Posts contrassegnato dai tag ‘scrittori’

Gemma aveva un trucco per sopravvivere.
Tratteneva il fiato fino a che i polmoni non scoppiavano.
Lo faceva da quando era bambina, la madre piangeva in cucina e il padre bestemmiava contro la vita, contro Dio, contro di loro.
Una volta le dissero che anche il silenzio è una forma d’amore.
Ci credette, e tacque.
Aveva ventisei anni e viveva in una stanza in affitto, lavorava in un bar di periferia. Ogni cliente portava una storia addosso, ogni giorno un sorso di noia, ogni sera un ritorno al nulla.
Pioveva qual giovedì e un uomo entrò, zoppicando. Aveva i capelli grigi, gli occhiali, la barba da radere e una giacca sgualcita. Si sedette al bancone.
«Un caffè. Lungo.»
Gemma glielo servì, senza guardarlo.
«Ti chiami Gemma, vero?» disse lui.
Lei alzò gli occhi. Non lo riconobbe subito, ma poi capì.
Le parole si spezzarono tra i denti.
«Quindi sei vivo.»
«Sì.»
Restarono in silenzio, la pioggia picchiava sui vetri. Lui frugò in una tasca e tirò fuori una busta stropicciata.
«Dentro c’è tutto quello che ho. Ti chiedo perdono, Gemma. Volevo che sapessi che non sono scappato da te. Sono scappato da me.»
Gemma prese la busta. Nemmeno guardò dentro.
«Il perdono non si compra,» disse.
«Lo so. Ma forse si può meritare.»
Lei scosse il capo.
«E come?»
Lui non rispose. Si limitò a bere il caffè a piccoli sorsi. Poi si alzò e uscì, lasciando dietro di sé l’odore marcio dei ricordi.
Gemma aprì la busta. Dentro trovò qualche banconota, una foto e una chiave arrugginita. Sul retro della foto c’era scritto: “Per te, se vorrai aprirmi ancora.”
Quella notte, Gemma non dormì. All’alba andò alla vecchia casa di famiglia. Il cancello era chiuso, ma la chiave funzionava ancora. Entrò. Le stanze erano vuote, fredde, solo un tavolo in cucina, e un vaso con un fiore secco.
Gemma lo prese e sussurrò: «Ti perdono. Ma non lo faccio per te. Lo faccio per me. Per respirare, finalmente.»
Uscì. La porta si richiuse alle sue spalle con un cigolio, e nel silenzio del vicolo sembrò una voce che aveva trovato il coraggio di uscire.

Guido Mazzolini

Nobile ma decadente, sublime e un po’ abusata, logora come un vestito vecchio ma comodo. Da sempre accompagna adolescenti e adulti, da sempre sottolinea tormenti e sospiri. È la poesia più praticata e meno richiesta, non esiste un poeta che non si sia cimentato, non esiste un lettore che, leggendola, non abbia percepito un turbamento o un fastidio.
Nasce subdola e sospetta. Si accenna a un “tu”, ma in realtà sottende un “io” nascosto che chiede ascolto.
Chi scrive d’amore è acrobata del paradosso, funambolo surreale dell’indicibile, parolaio che vuole fermare l’istante e intanto lamenta la fugacità del tempo. Ama e si rassegna. Desidera e rimpiange. Lacrima, ma con stile.
Eppure, sotto questa patina di tautologie e riflessi d’enfasi, la poesia d’amore cela un segreto: non parla mai davvero dell’altro. Parla dell’amore, sì, ma come lo specchio d’acqua di Narciso, come la mappa di un territorio che non puoi visitare senza perderti. Chi legge una poesia d’amore raramente si innamora di una donna o di un uomo, di un personaggio letterario. Si innamora del poeta, del suo dolore ben confezionato.
Il guaio è che l’amore è un affare imbarazzante, scomposto, goffo, e la poesia per sua natura cerca l’elevazione o il sublime. Il dito indica la luna, e il celo, e l’universo intero.
Eppure, in certi momenti, accade il miracolo. Quando riesci ad aggirare le trappole del cliché, del timbro già pronto, dell’oleografia dei sentimenti e colpisci, con un verso solo, il cuore del lettore. Basta una parola, una metafora, un concetto. In quel momento il poeta ha ragione. In qual momento l’amore esiste, e sì, è anche evidenziabile, narrabile. Dicibile.
TECUM di Guido Mazzolini. 70 poesie d’amore.
In arrivo. Presto.

La verità abita nella perfezione del tutto, riposa nell’armonia del cielo e della terra. In questo paradigma siamo stati creati come immagine di una sola essenza. L’uomo guarda la donna e si riflette in lei, nella sua diversità complementare, nel suo essere di fuoco e di acqua. Madri, sorelle, mogli, compagne, figlie. Donne in guerra, ma pronte alla resa, troppo spesso costrette a indossare maschere che le privano di una femminilità che gli appartiene, troppo spesso feticci di un mondo ancora nelle mani rapaci dei maschi. Meglio non dimenticarlo, spesso le donne faticano di più, guadagnano meno, sono guardate con sospetto perché indossano un ruolo che spaventa. Altre volte invece la loro femminilità resta nascosta, sepolta da stereotipi che rendono la donna simile all’uomo, snaturata, mascolinizzata, privata della propria essenza.
Donne benedizione della vita, camminano accanto a noi come primavere da scoprire, nutrono, crescono, accudiscono. Non a caso il prendersi cura è femminile, materno, e io, vecchio rudere di un tempo andato, ancora immagino disegni ben definiti dalla natura. Uomo e donna non sono uguali, per fortuna. Pensano diversamente, agiscono diversamente. Uomo e donna nemmeno si assomigliano, ma si appartengono fin dagli albori del mondo e uno completa l’altra in un incastro mirabile. Perciò sono grato alle donne e alla loro bellezza, alla luce che portano, al cielo capovolto che le avvolge. Figlie del tuono, diverse e inconfondibili, donne che mi hanno avuto senza avermi, donne che ho smarrito, donne di salvezza e di rapina. Donne che ho rimpianto e che mi rimpiangeranno.
Per questo ringrazio ogni donna che ha fecondato la mia terra, facendo fiorire germogli meravigliosi di vita.
A Voi tutte, molti auguri.

Guido Mazzolini

Teneteci strette, teneteci col cuore. Auguroni a tutte noi.

Elena&Paola

Ci vuole tempo, ma un giorno dopo l’altro cominci a pensare che la banalità sia producente, adattativa, performante. Non sei più tu, hai perso la scintilla di eterno che bruciava negli occhi, che ti rendeva diverso dall’animale e più simile alle galassie e ai desideri.
Pensa davvero, pensa sempre.
In questa brodaglia uniforme ci sono germogli di novità e frutti dolcissimi. Non perdere tempo, non perdere il tuo adesso.
Ma mi chiedo, quanto costa tenere accesa la scintilla della nostra unicità?

Guido Mazzolini

Ci ho pensato, e in effetti la banalità è molto comoda. Ci si adatta al gregge, a pensare uguale, a vestire uguale. Tutti uguali, noiosi e annoiati. Quanto costa essere unici? Secondo me tantissimo, costa in energie, discussioni, vita. Ma meglio uno su tanti che tanti uguali a uno. Io la penso così. E voi? Paola

“Davvero vorresti scrivere? E di cosa? Di fanti e santi, di regine e puttane, di stelle e fango, di pelle e cuore? Pungi, graffia, sputa e maledici, oppure culla e sussurra. Sii dolce o bastardo, non importa. Qualunque cosa, qualunque cosa sia, scrivi di te. Non dimenticarlo mai. E, mi raccomando, per ogni libro scritto, almeno 100 libri letti.”

Guido Mazzolini

Per ogni libro scritto almeno 100 libri letti. Mica male, no? Noi personalmente non scriviamo libri, ma ne leggiamo tantissimi! Leggere è come mettersi in viaggio, sempre! Che ne dite?

Elena&Paola

Affila la tua penna e scrivi.

Scrivi di eroi, di santi e puttane.

Scrivi di morte e fantasmi.

Afferra una parola e scagliala verso il cielo,

non tornerà indietro.

Scrivi, qualunque cosa sia.

equilibrio

Pubblicato: settembre 9, 2014 in frasi
Tag:, , , ,

L’equilibrio è la fune instabile tra l’esserci e lo scomparire. È l’istante tra l’inspirare e il respirare. È il frammento di destino che collega due opposti. Così rassicurante e così noioso.

Sensazione

Pubblicato: settembre 6, 2014 in poesia
Tag:, , , ,

Riposano
le mie solitudini
su tenui giacigli
di vento.

Respiro
l’immenso
del cielo.

 

(L’Attimo e l’Essenza – Arduino Sacco Editore)

Notturno terzo

Pubblicato: settembre 3, 2014 in poesia
Tag:, , , , ,

 

Società, buona intenzione di uomo
io lascio ogni cosa
nel migliore dei mondi possibili.
L’occhio dei poeti
non ha mai guardato lontano
solamente nel profondo di loro.
Può l’acqua bucare una roccia,
può il sole asciugare l’oceano?
L’uomo ebbe così bisogno di Dio
da immaginarlo nell’alto dei cieli.
Credo soltanto al mio mancare
rimando la mia scelta remota
una pagina bianca
una seconda opportunità.

(L’attimo e l’essenza – Arduino Sacco Editore)

Eravamo noi

Pubblicato: settembre 1, 2014 in frasi
Tag:, , ,

Eravamo noi, il resto del mondo solo un piccolo particolare inutile.