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29 settembre 2007

Il Golem - Come venne al mondo (Paul Wegener, 1920)

La leggenda del Golem (il termine si trova per la prima volta nell’antico testamento) risale al XVI secolo, quando il rabbino Jehua Löw crea i Golem (uomini di terra) per usarli come servi finché uno di questi non fu più sotto il suo controllo e cominciò a creare disastri. Riuscito a distruggerlo, il rabbino decise di nascondere il demone nella Sinagoga del quartiere ebraico di Praga dove si trova tuttora. La leggenda del Golem venne recuperata dalla letteratura con il bellissimo romanzo di Gustav Meyrink (pubblicato nel 1915) Der Golem e infine dal cinema col primo film di Henrik Galeen e Paul Wagener “Der Golem, und wie er auf die Welt kam (1915)”. Il film, di cui sono rimasti solo alcuni spezzoni, è insieme a "Lo studente di Praga" di Stellan Rye (1913) il precursore del cinema espressionista, girato cinque anni prima del Gabinetto del dottor Caligari. Un secondo film fu girato nel 1917 (Der Golem und die Tänzerin di Rochus Gliese e Paul Wegener), andato perduto. Infine Wagener diresse un terzo film nel 1920 appunto Der Golem, wie er in die Welt kam, che è facilmente reperibile (esiste anche una bellissima versione colorata). La storia è ambientata nel XVI secolo ai tempi di Rodolfo d’Asburgo che per la leggenda aveva raccolto a corte il rabbino Löw, il quale gli aveva mostrato il Golem e le sue straordinarie capacità. Il film rappresenta l’orrore della materia inorganica che prende vita e questa esperienza di contaminazione tra il vivente e la fredda materia inerte risulta inquietante. Le scenografie del Golem possiedono qualcosa di mostruoso esperito attraverso la terra inanimata che assume la vita, attraverso quindi una metamorfosi (appunto non formale ma materica). Il film possiede molte delle caratteristiche del cinema espressionista soprattutto per la sua tipica stilizzazione del profilmico, nonché per la particolare attenzione ai vari elementi del quadro che sono più importanti dell’atto stesso di riprendere la scena. Domina anche qui una deformazione degli oggetti e dell’ombra, aspetti imponenti dell’arte espressionista, la cui caratteristica non è di “galleggiare” sulla superficie dell’immagine, ma di scavare in profondità, estraendo la struttura stessa della forma, l’anima mostruosa e in-guardabile (nel senso di guardabile dall’interno) che “regola” le forze in gioco (che plasma la terra). Anche se per alcuni critici le scenografie non sono del tutto espressioniste (in effetti l'apice si raggiunge col Gabinetto del dottor Caligari), ritengo che il film possieda immagini inequivocabilmente riconducibili al movimento tedesco. In fondo il Golem è metafora dell’atto della formazione del film, argilla come pezzi di profilmico che s'innestano nella materia per dare vita al clone, ma che senza un'anima, un biglietto con la parola ebraica "aemaet" (verità) inserito nel pentacolo innestato sul petto del Golem, non potrebbe prendere vita. Anche in questo film, come nel gabinetto del Dott. Caligari, domina la tensione tra heimlich e un-heimlich (familiare e non familiare) da cui nasce il perturbante, che è un aspetto sfruttato da sempre nel cinema horror. Ma la caratteristica peculiare del Golem è quella sua malinconia ottusa molto più terrificante dell’immagine di un mostro crudele e feroce. L’abito mentale dell’espressionismo è qui in contrasto col volto ebete e triste della creatura capace di fare il bene ma anche il male. Pertanto il mostro non è "racchiuso" dall’essere o esplicato dalle sue azioni più o meno nefande, ma si ritrova nel clima espressivo di un mondo costituito da ombre ed evanescenze che anticipano il tragico epilogo. La vita si toglie premendo un semplice interruttore (qui il pentagramma estratto dal petto) e il Golem (metafora dell’umanità stessa) ritorna come polvere alla polvere. Il Golem ha influenzato il film di James Whale, Frankenstein (1931), ma è stato anche uno dei primi automi del cinema muto (e anche non). Tanto per citarne alcuni: la donna-robot di Metropolis, i replicanti di Blade Runner, il robot di Terminator, l'essere di un altro mondo di Alien.