Riassunto della puntata precedente: strappate alla tranquillità della montagna (l'una) e alla frenesia della città (l'altra) dall'invito di una giornalista a partecipare ad una trasmissione radiofonica della RAI, le eterne vicine di casa di MT ingaggiano una lotta all'ultimo sangue per l'unico posto in trasmissione....
Nel frattempo, sento la giornalista e appuro nell'ordine che
punto uno: non scherza.
punto due: è una bella tosta, che i blog li conosce e non dall'altro ieri
punto tre: è pure simpatica
ragion per cui, nel giro di trenta secondi, cambio idea e un minuto dopo son di nuovo in diretta con la Valtellina -perchè INSIEME, Dani, ci intervistano INSIEME!!! e cos'è 'sto fischio sulla linea? Ah, sei tu che sospiri di sollievo...
A farla breve, arriviamo a venerdì, fra palpitazioni nostre e commenti caustici del marito, per il quale il segreto della nostra collaborazione sta nel fatto che incontrarci e attaccare a parlare senza interruzione è praticamente tutt'uno. A sentir lui, i nostri caffè operativi del lunedì mattina sono due fiumi di parole paralleli, per cui l'una parla e l'altra pure e alla fine ci si alza belle soddisfatte, convinte che le proprie proposte siano state approvate, quando in realtà non abbiamo neppure sentito cosa l'una stava dicendo all'altra: "Belin, se vi intervistano assieme lo capiranno subito, il segreto di menuturistico" continuava a ghignare, come un deficiente : "altro che Fatima, qui. Date loro un microfono, e vi tramortiranno il mondo" e altre cavolate del genere, tutte intervallate dagli "auah-auah" del ritornello di Video Kill the Radio Star, che c'è voluta tutta la mia pazienza per non trasformarmi io in un killer, e pure con un km di attenuanti.
Prima, però, c'è da sistemare la questione del telefono: perchè mica andiamo fin là, sia chiaro. L'intervista è telefonica, ma ci vuole un telefono fisso. Ora, a sentire la Dani, l'ultimo esemplare di questo genere avvistato a Bormio è riprodotto
nelle incisioni di Grosio: senza contare che non abbiamo idea di quando arriverà, questa famosa telefonata, e se si piazza nell''unica cabina telefonica della Valtellina per un'ora e mezza come minimo rischia di finire o sulle locandine del giornale della Valle- "no-globber occupa il suolo pubblico"- o dritta dritta all'obitorio "abbandonata nella cabina del telefono, muore FU-blogger"*
Io, per contro, non sono da meno: depenno l'ufficio mio (un'ora e mezza di do not disturb è del tutto impossibile), quello del marito (no comment), il telefono di casa (niente ferie, troppo presi) e un po' per volta tutti i fissi della zona che risultano o impraticabili o improponibili: e così, ce la rischiamo col cellulare, aggrappandoci al filo della speranza- che funzioni, almeno quello..
a venerdì, per l'ultima puntata
*guaiachilaruba-guaiachilaruba-guaiachilaruba....
SALSA ALLE PESCHE E ALLO SPUMANTE
Anche se proprio caldissimo quest'estate non fa, la voglia di stare ai fornelli è calata sensibilmente: in più, sono stanca morta e anche solo pensare a cosa mettere in tavola è un pensiero troppo gravoso, per quel che resta dei brandelli della mia immaginazione. Per fortuna, in mezzo a tutti i "non mi piace" della creatura, spicca una passione insana per tutto ciò che è carne, dal filetto alle interiora, meglio se passando per tagli poveri e quindi io che di norma non la amo, mi trovo a benedirla di continuo, per tutte le volte che mi viene in soccorso in questo periodo.
L'altro ieri, con l'immaginazione ai minimi storici, ho puntato il dito verso un meraviglioso stallo di manzo, perfetto per un carpaccio. Solo che, al momento di metterlo in tavola, quel poco di core de mamma che ancora batte nel mio petto si è risvegliato e, complici due pesche nella fruttiera e due dita di spumante della sera prima, ho preparato questa salsa alle pesche da servire come accompagnamento.
Neanche a dirlo, la creatura - che ama le pesche e odia la menta- si è fatta fuori il carpaccio con gli avanzi di mint sauce rimasti nel frigo, alla faccia di tutti i gourmand di questo mondo. Il marito, per contro, l'ha apprezzata moltissimo- e se lo dice lui, mi sa che vale la pena di riportarla pure qui...
due pesche, meglio se mature
una noce di burro
mezzo cucchiaino di farina di riso
mezzo bicchiere di spumante
sale rosa dell'himalaya (il primo che ride lo ammazzo, ma giuro che stavolta l'ho usato- e ci stava pure benissimo)
Sbucciare le pesche, tagliarle a fettine abbastanza sottili e farle ammorbidire in padella, a fiamma media, con la noce di burro. Quando sono tenere, frullarle bene, prima da sole, poi con lo spumante. Passare al colino e rimettere sul fuoco, a fiamma bassa. Prelevare un cucchiaio di salsa, metterla in un bicchiere e sciogliervi il mezzo cucchiaino di farina di riso. Unire i due composti, portare a bollore mescolando con una frusta e fare addensare. Aggiustare di sale, filtrare ancora (son noiosa) e servire.
Note mie
in origine, questa salsa serviva ad accompagnare un piatto di carne cotta: purtroppo, ho perso tutti i riferimenti, perchè la ricetta proviene da uno di quei quadernetti su cui mi appuntavo le cose, prima di convertirmi al pc, ma sono certa che si trattasse di una rivista. In ogni caso, la base era un fondo di vitello, che serviva come addensante. Ora, è evidente che se non ho la forza di preparare due scaloppine e vado di carpaccio, non ci penso nemmeno a mettermi a fare un fondo bruno. Ragion per cui ho usato l'addensante più a portata di mano che avevo, vale a dire una specie di roux, preparato in modo non ortodosso, ma che ha comunque sortito gli effetti desiderati.
propriamente, il roux è un composto di grasso e farina, che può essere preparato sia a freddo che a caldo e che, come dicevo, serve per addensare. Quello che conosciamo tutti è la base di burro e farina che prepariamo per la bechamelle, per intenderci, ma ne esistono molti altri. In questo caso, ho usato la farina di riso, che ha il pregio di lucidare la salsa ed ha un retrogusto meno persistente della fecola, tanto per dire.
l'unico accorgimento è di non stemperare direttamente la farina nella salsa, erchè si formerebbero grumi: prima la si fa sciogliere in poco liquido caldo, aiutandovi con un cucchiaio e poi la si versa nel resto del composto.
sono fissata con il filtraggio- o come cavolo si chiama questa operazione: lo so, ma non me ne pento. E' questione di mezzo minuto e si sporca un recipiente in più, ma non c'è come un grumo, anche piccolo, rimasto in una preparazione che ha il suo pregio anche nella consistenza vellutata che riesca a guastare tutto. Per cui, se siete come me, dateci dentro :-); altrimenti, perdonatemi e saltate il passaggio.
ciao
ale