Stomachion

Visualizzazione post con etichetta ricerca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricerca. Mostra tutti i post

martedƬ 14 aprile 2026

Basta precariato in INAF

20260414-basta-precariato-inaf
La Rete stabilizzandi dell'Istituto Nazionale di Astrofisica ha messo in piedi nella giornata di oggi una piccola manifestazione per chiedere di stabilizzare i precari, iniziando da coloro che, in base alle nrome della legge Madia, hanno ottenuto i criteri per ottenere un contratto a tempo indeterminato (presente!). Praticamente tutte le sedi hanno esposto uno striscione con buona parte del personale, anche i non stabilizzandi (precari senza ancora tali diritti e membri stabili), scattato foto, fatto brevi video. Trovate buona parte di questo materiale, inclui un paio di servizi TG, sull'account instagram della Rete.
Per quel che riguarda Brera, la sede che ha esposto lo striscione è stata quella di Merate, non foss'altro per una maggiore presenza lì di stabilizzandi. Nel mio piccolo anche io ho scattato un paio di foto con una versione ridotta dello striscione (le trovate sui miei account pixelfed e instagram). La mia (ma penso non solo mia) speranza è che non saranno necessari altri passi ulteriori, ma onestamente ci credo poco. Per fortuna (o purtroppo) mi ero già fatto le ossa più di dieci anni fa con i Precari Unical, per cui posso dire di essere pronto...

martedƬ 14 luglio 2020

False ricerche

Mi ero messo da parte questo articolo di John Ioannidis per non so quale motivo, forse un utilizzo simile a quello che ne faccio ora, forse qualcosa di più approfondito, ad ogni modo direi che Why Most Published Research Findings Are False potrebbe essere un buono spunto di discussione in questo momento storico particolare in cui, soprattutto in campo medico e genetico, la concentrazione della comunità è rivolta a un problema ancora sostanzialmente insoluto: quello del covid19.
There is increasing concern that most current published research findings are false. The probability that a research claim is true may depend on study power and bias, the number of other studies on the same question, and, importantly, the ratio of true to no relationships among the relationships probed in each scientific field. In this framework, a research finding is less likely to be true when the studies conducted in a field are smaller; when effect sizes are smaller; when there is a greater number and lesser preselection of tested relationships; where there is greater flexibility in designs, definitions, outcomes, and analytical modes; when there is greater financial and other interest and prejudice; and when more teams are involved in a scientific field in chase of statistical significance. Simulations show that for most study designs and settings, it is more likely for a research claim to be false than true. Moreover, for many current scientific fields, claimed research findings may often be simply accurate measures of the prevailing bias. In this essay, I discuss the implications of these problems for the conduct and interpretation of research.
Ho deciso di lasciare non tradotto nƩ l'abstract qui sopra nƩ i passi che vi propongo qui sotto, un po' per pigrizia, ma anche per non inquinare con mie possibili interpretazioni quanto scritto da Ioannidis. Certo aver selezionato un paio di passi fornisce una sorta di interpretazione, ma spiego che mi sono limitato a estrarre un passo di "attualitƠ", se mi passate il termine nei confronti di un articolo del 2005:
Research findings from underpowered, early-phase clinical trials would be true about one in four times, or even less frequently if bias is present. Epidemiological studies of an exploratory nature perform even worse, especially when underpowered, but even well-powered epidemiological studies may have only a one in five chance being true, if R = 1:10.
Ovviamente Ioannidis propone anche una serie di soluzioni. Di queste vi propongo quella che anch'essa mi sembra più di "attualità" e che, molto probabilmente, risulterà vera nei prossimi mesi e anni:
Second, most research questions are addressed by many teams, and it is misleading to emphasize the statistically significant findings of any single team. What matters is the totality of the evidence.
Ovviamente il consiglio ĆØ leggere l'articolo nella sua interezza:
Ioannidis, J. P. (2005). Why most published research findings are false. PLoS medicine, 2(8), e124. doi:10.1371%2Fjournal.pmed.0020124

domenica 1 ottobre 2017

Fare ricerca in Italia

All'interno di un liquido completamente scuro galleggia un ragazzo, Rocco. Questi i suoi primi pensieri:
Normale. Vorrei un lavoro normale. Spegnere il cervello otto ore al giorno. Niente resbonsabilitĆ , niente carriera... Niente.
Rocco, protagonista del volume, ĆØ un alter ego non solo dell'autore, Vito Antonio Baldassarro, in arte Duckbill, ma praticamente di qualunque ricercatore precario in Italia.
Fare ricerca nel nostro paese ĆØ difficile, non tanto per le difficoltĆ  intrinseche dell'attivitĆ , quanto per le difficoltĆ , in varia importanza, nel reperire fondi, nell'interfacciarsi con i propri capi e con le istituzioni (in quest'ultimo caso scontrandosi spesso con la burocrazia), nel riuscire a ottenere quel minimo di autonomia che non spenga la passione non tanto verso la scienza (nello specifico di Duckbill) quanto verso il proprio lavoro.
In effetti, detta cosƬ, la vita del ricercatore precario, pagato quando va bene, sembra una bolgia infernale, e tale diventa il viaggio di Rocco a partire dal capitolo 3: un viaggio mistico in una sorta di inferno dantesco guidato da Calusia che porterƠ il lettore a conoscere, in maniera sempre e comunque ironica, alcuni dei punti dolenti dell'universitƠ italiana.
Emblematica sia della struttura della nostra universitĆ  sia dell'atmosfera del volume ĆØ la scala sociale universitaria (a pagina 77).
Altrettanto forte è l'immagine che rappresenta l'università come una città costruita su una roccia sostenuta da una colonna sottilissima di precari: è questo che rappresenta in maniera esplicita e drammatica il senso della nostra accademia e della condizione di moltissimi ricercatori (che però non hanno legalmente questo status). I precari si rendono perfettamente conto che venendo meno il loro impegno l'intera struttura crollerebbe in pochissimo tempo, ma vi posso assicurare è molto difficile spostarsi, mancando spesso lo spirito, il coraggio e le possibilità di sopravvivere in maniera differente.
Dottor assegnista ricercatore precario. All'occorrenza autista per convegni, segretario, portaborse, tuttofare
Duckbill
144 pagine, bianco e nero, brossurato
Beccogiallo, 2015

venerdƬ 10 luglio 2015

Giusto un paio di grafici

Grazie a @SandroScandolo scopro il sito SCImago (che si basa su Scopus della Elsevier, che andrebbe boicottata, ma di questa storia per ora dimentichiamocene...), che raccoglie un po' di statistiche sullo stato della ricerca nel mondo. Si scoprono molte cose interessanti: per esempio la disciplina dove produciamo più documenti è la medicina (31486), che è anche una delle due dove siamo messi meglio nella classifica secondo l'h-index (un numero che dovrebbe indicare la bontà della ricerca). L'altra è la macro disciplina di fisica e astronomia e in entrambe queste discipline l'Italia si piazza al sesto posto.
Al di lĆ  di questi ragionamenti, visto che in questo periodo si parla tanto di Grecia, e di Italia, e di Irlanda e di Spagna, ho provato a confrontare, utilizzando l'apposita opzione presente su SCImago, questi quattro paesi. In particolare ecco il confronto secondo l'h-index generale:
Mi ĆØ sembrato poi interessante controllare l'andamento della percentuale di documenti citati
Questo indicatore è in picchiata praticamentein discesa per tutti i paesi, quindi non preoccupatevi(1), mentre forse il grafico più interessante è quello che identifica le collaborazioni internazionali, ovvero quanti degli articoli italiani sono figli di autori appartenenti a istituzioni straniere:
Direi che il grafico si commenta da solo...
(1) Il motivo è, ovviamente, che gli articoli più recenti non possono avere più citazioni di quelli vecchi, che sono disponibili da più tempo, come mi hanno fatto notare Peppe Liberti [1] e Mauro Mandrioli [2]

venerdƬ 10 aprile 2015

Burocrazia e ricerca in Italia


Le due vignette qui sopra sono di Danilo Maramotti a corredo dell'articolo Il burocrate e il giovane ricercatore di Marco Esposito pubblicato sul numero di aprile 2015 di linus, quello che festeggia il 50.mo compleanno della rivista. L'articolo di Esposito riassume la vicenda complessa e malamente gestita dalle istituzioni politiche ma anche accademiche dei SIR, bandi che avrebbero dovuto permettere dei finanziamenti più semplici della ricerca, soprattutto saltando il filtro dei vertici delle istituzioni accademiche di riferimento. Non sto a raccontarvi del guazzabuglio uscito, che ancora deve concludersi perché l'articolo si chiude con dei paventati (e attesi) ricorsi a causa di procedure concorsuali non così limpide (ad esempio, dopo che l'ERC si è rifiutato di valutare le proposte di finanziamento inviate, il bando, forse, andava umilmente cancellato e rifatto da zero), ma di quanto Maramotti sia andato vicino alla realtà dei fatti. Considerate, infatti, che un po' di tempo fa mi sono sentito rivolgere un discorso del tipo: avevamo partecipato a un bando per dei fondi sulla divulgazione, ma non l'abbiamo vinto perché la domanda era stata redatta male.
E ti cadono semplicemente le braccia...

mercoledƬ 1 aprile 2015

Sportello di consulenza sindacale per i precari dell'universitĆ 

Ricevo comunicazione via e-mail e pubblico volentieri, visto il parziale interesse sulla faccenda:
Apertura di quattro sportelli di consulenza sindacale rivolti a lavoratori e lavoratrici precari/e delle universitĆ  milanesi
La Federazione Lavoratori della Conoscenza di Milano attiva quattro sportelli di consulenza sindacale rivolti a tutto il personale con contratti di lavoro precario: dottorandi, borsisti, docenti a contratto, assegnisti, cultori della materia, ricercatori a tempo determinato, tecnici-amministrativi e collaboratori con contratto di lavoro parasubordinato o partite iva.
Gli sportelli offrono consulenza su:
  • Questioni riguardanti tutele e garanzie nel rapporto di lavoro (maternitĆ , disoccupazione, malattia, infortuni, diritti sindacali, ecc.);
  • Problemi e dubbi riguardanti aspetti contrattuali e del rapporto di lavoro;
  • Regimi di compatibilitĆ /incompatibilitĆ  con altre attivitĆ  lavorative
Gli sportelli sono aperti al pubblico dalle ore 11.30 alle ore 14.30 con cadenza mensile in queste sedi e giorni:
  1. UniversitĆ  degli Studi di Milano – CittĆ  Studi, via Balzaretti, 13, Aula sindacale: primo lunedƬ del mese
  2. UniversitƠ degli Studi di Milano, via Festa del Perdono 7, Aula sindacale: secondo martedƬ del mese
  3. Politecnico di Milano, Piazza Leonardo da Vinci 32, Aula Sindacale: terzo mercoledƬ del mese
  4. UniversitĆ  degli Studi di Milano-Bicocca, viale dell’Innovazione, edificio U9, Aula Sindacale: ultimo giovedƬ del mese
Le prossime aperture:
  • UniversitĆ  degli Studi di Milano – CittĆ  Studi: lunedƬ 4 maggio
  • UniversitĆ  degli Studi di Milano, via Festa del Perdono: martedƬ 14 aprile; martedƬ 12 maggio
  • Politecnico: mercoledƬ 22 aprile; mercoledƬ 20 maggio
  • UniversitĆ  degli Studi di Milano-Bicocca: giovedƬ 30 aprile; giovedƬ 28 maggio
ƈ possibile prendere appuntamento scrivendo a:
Tutti gli aggiornamenti sulla nostra pagina facebook: RicercaPrecari.Milano [vedi questo post al proposito]

venerdƬ 13 febbraio 2015

(non capisco)

Nonostante la mia contrarietƠ al carnevale della fisica e a come esso viene gestito, al fatto che ci siano i premi e che spesso i contributi presenti provengono soprattutto da istituti e riviste, nella mia timeline su twitter arrivano ogni tanto gli aggiornamenti sul Carnevale, e questo perchƩ, alla fin fine, non ho deciso di abbandonare gli account che in un qualche modo al carnevale sono legati. Questo giusto per farvi capire come l'immagine qui sotto sia finita alla mia attenzione:
Succedono sempre tante cose durante la giornata. Durante ogni giornata. Ci si prova, più o meno periodicamente, a proporre idee, e puntualmente ci si scontra (spesso in maniera indiretta) contro burocrazia e mancanza di fondi. E' essenzialmente per questo che non capisco il premio qui sopra, e non solo perché non capisco il senso di premiare dei contributi a un carnevale scientifico, ma soprattutto perché la maggior parte degli istituti di ricerca mal sopportano (e a volte mal supportano, con richieste di finanziamento scritte non molto bene) i gruppi di outreach, o perché c'è spesso gente che sopravvive, in questi gruppi, con contratti a spezzoni o con la speranza (come il sottoscritto) che arrivino fondi per poter, finalmente, sviluppare fino al massimo delle potenzialità il proprio progetto.
Per voi potrĆ  sembrare qualcosa di banale, ma questo premio l'ho preso non come una possibilitĆ  di speranza, ma per il suo esatto opposto...

lunedƬ 26 gennaio 2015

la tartaruga che disegna sulla sabbia

I laboratori svizzeri del programma Disney Research, dopo la ricerca sugli occhi continuano a sfornare innovazioni. In questo caso ecco un piccolo robottino a forma di tartaruga in grado di disegnare sulla sabbia varie forme e in maniera completamente autonoma, partendo da alcuni modelli caricati nella sua memoria.

venerdƬ 5 dicembre 2014

Precari

Lavori "precari", strutture "precarie", situazioni "precarie", sono tutte cose che danno un po' di angoscia a causa della loro provvisorietĆ , del loro futuro incerto.
Poiché "precario" deriva da "prece", cioè "preghiera", ci sarebbe da chiedersi perché qualcuno preghi per ritrovarsi in una situazione angosciosa... effettivamente ciò che si ottiene grazie a una preghiera è essenzialmente un favore, non un diritto, e pertanto ci può essere tolto esattamente come ci è stato concesso, quasi per caso, e la coscienza di questo fatto ci fa sentire particolarmente "precari".
Testo tratto da Almanacco Topolino n.309. Segnalo, a tal proposito, un comunicato dei precari dell'Università di Firenze e una petizione per bloccare l'approvazione di un particolare comma all'interno della legge di stabilità che non costringerebbe più le università all'obbligo di assunzione dei precari, come spiega molto bene Sandro.

mercoledƬ 3 settembre 2014

Il laboratorio

Renzo Tomatis ĆØ stato uno dei massimi ricercatori medici italiani. La sua carriera si ĆØ svolta tra Italia, Stati Uniti e Francia. In particolare la sua esperienza statunitense, iniziata nel 1959, ĆØ stata raccontata con grandissima onestĆ  ne Il laboratorio, diventato ben presto una sorta di punto di riferimento per molti ricercatori, in particolare quelli che speravano potesse cambiare qualcosa in Italia.
In effetti, leggendo le pagine del libro, si ha la sensazione che non sia cambiata poi tanto l'Italia in questi 55 anni: continua a preparare alcuni tra i migliori ricercatori al mondo, come preparazione ed etica, ma continua a restare sostanzialmente chiusa in un sistema che, sia per mancanza di volontĆ  (politica) sia per mancanza di possibilitĆ  (economica), non riesce a migliorare, dove per migliorare si intende essere in grado sia di riportare in Italia i propri ricercatori andati all'estero, sia di attrarre ricercatori dall'estero.
E' ovvio: ciò non vuol dire che non esistano dei punti di eccellenza, ma semplicemente che ogni gruppo di ricerca, ogni istituto compie incredibili salti mortali per portare a conclusione i lavori che vengono man mano iniziati.
I punti forti del libro, a conti fatti, sono la capacitĆ  di Tomatis di raccontare, in forma diaristica, le differenze tra il sistema statunitense e quello italiano, riuscendo con una obiettivitĆ  rara a sottolineare i punti di forza e di debolezza dei due sistemi (ad esempio quello statunitense era giĆ  impegnato nell'imporre la filosofia del pubblicare a ogni costo, che in molti campi, se non in tutti, risulta decisamente deleteria per la qualitĆ ), e le interazioni umane, sia quelle con i colleghi stranieri, sia quelle con i colleghi italiani, quelli rimasti in Italia e quelli andati all'estero.
E nel complesso le cose sembrano cambiate molto poco:
Gli orientamenti della ricerca dipendono pesantemente dai canali di finanziamento ed ĆØ chiaro che questi favoriscono i progetti che sono in sintonia con gli interessi di chi li finanzia.

martedƬ 6 maggio 2014

La matematica a Milano per Unipertutti

Unipertutti è una meritoria iniziativa: dedicare una settimana, quella dal 12 al 17 maggio (sovrapponendosi al congresso del SAIt), per raccontare a tutti, ma proprio a tutti l'università e la ricerca e ciò che possono fare per tutti noi. Sono molte le università e i ricercatori e docenti che aderiscono all'iniziativa (Napoli è la città più attiva, la Calabria invece è ancora non pervenuta) e per esempio a Milano c'è un intero pomeriggio dedicato alla matematica: il 14 maggio 2014 a partire dalle 15:30 presso il Dipartimento di Matematica della Bicocca (l'università milanese più propositiva durante l'evento), aula U5-3014, terzo piano, si terrà il seguente programma di seminari non specialistici:
  • 15.30 - Luigi Fontana. Ricerca: perchĆ© sono soldi ben spesi
  • 16.00 - Francesca Dalla Volta. Numeri e Crittografia: problemi classici e applicazioni
  • 16.30 - Pablo Spiga. Codici correttori di errori: come smascherare un bugiardo
  • 17.00 - Franco Magri. Geometria enumerativa e Fisica
Dell'iniziativa hanno scritto ROARS e, in particolare, Simone Secchi, che scrive:
Ma, dice l'uomo della strada, perché sprecare soldi nella ricerca? Non è più furbo aspettare che qualcun altro brevetti un'idea, per poi comprarne i diritti? Anche qui: sembra furbo nei primi istanti, ma diventa piuttosto sciocco nel medio periodo. Perché, insegna la teoria dei giochi, i nostri competitori non sono rimbambiti: giocano per vincere e sanno come farsi valere. Se ho avuto una brillante idea, magari te la vendo, ma te la vendo al prezzo che vale, e comunque tu resti sempre lì a dipendere dalla mia idea.
A me personalmente piacerebbe poter contribuire non solo condividendo l'iniziativa con questo post sul programma matematico, ma anche raccontando dal vivo quel che ho fatto per le Olimpiadi dell'Astronomia (c'ĆØ anche una presentazione su LinkedIn), cosa un po' difficile non avendo un ruolo ufficiale (situazione momentanea?) all'interno del gruppo.

martedƬ 11 marzo 2014

Prendi i soldi dell'Europa (e fuggi?)

Il ministro Stefania Giannini si confronta per la prima volta con il mondo accademico nell'Aula Magna dell'Università di Padova (resoconto su UNINEWS24). Il testo integrale dell'intervento è comunque disponibile on-line (pdf), però girano anche commenti di persone che hanno assistito dal vivo e che rappresentano delle semplificazioni e delle aggiunte a un discorso comunque abbastanza chiaro (e non molto confortante). Riassumo i punti qui sotto:
  • In Italia non ci sono atenei pubblici e privati ma statali e non-statali (in risposta alle molteplici stoccate nell'intervento della rappresentante degli studenti).
  • E' inaccettabile la situazione del diritto allo studio.
  • Pur consapevole del sottofinanziamento e sottodimensionamento del sistema universitario italiano, non ĆØ in grado di garantire un aumento del FFO in futuro.
  • Le risorse bisogna cercarle in Europa, o più esplicitamente, prendiamo i soldi europei, soprattutto quelli finalizzati a progetti per fare avvicinare i giovani alle imprese (corollario del job act).
  • L'abilitazione scientifica nazionale ha molti problemi, grazie anche all'operato delle commissioni. Prevede di modificarla (anche se non ha ancora tutte le idee chiare sul come) in qualcosa di più semplice e rapido.
  • La gestione del reclutamento attraverso i punti organico non risponde alle esigenze del sistema.
  • Prestiti d'onore: non ci saranno per pagare le tasse, ma serviranno solo se gli studenti vogliono iscriversi agli atenei di eccellenza, come quello di Padova.
  • Le UniversitĆ  devono poter competere con gli altri atenei del mondo reclutando subito e con stipendi adeguati i giovani ricercatori che hanno vinto progetti europei. Quindi al momento sembra al momento l'unico criterio per reclutare.
Qualcosa di nuovo, certo, ma nulla che faccia intravedere un qualche cambiamento radicale, almeno per ora.

giovedƬ 26 settembre 2013

Parlare di ricerca

Si tratta del resto di una delle maggiori attrattive della divulgazione: fare un passo indietro, lavorare alla storia di un soggetto, indagare seguendo tracce diverse, riformulare delle teorie avanzate nel linguaggio di tutti i giorni, ripensare alla storia e al luogo di tale tema di ricerca nel panorama globale della scienza, analizzare il vostro comportamento e le vostre emozioni di ricercatore; queste attivitĆ  permettono un grande arricchimento sul piano personale. Parlare della professione di ricercatore a coloro che non la conoscono ĆØ un ottimo modo per trovare in se stessi maggiore significato e motivi di orgoglio; quanto all’investimento di tempo (veramente notevole) necessario per la preparazione di un articolo divulgativo, di una conferenza pubblica o di un intervento in una trasmissione televisiva, di solito viene ampiamente ricompensato dal piacere del lavoro di sintesi e dall’accoglienza spesso entusiastica che si riceve da parte del grande pubblico.
Cedric Villani, traduzione su gentile concessione di Roberto Natalini

domenica 30 giugno 2013

Lettera di Margherita Hack ai precari della ricerca


(Margherita Hack by Claudio Naccari)
Il 9 e 10 ottobre 2009 si tenne presso l'Università della Calabria la Giornata Nazionale del Ricercatore Scientifico. Gli organizzatori decisero di invitare Margherita Hack, che però non riuscì a venire. Questa la sua lettera di solidarietà, che avevo già pubblicato su SciBack, ora cancellata per decisione unilaterale dell'editore. La ripropongo qui, viste le tristi notizie di ieri, soprattutto come ulteriore testimonianza dell'impegno dell'astronoma nei confronti della ricerca in Italia. Ad ogni modo potete consultare una sua versione (da cui l'ho tratta anche io) su archive.org:
Cari colleghi, non potendo per ragioni di salute essere presente alla vostra manifestazione, desidero esprimervi la mia solidarietĆ .
In un paese come il nostro, in cui si parla sempre di innovazione si dimentica che l'innovazione si fa con la ricerca e la ricerca si fa con i ricercatori.
Quando per esigenze di bilancio si deve tagliare, per prima cosa si taglia alla scuola, all'universitĆ  alla ricerca.
Evidentemente per i nostri governanti cultura e ricerca sono cose di secondaria importanza. Le nostre universitĆ  formano spesso eccellenti ricercatori, che costretti ad emigrare hanno successo all'estero.
E' un comportamento masochistico: preparare giovani ricercatori, costringerli ad anni di precariato o ad emigrare, regalando cosƬ a Francia Germania, UK, USA le menti migliori e condannando il nostro paese a una penosa recessione.
Mi auguro che ci si cominci a render conto del danno che questa politica reca al nostro paese, e la vergogna di mantenere in stato di precariato, senza una prevedibile data per una qualche certezza migliaia di giovani neodottori di ricerca.
Per fare buona ricerca ĆØ necessaria anche una certa tranquillitĆ  sul proprio futuro.
Con i miei migliori auguri e tutta la mia solidarietĆ 

Margherita Hack

giovedƬ 17 gennaio 2013

I rischi del mestiere

Potrebbe succedere a chiunque di noi. Nel momento in cui critichiamo, anche a ragione e indipendentemente dalla buona fede, potremmo essere costretti a rettificare o modificare o cancellare qualcosa che abbiamo scritto e, non mi stanco di ripeterlo, al di lĆ  della giustezza di quanto scritto.
Science Fraud era un blog che aveva come missione quella di mostrare tutti i trucchetti che venivano utilizzati all'interno dei grafici allegati agli articoli di ricerca: tagli ingiustificati, ma fatti così male da essere evidenti; dati o porzioni di dati che venivano riproposti in contesti differenti (che poi è uno dei casi più diffusi, visto che la pigrizia è diffusa e non va a nessuno di ripetere le stesse esperienze di altri, in barba al metodo scientifico!). A quanto pare è ora chiuso e per chi se l'è perso, si possono recuperare solo una porzione dei sei mesi di attività del blog su archive.org.
La chiusura del blog avviene con questo post (recuperato dalla copia cache, visto che ora neanche quello ĆØ visibile): Della chiusura ne aveva discusso subito Retraction Watch, che, seguendo Science Insider, il giorno successivo ha aggiornato la storia con la vera identitĆ  del blogger di Science Fraud: Paul Spencer Brookes dell'UniversitĆ  di Rochester. Il giovane ricercatore aveva rivelato tutto in un post sul suo blog di ricerca, ora cancellato e leggibile solo sul post di Retraction Watch.
Se da una parte i ricercatori sono con Paul, come ad esempio mostra questo commento di Jeffrey Beall:
I've followed Fraudster for several months and think Brookes is a hero. He has fought to improve the integrity of the academic record, and I hope he is able to continue this work.
He has done nothing wrong. He clearly and convincingly documented many cases of image manipulation found in publicly available articles. He presented the fraud in a way that made it easy to understand and confirm.
He documented bogus research that was conducted using public research monies. I hope that those who are going after him are exposed and their research further scrutinized.
il portavoce dell'UniversitĆ , Tori D'Agostino, ha scritto:
While we respect his right to free speech, we cannot condone the manner in which he raised these critically important questions. We will immediately develop a plan with Dr. Brookes to ensure that he follows our policies for any University-related activity and that his personal activities continue to be kept entirely separate from his University role.
Non ho ben chiaro se D'Agostino si riferisca all'anonimato o ai toni, forse a volte accesi (anche se mi sembrano più che altro ironici), fatto sta che l'esigenza di una scienza sempre più trasparente e onesta sta diventando sempre più importante e, come altri prima di me hanno scritto e mostrato, nemmeno riviste storiche come Nature e Science sono immuni alla scienza fraudolenta.
If the data are without integrity, there is no science!
Paul Spencer Brookes

mercoledƬ 5 dicembre 2012

Il posto della ricerca italiana nel mondo

Nell'editoriale di Marco Cattaneo del numero attualmente in edicola de Le Scienze (condiviso da Peppe su twitter), il direttore ha un bel po' da che all'economista Luigi Zingales, fondatore del movimento politico Fermare il declino (per dettagli leggere libertNation). Cattaneo ovviamente non parla a vanvera, come si suol dire, ma dati alla mano ĆØ in grado di mostrare che la ricerca italiana nel mondo si difende e anche bene.
La buona figura dell'Italia nel contesto mondiale della ricerca viene mostrata dalla versione italiana dell'articolo di John Sexton uscito a metĆ  settembre per Scientific American(1). L'articolo di Sexton ĆØ l'introduzione a uno speciale, Lo stato della ricerca mondiale, composto da contributi di vari ricercatori, soprattutto economisti, e corredato da una raccolta dati elaborata da Martin Szomszor di Digital Science, da cui spicca questo grafico qui, che presenta i primi dieci paesi nel mondo per pubblicazioni: come potete notare ĆØ presente anche l'Italia:
Questa buona posizione è confermata anche dai risultati ottenuti da un gruppo di ricercatori finlandesi, Pan e Kaski, insieme con l'italiano Fortunato(2) (che però lavora in Finlandia, a quanto pare leggendo le affiliazioni) e pubblicati sulla rivista OA di Nature più o meno nello stesso periodo dello speciale di Scientific American. Vista l'uscita dell'edizione italiana dello speciale, credo valga la pena dare un'occhiata ad alcuni dei passaggi dell'articolo e ad alcuni dei grafici proposti, sia per provare a capire il lavoro dei tre ricercatori, sia per capire quale sia il posto della ricerca italiana nel mondo.
Il lavoro si basa su una estesa raccolta dati riguardante le citazioni e le collaborazioni tra i vari paesi (sul sito di Pan sono a disposizione i dataset) che vengono successivamente valutati con la matematica delle reti. Interessante poi notare, sin dall'abstract, che
the total research impact of a country grows linearly with the amount of national funding for research & development. However, the average impact reveals a peculiar threshold effect: the scientific output of a country may reach an impact larger than the world average only if the country invests more than about 100,000 USD per researcher annually.
Su questo torneremo in seguito, ora iniziamo a dare un'occhiata ai risultati dei tre ricercatori, partendo dalla mappa mondiale delle citazioni ricevute da ciascun paese:

mercoledƬ 25 luglio 2012

Spending review: scuola e cultura

Questa mattina, sulla Gazzetta del Sud, leggo questi due articoli, entrambi legati alla recente spending review: C'ĆØ poi un trafiletto sulla trasformazione dell'Itis Monaco, che si trova vicino al bar dei miei genitori (mia madre ha anche scoperto di aver fatto la stessa scuola dell'attuale preside), in fondazione:

mercoledƬ 11 luglio 2012

Interrogazioni parlamentari: INGV

Gianni Mancuso, Carlo Ciccioli e Francesco Maria Giro del PdL, hanno sottoposto, nella seduta del 5 luglio 2012 la seguente interrogazione a risposta scritta riguardante l'INGV (il grassetto ĆØ mio):
Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'universitĆ  e della ricerca.Per sapere – premesso che:

costituito nel 1999, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) raccoglie e valorizza le competenze e le risorse di cinque istituti giĆ  operanti nell'ambito delle discipline geofisiche e vulcanologiche: l'Istituto nazionale di geofisica, l'Osservatorio vesuviano, l'Istituto internazionale di vulcanologia, l'Istituto di geochimica dei fluidi, l'Istituto per la ricerca su rischio sismico;
la missione principale dell'INGV ĆØ il monitoraggio dei fenomeni geofisici nelle due componenti fluida e solida del pianeta. All'INGV ĆØ affidata la sorveglianza della sismicitĆ  dell'intero territorio nazionale e dell'attivitĆ  dei vulcani italiani attraverso reti di strumentazione tecnologicamente avanzate, distribuite sul territorio nazionale o concentrate intorno ai vulcani attivi. I segnali acquisiti da tali reti vengono trasmessi in tempo reale alle sale operative di Roma, Napoli e Catania, dove personale specializzato, presente 24 ore su 24, li elabora per ottenere i parametri dell'evento in atto;
l'INGV opera in stretto contatto con il Ministero dell'istruzione, dell'universitĆ  e della ricerca (MIUR) e ha legami privilegiati con il dipartimento della protezione civile e con le altre autoritĆ  preposte alla gestione delle emergenze, sia a scala nazionale che a scala locale. Coopera inoltre con i Ministeri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero dell'istruzione, dell'universitĆ  e della ricerca, della difesa e degli affari esteri nel quadro di progetti strategici nazionali e internazionali;
l'INGV ĆØ ente pubblico che conta 1.000 dipendenti, di cui 400 precari;
le tendenza mondiale ĆØ di enti scientifici con meno di 400 dipendenti;
ĆØ scientificamente comprovato che non vi ĆØ alcuna possibilitĆ  di prevedere i terremoti o le eruzioni vulcaniche;
i recenti eventi sismici nel nostro Paese hanno purtroppo dimostrato l'inutilitĆ  delle previsioni sui movimenti tellurici –:

se il Governo intenda assumere iniziative per un sensibile ridimensionamento delle dimensioni organizzative dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia;
se il Governo intenda assumere iniziative volte a riconsiderare la formulazione della missione dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. (4-16882)
Dobbiamo preoccuparci, visto che per ogni ente si può sempre trovare un motivo per, nell'ordine: ridimensionarlo, tagliargli i fondi, sopprimerlo?

Un grazie a Michele Cascarano per aver condiviso il tweet di Emanuele Menietti

martedƬ 10 luglio 2012

Spending review: INFN

a sorpresa l’Infn, Istituto che raggruppa i fisici italiani - il cui contributo ĆØ stato fondamentale per l’individuazione dell’ultima particella elementare che ancora sfuggiva all’osservazione - si vede ridurre pesantemente i fondi dal governo, vittima della spending review. L’allegato 3 che correda la versione definitiva del decreto in vigore da oggi lascia pochi dubbi: la punta di eccellenza della ricerca italiana avrĆ  una decurtazione delle dotazioni del 3,78 per cento quest’anno (-9,1 milioni di euro) e del 10 per cento nel 2013 e nel 2014, con una riduzione annua di 24,3 milioni di euro.
(da Repubblica via gravitazero)

Considerando il possibile (se non addirittura probabile, a meno di Bignami) accorpamento dell'INAF nell'INFN, lasciatemi un po' preoccupare (vista la marginalitĆ  delle Olimpiadi dell'Astronomia) per questi tagli.
Ad essere preoccupato non sono, in ogni caso, solo io, ma anche Fernando Ferroni, presidente dell'INFN, come si apprende da questa Ansa (della vicenda, scrive anche il Guardian):
Se poi leggiamo in particolare le dichiarazioni del ministro Profumo, c'ĆØ da chiedersi, innanzitutto quel differenziale di soldi persi per strada sugli investimenti nella ricerca dove va a finire (stipendi dei cervelli in fuga che non rientrano, per esempio?), e soprattutto c'ĆØ da chiedersi: la ricerca (ma anche la formazione a tutti i livelli) la si fa necessariamente con il ragioniere a fianco?
Nella speranza che il rivedere i nostri modelli di gestione della ricerca non coincida realmente con lo stipendiare l'ennesimo ragioniere che si prende la responsabilità di licenziare i ricercatori (precari, s'intende!) ma che si vada, strettamente parlando per la fisica, alla creazione di un Istituto Nazionale di Fisica, come auspicato su ROARS (non è certo la soluzione a tutti i mali, ma comunque un primo passo), forse dovremmo iniziare a considerare un po' di opzioni: emigrare (dove? qualcuno in aiuto con suggerimenti? indicazioni?); iniziare la strada dell'indipendenza economica dai fondi statali (così se la prossima volta tagliano, siamo sicuri che non tagliano la ricerca, visto che questa è indipendente anche dallo stato!); seguire l'esempio di Beck:

martedƬ 11 ottobre 2011

I premi Nobel italiani come misura del sistema universitario italiano

Jon Bruner ha realizzato, ieri, una infografica sui Premi Nobel per paese (via Flowing Data).
Il criterio adottato da Bruner è semplice: ha assegnato il Nobel non al paese di origine ma a quello cui il ricercatore era affiliato in quel momento. Salta subito all'occhio l'assenza dell'Italia, mentre la Cina è presente con tre Nobel non scientifici, perché quelli scientifici erano tutti associati per altri paesi. Ho controllato.
Wiki assegna all'Italia 20 Premi Nobel, compreso l'ultimo di Capecchi del 2007 in Medicina (di fatto, però, Capecchi ha studiato negli Stati Uniti). Di questi 12 sono in discipline puramente scientifiche (medicina, fisica, chimica, che l'economia ha spesso connotazioni politiche), ripartiti in 6 per la medicina, 5 per la fisica e 1 per la chimica. I fisici, al momento della vittoria, erano tutti affiliati all'estero (compresi Marconi, impegnato in Gran Bretagna, e Rubbia al CERN, con gli altri negli Stati Uniti). Di Nobel italiani nel senso di affiliati a istituzioni italiane ce ne sono 4, di cui uno svizzero in medicina. Se contiamo poi i Nobel non scientifici, che sono 7, arriviamo a una cifra totale di 11 (Modigliani, vincitore del Nobel per l'Economia nel 1985, era al MIT), ovvero lo stesso numero che Bruner assegna al Giappone.
Se da una parte colpisce l'assenza dell'Italia, che i numeri per stare lì li avrebbe (anche se bisognerebbe verificare paese per paese... magari inizio che per l'anno prossimo sono pronto), è interessante limitandosi ai Nobel scientifici proporvi un po' di numeri: solo l'8% dei Nobel italiani viene dall'estero, mentre ben il 67% lavorava fuori dell'Italia e solo il 25% erano italiani d'Italia. Se vogliamo questi numeri sono gli unici numeri che possono dare una misura quantitativa dell'appetibilità dell'Italia come paese scientificamente avanzato. A pesare sono soprattutto quell'8% che ne misura il potere di attrazione e quel 67% che misura la capacità di esportazione. E probabilmente in uno studio sistematico su tutti i ricercatori italiani nel mondo quella forbice si allargherebbe. E' questo, in estrema sintesi, il vero segnale di un mondo universitario italiano sostanzialmente malato, incapace di attrarre talenti dall'estero o di dare a quelli nostrani le condizioni per poter tornare, quella possibilità di scelta che certo non tutti prenderebbero, ma che in questo momento quasi nessuno dei ricercatori all'estero nemmeno prende in considerazione.