena di": di prepararlo, di assaggiarlo, di utilizzarlo in cucina e soprattutto, di regalarlo: i vostri amici vi saranno grati in eterno...
La prossima (st)renna vi aspetta domani, su Assaggi di Viaggio

P.S. con questa ricetta partecipiamo al contest dell'Araba Felice

ciao
Ale


lunedì 21 settembre 2009

Tarte al lemon curd e rosmarino- e il lemon curd senza burro!!!!

di Alessandra
scroll down for English version
tarte  lemon curd olio EVO e rosmarino
Tanto per darvi un'idea dell'aria che tira, son due giorni che mi sento come un incrocio fra Nonna Papera e Archimede Pitagorico: nel senso che, finalmente, anche Menu Turistico può vantare un'invenzione culinaria e, quel che più conta, la sottoscritta può finalmente abuffarsi di lemon curd, alleggerendo non già la linea, ma la coscienza: perchè, dopo consultazioni di ogni tipo, ricerche in internet, esperimenti ed assaggi, siamo finalmente riusciti a fare il lemon curd senza burro.

lemon curd olio Evo e rosmarino

In attesa del postino, con la nomination per il prossimo Nobel, vi racconto come ci sono arrivata: l'illuminazione me l'ha data il numero di Gourmet del maggio scorso, che giaceva fra la pila delle riviste da consultare e che, proprio nell'ultima pagina, riportava la ricetta di una tarte all'olio d'oliva, ripiena di un lemon curd fortemente alleggerito di burro. Le dosi, però, erano ancora troppo alte (80 gr. contro i miei 125 soliti), ma venivano introdotti due illuminanti cucchiaioni di maizena, che nella ricetta originale non ci sono e che invece potevano benissimo sostituire il burro, come addensanti. Da lì in poi è stato tutto uno sperimentare, fino all'approdo a questa versione che non ha nulla di diverso, nel gusto, dal classico lemon curd, ma che non contiene neanche un grammo di grassi animali. Non solo: l'aggiunta di due cucchiai d'olio, alla fine, lo rende estremamente lucido e fluido alla vista e infinitamente più versatile in cucina: in questa tarte, per esempio, l'ho abbinato col rosmarino, cosa che mai mi sarei sognata di fare con un curd burroso.


lemon curd

Ma andiamo con ordine. Sono partita dalla ricetta di Gourmet, pressocché uguale a quella che seguo di solito, che prevede:
il succo e la scorza grattugiata di tre limoni
2 tuorli e 2 uova intere
80 g. di burro
2 cucchiaini di maizena
200 g di zucchero
2 cucchiai di olio extravergine di oliva.

Ho completamente eliminato il burro e ho aumentato ad un cucchiaio pieno la dose di maizena.
Quindi, la nuova ricetta è questa
il succo e la scorza grattugiata di tre limoni
2 tuorli e 2 uova intere
1 cucchiaio di maizena
200 g di zucchero
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva.

Nota, aggiunta dopo 2 anni di lemon curd senza burro a go go: via la maizena, bastano le uova.

Dopodiche, a freddo, in una casseruola dal fondo spesso, ho mischiato tutti gli ingredienti, ad eccezione dell'olio, amalgamandoli bene con una frusta. Ho messo sul fuoco a fiamma medio bassa e, sempre mescolando, ho portato ad ebollizione. Ho abbassato la fiamma al minimo, ho fatto bollire per due minuti e poi ho filtrato il tutto in un colino a maglie molto strette. In ultimo ho aggiunto UN cucchiaio di olio EVO leggerissimo e ho subito invasato. Con questa dose, ho ottenuto circa 350 ml di curd denso e lucido e dallo stesso identico sapore dell'altro.
Fosse stato per me, avrei dato subito inizio alle danze, mangiandomelo direttamente dal barattolo, come d'altronde faccio dal 14 aprile 1985, data della scoperta del Lemon Curd: ma siccome soffro della sindrome da stupendissima, e mi ero ripromessa di escogitare una versione leggera per le amiche del forum , sono subito passata alla seconda fase della sperimentazione, con questa
Tarte alle mandorle e olio d'oliva con curd al rosmarino


lemon curd olive oil and rosemary

Per la base
250 g di farina 00
50 g di farina di mandorle
100 g di zucchero
200 di burro ( volendo, ma io non l'ho sperimentata: 100 di burro e 2 cucchiai di olio EVO)
1 tuorlo
scorza di mezzo limone grattugiata

Si impasta tutto e si cuoce in bianco, a 180 gradi per 17 minuti e si lascia raffreddare
Per il curd al rosmarino, si scalda il curd e vi si aggiunge una manciata di aghi di rosmarino spezzettati e, quando è tiepido, lo si versa sulla torta, livellando bene con una spatola.
Se vi piace il lemon curd, è la fine del mondo. Se invece vi infastidisce il "troppo dolce" che lo contraddistingue , potete stemperarlo con della crema pasticcera o con una meringa cruda. In ogni caso, la bella figura è assicurata- e la riconoscenza eterna delle amiche in perenne lotta con la bilancia, pure!
alla prossima
alessandra


English Version

No butter Lemon curd

lemon curd

Ingredients
juice and grated rind of three lemons
2 yolks and 2 whole eggs
1 tablespoon cornstarch
200 g sugar
1 tablespoon extra virgin olive oil ( very light)

Mix all the ingredients, except oil, in a thick bottomed pan and , stirring constatly, at low heat, until boiling: it mus boil for two minutes. Then, filter all in a very tight streiner. Heat again until boiling and add extravirgin oil. Stirr very well and pot the hot mixture. Keep in fridge for maximum one week.

Almond Tarte with Rosemary Lemon Curd

For the crust
250 g flour 00
50 g almond flour
100 g sugar
200 of butter (if you wish, but I have not tested: 100 of butter and 2 tablespoons of oil EVO)
1 egg
grated rind of half a lemon

Knead all the ingredients very slowly, until you obtein a smooth dough. Lay out on the bottom and the ...of a tarte pan, with a border you can remove, and keep in fridge for 1 hour minimum. Then, bake it at 180° for 17.18 minutes.
For the rosmary lemon curd, warm lemon curd and when it's going to boil, add one teaspoon of roremary, finely chopped. Stir well and pour it in the crust, when thet're both warm, and level with a palette knife.
Buon Appetito
Alessandra

Questa ricetta partecipa alla seguente raccolta
organizzata dal blog di Martina in collaborazione con Giallo Zafferano

barattolo

domenica 20 settembre 2009

Acciughe di Monterosso sotto sale!!

Di Daniela


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Collage di Picnik




Vi ho già accennato a Monterosso e ai suoi limoni, vi ho fatto intravedere il suo mare, le sue meduse :-), i suoi colori e la sua luce, ma non vi ho ancora parlato delle sue acciughe. Io credo sinceramente che in tutto il mondo voi non possiate trovare acciughe così buone. E' una sorta di magia del mare di qui, la sua acciuga, perchè mi hanno racontato che quando nelle sue varie migrazioni lei arriva davanti alle queste spiagge, è nella migliore condizione fisica possibile; un po' come un'atleta che si prepara alle Olimpiadi insomma: non troppo magra, bella nutrita e ...buonissima!!! Non so dirvi il perchè o il percome sia così, nè se ci sia un motivo logico effettivo , ma vi posso assicurare che la differenza si avverte.
Quindi va da se che bisogna per forza mangiarne a quattro palmenti e, allontanandosi, bisogna portarsi dietro qualcosa che permetta di gustarle anche stando lontani: nel caso specifico, una bellissima arbanella di acciughe sotto sale! In ogni paese c''era il luogo adatto per procedere alla salagione: a Monterosso si salavano in questo tunnel qui,

robi e bimbe 166robi e bimbe 169

a picco sul porto, dove arrivano ancora oggi i pescherecci col loro carico di pesce appena pescato. Ora naturalmente altri sono i luoghi preposti a questa attività, ma se poi voi foste così brave da avere voglia di prepararvele da sole, anche se non avete a disposizione quelle monterossine, basta trovare acciughe fresche di ottima qualità e procedere così per avere una preziosa arbanella di

acciughe sotto sale

acciughe 023

Il procedimento per prepararle in se e per se è semplicissimo:

  • 1 arbanella di vetro della dimensione preferite
  • acciughe fresche
  • acqua
  • e sale, nulla di più e nulla di meno

  • Vanno pulite (via la testa e le interiora), sistemate in vari strati, coda vicino a testa, ogni strato ricoperto di sale, poi pressate. A questo punto si versa sulle acciughe la salamoia che deve coprirle completamente. La salamoia si prepara velocissimamente con 200 gr di sale in 1/2 litro di acqua. Si fa bollire l'acqua ci si butta il sale , si fa rialzare il bollore per qualche minuto, si spegne il fuoco e si fa raffreddare . Le acciughe non devono mai rimanere scoperte e devono sempre essere ben pressate.


    acciughe 010

    Lasciatele un po' li a riposare sotto un bel peso, che deve avere la circonferenza simile quanto più possibile alla bocca dell'arbanella, tipo una bottiglia piena d'acqua o un sasso ben lavato, e in poco tempo saranno pronte da gustare. Confesso però che io non le ho mai preparate personalmente, accontentandomi di gustare quelle conservate da mani più abili ed esperte delle mie......
    Fin qui, dunque, tutto semplice. Quando poi decidete di mangiarvene qualcuna, dovete soltanto tirare fuori dall'arbanella quelle che disiderate, e ricoprire le altre rimaste col sale, rimetterci su il peso e poi, fare in modo che le acciughe restino sempre coperte dalla salamoia.
    Ora con quelle dissalate potreste procedere così per ottenere un ottimo


    ANTIPASTO DI ACCIUGHE SOTTO SALE

    acciughe 006


    non oserei chiamarla una ricetta.... è più un suggerimento su come gustare una delizia in modo semplice e godurioso. Servono solo:

    • acciughe sotto sale
    • olio evo
    • aceto di vino rosso non balsamico
    • aglio (io ho usato uno spicchio di profumatissimo aglio rosso di Nubia, grazie a Maria Pia....)
    • origano

    Tutto qui. Volontariamente non vi ho messo quantità, perchè è tutta una questione di gusto personale. Vi dico solo come me le preparava il mio papà. La sua proporzione era all'incirca: 1 cucchiaio di aceto , 3 di olio evo, un pizzico abbondante di origano, 2 fettine di aglio.
    Prendete le acciughe, apritetele a metà , togliete la lisca centrale e quelle più piccole del dorso, passatele sotto l'acqua e mettetele ad asciugare su un tagliere inclinato. Questa è l'unica operazione un po' "noiosa" che va fatta con attenzione e delicatezza, per non rovinare la polpa del pesce. Quando saranno asciutte, disponetele su un piatto di portata una accanto all'altra, e copritele con un filino , ma proprio ino, di olio e.v.o e mettetele in frigorifero, protette dalla pellicola trasparente. A parte preparate una emulsione con nell'ordine: aceto, aglio, origano e olio e.v.o. Lasciatelo riposare.



    acciughe 030

    Una mezz'ora prima di servire le acciughe, tiratele fuori dal frigo e versateci su il vostro preparato, dopo averlo emulsionato un po' (volendo potete togliere l'aglio , che nel frattempo avrà comunque rilasciato il suo aroma nell'olio). Servite con a parte dei crostini di pane (alcuni audaci preparano anche qualche ricciolo di burro da spalmare sui crostini prima di mettere l'acciuga, ma io le preferisco senza) e vedrete quanto poco dureranno nel vassoio!! Se invece volete conservarne qualcuna per un secondo momento, o prepararle con un po' di anticipo, potreste anche disporle in un barattolino , coprendole con l'olio e mettendo un po' d'aglio e un pizzico di origano all'interno, per poi aggiungere qualche goccia di aceto solo al momento di servirle. Va da se, che non dovete conservarle a lungo nel barattolino, giusto un giorno o due. La bontà delle acciughe sotto sale sta tutta nel poterne consumare di volta in volta la quantità che desiderate. Vi assicuro che ne vale la pena.

    Buon appetito a tutti

    Daniela

    acciughe 001


    SALTED ANCHOVIES

    They are really easy to make

    • 1 glass pot, in Liguria there are special one called arbanella just to preserve anchovies, but any broad container will do
    • Fresh anchovies
    • Water
    • Coarse Sea Salt

    Clean the anchovies by removing the heads and entrails, wash them and place them head to toe close to each other, cover each layer with salt and press. Pour brine over the anchovies layers until they are completely covered. You can prepare brine with 200gr salts with 1\2 lt water. When the water boils ad the salt, let it boils for a few moments and then let it cool.
    The anchovies must always be completely covered and well pressed, you can do that by covering the anchovies with a plate and place on top a stone of the same size of the glass container, or a bottle full of water.
    When you want to use them, just take out the one you need, cover the remaining with salt and with the weight. Wash them thoroughly under running water and they are ready to prepare

    SALTED ANCHOVIES STARTER

    • Salted anchovies
    • Extra virgin olive oil
    • Red wine vinegar NOT BALSAMIC
    • Garlic
    • Oregano

    I did not put the quantity because they depend on your taste, my father use to prepare them with the following proportions: 1tbs vinegar, 3 tbs oil a generous pinch of oregano, 2 garlic slices .
    Open the anchovies in half and delicately remove the fishbones so as not to break the fish, wash under running water and leave to dry .
    Once dry put them on a plate close to each other in a single layer and drizzle a little olive oil on top, cover with cling film and refrigerate. Prepare a mixture of olive oil, oregano, vinegar and garlic and leave aside.
    Half an hour before serving remove the anchovies from the fridge pour the oil mixture on top 8if you want you can remove the garlic) and they are ready to serve with toasted bread and butter (if you want). If you want to keep them for longer you can put them in a pot and adding only oil, garlic and oregano you can add the vinegar when you are ready to serve. In this way they will keep for a couple of days no more.
    Bon appetit

    Daniela



    giovedì 17 settembre 2009

    marmellata di ananas e pepe rosa-Knam featsRaravis' Suocera

    Centra
    di Alessandra

    marmellata di ananas e pepe rosa

    Onde evitare pericolosi equivoci dagli effetti destabilizzanti per i lettori di questo blog, chi fa le marmellate, qua dentro, è la Dani. La sottoscritta, invece, non ne prepara, nel modo più assoluto: ufficialmente perché è allergica alla frutta, in realtà perché non ha senso camallarsi cassette di roba e rischiarsi ustioni alla Muzio Scevola e/o gomiti del tennista, a furia di grattar pentole, quando a casa non c'è nessuno che le mangi. Per cui, anche se in cuor mio avrei desiderato colazioni romantiche, con barattolini colorati ed etichette goduriose, ho dovuto rapidamente rinunciare, sommersa come sono da marmellate d'annata che semmai si riuscisse a dimostrare che con gli anni migliorano anche loro, che vecchiaia che passerei...
    In compenso, mia suocera imperversa. Ne produce a vagonate, di tutti i tipi, dolci, agrodolci, salate, con frutta a pezzi e con frutta passata, ed anche se ogni volta conclude l'operazione di invasamento giurando e spergiurando sui suoi vasetti ("che gli venga il botulino") che l'anno prossimo non ne farà più, potete star certi che allo spuntare dei primi frutti di stagione se ne salterà su con una nuova ricetta e con il solito " cosa ne dici? TI ispira??" che di norma prelude al rinnovo dell'operazione.
    Con questa marmellata, è successo lo stesso: i giuramenti erano ancora caldi, quando le è capitato per le mani L'Arte del Dolce di Ernst Knam: e mentre io sbavavo sulla mousse ai frutti della passione e yogurt o sulle possibili unioni fra cioccolato e wasabi, lei se ne è andata dritta alla sezione marmellate e se ne è uscita con questo abbinamento spettacolare, che continua a stendere parenti e amici ogni volta che gliela si regala.
    E siccome ormai è da un po' che la suocera ci ha preso gusto a contribuire a MT con le sue creazioni, ha sganciato pure questa- e , già che c'era, ce ne ha rifilato pure un altro barattolino, non si sa se per contribuire alle prossime cene a base di cosciotti di prosciutto al forno o, più subdolamente, per aver qualche spazio vuoto in dispensa, giusto per poter ricominciare a conservare qualcosa....

    MARMELLATA DI ANANAS E PEPE ROSA

    marmellata di ananas e pepe rosa

    preparazione 10 minuti più 3 ore circa per far macerare la frutta e il tempo necessario per il raffreddamento
    Cottura: 20-25 minuti circa
    difficoltà: facile

    ingredienti per circa 1700 g
    1 ananas da circa 1 kg
    750 g di zucchero semolato
    50 g di pepe rosa

    Preparate alcuni vasi di vetro ben puliti.Pelate l'ananas, tagliatelo in 4 parti, eliminate il cuore duro e tagliate la polpa a pezzetti. Raccoglieteli in una casseruola, unitevi e lo zucchero e lasciate riposare il tutto per circa tre ore. Quindi, aggiungete il pepe rosa in grani e mescolate. Mettete poi la casseruola sul fuoco vivo, fino a pportare la marmellata ad ebollizione.
    Fate bollire per circa 10 minuti, togliete dal fuoco e sminuzzate i pezzetti d ananas rimasti interi con un frullatore ad immersione. Riportate la pentola sul fuoco e fate riprendere il bollore, poi spegnete. Mescolate il tutto per 5 minuti con un cucchiaio di legno, per facilitare l'azione della pectina e far addensare la marmellata più velocemente.
    Infine, riempite i vasetti con la marmellata ancora bollente, chiudeteli subito e capovolgeteli per sigillarli ermeticamente e farli raffreddare più rapidamente.
    buon appetito
    Alessandra

    domenica 30 agosto 2009

    I limoni di Monterosso ....al sale

    Di Daniela

    monterosso 377

    In quest'angolo di mondo le verdure e la frutta hanno sempre un sapore un po' diverso da quelle che compri quando sei in città.... sarà perchè sono maturate al sole , sarà che la terra riarsa dal salino è più generosa che in altri luoghi, sarà quel che sarà, ma quando a Monterosso mangi un pomodoro o tagli un limone, non puoi fare a meno di rimanere inebriato dal profumo, prima ancora che dal sapore...... Sembrano provenire dal tuo giardino o dal tuo orto e se ne accorgono perfino i ragazzini e i bimbi che a volte, al ritorno in città, ti chiedono se quello che stanno mangiando , per caso, non è un pomodoro "finto", che nel loro gergo vuol dire con un sapore banale - banale.....
    Qui il limone poi è un trionfo: è una coltura antichissima . La produzione di questi piccoli soli gialli è nota già nel 1300, dopo l'arrivo dei Genovesi, che per monterosso e la sua terra avevano lungamente combattuto con i pisani: si parla già allora nei documenti , della costruzione dei famosi muretti a secco, per permettere la coltivazione sulla zona costiera di viti e limoni. C'è anche una sagra, ogni anno, che li celebra, intorno alla metà di maggio, e che richiama molti visitatori : questo era il divertente logo della locandina che la annunciava nel 2009 .
    Il sole e il mare, insomma, sanno fare miracoli con profumi e sapori.....
    Così quando pochi giorni fa mi è venuta tra le mani una picola pubblicazione sulle conserve della Mondadori del luglio 2009, non ho potuto resistere e mi sono immediatamente lanciata nella produzione di questa goduriosa ricetta, che viene descritta come tipica della cucina marocchina, dove viene usata per rendere più gustose tajine e zuppe, che può sostituire la buccia di limone in tutte le ricette , ovviamente salate, che la prevedano....
    Si tratta dei
    LIMONI ( di Monterosso) AL SALE

    monterosso 340
    La ricetta prevede
    • 1 kg di limoni non trattati
    • 120 gr di sale grosso
    • alloro
    • pepe nero in grani

    monterosso 390

    Semplicissima l'esecuzione: lavate accuratamente i limoni, che dovrebbero essere non trattati come i miei, e taliateli in 4 spicchi senza però dividerli completamente, lasciandoli uniti alla base.
    Mettete in ogni taglio un po' dei 120gr di sale grosso e poi sistemate i limoni in un vaso che avrete sterilizzato e asciugato perfettamente, schiacciandoli bene e mettendo fra l'uno e l'altro 1 foglia di alloro, un po' del sale rimasto e qualche grano di pepe nero.
    Trovate ora un peso adeguato per tenere ben premuti i limoni , coprite il tutto e tenete per una intera notte al fresco. Il mio librino consiglia di mettere un piatto abbastanza piccolo da entrare nel vaso e sopra il piattino un bel peso. Io ho fatto come per le acciughe sotto sale: un bel sasso di spiaggia lavato e bollito a lungo che schiaccia il tutto.... Oppure una bottiglietta di vetro , sterilizzata anche lei e riempita d'acqua.... Il tutto coperto da pellicola trasparente e poi in frigo per una notte ; vedete voi cosa vi viene meglio per una questione di dimensioni e spazio.
    La mattina successiva togliete il peso, chiudete il barattolo e aspettate una 20ina di giorni prima di utilizzarli .
    Come vi dicevo il librino parla di utilizzo con "insalate, couscous, salse, carni stufate o pesci al forno" insomma ogni volta vi serve qualcosa di aromatico e profumato. Suggerisce anche, nel caso desideriate un sapore meno forte, di lavare la fettina di limone prima di utilizzarla. Ovviamente se il limone è particolarmente profumato o succoso, vale proprio la pena di provare a conservarne il profumo .....
    monterosso 394

    Vorrei a questo punto darvi un piccolo suggerimento extra. Alessandra ieri vi ha raccontato di fichi caramellati in una splendida ricetta (io non avevo rum e ho utilizzato il cognac e in più i miei fichi erano verdi: sono venuti buonissimi lo stesso)...... nel caso aveste dubbi su come utilizzarli , vorrei proprio consigliarvi di provarli con una sofficissima e delicata ricotta di Brugnato, se siete da qualche parte nella riviera di levante o comunque con un formaggio fresco o semi stagionato ......
    Una goduria assicurata!!!!

    monterosso 356
    Buon appetito

    Daniela

    sabato 29 agosto 2009

    Conserva di fichi caramellati alla cannella

    fichi caramellati m


    ...Ora, cosa mi è girato di tirar fuori la Nonna Papera, io proprio non lo so. Quello che, so, invece, è che ho innescato una reazione a catena di amarcord, fra quelli miei personali e quelli sollecitati dall'esterno, che mi hanno messo una malinconia addosso da non crederci. E' da ieri che è tutto un riaffiorare di ricordi , di rimpianti, di nostaglie velate e di vuoti devastanti, per anni perduti, occasioni sprecate, persone troppo amate per potersi illudere che basti una manciata di anni per lenire il dolore della loro assenza.
    E' andata che mi son messa a cucinare- in barba ai 35 gradi della mia cucina, all'aria pregna di umidità di questa fine estate che appesantisce ogni respiro, alla stanchezza di una giornata piena e alle fughe sui balconi del marito e della creatura, che tutto avrebbero potuto sopportare, ma il forno acceso, ti prego no.
    Ho acceso il forno, ho pesato zuccheri e farine, sorvegliato lievitazioni e dato forme alla mia tristezza. E quando ho finito, ho preparato una conserva- io che non tengo mai niente, che butto via tutto, che passo attraverso persone e cose in un anelito costante al domani, al futuro, al nuovo e al dietro l'angolo, ho messo via un po' di sapori di questa stagione: il dolce dei fichi, l'amarognolo del caramello, l'intrigante della cannella, l'effimero del rum, e qualche goccia di malinconia.



    CONSERVA DI FICHI CARAMELLATI ALLA CANNELLA
    ( liberamente ispirata a Conserve dolci e Salate- Il Meglio di Sale&Pepe)

    fichi caramellati m

    Per un chilo di fichi, occorrono
    500 g di zucchero ( preferibilmente di canna)
    100 ml di rum
    la scorza grattugiata di un limone e di un'arancia
    2 stecche di cannella ( o un cucchiaino abbondante)

    fichi caramellati m

    Scegliere fichi piccoli e sodi, meglio se neri . Pulirli bene e togliere il picciolo, senza sbucciarli. Metterli poi in una casseruola dal bordo basso e dal fondo spesso, ampia, tanto da poterli contenere tutti, uno vicino all'altro, in piedi, e cospargerli con lo zucchero. Irrorare con il rum e lasciar macerare per minimo due ore. ( una notte intera, sarebbe meglio- io non l'ho fatto e son venuti buoni già così, figuriamoci con un riposo più lungo)
    Mettere poi la casseruola sul fuoco, meglio se sulla piastra, o sennò sulla fiamma coperta dallo spargi fiamma, in modo da assicurare una cottura più uniforme. Aggiungere la cannella e la scorza degli agrumi grattugiata e far cuocere a fiamma bassissima, fino a quando lo zucchero si sarà completamente sciolto. Vi ci vorrà circa un'oretta. Teoricamente, dovreste muovere un po' i fichi, in modo che si impregnino bene dello sciroppo: qualcuno scuote leggermente la pentola, io uso un cucchiaio di legno, piccolo, in modo da non bucarne la superficie. Procedete comunque con cautela
    Trascorso questo tempo, sorvegliate con attenzione la cottura, per evitare che lo zucchero caramelli troppo. Calcolate, indicativamente, ancora un quarto d'ora: quando si è formato uno sciroppo molto denso, sono pronti.
    Invasate, disponendo nei barattoli prima i frutti e coprendo poi con il caramello: non è indispensabile procedere immediatamente, potete lasciar leggermente raffreddare il composto. Chiudete bene i barattoli ( io ho usato quelli della Bonne Maman, me ne sono venuti 5) e lasciate raffreddare a testa in giù. Conservare in luogo fresco e buio, per massimo tre mesi ( alzi la mano chi ci riesce...)
    Buon fine settimana
    Alessandra


    domenica 2 agosto 2009

    Marmellata di Peperoncini e marmellata di cipolle rosse di Tropea : un trionfo di sapori!!!!

    Di Daniela
    Si, lo so, lo so, avevo detto che avremmo ripreso l'argomento delle conserve in autunno con la frutta di stagione e che per il momento avrei sorvolato sul genere...... Ma ditemi voi come avrei potuto fare!!
    Innanzitutto io sono golosissima di formaggi. E si da il caso che la Valtellina sia una terra meravigliosa che, oltre a tutto il resto, produce anche una infinità di qualità differenti proprio di formaggi.
    Ce ne sono tutti i tipi possibili e immaginabili : ci sono i quelli grassi, semigrassi e magri, gli stagionati, i freschi, gli erborinati; quelli di capra, quelli di mucca o di pecora, quelli fatti insaporire nelle foglie di castagno, o con i mirtilli o nel mosto o nel fieno o con le rose; quelli celebri e Dop, come il bitto, o il casera, i più conosciuti, come lo lo scimut o il tellino o il piattone, o il gran zebrù; quelli meno celebri, ma profumatissimi, che produce praticamente ogni malga che abbia mucche, capre o pecore a disposizione; sono a pasta gialla o bianca, con i "buchi" o più compatti, alti, bassi, dolci, piccanti, aromatici o in qualunque altra maniera li vogliate.....
    Questa, per esempio, è l'accattivante foglio appeso alla porta della latteria sociale a Bormio.


    Ora ditemi voi come può una poveretta con figlie a seguito altrettanto bendisposte verso il genere caseario, a resistere a siffatte tentazioni, considerando pure, e non è cosa da poco, che come spesso accade in montagna, il pane è ottimo......
    E allora, se proprio dobbiamo esagerare e cedere, novelli Wilde, alla tentazione, facciamolo fino in fondo e con grande stile, accompagnando questa ridda di sapori così diversa con un paio di salsine deliziose chene esaltano e ne evidenziano ancora di più il gusto.
    In questo caso parlo della

    MARMELLATA DI PEPERONCINI E DI CIPOLLE ROSSE DI TROPEA

    Entrambe sono semplicissime da preparare: partiamo dalla

    MARMELLATA DI PEPERONCINI

    Si sa chei tipi di peperoncino sono parecchi. Io in questo caso ho adoperato questi un po' tondeggianti e cicciotti, che sono piaciuti molto come l00k alla mia figlia piccola, celebre arbiter elegantiarum della sua classe, che li ha trovati "così carini, un po' a forma di cuore"!!
    Devo aggiungere che, per non creare qualcosa di eccessivamente forte, ho unito ai "cuoricini" anche qualche peperone rosso, per dare un po' più di morbidezza al gusto. Il risultato è stato secondo me, apprezzabile, piuttosto bilanciato nei toni. Logicamente le dosi possono essere variate per virare il gusto più al piccante o più al dolce. Vedete voi. Io ho adoperato:
    • 400 gr di peperoncino rosso
    • 600 gr di peperoni rossi
    • 500 gr di zucchero di canna
    • 1 pizzico di sale

    Dovete lavare sia peperoni che peperoncini ("Guarda mamma, sono come mamma e figliolino!" dice l'arbiter, guardandomi pulirli... e quasi mi fa sentire in colpa per la mia insensibile crudeltà nel separarli...), poi togliere semi e filamenti e tagliarli a pezzetti. Se posso dare un consiglio, per evitare di piangere come viti tagliate ogni volta che vi toccate gli occhi o di sentirvi pizzicare le labbra se solo le sfiorate con le mani, per un bel po' di tempo e nonostante i ripetuti lavaggi con acqua e sapone, fate questa operazione con i guanti da cucina... è incredibile per quanto sia resistente il "piccante" sulla pelle......
    Beh, fatto questo, non vi resta che mettere il tutto nella solita pentola a fondo spesso, aggiungere lo zucchero e portare sul fuoco, facendo bollire il composto per più meno 1 ora. A questo punto passate tutto con il passaverdure, e rimettete sul fuoco per 30 minuti circa, fino alla solita e ormai celebre conferma della P.P. (prova piattino, naturalmente!!). Invasate immediatamente e chiudete subito i vasi. Fate sterilizzare per 15 minuti e riponete.

    Ah, per amor di precisione, nella foto il formaggio utilizzato è lo scimudin.......
    Passiamo ora alla

    MARMELLATA DI CIPOLLE ROSSE DI TROPEA


    Qui la ricetta viene direttamente dalla Ale, che me la passò anni fa per far felice quelle golose della mia zietta e di mia mamma, e ora la metto a vostra disposizione con piacere.....
    Occorrono:
    • 1 kg di cipolle rosse di Tropea
    • 600 gr di zucchero di canna
    • 1 biccierino scarso di aceto di mele
    • una manciatina di uvetta
    Allora : in questa marmellata esisite un solo segreto per rendere paricolarmente aromatico il tutto. Bisogna mettere nella casseruola che userete per cuocerle, le cipolle pulite e tagliate a fettine sottili e lo zucchero in infusione per una notte intera..... Il mattino dopo, resistendo all'olezzo di cipolla che aleggerà per la vostra cucina, dovrete soltanto mettere sul fuoco la pentola, aggiungendo l'uvetta, se vi piace , altrimenti potete anche farne a meno e il sapore sarà comunque ottimo...
    Dopo circa una 20ina di minuti dovete agiungere il bicchierino di aceto e portare a termine la cottura, per un'altra mezzoretta.... con la celeberrima , ormai, P.P.!


    Versare nei soliti barattolini ancora bollente, chiudete subito e, una volta raffreddata sterilizzarla.
    Quando la userete, il profumo vi delizierà tanto quanto il gusto.......
    Buona giornata a tutti

    Daniela


    martedì 21 luglio 2009

    Le marmellate, le confetture e Bormio

    Di Daniela



    Stamattina il tempo era fantastico: cielo blu, qualche nuvoletta bianca qua e la, aria tersa e fresca e temperatura mite. Una meraviglia per passeggiare e particolarmente gradita dopo la giornata di ieri che ha visto le montagne che circondano la valle innevate dai 1800 m. in su!!! Tra l’alto era prevista una bella festa in paese, con tanto di mercatino e pranzo all’aperto con tutte le specialità locali … così, passeggiando tra i bellissimi draghi delle grondaie, lavatoi in pietra e segnavento a forma di animali, siamo andati a vedere cosa ci potevano offrire di carino le bancarelle.

    Li, tra vecchi mobili e sci di legno, prodotti naturali in lino o cotone, vecchi oggetti in rame e ferro e pizzi e merletti vecchi e nuovi, c’era anche un coloratissimo banco, carico di frutta disidratata e di un sacco di altre squisitezze che, solo per i colori e i profumi che offriva, ti faceva venire voglia di fermarti a dare un’assaggiatina a tutto…….


    Dopo esserci riempiti gli occhi con mille oggetti graziosi , curiosi o a volte anche un po’ kitsch, passeggiando, girando e rigirando tra banchi e banchetti, sollecitati da profumi di ogni genere, dovevamo dare soddisfazione anche all’appetito, che chissà com’è, tra il fresco, l’alta quota e le passeggiate, tende ad essere sempre piuttosto robusto, ignorando bellamente i sempiterni propositi di dieta….
    Vuole il caso che proprio nel parco pubblico dietro la piazza del mercato , fossero sistemati grandi tavoli, apparecchiati con tovaglie rosse mentre, da un lato, signore in costume locale, sorridenti e gentilissime, preparavano piatti abbondanti , con polenta taragna, spezzatino di carne, casera (un formaggio squisito), costine alla brace, una svizzera e il pane.... Bottiglie d’acqua e vino erano già a disposizione sui tavoli : ora cos'altro potevamo fare noi e gli amici che erano con noi, se non rendere onore all’ottimo pranzo...


    Ah, la prossima foto è un po’ particolare e merita 2 righe di spiegazione: le api sulla destra erano quelle di un arnia di un apicoltore, che le ha portate con se probabilmente per dimostrare la genuinità dei suoi prodotti. La qualità della foto è ovviamente non molto buona, per via del vetro, che rifletteva i tappi dei barattoli di miele esposti li davanti. Però mi aveva incuriosito il fatto di vedere un’ape, particolarmente grossa, con un punto verde sulla schiena e così il proprietario mi ha spiegato che quella marchiata è l’ape regina, che così si può riconoscere al volo…..Scendendo nuovamente verso la centrale via Roma ho visto poi questo cartello….. pensare ad un collage di immagini è stato un tutt’uno…..

    Ora , bando alla ciance, eccomi a voi con le ultime conserve che ho preparato: ve ne parlo tutto in una volta , come promesso, e poi riprenderemo l’argomento con la frutta autunnale. Si tratta questa volta di:
    PESCHE SCIROPPATE, CONFETTURA DI ANANAS, MARMELLATA DI MELONE E SPICCHI DI POMPELMO SCIROPPATI  (P. Balducchi)



    PESCHE SCIROPPATE
    . 2 kg di pesche integre e sode
    . 600 gr. di zucchero
    Lavate e sbucciate le pesche, tagliatele a metà, togliete i noccioli (conservatene alcuni) e mettetele in una ciotola. Cospargetele con lo zucchero. Lasciate insaporire per circa un’ora e poi disponetele nei vasi,insieme al liquido che hanno prodotto e ad un nocciolo. Chiudete bene i vasi e sterilizzateli per crca 25 minuti. Lasciate raffreddare e riponetele . Consumatele entro 1 anno.








    CONFETTURA DI ANANAS
    . 1 kg di ananas
    . 750 gr di zucchero
    . ½ limone
    sbucciate l’ananas, pulitelo anche del torsolo e tagliatelo a pezzettini. In una ciotola mettete la polpa di ananas lo zucchero e il succo di limone. Mescolatelo e lasciate macerare il tutto per 4 ore.
    Trascorso questo tempo, mettete il composto nella casseruola di acciaio a fondo spesso e mettetelo sul fuoco per circa un ora, mescolando spesso e schiumando ogni tanto. A metà cottura come sempre passatelo nel passaverdura o lavoratelo col solito frullino ad immersione. Rimettete tutto sul fuoco e portate a fine cottura, testando con la solita prova del piattino.
    Versate subito la confettura nei vasetti sterilizzati, chiudeteli subito, sterilizzate e riponete per l’inverno.


    SPICCHI DI POMPELMO ROSA SCIROPPATI
    1,7 Kg di pompelmi
    • 500 gr di zucchero
    • 4 dl di acqua
    Sbucciati i pompelmi, levate tutti i filamenti bianchi, dividete i pompelmi in spicchi, raccogliete in una ciotola il loro succo. Mettete gli spicchi dentro un vasetto e aggiungete i loro succo. Nel frattempo sciogliete lo zucchero nel’acqua, facendo bollire lo sciroppo per qualche minuto. Lasciatelo raffreddare un po’ e poi versatelo suol pmpelmo e chiudete e vasi. Fateli sterilizzare per 15 minuti. Lasciate raffreddare e metteteli in dispensa.

    Per ultima vi parlerò della marmellata di melone. E’ stata un po’ un esperimento, perché non l’avevo neppure mai assaggiata, nemmeno quella industriale. Devo dire che il risultato non è male: è buona, almeno a mio gusto, specialmente la parte che ho preparato con l’aggiunta di cannella. Eccovi la ricetta

    MARMELLATA DI MELONE SEMPLICE
    1 kg di polpa di melone
    • 700 gr di zucchero
    • 1 stecca di cannella (facoltativa)
    Tagliate ad dadini la polpa del melone e mettetela in una casseruola con lo zucchero. Copritela e lasciate riposare per 12 ore. Qui vige la solita regola: io qui ora dormo con una leggera coperta e posso lasciar fuori il tutto. Se da voi dovesse fare più caldo, io forse la metterei in frigo…. Trascorso questo tempo fate cuocere il composto per circa 2 ore e mezzo a fuoco lento. Verso la fine della cottura, togliete la stecca di cannella e passate il composto al passaverdure o con il frullino ad immersione. Versale la marmellata nei vasi caldi, chiudeteli subito. Se volete, sterilizzate per i soliti 20 minuti. Lasciate raffreddare e riponete.

    Buona giornata a tutti

    Daniela
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