Stomachion

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mercoledƬ 30 marzo 2022

[269]

Notti selvagge - Notti selvagge!
Fossi insieme a te
Le notti selvagge sarebbero
La nostra lussuria!
Futili - i venti -
Per un Cuore in porto -
Fatto con la Bussola -
Fatto con la Mappa!
Vogando nell'Eden -
Ah - il Mare!
Potessi anche solo ormeggiare - stanotte -
In te!
(mia traduzione)

martedƬ 8 settembre 2020

[387] - La Luna ĆØ lontana dal mare

La Luna ĆØ lontana dal mare,
Eppure, con le mani d'ambra
Lo guida, docile come un ragazzo,
Lungo la sabbia destinata.
Egli non perde nessun segno, Obbediente all'occhio di Lei,
Arriva cosƬ tanto lontano, oltre la cittƠ,
CosƬ tanto lontano, va via.
Oh, Signore, Tua, la mano d'ambra
E mio, il mare lontano,
Obbediente all'ultimo comando
Il tuo occhio me lo impone.

mercoledƬ 20 marzo 2019

[812] - Primavera

Una Luce esiste in Primavera
Non presente nell'Anno
In nessun altro periodo -
Quando Marzo ĆØ a mala pena qui.

lunedƬ 4 marzo 2019

[930] - Circonferenza

I poeti accendono non le lampade
ma se stessi - spengono
gli stoppini che essi stiolano
se la luce vitale
ĆØ loro propria come fanno i Soli -
Ogni era ĆØ come una lente
che dissemina la propria
circonferenza -
Avevo già pubblicato la traduzione di questa poesia di Emily Dickinson su "Il giorno della poesia matematica", ma per questa riproposizione solitaria ho rivisto leggermente quella mia traduzione, che ora spero sia più aderente al senso che la grande poetessa voleva dare ai suoi versi.

sabato 26 ottobre 2013

[764] La mia vita era un fucile carico

In questi giorni, e fino al 3 Novembre, al Teatro Elfo Puccini di Milano è in scena La mia vita era un fucile carico, spettacolo di e con Elena Russo Arman, con le musiche di Alessandra Novaga, che è sul palco insieme con l'attrice, ispirato alla vita e alla poesia di Emily Dickinson. Il titolo dello spettacolo è tratto dalla poesia classificata come #764 della poetessa statunitense, che può essere considerata come una sorta di sintesi della sua poetica. Lo spettacolo è ricco di suoni, luci, suggestioni e movimenti: Elena Russo Arman ora sussurra, ora urla, ora sale sulla scala di corda posta al centro del palco, accanto alle lampadine a incandescenza che scendono dal tetto, ispirate da un'opera dell'artista Felix Gozales Torres, ora corre e saltella per il palco, ora interagisce con gli attrezzi di scena, alcuni nascosti dietro un panno nero al lato del palco. Per me, che sono un appassionato lettore delle poesie della Dickinson, è stato uno spettacolo splendido, suggestivo e ben interpretato, curato sin nei minimi dettagli, con una perfetta scelta di luci e suoni.
Ispirato dallo spettacolo, ho dunque provato a tradurre la poesia #764 e questo ĆØ l'umile risultato:
La mia vita resisteva - un fucile carico -
All'angolo - fino a che un giorno
Il proprietario passò - identificato -
E Mi portò via -

E ora Noi vaghiamo tra Boschi Sovrani(1) -
E ora Noi cacciamo la Cerva(2) -
E ogni volta che parlo per Lui
Le Montagne rispondono all'istante -

E sorrido, come luce cordiale
Sopra la Valle fiammeggio -
E' come una faccia Vesuviana
Che si ĆØ permessa di esistere attraverso il piacere(3) -

E quando la Notte - finito il Nostro buon Giorno -
Io proteggo la Testa del Mio Maestro -
E ciò è meglio di un Vivo Cuscino
Di Somateria(4) - da aver condiviso -

Del Suo nemico - Io sono un nemico mortale -
Non uno si muove una seconda volta -
Sul quale io poggio un Occhio Giallo -
O un enfatico Pollice -

E anche se Io di Lui - possa vivere più a lungo
Egli è più necessario - di Me -
Per Me ho solo il potere di uccidere,
Senza - il potere di morire -

Emily Dickinson

venerdƬ 27 luglio 2012

Il giorno della poesia matematica

Bridges: Mathematical Connections in Art, Music, and Science (via Mr Honner) è una conferenza annuale dove matematici, scienziati e artisti esplorano le connessioni matematiche tra questi campi della cultura umana. Oggi Domani in particolare è il giorno della poesia, così ho deciso di approfondire un po' la storia e pubblicare un paio di poesie matematiche, che tra l'altro hanno una speciale particolarità: sono state sottomesse e pubblicate su Nature!
Immagino che molti lettori abbiano giĆ  letto il delizioso post di Lucia, quando una pubblicazione scientifica diventa poema..., per cui non si stupiranno di scoprire questo che ĆØ un esempio precedente di ben cinquanta anni circa rispetto a The Detection of Shocked Co/ Emission from G333.6-0.2 di J. W. V. Storey, pubblicato nel 1984 sui Proceedings of the Astronomical Society of Australia e scoperto, come segnalato da Lucia, in un post Maria Popova.
In questo caso a occuparsi di trasformare in poesia una ricerca, matematica nello specifico, ĆØ stato Frederick Soddy, non uno qualunque ma il vincitore del Premio Nobel per la Chimica nel 1921. Il poliedrico chimico scrisse alcuni versi dal titolo The Kiss Precise (Il bacio preciso) nei quali riscopriva il teorema dei cerchi di Cartesio:
originariamente dimostrato da Rene Descartes e che coinvolge il raggio di quattro cerchi mutualmente tangenti
Questi sono i versi di Soddy:
Per un paio di labbra che si devono baciare
Non ĆØ necessario la trigonometria coinvolgere.
Non è così quando quattro cerchi un bacio
Ognuno agli altri tre si danno.
Per portare a termine l'operazione i quattro devono essere
Tre dentro uno o uno dentro tre.
Se uno ĆØ dentro tre, ĆØ fuor di dubbio!
Ognuno riceve tre baci dall'esterno.
Se tre in uno, allora quell'uno
ĆØ tre volte baciato dall'interno.
Quattro cerchi per baciarsi.
I più piccoli sono i più curvi.
E la curvatura ĆØ giusto l'inverso
Della distanza dal centro.
Sebbene il loro intrigo lasciò Euclide muto
Della regola del pollice non c'ĆØ alcun bisogno.
Poiché curvatura zero è una linea dritta
E curvature concave hanno segno meno,
La somma dei quadrati di tutte e quattro le curvature
E' la metĆ  del quadrato della loro somma.(1, 2)
E' interessante notare come anche Thorold Gosset, che sottomise sempre a Nature la generalizzazione del risultato, scrisse anche(7) una poesia sul suo risultato:
Ma non dobbiamo limitare le nostre preoccupazioni
A semplici cerchi, piani e sfere,
E salire verso iper piani e curve
Dove sorgono baci multipli,
In uno spazio n-ico le coppie che si baciano
Sono ipersfere, e, la VeritĆ  dichiara,
mentre n+2 cosƬ osculano
Ognuna abbracciata con n+1 compagni,
Il quadrato della somma di tutte le curvature
E' n volte la somma dei loro quadrati.(3, 4)
It's interesting to observe that Soddy's poetry is the oldest poem submitted to a scientific journal, being older than The Detection of Shocked Co/ Emission from G333.6-0.2 by J. W. V. Storey, published in 1984 on the Proceedings of the Astronomical Society of Australia and discovered by Maria Popova.

domenica 10 agosto 2008

[566]

Gemeva per la sete, moribonda,
una tigre. E io cercai nella sabbia -
raccolsi alcune gocce da una roccia
e le portai in mano.
La morte aveva coperto i suoi forti
occhi d'un velo, ma osservando bene
vidi un'immagine d'acqua e di me -
impressa nella retina.
Non ebbi colpa io che corsi piano -
non ebbe colpa lei che morƬ
mentre ero ormai sul punto di raggiungerla -
la colpa fu - il fatto che era morta.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

martedƬ 21 dicembre 2004

[1772]

Non fatemi aver sete con il vino alle labbra,
nƩ mendicare con le ricchezze in tasca.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

domenica 14 novembre 2004

[757]

Crescono inosservate le montagne,
le loro forme purpuree s'innalzano
senza sforzo, senza spossatezza,
e non ricevono soccorso o applausi.
Il sole, deliziandosi innocente,
con i suoi lunghi, estremi raggi d'oro,
va cercando nei loro volti eterni
compagnia per la notte che viene.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

mercoledƬ 2 giugno 2004

[668]

'Natura' è tutto ciò che noi vediamo:
il colle, il pomeriggio, lo scoiattolo,
l'eclissi, il calabrone.
O meglio, la natura ĆØ il paradiso.
Natura è tutto ciò che noi udiamo:
il bobolink, il mare, il tuono, il grillo.
O meglio, la natura ĆØ armonia.
Natura ĆØ tutto quello che sappiamo
senza avere la capacitĆ  di dirlo,
tanto impotente ĆØ la nostra sapienza
a confronto della sua semplicitĆ .

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

giovedƬ 29 aprile 2004

[757]

Crescono inosservate le montagne,
le loro forme purpuree s'innalzano
senza sforzo, senza spossatezza,
e non ricevono soccorso o applausi.
Il sole, deliziandosi innocente,
con i suoi linghi, estremi raggi d'oro,
va cercando nei loro volti eterni
compagnia per la notte che viene.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

lunedƬ 5 aprile 2004

[1045]

La natura usa poco il giallo,
più raramente degli altri colori,
lo risparmia con cura
per riversarlo tutto nel tramonto.
E' prodiga di azzurro e di scarlatto:
come una donna, si permette il giallo
solo in maniera limitata e scelta
come le parole di un amante.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

domenica 22 febbraio 2004

[1772]

Non fatemi aver sete con il vino alle labbra,
nƩ mendicare con le ricchezze in tasca.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

martedƬ 17 febbraio 2004

[589]

Vasta era la notte
adornata d'una sola stella
che al passaggio di ogni nuvola
si spegneva per la paura.
Il vento si accaniva sul piccolo cespuglio
strappandogli le foglie lasciate da novembre -
poi si arrampicava
nervoso sulla gronda.
Non c'erano scoiattoli in giro -
lui sentiva, come felpa intermittente,
i passi tardivi di un cane
giù nella strada deserta -
Controllare che le imposte siano chiuse -
e più vicino al camino
spostare la piccola sedia a dondolo -
e commuoversi per i poveri -
La massaia cosƬ passava il tempo -
Ah, com'è più bello
- disse lei al sofĆ  di fronte -
il nevischio, che il maggio senza te.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

venerdƬ 30 gennaio 2004

[747]

Tanto precipitò nella mia stima
che lo sentii battere per terra
e farsi in mille pezzi sulle pietre
in fondo alla mia mente.
Diedi la colpa al fato che lo spinse
ma ancor di più rimproverai me stessa
d'aver tenuto oggettini placcati
sulla mensola dell'argenteria.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

domenica 4 gennaio 2004

[386]

Luglio, rispondimi -
dov'ĆØ l'ape -
dov'ĆØ il rossore -
dov'ĆØ il fieno?
Ah, disse Luglio -
dov'ĆØ il seme -
dov'ĆØ il bocciolo -
dov'ĆØ Maggio -
rispondi tu a me.
No, disse Maggio -
mostrami la neve -
mostrami le campane -
mostrami la ghiandaia!
Cavillò la ghiandaia -
dov'ĆØ il granturco -
dov'ĆØ la bruma -
dov'ĆØ il riccio della castagna?
Qui - disse l'Anno.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

domenica 28 dicembre 2003

[1763]

La fama ĆØ un'ape.
Ha un canto
e un pungiglione.
Ah, ma anche le ali.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

martedƬ 23 dicembre 2003

[654]

Un lungo, lungo sonno, un sonno intenso -
che non dĆ  segno di accorgersi dell'alba -
nƩ battendo le palpebre
nƩ stirando le braccia - un sonno libero.
C'ĆØ mai stata indolenza pari a questa?
Su una sponda di pietra a crogiolarsi
mentre passano i secoli, ignorando
beatamente se sia mezzogiorno?

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

mercoledƬ 17 dicembre 2003

[1639]

Una lettera ĆØ una gioia terrena,
non concessa agli dĆØi.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)

lunedƬ 15 dicembre 2003

[419]

Ci abituiamo a poco a poco al buio
quando la luce ĆØ scomparsa ai nostri occhi,
come quando il vicino tiene in mano
il lume, testimone del suo addio.
Per un momento camminiamo incerti,
la novitĆ  della notte ci avvolge,
poi la visione si adatta alle ombre
ed avanziamo ritti sul sentiero.
Così accade in tenebre più vaste,
in quelle notti della nostra mente
quando a svelare un segno non c'ĆØ luna,
nƩ sorge alcuna stella dentro l'anima.
I più audaci vanno un pò a tastoni,
e sbattono talvolta con la fronte
contro un albero, colpendolo in pieno.
Ma non appena imparano a vedere
o la tenebra non è più la stessa,
o qualcosa si aggiusta nella vista
adeguandosi alla notte fonda,
e la vita procede quasi dritta.

(di Emily Dickinson, trad. Alessandro Quattrone)