Quando eravate comunisti tutto andava meglio. Se non altro così dite, così sento ripetere da intellettualoni, giornalistoni, attoroni, rapperoni, e chi più “oni” ha più ne metta. Sì, perché quando eravate comunisti in Italia si viveva bene, c’era quell’aria di rivoluzione e impegno che permeava le folle, c’era un gran bisogno di comunità, talmente forte che chi non si dichiarava comunista veniva bellamente convinto del suo errore, caldamente convinto, impedendogli di affermare le proprie idee perché, quando eravate comunisti, chi non la pensava come voi era considerato un intralcio. Una mosca bianca – o nera – tra tante mosche rosse, un nemico da abbattere. Ma questa è ormai un’epoca antica, sorpassata da un presente che viaggia veloce, e non è facile restargli dietro. Certo, qualcuno è rimasto nostalgicamente abbarbicato al passato e ciancia di proletariato, capitale, rivolta sociale e borghesia, tutte definizioni che appartengono a un mondo che non c’è più. Credo che da quegli anni ormai sepolti dalla storia sia nato il complesso di superiorità che oggi permea la sinistra. E ne va fiera e se ne vanta, con quella faccetta da prima della classe dei tanti Fazio, Littizzetto, Severgnini, Floris, Gruber, Scanzi, Gramellini e il sorrisetto ironico per nascondere il livore e l’espressione di chi la sa lunga e ha capito tutto. E gli altri, quelli che non la pensano allo stesso modo? Beh, quelli sono ignoranti, incivili, preistorici, patriarcali, misogini, razzisti, maschilisti. In poche parole: fascisti. Nemici da abbattere, come si usava nei bei tempi andati. Ma a pensarci bene, quando eravate comunisti lo eravate perché la politica di quel tempo lo esigeva, il sistema lo pretendeva, il cinema, la letteratura, il giornalismo. E se non ti dichiaravi comunista non potevi avere un pensiero autonomo, tuo, circoscritto al singolo. E nemmeno potevi esprimerti intellettualmente o artisticamente. Per dirla meglio, o il tuo pensiero apparteneva a un pensiero comune e ideologico, oppure non era degno di essere espresso e rappresentato. Come è andata a finire lo sappiamo tutti. I giornaloni di sinistra sono crollati, le ideologie hanno chiuso i battenti riducendosi a capricci di pochi che pretendono di surclassare i diritti di molti. E pure i partiti hanno chiuso i battenti, cambiato nome, divisa, prostituendosi in ammucchiate boccaccesche con signori di ogni risma e ideologia. Insieme al crollo verticale della sinistra, in Europa come negli Stati Uniti, si assiste oggi a un ritorno di quella purezza intellettuale che ammantava tempi migliori, forse per ricuperare quel poco che è rimasto, ma mi chiedo e vi chiedo, quale purezza, quale intelletto? E soprattutto, di grazia, quale superiorità?
Guido Mazzolini
Il parere dell’autore è chiaro, ma voi che cosa ne pensate? Elena&Paola