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mercoledì 7 agosto 2019

Spaghetti di zucchine

Sono più di  quattro anni ormai che seguo una dieta vegetariana e per di più senza latticini. Un po' per necessità, data la mia intolleranza al latte e ai suoi derivati, un po' per scelta sia salutistica che etica. Non ne ho mai parlato sul blog perché penso che le scelte alimentari siano assolutamente personali e perché non voglio assolutamente alimentare né partecipare ai  dibattiti sterili fra vegani e onnivori che vedo spesso in rete o in tv, spesso infarciti di insulti e che, francamente, mi danno molto fastidio. Io penso che ognuno debba essere e sentirsi libero di alimentarsi come crede. L'importante è stare bene, ascoltare il proprio corpo e informarsi. E se si decide di optare per diete vegetariane o vegane stare attenti ad  apportare le opportune sostituzioni  in modo da non incorrere in carenze. 
Personalmente l'ho fatto. E' stato un percorso  graduale che è ancora in corso (non escludo che in futuro io possa anche diventare vegana) e il mio organismo ne ha beneficiato tantissimo. Non sto qui a dirvi le patologie terribili che avevo a causa di un'alimentazione che non faceva per me e di cui mi sono liberata grazie alla virata che ho dato al mio stile alimentare. Ma vi assicuro che il mio medico personale, specializzato in gastroenterologia, che mi ha sempre seguita, non credeva ai suoi occhi. Ma ha dovuto...perché sono passati anni e le mie patologie sono scomparse e non sono più tornate. Una fra tutte, l'ipertensione di cui soffrivo da dieci anni. E dire che questa è considerata una malattia inguaribile. E non sono incorsa in nessuna delle carenze e delle disgrazie che gli onnivori in genere predicono ai vegetariani e ai vegani. Le mie analisi sono perfette, migliori di quand'ero onnivora e avevo un apparato digerente che non digeriva nulla. 
Con questo non sto consigliando a tutti di fare come me. Niente affatto. Io penso che ogni organismo sia unico e una dieta o una terapia che va bene per una persona non è detto che vada bene per un'altra.  Chi sta bene fisicamente e psicologicamente con una dieta onnivora...continui pure. L'importante è che non senta il bisogno di fare prediche a me e a chi come me ha fatto altre scelte. 
Perdonatemi quindi se vi anticipo fin d'ora che eliminerò qualsiasi commento polemico o critico a questo post. Non ho mai eliminato un commento in dieci anni di blog, ma ripeto che il dibattito con chi non condivide la mia scelta alimentare, sul mio blog, non è  aperto. Io rispetto le scelte altrui e desidero che gli altri rispettino le mie.
A che pro questo post allora?
Volevo semplicemente dare un minimo di spiegazione al fatto che, ormai da anni, su questo blog non trovate più ricette a base di carne, pesce e formaggi. Ogni tanto ne cucino ancora qualcuna per mio figlio e mio marito, che pur gradendo le ricette vegetariane e vegane continuano a mangiare carne e pesce ogni tanto, ma per me cucino solo fresche e leggere ricette vegetariane e spesso vegane.

Oggi voglio parlarvi degli spaghetti di zucchine. Si tratta di una ricetta vegana e crudista dato che le zucchine si usano crude. Attenzione, è una ricetta che si presta a tante varianti. Questa mi è riuscita particolarmente bene. Non sarò precisa nell'indicare le quantità. Si va un po' a gusto.

Spaghetti di zucchine

Prendete delle zucchine genovesi, lavatele e spuntatele, ma non togliete la buccia. Poi tagliatele a mo' di spaghetti. Faccio una parentesi. C'è chi, per fare questo lavoro una un attrezzo chiamato spiralizzatore. Ottimo, ma secondo me se ne può fare a meno. Io uso semplicemente una grattugia a fori larghi, la metto appoggiata al tavolo in orizzontale e passo le zucchine sui fori della grattugia tenendo anch'esse  in orizzontale. Escono fuori dei magnifici "spaghetti", non lunghissimi, ma anzi più pratici da mangiare. Come li condisco? Li salo e aggiungo un po' di peperoncino, poi vado in giardino e raccolgo un po' di erbe aromatiche. Vanno benissimo prezzemolo, basilico e menta. Quindi aggiungo pomodori secchi sott'olio tagliati a pezzettini, olive nere denocciolate e tagliate a pezzetti. Poi  trito una bella manciata di mandorle (anche con tutta la pellicina, non è un problema) e le aggiungo. Infine sul tutto strizzo un po' di succo di limone. Mescolo il tutto e, se è possibile, faccio riposare. Durante il riposo le zucchine assorbono tutti i sapori e gli odori e diventano stra buone!

Ripeto, questa è una ricetta che si può variare. Ad esempio ho usato anacardi al posto delle mandorle. Li ho fatti anche con i pomodorini freschi al posto dei pomodori  secchi. Ho variato le erbe. Se li ho aggiungo i capperi sottaceto o i cetriolini a pezzetti. Vengono sempre buoni. Io lo mangio come contorno, ma a volte anche come primo.
Quindi, non vi fate venire i dubbi sul fatto che le zucchine sono crude e provatele. Vedrete che saranno una piacevole sorpresa.


sabato 27 luglio 2019

Ciambelline al vino: variante golosa!

Vi ho già parlato qui delle ciambelline al vino e della velocità con la quale spariscono dalla biscottiera. Ho provato questa variante di Mammachechef e, se è possibile, spariscono ad una velocità ancora più elevata. 


Insomma il risultato è stato ultra soddisfacente, anche se perfezionabile. Questa volta ho usato della malvasia, un vino liquoroso tipico delle Isole Eolie, e un misto di mandorle e nocciole. Sono venute troppo buone. Mio marito mi ha chiesto di rifarle a ripetizione.


Ad un certo punto mi sono stancata di formare le ciambelline (la mia schiena...uff!) e ho fatto dei bastoncini informi che, con la scusa che erano piccolini, sono stati mangiucchiati subito a tutte le ore del giorno e della notte. 


Vi indico il link alla ricetta originale che però io non ho seguito alla lettera perché, oltre ad aver usato un vino diverso,  ho utilizzato il metodo dei bicchieri (ho dato la  semplicissima ricetta in questo post), sostituendo un bicchiere di farina con un bicchiere di frutta secca tritata e inoltre ho messo meno olio. Ma me ne sono pentita perché l'impasto si sbriciolava un po' e le crepe sulle ciambelline sono dovute a questo. La prossima volta quindi metterò un bicchiere di olio. Come al solito ho messo dell'ammoniaca al posto del lievito per dolci, poca, circa 8 grammi. Ho messo anche meno zucchero nell'impasto e ho usato il resto insieme a della cannella per tuffarci le ciambelline prima di metterle in forno.

Provatele e poi mi fate sapere. Io sto andando a rifarle. Anche con 35° all'ombra la gola vince contro il caldo e il mio forno è sempre attivo.

Vi saluto e spero di rifarmi viva presto malgrado il caldo. Ho un bel lavoro in corso che non vedo l'ora di mostrarvi.

mercoledì 17 luglio 2019

Gelato gianduia senza grassi e zuccheri aggiunti.

Circa tre anni fa, grazie a Stefania del blog Araba felice, ho scoperto questo semplicissimo modo di fare il gelato. Come dice Stefania, la cremosità della banana è imbattibile, ma va bene qualunque frutta ben matura tagliata a pezzetti e messa in freezer a congelare e poi frullata, in purezza o con l'aggiunta di qualche altro ingrediente, a seconda dei casi. Devo dire che è stata una scoperta che mi ha dato grande gioia visto che, a causa della mia grave intolleranza al latte, da anni non riuscivo a mangiare un gelato decente a meno che non me lo facessi io in casa con la gelatiera e la panna di soia.
Ma questi gelati hanno il vantaggio di non contenere grassi e, se la frutta è matura, neppure zuccheri aggiunti. Però il bello è che sono buonissimi e graditi a tutti, e questo mi fa molto piacere. Confesso che m'intristisce un po' dover sempre prepararmi o farmi preparare qualcosa a parte e mangiare cose diverse dagli altri commensali.
Oggi invece, per fare un esempio, la mia famiglia ha fatto merenda con un godurioso gelato gianduia fatto solo con banane congelate, cacao amaro e nocciole, tutto frullato insieme. Niente dosi, tutto a piacere. Chi ama i sapori molto dolci può aggiungere dei datteri, ma io trovo che il gelato venga ottimo anche senza e quindi non li metto. Questo gelato, fatto con le banane, risulta piuttosto denso e quindi io aggiungo un goccio di latte di soia, giusto per rendere più facile il lavoro al frullatore.
Alla fine il gelato è stato decorato con un bel ciuffo di panna e una nocciola. Panna 100 % vegetale naturalmente. Puro piacere e senza troppi sensi di colpa.


E guardate che questa è una delle tante possibilità, ma questa tecnica si presta a tante, tantissime variazioni. Basterà variare la frutta (frutta più acquosa darà un risultato più simile ai sorbetti) o aggiungere altri ingredienti del tipo gocce di cioccolato, Nutella, burro di arachidi, scaglie di cocco , ecc... Si può utilizzare pure la frutta sciroppata. Stefania  parla qui del sorbetto magico fatto appunto con la frutta sciroppata.
E le possibilità si moltiplicano se, non essendo intolleranti al latte o vegani, si volessero e potessero aggiungere alla frutta anche panna, mascarpone, latte condensato...
Guardate un po' qua sul blog qbbq.

In questo caso però vi autorizzo a farvi venire i sensi di colpa ...e non voglio responsabilità perché ...golosi avvisati, mezzi salvati!

lunedì 8 luglio 2019

Ciambelline al vino bianco


Avevo sentito parlare tempo fa di questa ricetta dall'amica Annina sul forum Isola creativa, ma il fatto che la dose di farina non fosse precisa, ma "ad occhio"...quell'espressione "farina quanta l'impasto ne assorbe", mi aveva sempre scoraggiata  dal provarla.
Poi ho trovato, grazie a Pinterest, questa ricetta con dosi precise e così mi sono decisa. Non so se è stato un bene o un male dato che in pochissimo tempo queste ciambelline le ho fatte e rifatte più volte e ogni volta spariscono alla velocità della luce. 
L'ultima volta ho sfornato quelle che vedete nella foto e ho voluto finalmente provare la ricetta di Annina che permette di fare a meno della bilancia. Come unità di misura si usa un bicchiere.
Ho usato un bicchiere di vino (non avevo vino rosso e ho usato un buon vino bianco da tavola), uno scarso di olio di semi di mais, uno scarso di zucchero e cinque bicchieri e mezzo di farina integrale  (ho quasi del tutto bandito la farina 00 dalla mia cucina) miscelata con un cucchiaino colmo di cannella e 10 g di ammoniaca per dolci. Vi dirò...a me i biscotti impastati con l'ammoniaca piacciono molto di più rispetto a quelli in cui viene utilizzato il lievito chimico. E' vero, l'odore che si sprigiona in cottura è un po' fastidioso, ma alla fine nei biscotti non ne resta traccia e i dolcetti risultano molto più gonfi, friabili e inzupposi. Chi non la vuole usare potrà sempre optare per il lievito chimico nella dose di una bustina per mezzo kg di farina.
Esistono diverse varianti di questa ricetta che, correggetemi se sbaglio, è tipica del Lazio, ma anche del sud della penisola in generale. La prossima volta, che se tanto mi dà tanto sarà molto presto,  voglio provare una ricetta di Mammachechef, con nocciole e mandorle nell'impasto, e poi anche quella di Mamanluisa che utilizza il Marsala, fantastico vino liquoroso  eccellenza dell'enogastronomia siciliana.
Si è capito che queste ciambelline, croccantine fuori grazie alla crosticina zuccherosa e morbide ma friabili dentro, mi hanno proprio entusiasmato? E poi sono anche facili e abbastanza veloci da preparare. E leggere, perché non contengono grassi animali nè latticini. Cosa chiedere di più?

sabato 23 marzo 2019

Risotto ai carciofi e pomodoro

Oggi, come ogni sabato, essendo libera dal lavoro sono riuscita a cucinare qualcosa di buono anche a pranzo. Ecco qua: risotto ai carciofi e pomodoro. E' stato spazzolato con gusto anche da mio figlio che solitamente snobba i carciofi.


Ecco la ricetta.

Ingredienti
3 o 4   carciofi (vi consiglio di cercare quelli con le spine, decisamente più buoni)
circa 300 g di riso  riso integrale bio
due o tre pomodori pelati (io avevo della salsa di pomodoro avanzata e ho usato quella)
una piccola cipolla
prezzemolo
peperoncino

Io cucino il riso integrale in pentola a pressione coperto di acqua salata per 25 minuti. Nel frattempo preparo il condimento. In una padella capiente soffriggo brevemente la cipolla tritata e aggiungo subito i carciofi, precedentemente puliti, affettati, tuffati in acqua e limone e infine tritati finemente. Faccio rosolare un poco e poi aggiungo i pelati o la salsa di pomodoro. condisco con sale e peperoncino, aggiungo un po' d'acqua e faccio cuocere. Verso fine cottura aggiungo il prezzemolo tritato. Quando il riso è cotto lo scolo e lo spadello con il condimento. E' già buonissimo così ma, se volete, potete servirlo con del parmigiano grattugiato.

Provatelo e fatemi sapere cosa ne pensate.





sabato 11 novembre 2017

Torta integrale all'arancia e noci

Se pensate che questa sia una torta come le altre, vi sbagliate. E' una torta particolare, di origine greca, vegana, perché senza uova, latte o  burro. Ma è veramente strepitosa. Ve la consiglio caldamente. Ha solo un piccolo difetto: tende un po' a sbriciolarsi. Ma è veramente buona. Provatela e mi saprete dire.
Ecco la mia, fotografata  in modo indecente, come sempre. Ma per la ricetta e per vedere delle belle foto andate qui. In questa ricetta viene consigliata la farina di farro, ma viene ottima anche con la farina di grano integrale. Vi raccomando però di usare delle arance bio e di aggiungere all'impasto anche la buccia grattugiata di un'arancia.


Se invece preferite seguire un videotutorial, vi segnalo questo di Mypersonaltrainer in cui, tra l'altro, le dosi in  grammi o in ml della ricetta sono state trasformate in bicchieri, per cui non avrete neppure bisogno di usare la bilancia.
Bene, fatemi sapere se avete provato questa torta.
Buon fine settimana a tutti coloro che passano di qui.

AGGIORNAMENTO DEL 23 NOVEMBRE 2017
Mi sono accorta di aver già dedicato un post a questa torta. Lo trovate qui. Avrei potuto cancellare uno dei due post. Ma sapete che vi dico?  Questa torta i due post se li merita e così ho deciso di lasciarli entrambi.  Mi raccomando, provate questo dolce. Vedrete che sarà una piacevole scoperta e lo farete tante altre volte. 

sabato 9 settembre 2017

Caponata fantasia di Suor Germana

Ho un bel po' di agende e di libri di Suor Germana. Ricordate la suora esperta di cucina? Una delle tante sue  ricette che ho provato è questa, molto adatta per il periodo estivo: la caponata fantasia. Primo: perché le verdure sono proprio quelle di stagione. Secondo: perché questa ricetta non prevede una  lunga permanenza davanti ai fornelli accesi per mescolare di continuo. 
Attenzione al procedimento perché è importantissimo l'ordine con cui si inseriscono gli ingredienti nel tegame.

Ingredienti
1 melenzana grande o 2 piccole
2 zucchine
2 cipolle
2 patate
2 peperoni
2 carote
2 pomodori maturi o una scatola di pelati
aglio
olio e.v.o.
sale
pepe o peperoncino

Mondate e lavate bene tutte le verdure. Immergete per qualche istante i pomodori in acqua bollente, spellateli e tritateli conservando tutto il loro liquido.
Scaldate in un tegame qualche cucchiaio d'olio e.v.o. e rosolatevi uno spicchio d'aglio, che toglierete non appena avrà preso colore (non fatelo bruciare).
Mettete nel tegame le verdure tagliate a pezzetti disponendole a strati, iniziando da quelle che richiedono un maggior tempo di cottura. Cominciate facendo uno strato di carote, poi le patate, le cipolle, i peperoni, le melenzane e le zucchine con la buccia; versate sulle verdure un trit di pomodori con tutto il loro sugo, oppure una scatola di pelati, aggiungete sale e pepe (o peperoncino) e lasciate cuocere  le verdure, a tegame coperto e a fuoco basso, senza mai mescolare, per tre quarti d'ora., Prima di portare in tavola, date una bella rimestata, versate ne piatto da portata e, se volete, irrorate con olio e.v.o.. Questa composizione di verdure è ottima anche fredda. 

Io spesso ci condisco il cous cous e viene ottimo.

Ricetta tratta dal libro "Oggi cucino risparmiando...nonostante l'euro" di suor Germana, Ed. Piemme

giovedì 31 agosto 2017

Pasta con zucchine e pomodori secchi

Oggi vi propongo un primo davvero buono con un condimento fresco e saporito. La pasta con zucchine e pomodori secchi. L'ho vista sul sito Profumo di Sicilia e mi ha subito tentata perché gli ingredienti mi piacciono tutti: i pomodori, i capperi, le zucchine, le erbe profumate e infine quel tocco finale tutto siciliano che è la "muddica atturrata", cioè il pangrattato tostato, l'antico condimento nato dalla fantasia dei poveri che non potevano permettersi il formaggio.
Vi lascio la mia foto e per la ricetta vi rimando al meraviglioso sito Profumo di Sicilia. Approfittate per farci un bel giro.
Un suggerimento: se non avete i pomodori secchi potete tranquillamente usare quelli sott'olio in vendita al supermercato.
Buon appetito e appuntamento ai prossimi post che, probabilmente, saranno dedicati ai miei  ultimi esperimenti di cucito che continuano, eccome se continuano!

giovedì 4 maggio 2017

Minestra primaverile

Ritorno sul blog per darvi una ricetta che ho rifatto oggi, dopo tanto tempo. Si tratta di una minestra buonabuonabuona, ma che si può fare solo in questo periodo dell'anno, quando sul mercato si trovano i carciofi, le fave e i cipollotti freschi freschi e, gironzolando per la campagna, si trovano gli asparagi selvatici e il finocchietto di montagna. Se poi non avete tempo e modo di poter gironzolare come faccio io, con un po' di fortuna si possono trovare  al mercato anche queste favolose verdure selvatiche. Io le ho raccolte vicino casa stamattina, mentre ieri mi ero procurata gli altri ingredienti e mi ero già preparata le favette fresche. Sì, perché bisogna avere l'accortezza di togliere non solo i baccelli esterni, ma anche di selezionare delle fave non troppo grosse e di togliere anche la buccia che le avvolge. Quindi un pochino di tempo e di pazienza ci vogliono. Le fave molto grosse invece, le ho incise sulla buccia e le ho surgelate. In un'altra occasione le farò bollire con degli spicchi d' aglio non sbucciati. Infine ho usato le favette più tenere e piccoline  per preparare ieri sera  la frittedda, altra  pietanza tradizionale siciliana, buona da leccarsi i baffi. E non lasciatevi ingannare dal nome. Non è affatto fritta.  Insomma, con pochi euro, ho acquistato tre chili di fave fresche e ci ho ricavato fave per tre diverse ricette. Niente male, no?

Ecco gli ingredienti e il procedimento per preparare questa preziosa pasta primaverile per quattro persone.




fave fresche non troppo grandi sgusciate due volte (togliere il baccello e la pellicina interna).  Al netto dovrete ottenere 200 g circa di fave
3 carciofi
un mazzetto di finocchietto di montagna
un mazzetto di asparagi selvatici
un cipollotto
sale
pepe
olio e.v.o.
pasta corta, anche mista

In un tegame mettete un po' d'olio e.v.o., le fave sgusciate, il cipollotto affettato, i finocchietti tagliati a pezzetti, i carciofi che avrete pulito togliendo le foglie esterne, le punte e l'eventuale fieno interno e tagliato a fettine. Degli asparagi tagliate a pezzetti la parte più tenera dei i gambi e aggiungeteli nel tegame. Mettete da parte le punte che sono tenerissime e quindi hanno bisogno di pochi minuti di cottura. Mettete sul fuoco il tegame e soffriggete brevemente, poi aggiungete acqua fino a coprire abbondantemente le verdure, sale e pepe. Lasciate cuocere finché tutte le verdure saranno tenere e quindi aggiungete la pasta e le punte degli asparagi. Portate a cottura mescolando spesso e aggiungendo acqua se è necessario. 
A piacere, a fine cottura, aggiungere ancora un filo di olio e.v.o..


sabato 1 aprile 2017

Torta veloce all'arancia e noci


Chi pensa che non si possa fare una torta senza uova, latte o burro si sbaglia di grosso. Non solo le torte "senza" riescono, ma possono essere anche buonissime! Oggi ho preparato questa torta veloce con succo d'arancia, noci e uvetta e vi assicuro che il risultato è ottimo. Si tratta di una ricetta, di presunta origine greca, che ho preparato grazie a un chiarissimo video tutorial.

In pratica il principio è lo stesso delle torte all'acqua, solo che al posto dell'acqua si mette il succo d'arancia. Inoltre il dolce è arricchito con noci tritate e cannella.
Insomma, se avete provato le torte all'acqua e il risultato non vi è dispiaciuto, non potete non gradire questa torta che è molto più saporita e gradevole. E vi assicuro che non si sente affatto la mancanza delle uova, del latte e del burro.

Seguite fedelmente il video tutorial  di Alice del canale Youtube My personal trainerTv e non ve ne pentirete. Non metto una mia foto solo perché il mio forno si è guastato. E' rimasto incantato su una temperatura molto alta e  bruciacchia sempre  troppo il fondo e i bordi delle torte e poi sono costretta a raschiarle un po' rovinandone l'aspetto. 

sabato 25 marzo 2017

Marmellata di kumquat con la macchina del pane.

Da tempo volevo mettere alla prova il programma marmellate della mia macchina del pane. Il libretto d'istruzioni prometteva ottimi risultati: marmellate cotte a puntino senza alcuna necessità di stare in piedi a girare continuamente col cucchiaio di legno. Interessante. Ma io, a dire la verità, ero un po' scettica. Pensavo che con quella paletta piccolina, che gira solo al centro del cestello, la mdp non potesse riuscire a non fare attaccare la marmellata. Invece mi sbagliavo di grosso.  
Cosa ho fatto? Ho raccolto i kumquat dell'alberello che coltivo in un grande vaso in giardino. Sapete cosa sono i kumquat, no? Sono i cosiddetti mandarini cinesi. Quelli piccolini, oblunghi, che molti considerano solo decorativi. Niente di più sbagliato! I kumquat sono ottimi per fare le marmellate e, quando sono maturi, sono pure buoni da mangiare con il loro particolarissimo contrasto tra la buccia dolce e l'interno aspro. L'alberello, pur essendo ancora piccolino, era pienissimo quest'anno. Ho raccolto delicatamente i frutti, li ho lavati e poi, armandomi di santa pazienza li ho tagliati a spicchi e ho tolto tutti i semini. Ho ripescato una ricettina mai realizzata prima, ma che conservo nel mio quaderno di ricette da talmente tanto tempo da non ricordarmi più nemmeno da dove l'ho copiata. Forse su televideo negli anni Ottanta. Insomma, un azzardo totale! Ho testato contemporaneamente ricetta e macchina. Risultato eccellente alla prima prova!


 Ecco la ricetta con le mie varianti.


Ingredienti:
70 % di frutti
30% di zucchero
Io ho aggiunto mezza mela tagliata a pezzetti sottilissimi che, grazie alla pectina che contiene, aiuta la marmellata ad addensarsi.

La ricetta diceva di lavare, privare dei semi e frullare i kumquat con la buccia che, come si sa, a differenza di quella di tutti gli altri agrumi, è dolce. Io, invece, amo sentire i pezzi nelle marmellate e quindi non ho frullato i piccoli frutti, ma li ho tagliati a pezzetti.
A questo punto si versano gli ingredienti in una pentola e si cuoce, girando continuamente con un cucchiaio di legno finché la marmellata non avrà raggiunto la consistenza giusta. E qual è la consistenza giusta? Si fa una prova versando un po' di marmellata su un piatto. Se intiepidendosi a contatto col piatto freddo non scivola via facilmente, ma si solidifica al punto giusto, è il momento di spegnere il fuoco, invasare in barattoli sterilizzati, chiuderli, farli raffreddare capovolti...e  andare a riposare la schiena.
Io, che invece ho cacciato gli ingredienti nel cestello della mdp e premuto solo due pulsanti, quello per scegliere il programma marmellate e quello di avvio, dopo aver invasato e ottenuto due barattoli grandi e uno piccolino, mi sono seduta, bella fresca fresca, e naturalmente ho fatto un bell'assaggio.

Ho ottenuto una marmellata veramente squisita. Non troppo dolce, come piace a me e ai miei familiari, profumatissima, sana...e, a parte la preparazione della frutta,  non mi è costata  nessuna fatica. Il che me la fa sembrare ancora più buona!
Sapete che vi dico? E' proprio l'ora giusta per andarne a gustare un po' su una fettina di pane integrale appena sfornato...anzi...appena uscito dalla mia preziosa macchina del pane. Per sentirmi meno in colpa la  cospargerò con un po' di cannella in polvere, che aiuta a metabolizzare meglio gli zuccheri e a limitarne l'assorbimento e che, per di più, si sposa benissimo con il sapore della marmellata di agrumi.

Buon fine settimana e a presto!

venerdì 17 giugno 2016

Crazy cake: la torta matta



Gli americani la chiamano Crazy cake, Wacky cake o Depression cake. Quest'ultimo nome si riferisce al periodo in cui le donne americane l'hanno inventata, cioè nel periodo della Grande Depressione, la crisi economica iniziata nel 1929. Non giravano soldi e allora si sono inventate una torta senza uova, burro, latte, lievito. Sembra impossibile che si possa ottenere un dolce commestibile senza questi ingredienti, vero? Eppure io l'ho provata e vi posso dire che non è niente male, specialmente se mangiata il giorno dopo. E poi è velocissima e praticissima da preparare. Pensate che si impasta con una frusta a mano direttamente nella tortiera! Quella della foto (orrrrenda, come sempre!) l'ho ricoperta con panna di soia al cacao e riccioli di cioccolata fondente.

La ricetta originale, in diverse versioni, l'ho trovata qui

Ma se non vi piace avere a che fare con le cups e tutte le misure americane, si trovano in giro delle ricette in italiano con le misure in grammi. Ad esempio c'e questa, al cioccolato, sul blog di Stefania-Arabafelice

Provatela e vedrete che all'inizio vi sembrerà strana come consistenza, ma il giorno dopo è morbida, umida ed è ottima per l'inzuppo.


sabato 7 maggio 2016

Pane semi integrale con la macchina del pane


Ciao a tutti! Anche oggi il mio pane auto prodotto grazie alla macchina del pane è venuto benissimo e ha invaso la casa con il suo appetitoso profumo.
Stamattina ho sfornato...ehm...o dovrei dire smacchinato? Insomma, ho tirato fuori dalla mia Mdp un pane semi integrale così buono, soffice e fragrante,  che avrebbe fatto tornare l'appetito a chicchessia. Pensate che, prima ancora  che ci fossimo messi a tavola, mio figlio aveva sbocconcellato tutta la cupola. Grazie ad un piccolo adattamento delle solite dosi - e l'esperienza sul campo a che cosa serve sennò? -  la pagnottona di oggi è venuta ancora più soffice di quella che vedete nella foto qui sopra.
Ecco come ho fatto:

Ingredienti
300 g di semola  rimacinata di grano duro 
300 g di farina integrale di grano tenero
400 ml di acqua 
due cucchiaini e mezzo di lievito madre disidratato 
un cucchiaino e mezzo di sale (sto cercando di ridurre il sale nella nostra dieta. Il libretto d'istruzioni della mdp, per un pane da un kg come questo, indica di metterne due cucchiaini. Andate a gusto, con un po' di riguardo per la salute)
due cucchiai di olio extra vergine di oliva (il mio proviene dagli alberi del mio giardino ed è assolutamente biologico. Non usiamo neanche l'ombra di prodotti chimici.)
semi di vario tipo (sesamo, girasole, lino, zucca...Ma questa volta purtroppo ne ero sfornita e non li ho messi. Peccato perché sono salutari e aggiungono un buon sapore al pane)

Procedimento
Il procedimento è il solito, quello che ormai uso ogni sera. Dopo cena preparo il poolish inserendo nel cestello l'acqua e la semola e spargendo sopra il lievito. Si sa, la semola rimacinata è la farina preferita da noi siciliani, anche se ormai ci sono persone che prediligono quel pane che sembra brioche. Sinceramente io non l'ho mai gradito. Se devo mangiare brioche col gelato o la granita è un conto, ma se devo mangiare il pane...deve essere con la farina di grano duro e deve avere la giusta consistenza. Ora che lo faccio in casa, la farina troppo raffinata è assolutamente bandita e quasi sempre la base del mio pane è un poolish fatto con la semola di grano duro. Se poi è grano siciliano, ancora meglio. Il nostro sole fa produrre a questa terra arsa dei grani spettacolari e dalle caratteristiche nutrizionali uniche. Ma basta divagare. Vi dicevo che in questa ricetta ho operato un adattamento. Mi sono accorta che la farina integrale di grano tenero richiede una maggiore quantità d'acqua, altrimenti l'impasto risulta troppo duro e il pane troppo compatto. Ecco perché metto 400 g di acqua nel poolish. Dopo aver avviato la macchina col programma di solo impasto e fatto impastare per una decina di minuti, ottengo una pastella piuttosto fluida,  ma non c'è alcun problema. La lievitazione avviene nel migliore dei modi.
Ottenuto il primo impasto si potrebbe lasciarlo riposare tutta la notte e aggiungere il resto degli ingredienti la mattina dopo. Ma io, come dicevo nel post precedente, preferisco il metodo con poolish ad un solo tempo, per cui aggiungo subito tutti gli altri ingredienti in quest'ordine: prima la farina, ben distribuita a coprire il primo impasto, il sale in un angolo e l'olio in un altro angolo. 
Come avrete visto dalla lista degli ingredienti, non ho messo  zucchero né altre sostanze zuccherine (qualcuno usa miele o malto d'orzo)  per favorire la lievitazione. All'inizio lo usavo nelle quantità indicate dal libretto d'istruzioni, cioè 2 cucchiaini. Poi, da quando uso il lievito madre secco e il procedimento a lunga lievitazione, ho cominciato a diminuire nettamente la dose fino ad eiminarlo del tutto. Volete sapere come è andata? Il pane di oggi mi sembra lievitato addirittura meglio!
Quindi via il cestello nella macchina e programmo per un pane da un kg, doratura chiara, programma per pane integrale e avvio ritardato a 12 ore. E così, il giorno dopo prima di pranzo c'è già il pane pronto per l'intera giornata. E, vi dirò, è raro che ne avanzi per il giorno successivo. Ma le volte in cui succede, il mio pane auto prodotto, con questo procedimento e con qualsiasi ricetta, è morbido e appetitoso anche il giorno dopo. E ho provato anche a congelarlo. Una volta scongelato, a temperatura ambiente o al microonde, funzione defrost, ritorna perfetto. 
Insomma, sono davvero contenta di aver comprato questo piccolo elettrodomestico. A fronte di un consumo modesto di elettricità, mi permette di portare in tavola, in tutta comodità e semplicità, pane fresco, digeribile e genuino ogni giorno.  Risparmio e so quello che metto dentro il mio pane. 
Grazie ancora alle preziose  amiche del forum Isola creativa che mi hanno aiutata a superare la mia diffidenza verso la magica Macchina del pane!

Bene, vi lascio augurandovi di trascorrere una serena domenica e dandovi appuntamento al prossimo post.

sabato 30 aprile 2016

Pane di farro integrale e grano duro con la macchina del pane

Come vi avevo promesso, ecco una delle mie ricette per la macchina del pane. Inizio con la mia preferita: il pane di farro integrale e grano duro con semi vari



Premetto che le mie ricette di pane sono frutto di infinite ricerche sul web, ma anche di tante sperimentazioni personali. Ad esempio, dopo tante prove, ho adattato le quantità d'acqua alle farine che uso. Ed è una cosa che consiglio di fare a chiunque inizi a panificare, sia a mano che a macchina. In linea generale, per la mia esperienza, posso dire che le farine integrali necessitano di una maggiore quantità d'acqua. 
Altra premessa: la mia macchina ha una capacità massima di un chilogrammo ed è questa quantità di pane che io cerco di ottenere ogni volta, in modo da ottimizzare i consumi di energia. Tanto il pane a casa mia è difficile che avanzi e, in ogni caso, non si butta mai. 
Quindi, se volete ottenere un pane di peso inferiore, dovrete adattare le dosi.
Il metodo che uso, sia per i buoni risultati, sia per la comodità è quello con poolish ad un solo tempo.
Per maggiori informazioni leggere il post precedente.

Iniziamo con gli ingredienti:

300 g di semola rimacinata di grano duro
300 g di farina di farro integrale
350 g di acqua a temperatura ambiente
2 cucchiaini e mezzo di lievito madre essiccato (meno additivi ha e meglio è. Se usate il lievito di birra disidratato usatene al massimo due grammi, cioè meno di un cucchiaino. Se invece usate il lievito di birra fresco, usatene 6 o 7 grammi. In pratica tagliate il cubetto in quattro parti e usatene una fettina.)
un cucchiaino e mezzo di sale
un cucchiaino di zucchero (io uso quello di canna)
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
un pugno di semi vari (girasole, lino, zucca, sesamo...)

Ecco il procedimento che seguo io:
per una più agevole estrazione del pane, ungo leggermente con olio il perno e la pala, poi inserisco la pala e comincio a mettere gli ingredienti per la prima fase dell'impasto nella macchina, iniziando dall'acqua, poi metto il cucchiaino di zucchero, poi aggiungo la farina di semola e metto sopra il lievito. Inserisco il cestello nella macchina e avvio il programma di solo impasto. Dopo circa 10 minuti avremo ottenuto il poolish, che dovrà avere l'aspetto di una pastella omogenea. In genere, durante l'impasto,  è necessario far scendere la farina che rimane attaccata ai bordi servendosi di un leccapentole.
A questo punto, estrarre il cestello ed aggiungere gli altri ingredienti nel seguente ordine: prima la farina integrale di farro, sistemandola bene in piano, poi il sale in un angolino e l'olio in un altro angolo. Aggiungo  infine i semi (anche se i libretti d'istruzione delle mdp dicono di aggiungerli al segnale sonoro della macchina, quando io uso la funzione avvio ritardato, li metto subito) e programmo la macchina scegliendo il programma per pane integrale (nella mia macchina è il 6), peso un kg e doratura chiara e poi imposto l'avvio ritardato a 13 ore.
Durante la notte il poolish matura a dovere, al punto da emergere in superficie in più punti. Al momento giusto la macchina si avvia e procede con l'impasto, la lievitazione e la cottura. Tutto questo...mentre io sono al lavoro. Quando torno a casa, trovo ancora l'appetitoso profumino del pane appena cotto e un pane che ha una bella crosticina croccante e tanta mollica soffice soffice. Un pane che è salutare e digeribile, perché non contiene farine raffinate, né troppo lievito.
L'unico problema è trattenersi dal mangiarne troppo. :))
Una precisazione sulla foto: questa foto è stata fatta la prima volta in cui ho fatto il pane al farro e grano duro, ma non avevo ancora adattato bene le dosi. Inizialmente usavo troppo lievito. Ecco spiegato il leggero avvallamento in superficie: il pane gonfia gonfia e poi si abbassa un po'. Il sapore  e la consistenza però erano buone comunque.  Adesso, con le dosi che vi ho dato, il pane viene ottimo e  con una bella cupoletta tonda. Unica raccomandazione: scegliete sempre farine di buona qualità, preferibilmente bio.

Bene, vi auguro un piacevole fine settimana e vi dò appuntamento al prossimo post. Spero che non passi troppo tempo. In questo periodo gli impegni di lavoro sono davvero pressanti e stressanti.
A presto!

mercoledì 9 dicembre 2015

Pasta e lenticchie della nonna Caluzza

Solo cari ricordi. Faceva così una vecchia canzone dei Pooh. Sarà l'età che avanza, ma divento sempre più attaccata ai ricordi. 
Un ricordo legato  alla mia infanzia è il sapore della pasta e lenticchie di mia nonna Caluzza. Si chiamava Calogera, ma tutti le facevano la grazia (!) di chiamarla Caluzza. Era speciale mia nonna e cucinava una pasta e lenticchie speciale, con un ingrediente particolare, che oggi vi svelerò.
Vi raccomando di provarla questa ricetta. Non ve ne pentirete.

Pasta e lenticchie di nonna Caluzza



Ingredienti
Pasta tipo ditalini o pasta piccola a piacere, circa 40 g a persona
lenticchie, grandi o piccole a vostro gusto, circa 40 g a persona
poca cipolla
castagne secche, un bel pugno
sale
olio e.v.o.

Partiamo proprio dall'ingrediente che rende così particolare questa pasta e lenticchie: le castagne secche, che al mio paese si chiamano "pastigghi".  Avreste mai pensato di trovarle in una minestra? Eppure vedrete come si sposa bene col sapore delle lenticchie.
Comprate castagne secche morbide (oltre a salvare i vostri denti abbrevierete la preparazione della ricetta), altrimenti mettete a bagno per qualche ora, anche tutta una notte,  le castagne secche dure.
In una pentola mettete le lenticchie sciacquate e la cipolla tritata o a fettine sottili, come preferite. Aggiungete le castagne e coprite abbondantemente con acqua. Fate cuocere e quasi a fine cottura salate e aggiungete la pasta. A cottura utimata impiattate e condite con olio e.v.o.
Le castagne si saranno quasi disciolte e daranno alla pasta un gusto divino. Si possono aggiungere anche alle minestre con altri legumi.

Certo, quando non ho in casa le castagne secche preparo la minestra con le lenticchie in un altro modo, metto cipolla, carote e sedano a dadini e un po' di pomodoro fresco o concentrato. E' buona, ma è tutt'altra cosa. Questa è la pasta e lenticchie che mi ha lasciato la nonna. Vogliamo mettere? Grazie nonna. 


domenica 1 novembre 2015

La "Festa" dei Morti

Domani è la giornata in cui vengono ricordati i defunti:  Commemorazione dei Defunti, così c'è scritto sui calendari.
Ma in Sicilia l'abbiamo sempre chiamata "i Morti" e, specie per i bambini, è sempre stata una festa. 
Quand'ero piccola, la sera prima dei Morti andavo a letto presto, perché non vedevo l'ora che  facesse giorno per poter guardare febbrilmente sotto il letto in cerca dei giocattoli e dell'immancabile cestino di frutta martorana e del pupo di zucchero. Anzi, non essendoci in casa maschietti, da noi si trovavano pupe di zucchero.
Da grande, da mamma, ho continuato la tradizione. Non c'è stato un due novembre in cui i miei bambini non abbiano trovato dolciumi e doni sotto i loro lettini. Che allegria in casa!


Il bello della sicula "Festa" dei Morti è proprio questo: toglie qualsiasi connotazione spaventosa a un evento del tutto naturale, anche se doloroso. E il dolore viene attenuato dal tenero ricordo di chi non c'è più sulla terra, ma non ti abbandona del tutto, ti vuole ancora bene e ti porta dolci e regali. Non lascerò mai che questa tradizione venga dimenticata e, finché sarò viva, farò di tutto perché i miei figli e i miei nipoti abbiano la loro frutta martorana e il dolce pensiero di andare a trovare i morti al cimitero.
Penso che tra qualche anno halloween sarà stato "incorporato" tra le nostre tradizioni, come l'albero di Natale che, pure quello, è una tradizione importata. Spero solo che non  soppianti del tutto le nostre usanze. Non faccio le crociate contro halloween, non credo abbia nulla a che fare col diavolo. Penso solo che piaccia a bimbi e ragazzi perché permette loro di travestirsi e passare qualche ora in allegria.  Da insegnante d'inglese ho parlato ai miei alunni delle origini di questa festa, nata fra le popolazioni celtiche di Irlanda e Scozia  per dire addio all'estate  e poi innestatasi sulle credenze cristiane, di come gli emigrati di tali nazioni l'abbiano portata con sé in America, dove è diventata quello che è oggi. E poi ho raccomandato loro, nel loro voler imitare i bambini americani,  di non disturbare le persone anziane, che magari, non sapendo un fico secco di halloween, avrebbero potuto lanciar loro in testa qualcosa dal balcone! :)))

Da parte mia, ho fatto anche quest'anno la mia frutta martorana. Eccola qui, insieme a tanta buona frutta vera.




La ricetta della pasta di mandorle la trovate in questo post. Per modellare i frutti ho usato gli stampini in gesso che, credo, si possano trovare solo qui in Sicilia. Si tratta di questi qua. La polvere bianca che vedete è zucchero a velo. Si mette per facilitare l'operazione di uscita dei frutti dallo stampo.


Volendo potreste provare a cercarli online. Sono convinta comunque che, con un po' di buona volontà, molti frutti si possano modellare anche a mano.

Dopo aver finito coi fruttini ho usato un po' di pasta di mandorle per fare questi cioccolatini ripieni. Non sono venuti benissimo, ma erano strabuoni!

Posso offrirvene uno?

venerdì 22 maggio 2015

Fagioli borlotti fantasia

Stasera...legumi! A casa mia sono protagonisti in cucina. Mi piace sperimentare ricette sempre diverse. Cercando una ricetta per preparare una bella insalata di fagioli, ho trovato questa e ho voluto provarla, ma ho deciso di apportare delle modifiche per arricchirla un po'.
Ecco il risultato e, più sotto, la ricetta.






Ingredienti:

una scatola di fagioli borlotti (ovviamente si possono usare, con risultati certamente migliori, i fagioli freschi o quelli secchi. Questi ultimi però richiedono un ammollo di 12 ore e una lunga cottura)
una cipolla
una manciata di olive nere
qualche pomodoro ciliegino secco (coltivati ed essiccati al sole di Sicilia. Ottimi!)
un po' di rosmarino fresco
olio e.v.o.
sale
peperoncino (facoltativo)

Preparazione

Affettare finemente la cipolla e metterla in un tegame con un po' d'olio e.v.o.. Accendere ilfuoco e aggiungere quasi subito i fagioli sgocciolati, ma non completamente. Un po' del liquido di conservazione servirà per cuocere il nostro piatto.
Aggiungere le olive, i pomodorini tagliati a pezzettini e il rosmarino tritato. Regolare di sale, tenendo conto che pomodori e olive sono già saporiti. Aggiungere peperoncino, se gradito. Portare a cottura finché le cipolle saranno tenere, ma non disfatte. 


Se mia figlia, che non ama nè le cipolle nè i fagioli, mi ha chiesto di rifarli spesso, potete immaginare quanto questa combinazione d'ingredienti si sia rivelata indovinata.Vi garantisco che spariranno in un attimo!

mercoledì 25 marzo 2015

Biscotti leggeri all'arancia

Ultimamente sto passando gradualmente ad un'alimentazione più salutare. Era da tanto che ci pensavo. Finalmente mi sono decisa, sto perdendo peso e sto decisamente meglio.
Maaaaaaaa....non rinuncio a qualche dolcetto ogni tanto. Qualche giorno fa ho voluto provare la farina di farro e in quattro e quattr'otto ho sfornato questi biscotti. Leggeri perché privi di uova, burro e  latte, ma buoni.
Contengono pochissimi grassi e lo zucchero, volendo,  può essere ancora diminuito. E per finire, hanno un altro pregio: possono essere personalizzati.
Quindi...non vi resta che provarli!






Ingredienti
300 g di farina 00 (io ho usato invece la farina di farro)

120 g di zucchero (io ho usato lo zucchero grezzo di canna e la prossima volta ne metterò meno, max 100 g)
succo e buccia di un'arancia
50 g di olio di semi o d'oliva (io, manco a dirlo, ho usato l'olio e.v.o. biologico fatto con le olive del mio giardino)
mezza bustina di lievito per dolci
una manciata di gocce di cioccolato (e qui...via libera alla fantasia. Vengono buoni anche senza niente, oppure con uvetta, con mirtilli disidratati, con frutta secca...)



Accendete subito il forno a 180 g.
In una ciotola mettete la farina, lo zucchero, il lievito e la buccia d'arancia. Mescolate gli ingredienti secchi. Spremete il succo dell'arancia e versatelo nella ciotola. Aggiungete anche l'olio e, se lo volete usare, l'ultimo ingrediente dell'elenco. Mescolate e impastate brevemente fino ad ottenere una palla compatta. Non è necessario il riposo in frigo. Quindi formate subito delle palline d'impasto grandi come una piccola noce. Non esagerate con le dimensioni perché crescono in cottura. Schiacciate le palline per bene e sistematele su una teglia coperta di cartaforno. Infornate a metà altezza e fate cuocere per 13-15 minuti. Controllate perché ogni forno è diverso dall'altro e il tempo di cottura può variare leggermente. Nel mio vanno benissimo 13 minuti.



Mia figlia, la settimana scorsa, li ha preparati sostituendo il succo e la buccia d'arancia con 100 ml circa di latte di soia al cioccolato. Buonissimi anche così.


Voglio precisare che questa ricetta è ispirata ad una trovata in rete da mia figlia, ma di cui purtroppo non ha preso nota della fonte e perciò, mi spiace, ma non posso citarla. Se qualche food blogger dovesse riconoscere la ricetta come propria, me lo faccia sapere e io provvederò subito a citarne il nome.