Archivio per marzo, 2025

Quando il numero delle notti che restano da vivere si fa più sottile, ti domandi come sia stato possibile lasciare correre il tempo, accumulare istanti su istanti e vita su vita. Il percorso della gioia è un viale privato ben nascosto tra le pieghe della fronte, nel ricordo di un tempo fuggito. È facile pensare a un passato sereno, quando tutto scorreva senza intoppo e senza inganni, e il tempo era un’ansa di fiume che lavava peccati e pensieri. Facile pensarlo, soprattutto quando davanti agli occhi scorre un cammino faticoso di problemi e notti insonni. Allora meglio nutrirsi di immagini perdute, conservate nella memoria e mitizzate, momenti deboli resi forti dal meccanismo sottile della memoria, attimi insapori che oggi appaiono dolcissimi, scordando che il tempo è un regalo prezioso che non ti appartiene. Puoi solo danzarlo e giocarlo, oppure decidere di chiuderlo una volta per tutte, di mettere un punto alla fine dei giorni e dei pensieri. Siamo fatti così, inconsapevoli e troppo al riparo. Distratti.

Guido Mazzolini

Il tempo ci appartiene, o siamo noi che apparteniamo a lui? Dubbio amletico… E&P

La tua voce semina parole
che gravitano al ritmo del pensiero
come astri e universo, notte e giorno
e ancora mi attraversa il suono,
il tuo pensiero come un sortilegio
quest’ipotesi d’esistere spaiati
questo fragile miracolo
e questo tempo di fatica e impronte,
di corse e viali vuoti, questo tempo
di scommesse perdute,
che ripara gli astri e bagna il volto
e sbalordisce gli occhi, e affatica il cuore.

Guido Mazzolini

Dedichiamo questa poesia ai cuori affaticati….e agli occhi sbalorditi. E&P

“Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita.”

Alda Merini
(21 marzo 1931 – 1 novembre 2009)

Tutto ciò che so di lei è racchiuso nei suoi versi. L’immortalità che la storia regala agli artisti la faceva sorridere, spesso ripeteva che non le interessava il ricordo, il nome inciso su una bella targa. Nemmeno le interessava il futuro perché preferiva l’oggi, il presente, l’adesso sognando l’altrove. E in questa dimensione gridava la propria fame, quel “vuoto d’amore” che costantemente implorava un ingresso.
La sua voce è stata esclusivamente poetica, la sua vita esclusivamente poesia, quella poesia che nasconde nell’etimo il verbo greco “poiéin” che significa fare, che determina l’azione creativa e il movimento dell’esistenza. La vita di Alda Merini è stata pura e poetica. Il suono della voce, la dolcezza degli occhi, le mani, l’ironia, il corpo bellissimo nonostante il tempo. Le inseparabili sigarette, il suo pianoforte e i gatti. Ogni attimo di vita è stato poesia, alla ricerca dell’abbraccio di un amore più grande che colmasse la fame.
Questo è tutto ciò che so di lei, una piccola goccia e il bisogno d’illudermi che sia sufficiente a comprendere l’oceano.

Guido Mazzolini

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Per chi ha amato questa donna, e noi l’abbiamo amata da morire. E l’amiamo ancora.

All’amore non si resiste
perché le mani vogliono possedere la bellezza
e non lasciare tramortite anni di silenzio.
Perché l’amore è vivere duemila sogni
fino al bacio sublime

Una delle sue poesie più belle, ci piacerebbe ricordarla con i suoi versi, che ne dite? Elena&Paola

Essere padre, esserne degno, in ogni istante e in ogni altrove. I figli non chiedono altro, non un amico, un confidente, un complice. Un padre, un padre e basta.
Papà, “abbà”, è il nome di Dio, e solo riconoscendo l’opera della Creazione si può comprendere il significato di un ruolo antico quanto l’uomo, difficile, entusiasmante, divino.
Si diventa padre mettendo al mondo un figlio. Non sussiste paternità, o maternità, senza l’unione di uomo e donna, cielo e terra, due opposti da sempre destinati all’incontro. Non dimentichiamolo, soprattutto oggi che assistiamo a tentativi più o meno efficaci di sdoganare nuove forme di famiglia, caricature surreali che famiglia non sono.
A me, a mio padre, a tutti i padri. Auguri.

Guido Mazzolini

Auguri a tutti i papà, al nostro soprattutto che ancora tiene botta! Elena&Paola

Bianca trascorri su rime diverse dal solito metro che incede, e abiti il sogno e la notte, e vesti di pelle e respiri. Da quale universo, per quale ragione attraversi il pensiero? Ancora t’immagino nuda e desta a sciogliere fili di lana, a bere allegria, a spargere semi di luce che io prontamente raccolgo e regalo a un passante distratto. Osservo quell’ombra lontana, quel piccolo sole smarrito. E lascio che sia.

Grazie Guido. Tu sai perché… Elena

La verità abita nella perfezione del tutto, riposa nell’armonia del cielo e della terra. In questo paradigma siamo stati creati come immagine di una sola essenza. L’uomo guarda la donna e si riflette in lei, nella sua diversità complementare, nel suo essere di fuoco e di acqua. Madri, sorelle, mogli, compagne, figlie. Donne in guerra, ma pronte alla resa, troppo spesso costrette a indossare maschere che le privano di una femminilità che gli appartiene, troppo spesso feticci di un mondo ancora nelle mani rapaci dei maschi. Meglio non dimenticarlo, spesso le donne faticano di più, guadagnano meno, sono guardate con sospetto perché indossano un ruolo che spaventa. Altre volte invece la loro femminilità resta nascosta, sepolta da stereotipi che rendono la donna simile all’uomo, snaturata, mascolinizzata, privata della propria essenza.
Donne benedizione della vita, camminano accanto a noi come primavere da scoprire, nutrono, crescono, accudiscono. Non a caso il prendersi cura è femminile, materno, e io, vecchio rudere di un tempo andato, ancora immagino disegni ben definiti dalla natura. Uomo e donna non sono uguali, per fortuna. Pensano diversamente, agiscono diversamente. Uomo e donna nemmeno si assomigliano, ma si appartengono fin dagli albori del mondo e uno completa l’altra in un incastro mirabile. Perciò sono grato alle donne e alla loro bellezza, alla luce che portano, al cielo capovolto che le avvolge. Figlie del tuono, diverse e inconfondibili, donne che mi hanno avuto senza avermi, donne che ho smarrito, donne di salvezza e di rapina. Donne che ho rimpianto e che mi rimpiangeranno.
Per questo ringrazio ogni donna che ha fecondato la mia terra, facendo fiorire germogli meravigliosi di vita.
A Voi tutte, molti auguri.

Guido Mazzolini

Teneteci strette, teneteci col cuore. Auguroni a tutte noi.

Elena&Paola

Ci vuole tempo, ma un giorno dopo l’altro cominci a pensare che la banalità sia producente, adattativa, performante. Non sei più tu, hai perso la scintilla di eterno che bruciava negli occhi, che ti rendeva diverso dall’animale e più simile alle galassie e ai desideri.
Pensa davvero, pensa sempre.
In questa brodaglia uniforme ci sono germogli di novità e frutti dolcissimi. Non perdere tempo, non perdere il tuo adesso.
Ma mi chiedo, quanto costa tenere accesa la scintilla della nostra unicità?

Guido Mazzolini

Ci ho pensato, e in effetti la banalità è molto comoda. Ci si adatta al gregge, a pensare uguale, a vestire uguale. Tutti uguali, noiosi e annoiati. Quanto costa essere unici? Secondo me tantissimo, costa in energie, discussioni, vita. Ma meglio uno su tanti che tanti uguali a uno. Io la penso così. E voi? Paola