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lunedì 13 maggio 2013

Tagliatelle alla curcuma e papavero con salsa piccante

Di Daniela

Nella mia esistenza (e parliamo di un bel po' di anni :-) ormai), ho sempre avuto delle passioni ricorrenti, che ciclicamente si ripresentano alla mia attenzione con la stessa intensità di quando le ho concepite:  come onde si sovrappongono, si avvolgono su se stesse, calano di intensità e poi riesplodono... 
Non sono moltissime, ma sono tutte ugualmente importanti, coinvolgono la fotografia e poi, attraverso la cucina o l'oggettistica, si spingono fino ai libri e al giardinaggio. per poi ricominciare da capo, non necessariamente in questo ordine.
I libri mi perseguitano da quando ero molto piccola. Me li regalavano parenti e amici, come si usava, per le feste tradizionali ed io, a differenza di altri, ne ero felicissima. Col tempo mi  sono legata in modo particolare ad alcuni di loro, che ho letto e riletto veramente decine di volte nel corso degli anni. Di alcuni ho addirittura diverse copie tra comprate, regalate e ricomprate solo per il piacere, magari, di una rilegatura diversa, dovuta spesso all'età dell'acquisto; ho alcune edizioni veramente...scarne, a voler essere cortesi, che risalgono a quando, studiando fuori casa, mi avanzavano ben poche lire da dedicare loro.
Uno tra i preferiti di sempre (di cui posseggo ben 4 copie) è il Piccolo Principe. Quella nella foto è la copertina dell'edizione che ho comprato per la mia figlia grande, quando aveva 5 anni... lei si divertiva a guardare le figure e io a leggerglielo. E' un libro splendido, di cui non ci si può mai stancare, tanto che in alcuni momenti sembra addirittura magico: tra le sue righe, trovi, ogni volta che lo leggi, qualche particolare che si adatta perfettamente all'attimo che stai vivendo... qualche volta è gioia, o emozione, qualche volta dolore, ma sempre poesia ingenua e dolcissima, che ti colpisce nel profondo del cuore.
Bene, quest'anno il Piccolo Principe compie 70 anni (fu pubblicato il 6 aprile 1943): settant'anni di successo ininterrotto, di leggerezza e profondità, di amore e bellezza.
E allora non potevo perdere quest'occasione per dire a un vecchio compagno di molte giornate della mia vita, mille di questi giorni, Piccolo Principe!!!!, sperando che la sua bellezza continui ad affascinare giovani menti di ogni età, per moltissimi anni ancora, perchè è bello pensare che forse "le stelle sono illuminate perchè ognuno possa un giorno trovare la sua."


  • Tagliatelle alla curcuma e papavero i salsa piccante
  • da un'idea di Elle à table

tagliatelle 2

Ingredienti
Per 500 g pasta fresca:
300 g di farina 00 
3 uova s 
1 cucchiaio di semi di papavero 
1 cucchiaino da caffè di curcuma 
1 cucchiaio di olio d'oliva 
pepe 
Per la salsa 
2 spicchi d' aglio 
1 bel pizzico di peperoncino in polvere 
1 peperoncino intero 
1 cucchiaio di prezzemolo tritato. 


pasta alla curcuma


Mescolate la farina, semi di papavero e curcuma. 
Disponete a fontana sulla spianatoia la farina e aggiungete le uova sbattute . 

Cominciate ad impastare a meno intridendo, a poco a poco, con le uova la farina, aggiungendo poi l'olio d'oliva e impastate energicamente per tutto il tempo necessario per ottenere una pasta compatta e sostenuta.. 

Formate una palla, coprite con la pellicola trasparente e lasciatela riposare per un'oretta. Poi dividete l'impasto in 2 parti e cominciate a tirare la sfoglia con il mattarello, o adoperate la macchinetta, la mitica nonna papera, per ottenere delle tagliatelle. Mettete ad asciugare la pasta stesa su un mattarello sospeso, o sull'apposito attrezzino in legno o come siete soliti fare e intanto preparate il condimento.

DSCF8921

Per delle tagliatelle già di per se così profumate e colorate, un sughetto semplice e piccante come un aglio, olio e peperoncino è davvero azzeccato.

Per prepararlo ognuno ha il suo modo e le sue quantità preferite, legate al piccante o al sapore più o meno deciso di aglio. Io personalmente ne uso due spicchi non troppo grandi: uno lo lascio intero e lo schiaccio leggermente e l'altro lo taglio a fettine sottilissime. Lo metto a scaldare in una padella con dell'olio extravergine di oliva e aggiungo un peperoncino, privato dei semi, tagliato a pezzetti piccoli e se proprio voglio dare uno sprint in più, anche un bel pizzico di peperoncino in polvere e tolgo la padella dal fuoco.

A parte trito qualche foglia di prezzemolo.

pasta alla curcuma

Cuocete la pasta in abbondante acqua salata, per un paio di minuti (dipende dallo spessore che avete dato loro). Appena pronte scolate le tagliatelle e fatele saltare su fuoco vivo per un attimo nella padella con il condimento, aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura. Aggiungete il prezzemolo tritato e servite caldo.

I semini danno un aspetto particolare alla pasta e si avvertono leggermente in bocca: il sapore, il colore e, più ancora, il profumo della curcuma fa il resto


tagliatelle

Un primo piatto, come vi dicevo, profumato e color dell'oro che invoglia....con un tocco di piccante che proprio regala una piccola nota in più.
Buona giornata a tutti
Dani

lunedì 28 gennaio 2013

Cannelloni alla bechamelle e le ragazze vincenti (e non solo)

Di Daniela

In uno sport che qui in Italia, calcio a parte, non è seguito né supportato a sufficienza (come capita alla cultura d'altronde), con atleti che spesso si lamentano di doversi pagare molti di quegli aiuti che nelle altre squadre nazionali sono offerti, che devono ricorrere spesso alle forze dell'ordine e all'esercito per avere qualche possibilità di  allenarsi liberamente,  alcuni nostri rappresentanti si sono presi e ci hanno regalato in questi ultimi tempi, belle soddisfazioni, dimostrando la tenacia e la grande capacità e il talento di cui sono dotati al di là di tutte le difficoltà in cui si dibattono per la scarsità degli impianti, per la difficoltà del trovare sponsor o aiuti vari che sappiano portarli in quel Gotha internazionale che spesso le loro capacità meriterebbero.
Questa volta sono state, come spesso accade, le signore in rosa a prendersi un bel po' di rivincite su tutti questi problemi.
Cominciamo dalla più elegante: Carolina Kostner, bella e sorridente come sempre, ha vinto per la quinta volta il titolo Europeo di pattinaggio su ghiaccio di figura femminile sabato sera a Zagabria


mercoledì 9 gennaio 2013

Fiori di salmone con champignon e pancetta croccante per un primo piatto chic....

di Daniela

Eccoci di nuovo in pista, con me che, come tutti gli anni, rimpiango le vacanze e lo stare tutto il giorno in compagnia delle ragazze! Devo dire che comprendo, e perfino condivido, la loro sensazione di fastidio per il dover ricominciare la scuola: io ho la Microba, poi, che già il 27 dicembre comincia a dirmi "Santo cielo mamma, sono indietro con i compiti!!" e il 31 comincia a lanciare in giro flebili ed intermittenti lamenti per ricordare a tutti che, di fatto, secondo lei, le vacanze stanno quasi per finire e solo i preparativi per il capodanno e la speranza di una Befana generosa riescono, parzialmente, a consolarla!!! Altra consolazione è che può comunque suonare e che, in fondo, insieme alla scuola per fortuna il 7 ricomincia pure il Conservatorio....
Bene, figlie ri-scolarizzate a parte, eccovi un piccolo ricordo delle vacanze, però estive, che voglio riproporvi in una versione trasversale, che si adatta cioè a qualunque stagione ed è al tempo stesso un piatto raffinato ed elegante o più rustico, a seconda del condimento che deciderete di usare. In questo caso ho preparato un "mare-terra" seguendo i suggerimenti dei due chef che mi hanno mostrato la ricetta: il risultato?  Davvero invitante

Fiori di salmone con champignon e pancetta croccante
da un'idea di P e M Apollonio

ravioli di salmone 2

Vi propongo una ricetta che questa estate ci hanno proporsto gli chef della Valtellina, i fratelli Apollonio (fratello e sorella per la verità) e che mi aveva davvero conquistata per semplicità, insieme di sapori e consistenza perfetta. Ve la ripropongo con ingredienti lievemente diversi, che a mano a mano vi segnalerò. Ma valeva davvero la pena di provarli!!!

domenica 31 ottobre 2010

Meglio tardi che mai... i Cjalson

cjalson rustici


Con calma...
In zona Cesarini, arrivo sul filo dl rasoio al Contest di Rossella di Ma che ti sei mangiato?, tutto dedicato ai cjalson, tradizionali ravioli di pasta di patate e farina, tipici della Carnia, secondo le ricette della zona, rivisitate da Gianni Cosetti, uno degli chef più famosi del Friuli, il cui ristorante, il Roma di Tolmezzo, fu uno dei primi in quella regione a conquistare la stella Michelin.
La pasta in casa è uno dei progetti con cui inizio ogni nuovo anno, e se avete fatto i lettori zelanti e siete andati a leggervi il post linkato sopra, non dovete fare poi un grosso sforzo per capire che abbiamo rischiato di fare una porca figura vera, rinunciando a partecipare al contest.
Epperò, siccome esiste un dio anche per chi proprio con l'imperia non ci acchiappa e col mattarello meno che mai, prima la Rossella ha prorogato la scadenza e poi, quando proprio non sapevo più che pesci pigliare, è apparsa la Mapi, con tanto di valigione in stile Mary Poppins ed ombrellino (quello zebrato, ma ci saremmo stupiti del contrario....): e insomma, per farla breve, questi cjalsons sono stati fatti ed anche mangiati- e, quel che più conta- ci sono anche piaciuti.
Per cui, un grazie a Rossella per aver ideato questo contest e un monumento alla Mapi per avermi salvato quel che resta della faccia.
Ed ora, la ricetta




cjalson rustici

CJALSON RUSTICI

Per la pasta

300 gr di patate
200 gr di farina 00
1 uovo
noce moscata
prezzemolo

ripieno

Per il ripieno

300 gr di salsiccia
mezzo bicchiere di vino biancoo secco (circa 75 gr)


Far lessare le patate con la buccia, dopo averle lavate e strofinate bene, per togliere ogni residuo terroso, in acqua salata. Sbucciarle quando sono ancora calde, passarle allo schiacciapatate ed impastarle con la farina, l'uovo e il prezzemolo tritato. Aggiustare di sale e far riposare una mezzo'oretta.

Nel frattempo, preparare il ripieno.

Far andare in padella la salsiccia spellata con mezzo bicchiere di vino bianco e far asciugare bene. Frullare la salsiccia con un po' di impasto dei cjalson.

La ricetta non prevede questo passaggio, ma serva per legare il ripieno che altrimenti rischia di finire da tutte le parti, a causa della grumosità del grasso della salsiccia. C'è chi ha legato con un uovo, qui abbiamo preferito frullare, ammorbidendo con un po' di impasto.

Stendere la pasta piuttosto sottile, tagliarla a rondelle con un coppa pasta dai bordi scanalati, mettere al centro un cucchiaino di ripieno, ripiegare i lembi come da foto, schiacciando bene con le dita, per farli aderire.

Far cuocere i cjalson in acqua bollente salata e scolarli quando salgono in superficie.

La ricetta tradizionale li vuole conditi con una salsa ottenuta frullando 200 g di ricotta con 150 ml di latte e una bella macinata di pepe: noi abbiamo usato del burro fuso con dei semi di papavero e ci sono piaciuti ugualmente.


martedì 16 marzo 2010

Ravioli di timo, ortica, ricotta e bitto

Di Daniela
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Ora io dico: dove lo trovate un blog dove una delle due folli che lo "compongono", con sommo sprezzo del pericolo, audacia e financo assoluta temerarietà, coglie per voi, in persona le ortiche dal suo giardino (in attesa del riordino primaverile!!!) senza guanti (!!!) e ve le propone per un gustosissimo piatto??
Lo so, lo so sono un'eroina : sento quasi lo scroscio di applausi entusisti che seguono la mia dichiarazione, anche se avverto qualche voce di sottofondo, che dice cose tipo "ma sei ......(scegliete voi il termine...) : ma perchè senza guanti?" PERCHE' mi sono distratta!!! stavo parlando con mia filglia illustrandole le doti delle ortiche e le loro mille applicazioni ( dal decotto purificante di mia nonna, alle tisane diuretiche, o agli impacchi per rinforzare i capelli ecc ecc), quando, per farle vedere quale fosse la pianta l'ho portata in un angoletto del giardino dove di solito cresce: non paga dell'indicargliela, ho voluto farle vedere esattamente quale erano le foglioline incriminate e così ho allungato la mano per prenderne una da farle vedere, sapendo che non bruciano quando sono piccolissime. Ho scordato solo che le piccolissime hanno vicino le loro "mamme" più grandi, per dirla con Gaia, e che la loro dote pricipale è quella di essere fortemente urticanti...Si si, proprio fortemente. A quel punto con le mani in fiamme sono corsa ai ripari, chiudendo la classica stalla dopo la fuga dei buoi, andando a prendere i guanti di gomma. Mi sono vendicata , però e ne ho strappato via un bel po' col risultato di suggerirvi, usando le più tenere, questi ottimi

RAVIOLI DI TIMO , OTICA, RICOTTA E BITTO

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Ingredienti

per la pasta:
200 gr farina 00
2 uova
1 manciatina di ortica

per il ripieno

200 gr ricotta meglio se di pecora
30 gr pangrattato (o quanto basta per eventualmente rassodare l'impasto )
100 gr formaggio bitto (o sbrinz, o emmental o simile o ancora, al limite anche parmigiano)
150 gr ortica pesata già strizzata
1 chiara d'uovo
1 manciata di timo fresco o una cucchiaio se secco
1 grattatina di noce moscata
pepe (ovviamente timo, noce moscata e pepe variano nelle quantità a seconda dei gusti personali)
1 noce di burro
sale

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Preparate nel solito modo la pasta all'uovo unendo all'impasto una manciatina di ortiche, lavate, asciugate e tritate finissimamente (si deve appena intravedere qualche puntino verde nell'impasto).

Preparate poi il ripieno: lavate e sbollentate le ortiche(MI RACCOMANDO I GUANTI), tagliatele appena al coltello, salatele e lasciatele raffreddare. A questo punto unite in una boule il bitto grattugiato o tagliato a lamelle sottilissime, la ricotta, il timo, la noce moscata, il pepe, la chiara d'uovo appena sbattuta e, se l'impasto dovesse risultare troppo morbido, potete aggiungere un po' di pangrattato.
Riprendete la sfoglia, tiratela col mattarello o con la nonna papera in una 2 fogli non troppo sottili (vedi foto), mettete il ripieno a mucchietti su uno dei due e ricopritelo con l'altro. Sigillate bene le due sfoglie facendo uscire l'aria intorno al ripieno per quanto possibile e ritagliatela con la rotella. Se invece siete fortunati come me e possedete una nipote con fidanzato che per Natale vi regalano la raviolatrice, usatela pure!!! I ravioli risulteranno davvero bellissimi.

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Fateli bollire in abbondante acqua salata per pochi minuti, scolateli e serviteli con burro fuso e una bella spolverta del formaggio che avete usato nel ripieno (nel mio caso Bitto a gogò!!)
Buon appetito.

Dani

Now I say: where you find a blog where one of the authors, with supreme contempt of danger, daring and even absolute recklessness, captures for you in person nettles from her garden (pending reorganization of the spring!) Without gloves ( !) and offer them to you for a tasty dish? I know, I know, I’m an Hero: I can hear the eco of enthusiastic applause that followed my statement, although I feel some background voices who says things like "but you ......(choose a word ...) why without gloves? Because 'I’m absent minded! I was talking to my daughter explaining the qualities of nettles and their thousand applications (from purifying concoction of my grandmother, the diuretic infusions, or wraps to strengthen the hair, etc. etc.), when, to show her what was the plant, I took her in a corner of the garden where it usually grows: I wanted to show her exactly the leaves, and so I stretched out my hand to get one from seeing it, knowing that they do not burn when they are small. But I forgot that near the very small are their "mothers" the largest, in the words of Gaia, and that their gift is stinging... they’re strongly stinging, just strongly. Then with my hands on fire I went to take the rubber gloves. I avenged, however, and I ripped off a lot 'with the result that you suggest using the most tender, these excellent

Ravioli with thyme, nettle, ricotta and Bitto

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For the dough:
200 gr flour 00
2 eggs
1 small handful of nettles

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Prepared in the usual way the egg pasta dough by combining a handful of nettles, washed, dried and finely chopped (you must be just a glimpse of some green dot in the dough).

Then prepare the filling: Wash and blanch the nettles (Use gloves), just cut to the knife, salt and leave to cool. At this point add in a boule bitto grated or cut into very thin slices, ricotta, thyme, nutmeg, pepper, egg white just slammed, and if the mixture turns out to be too soft, you can add a little 'breadcrumbs.

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Pick up the dough, pull it with a rolling pin in 2-sheet not too thin (see photo), put the filling in one of two and cover it with the other. Seal well the two sheets by putting out of the air around the filling as possible and crop it with the wheel. If you're lucky like me and you have a niece with her boyfriend that for Christmas gives you the ravioli maker, use it well! The ravioli will be really beautiful.
Boil in salted water for a few minutes, drain and serve with melted butter and a nice sprinkle of the cheese you used in the filling (in my case Bitto!)
Bon appetite
Dani

mercoledì 24 febbraio 2010

Cuori di grano saraceno con bresaola

Di Daniela
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Giurin giuretto questa è l'ultima ricetta smaccatamente montana.... ma è talmente saporita che proprio non sono riuscita a evitare di proporvela. Stamatina ci siamo dedicate a prepararli con mia figlia grande, cosa di per se incredibile, perchè di solito lei parte piena di belle intenzioni, ma poi alle prime "difficoltà" sparisce, anzi "evanesce", tanto per mantenerci in clima nevoso! Invece stamani è rimasta con me, almeno fino al momento in cui abbiamo deciso che forma utilizzare per ritagliarli e poi, naturalmente, è sparita quando è stato il momento di "lavorare"!!!
Comunque questo è stato il risultato dei nostri sforzi ed è stato veramente ottimo.....

CUORI DI GRANO SARACENO E BRESAOLA

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La ricetta l'ho trovata qui dopo averli assaggiati durante una eccellente cena a casa di amici di amici. Ho apportato due uniche variazioni : la 1a nelle proporzioni tra farina 00 e farina di grano saraceno e la 2a nell'idea per il condimento.
Ingredienti per 4 persone
Per la pasta:
  • 150 g di farina bianca
  • 100 g di farina di grano saraceno
  • 2 uova intere
  • Acqua
  • Sale

Per il ripieno:

  • 100 g di bresaola
  • 100 g di patate
  • 100 g di panna montata
  • 100 g di ricotta
  • 50 g di parmigiano reggiano
  • Noce moscata
  • Sale e pepe

Impastate nel solito modo e fate riposare la pasta. Nel frattempo macinate finemente la bresaola e mettete a cuocere le patate con la buccia. Appena cotte, sbucciatele e passatele al passaverdura. Amalgamate ora la bresaola con le patate, la panna montata (ovviamente non zuccherata ;-)), la ricotta, il parmigiano grattuggiato, la noce moscata, sale e pepe quanto basta.

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Tirate metà della pasta in una sfoglia (nella mia nonna papera a mano sono arrivata al numero 5), e preparate i ravioli mettendo l'impasto in piccoli quantità, a distanza di circa 3 cm, sulla sfoglia. Ricoprite con un'altra metà della pasta, anch'essa tirata in sfoglia: premete con le dita in modo da far aderire le due sfoglie

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e tagliate con la solita forma di raviolo o, come ho fatto io, date con un coppa pasta la forma che preferite, nel mio caso un cuore (eventualmente potreste utilizzarlo per il prossimo San Valentino, che ne dite?).

cuoricini

Cuocete in acqua bollente per 10/12 minuti e servite :

1) con burro fuso e parmigiano (questi invece li ho ritagliati con la forma preferita dalla piccola, i famosi fiorellini!). Semplici, ma eccellenti.

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2) se vi dovesse avanzare un po' del ripieno, come è successo a me, scioglietelo in una piccola casseruola con un po' di latte o panna, scaldandolo appena : sarà un condimento squisito!

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Buon appetito

Dani


I promise you that this is the last typical recipe from Valtellina.... but it is so flavorful that I just have to propose it. This morning my daughter and I prepared these “little harts”, and it’s so strange to work with her : since when she was very little she is always full of good intentions, but then, at the first "difficulties" she “vanishes”, and is back again only when everything it’s over! Instead she stayed with me this morning, at least until we decided what form to use to crop and then, of course I made the “harder work” alone!!!However, this was the result of our efforts and it was really good .....


BUCKWHEAT HARTS WITH BRESAOLA


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I found the recipe here after tasting them during an excellent dinner at the home of friends of friends. I made a single change in the proportions of buckwheat flour and flour 00.

Serves 4
For the dough:
1 1/3 cup white flour
3.5 oz buckwheat flour
2 eggs
Water
Salt

For the filling:
3.5 oz of bresaola
3.5 oz potatoes
3.5 oz of whipped cream
3.5 oz ricotta
1.7 oz parmesan cheese
Nutmeg
Salt and pepper


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Mix the ingredients in the usual way and let the dough rest. Meanwhile, finely minced bresaola, and cook the potatoes with the skin. When cooked, peel and mash with masher. Mix bresaola with potatoes, whipped cream (unsweetened of course ;-)), ricotta, grated parmesan, nutmeg, salt and pepper to taste.Roll out half the dough into a sheet not too thin, and prepare ravioli by placing the mixture in small quantities, at a distance of about 3 cm, on sheet. Cover with another half of the dough , also rolled: press with fingers to adhere the two sheets and cut with the usual form of ravioli, or, as I have done, cut with the shape you like : I choose a heart (you can use it for next Valentine's Day, can't you?).
Cook in boiling water for 10-12 minutes and serve:1) with melted butter and Parmesan cheese (I cut these in the form of the little flowers, as I often do!). Simple but excellent.
2) But if you prepare a little more filling, you can heat it in a saucepan, with a little milk or cream: it will be a delicious sauce!

Bon appetit

Dani

domenica 8 novembre 2009

soufflè di tagliolini

di Alessandra
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soufflè di tagliolini

Vi è mai capitato di fare, per abitudine, qualcosa che si differenzia dai comportamenti consueti e di non esservene mai resi conto, se non quando qualcuno ve lo fa espressamente notare? A me sì, e pure parecchie volte. Si va da cose importanti, come gli orari e i ritmi lavorativi (comincio prima e concentro in una mattinata quello che i miei colleghi abitualmente diluiscono in più giorni) a cose più banali, come il mio modo di scrivere la q minuscola, più simile ad un phi greco che non al nostro alfabeto. In ogni caso, però, le costanti sono sempre due: da una parte ci sono io, che agisco in modo inconsapevole, assecondando buona parte di quello che la mia indole "mi ditta dentro"; dall'altra, c'è il disorentamento di tutti gli altri, che vedono compormesso l'ordine che deriva da abitudini collaudate e quindi confortanti.
Tuttavia, finché qualcuno non mi fa notare che sono di nuovo partita per la mia tangente (o "tangenziale" come diceva una mia amica, anche qui in modo del tutto inconsapevole), io non mi accorgo di quanto certe mie abitudini possano essere un po' destabilizzanti per chi, invece, è giustamente abitutato a seguire le regole.
Ultimamente, questo mi è successo con le ricette: che io, ovviamente, non seguo mai alla lettera, ma "interpreto" via via. Naturalmente, parto sempre col piede giusto, il testo sacro aperto sul leggio, gli ingredienti pesati sul piano di lavoro e la fiducia cieca in quello che leggo: poi, in itinere, mi perdo . Il problema dov'è, direte voi? In fondo, non tutti seguono le ricette fino alla fine (mia madre, per esempio, non lo ha mai fatto in vita sua, e i risultati le hanno sempre dato ragione), ma le adattano a seconda delle loro esigenze e i loro gusti.
Solo che, magari, hanno l'accortezza di annotarsele, 'ste benedette modifiche o, quanto meno, ricordano di averle fatte. Io, invece, no. E' come se, ad un certo punto, venissi presa da una specie di ispirazione ( invasamento, direbbe il marito), per cui cambio tutto e poi me ne scordo, con grave danno per me e soprattutto per i malcapitati a cui passo le ricette che, neanche a dirlo, vengono diligentemente copiate ogni volta dai libri che le hanno riportate. Ovviamente, come dicevo, non me ne sono mai resa conto, tanto è radicata in me questa abitudine: e ci sono voluti due interventi, l'uno di seguito all'altro (il primo sul forum di CI, il secondo durante il corso di cucina di venerdì sera) per farmi realizzare che, in cucina, predico bene e razzolo male.
Ne è un valido esempio questo soufflè, che è una delle poche preparazioni a cui ricorro di frequente, per il solito discorso del "massimo risultato col minimo sforzo" ( che da me si traduce in "porca figura con scasre difficoltà"), a cui ho apportato tante e tali di quelle modifiche che ormai non si contano più. Però siccome mi riesce bene ogni volta- e siccome l'ho preparato l'altro ieri, quindi, per così dire, sono fresca di studi- vi riporto la ricetta, prima nella versione ortodossa e poi in quella eretica a cui l'ho colpevolemente ridotta. Prima che me ne dimentichi, ovcours...


soufflè di tagliolini

SOUFFLE' DI TAGLIOLINI ORTODOSSO
( da Sale&Pepe, Gennaio 2001)

per 4 persone
250 g di tagliolini freschi all'uovo
1,5 dl di panna fresca
un limone non trattato
burro
un bicchierino di vodka ( o di grappa)
2 uova
4 cucchiai di parmigiano grattugiato
2 cucchiai di uova di lompo rosse (o di caviale)
sale e pepe

Scaldare il forno a 200 gradi. Mettete la panna in una casseruolina con la vodka il succo e la scorza grattugiata del limone e fate scaldare a fuoco dolce. Togliete la salsa dal fuoco prima che arrivi ad ebollizione, incorporate i tuorli e il parmigiano grattugiato, regolate di sale e pepate. Cuocete i tagliolini in abbondante acqua bollente leggermente salata, scolateli piuttosto al dente e conditeli con la crema preparata. Montate gli albumi a neve con un pizzico di sale e incorporateli delicatamente al composto di tagliolini. Distribuite la pasta in 4 pirofiline imburrate e cuocete in forno per 10-15 minuti; cospargete la superficie con le uova di lompo o il caviale e servite.

SOUFFLE' DI TAGLIOLINI ERETICO


soufflè di tagliolini

  1. aumento gli albumi da 2 a 4
  2. li monto a neve densissima
  3. che al posto della vodka ci si possa mettere la grappa, me ne sono accorta solo adesso, dal lontano 2001
  4. ma intanto, non metto la vodka
  5. riduco il succo di limone e aumento la scorza grattugiata
  6. il parmigiano, anche no
  7. cottura a forno statico
  8. fino a quando non sono belli gonfi ( nel mio forno, sicuramente più del tempo indicato)
  9. quando sono belli gonfi, mi inginocchio davanti allo sportello del forno ( questo è fondamentale, a i fini della buona riuscita del soufflè) e insieme alle accorate preghiere perché non si ammoscino, sorveglio ancora per qualche minuto la cottura
  10. detesto le uova di lompo e il caviale non ce lo vedo per niente: per cui, li servo lisci, come da immagine
Alla fine il risultato è quello che vedete in foto e, particolare non secondario, a differenza dei suoi simili, non si ammoscia subito: prova ne è che è stato in posa per un bel po', prima che il marito trovasse l'inquadratura giusta, senza scomporsi un attimo- e chisseneimporta se ci son cascata anche stavolta...
Buon Appetito
Alessandra

English Version

soufflè di tagliolini

ORTHODOX NOODLES SOUFFLE'
(From Sale & Pepe, January 2001)
Serves 4
250 g of fresh egg noodles

1.5 dl of fresh cream
1 untreated lemon
butter to grease the ramequin
a shot of vodka (or brandy)
2 eggs
4 tablespoons grated Parmesan cheese
2 tablespoons red roe caviar (or caviar)
salt and pepper
Preheat oven to 200 degrees. Mettete la panna in una casseruolina con la vodka il succo e la scorza grattugiata del limone e fate scaldare a fuoco dolce. Put the cream in a small saucepan with vodka and juice and grated rind of lemon and heat over a low heat. Remove the sauce from the heat before it reaches its boiling point, incorporate the yolks and the Parmesan cheese, salt and pepper.. Cook the noodles in plenty of lightly salted boiling water, drain them "al dente" and dress them with the cream . Montate gli albumi a neve con un pizzico di sale e incorporateli delicatamente al composto di tagliolini. Whip the egg whites until stiff with a pinch of salt to the mixture and incorporate gently noodles. Spread the dough into 4 ramequins with butter and bake for 10-15 minutes, sprinkle the surface with roe caviar caviar and serve.

Its better to increase the egg white from 2 to 4
Buon Appetito
Alessandra

giovedì 1 ottobre 2009

Ravioli di mele ( fiorellini di mele)

Di Daniela

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ravioli di mle 023

Dunque dicevamo le mele... Non posso farci niente, quando penso alle mele mi vengono in mente le passeggiate in montagna, il paesaggio , il fresco di cui ho goduto questo luglio, mentre il caldo in città era veramente opprimente... e mi bendispongo. Perchè in verità, alla faccia dell'autunno sul calendario, degli equinozi presenti e dei solstizi a venire, qui il caldo è ancora piuttosto opprimente e l'umidità si fa sentire proprio alla grande. Allora ben venga qualche foto che ricordi il fresco rilasante della montagna : e cosa di meglio, allora, di quelle del ghiacciaio dei Forni? E' stata una giornata bellissima; il ghiacciaio (è il più grande delle alpi tra quelli vallivi) da sensazioni incredibili, è come venire a contatto con qualcosa di antico e di potente che ti sovrasta e ti fa sentire incredibilmente la storia, come se i millenni passati, ti dessero una sbirciatina, come si gurda un insetto poco interessante , dall'alto delle loro vette color azzurro freddo.... E'una sensazione veramente unica, che mi ha colpito incredibilmente... vedi la valle con la sua forma a V come ti insegnano a scuola , con tanta acqua che scorre impetuosa, con colori tersi e brillanti dell'erba e del cielo e poi alzi lo sguardo e, la in alto, sua Maestà ti domina, coi suoi 13 km quadrati di ghiaccio senza tempo... Mozza il fiato , davvero.

S caterina e Bormio2000 223Collage di Picnik

Beh, bando alle rimembranze emozionanti, eccomi concentrata su qualcosa di assai più prosaico, che col ghiacciaio ha in comune ben poco, se non il fatto che può ridare da un po' di brio al ritorno di una bella passeggiata, in montagna e non. Sto parlando dei

RAVIOLI DI MELE (o fiorellini di mele)

ravioli di mle 005

L'ispirazione mi è venuta da una ricetta della E. Valli, ma l'ho un po' cambiata qui e la e strada facendo vi spiegherò il dove e il perchè.
Ingredienti per 4 persone
Per la pasta:

  • 300 gr di farina
  • 3 uova
  • Per il ripieno

  • 1 uovo
  • 2 mele cotte
  • 150 gr di ricotta fresca
  • 2 cucchiai di pangrattato
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • cannella
  • noce moscata
  • sale

    per il condimento
  • 140 di burro
  • 2 foglie di salvia
  • parmigiano
  • sale e pepe
  • Collage di Picnik

    Preparate la pasta liscia e soda mescolando la farina con le uova sbattute con un pizzico di sale e, se occorre qualche cucchiaiata di acqua fredda. La ricetta dice 2 uova per la pasta e una per il ripieno: io ne ho usate 3 per la pasta, in ossequio alle norma aurea di mia nonna, che prevedeva 1 etto di pasta - un uovo. E' venuta perfetta. Dopo averla lavorata a lungo avvolgetela in un tovagliolo e mettetela a riposare per almeno 1/2 ora.
    Mettete a cuocere le mele. La ricetta originaria non mi spiegava il come e allora io ho proceduto così: ho messo nell'acqua bollente le due mele ancora con la buccia e le ho fatte cuocere per circa 15 minuti, finchè, provandole con la forchetta ho sentito la polpa cedere un po'. A quel punto le ho scolate e fatte raffreddare. Poi le ho divise a metà, tolto il torsolo e svuotate con un cucchiaino. L'ho fatto perchè ho pensato che cuocendo con la buccia, la polpa incamerasse meno acqua, rimanendo più soda. Non so se il ragionamento era corretto, ma il risultato è stato ottimo: polpa morbida, ma non sfatta.

    ravioli di mle 004

    A questo punto unite la polpa schiacciata con una forchetta e ridotta in purea con la ricotta, il pangrattato (la ricetta dice 2 cucchiai, ma sappiatevi regolare voi per ottenere una consistenza ideale, non eccessivamente dura ne troppo liquida), il parmigiano e un uovo sbattuto con un pizzichino di polvere di cannella, il sale e una buona spoverata di noce moscata.
    Riprendete la pasta e spianatela in due sfoglie sottili. Mettete con l'aiuto di un cucchiaino l'impasto su una delle due facendo file regolari distanziate tra loro di circa 5 cm. La ricetta consiglia di spennellare tra i mucchietti di ripieno un po' d'acqua o , cito, "un cucchiaio di uovo sbattuto" per fare aderire meglio l'altra sfoglia che adagerete sulla prima. premete bene intorno ai mucchietti e ritagliate con un coppa pasta o con la rotella i vostri ravioli...
    Io ho preferito, anzi la mia piccola ha preferito , un coppapasta a fiore: le sembrava più carino, come mi ha spiegato lei , mangiare i "fiorellini di mele"!!
    Per ultimo fateli bollire per 6/7 minuti in abbondante acqua salata e conditeli con burro bollente, nel quale avrete fatto soffriggere leggermente le foglie di salvia, spolverando il tutto di abbondante parmigiano e una spruzzata di pepe
    Buon appetito

    Daniela

    ravioli di mle 024

    Apple ravioli or Apple little flowers

    For dough:
    · 2 2/3 cups of four
    · 3 eggs
    For stuffing
    · 5,23 oz of fresh ricotta cheese (fresh and sweet cheese)
    · 2 tbs of breadcrumbs
    · 2 tbs of grated Parmesan cheese
    · 1 egg
    · 2 baked-apple
    · A pinch of Cinnamon
    · A pinch Nutmeg
    For dressing
    · 1,5 stick of butter
    · 3 sage leaves
    · Grated Parmesan cheese
    · Salt and pepper
    Prepare dough smooth and firm mixing flour, 3 eggs beaten with a pinch of salt and few cold water spoon, if needed. When it’s smooth , put it aside, wrap it in a napkin, for at least half an hour.
    In the meantime mix ricotta cheese with a pinch of cinnamon and of nutmeg, Parmesan cheese, breadcrumbs, a beaten egg and the sifted flesh of the baked-apples ( I baked them with the peel in the boiling water, for about 15 minutes) . Take dough again and roll it thin with a rolling pin. Cut it into two thin sheets. Take the stuffing with a tea spoon and put it on one of the pasta sheets 2 in. far one from the other. Put the other sheet on the first, press around the filling and cut the “ravioli” with a pastry cutter. I prefer to cut them as little flowers. My youngest doughter likes them so much!! She calls them “apple little flowers”…
    Finally boil for 6 to 7 minutes in salted water . You can eat them with butter and sage. Sprinkle them with grated Parmesan cheese

    buon appetito

    Daniela

    mercoledì 19 agosto 2009

    Lasagne con crema di melanzane e caprino

    Di Daniela

    monterosso 048

    Eccomi questa volta a parlare di mare.. fa un gran caldo in questi giorni anche , per fortuna ogni tanto qualche momento di refrigerio ci viene dal vento termico nelle ore più caldo , che noi affettuosamente chiamiamo da sempre, a causa della sua scarsa impetuosità il Moscione o il Meschino (arriva da direzione Punta Mesco) e verso sera da una deliziosa brezza di tramontana, che spira dalle splendide colline alle nostre spallee che spiana un mare veramente splendido e pulitissimo in questo mese, che offre la vera fonte di frescura.... Le mie figlie , alle quali da anni temo spuntino da un momento all'altro una bella serie di branchie, vivono perennemente in ammollo insieme al loro.... mi verrebbe da dire branco ....di amici con le quali sono cresciute e che ritrovano con immensa gioia ogni estate. Io, nei momenti di massima calura, invece, mi ritiro in casa, per preparare qualcosa da presentare a voi e a loro quando, stanchissime e con la fame atavica di chi non sta fermo un momento rientrano strillando all'unisono mentre vanno a cambiarsi: "MAMMMMMMMAAAAAA, COSA SI MANGIAAAAAAAA?????"
    quindi,sospinta da siffatto delicato suggerimento ad agire, vado a proporvi quello che loro mangeranno tra poco e cioè

    LASAGNE CON CREMA DI MELANZANE E CAPRINO

    monterosso 199

    Questa profumatissima ricetta arriva direttamente da "Io cucino" di agosto. In questo caso non ho cambiato quasi nulla... mi sembrava perfetta così, e l'asaggiomi ha dato ragione!!!!
    Ingredienti per 4 persone:
    • 200 gr di pasta fresca per lasagne
    • 300 gr di caprini freschi
    • 2 melanzane
    • 400 gr di pomodori pelati
    • 20 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
    • 1 scalogno
    • basilico
    • 4 cucchiai di olio evo
    • sale fino e pepe

    monterosso 204

    Tritate lo scalogno finemente e fatelo appassire in una padella con una cucchiaiata di olio evo. Unite i pelati, qualche foglia di basilico, sale, pepe e fate cuocere la salsa per 10 minuti a fuoco dolce. Spuntate le melanzane , tagliatele in 2 per il lungo e da una metà togliete una fetta da ridurre a dadini di 1/2 cm e fateli saltare per poochi minuti (5 o 6) in un po' di olio , unendo alla fine un pizzico di sale.
    Fate cuocere le restanti melanzane avvolgendole in alluminio (o in carta forno sbagnata e strizzata) ed infornendole a 200° per 20 minuti circa (in alternativa per chi lo ha, potete cuocerle anche nel microonde, in una pirofila alla massima potenza per 7 minuti) . Sfornatela, eliminate l'alluminio o la carta, raccogliete con un cucchiaio delicatamente la polpa e schiacciatela in una terrina con i caprini, il grana, il sale e il pepe o peperoncino.
    Mettete in una teglia da forno ben unta e spalmeta con un po' di salsa di pomodoro , la pasta per lasagne scottata, ricopritela con la crema di caprini e melanzane , la salsa di pomodoro e una generosa manciata di parmigiano. Sull'ultimo strato aggiungete anche i dadini di polpa di melanzana rosolati.
    Mettete la teglia in forno a 180° per 25 minuti. Sfornatela e servite tiepida o a temperatura ambiente.
    monterosso 205

    Il profumo è delicatissimo e i sapori di melanzana, basilico e pomodoro si sposano perfettamente. Vorrei aggiungere anche che si tratta si di un piatto di pasta al forno , ma leggero che non pesa più di tanto sulla linea , perchè senza besciamelle e burro. Quindi un occhio di riguardo, come avevo promesso si alla gola, ma anche al bikini.

    Buona giornata a tutti

    Daniela

    venerdì 31 luglio 2009

    I pizzocheri, S.Caterina Valfurva e i cavalli ....

    Di Daniela


    Le mie figlie hano preso dalla mamma la passione per l'equitazione. A Genova però tra la scuola, il piano, i compiti, il nuoto e tutto il resto non c'è proprio tempo di dedicarci a questo sport. Qui, senza fretta, senza stress e impegni pressanti di sorta, abbiamo la possibilità di passare un po' di tempo con i cavalli, in mezzo peraltro all'odor del cuoio delle selle e dei finimenti, a quello del fieno, e delle erbe profumate, ma anche mosche tafani e profumini vari, diciamo un po' meno gradevoli per le narici, ma devo dire che tutto l'insieme non da proprio fastidio a chi ama l'ambiente... anzi ti sembra quasi che il tutto sia assolutamente logico e naturale.... Vorrei però che vedeste la faccia di mio marito ogni volta che, facendosi violenza e solo per amore delle sue figlie , ci viene ad accompagnare durante i week end, per ammirare i miglioramenti delle creature. Lui, diciamo da non amante del "nobile animale", ma anzi, piuttosto infastidito dalla sua presenza, trova l'insieme molto meno naturale e piacevole. Sarà forse per quella volta che il cavallo, con lui già in sella, aveva deciso di rotolarsi nella terra, per liberarsi degli anmali fastidiosi? ah saperlo.... ai posteri , come sempre, l'ardua sentenza!!
    Comunque, ciò non demotiva le ragazze, che appena mettiamo piede a Bormio, partono con la fatidica domanda: "Quando andiamo a Santa Caterina, mamma?" e da li a "Mamma prenoti la lezione con Lele, per favore?" il passo è brevissimo.
    Quindi eccoci, mooooolto spesso in mezzo alla polvere, ai succitati mostriciattoli alati e agli amati cavalli con tanto di stivali , cap e guanti, per passare ore piacevolissime e coinvolgenti....
    Comunque, c'è da dire che dopo tutto questo movimento, dopo camminate a piedi per me e a cavallo per loro, si può esagerare un po' col cibo, fino al punto di concedersi con un sorriso degli ottimi

    PIZZOCCHERI ALLA VALTELLINESE


    occorrono, per prepararli per 4 persone:
    • 300 gr di farina di grano saraceno e 200 di farina bianca 00 oppure 500 gr di pizzoccheri già pronti
    • 500 di cavolo verza o di coste, dipende da quello che preferite o che avete sottomanoo che è più di stagione... pare che sianoottimi anche con i fagiolini......
    • 3 patate grandi
    • 400 gr di Casera giovane ( formaggio DOP della Valtellina)
    • 200 gr di burro dice la ricetta originale, ma io penso che poco più di metà sia già sufficiente: vedete voi
    • 100 gr di parmigiano grattugiato
    • 1 spicchio di aglio
    • sale e pepe
    Innanzi tutto per i pizzoccheri mescolate le due farine fra di loro e bagnatele con acqua sufficiente a impastarle. Lavoratele , come dice il mio testo di riferimento (Ricette senza tempo in Valtellina) in modo molto poetico, "per un buon quarto d'ora finchè l'impasto risulti come velluto al tocco". Tiratele poi in una sfoglia dello spessore di circa 3 mm e tagliate da questa delle tagliatelle larghe circa 1/2 centimetro o poco più e lunghe 8 cm circa. Le misure così precise le ho tratte direttamente, niente popò di meno che dall'"accademia del Pizzocchero". Eh!?! mica scherzo nella ricerca!

    Ora buttate, in abbondante acqua bollente, le verdure tagliate a pezzi e fatele cuocere per circa 10 minuti.
    Passato questo tempo aggiungete anche i pizzoccheri, salate l'acqua e fate cuocere per ca. 7 minuti.
    Assaggiateli , per accertarvi che siano leggermente al dente, scolate il tutto e disponetelo a strati in una teglia adatta a servire in tavola, o nei singoli piatti dei vostri commensali: uno strato di pizzoccheri e verdure e uno di formaggio tagliato a pezzettini (per favorirne la fusione) e un paio di cucchiaiate di parmigiano e ancora uno strato di pasta e verdure. Continuate fino a esaurimento degli ingredienti e poi condite il tutto versando sopra il burro fuso a parte sul fuoco con lo spicchio d'aglio (dovrebbe essere soffritto per la verità...) . Terminate con una spolveratina leggera di pepe e servite caldi.
    Dovessero avanzarvi, sono squisiti anche il giorno dopo, messi in forno per qualche minuto con 2 o 3 fiocchetti di burro su......
    Capisco che giù da noi questo può essere giusto un piatto invernale, ma qui è perfetto anche adesso , dopo una bella passeggiata in quota data con la scarsa umidità...

    ...e le temperature miti che ci sono....


    buona giornata a tutti

    Daniela

    giovedì 4 giugno 2009

    Il bacio quasi perduto e le tagliatelle di farro

    Di Daniela

    Per l’ennesima volta, nonostante il caldo, nonostante la levataccia e la pigrizia che mi conquista nei giorni festivi, mia figlia , quella grande, ha deciso di trascinarmi ieri l’altro a Pavia , perché proprio “non potevamo perderci” l’ultima mostra organizzata al Castello Visconteo e che terminava ieri e cioè “Il bacio”.
    Se l’avete vista , saprete che era esposizione coinvolgente ed emozionante, con quadri splendidi, tra i quali spiccava il celeberrimo bacio di Hayez e che da solo valeva tutte le controindicazioni che ho citato all’inizio….. Unico appunto, e c’è sempre un appunto quando si viaggia con una studentessa di Arte, è quello per le luci, decisamente “sbagliate” su alcune opere.
    Comunque, bellissima esperienza.
    Pavia , città che amo moltissimo, si mostrava nella sua luce migliore , non troppo calda ma luminosa, bella quasi quanto è nelle giornate nebbiose e fredde d’inverno, e ha suscitato la giusta ammirazione per le sue bellezze architettoniche. Insomma il tempo è passato piacevolmente, tra una chiacchiera e l’altra con figlia e amica (Serena, la socia di studio di Giorgia da sempre), con quei rari momenti di relax in cui, anche condividendo una passione comune , si riesce a sentirsi più vicine.
    Tutto ok fino all’ora del rientro, col treno, a metà pomeriggio.
    A questo punto, infatti, entrambe le creature (Sere era ospite a cena) , dopo aver occhieggiato durante la camminata cittadina diverse splendide pasticcerie (con la scusa “guarda mamma quella torta sarebbe perfetta sul tuo blog”), ma trattenute dall’odiosa mamma di cui sopra, dall’ assaggiarle tutte per ovvi motivi legati al costume da bagno da indossare prossimamente (è un concetto che avvertono chiaramente, ma non apprezzano) , hanno cominciato con un noioso “beh e stasera cosa si mangia?” Che si è ripetuto con monotona regolarità nell’ora e mezza del tragitto.
    Sfinita, una volta arrivata a casa e avendo avuto l’accortezza di preparare le tagliatelle in precedenza, mi sono lanciata in un apprezzatissimo piatto di

    TAGLIATELLE DI FARRO CON PEPERONI E ACCIUGHE .
    (spelt ( particular wheat) noodles with peperoni (peppers) and anchovies.
    La ricetta è molto semplice e veloce.
    Solo la preparazione delle tagliatelle richiede un po’ di tempo: ma a questo si può rimediare facilmente prendendo una pasta al farro o al limite integrale di quella confezionata, industriale.
    Comunque io vi do le dosi anche per le tagliatelle fatte a mano, doveste mai sentirvi ispirate. Quantità per 4 persone circa.


    tagliatelle di farro


    Per le tagliatelle
    • 350 gr di farina di farro
    • 3 uova se grandi o 3 intere e un tuorlo se, come le mie, piccole
    • 1 cucchiaio abbondante di olio extra vergine di oliva
    • sale

    Setacciate la farina di farro e disponetela a fontana sul tavolo.
    Unite un pizzico di sale e versate al centro della fontana l’olio e le uova, precedentemente sbattute.
    Raccogliete la farina prima con una forchetta e, poi, con le mani, continuando ad impastare con energia, finché otterrete un impasto elastico e sodo.
    A questo punto cominciate a tirarla col mattarello o (più semplice, a farla girare nella macchinetta per la pasta, che io ho vecchissima e rigorosamente dotata di manovella!!)
    Quando sarete al numero 7 della macchinetta o ad uno spessore di un paio di millimetri se tirata col mattarello, ripiegatela su se stessa e tagliatela a fettine di 1 cm circa
    Stendetela su un canovaccio infarinato e fatela asciugare per un paio d’ore.


    fiori e farro 083



    Per il condimento
    • 1 peperone giallo e 1 peperone rosso di media grandezza
    • 4 filetti di acciughe sott’olio
    • 1 arancia non trattata
    • 100 gr di mozzarella olio extra vergine di oliva, sale e pepe

    Allora : prendete i peperoni e abbrustoliteli come siete solite fare, sul gas o nel forno. Spellateli e tagliate la polpa a dadini. Prendete l’arancia, grattate la metà della sua buccia in un piattino e poi spremetela. Tagliate a dadini anche la mozzarella.
    Ponete una padella sul fuoco, mettete un giro d’olio e i filetti di acciuga e fateli sciogliere a fuoco basso.
    Aggiungete ora i peperoni, la scorza grattugiata e il succo dell’arancia e il sale e fate insaporire il tutto (un piccolo inciso: i peperoni scottandosi , producono anche un po’ di liquido internamente. Io lo conservo e poi lo uso per dare più profumo al piatto. n.d.r.).
    A questo punto scolate le tagliatelle al dente, tenendo da parte una tazza dell’acqua di cottura.
    Versatele nel sughetto, aggiungendo se necessario un po’ d’acqua e fate amalgamare bene. Pepate il tutto e servite , unendo all’ultimo momento la dadolata di mozzarella.

    …E buon appetito
    Daniela
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