Archivio per settembre, 2023

Il prezzo dell’esistenza è vivere di schiena camminando all’indietro, certi soltanto di un presente dato. A volte piccole consapevolezze ci regalano la percezione di avere le idee chiare. Sono rari momenti di beatitudine dove esultare di un quotidiano certo, ma se questa prescienza diventasse la dimensione consueta della vita, ci stancheremmo presto. Preferiremmo l’insicurezza del dopo e la visione miope dell’esistenza. Meglio la penombra, il dubbio, perché questo essere vivi e precari ci permette di ricevere il prodigio dello stupore. Abitiamo una dimensione dove tutto è possibile e tutto può succedere. Ogni istante è un lancio di dadi e restiamo in attesa, nella speranza che prima o poi arriverà il tiro fortunato, quello che dona la soddisfazione di appartenere alla vita.
Usciamo per le strade e possediamo vite diverse, cariche di pensieri, sospetti e indugi. Percorriamo sentieri già percorsi dai nostri simili, milioni di passi sui viottoli del mondo. Esistenze che interrogano, sguardi che invocano un contatto, un conoscersi, una parola in più. Odori, colori, sapori. Bagliori. Collezionisti del tempo che passa, contiamo i ricordi come monete sotto vetro. Dovremmo cercare di mettere ordine nel tempo che resta, senza ammassare nuovi trofei.
Giravolte e magie, intoppi e debiti, abbiamo gli stessi occhi, la stessa luce e la stessa attesa. Raccoglitori di istanti, fratelli in questo ondeggiare del presente.

Destinati a direzioni diverse

A volte succede. Come oggi ad esempio, ritrovo una vecchia foto, io e mio padre, lui mi tiene la mano, io lo guardo, il gigante e il bambino, quando ancora era un gigante e prima che il gigante ritornasse ad essere bambino. E in quel momento qualcosa mi prende in gola, gli occhi colmi e un suono che esplode dentro. E nessuno a cui raccontare quella sensazione, avrei voluto prendere il telefono e comporre un numero a caso, solo per sentire una voce sconosciuta e raccontargli quel suono secco nello stomaco, quel sapore salato nello sguardo. Poi subentra il raziocinio e la testa si siede sopra al cuore a riportare un po’ di pace. Il respiro rallenta, gli occhi ritornano asciutti.
In fondo è questo il vero significato della scrittura, perché un’emozione non condivisa implode come una stella e genera un buco nero in grado di succhiare ogni energia.

Guido Mazzolini

“Al coraggio del coniglio che fugge e molla tutto, chiude porte, getta passati imprescindibili alle spalle, preferisco il coraggio di chi resta contro ogni evidenza, ingoiando il dolore, la rabbia, annullando sé stesso. Il coraggio di chi non cancella pagine, ma riscrive un futuro rinnovato. Il coraggio di chi evita la morte per cercare una rinascita. Il coraggio di Penelope che aspetta, il coraggio di Ulisse che sfida gli dei per ritornare a casa.”

dalla pagina fb di Guido Mazzolini

Ho riportato questo post che mi ha fatto riflettere e mi chiedo, e vi chiedo: meglio una fuga onorevole quando in gioco c’è la propria serenità, libertà, autostima…insomma quando un rapporto si è logorato a tal punto da diventare impossibile e insopportabile, oppure meglio rimboccarsi le maniche, ingoiare l’orgoglio e provare a ripartire, a ricostruire, ma in nome di chi, in nome di cosa? Quello che c’è stato (bellissimo ma ahimè finito) può essere un valido motivo per ricominciare? Attendo consigli, amici. Grazie.

Elena.

“Sto bene qui. Intreccio le mani dietro la nuca e chiudo gli occhi. E mi piace così. Resto ubriaco, pazzo, azzardo scoperte impossibili, funambolo sul filo teso. E rido, rido in faccia alla sfortuna, alle donnette acide e infelici, ai moralisti sul pulpito e a chi ti osserva da lontano, convinto di avere già capito. Ma non ha capito nulla. E rido, rido in faccia al malinteso, alla vela ammainata e ai jeans attillati, alle tinture in testa e ai cervelli preconfezionati.
E tutto mi avvolge, e tutto è benedetto.”

Guido Mazzolini

…per me questa frase è diventata un mantra!