Riassunto delle puntate precedenti: Dopo aver lasciato l'isola di Ogigia, dove era prigioniero della ninfa Calipso, Ulisse... ah no, scusate, questa è un'altra storia...
Anzi, facciamo prima:
qui e
qui, i riassunti degli antefatti, mentre a casa di questa
signora qui l'unica fonte diretta dell'intervista, almeno per quanto riguarda la sottoscritta. Essì, perchè, a conferma di quanto dicevamo con la giornalista, noi qui sopra abbiamo trovato un sacco di amici, con cui ci si scrive (tantissimo), ci si sente (qualche volta), ci si vede (appena si può) e
la Roby non fa eccezione, tutt'altro: a pensarci bene, dopo le peripezie dell'altra volta, potrebbe benissimo avere una cittadinanza onoraria, qui su MT, visto che il giorno che decide di venire a Genova parte lo sciopero dei treni, le muore il cellulare appena arriva e poi succede quello che succede... ma è meglio andare con ordine
Dunque, sono le dieci e qualcosa ed esco dall'ufficio per recuperare
la Roby, abbandonare alla sua sorte il di lei marito ed arrivare al tavolino del solito bar, su cui ormai ho allestito una sorta di depandance dello studio, visto che tutto quello che non riguarda il lavoro viene svolto lì, intervista telefonica compresa. Neanche a dirlo, sono anch'io su un cellulare e, neanche a dirlo due, lì fuori c'è un traffico da vigilia di Natale, con tanto di sirene di ambulanze, pompieri e polizia. Di star dentro, neanche a parlarne: è una bella giornata, il sole splende, gli ombrelloni fanno il loro dovere e, soprattutto, è da quando ci siamo incontrate, due chilometri prima, che non abbiamo smesso di chiacchierare, dimenticandoci di tutto il resto, marito errabondo e intervista compresa.
A Bormio, invece, la tensione avanza: il primo messaggio, con un contenuto "sai niente?" è arrivato all'alba delle sette del mattino e da lì è stato un susseguirsi fermo ma costante, una richiesta ogni tot, tanto per far vedere che noi, da alassù, non ci scomponiamo. Solo che io sto a chiacchierare e non sento il bip del telefono e quindi la lascio lì, a macerarsi nel dubbio- che la socia non sappia nulla, che l'intervista non si faccia e che il cellulare, porcavacca, non prenda.
Alle undici meno un quarto il primo squillo
"wow, in anticipo!", penso, mentre schiaccio felice il pulsante di risposta, col sole che acceca me e scurisce il display
"Babba?"
"Babba lo dici alla sorella che non hai, brutta maleducata che non sei altro"- è il fumetto che prende corpo sopra la mia testa, appena sento mia figlia che mi apostrofa in quel modo. Ma non faccio a tempo a proferir minacce, che quella prosegue
"Ho uda trbebda allergia"
Sospiro. Son due mesi che andiamo avanti a nasi che colano e a venti piani di morbidezze varie, fra kleenex, scottex e pure rotoli di carta igienica, nell'emergenza dei fine settimana in campagna. Colpa di una balorda fioritura di pollini e di una madre altrettanto balorda che la trafila di ospedali di quest'inverno ha distratto dai test prenotati per indagare su queste allergie. Solo che, di solito, oltre a qualche pacco di fazzoletti non si va e la situazione resta sempre sotto controllo. Di solito.
"E' che bi sebto che dod riesco più a respirare... cobe se bi vedisse ud attacco di asba"
Ussegnur, l'asma no. E' una di quelle cose che mi terrorizzano al solo nominarla, figuriamoci all'idea che ne sia vittima mia figlia. E così, scatta il piano A, quello della spia rossa e dell'"andiamo al Pronto Soccorso". A cui la creatura reagisce con un "dod ci pedso debbedo, bi devo vedere cod le bie abiche oggi poberiggio"- il che scatena immediatamente il piano b "ok, allora vai dalla nonna e vai dal dottore"
Riattacco, guardo l'ora e chiamo mia madre: "sta arrivando, valle incontro, come il dottore non c'è? e allora portala in farmacia... nemmeno il farmacista, c'è? il Gaslini c'è ancora, mamma, o sono in ferie anche lì? ah, non ha più l'età..."
Chiedo alla Roby se ha mai visitato il bellissimo complesso di San Martino, magari arrivandoci anche a sirene spiegate e quando sto per descriverle le ardite vette dell'architettura moderna del Monoblocco, il cellulare risquilla.
"Taci, ci siamo- penso" e invece no: è il marito, che vuol sapere come sta la creatura: e siccome lei ha chiamato pure lui, per comunicargli il bollettino medico, lui chiama me, un minuto dopo, per sapere come sta. Non so come funzioni altrove, ma da noi è prassi.
E così, richiamo la figlia, che nel frattempo si è ricongiunta alla madre e mi comunica felice che "dod ce l'ho più quella cosa di priba...ora ho solo ud edorbe peso sul cuore"
Un attimo dopo, chiama RADIO RAI.
"Signora, la metto in linea" dice la voce dell'operatore, mentre il neurone si affanna a risolvere l'ultimo dei problemi i cui dati (figlia con attacco di cuore e madre snaturata al tavolino di un bar e al telefono per gli affari suoi) non sono per nulla incoraggianti. Mi guardo attorno, alla ricerca di un'illumiazione e tempo due secondi sto scrivendo pizzini alla Robi, sui tovagliolini del bar: "chiama questo e chiama quello" sono gli ordini della seconda tornata di emergenza, almeno fin quando la sua espressione sconsolata non mi ricorda che il suo cellulare è scarico.
Ma siccome lassù qualcuno ci ama, ecco che all'improvviso le cose si sistemano, e pure tutte insieme: il cellulare della Roby risorge, alla figlia passa tutto e noi due facciamo questa benedetta intervista, riuscendo non solo a sentire le domande, ma anche a capirle e - più o meno- a rispondere.
Se volete sapere come è andata, eccovi il commento che Raffaella (colei che ha avuto l'ardire di organizzare tutto questo) ha provato a lasciare l'altro giorno, senza fortuna. Lo ha rispedito in posta e ve lo giriamo qui, giusto perchè si sappia che da venerdì scorso non siamo più solo "suonate". siamo pure radiofoniche :-)
"
..come si dice da queste parti... siete TROPPA ROBA!!! delle IDOLE!
...ah scusate, sono la NON giornalista che ha avuto l'onore di intervistare LE beniamine.
purtroppo i potenti mezzi di mamma RAI FVG non sono dotati di tecnologia contemporanea...comunque chiederò alla mia capa di poter pubblicare il pezzo con l'intervista alle foodblogger numero 1!
grazie ancora ragazze... e vi dico solo che siete piaciute da matti, siete moooolto radiofoniche! in tanti, poi, mi hanno chiesto del vostro blog (l'ho anche inserito tra i siti preferiti di colleghi RAI).
scusate devo scappare: la mia polpetta (camilla di anni 3) mi sta chiamando... è ora di colazioneeeeeee.
un abbraccio,
raffaella
ps
stavo proprio cercando qualcosa di stuzzichevole da fare con le ottime pesche di fiumicello... no comment ;*
buona giornataaaaaaaaaaaaaaaa e vado da camilla :)"
Ancora il nostro sempre incredulo grazie.
Gli spaghetti alle vongole sono uno dei piatti che, in assoluto, mi piacciono di più e, nello stesso tempo, quello che più mi lascia delusa, ogni volta che li mangio. Questo perchè, 90 volte su 100, quello che ho nel piatto è ampiamente inferiore alle mie aspettative, tutte tarate su alcune meravigliose versioni, provate anni fa e talmente gustose da aver lasciato traccia indelebile nella mia memoria. La nota negativa vale anche per me, ovviamente, perchè per quanto mi sia sforzata, in questi anni, non ho mai centrato il bersaglio. Almeno fino a questa estate, quando mi ci son messa d'impegno e ho elaborato una versone che, finalmente, mi soddisfa. Tanto che la metto pure nel blog, sfidando le sopracciglia alzate del marito che la trova troppo banale per finire qui sopra. Ma siccome son convinta che se iniziassi ad avere delle soddisfazioni piene anche nella cucina di tutti i giorni, così come le ho in quella delle grandi occasioni, sarei una casalinga meno disperata, me ne infischio della banalità del piatto e vado con tutti i trucchi che ho applicato per questa meraviglia qui sotto
per 3 hg di spaghetti ho usato
un kg di vongole
un bicchiere di vino bianco
la scorza grattugiata di un limone
sale grosso
tanto prezzemolo
un niente di burro
uno spicchio d'aglio
olio EVO
un po' di peperoncino.
si comincia col far spurgare le vongole. Chiedete lumi al pescivendolo sul tempo che ci vuole, perchè cambia a seconda del tipo di vongole che comprate. Quelle che ho usato questa volta venivano dritte dritte dalla pescheria del supermercato, per cui è bastata un'ora a bagno in acqua fredda e poco sale grosso per far dar via anche l'ultimo granello di sabbia.
sciacquatele bene sotto l'acqua corrente e poi mettetele in una larga padella bassa, a fiamma media e a recipiente coperto. Scuotete ogni tanto e controllate cosa è successo dopo circa 5 minuti: dovrebbero essersi aperte quasi tutte.
tiratele via con una pinza e sgusciatele, tenendo da parte i gusci
Io le sguscio tutte, perchè odio dover star lì a tirar fuori il mollusco mentre mangio. Se devo fare un po' di scena, metto le conchiglie vuote, ma siccome questo è un piatto da tutti i giorni punto dritta alla sostanza e meno fronzoli ci sono e meglio è.
Dopodichè, filtro l'acqua di cottura, in questo modo:
colino, recipiente e tovagliolo bianco, meglio se di lino, messo sopra il colino e usato come primo filtro. E' un'operazione indispensabile perchè purtroppo, per quanto le si spurghi, le vongole trattengono sempre un po' di sabbia al loro interno. In questo modo, la trama fittissima del tessuto impedisce il passaggio anche ai granelli più fini e voi potete avere la sicurezza di non correre nessun rischio
Metto su l'acqua per la pasta.
Nel frattempo, faccio imbiondire uno spicchio d'aglio in poco olio, poi lo tiro via, aggiungo le vongole, sfumo col vino bianco, sempre a fiamma media. Dopodiche,aggiungo il liquido di cottura, un po' di prezzemolo e una bella grattata di zeste di limone e faccio cuocere un minuto o due,a fiamma bassa, quel tanto che basta perchè il liquido si riduca leggermente. Se vi piace, il peperoncino va messo in questa fase.
Scolo gli spaghetti al dente, tenendo da parte un mestolo dell'acqua di cottura, el caso il sugo dovesse asciugarsi troppo (ma di solito non succede). Li verso nella padella delle vongole, aggiungo una noce di burro (trucco a cui non mi sono voluta piegare per anni, poi l'ho fatto e ora stramaledico le mie preclusioni mentali) e condisco velocemente. In ultimo, tanto prezzemolo e ancorauna grattatina di buccia di limone.
uno spettacolo
ciao
ale