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mercoledì 26 settembre 2012

September Starbooks: tiriamo le somme?

starbooks settembre 2012


Seguire lo Starbooks è un po' come leggere un libro giallo: si parte da una situazione di calma apparente, si va avanti a suon di colpi di scena e poi, alla fine, si mettono assieme gli indizi e si tirano le somme: ovvio che lo scopo non sia quello di trovare l'assassino (anche se qualche istinto omicida, ogni tanto, lo abbiamo), ma solo quello di recuperare le ragioni per cui il libro del mese dovrebbe o meno far parte della vostra biblioteca, secondo lo spirito di questo progetto che- ripetiamo- prevede che si vada oltre le copertine dei testi di cucina e si provino sul campo alcune ricette, per verificarne la reale fattibilità.

Contrariamente al solito, però, stavolta abbiamo davvero poco da dire: perchè individuare il lettore tipo di un libro come quello in esame, più che difficile, potrebbe anche suonare offensivo: e se ci avete seguito fin qui, saprete già dove voglio andare a parare. 

Partiamo dai pregi, o presunti tali: la grafica e il tema sono estremamente accattivanti. Non così contemporanei come si vorrebbe credere (il cartonato, la foto dall'alto, lo still life che vorrebbe far tanto "sono uscita com'ero per andare a comrare due cosine al mercato", li abbiamo già visti e apprezzati anni fa, con i libri di Jamie Oliver, tanto per dire il primo che mi viene in mente). Nonostante questo- o forse, propri per questo, restano  comunque capaci di attirare il lettore attento a queste cose; lo stesso vale per le labels (ai miei temppi, si chiamavano "etichette") e per il carattere del testo, molto morbido, molto trendy, inevitabilmente obsoleto, che fa ogni volta centro nel portafoglio di chi scrive. 
Anche l'inserimento dei disegni - tutti autografi della khoo- vorrebbe essere un salto in avanti verso l'ultima moda in fatto di grafica, vale a dire la contaminazione fra le arti. Al di là dei gusti personali (per me, per esempio, son troppo leziosi: l'unica cosa che ho pensato, vedendoli, è che di sicuro la Khoo è meglio come cuoca che come designer), collaborano al confezionamento di un libro importante, di quelli che non passano inosservati sugli scaffali delle librerie e provocano un improvviso prurito alle mani, che passa solo una volta che lo si prende in mano e lo si porta a casa. 

L'altro aspetto interessante è il tema: la cucina francese, proposta in forme semplificate. E' appena uscita l'edizione italiana, per i tipi della Luxury Books, e questo è uno dei punti chiave della comunicazione pubblicitaria: la semplificazione di ricette oggettivamente complesse che la Khoo rende accessibili a tutti. 

Ora, so di sconfinare in altri campi, ma se mai c'è un termine che in questi anni abbia visto maltrattare il suo significato, fino a ridurlo al suo esatto opposto, questo è proprio "semplicità". Perchè in origine "semplice" aveva un'accezione positiva: richiamava alla mente concetti più alti come l'onestà, la trasparenza, la sincerità e la pulizia e, nel contempo, ne respingeva gli opposti: nessuna falsità, nessuna scorciatoia che non fosse alla luce del sole, nessun maneggio, nessun imbroglio. 
Oggi, invece, si spaccia per "semplice" tutto quello che è trucco ed inganno e dispiace notare che questo accade soprattutto in cucina, che è il luogo in cui, per antonomasia, si rifugge dalla sofisticazione, anch'essa intesa nel senso più stretto del termine: è "semplice" fare una crostata con la pasta frolla del banco del supermercato, è "semplice" usare prodotti precotti, è "semplicissimo" aprire una busta di pasti surgelati e servirla ai commensali come se l'avesse preparata la padrona di casa: la quale, per inciso, ci crede sul serio. altrimenti, non si spiegherebbero gli oltre due milioni di copie vendute dei libri di Benedetta Parodi che di questa nuova idea di "semplicità" è la indiscussa e fortunata interprete, almeno qui da noi, e i peana di ringraziamento che le si innalzano ogni giorno, "perchè lei sì che ci ha insegnato a cucinare". 

Mutatis mutandis, la Khoo fa lo stesso: perchè è facile "semplificare" i lievitati, quadruplicando le dosi di lievito; è facile "semplificare" le zuppe, scaldando sul fuoco prodotti in scatola e surgelati; è facile "semplificare" la cottura del petto d'anatra, aumentando a dismisura i tempi della permanenza sui fornelli. Ma pretendere, da queste premesse,   di dimostrare di essere riusciti ad abbassare la cucina francese ai livelli di tutte le massaie è una mission impossible, almeno per quelli che sanno distinguere la differenza fra le verdure dell'orto e quelle della fabbrica e che hanno anche il coraggio di dire che le prime, toh-che-strano, sono infinitamente migliori delle seconde. 

Il problema, a ben guardare, è tutto qui- e checché se ne dica, ci riguarda anche da vicino: ha senso esaltare un libro che sceglie di battere questa strada, rinnegando le ragioni del gusto e quelle della salute? Ha senso rinunciare a priori ad accrescere le proprie capacità e le proprie conoscenze, in nome del conforto di un livellamento che va inevitabilmente sempre più in basso? E vado oltre e mi chiedo: possibile che  le papille che  fanno apprezzare le infinite sfumature di un semplice assaggio di una creazione stellata o di un prodotto a km zero siano le stesse che portano ad esaltare The Little Paris Kitchen come il libro della nuova svolta della cucina francese, dopo The Mastering Art of French Cuisine?

Mentre ci pensate, fatevi un giro dalle altre figliole dello Starbooks e dalle loro creazioni, con considerazioni (e smoccolamenti) included. Noi chiudiamo qui l'avventura di Settembre e vi diamo appuntamento a fine mese, per il vincitore dello Starbooks e al secondo mercoledì di Ottobre, per il nuovo libro del mese. 
Grazie per averci seguito fin qui




Araba: Crème Brulée
Ale Only kitchen: Millefeuille aux pommes
L'Apple Pie di Mary Pie: Magret de Canard aux Framboises
La Gaia Celiaca: Tarte Flambée
Menuturistico: Oeufs en Meurette, qui sotto




OEUF EN MEURETTE

Sono di corsa anch'io: per ora, vi metto la ricetta e a breve le mie considerazioni


oeufs

per 4- 6 persone
30 g di lardo o pancetta affumicata a cubetti
1 cipolla, sminuzzata finemente
1 carota, sminuzzata finemente
1 gambo di sedano, sminuzzato finemente
30 g di burro
30 g di farina
500 ml di brodo di vitello o di manzo, tiepido
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 bouquet garni (1 foglia di alloro, 10 grani di pepe, 5 rametti di prezzemolo, 2 rametti di timo)
175 ml di vino rosso
4 uova fresche


 Far soffriggere la pancetta e le verdure, in padella, a fiamma media, fino a quando non diventano dorate. Con una schiumarola, toglierle dalla padella, facendo attenzione a lasciare quanto più grasso possibile sul fondo. Sciogliere il burro nel grasso della padella, aggiungervi la farina e mescolare di continuo, fino a quando il composto non prenderà il colore della Coca Cola (questo è quel che si dice un roux scuro) Abbassare la fiamma al minimo e versase lentamente il brodo tiepido, mescolando energicamente con una frusta. Una volta incorporato il brodo, aggiungere il concentrato di pomodoro e il vino  e mescolare fino a quando non si è sciolto. Rimettere in padella le verdure e la pancetta, aggiungere il bouquet garni e far sobbollire lentamente per 15 minuti. Passare al setaccio, per ottenere una salsa morbida e liscia come la seta. Assaggiare ed eventualmente aggiustare di sale

Riempire d'acqua una larga padella della profondità di 8 cm e portarla a bollore. Sgusciare singolarmente le uova in ramequin  o tazzine, dare una vigorosa mescolata all'acqua bollente, acidulata con un poco di aceto e versarvi le uova, una dopo l'altra. abbassare la fiamma e far sobbollire, fino a quando il tuorlo sarà morbido ma consistente. Scolare con una schiumarola e servire con fette di pane tostato e la salsa al vino, sopra e tutto intorno

venerdì 29 giugno 2012

Salsa di yogurt e feta e salsa allo zafferano di Theo Kostoglou

Di Daniela

L'ispirazione per il post di oggi mi è venuta dalla lettura interessantissima del glossario del libro di Vefa, in particolare, in accordo perfetto con la mia curiosità/golosità, dal capitolo sui formaggi, Vefa ci ricorda che "Secondo la mitologia greca, gli dei dell'olimpo mandarono Aristeo, figlio del dio Apollo, per insegnare le arti del fare il formaggio e dell'apicultura ai greci. Nessuno sa quando e come il primo formaggio fu preparato, ma probabilmente capitò per caso, magari in molti posti contemporaneamente, quando un pastore usò lo stomaco di un giovane agnello per trasportare del latte. Il primo resoconto di quest'arte casearia si trova nel IX libro dell'Odissea, quando, nella sua caverna, il ciclope crea del formaggio dal latte delle sue pecore. Ma anche prove più antiche sono state scoperte dagli archeologi in Tessalia, sia sulla terra ferma sia a Creta, che datano intorno al 3000 a.C. Attraverso la storia greca ci sono moltissimi riferimenti alla passione dei greci per il formaggio, dalle commedie di Aristofane ai moderni food writers e chef che non hanno mai smesso di cercare nuovi modi per utilizzare il formaggio greco."
Ma possiamo integrare questa piacevole digressione, aggiungendo che  una leggenda narra che fu un mercante Arabo (la cultura e la cucina araba, come abbiamo più volte detto, sono all'origine della storia di moltissimi piatti) il primo che "creò" il formaggio, avendo deciso di portare con sé nell'attraversare il deserto, come pietanza, del latte contenuto in una bisaccia ricavata dallo stomaco di una pecora. Il caldo, gli enzimi ancora contenuti nello stomaco dell'animale e il costante movimento resero acido il latte, trasformandolo proprio in “formaggio”.
Preparazione del formaggio ( XIV secolo)
Possiamo aggiungere che la prima rappresentazione conosciuta è il "Fregio della Latteria", Sumero, databile intorno al III millennio a.C., che vedete in alto :  ma la storia della produzione del formaggio risale a tempi decisamente anteriori, visto che i primi dati certi sulla presenza di animali da latte allevati  da esseri umani , proprio in Mesopotamia e in generale nell'Asia centrale, risale a 10000 anni fa e che quindi la necessità di conservare la preziosa fonte di nutrimento del latte era già "stata risolta" dalla creazione del formaggio.
In epoche molto più recenti Aristotele ci spiega come ottenere il formaggio tramite il succo di fico, tradizione vivissima anche nel mondo Ebreo, mentre il celebre medico Ippocrate, vantava il formaggio come alimento importante per gli atleti, in quanto nutriente e sano... Muovendoci in avanti, dopo un veloce passaggio attraverso le notevoli capacità degli Etruschi, eccoci alla golosità dei romani (che ne prevedevano, ci racconta Virgilio, perfino una dose giornaliera per i legionari) e la loro capacità di creare eccellenti formaggi: non possiamo fare a meno di notare che “caseus” la parola latina per formaggio (cacio) è rimasto come base in molte lingue moderne:  "cheese" in inglese, "kase" in tedesco, "kaas" in olandese, "queso" in spagnolo: questo chiarisce direi la grande capacità e la passione dei dominatori del mondo. Procedendo ancora nel tempo, eccoci nell'alto medioevo e, per quanto in un primo momento il formaggio non fosse considerato cibo adatto alle tavole della nobiltà, possiamo arrivare alla golosità del grande Carlo Magno e poi grazie alla grande abilità dei monaci, con la loro necessità di mangiare qualcosa di diverso dalla carne nei giorni e nei periodi di astinenza, fino alla sua rivalutazione nel Basso Medioevo.

mercoledì 14 marzo 2012

Starbooks-Il Toad-in-the-hole di Jamie, per The Great Food of Pubs

collage starbooks jamie

Ovvero: come recuperare a tutto tondo la propria identità gastronomico-culturale, in barba all'etichetta, agli snobismi dei vicini e ad ogni politically correct di questo mondo.

martedì 13 settembre 2011

Chutney aux pêches

Di Daniela
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Eccoci tornati definitivamente a casa in procinto di affrontare un luuuuuungo periodo pieno di impegni, obblighi, fatiche e stress... Certo detto così non è che suoni proprio benissimo.... ma, come ben sapete, adattarsi a pensieri più lievi, ai non impegni ecc ecc dell'estate è un attimo, mentre il rientro nella routine non è proprio così rapido e indolore!! Lo confesso, sono di quelle persone che adorano avere i figli intorno con cui passare le ore a chiacchierare, a stabilire programmi per il futuro, a scherzare, a scoprire nuove cose e a svolgere qualunque altra attività si possa immaginare con loro. Ovviamente, non sono sempre rose e fiori: diciamo che ho una naturale predisposizione allo "strillo" e che non sono la persona più calma e rilassata del mondo e diciamo pure che le mie figlie sostengono che la mitica frase di Dart Veder "l'imperatore non è indulgente come me" in Guerre Stellari sia in realtà stata pensata per la loro mamma.....Comunque, a parte le amenità delle mie adorabili cabarettiste, passare il tempo con loro è uno spasso e il pensiero di saperle di nuovo chiuse tutta la mattina a scuola, cariche di impegni scolastici e non un po' di tristezza me la fa, considerando che nell'ultimo periodo, insieme anche alla Creatura di Ale, le ho viste ridere e scherzare felici, libere di fare ciò che amano di più...
Tuffiamoci allora in questi ultimi scorci d'estate almeno atmosferica e godiamoci questo eccellente chutney di pesche, davvero perfetto per formaggi e carni.....
Peach Chutney

chutney3

• Tipo di piatto: Salsa
• Dosi: 6
• Difficoltà: Facile
• Costo: economici
• Preparazione: 15 minuti
• Tempo di cottura: 20 minuti
• Tempo totale: 35 minuti

mercoledì 27 luglio 2011

Salsa alle pesche per carpaccio- e Si Si' è la RAI (parte seconda)


salse per carpaccio

Riassunto della puntata precedente: strappate alla tranquillità della montagna (l'una) e alla frenesia della città (l'altra) dall'invito di una giornalista a partecipare ad una trasmissione radiofonica della RAI, le eterne vicine di casa di MT ingaggiano una lotta all'ultimo sangue per l'unico posto in trasmissione....


Nel frattempo, sento la giornalista e appuro nell'ordine che 
punto uno: non scherza. 
punto due: è una bella tosta, che i blog li conosce e non dall'altro ieri
punto tre: è pure simpatica
ragion per cui, nel giro di trenta secondi, cambio idea e un minuto dopo son di nuovo in diretta con la Valtellina -perchè INSIEME, Dani, ci intervistano INSIEME!!! e cos'è 'sto fischio sulla linea? Ah, sei tu che sospiri di sollievo...

A farla breve, arriviamo a venerdì, fra palpitazioni nostre e commenti caustici del marito, per il quale il segreto della nostra collaborazione sta nel fatto che incontrarci e attaccare a parlare senza interruzione è praticamente tutt'uno. A sentir lui, i nostri caffè operativi del lunedì mattina sono due fiumi di parole paralleli, per cui l'una parla e l'altra pure e alla fine ci si alza belle soddisfatte, convinte che le proprie proposte siano state approvate, quando in realtà non abbiamo neppure sentito cosa l'una stava dicendo all'altra: "Belin, se vi intervistano assieme lo capiranno subito, il segreto di menuturistico" continuava a ghignare, come un deficiente : "altro che Fatima, qui. Date loro un microfono, e vi tramortiranno il mondo" e altre cavolate del genere, tutte intervallate dagli "auah-auah" del ritornello di Video Kill the Radio Star, che c'è voluta tutta la mia pazienza per non trasformarmi io in un killer, e pure con un km di attenuanti.

Prima, però, c'è da sistemare la questione del telefono: perchè mica andiamo fin là, sia chiaro. L'intervista è telefonica, ma ci vuole un telefono fisso. Ora, a sentire la Dani, l'ultimo esemplare di questo genere avvistato a Bormio è riprodotto nelle incisioni di Grosio: senza contare che non abbiamo idea di quando arriverà, questa famosa telefonata, e se si piazza nell''unica cabina telefonica della Valtellina per un'ora e mezza come minimo rischia di finire o sulle locandine del giornale della Valle- "no-globber occupa il suolo pubblico"-  o dritta dritta all'obitorio "abbandonata nella cabina del telefono, muore FU-blogger"*
Io, per contro, non sono da meno: depenno l'ufficio mio (un'ora e mezza di do not disturb è del tutto impossibile), quello del marito (no comment), il telefono di casa (niente ferie, troppo presi) e un po' per volta tutti i fissi della zona che risultano o impraticabili o improponibili: e così, ce la rischiamo col cellulare, aggrappandoci al filo della speranza- che funzioni, almeno quello..
a venerdì, per l'ultima puntata


*guaiachilaruba-guaiachilaruba-guaiachilaruba....

SALSA ALLE PESCHE E ALLO SPUMANTE 


salse per carpaccio

Anche se proprio caldissimo quest'estate non fa, la voglia di stare ai fornelli è calata sensibilmente: in più, sono stanca morta e anche solo pensare a cosa mettere in tavola è un pensiero troppo gravoso, per quel che resta dei brandelli della mia immaginazione. Per fortuna, in mezzo a tutti i "non mi piace" della creatura, spicca una passione insana per tutto ciò che è carne, dal filetto alle interiora, meglio se passando per tagli poveri e quindi io che di norma non la amo, mi trovo a benedirla di continuo, per tutte le volte che mi viene in soccorso in questo periodo. 
L'altro ieri, con l'immaginazione ai minimi storici, ho puntato il dito verso un meraviglioso stallo di manzo, perfetto per un carpaccio. Solo che, al momento di metterlo in tavola, quel poco di core de mamma che ancora batte nel mio petto si è risvegliato e, complici due pesche nella fruttiera e due dita di spumante della sera prima, ho preparato questa salsa alle pesche da servire come accompagnamento. 
Neanche a dirlo, la creatura - che ama le pesche e odia la menta- si è fatta fuori il carpaccio con gli avanzi di mint sauce rimasti nel frigo, alla faccia di tutti i gourmand di questo mondo. Il marito, per contro, l'ha apprezzata moltissimo- e se lo dice lui, mi sa che vale la pena di riportarla pure qui...

due pesche, meglio se mature
una noce di burro
mezzo cucchiaino di farina di riso
mezzo bicchiere di spumante
sale rosa dell'himalaya (il primo che ride lo ammazzo, ma giuro che stavolta l'ho usato- e ci stava pure benissimo)

Sbucciare le pesche, tagliarle a fettine abbastanza sottili e farle ammorbidire in padella, a fiamma media, con la noce di burro. Quando sono tenere, frullarle bene, prima da sole, poi con lo spumante. Passare al colino e rimettere sul fuoco, a fiamma bassa. Prelevare un cucchiaio di salsa, metterla in un bicchiere e sciogliervi il mezzo cucchiaino di farina di riso. Unire i due composti, portare a bollore mescolando con una frusta e fare addensare. Aggiustare di sale, filtrare ancora (son noiosa) e servire. 

Note mie
in origine, questa salsa serviva ad accompagnare un piatto di carne cotta: purtroppo, ho perso tutti i riferimenti, perchè la ricetta proviene da uno di quei quadernetti su cui mi appuntavo le cose, prima di convertirmi al pc, ma sono certa che si trattasse di una rivista. In ogni caso, la base era un fondo di vitello, che serviva come addensante. Ora, è evidente che se non ho la forza di preparare due scaloppine e vado di carpaccio, non ci penso nemmeno a mettermi a fare un fondo bruno. Ragion per cui ho usato l'addensante più a portata di mano che avevo, vale a dire una specie di roux, preparato in modo non ortodosso, ma che ha comunque sortito gli effetti desiderati. 

propriamente, il roux è un composto di grasso e farina, che può essere preparato sia a freddo che a caldo e che, come dicevo, serve per addensare. Quello che conosciamo tutti è la base di burro e farina che prepariamo per la bechamelle, per intenderci, ma ne esistono molti altri. In questo caso, ho usato la farina di riso, che ha il pregio di lucidare la salsa ed ha un retrogusto meno persistente della fecola, tanto per dire. 

l'unico accorgimento è di non stemperare direttamente la farina nella salsa, erchè si formerebbero grumi: prima la si fa sciogliere in poco liquido caldo, aiutandovi con un cucchiaio e poi la si versa nel resto del composto. 

sono fissata con il filtraggio- o come cavolo si chiama questa operazione: lo so, ma non me ne pento. E' questione di mezzo minuto e si sporca un recipiente in più, ma non c'è come un grumo, anche piccolo, rimasto in una preparazione che ha il suo pregio anche nella consistenza vellutata che riesca a guastare tutto. Per cui, se siete come me, dateci dentro :-); altrimenti, perdonatemi e saltate il passaggio. 

ciao 
ale

mercoledì 13 ottobre 2010

XFactor4- le pagelle &dip alle zucchine e ai capperi

dip di zucchine e capperi

L'ormone batte sul Due, in questa sesta puntata di XFactor, tutta dedicata alla Dance Music, dagli Anni 70 in poi: per l'occasione, Elio si traveste da Michael Jackson, la Maionchi da sua nonna, Ruggeri immola un rotolo di Domopak per farsi una cravatta e il parrucchiere della Tatangelo affronta l'immane prova di ringiovanire la sua cliente, trasformandola in una Marcella Bella di plastica. Svetta su tutti il Bravo Presentatore che, per la serie "A Volte Ritornano", veste di nuovo i panni di DJFrancesco, esibendo qualche km di tatuaggi sbiaditi e un paio di calzoni ecologici che inneggiano al riciclo dei post it.
E se mai restasse ancora qualche speranza sulle sorti della peggiore edizione del programma, queste vengono immediatamente spazzate via dalla prima- e speriamo ultima- esibizione collettiva dei ragazzi, con un medley urlato, secondo per orrore solo allo scempio che gli Ultrà della Serbia stanno facendo del nostro Ferraris e della mia città.

Davide, I'm outta love (Anastacia)- affronta il palcoscenico vestito come il protagonista de La Piccola Casa nella Prateria alla funzione domenicale, con l'ennesima scelta penalizzante. Non solo canta divinamente e tiene la scena come se avesse firmato un'esclusiva per Armani, ma non proferisce parola, nè sulla scelta del brano nè su quella del look: lo vedo per metà (la creatura è abbracciata al televisore), ma come al solito quello che sento mi piace e anche tanto. Riesce anche a restare impassibile quando la Maionchi commenta la sua carica erotica e ad abbozzare un sorriso, laddove altri le avrebbero risposto "nonna, ma che ..... dici???". Vince lui, l'ho già detto? Voto: 8

Dorina, Hot Stuff (Donna Summer)- Acconciatura da "mamma, cosa succede se metto due dita nella presa elettrica", tacco aggressive e voce ancora di più, Dorina affronta uno dei brani cult dell'icona della dance anni Settanta- e lo fa a modo suo. Il che, da queste colonne, non suona propriamente come un complimento. La ragazza ha un bel timbro e una grande potenza, ma le volte in cui l'intonazione va a farsi fottere sono troppe perchè possa calcare le scene con quella presunzione. La Tatangelo gioca la carta dell'umiltà ("prima dell'esibizione, era terrorizzata"), ma a me piacciono i fatti. E le troppe note perse per strada o dissimulate con grida da gola profonda rendono vano qualsiasi tentativo di dissimulazione. Voto: 6 meno meno (per il coraggio. A cantare conciata così)

Nevruz, Mi Vendo (Renato Zero)- La prima esibizione degna di un cantante, Nevruz la fa chiuso nell'angusto spazietto di un cesso- e pazienza se questo giudizio potrà offrire il fianco ai suoi detrattori. Fuori luogo l'ambientazione, perfetta l'interpretazione, con un timbro finalmente disciplinato, che fa risaltare la buona intonazione del ragazzo. La carta della versatilità del personaggio è inconscia, questa volta, ma trovatemi un altro che sappia passare senza colpo ferire dalla Signora Leonida alla toilette alla versione scatenata della Santanchè al Bilionaire, che balla sul cubo... Voto: 8
Momento migliore della serata, il Bravo Presentatore che chiede alla mamma di Nevruz che lavoro fa: "Esporto pere"

Ruggero, You're My First, My Last, My Everithing (Barry White)- La crema da notte è quasi finita, la creatura è ora che vada a dormire, a Genova hanno sospeso la partita e le nostre ferite da G8 riprendono a sanguinare, mia mamma ha il telefono messo male, tisana limone&zenzero o lampone e liquerizia?, fammi accendere la lavastoviglie che giulio di sicuro se lo sarà dimenticato e già che ci siamo chiudo anche la porta di casa e di corsa, che fra poco finisce di cantare e devo tornare davanti alla TV. Voto: N.P.

Cassandra, What a Feeling (Irene Cara): il momento più alto della serata si consuma prima dell'esibizione di questa ragazza, con l'intimazione tranchant di Elio, "canta e taci". Roba da inciderla col sangue sul frontone del tempio della musica, novello "Conosci te stesso" a Delfi- se solo ne avessimo uno. Cassandra esegue quasi alla lettera, perchè oltre a cantare balla ed esibisce un fisico da paura e tanto basta perchè i giudici dimentichino tutto: la sicumera la Tatangelo, Manuela e le stecche Ruggeri. Pure l'ormone della Maionchi ha un guizzo- "girati un po', che voglio rivedere il fondoschiena"- ma , prima che attacchi il coro dell'"o-le-le, o -la-la", la stoppa in tempo la signora d'Alessio, che, con lo stile di sempre, le chiede notizie sulla sua menopausa. Quando si dice "de cless is not uader"- Voto: 6

Dorina al ballottaggio- e si capisce subito che non è serata


dip di zucchine e capperi

Stefano- I will Survive (Gloria Gaynor)- il titolo mi sembra un grido di aiuto e Stefano lo ha capito da solo, che se vuole sopravvivere deve trovare il modo di uscire da lì. "mi votano perchè sono un caso umano"è la conclusione a cui è finalmente approdato, dopo lo strazio della precedente performance e, per quanto assurdo possa sembrare, questo è il primo passo verso scelte di vita autonome, che sbarrino la strada a manipolazioni e strumentalizzazioni di ogni genere. Ma la dura legge dello spettacolo è impietosa e perversa: e così, ad un barlume di consapevolezza, fanno da controcanto chiari messaggi niente affatto subliminali che vogliono dimostrare tutto il contrario: l'intervista al padre del ragazzo (era un monello, Stefano, è vero che era un monello? Ve lo dico io che era un monello), le foto da bambino, il bacio compassionevole del Bravo Presentatore, i giudici che- eccezion fatta per Elio- si astengono dal commentarne l'esibizione. Che fa pena, sia chiaro: ma che, in uno scenario ancor più penoso, è l'unica cosa che non stona. Voto: 3

Nathalie, Ray of Light (Madonna)- Due cose: la prima. Reagisce male all'attribuzione del brano, perchè Madonna non è nelle sue corde- e qui ci starebbe una nota di demerito, del tipo: prima mi vendi qualche bilione di dischi e dopo ti esprimi. Ma poi la interpreta nel miglior modo possibile. Non è al livello della scorsa puntata, ma si vede che ha studiato e ha fatto del suo meglio. Il che ribalta il segno meno di prima, con l'aggiunta di una dedica a Dorina e Cassandra. La seconda cosa è che i giudici innescano una serie di commenti tecnici sulla sua esibizione, per altro richiesti dalla natura del talen e perfettamente adeguati alla performance della ragazza. Il che, però, solleva l'imbarazzante interrogativo sull'altrettanto imbarazzante silenzio degli stessi, dopo l'esibizione di Stefano. Com'è che con lui non hanno detto nulla di tecnico, a parte il solito Elio, e su questa ci lasciano un condensato delle loro competenze musicali? Se sapete la risposta, tenetevela per voi, che non è cosa...
Voto: 6 e mezzo

Kymera, Let's Dance (David Bowie)- Me la perdonate la citazione dotta? Ma vestiti così, mi sembrano l'incarnazione del mito delle metà, nel Simposio di Platone: e se mai Tomassini si fosse ispirato a quello (è l'esaltazione dell'androgino), la palma di genio non gliela toglierebbe nessuno. In ogni caso, look a parte, ceffano in pieno l'esibizione. Intonatissimi e affiatatissimi, per carità, ma per Bowie ci vuole molto di più. E loro non ce l'hanno. Voto: 5

Dami, You Make Me Feel (Sylvester)- Belin che bravo, si puo dire? Mi ero addormentata la scorsa esibizione, mi sono riaddormentata stavolta, ma lo sto riascoltando su You Tube in tempo reale e non mi dispiace per niente. Nihil novi, dicono gli altri giudici- e hanno ragione, ma per questa edizione è grasso che cola. Sulla scena è impacciato, ma provate voi a cantare con la blusa della tuta smessa da vostra sorella maggiore, teen ager nei famigerati anni Ottanta- e poi ditemi com'è. Voto: sette

dip di zucchine e capperi

Al ballottaggio vanno i Kymera- e si conferma che non è serata.
E che il buonismo non paga giudici che si ritrovano da subito con squadre a pezzi, se non addirittura privi di concorrenti, a metà dell'edizione
Si salvano i Kymera, ma la vittoria è quella del televoto sul programma, della compassione sul merito, di tutto il resto sulla musica. Pirro, al confronto, avrebbe fatto strike.



DIP DI ZUCCHINE E CAPPERI
da S. Blake, 500 Stuzzichini
dip di zucchine e capperi

3 zucchine a fettine
1/2 spicchio d'aglio schiacciato
2 cucchiaini di capperi sotto sale, sciacquati
un pizzico di peperoncino a pezzetti
2 cucchiai di olio d'oliva
succo di limone
sale
Cuocete le zucchine a vapore, fino a farle ammorbidire. Passatele nel tritatutto con i capperi, l'alglio, il peperoncino e l'olio d'oliva, fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggingere sale e succo di limone. Servire tiepido o a temperatura ambiente

mercoledì 7 aprile 2010

Salsa olandese... e dintorni

Di Daniela
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SALSE

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"La parola salsa deriva dal latino "salsus" (salato), perchè è sempre stato il sale il condimento base di ogni cucina. Già in Mesopotamia nel III millennio a.C., poi in tutto il Meditteraneo, era diffuso l'impiego di salse per condire quasi tutte le preparazioni. Presso gli antichi Romani era famoso il garum (un condimento molto forte ndr.) , ma spezie ed erbe aromatiche (senape, coriandolo, cumino, aneto, timo, aglio, zafferano o pepe) venivano frequentemente utilizzate, come è riportato in Apicio, per salse e intingoli che costituivano una parte molto importante nella cucina romana. Si legge in Ateneo che tutti amavano i condimenti e che senza di questi nessuno avrebbero mangiato volentieri carne e pesce. Era importante, per la buona riuscita di un banchetto, conoscere le salse e quindi le spezie e, soprattutto, era importante saperle accompagnare ai cibi. Si legge, a questo proposito, in Orazio che non bastava, al mercato, prendere dal costoso banco dei pescivendoli tutti i pesci se non si conosceva la salsa che li avrebbe poi accompagnati. Le salse modificavano il sapore dei cibi, li rendevano più gustosi anche se non si poteva certo dire che il loro odore fosse altrettanto invitante. Plauto infatti dice che l’odore che si sprigionava dalle salse era analogo a quello che derivava dalla mescolanza del sudore e degli unguenti. Abbondante pepe e vino rendevano più saporite le biete insipide, e il solo pepe era consigliato per accompagnare un beccafico così come, ancora il pepe, veniva utilizzato per condire un pollo fatto a pezzi e cucinato in casseruola con brodo bollente. Plinio ricorda che la menta fresca, il cui aroma stimolava l’appetito, veniva unita in ugual misura alla lattuga per accompagnare piatti di pesce o di uova. Nel ‘300 Guillaume Tirel (il Taillevent, primo cuoco professionista francese di cui si conservi memoria) contribuì ad esaltarne la preparazione nel più antico libro di cucina francese: “Le Viandier”. Successivamente, sembra che i cuochi fiorentini arrivati alla corte di Francia con Caterina de' Medici (XVI sec.), arricchirono la varietà delle salse anche con il probabile antenato della besciamella: “lo bianco mangiare”. Sempre presso la corte di Francia, i cuochi spagnoli al seguito di Anna d'Austria (XVII sec.), portarono la salsa spagnola o bruna. Le salse possono essere sia calde che fredde. Talleyrand, principale esponente politico francese durante il Congresso di Vienna (1814), di fronte ai rappresentanti della Gran Bretagna, massima potenza della coalizione vincitrice, si consolava affermando: " L'Inghilterra ha tre salse e 360 religioni, la francia a tre religioni e 360 salse". Le calde, utilizzate sopratutto nei ricettari “professionali”, elencano fra le più importanti le così dette “salse madri”: la besciamella, la vellutata o bianca, la spagnola o bruna, e la salsa di pomodoro. Da queste originano tutte le altre, battezzate da Escoffier "les grandeurs” dell'arte culinaria francese, rappresentano una versione aristocratica degli intingoli della cucina popolare. Le salse fredde, che hanno contribuito ad arricchire i sapori della cucina casalinga, si può dire che derivano quasi tutte dalla maionese, chiamata anche “salsa condottiera”. "
Mi sembrava così esauriente e ben scritto questo brano che non ho potuto far altro che riportarlo integralmente. L'ho trovato su taccuini storici , un sito pieno di curiosità e notizie interessanti sul cibo. Vorrei solo aggiungere che la salsa Olandese è anch'essa una "salsa madre" perchè da lei partono diverse varianti che, a seconda dell'ingrediente aggiunto o variato, si trasforma in:


  • Maltaise- Aggiungete 1 cucchiaio di succo d'arancia e 1 cucchiaino di buccia d'arancia grattugiata, dopo che il burro è stato assorbito e tornate al calore. Cuocete fino a che non si è addensata.
  • Mousseline - Aggiungete circa 1 / 2 tazza di crema dopo che il burro è stato assorbito e tornate al calore. Cuocete fino a che non si è addensata
  • Mikado - Utilizzate la stessa procedura Maltaise, ma utilizzate invece mandarini.
  • Olandese magra- con 250 di yogurt magro e 4 tuorli oltre a limone e pepe (da cuocere a bagno maria)
  • Senape- Basta aggiungere un cucchiaio di senape di Digione o la vostra preferita, alla fine
  • Béarnaise - 1 cucchiaino di aceto al posto dell'acqua e alla fine aggiungete macinati scalogno e dragoncello . La Bernaise pur essendo una salsa derivata, può essere a sua volta, ulteriormente modificata (per esempio avremo la Paloise se invece del dragoncello mettiamo la menta, la Choron invece, aggiungendo un cucchiaio di passata di pomodoro ).

Tutto questo per introdurre un post incentrato sulla preparazione della salsa olandese e di alcuni suoi derivati avendone accennato parlando degli asparagi.
Partiamo allora

SALSA OLANDESE

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Ricetta tratta dal mio magico "talismano della felicità" di A. Boni

Per 6 persone (per 1/4 di litro di salsa)

  • 200 gr di burro
  • 2 tuorli d'uovo
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 1 cuccchiaino di fecola di patate
  • sale
  • succo di limone
  • pepe

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Prendete una casseruola a bordi alti e metteteci 25 gr di burro, la fecola di patate, 3 cucchiai di latte, i tuorli d'uovoe il sale e con una frusta sbattete a freddo questi elementi; mettete poi la casseruola sul fuoco a calore molto moderato e continuate a sbattere finchè il composto non sia diventato spesso e cremoso (5 minuti circa). Dividete il rimanente burro a pezzetti. Levate la casseruola dal fuoco, metteteci un pezzetto di burro e riportatela subito a calore debolissimo, sempre sbattendo per far assorbire il burro dall'uovo. Continuate così fino all'esaurimento del burro (o vostro he he !!) sempre continuando a mescolare con la frusta (altri 5 minuti). Finito di inglobare il burro fate assorbire con lo stesso metodo anche due cucchiaiate ulteriori di latte (nella mia non sono state necessarie). Completate la salsa con succo di limone e pepe.
Se non dovete servirla subito, tenete la casseruola in caldo a bagnomaria, perchè raffreddandosi tende a "dividersi".

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(questa me la sono dimenticata sul fuoco mentre correvo a prendere la macchina fotografica!!)
Se malgrado le vostre precauzioni dovesse scomporsi, travasatela in una terrina e fatela raffreddare. In un altra casseruola mettete un rosso d'uovo e sempre sbattendo con la frusta, aggiungete a filo , come per la maionese, la salsa "scomposta" , e continuate a frustarla finchè non riprende corpo.

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La salsa olandese è perfetta per uova sode, verdure (asparagi!!!), pesci lessi e pollame.
Buon appetito

Daniela

SAUCES
"The word sauce comes from the Latin word" salsus "(salty), because salt has always been the foundation of all the seasoning cooking. Already in the third millennium BC in Mesopotamia, then throughout the Mediterranean sea, widespread the use of sauces to dress almost all preparations. Among the ancient Romans were famous garum (A very taste seasoning), but herbs and spices (mustard, coriander, cumin, dill, thyme, garlic, saffron and pepper) were frequently used, as is shown in Apicius, for sauces and gravies which constituted a very important part in Roman cuisine. Ateneo wrote that everyone loves condiments and that without these, no one would willingly eat meat and fish. It was important for the success of a feast to know the sauces and spices and, above all, it was important to know how to accompany the food. Horace says that was not enough, at the market, take from the expensive bank of the fishmongers all fishes if you do not know which sauce can be served with them. Sauces change the taste of food made them tastier even if you could not really say that their smell was just inviting. Plautus says that the smell that emanated from sauces was similar to that derived from the mixture of sweat and ointments . Pepper and wine made the insipid chards more flavorful, and the only pepper was recommended to accompany a warbler as well as, still pepper, was used to flavor a chicken cut into pieces and cooked in a pot with boiling broth. Plinio observes that the fresh mint, whose aroma stimulates the appetite, was united in equal measure to the lettuce to accompany fish or eggs. In '300 Guillaume Tire (Taillevent the first professional French chef whose memory is preserved) helped to exalt the preparation in the oldest book of French cuisine : "The Viandier." Subsequently, it appears that the Florentine chefs come to the French court with Catherine de 'Medici (XVI sec.) enriched the variety of sauces with the likely ancestor of the white sauce (béchamel): “the white eating”. Also at the court of France, the Spanish chefs in the wake of Anne of Austria (XVII sec.) carried the Spanish sauce or brown sauce. The sauces can be hot or cold. Talleyrand, main French politician during the Congress of Vienna (1814), in front of the representatives of Britain, the maximum power of winning coalition, consoled himself by saying: "England has three sauces and 360 religions, France has 360 sauces and 3 religions. The warm , mainly used in recipes "professional", list the most important so-called "mother sauces”: béchamel, or the velvety white, Spanish or brown, and tomato sauce. From these arise all the others, and they’re named by Escoffier "les grandeurs" of culinary French, and are an aristocratic version of the popular cooking sauces. The cold sauces, which have enhanced the flavors of home cooking, we can say that almost all derived from mayonnaise, also called "salsa leader."
These post seemed so comprehensive and well written that I quote it completely. I found it on “TACCUINI STORICI"(historian notebooks), an Italian site full of curious and interesting news on food. I would just add that from the hollandaise sauce, another "mother sauce", you can obtain different versions, depending on the ingredient added or changed, it becomes:
Maltais : add 1 tablespoon of orange juice and 1 teaspoon grated orange peel, after the butter has been absorbed and return to heat. Cook until it thickens.

Mousseline : Add about 1 / 2 cup cream after the butter has been absorbed and return to heat. Cook until it thickens
Mikado : Use the same procedure Maltais, but rather to use mandarin.
Dutch lean : with 250 of yogurt and 4 egg yolks and lemon pepper as well (to be cooked in a water bath)Mustard-Just add a tablespoon of Dijon mustard or your favorite in the end
Béarnaise : 1 tsp vinegar instead water add minced shallots and tarragon in the end. The Bernaise sauce while derivative, may itself be further amended (for example if we have the Paloise with tarragon instead of mint, or Choron , adding a tablespoon of tomato paste).
All this to introduce a post focused on the preparation of hollandaise sauce and some of its derivatives, having mentioned them talking about asparagus.

Let's start with

Hollandaise sauce
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Recipe is from my magic “TALISMANO DELLA FELICITA" by A. Boni

For 6 people (1 / 4 liter of sauce)
1.7 stick butter
2 egg yolks
1 / 2 cup milk
1 tsp of potato starch
salt
lemon juice
pepper
Take a casserole with high sides and put inside 1.5 tbsp of butter, potato starch, 3 tablespoons milk, egg yolks and salt. Whisk them and, then put the saucepan on the fire to very low heat and continue to whisk until the mixture has become thick and creamy (5 minutes). Divide the remaining butter into small pieces. Lift the pan from the heat, put a bit of butter and return it immediately to weak heat, always beating the egg to absorb the butter. Keep going until all the butter is absorbed, while continuing to stir with a whisk (5 minutes). When all the butter is incorporated, add in the same way two more tablespoons of milk (in my sauce not have been necessary). Finish the sauce with lemon juice and pepper.If you don’t serve the sauce immediately, keep the pan in hot water bath, because cooling it tends to "separate".

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( I've forgotten this on the fire as I ran to take the camera )
If despite your precautions the sauce “impazzisce” (separate), put it in a bowl and let cool. In another saucepan put an egg yolk and always beating with a whisk, add wire, as for mayonnaise, salsa separated, and continue to whip until it becomes thick and creamy again.

Bon appetit

Dani

sabato 13 marzo 2010

salsa bianca alle mandorle- e un problema

di Alessandra

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Problema

I Gennaro's possiedono tre macchine e decidono di venderle tutte e tre, per comprarne altre tre Considerato che, nelle more dell'acquisto, nessuno regala loro altre autovetture, nè decidono di adottarle, come è possibile che le Gennaro's cars ora siano 4???

Vi dò tempo fino a lunedì.


SALSA BIANCA ALLE MANDORLE
(ricetta presa da qui)






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Ufficialmente, questa ricetta non dovrebbe aver nulla a che fare con le "nostre" salse di noci e salse di pinoli: le mandorle non appartengono alla tradizione ligure e la fonte è un libro (da sbavamento) che non lascia spazio a fraintendimenti di alcun genere: una produzione tutta francese, con un titolo inglese.
C'è da dire, però, che gli ingredienti sono pressocchè gli stessi, tanto che ieri, dopo averla accompagnata ad un pesce delicato e dopo essercela mangiata direttamente dal barattolo, abbiamo condito con gli avanzi un bel piatto di troffie.
Per cui, io copio alla lettera, aggiungo le mie modifiche e lascio a voi l'ardua sentenza: fermo restando che, quando una cosa è buona, non c'è albero genealogico che tenga...

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150 g di mollica di pane
2 spicchi d'aglio (uno solo- e già si sentiva)
150 g di mandorle (un po' di più, ma dipende dalle mandorle: le mie non erano granchè)
6 cucchiai di olio d'oliva
2 cucchiai di aceto di Xeres (non l'ho messo, ma solo perchè me lo son proprio dimenticato...e dire che ce l'ho, porca miseria...)
sale e pepe

Ammollare la mollica in 300 ml di acqua (ho messo il latte, stessa quantità), per 30 minuti
Frullatela con l'aglio sbucciato, le mandorle, l'aceto e l'olio d'oliva. Salate e pepate

E' assolutamente perfetta col pesce, tipo spigola, branzino o trota, anche salmonata. Un po' diversa dalla solita maionese, molto più incisiva e raffinata. Promossa a pieni voti, insomma.

Buon fine settimana
Ale

English Version

WHITE SAUCE WITH ALMONDS

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150 g breadcrumbs
2 cloves of garlic (just only one, for me- and it was enough)
150 g of almonds (maybe some more, but it depends on the almonds quality: mine were not special
6 tbs olive oil
2 tds sherry vinegar (...aaarghhhh...I forgave it ... and to think that I have it, damn it ...)
salt and pepper

Soak the bread in 300 ml of water (I put the milk, the same amount), for 30 minutes
Whisk with the peeled garlic, almonds, vinegar and olive oil. Salt and pepper

It 'absolutely perfect with the fish, like sea bass or trout, even salmon. A little different from the usual mayonnaise, much morev strong and refined. Absolutely great.
Buon Appetito
Alessandra

sabato 16 gennaio 2010

Guacamole di carciofi- e i racconti di Fred Vargas


Scroll down for the English Version

Siccome ogni promessa è debito- e soprattutto siccome molto eufemisticamente "le avete richieste a gran voce"- vi beccate le prime due rece dell'elenco dei libri dello scorso post. Meritereste che non ci fosse nessuna ricetta a parziale sollievo dalla lettura impegnata che segue, ma siccome sono sempre più buona, vi metto entrambe. "Rice &Rece", per farla breve...

Fred Vargas: Scorre la Senna- Einaudi, 13,00 euro
Prima che vi affanniate a correre in libreria, per aggiungere un altro romanzo alle storie del commissario Adamsberg, vi dico subito che stavolta son racconti. Adamsberg c'è sempre, così come ci sono Danglard ed altri colleghi del 5° Arrondisement, ma l'ampio respiro del romanzo, gioco forza, non c'è. In compenso, sono tre bei racconti, tutti incentrati intorno a tre personaggi della personalissima galleria di questa scrittrice, nella solita, perfetta, ineffabile fusione fra reale e surreale. Sia chiaro: la Vargas è così brava che noi nemmeno ce la meritiamo, una scrittrice così. Perchè con lei, c'è sempre qualcosa che ci sfugge, che non siamo in grado di trattenere, anche se ritorniamo indietro di qualche riga, assaporiamo fino in fondo la sua scrittura e le sue trame, riflettiamo sui suoi messaggi. In un mondo dove tutto è incasellato in schemi precostituiti ma tranquillizzanti, la Vargas è l'incarnazione del borderline. E' borderline la sua prosa, così evocativa e sospesa da rasentare la pura poesia; sono borderline le sue trame, sul filo del rasoio fra un irrazionale arcaico ed arcano e una ragione moderna, che riordina e spiega; sono borderline i suoi personaggi, emarginati per forza e per scelta, ostinati difensori di scelte e punti di vista altrettanto ai margini, perché al di fuori di basse logiche di successo, denaro, omologazione. E, soprattutto, è borderline il commissario Adamsberg, a metà fra l'eroe e l'antieroe, fra la lucidità e l'intuizione, fra l'accettazione e il rifiuto di un sistema a cui appartiene per ruolo e per grado, ma da cui si distacca per l'originalità dei metodi e la sensibilità del carattere. Per quanto si possa cercare, non si troverà mai nella storia del giallo un investigatore simile a lui: così come non ci si potrà affezionare a nessun altro come a lui, a questo piccolo e scuro uomo dei Pirenei, che ha appreso dalla montagna la virile dignità della fatica e della sopravvivenza quotidiana e dalla vita la lezione, altissima, di una eticità che travalica le apparenze e che fa di lui il punto di intersezione fra ciò che è integrato e ciò che non lo è.
Questi racconti sono bellissimi, a conferma che non c'è genere letterario con cui non si possa misurare, con soddisfazione, un grande scrittore. E la Vargas, fidatevi, lo è.

Ecco, lo sapevo: troppo lunga, anche stavolta. Di Bill Brayson e della sua passeggiata nei boschi, parliamo domani.

GUACAMOLE DI CARCIOFI


guacamole di carciofi


Altra puntata della Sex in The City Diet (la prima era la Coppa Martini con la mousse di peperone), con una trovata geniale di non so più chi: ho cercato la fonte in tutti i modi, invano. Quindi, se mai dovesse saltar fuori l'autore, faccio tutte le citazioni e i ringraziamenti del caso, perché se li merita tutti: vi rendete conto di che cosa significhi un guacamole dietetico???? Oltretutto quasi con lo stesso sapore e colore del guacamole doc? L'unica differenza è che, dovendo di necessità bollire i carciofi, impiegate un quarto d'ora di più rispetto alla tempistica tradizionale. Però, detto inter nos, cosa volete che siano 15 minuti di tempo, in confronto alla soddisfazione di potersene fare una scorpacciata, senza dover svenire sulla bilancia il mattino dopo? Al massimo, vi fate un quarto d'ora di cyclette...



Ingredienti (per 8 persone)
16 fondi di carciofi (surgelati)*******
4 cipollotti
1 limone non trattato
8 foglie di coriandolo fresche
1/2 cucchiaino da caffè di paprika
3 cucchiai di olio EVO
sale e pepe

tacos per servire

******* tutte 'ste stelline perché PROPRIO NO: fondi di carciofo rigorosamente freschi

guacamole di carciofi


Far bollire i fondi di carciofo in acqua bollente salata per circa 25 minuti *
Scolare, lasciare da parte un po' di acqua di cottura, tagliarne metà a piccoli pezzi e frullarne l'altra**
Tritare le cipolline e il coriandolo e unirlo al composto dei due carciofi (la purea e i piccoli pezzi), salare, pepare e aggiungere la paprica e il succo di limone***.
Aggiungere l'olio e mescolare, in modo da ottenere un purè morbido; se è il caso, aggiungere un po' d'acqua di cottura****
tenere un'ora in frigo e servire, accompagnato da tacos

Stravolgimenti miei
* ho fatto stufare i fondi di carciofo, in padella, con un cucchiaio d'olio, sale e poca acqua: in 15 minuti erano perfettamente cotti e teneri
** ho frullato tutto, mentre ho tagliuzzato a mano la cipollina
*** ho aggiunto prima il succo di limone, per evitare che annerissero i carciofi: quando li ho frullati, ne ho messo qualche goccia, altrettante ne ho aggiunte appena frullato.
**** a me è venuto un purè morbidissimo da subito, tanto che l'olio non l'ho messo per niente, figuriamoci l'acqua di cottura

Note mie
E' essenziale che usiate solo i fondi di carciofo, vale a dire senza neppure una traccia di foglia, per non avere filamenti. Nel dubbio, passate al setaccio: rimane comunque una purea molto morbida (vedi foto) ed evitate il rischio di sgradite sorprese all'assaggio

Buon Appetito
Alessandra




English Version

ARTICHOKE GUACAMOLE


guacamole di carciofi


Ingredients (serves 8)
16 artichoke hearts (frozen )*******
4 onions
1 untreated lemon
8 leaves of fresh coriander
1 / 2 teaspoon paprika
3 tablespoons EVO
oil o
salt and pepper

use as dipping for tacos

******* All this asterisk BECAUSE YOU MUST USE strictly fresh
artichokes, OK?

artichoke guacamole



Boil the artichokes in boiling salted water for about 25 minutes *
Drain, set aside a little 'cooking water, cut half into small pieces and blend the others **
Chop the spring onions and coriander and add to the mixture of the two artichokes (the mashed ones and the chopped), salt and pepper and add the paprika and lemon juice ***.
Add oil and mix in order to obtain a smooth puree, if necessary, add a little 'cooking water ****
take one hour in refrigerator and serve with tortilla chips

My upheavals
*I stewed artichokes in a pan with a tablespoon of olive oil, salt and little water: in 15 minutes they were perfectly cooked and tender
** I blend all together, while I chopped the onion by hand
*** I first added the lemon juice to prevent blackening the artichokes: when I blended them, I put a few lemon drops, I added just as many right after blending
**** I obteined a soft puree, so that I didn't add the oil at all, neither the cooking water

My Notes
It 'important that you use only the artichoke hearts, that is to say : do not use the leaves due to the filaments. When in doubt, pass through a sieve: it remains however a very smooth puree (see photo), without nasty surpises...
Buon Appetito
Alessandra





lunedì 9 novembre 2009

Budino di Natale alla francese (P. Bocuse)

parigi25

E questa, la faccio io...
perché sa di Natale
perché sembra facile
perché ho la ricetta di una salsa al cioccolato che qui ci starebbe benissimo ( cos'è che dicevo ieri, a proposito delle eresie???)
e, soprattutto, perché è di Paul Bocuse
Che, amio modestissimo modo di vedere, è in assoluto il più grande di tutti i cuochi d'Oltralpe, Troisgras, Ducasse e Loiseaux (pace all'anima sua) inclusi.
E non è tanto perché è il più "longevo" fra i detentori delle tre stelle michelin, o perché ha inventato la nouvelle cusine "vera", quella dello sdoganamento della fantasia e della legittimazione dell'assaggio e della degustazione, al posto delle grandi abuffate degli anni precedenti, ma perchè è stato davvero lo chef della svolta: se i cuochi dei grandi ristoranti hanno fatto il gran salto da onesti artigiani a imprenditori coraggiosi, professionisti attenti a tutto quanto fa ristorazione di alto livello, dalla scelta delle materie prime ai corredi di sala, indiscusse star del nostro tempo, è a Paul Bocuse che lo si deve.
Gli si dovrebbe la stessa attenzione anche nello stile, mai oltre le righe, e nel coraggio della coerenza: non ha esitato a disconoscere le degenerazioni della sua creatura più importante (prese ufficialmente le distanze dalla nouvelle cusine quando ne constatò l'incolmabile distanza fra le sue proposte), non ha premuto l'acceleratore sulle sperimentazioni, ha sempre mantenuto una meravigliosa umiltà, grazie alla quale non ha mai perso il senso dell'ospitalità ( alla faccia degli chef che neppure si degnano di salutare il cliente) e neppure la voglia di mettersi in gioco, senza chiudersi nell'autoreferenzialità o, peggio ancora, nell'insano culto della propria immagine. Insomma, un modello di abilità, di stile, di inventiva e di classe, a cui dobbiamo anche un rispettoso recupero della tradizione, come questo meraviglioso dolce dimostra.

BUDINO DI NATALE ALLA FRANCESE

Ingredienti
per 8 persone

500 g di marron glacèe a pezzi
120 g di burro
80 g di panna liquida
6 uova
2 tuorli
12 amaretti morbidi
confettura di albicocche
vanillina

per la salsa al cioccolato
250 g di cioccolato fondente
200 g di panna per dolci
30 g di burro

Frullate i marroni, profumateli con la vanillina. mescolatevi 100 g di burro ammorbidito e la panna. Passateli al setaccio,raccogliete il ricavato in una terrina e incorporatevi, uno a uno, gli 8 tuorli, quindi i 6 albumi, montati a neve fermissima. Imburrate uno stampo da charlotte di 18 cm di diametro, alto 12 com. Sistematevi il composto e cuocetelo a bagnomaria, nel forno, a 170 gradi per circa un'ora e trenta. Sformate il budino e servitelo caldo, guarnito a piacere con una salsa preparata racendo fondere il cioccolato con un po' di acqua e incorporandovi fuori dal fuoco la panna e il burro, sbattendo bene con una frusta. A parte, serviti gli amaretti, uniti a due a due con 4 cucchiaiate di confettura fatta ridurre al fuoco
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