Jodorowsky lo conosco come sceneggiatore di fumetti, regista, artista delle arti visive in generale, ma non come scrittore e romanziere. Per cui questo
Quando Teresa si arrabbiò con Dio (
Done mejor canta un pajaro) ĆØ stata una scoperta piacevole ben prima di iniziare a leggerlo.
E' lo stesso Jodorowki a scriverlo nelle avvertenze iniziali:
Tutti i personaggi, luoghi e avvenimenti (benché a volte l'ordine cronologico sia alterato) sono reali. Ma questa realtà è trasformata ed esaltata fino a diventare mito. Il nostro albero genealogico da un lato è la trappola che limita i nostri pensieri, emozioni, desideri e vita materiale... e dall'altro è il tesoro che racchiude la maggior parte dei nostri valori. Oltre a essere un romanzo, questo libro è un lavoro che, se riuscito, aspira a servire da esempio affinché ogni lettore possa seguirlo trasformando attraverso il perdono la propria memoria familiare in leggenda eroica.
Ed ĆØ proprio quello che fa lo scrittore cileno, raccontando delle peregrinazioni della famiglia del padre e della madre, che dall'Europa vanno verso il sud America in cerca di fortuna e di un riscatto dalle angherie da un lato e dall'avanzare della guerra dall'altro. Entrambe le famiglie, infatti, sono di tradizione ebraica e il vento antisemita che spirava all'epoca in Europa non poteva lasciare completamente indifferenti. La tradizione ebraica, rappresentata dallo spirito del
Rabbi tramandato con un soffio da padre in figlio, si fonde quindi con quella cattolica per creare una tradizione nuova, più familiare. Il romanzo non tocca solo il tema religioso, uno dei temi cari a Jodorowsky, e trattato sempre non dal punto di vista di una religione organizzata, ma da quello del popolo che la religione la vive, trasformandola in una sorta di percorso iniziatico, ma anche quello politico, altro nodo fondamentale nella narrativa dello scrittore.
In questo caso il riferimento esplicito ĆØ allo scontro tra destra e sinistra,
tra fascismi e nazismi da un lato e
comunismi dall'altro. In questo duello la posizione dello scrittore ĆØ chiara:
anarchia. E la posizione viene chiaramente espressa in varie occasioni, ad esempio quando vengono poste delle velate critiche al comunismo in bocca a
Reccabaren,
leader del partito comunista cileno. Più che in quello che il politico dice, le critiche stanno in quello che tace, come suggerisce l'autore. Dalla sua visita in Russia, infatti, il politico ritorna con l'intenzione di dire agli operai e ai suoi commilitoni ciò che, in realtà , vorrebbero sentirsi dire, lasciando la sensazione nel lettore che quanto detto dall'
Anarchico, un altro personaggio del romanzo incontrato prima, sia assolutamente vero:
Salve, fratelli russi. Nella vostra patria un tempo profonda ora ĆØ in gestazione il nuovo errore mondiale: la veritĆ imbavagliata da un potere centripeto che detta rapporti di obbedienza verticale...