Archivio per ottobre, 2024

“Il cambiamento è nascosto nel dettaglio. Sono le piccole cose a causare le mutazioni maggiori, non i grandi avvenimenti o le tragedie della nostra storia. La vita cambia a causa di piccoli spostamenti, variazioni minime di rotta e futuro.”

Guido Mazzolini

“I ricordi pesano, occupano il cervello e scendono fino alla gola, intasano le arterie e arrivano al cuore. È la voce sommessa di chi non c’è, di chi è andato, partito, finito. È un luogo ormai chiuso, uno spiazzo di cielo bruciato. Ma ne valeva davvero la pena? Pesa quell’allegria che ora paghiamo con il rimpianto. Era meglio parlare, urlare, dire quello che pensavamo tutto d’un fiato, quando il tempo scorreva liscio e i minuti erano preziosi.
Ma quante stanze abbiamo chiuso, quanti ricordi imprigionati, serrati. Meglio la rabbia, oppure meglio essere grati per quel tempo di gioia che non c’è più?

Guido Mazzolini

Paola: Secondo me, meglio la prima. Con la rabbia, purché costruttiva, si riesce ad andare avanti e a ricominciare. Si cancella più velocemente, dai!

Elena: Io credo di no, invece. La rabbia è sempre distruttiva. Meglio essere grati per quello che c’è stato. In fondo c’è sempre qualcosa di bello da salvare, o no?

E voi cosa ne pensate??????

Sei ora e invadi un sogno. Rimani,
come la nuvola in cielo, il marinaio sul pontile,
come il fiordaliso al campo e le mie labbra strette.
Sei come sorriso, pianto e voce. Ogni cosa
che hai di me – preso tra le tue braccia,
sacrificato come vittima, protetto, dissetato,
sciolto tra i capelli e nel respiro- risuona
come cetra al ramo, nelle melodie del vento.
Danzami come il quarto tempo di un bolero,
il piede sollevato e gli occhi dentro,
noi provvisori e intrisi di stupore.

Guido Mazzolini

Destinati a direzioni diverse, accumunati dal desiderio del viaggio e da una meta che tutti avvicina. Ho voluto racchiudere una serie di pensieri all’apparenza sparsi, ma legati dal bisogno di approfondire tematiche che riguardano l’uomo, cercando di andare oltre, di levare la buccia e scavare. Così nascono le parole e il desiderio di condividerle, nell’istinto che porta a interrogarsi per scoprire di essere specchio del sentire di molti.
Ogni argomento si colloca in uno spazio limitato, di certo è un testo che richiede attenzione e una lettura non troppo rilassata o disinvolta. Parole scelte con cura, ma il mio non è il tentativo di stupire, piuttosto di condividere il bisogno di andare in fondo, e più scavi più tutto si fa oscuro e meno comprensibile.
Dai sentimenti alle sensazioni, dall’anima al corpo, dal piacere al dolore. Sono tanti gli argomenti che ho voluto trattare e credo che il denominatore del testo sia la fiducia nella grandezza dell’uomo, nella sua capacità di andare oltre l’apparenza delle cose, al di là di scienza e fede, di torto o ragione.
Siamo uomini circondati da tanta bellezza, figli, simili e fratelli, semenza nello stesso campo. Destinati a direzioni diverse, ma persi in un uguale sentire.

Il libro di Guido Mazzolini, disponibile qui.

Senza gli occhi il tuo volto è terra disarmata
occhi da ostaggio, punte di spillo
il tuo sguardo scuro come grani di pepe sul tavolo 
le labbra spicchi di limone e denti bianchi come sale,
capelli sparsi in ogni angolo a riempire ogni spigolo di muro 
di me smussato in ozio nel tuo turbare le stagioni 
e partorire stelle e carnevali. 
Le tue gambe benedette, appendici e remi, ali che solcano le nuvole 
i piedi come pane, i tuoi passi di farina e lievito,
le mani di falco e unghie d’osso perfettamente disegnate
nel fragore del respiro, del tuo corpo e delle sue segrete melodie
delle ossa che risuonano, pelle di tamburo e corde d’arpa.
È tutto ciò che so di te. 
È tutto ciò che nego a me.

Guido Mazzolini

“Esistere è un roteare folle di emozioni, ma se guardiamo oltre il turbinio dei desideri e degli istinti, riusciamo a intravedere una dimensione di certezza consapevole. È un dialogo serrato e confidente, un dare per ricevere. E tra le scelte di ogni giorno che spesso ci lasciano frastornati, ci accorgiamo che l’amore è l’unica scelta davvero utile. Non l’amore dei sentimenti buoni e confezionati al bisogno, non la carità pelosa della domenica mattina, ma l’amore che trasforma il mondo, quello che ha plasmato l’universo e fa muovere il sole e le stelle. L’amore che ci consegna all’eternità.
Non c’è spreco quando scegli di amare, soltanto l’ottimismo folle di chi pianta un seme in un terreno sconosciuto. L’ottimismo di chi ci prova a tutti i costi, a occhi chiusi e senza sapere come andrà a finire, ma ci prova lo stesso.”

Destinati a Direzioni Diverse di Guido Mazzolini

Rapporti che si ammalano per abitudine, per inedia, per mancanza di voglia. Rapporti che senza volerlo diventano tossici e manca ossigeno e acqua, e manca luce e cielo. Rapporti che per paura continuiamo a tenere in uno stato di non-vita, come certi zombie dei film horror, li guardiamo con sospetto ma ormai ci siamo abituati e continuiamo a nutrirli quel tanto che basta per non lasciarli morire.
È meschino costruirsi realtà parallele e vivere una seconda vita a fianco dell’esistenza ufficiale, approvata dalla società. Ti accontenti del brivido del proibito, ma è un vivere nascosto, sordido, da topi che scorrazzano in cantina. E lo so, arriva l’età di mezzo e ti accorgi di aver girato attorno alla famigerata boa, e stai per tornare a riva sempre più in fretta, e ogni bracciata costa un po’ di più. In quel momento della vita viene voglia di tornare ragazzini per provare ancora certe sensazioni. Così t’innamori di un’idea dell’amore distorta, l’amore che pretende, rapace, l’amore che non offre, ma solo chiede.
Dimentichi che spesso amare è donare, o quantomeno sacrificarsi in nome della dignità e del rispetto reciproco, in attesa di tempi migliori. Così ti butti in amorazzi di seconda mano, usati e consumati, pensando che siano nuovi, luccicanti e ancora da scartare. Ma non serve cambiare letto, tetto, acconciatura, aspetto. Presto ti accorgerai di leggere lo stesso copione, ma su un diverso palcoscenico, con la stessa noia, malinconia, lo stesso disappunto e rimpianto.
Imparare a scegliere, imparare a lasciarsi. Come due mani che non si stringono più, due treni che si allontanano su binari diversi. Come il ramo che lascia cadere la foglia, sperando non vada troppo lontano.

Guido Mazzolini