Quando i suoi lungometraggi arrivano all'estero, così come qualsiasi lungometraggio che viene esportato in paesi dalla lingua differente rispetto a quella di origine, devono inevitabilmente essere adattati e tradotti per il paese ospitante. Caso volle che per l'uscita de La Principessa Mononoke Harvey Weinstein della Miramax chiese a Neil Gaiman di lavorare all'edizione in inglese del film. Lo scrittore britannico, ben felice di essere coinvolto nel progetto, iniziò una approfondita ricerca nel mondo mitologico giapponese, incontrando all'interno del volume Fairy Tales of Old Japan(1), curato dal reverendo B. W. Ashton, la storia de La volpe, il monaco e il Mikado dei sogni di tutte le notti. A detta di Gaiman la storia presentava tutti gli elementi del suo Sandman, così quando Karen Berger chiese a Gaiman di scrivere un racconto per il decennale di Sandman, lo scrittore chiese di adattare proprio quella leggenda giapponese. Per le illustrazioni del libro volle al suo fianco Yoshitaka Amano, artista giapponese che era stato chiamato poco tempo prima da Jenny Lee per realizzare delle illustrazioni sempre per il decennale della serie gaimaniana.

Un monaco viveva in solitudine vicino a un tempio sul pendio di una montagna. Era un piccolo tempio, e il monaco era un giovane monaco, e la montagna non era né la più bella né la più solenne del Giappone.L'impresa non solo si rivelerà difficile, ma sarà solo un antipasto per la sfida successiva, o dal punto di vista letterario un semplice espediente per presentare i personaggi positivi della storia, il monaco e la volpe, prima di introdurre il cattivo, una presenza costante in ogni favola che si rispetti.
Il monaco custodì il tempio e trascorse i suoi giorni in pace e tranquillità fino al giorno in cui una volpe e un tasso passarono nei paraggi e videro il monaco che zappava l'orticello di patate dolci con cui si nutriva per la maggior parte dell'anno.
Lontano sia da sud che da occidente, nella sua casa di Kyoto, il Maestro di Yin-Yang, l'onmyoji, accese una lampada su un tavolino, sul quale aveva sistemato una pezza di seta dipinta, e su quella uno scrigno laccato e una chiave di legno nero. Sistemati in direzione dei cinque punti cardinali della bussola, c'erano cinque piattini di porcellana: su tre c'erano delle polverine, su uno una goccia appena di un liquido e sull'ultimo piattino niente di niente.